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  1. Riprendo in questa sezione , piu’ di competenza , una recente discussione apparsa nella sezione monete imperiali romane , a proposito del culto solare a Roma e della sua teorica attinenza con il Colosso di Nerone . Con l’ occasione , allargando il discorso , vorrei sentire i vostri pareri circa la probabilita’ che metta in stretta relazione il Colosso di Rodi , quello di Nerone , quindi con il culto solare , con le prime monete emesse da Eliogabalo e dai successivi Imperatori ; monete con l’ immagine al rovescio del dio Sole che presumibilmente dovrebbe essere una copia in miniatura del Colosso di Rodi e con possibile conseguenza , anche di quello di Nerone . Per inquadrare meglio il post , una breve storia del Colosso di Rodi . Il Colosso di Rodi era una gigantesca statua rappresentante il dio Helios (Sole) , era situata forse all’ ingresso del porto di Rodi , in Grecia , costruita nel III secolo a.C. Èra una delle sette meraviglie del mondo antico , delle quali oggi rimane praticamente intatta solo la grande piramide di Cheope che e’ anche la piu’ antica . La statua di Helios , che era il dio protettore dei Rodiesi , venne costruita a ricordo della vittoria contro Demetrio I Poliorcete che aveva invaso Rodi , rimanendo poi sconfitto dopo un lungo assedio . Questa statua era alta circa 32 metri e sembra che ci vollero quasi 12 anni per terminarla , ma a causa di un fortissimo terremoto , dopo 67 anni crollo’ , esattamente nell’ anno 226 a.C. Sembra che la statua crollata si adagio’ distesa , ma spezzata in piu’ parti , non e’ chiaro se in terra o in fondo al mare ; la struttura era impressionante , anche se male visibile nella sua interezza perche’ spezzata e distesa , tanto che fu visitata dopo il crollo per successivi 800 anni dai visitatori che giungevano appositamente a Rodi per vederla ; tra questi pare ci fosse anche Plinio il Vecchio che cosi’ la descrive nella sua opera “Storia Naturale” : « Il più ammirato di tutti i colossi era quello del Sole che si trovava a Rodi opera di Carete di Lindo , discepolo di Lisippo . Esso era alto 70 cubiti ( circa 32 metri ) Questa statua , caduta a terra dopo sessantasei anni a causa di un terremoto , anche se a terra , costituisce tuttavia ugualmente uno spettacolo meraviglioso . Pochi possono abbracciare il suo pollice , e le dita sono più grandi che molte altre statue tutte intere . Vaste cavità si aprono nelle membra spezzate ; all' interno si possono osservare pietre di grande dimensione , del cui peso l' artista si era servito per consolidare il colosso durante la costruzione . Dicono che fu costruito in dodici anni e con una spesa di 300 talenti ricavati dalla vendita del materiale abbandonato dal re Demetrio allorché , stanco del suo prolungarsi , tolse l' assedio a Rodi . Nella stessa città ci sono cento altri colossi più piccoli di questo , ma tali da rendere famoso qualunque luogo in cui si trovasse anche uno solo di essi » Plinio il Vecchio , Naturalis historia , XXXIV , tomo 41 e seguenti Sembra che il famoso Colosso fatto costruire da Nerone presso il lago prospiciente la Domus Aurea , che in seguito dette il nome all’ Anfiteatro Flavio costruito dopo il prosciugamento del lago e cosi’ popolarmente chiamato a causa della sua immediata vicinanza a questo Colosso , fosse stato costruito ad imitazione di quello di Rodi ; anche le dimensioni in altezza tra le due statue sembrerebbero essere state simili . Purtroppo nessuno scrittore greco antico ci ha tramandato che aspetto e quale posa avesse questa famosissima statua di Rodi , specialmente quando questa era ancora in piedi , per cui nei secoli successivi alla caduta fu disegnata in varie ipotetiche pose , la sola caratteristica certa era che aveva la testa cinta di una corona radiata , ad imitazione dei raggi solari , essendo appunto dedicata ad Helios . Questa , brevemente , la storia del Colosso di Rodi ; ma ora direte , che attinenza c’e’ con le monete romane ? forse nessuna , ma si potrebbe ipotizzare , perche’ di ipotesi si tratta , che le prime monete romane emesse a Roma , quando fu Imperatore l’ orientale Eliogabalo , con l’ iconografia al rovescio del Sol , siano state coniate ad immagine della statua del Colosso di Rodi , della quale molto probabilmente nell’ antichita’ greca esistevano dipinti e pitture che lo raffiguravano quando giganteggiava nel porto di Rodi , immagini poi riprodotte in epoca romana imperiale che forse vennero utilizzate nei rovesci delle monete da Eliogabalo in poi , quando il culto solare divenne uno dei piu’ importanti del III secolo , fino alla prima meta’ del IV . Questa iconografia del Sol , si ripetera’ poi nelle monete emesse dai successivi Imperatori , con poche varianti iconografiche fino alla fine del paganesimo , quando la religione di Mitra e del Sol Invictus competeranno , perdendo , con il Cristianesimo quale religione di Stato . E’ una teoria suggestiva , della quale mi piacerebbe conoscere i vostri pareri . In foto una probabile immagine del Colosso di Rodi , un Denario con mantello stante al braccio e primi Sesterzi con il Sol di Eliogabalo , con al rovescio la divinita’ solare con mantello al vento ed uno di Alessandro Severo con mantello stante al braccio .
  2. Se tutti noi avessimo la possibilita’ , nei brevi tempi vuoti delle nostre giornate , e la volonta’ di leggere i classici di storia romana , latini e greci , troveremmo spesse volte le risposte alle nostre non conoscenze , estese anche a dubbi o perplessita’ quando osserviamo le infinite e diversissime iconografie delle monete romane imperiali alle quali alcune volte non sappiamo dare una precisa identita’ di rappresentazione ; questo perche’ , quando si affrontano queste letture alcune volte troviamo descritti dei fatti che ci riportano a considerare le rappresentazioni presenti su alcune monete , come in questo caso relativo al fatto in descrizione . Una occasione di questo connubio tra un classico di storia romana ed una moneta , relativo ad una rappresentazione iconografica , ci giunge da una serie di monete , principalmente bronzi , di Commodo , monete gia’ presentate e trattate in un precedente Post di oltre un anno fa , proprio da me , e che ora vi ripropongo affinche ‘ questa nuova ricerca si ricolleghi facilmente a quanto gia’ trattato : In base all’ estratto del racconto di Erodiano il prodigio che sto per trascrivere dovrebbe essere avvenuto tra il 10 e il 31 Dicembre del 192 , Erodiano : Storia dell’ Impero Romano dopo Marco Aurelio , Libro I , Tomo 14 , 1 : “In quel tempo avvennero anche diversi prodigi . Per lunghi periodi furono visibili le Stelle in pieno giorno , alcune avevano forma allungata e sembravano sospese a mezz’ aria …….” I Prodigi apparsi in questo periodo proseguono tra cui la distruzione per incendio del Tempio della Pace dove i Romani piu’ facoltosi tenevano conservati i loro averi piu’ preziosi , una specie di caveau di una moderna banca e che persero in questa occasione , riducendoli in un istante in quasi poverta’ . Ora vi chiederete perche’ questo racconto di Erodiano lo ritengo collegato alle monete emesse con la Stella in questa brevissima TRP XVII di Commodo durata appena 20 giorni , questo per il motivo che sempre nel Tomo 14 , appena termina di parlare dei prodigi , Erodiano fa morire Commodo , come se i prodigi apparsi fossero stati per lui un triste presagio ; quindi in teoria , poiche’ certo non e’ , l’ apparizione di questi prodigi sembra precedano di pochi giorni l’ assassinio di Commodo avvenuto il 31 Dicembre del 192 . Fatto sta che l’ apparizione di queste strane Stelle in pieno giorno dovettero colpire molto la fantasia dei contemporanei , al punto di riprodurle in questa brevissima serie di monete di Commodo con la TRP XVII . Sotto alcune monete di Commodo con presente la Stella , emesse nel corso della brevissima TRP XVII
  3. La statua equestre di Traiano , che sorgeva nell’ Atrio o Piazza del Foro di Traiano situata subito dopo l’ ingresso trionfale del suo Foro , fu eretta non prima del 112 come sembra dimostrare la monetazione imperiale recante al rovescio la statua equestre di Traiano e che al dritto reca scritto COS VI , carica iniziante appunto nel 112 ; Statua equestre e Foro furono eretti in seguito alle vittorie dell' Imperatore sui Daci . Il ritrovamento delle fondazioni del basamento della Statua ha permesso di individuarne la posizione precisa ; il basamento si trovava a circa 25 metri dal centro della piazza ed a 30 metri dalla facciata di ingresso al monumentale Foro che ne segnava il perimetro meridionale . La statua equestre di Traiano , nonostante la perdita , e' nota grazie ad un Denario emesso nel corso del COS VI , quindi non prima del 112 , che la riproduce . Come e’ noto da varie fonti storiche , nell’ Urbs , le statue equestri e non , erano ancora tutte perfettamente conservate nel IV secolo , come testimonia la meraviglia di Costanzo II in visita a Roma nel 357 : in particolare fu colpito dalla colossale Statua equestre di Traiano e dal suo Foro . La Statua equestre di Traiano aveva misure colossali , probabilmente di dimensioni pari a circa due volte di quella della statua equestre di Marco Aurelio . Si trattava quindi di una statua che con il suo basamento misurava in altezza molto probabilmente tra i 10 e i 12 metri . Considerando che Costanzo II rimase colpito dalle dimensioni della Statua equestre di Traiano , ma non dalle dimensioni altrettanto e forse piu’ enormi , di quella simile di Domiziano nel Foro Romano le cui misure piu’ o meno corrispondevano in entrambe le statue equestri , questo fatto puo’ forse far sospettare che la statua equestre di Traiano sia stata in precedenza quella di Domiziano , in quanto dopo l’ uccisione di Domiziano di questa statua equestre non si hanno altre menzioni scritte dopo Stazio , il poeta romano vissuto proprio tra il 40 e il 96 ; probabilmente questa enorme statua equestre venne tolta dalla sua sede per il motivo che Domiziano dopo l' uccisione fu bollato di Damnatio memoriae , ma e' anche impensabile che venisse distrutta ; quindi non e’ assurdo sospettare che dalla statua equestre di Domiziano venisse tolta la testa sostituendola poi con quella di Traiano e apportando altre lievi modifiche alla postura , mentre la posa del cavallo rimase la stessa ; di questa sospettabile sostituzione di testa sembra ne soffrissero altre statue in altre epoche ; anche dalla statua in posizione stante colossale di Nerone , in rappresentazione solare , sembra che testa di Nerone fosse poi sostituita con quella di Commodo ; Colosso di Nerone che precedette la costruzione dell’ Anfiteatro Flavio , poi appellato Colosseo per la vicina presenza della enorme statua . Una descrizione , in diretta dal passato , del Foro di Traiano e quindi anche della Statua equestre di Traiano venne fatta oltre due secoli dopo la costruzione , come testimone oculare dei fatti , da Ammiano Marcellino , il quale accompagno’ l’ Imperatore Costanzo II in visita a Roma nell’ anno 357 ; con l’ occasione amplio un po’ la descrizione di Ammiano Marcellino dedicata al solo Foro di Traiano , riportando le impressioni di Costanzo II avute in generale sulla visita dell’ Urbs . Da : “Le Storie” di Ammiano Marcellino , Libro XVI , tomo X , paragrafi da XIII a XVII compresi : “Entrato quindi a Roma , centro dell’ Impero e di tutte le Virtu’ , rimase meravigliato alla vista dei Rostri , il famosissimo Foro dell’ antica potenza , e dovunque volgesse lo sguardo , era colpito dalla bellezza delle numerose opere d’ arte . Parlo’ ai nobili in Senato , al popolo dal Tribunale del Pretore ed accolto nel Palatino con varie manifestazioni di simpatia , godeva di una gioia desiderata . Spesso in occasione dei giochi equestri da lui organizzati , provava piacere dai motteggi della plebe , che ne' era superba , ne’ abbandonava l’ innata liberta’ ed egli stesso si attenne dignitosamente ad una giusta misura . Infatti non permetteva , come nelle altre Citta’ , che le gare terminassero a suo arbitrio , ma come e’ abitudine , con vario esito . Di poi visitando le varie parti della Citta’ poste sulle cime , sui pendii dei sette Colli o in pianura o nei quartieri suburbani , tutto cio’ che vedeva per la prima volta , riteneva insuperabile per magnificenza . Cosi’ il Tempio di Giove Tarpeio (Optimo Maximo) gli sembrava piu’ bello degli altri monumenti , quanto le opere divine dalle umane ; le Terme gli apparivano grandi come le Province , ammirava la mole dell’ Anfiteatro (Colosseo) salda nella struttura di travertino , alla cui sommita’ a fatica sale lo sguardo umano , il Pantheon simile ad una rotonda zona di una Citta’ sollevata per mezzo di volte ad una splendida altezza , le alte colonne che si elevano da una piattaforma su cui si puo’ salire ed alla cui sommita’ sorgono le statue di antichi Imperatori , il Tempio dell’ Urbe , il Foro della Pace , il Teatro di Pompeo , l’ Odeum (di Domiziano) , lo Stadio (di Domiziano) ed altri insigni monumenti della Citta’ Eterna . Ma quando giunse al Foro di Traiano , costruzione a nostro avviso unica nel suo genere ed ammirabile anche a giudizio degli Dei , (Costanzo II) rimase attonito e volse gli sguardi a quel gigantesco complesso di edifici , che non puo’ essere descritto con parole umane ne’ imitato da un mortale . Pertanto poiche’ (Costanzo II) disperava di poter tentare qualcosa di simile diceva di voler e di poter imitare solo il cavallo di Traiano (statua equestre) , che posto al centro dell’ Atrio , porta sul dorso l’ Imperatore stesso . A lui rispose con l’ innata arguzia il Principe Ormisda (fratello maggiore del Re di Persia che viveva esule a Roma) che gli stava accanto : “Imperatore , fai erigere prima una stalla simile a questa se sei capace , il cavallo poi che ti proponi di costruire , vi entri con maesta’ pari a questo che vediamo” Ormisda stesso , richiestogli un suo parere su Roma , rispose di aver provato piacere solo per il fatto che aveva imparato che anche in questa Citta’ gli uomini muoiono ( perche’ Roma gli sembrava abitata dagli Dei , tanto era meravigliosamente costruita ) Durante il proseguio della visita di molti monumenti che produssero su di lui (Costanzo II) profonda impressione , l’ Imperatore accusava la caducita’ e la malignita’ della fama , perche’ pur esagerando sempre ogni cosa , e’ inetta nel descrivere le bellezze di Roma . Dopo aver a lungo meditato su cio’ che dovesse (Costanzo II) fare , stabili’ , per aggiungere un suo ornamento alla Citta’ , di erigere nel Circo Massimo un Obelisco" (questo Obelisco fatto erigere da Costanzo II nel Circo Massimo e’ quello che oggi orna la Piazza di San Giovanni in Laterano ed e’ il piu’ alto con i suoi 32,18 metri) In foto il Denario con al rovescio la Statua equestre di Traiano e il suo Foro , poi un rarissimo Sesterzio di Domiziano , al centro , con la sua Statua equestre , forse distrutta o piu' probabilmente riutilizzata per quella di Traiano dopo la morte e Damnatio memoriae di Domiziano .
  4. Buongiorno a tutti! Vorrei in un certo senso ricollegarmi alla mia precedente discussione, grazie ad un'immagine inseritavi da @volituripsetibiphoebus che ringrazio nuovamente per il contributo, spero non gli dispiaccia se ne prendo spunto! Ho pensato di parlare brevemente di entrambi questi Archi dato che, in qualche modo, essi mi sono sembrati collegati l'uno all'altro... Eccomi quindi di nuovo con Augusto, e l'anno è sempre il 29 a.C.: in occasione del trionfo di Ottaviano dopo la battaglia di Azio, infatti, venne eretto nel Foro un Arco in suo onore. Questo sarebbe l'Arco Aziaco, e l'unica testimonianza del suo aspetto ci è fornita da un denario, che mostra un Arco singolo sormontato da una quadriga e recante l'iscrizione IMP CAESAR sull'architrave. L'Arco Partico fu invece eretto nel 19 a.C. per commemorare il ritorno di Ottaviano, ormai Augusto, dall'Oriente e il recupero delle insegne romane perdute nella battaglia di Carre del 53 a.C. contro i Parti. Probabilmente fu innalzato vicino al Tempio del Divo Giulio, come confermerebbero alcuni resti trovati in questo punto. Il denario mostra un Arco a tre fornici della stessa altezza; quello centrale è sormontato anch'esso da una quadriga guidata da Augusto, mentre in corrispondenza di quelli laterali troviamo per ognuno una statua dei Parti: alla sinistra di Augusto un Parto è raffigurato con un'aquila in una mano e un arco nell'altra, mentre quello alla sua destra tiene in mano un'insegna militare. La legenda sul rovescio potrebbe essere parte dell'iscrizione dedicatoria presente sulla trabeazione: CIVIB(us) ET SIGN(is) MILIT(aris) A PART(hicis) RECVPER(atis). A proposito delle insegne perdute, vorrei segnalare questa discussione dell'estate scorsa Vorrei inoltre precisare che, sulla posizione e l'identificazione dei due Archi, non ho trovato ipotesi unanimi: si pensa ad esempio che nel punto dove sono stati trovati i resti dell'Arco Partico vi fosse stato precedentemente costruito quello Aziaco, in seguito demolito per fargli posto. Secondo altre ipotesi, l'Arco Aziaco sarebbe crollato e fu quindi sostituito da quello Partico (entrambe queste ipotesi si basano su successivi ritrovamenti di resti di un Arco singolo, in corrispondenza di dove si pensa potesse sorgere l'Arco Partico). Oppure ancora, i resti oggi visibili potrebbero appartenere all'Arco Aziaco, mentre quello Partico sarebbe stato costruito dal lato opposto rispetto al Tempio del Divo Giulio. Tuttavia, anche se l'Arco Aziaco rappresentava in qualche modo una testimonianza della guerra civile, risulta strano che Augusto abbia fatto demolire un monumento a lui dedicato, e ancor più strano che un Arco romano in marmo sia crollato dopo solo una decina d'anni. Si è arrivati quindi ad ipotizzare che nel Foro esistessero due Archi distinti dedicati ad Augusto, seppur collocati a breve distanza l'uno dall'altro. ...E per ora è tutto: purtroppo, per mancanza di conoscenze più approfondite, le informazioni che riesco a fornire sono solo queste e mi farebbe quindi molto piacere se voleste aggiungere qualche vostro commento o considerazione Buona giornata!
  5. Esistono alcune monete emesse a Roma dopo la morte di Antonino Pio , dal suo successore Marco Aurelio , queste monete presentano al rovescio la legenda Divo Pio ed al centro la raffigurazione della sua Colonna sormontata in alto dalla statua bronzea dell’ Imperatore e la base posta sopra un basamento in marmo , il tutto circondato da una balaustra in marmo o in metallo . Purtroppo di questa Colonna dedicata ad Antonino Pio ci rimane solo una parte del basamento meravigliosamente scolpito e null’ altro , se non la testimonianza delle poche monete con questa legenda e la tradizione storica del ritrovamento ; vediamo di ripercorrerne il percorso tramite la testimonianza , ancora viva perché postuma solo di pochi decenni , di Giuseppe Vasi , famoso incisore ed architetto siciliano vissuto a Roma dal 1736 fino alla morte nel 1782 ; fu autore delle Magnificenze di Roma , opera arricchita da incisioni ed articolata in dieci libri secondo varie tipologie della Roma del XVIII secolo . La Colonna del Divo Pio venne ritrovata nel 1703/4 a seguito di scavi eseguiti nella zona dell’ Ustrino e dell’ Ara degli Antonini , che erano prossimi alla Colonna , della quale si conosceva l’ esistenza ma non il punto esatto in cui sorgeva ; il ritrovamento avvenne a pochi passi dell’ attuale Palazzo del Parlamento situato in Piazza di Montecitorio , il fusto della Colonna , liscio senza incisioni , era gigantesco , alto 14,75 metri e largo 1,90 metri , era in granito rosso egiziano , in origine giaceva sopra un piedistallo in marmo con dedica e con altorilievi che rappresentavano una parata di cavalli e l’ Apoteosi di Antonino e Faustina trasportati in cielo . La Colonna giaceva sotto terra , fu trovata rotta in vari pezzi , caduta in epoca storica forse a seguito di qualche terremoto e momentaneamente accatastata in un angolo della Piazza in attesa di un possibile restauro , al cui seguito il Papa Clemente XI avrebbe voluto rialzare la Colonna nella sua posizione originaria in Piazza di Montecitorio , nel punto in cui oggi sorge l’ Obelisco (gnomone solare) di Augusto . Purtroppo dopo il ritrovamento avvenne un incendio talmente forte che la Colonna , gia’ in cattivo stato , rimase talmente danneggiata che venne ritenuta irrecuperabile , tanto che con pezzi della Colonna venne riparato l’ Obelisco di Augusto , elevato poi dal Papa Pio VI nella attuale Piazza . Il magnifico piedistallo venne invece trasportato da Papa Leone XIII nei giardini vaticani dove si trova tutt’ ora . Dei rimanenti pezzi della Colonna che dovettero essere notevoli date le dimensioni originali , non si conosce la sorte , forse furono tagliati ed utilizzati altrove . Un grave perdita la Colonna di Antonino Pio , se fosse stata trovata il secolo successivo forse sarebbe stata piu’ agevolmente restaurata e probabilmente rialzata in loco . In foto , un Seterzio di Antonino Pio con la Colonna , il basamento scolpito che si trova nei giardini del Vaticano e una incisione di Giuseppe Vasi con la Piazza di Montecitorio con il basamento della Colonna .
  6. Cari amici della Sezione , chi di voi volesse scrivere qualche articolo sulle monete antiche aventi al rovescio iconografie che ricordino fatti o eventi storici oppure rappresentazioni archeologiche con templi o edifici , nel Titolo indichi prima il nome dell' Imperatore , anche Bizantino o Re se barbarico , oppure il nome della Gens se Repubblicane , il nome della zecca se Italiche , della Magna Grecia od anche Medievali , Papali comprese fino al medioevo , secondo le conoscenze o competenze di ciascuno , segua la forma scritta dei Titoli dei Post gia' presenti su questi argomenti e compili il TAG . Questo per riconoscere subito che il Post riguarda una trattazione di moneta , grazie . Ho anche richiesto allo Staff se sia possibile introdurre nella Sezione un pulsante , come quelli gia' esistenti per i Post Regionali , nel quale racchiudere questi particolari Post sulle monete .
  7. Salve a tutti! Vorrei provare a partecipare alla bella iniziativa di @Legio II Italica riguardante le monete con rovesci di interesse storico-archeologico. Le mie conoscenze in materia sono ancora molto limitate, ma l'argomento mi interessa quindi mi butto... sperando di non fare una figuraccia! Qualche giorno fa stavo sfogliando uno dei miei (pochi) testi e mi sono imbattuta in questo denario di Ottaviano con l'immagine del Tempio del Divo Giulio: incuriosita, ho provato a fare qualche ricerca... Come è noto, Giulio Cesare venne ucciso il 15 marzo del 44 a.C. durante una seduta del Senato nella Curia di Pompeo; il suo corpo venne poi esposto nel Foro vicino alla Regia (la sede in cui probabilmente il Pontefice Massimo esercitava le funzioni sacrali). All'estremità orientale della piazza del Foro venne accesa la pira funebre e si svolsero i suoi funerali; al posto della pira venne poi collocato un altare affiancato da una colonna con la dedica "Al padre della patria", in seguito rimossa. Giulio Cesare fu divinizzato nel 42 a.C.: si tratta del primo caso di divinizzazione post mortem conosciuto a Roma, secondo un uso tipico dei sovrani ellenistici. Tuttavia, la costruzione fu iniziata da Ottaviano solo nel 31 a.C., l'anno della sua vittoria nella battaglia di Azio contro Marco Antonio e Cleopatra, e il tempio venne da lui dedicato il 18 agosto del 29 a.C. al Divo Giulio. Venne situato nel Foro nel punto dove si trovava l'altare, che si vede sulla sinistra della moneta. Ottaviano vi appare con la barba in segno di lutto: è quindi possibile che la moneta sia stata coniata intorno al 36 a.C., anno della battaglia di Nauloco, dopo la quale Ottaviano rasò la sua barba. Il tempio quindi non era stato ancora costruito, per cui probabilmente quello illustrato sul denario sarebbe una raffigurazione simbolica, una rappresentazione propagandistica di come il tempio doveva essere e non come alla fine apparve nella realtà. Tra le colonne si vede la statua di Giulio Cesare e sul frontone appare la scritta DIVO IVL sormontata da una stella, il Sidus Iulium: si tratta probabilmente della cometa che apparve nel luglio del 44 a.C. Ecco qui dunque la mia prima discussione (spero di non aver detto troppe stupidaggini!) Chiedo scusa per le lacune che sicuramente contiene, e aggiungo solo che sarei naturalmente molto contenta se voleste aiutarmi a correggerla e completarla con le vostre conoscenze e considerazioni! Buona giornata!
  8. Dopo le prime due monete con rovescio che rappresentavano allegoricamente due fatti storici , in questo nuovo Post tratto per la prima volta di un rovescio di moneta romana con iconografia archeologica ; per l’ esattezza un Sesterzio emesso da Antonino Pio con la rappresentazione del Tempio di Augusto , Tempio che esisteva nel Foro Romano nel tratto della valle che separa il Palatino dal Campidoglio chiamata Velabro , probabilmente appena dietro il Tempio dei Dioscuri del quale ancora oggi esistono i ruderi . Questa localizzazione del Tempio di Augusto e’ praticamente certa poiche’ ne parla Svetonio in un passo della Vita di Caligola quando scrive che Caligola aveva intenzione di costruire un ponte che partendo dal Palatino e passando al di sopra del Tempio di Augusto , fosse collegato al Campidoglio , questo per assecondare il desiderio dell' Imperatore di essere unito direttamente con Giove Capitolino . Il Tempio venne iniziato su ordinazione di Tiberio e probabilmente anche di sua madre Livia Drusilla , vedova di Augusto , ma completato e dedicato da Caligola poco dopo il 37 ; annessa al Tempio vi era anche una biblioteca . Il tempio fu distrutto per la prima volta da un incendio , non è certo se all' epoca di Domiziano o subito prima , fu comunque restaurato da Domiziano stesso . Il Tempio rimase intatto fino al tempo di Antonino Pio che lo restaurò , forse dopo essere stato nuovamente danneggiato forse da un terremoto , terminato il restauro Antonino Pio emise due Sesterzi con l’ immagine del Tempio di Augusto , in una lo chiama Aed Divi Aug Rest , nella seconda Templum Div Aug Rest , con la chiara intenzione di far risaltare ai contemporanei un restauro avvenuto dopo qualche evento che l’ aveva danneggiato , purtroppo la data esatta del restauro non e’ nota poiche’ la legenda COS IIII e’ vaga , in quanto racchiude un arco di tempo troppo lungo , dal 145 al 161 , data della morte di Antonino Pio ; si puo’ supporre con una ragionevole probabilita’ che il Tempio venne danneggiato o distrutto a seguito del tremendo incendio avvenuto al tempo di Antonino Pio che avvolse Roma , quando arsero 340 caseggiati e abitazioni signorili come racconta la Storia Augusta , incendio che e’ riportato anche da Aulo Gellio nella sua opera : Notti Attiche ; oppure che il Tempio crollasse a seguito del terremoto del 151 che fece crollare parte del Circo Massimo nel quale morirono 1112 persone , in questo caso la data del restauro sarebbe di poco posteriore al 151 . L' ultima testimonianza dell' esistenza del tempio risale al 248 al tempo di Filippo I . Nella prima fase del monumento , forse piu’ che di un Tempio dovette trattarsi di un Aedes come riporta la legenda della prima moneta , cioe’ di un Tempietto o Santuario , trasformato poi in vero Tempio da Antonino Pio quando lo restauro’ , forse dopo il 151 . Sempre secondo Svetonio , nella Vita di Tiberio , nella Cella del Tempietto , Livia aveva conservato le lettere di Augusto e secondo Plinio , Storia Naturale , nella Cella vi era deposta anche una patera d’ oro contenente le radici di un albero prodigioso di Cinnamomo , dal quale si ricavava la spezia chiamata cannella , radici di Cinnamomo che all’ epoca di Augusto proveniva dall’ isola di Ceylon ( India ) , gli scambi commerciali erano in quell’ epoca gia’ di vasta portata . All’ interno del Tempio vi erano collocate la statue di Augusto e Livia o forse di Roma . Una moneta , Sesterzio , di Caligola raffigura probabilmente il primitivo aspetto del Tempio di Augusto appena terminato : si tratta di un Tempietto a sei colonne sul fronte in stile ionico e con sculture sul tetto , sul basamento e sul frontone , decorato con ghirlande . Il restauro di Antonino Pio viene celebrato in alcune monete della sua epoca , che raffigurano un Tempio trasformato in otto colonne sul fronte in stile corinzio , con ricco frontone e acroteri , contenente due statue , di Augusto e Livia o forse di Roma . In foto la moneta , un Sesterzio , emessa da Caligola con il primitivo aspetto del probabile Tempio di Augusto , il Sesterzio emesso da Antonino Pio con la scritta AED ed il successivo con le legenda TEMPLUM . Con questo post per il momento termino l' esposizione delle monete storiche archeologiche , in attesa di leggere vostri post riguardanti questi due argomenti specifici ; ricordo che potete trattare monete antiche di varie epoche , anche non romane , fino al medioevo compreso , secondo le conoscenze e competenze di ciascuno , grazie .
  9. In attesa di una risposta da @Reficul circa l’ attivazione di un pulsante colorato nella nostra Sezione che racchiuda una sorta di sotto Sezione , di argomento “Monete : Storia e Archeologia” , continuo , dopo le vostre cortesi adesioni e risposte , sia alla Proposta e sia al precedente post “Alimenta Italiae” , con un' altra Moneta storica che ci tramanda un fatto tragico accaduto al tempo di Marco Aurelio , quando popoli germanici iniziarono l’ attraversamento del limes renano danubiano in maniera massiccia arrivando fino ad invadere il nord est d’ Italia ; fu l’ inizio di una grande invasione che tra alti e bassi in pratica non si arresto’ mai piu’ fino alla caduta dell’ Impero , tanto che alcuni storici fanno iniziare il declino dell’ Impero Romano da questi tragici eventi della seconda parte del II secolo , anche se per ironia della sorte Marco Aurelio fu ad un passo dal creare le due nuove Provincie germaniche di Sarmatia e Marcomannia , cosa che gli fu impedita dalla rivolta di Avidio Cassio . Tornando al tema del post , la moneta di Marco Aurelio , un Sesterzio , con la legenda al retro “Restitutori Italiae Imp VI Cos III ” ed avendo citata la sesta acclamazione imperatoria : IMP VI , cio’ la data con certezza tra il 171 e il 173 , con piu’ probabilita’ al 171/2 , quando l’ Italia fu liberata dal pericolo germanico . Come allegoria notiamo Marco Aurelio che porge la mano all’ Italia turrita inginocchiata , nell’ atto simbolico di risollevarla dalle distruzioni e umiliazioni causate dall’ inattesa invasione germanica ; anche se invasione limitata all’ area del nord est , la simbologia della moneta rende bene l’ idea del concetto , gia’ duemila anni fa , della inviolabilita’ dei confini naturali d’ Italia , centro del mondo antico . Una breve visione del quadro storico precedente all’ emissione della moneta . Dopo la morte improvvisa di Lucio Vero che , appena tornato dalla campagna partica ed a causa delle peste che imperversava nel mondo , aveva accompagnato Marco Aurelio contro gli invasori germanici , Marco si trovò ad affrontare da solo i barbari in difficolta’ di uomini e di mezzi economici ed invece che imporre nuove tasse ai cittadini , come racconta la Storia Augusta , preferi’ raccogliere denaro per la nuova impegnativa campagna militare , prevista lunga e tremenda vista la bellicosita’ dei barbari , organizzando una vendita all' asta nel Foro di Traiano di una parte degli oggetti preziosi appartenenti al patrimonio imperiale , tra cui coppe d' oro e di cristallo , vasellame in metalli preziosi , vesti di seta , trapunte d' oro appartenuti anche alla moglie Faustina , figlia di Antonino Pio , oltre ad una raccolta di gemme preziose trovata in un forziere di Adriano . Mentre si organizzava la spedizione arruolando nuove Legioni , nel frattempo , lungo il fronte settentrionale i Romani subirono un paio di pesanti sconfitte contro le popolazioni dei Quadi e Marcomanni , le quali, una volta penetrate lungo la sguarnita via dell' Ambra e attraversate le Alpi carniche o giulie , entrarono in Italia , devastarono Oderzo , l’ antica Opitergium e assediarono Aquileia la principale città del nord est dell' Italia . Questo evento straordinario ed inatteso provocò un' enorme impressione e terrore negli Italici , infatti gli Italici avevano goduto un lunghissimo periodo di sicurezza dai pericoli esterni ed il suolo italico era rimasto inviolato dai tempi di Caio Mario ed ora che una popolazione barbara oltrepassava i confini d’ Italia , rendeva palese che l’ Italia , il centro del potere imperiale , si era rivelato violabile , tanto che furono consultati i Libri Sibillini , interrogati indovini ed Aruspici etruschi e purificata Roma con sacrifici di ogni genere , anche di origine straniera . Dopo una non facile lotta , Marco Aurelio riuscì a respingere gli invasori e numerosi barbari germanici catturati vennero inviati nelle regioni di frontiera come la Dacia , la Pannonia , la Germania romana ed anche in Italia , tentando forse per la prima volta nella storia una sorta di integrazione etnica . Finita questa prima fase , Marco Aurelio fu così costretto a combattere una lunga e faticosa guerra contro le popolazioni barbariche del Nord est europeo , prima respingendole dal territorio romano invaso e successivamente , a seguito di rivolte di germani prigionieri scoppiate in territorio italico in particolare a Ravenna , spostando territorialmente i Germani catturati ed espellendo questi dai territori della Gallia Cisalpina , poi rivolgendo questa pratica anche al Norico e alla Rezia ; tutto questo accadde negli anni 170-171 ; successivamente Marco Aurelio contrattacco’ con una massiccia offensiva prima in territorio germanico (172-173) , poi sarmatico (174-175) , in faticosi scontri vittoriosi che si protrassero per diversi anni , fino a quando la rivolta in oriente di Avidio Cassio non permise a Marco di portare a termine la campagna germanica . Se l’ argomento “Monete : Storia e Archeologia” interessa , con tipologia varia : dalle romane di tutte le epoche , italiche , Magna Grecia , barbariche , bizantine di sole zecche italiane , medievali comprese le papali , ognuno secondo le proprie competenze e conoscenze , contribuisca con vostri post .
  10. Prologo : Come promesso illustro con questo post come si potrebbe dedicare una parte della Sezione : Storia ed Archeologia , alle sole monete che rivestono un particolare motivo , iconografia o allegoria storica o archeologica , come spiegato in precedenza nel post “Proposta per la Sezione” ; spero che abbia successo con articoli scritti dai frequentatori della Sezione . Ho anche chiesto a @Reficul se sia possibile creare un “evidenziatore” colorato nella nostra Sezione , come avviene per le Regioni , dentro il quale scrivere Monete : Storia e Archeologia , affinche’ ognuno possa scrivere un articolo dedicato a questo genere di argomento . Articolo di prova : Gli “Alimenta Italiae” Le guerre costano , e come per altre cose , a pagarne il conto e’ principalmente il popolo . Gia al tempo di Domiziano , quando inizio’ la guerra contro i Daci , con le conseguenti sconfitte iniziali seguite da parziali rivincite contro Decebalo , fino alla stipula di un iniquo trattato di pace , nel quale Domiziano nominava Decebalo : Re cliente e alleato dei Romani , ma di contro pagava ai Daci un contributo in denaro per mantenere la pace fornendo loro manovalanza romana , tutto cio’ aveva messo in grave difficolta’ l’ economia italica . A questa gravosa situazione interna dell’ Italia , Domiziano aveva gia’ tentato di porvi rimedio nell’ anno 92 con il divieto alle Provincie di coltivare la vite e l’ ulivo ; l’ Italia , nazione dominante fino ad allora , a causa delle costose guerre esterne , della massiccia presenza dei provinciali nell’ esercito e nel Senato iniziava a perdere questa prerogativa , tanto che il successore Traiano fu il primo Imperatore romano non nato in Italia , seppur oriundo di una antica famiglia italica , forse di Todi in Umbria , trapiantata ad Italica , antica colonia romana fondata da Publio Cornelio Scipione in Spagna , vicino Siviglia , al tempo della seconda guerra punica . Traiano arrivato al potere per scelta oculata di Nerva , per prima cosa sospese ai Daci il pagamento in denaro per il mantenimento della pace , riservandolo in parte per il popolo romano e per arruolare una nuova Legione , la XXX Ulpia Traiana , appellata poi Victrix , che si aggiunse alle altre per la prossima campagne in Dacia ; questo atto di sospensione del tributo insieme ad altri iniziati dai Daci in risposta al gesto di Traiano , scateno’ la seconda guerra dacica che si concluse con l’ annessione della nuova Provincia . Rientrando nel tema del post , Traiano cerco’ di trovare una soluzione al gravoso problema economico interno dell’ Italia con la creazione di una struttura assistenziale che chiamo’ : "Alimenta Italiae" , cioe’ lo Stato anticipava capitali ai piccoli proprietari , utilizzando poi i bassi interessi ricevuti dal prestito , pagati da questi piccoli proprietari , per allevare , a spese dello Stato , i figli della ormai decaduta classe media e del proletariato italico ; questo con la prospettiva di rialzare il tenore di vita delle classi piu’ basse dei municipi italici . In pratica Traiano rinforzo’ e rese migliore la monovra gia’ iniziata al tempo di Augusto e ripresa poi da Nerva . Questi figli di povera gente italica , erano fanciulli e fanciulle , che venivano completamente allevati ed istruiti dallo Stato , fino al raggiungimento del XVIII anno di eta’ ; gli “Alimenta Italiae” vennero mantenuti fino al tempo di Alessandro Severo , dopo di che declinarono , fino a scomparire definitivamente al tempo di Costantino . Oltre che nelle emissioni monetali come quella nel Sesterzio in foto , dove si vede una raffigurazione femminile con cornucopia , forse rappresentante l’ Abbondanza o anche la ricca Italia che tiene per mano un fanciullio/a , con in esergo AlimItal, l’ allegoria degli “Alimenta” fu rappresentata anche su monumenti , come ad esempio nell’ Arco di Traiano a Benevento e in varie iscrizioni rinvenute a Ferentino , Terracina , Osimo , in Gallia Cisalpina e nel Beneventano .
  11. Nell’ ultima fase della seconda guerra dacica , Traiano sconfisse pesantemente e definitivamente Decebalo nei pressi della capitale dei Daci , Sarmizegetusa , tanto che il Re dei Daci constatata la sconfitta , fu costretto a fuggire dal campo di battaglia . Inseguito da un reparto di cavalleria romana comandata da Tiberio Claudio Massimo , fu da questi raggiunto e poco prima dell’ attimo della cattura , Decebalo si suicido’ tagliandosi la gola ; come era abitudine nei confronti di importanti nemici , gli fu recisa la testa e portata come trofeo a Traiano che successivamente la mostro’ all’ esercito radunato e poi spedita a Roma per il suo Trionfo , decretando con questo gesto la fine della seconda guerra dacica e la conquista definitiva della nuova Provincia dacica . Questo tragico atto finale della cattura di Decebalo fu immortalato in una cospicua emissione monetale databile al 106/7 nella quale si vede nel rovescio delle varie tipologie monetali , un cavaliere nell’ atto di uccidere un nemico ; in questa emissione su un Sesterzio si vuole “vedere” Traiano nell’ atto simbolico di uccidere Decebalo , “visione” supportata dalla legenda che corre intorno alla scena che recita : SPQR OPTIMO PRINCIPI , quindi non dovrebbe esserci nessun dubbio di attribuzione . Stranamente la stessa iconografia o allegoria la ritroviamo nella stele funebre del decurione cavaliere Tiberio Claudio Massimo , stele ritrovata a Filippi in Macedonia di cui probabilmente era nativo il cavaliere romano appartenente alla Legione VII che esegui’ materialmente la cattura da “morto” di Decebalo ; nella stele oltre alla scena e alla carriera del personaggio si notano anche le decorazioni militari poste sotto l' iconografia , avute da Traiano per la cattura di Decebalo . Con questa “doppia” iconografia su metallo e su pietra , la Storia ci ha tramandato una decisiva azione militare che rese celebri due personaggi : un fino ad allora anonimo e sconosciuto cavaliere ed un gia' grande Imperatore . In foto , il suicidio di Decebalo da un pannello della Colonna Traiana , un Sesterzio di Traiano con l’ azione descritta e la stele funebre di Tiberio Claudio Massimo con dedica .

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