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Foto

25 baiocchi Pio VI 1796 - GH

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17 risposte a questa discussione

#1
rcamil

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Ciao a tutti, se ne era parlato anche tempo addietro sul forum del 25 baiocchi di Pio VI 1796 a firma di Gioacchino Hamerani (GH), moneta che talvolta compare in asta senza che si sottolinei a dovere che si possa trattare di un falso d'epoca, tra l'altro più comune della moneta originale.

Ora, nulla di meglio del confronto diretto tra una moneta originale, in mistura, e quello che spesso viene descritta come emissione del periodo di transizione tra la fine della Repubblica Romana ed il restaurato governo pontificio, che comunque sempre falso d'epoca rimarrebbe.

Del periodo travagliato che vivevano le finanze e la monetazione pontificia negli anni a cavallo della discesa napoleonica verso Roma abbiamo già trattato in passato (è un invito a rileggerli ;)) per comprendere che il contesto storico fosse favorevole alla proliferazione di falsi di ogni genere.

La moneta in esame, il 25 baiocchi è un nuovo taglio che viene introdotto con chirografo del dicembre 1794 e le coniazioni iniziano con millesimo 1795 e anno di pontificato XX; è una moneta in mistura 458/1000 (5 once e mezza di argento fino per libbra), del peso legale di 9,41 grammi, ma subirà a breve ben due riforme:

I riforma (18 aprile 1795): Il peso legale resta di 9,41 grammi ma il titolo della lega viene diminuito a 416,67/1000 (5 once di argento fino per libbra).

II riforma (9 aprile 1796): Il peso legale viene portato a 7,06 grammi ed il titolo della lega ulteriormente diminuito a 333,33/1000 (4 once di argento fino per libbra).

Veniamo all'analisi delle due monete:

L'ORIGINALE

Immagine inserita

La moneta in foto purtroppo presenta una certa porosità frutto probabilmente di coni ormai logori ed ossidati; appartiene alle emissioni seguenti la II riforma, testimone di ciò il peso di 6,35 grammi, anche al di sotto del peso legale.

Il diametro è di 32 mm, il taglio presenta un ornatino a volute, purtroppo non molto visibile nella foto sottostante per via dell'usura:

Immagine inserita

E' opera di Gioacchino Hamerani, erede ultimo assieme al fratello Giovanni della dinastia di incisori che partorì i migliori coni pontifici.

Al rovescio compaiono le sue iniziali assieme all'1 rovesciato della data, vezzo tipico delle sue emissioni (a lui stesso vanno con tutta probabilità attribuiti i coni postumi dello scudo con millesimo 1780)


Risulta mancante sul Muntoni, che delle tre tipologie di 25 baiocchi a firma Hamerani ad oggi note classifica unicamente (M.69) quella datata 1795, priva del segno di zecca, tra l'altro con un errore di datazione nel testo che riporta erroneamente la data 1796 mentre sulle tavole è riprodotta correttamente con il rovescio 1795.

Anche sul CNI questa moneta non è citata, mentre il Serafini ne elenca quattro esemplari (314-317), di peso oscillante tra 7,55 e 6,20 grammi e diametro variabile tra 31 e 32 mm; almeno quello riprodotto nelle tavole è ascrivibile per caratteristiche alle emissioni postume che vedremo di seguito.

IL FALSO D'EPOCA

Immagine inserita


Già dalle immagini si nota una differenza di stile notevole rispetto all'esemplare precedente, e si nota che non si tratta di mistura bensì di bronzo, all'apparenza coniato e non fuso, successivamente argentato per la circolazione, rimangono tracce di argentatura vicino ai rilievi.

Il diametro è di 31,4 mm per un peso di 7,4 grammi (peso che sarebbe al di sopra del peso legale di un originale), questo per lo spessore che risulta essere maggiore (1,4 mm contro 1,1 mm) rispetto all'originale in mistura.

Il contorno è lavorato con una serie di cerchietti attraversati da un "filetto" orizzontale. A differenza di molti falsi d'epoca, con il contorno lavorato a mano, per questo pare sia stato usato un macchinario simile a quelli usati per le monete originali, il tondello presenta infatti delle ondulazioni compatibili con l'utilizzo delle matrici per la lavorazione del contorno post-coniazione:


Immagine inserita


Per quanto sia riprodotto con attenzione si nota come al diritto la tiara sia povera di particolari, così come le impugnature a rosetta e le iscrizioni, molto semplici se non grossolane, stilisticamente lontane dai caratteri usati dall'Hamerani.

Anche al rovescio, complessivamente ben riproposto compreso l'1 rovesciato della data, compare una differenza abbastanza evidente, sono nove per lato i fiordalisi (più simili in questo caso a mazzetti di foglie trinate) dei due festoni scendenti ai lati della cartella, mentre sulla moneta originale sono solamente otto.

Curiosamente, come accennato in precedenza, sia il Serafini che il Bruni (Le monete della Repubblica Romana e dei Governi Provvisori) riproducono un esemplare di questo tipo piuttosto che un originale in mistura.

Il Bruni in particolare (la classifica al n°68, come molto rara) inserisce questa emissione tra quelle del periodo di restaurazione del governo pontificio seguente la Repubblica Romana del 1799.

Tra l'altro viene indicato che le attribuzioni per le emissioni di questo capitolo sono ipotetiche, e viene indicato come incisore Giovanni Hamerani piuttosto che il fratello Gioacchino, Giovanni che però risulta nominato incisore della zecca romana solo nel 1801.

Per una panoramica generale delle tipologie del 25 baiocchi di Pio VI, falsi d'epoca inclusi, questo il link al nostro catalogo on-line: http://numismatica-i...eta/W-PIOVIR/14

Un saluto a tutti e Buon 2011, numismatico e non !! ;)

Ciao, RCAMIL.

#2
orlando10

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Grazie rc per questa splendida discussione e per la valorizzazione del catalogo... e anche per gli auguri che ricambio visto che ci siamo! :)

#3
Giuseppe

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Molto chiaro, ottimo.

Grazie ed auguri anche a te ed a tutti gli altri

#4
latino

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ciao,discussione molto interessante, complimenti!!!!!
saluti
Latino ;)

#5
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leggo solo ora l' interessantissima discussione!!
Che dire ... il maestro è il maestro!!


Auguri anche a te e a tutti quelli del forum!!!


lollone

#6
fra crasellame

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Il contorno è lavorato con una serie di cerchietti attraversati da un "filetto" orizzontale. A differenza di molti falsi d'epoca, con il contorno lavorato a mano, per questo pare sia stato usato un macchinario simile a quelli usati per le monete originali, il tondello presenta infatti delle ondulazioni compatibili con l'utilizzo delle matrici per la lavorazione del contorno post-coniazione


Mi ha colpito questo passaggio. In un periodo tumultuoso mettersi a creare tutto il macchinario per il taglio... e doveva richiedere anche locali belli grandi (o no?)

#7
rcamil

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Il contorno è lavorato con una serie di cerchietti attraversati da un "filetto" orizzontale. A differenza di molti falsi d'epoca, con il contorno lavorato a mano, per questo pare sia stato usato un macchinario simile a quelli usati per le monete originali, il tondello presenta infatti delle ondulazioni compatibili con l'utilizzo delle matrici per la lavorazione del contorno post-coniazione


Mi ha colpito questo passaggio. In un periodo tumultuoso mettersi a creare tutto il macchinario per il taglio... e doveva richiedere anche locali belli grandi (o no?)


Indubbiamente non si tratta di un taglio lavorabile a mano come i "cordonati" che in passato abbiamo visto per i falsi d'epoca dei due carlini, e non trattandosi di una moneta fusa, ricavata da una matrice in cui anche il contorno era già "formato" dalla moneta originale presa a modello, l'unica spiegazione è che ci si fosse attrezzati anche per fare i contorni, dopotutto erano sufficienti due matrici tra le quali fare ruotare forzato un tondello su su cui imprimere l'ornato; più che spazio occorreva tempo...:rolleyes:

Chissà poi se veramente si tratti di una emissione ricollegabile ad una qualche "ufficialità" nel corso o immediatamente dopo la Repubblica Romana, a mio parere non c'era motivo perchè si approntassero coni nuovi, simili agli originali, per coniare monete anacronistiche (millesimo e anno di pontificato), tra l'altro in materiale diverso da quanto stabilito nei decreti.

Ciao, RCAMIL.

#8
fra crasellame

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Ma come erano fatti i macchinari dell'epoca ? Nessuna stampa ce lo mostra ?

PS: ed i documenti chirografi ? :D

Messaggio modificato da fra crasellame il 01 gennaio 2011 - 18:09


#9
rcamil

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Ma come erano fatti i macchinari dell'epoca ? Nessuna stampa ce lo mostra ?

PS: ed i documenti chirografi ? :D


Posso ipotizzare che per produrre il falso d'epoca in questione la dotazione doveva essere necessariamente di un laminatoio, una fustellatrice (oppure una semplice fustella manuale) per ottenere i tondelli dalle lamine, una pressa a bilanciere per la coniazione (non si evidenziano salti di conio per cui è da escludersi la coniazione a mano), un contornitoio, ossia l'attrezzatura per lavorare i contorni ed infine, trattandosi di bronzo e non di mistura, un bagno d'argento per dare alle monete l'aspetto superficiale di un originale.

Di seguito alcuni disegni di queste attrezzature, alcune molto semplici altre sicuramente complesse e costose, da cui si può ipotizzare che non fossero privati cittadini a mettersi nell'impresa, quanto officine che questi impianti li avevano e li utilizzavano per altri scopi (si vedano ad esempio i falsi delle monete della II Repubblica Romana prodotte nelle officine di Loreto).

1- LAMINATOIO

Immagine inserita

2- FUSTELLATRICE

Immagine inserita

3- PRESSA A BILANCIERE

Immagine inserita

4- CONTORNITOIO


Immagine inserita

Immagini tratte dall'ottimo libro di Michele Chimienti "La zecca di Bologna e le sue macchine", che ne illustra anche le varianti ed il funzionamento in modo assai chiaro.

Quanto ai chirografi, non erano documenti pubblici e quindi facilmente reperibili anche oggi (come al contrario lo sono editti e notificazioni), ma una sorta di "circolare interna", che l'etimologia del termine direbbe scritta di pugno dal pontefice, che in realtà vi apponeva unicamente la firma.
Di seguito un chirografo del 1600 di papa Clemente VIII (Fonte: sito ARCHIVIO SEGRETO VATICANO):

Immagine inserita

Ciao, RCAMIL.

#10
fra crasellame

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Ottimo ed esaustivo!

come sempre B)

#11
attila650

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Complimenti per l'interessantissima discussione.
Per onore di cronaca posto anche il mio esemplare falso con bordo molto più rovinato.

Pesso: 8,36 grammi

Alessandro

Allega File(s)


Messaggio modificato da attila650 il 02 gennaio 2011 - 23:28


#12
attila650

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Ed ecco la moneta

Allega File(s)



#13
rcamil

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Lo stile delle incisioni è molto simile al falso 1796-GH, ed anche il materiale sembra bronzo allo stesso modo.

Il contorno pare anch'esso lavorato, anche se l'ornato a fogliette che avevano gli originali di questa tua tipologia non è riuscito granchè :rolleyes:

Ciao, RCAMIL.

#14
attila650

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Lo stile delle incisioni è molto simile al falso 1796-GH, ed anche il materiale sembra bronzo allo stesso modo.

Il contorno pare anch'esso lavorato, anche se l'ornato a fogliette che avevano gli originali di questa tua tipologia non è riuscito granchè :rolleyes:

Ciao, RCAMIL.


Può darsi che sia stato malamente limato per contenere il peso che risulta piuttosto elevato nel mio esemplare.
Di sicuro lo stile impreciso delle iscrizioni ha un fascino tutto particolare. :rolleyes:
Alessandro

#15
rcamil

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Può darsi che sia stato malamente limato per contenere il peso che risulta piuttosto elevato nel mio esemplare.


Ad osservarli meglio possono anche essere dei saggi per verificare il metallo del tondello, pensiamo che anche questa moneta come quella del 1796 doveva avere in origine un'argentatura superficiale, che unita a incisioni non proprio esaltanti può aver portato qualcuno ad effettuare le dovute verifiche :rolleyes:.

Ho aggiunto anche la tua moneta alla scheda del 25 baiocchi del catalogo, tra i falsi d'epoca:

http://numismatica-i...eta/W-PIOVIR/14

Ciao, RCAMIL.




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