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Monete di Rhegion (Bruttium) con segni di valore


siculogreco

Risposte migliori

Ritengo utile iniziare questa discussione, per vari motivi che si evinceranno appresso.

Sul finire del III sec. a.C. la zecca di Rhegion (Bruttium, Italia meridionale) ha emesso delle serie di interessanti monetine che recavano impressi i segni di valore
esse avevano piccolo modulo (diametro) compreso tra 10-16 mm; peso tra i 2 e i 4 gr circa.
Sul dritto sempre una figura in piedi ed a destra l'etnico (l'indicazione della provenienza "dei reggini" - in greco Rheginon)

nei tipi rappresentavano:
tipologia: dioscuri/figura in piedi: Valore Triente (Quattro astine "IIII" ad indicarlo) cioè un terzo dell'asse reggino ridotto cioè un terzo di dodice once: quindi quattro once,

1) sul dritto le teste accoppiate dei dioscuri - sul rovescio in piedi (Demetra) che tiene due spighe di grano con la mano destra e si appoggia ad un lungo bastone con la sinistra;
segno di valore "IIII" sotto il braccio destro che denota valore di triente, simbolo un crescente (quarto di luna) sopra il segno di valore;

2) sul dritto le teste accoppiate dei dioscuri - sul rovescio figura in piedi (Mercurio) che tiene un ramoscello con destra ed un caduceo ed un drappo con la sinistra;
segno di valore "IIII" sopra il braccio destro che denota valore di triente, ed alle volte il simbolo di una cornucopia sotto il braccio destro;
raramente il segno di valore si trova sotto il braccio sinistro;

3) sul dritto le teste accoppiate dei dioscuri - sul rovescio figura in piedi (probabilmente Apollo o Asclepio) che tiene un ramoscello con la destra e sopra un uccello e si appoggia ad un lungo bastone con la sinistra;
segno di valore "IIII" che denota valore di triente sotto il braccio destro, ed alle volte come simbolo un tripode sotto il segno di valore;

Di peso tra i 2 e i 3 gr e diametro intorno ai 10 -12 mm e con valore di tetrante (3 astine "III" ad indicarlo) ma con tipo leggermente diverso è stata emessa anche la seguente moneta:
tipologia: testa di uomo barbuto (prob. Asclepio)/ Igiea in piedi: Valore Tetrante (tre astine "III" ad indicarlo) un quarto dell'asse reggino ridotto cioè un quarto di dodice once: quindi 3 once

4) sul dritto testa di uomo barbuto (probabilmente Asclepio) - sul rovescio in piedi una figura femminile stante (in piedi) - sicuramente la divinità Igea, il braccio sinistro appoggiato al fianco, nessuna asta o bastone (presenti sempre invece nelle monete 1-2-3 del valore di trienti descritte prima); Igea(la dea della buona salute) regge con il braccio destro un recipiente dal quale si ciba un serpente;
segno di valore 3 astine "III" sotto il braccio destro che denota valore di tetrante, a volte simbolo crescente sopra il serpente.

riferimenti:
tipo 1 (triente - 4 astine ad indicarlo) : SNG ANS vol. III Bruttium-Sicily (Sylloge Nummorum Graecorum della Società americana di numismatica) tav. 22 n. 766-767
tipo 2 (triente - 4 astine): SNG ANS (Sylloge Nummorum Graecorum della Società americana di numismatica) tav. 22 n. 768-775
tipo 3 (triente - 4 astine): SNG ANS (Sylloge Nummorum Graecorum della Società americana di numismatica) tav. 22 n. 776-778 e tav. 23 779-785

tipo 4 (tetrante - 3 astine ad indicarlo): SNG ANS (Sylloge Nummorum Graecorum della Società americana di numismatica) tav. 23 n. 789-792

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Ti consiglio di leggere intanto questo articolo, che tratta proprio i bronzetti di Rhegion con segni di valore e magari approfondiamo:

http://numis.me/archivio/PN%20120-1998%20Chalkous%20a%20Rhegium.pdf

Acraf, ti ringrazio davvero per l'interesse alla discussione e per il link che hai aggiunto, che mette in luce la tua competenza ;-)

allora credo che sia opportuno approfondire... :-)

l'articolo apparso su Panorama Numismatico che è del 1998 scritto da Alberto Campana è un ottimo studio sulla metrologia delle monete della zecca di Rhegion proprio del periodo a cui appartengono quelle da me descritte nella discussione, come si può vedere leggendo l'articolo da te linkato, ve ne sono anche altre di emissioni, la mia scelta di quelle 4 emissioni, come avevo anticipato all'apertura della discussione era mirata ad uno scopo.

L'articolo di Campana è molto tecnico, cosa che ho voluto per il momento evitare di proposito... prima approfondiamo!

Alcune monete di Rhegion sono davvero rare, di qualcuna se ne conosce un solo esemplare, ma per fortuna delle nostre in questione ve ne sono disponibili in gran quantità, non vi è collezione pubblica che non ne abbia qualcuna, anche in aste ne vediamo spesso, ma la cosa forse più interessante è che ne abbiamo per il nostro studio due grandi gruzzoli, (custoditi nel Museo di Reggio Calabria)

i due gruzzoli sono chiamati "Piazza Mezzacapo" e "Motta San Giovanni"

il primo (Piazza Mezzacapo) contiene del tipo "1" Dioscuri/Demetra stante - 57 esemplari; del tipo "2" Dioscuri/Mercurio stante 145 esemplari; del tipo "3" Dioscuri/figura maschile stante (Apollo?): 341 esemplari; del tipo "4" Asclepio/Igea stante solo 3 esemplari ma ben conservati.

Il secondo "Motta San Giovanni" ne contiene rispettivamente del tipo "1": 3 esemplari del tipo "2": 12 esemplari; del tipo "3": 7 esemplari e del tipo "4" 2 esemplari.

Un numero congruo per avere le idee chiare su tali emissioni direi, no?

Ancora dopo Alberto Campana che come abbiamo visto ne parla nell'articolo di PN del '98 che ricalca le posizioni di P. Marchetti, ma che è ormai vecchio e superato, altri studiosi si sono interessati a tali emissioni con dettagliate ricerche, in particolare Susanna Silberstain Trevisani, che studia i due gruzzoli Motta S. Giovanni e Piazza Mezzacapo e ne pubblica i risultati su "Annali" dell'Istituto Italiano di Numismatica n. 49 - Roma 2002 pag. 35-104 più tav. III/XIII

Per la datazione delle serie vari studiosi si sono espressi considerandole comprese tra la fine del III sec. a.C e i primi decenni del I sec. a.C.

anche per quanto riguarda la metrologia oltre Campana si sono espressi la Silberstain, Rutter, Head, Marchetti, Michelini ed altri.

Diciamo che la bibliografia in merito è vasta.

Intelligentemente Campana pone il problema dell'unità di misura calco o oncia?

Tra le cose più importanti vorrei dire che le nostre serie appartengono allo standard ponderale detto semunciale e semunciale ridotto con un asse reggino (teorico) calcolato sul vasto numero di esemplari che abbiamo (oltre 560 ess.) ora a disposizione, che varia da 13-11 gr (pieno) a 11-9 gr (ridotto).

Il salto nella zecca di Rhegion tra unciale a semunciale è netto senza passaggio come avviene in alcune zecche siciliane o altre di Magna Grecia come Petelia attraverso un unciale ridotto.

Provando ad approfondire la discussione vediamo se riusciamo a parlare delle divinità rappresentate nelle serie indicate e della nomenclatura delle vesti, dei simboli e perchè no dei tratti caratteristici dei personaggi raffigurati: chiome, occhi teste visi ecc...

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Ho preparato una scheda di approfondimento, per la tipologia 1:

34sf6ab.jpg

La moneta in bronzo coniata tra la fine del III a.C ed i primi anni del I sec. a.C. ha raffigurata al diritto l'immagine delle teste affiancate dei dioscuri, Castore e Polluce.

Le teste dei dioscuri sono coperte dal pileo (cappello troncoconico in feltro) laureato, dal quali fuoriescono delle ricce chiome e sono sormontati sempre da una stella.

Le teste sono racchiuse dentro un cerchio di perline, a volte sono rappresentate molto da vicino quasi senza lasciare spazio nel tondello, alle volte più da lontano.

Il rovescio raffigura una divinità in piedi, è Demetra, la dea dell'agricoltura e del grano, essa infatti è presentata con lo scettro sulla sinistra mentre con la mano destra regge in alto due spighe di grano.

La testa è ornata da una spessa corona, il corpo è vestito da un largo chitone (Un abito greco costituito due teli rettangolari sovrapposti lungo fino piedi, stretto in vita da una cintura e fissato sulle spalle da cuciture o fibule)

Simbolo: crescente (un quarto di luna è posto in basso a sinistra del rovescio sotto la mano destra di Demetra, e sopra le astine che rappresntano i segni di valore; a volte si trova sulla sinistra dei segni di valore altre volte a destra.

In basso a sinistra troviamo il segno di valore, sono 4 astine che rappresentano un terzo dell'asse costituito da 12 once, pertanto la moneta ha valore di triente. Attenzione è facile confondersi tra il triente

ed il tetrante triente non significa 3 once bensì 4 once: così 4 astine!!! Ripeto un terzo di dodici.

La terminologia numismatica per definirne il rapporto peso valore cioè lo standard ponderale è semunciale e semunciale ridotto.

sulla destra del rovescio vi è la provenienza in caratteri greci reghinon "dei reggini".

il rovescio è racchiuso entro un cerchio lineare.

Sono molti gli esemplari noti e pubblicati di questa tipologia (oltre 67) pertanto avendo molti dati a disposizione possiamo definire con certezza molte caratteristiche della moneta.

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Ecco un'ulteriore scheda per la tipologia 2:

28vfxpf.jpg

Questa bellissima monetina in bronzo coniata/utilizzata dalla zecca di Rhegion tra la fine del III a.C ed i primi anni del I sec. a.C. dimensionalmente, per farsi un'idea, è grande quanto un centesimo di euro. Reca al diritto l'immagine delle teste affiancate dei dioscuri, Castore e Polluce.

Le teste dei dioscuri sono coperte dal pileo (cappello troncoconico in feltro) laureato, dal quale fuoriescono delle ricce chiome e sono sormontati quasi sempre da una stella.

Le stelle sopra i pilei sono di vario tipo a 4, 5 o 6 raggi, con una perlina al centro ecc...

Il diritto è racchiuso dentro un cerchio perlinato, le teste dei dioscuri a volte sono rappresentate molto da vicino quasi senza lasciare spazio nel tondello, frequentemente più da lontano;

Come si nota i tratti dei dioscuri variano molto nei vari esemplari, talvolta mantello e pilei sono davvero molto curati nello stile ( si noti l'esemplare 107 di CNG).

Raramente dietro le spalle dei dioscuri sono presenti due lance (vedi l'esemplare 97 Larizza), in tal caso al rovescio vi è un crescente (nella foto della scheda è poco visibile, quasi fuori conio, in altri esemplari è però più evidente.

Il rovescio raffigura una divinità in piedi, è Mercurio, (Hermes per i greci) messaggero degli dei, protettore dei naviganti, del commercio e dei ladri!

Raffigurato completamente nudo, il capo è coperto da un petaso, un cappello a larghe falde usato dagli antichi nei viaggi per ripararsi da pioggia o sole; nella sinistra regge la clamide, un mantello corto e leggero di lana che si allacciava con una fibula sulla spalla, ed il caduceo (kerykeion in greco), un bastone con le ali e due serpenti attorcigliati, simbolo del commercio (in Asclepio è invece simbolo della medicina);

Come si nota anche Mercurio varia molto nei tratti delle varie monete: a volte è slanciato e magro altre volte ha il torso tozzo e robusto.

Con la destra regge sempre un ramo probabilmente di alloro.

Simbolo: spesso è presente al rovescio come simbolo una cornucopia sotto il braccio destro.

In alto a sinistra troviamo il segno di valore, sono 4 astine che rappresentano un terzo dell'asse (teorico) costituito da 12 once, pertanto anche questa moneta ha valore di triente. Attenzione è facile confondersi tra il triente ed il tetrante triente non significa 3 once bensì 4 once: così 4 astine!!! Ripeto un terzo di dodici.

La terminologia numismatica per definirne il rapporto peso valore cioè lo standard ponderale è semunciale ridotto.

sulla destra del rovescio vi è l'etnico in caratteri greci: reghinon "dei reggini", a volte la scritta è lineare altre volte segue la curva del tondello.

Il rovescio è racchiuso entro un cerchio liscio.

Sono davvero molti gli esemplari pubblicati di questa tipologia (oltre 209) pertanto avendo molti dati a disposizione possiamo considerarla una delle monete più note della zecca di Rhegion.

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Eccoci con la scheda 4:

2vcw36g.jpg

poichè la scheda 3 mi richiede un pò di tempo in più, per la complessità dei coni, visto che le varianti dovute a spacchi, riconiazioni ecc. per la tipologia triente di Rhegion dioscuri/Apollo sono molte e richiedono una dovuta attenzione nella descrizione; allora passo subito ad occuparmi di questa interessante monetina:

stavolta siamo in presenza di un tetrante in bronzo, coniato/utilizzato dalla zecca di Rhegion tra la fine del III a.C ed i primi anni del I sec. a.C. dimensionalmente, per farsi un'idea, è leggermente più piccolo di un paio di mm rispetto ad un centesimo di euro. Reca al diritto l'immagine della testa di una divinità barbuta laureata e rivolta a destra, probabilmente Asclepio;

da un primo confronto stilistico sembra che i coni del diritto hanno due diverse tipologie: nella più frequente ( si osservino gli esemplari Rutter 2561-Kunker 7108-CNG 39)

i capelli sono ben pettinati raccolti e legati dietro la nuca, più giovane di aspetto, Asclepio ha i baffi disegnati come una "S". Mentre negli esemplari SNG ANS 790-791 la barba è più folta ed i capelli fluenti poggiano dietro il collo.

Il rovescio raffigura una divinità in piedi , è Igea, la dea della buona salute e dell'igiene, figlia nell'olimpo greco di Asclepio dio della medicina e della cura delle malattie.

il braccio sinistro della dea cade sul fianco nei primi esemplari di peso maggiore, (vedi ANS 790-791); nei successivi di peso minore la dea tiene la mano sinistra sul fianco.

La destra regge una patera (recipiente a forma di scodella) dalla quale si ciba il serpente.

La dea è coperta sino ai piedi da un lungo chitone, il piede sinistro in avanti e fuori dall'abito.

La testa molto stilizzata è rivolta verso il braccio destro.

Simbolo: in alto a sinistra del rovescio un crescente; sulla destra del rovescio troviamo l'etnico, lineare, in caratteri greci: reghinon "dei reggini".

In basso a sinistra del rovescio troviamo invece il segno di valore, sono 3 astine che rappresentano un quarto dell'asse reggino (teorico) costituito da 12 once, pertanto questa moneta ha valore di tetrante. Attenzione è facile confondersi con il triente ed il tetrante: tetrante non significa 4 once bensì 3 once: così 3 astine!!! Ripeto un quarto di dodici.

La terminologia numismatica per definirne il rapporto peso valore cioè lo standard ponderale è semunciale per i primi esemplari pìu pesanti mentre la moda passa a semunciale ridotto per gli ultimi più leggeri (media di 2,5-2,6 gr).

Gli esemplari noti e pubblicati di questa tipologia sono un buon numero (oltre 48).

P.S. ogni contributo alla discussione, è ben gradito ;-) !!!

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Ringrazio di cuore per la competenza e per l'opportunità di approfondire la monetazione in questione.

Adesso sono in collegamento sulla strada (sono su un pendolino), sula via di ritorno a casa.

Non mancherò di studiare a fondo l'argomento, che necessita di un adeguato approfondimento dopo il mio modesto contributo del 1998, che deve costituire solo un semplice punto di partenza (l'avevo segnalato NON come punto fermo e definitivo, ma per partire da lì un discorso più esaustivo).

Concordo che in pratica seguivo la vecchia ipotesi del Marchetti e soprattutto mancava del contributo offerto dai ripostigli, per poter ampliare meglio l'orizzonte.

Il bello della numismatica, specialmente quella classica, è di poter continuamente aggiornarsi alla luce di nuovi dati archeologici o di nuovi esemplari......

Ci risentiremo presto

Alberto

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Solo ora ho potuto leggere con attenzione quanto esposto da Siculogreco. Molto opportuno il riferimento allo studio di Susanna Silberstein Trevisani sui ripostigli di Piazza Mezzacapo e di Motta san Giovanni, su AIIN vol. 49 (2002), p. 35-104, molto importanti per la loro integrità e sono ambedue disponibili nel Museo di Reggio Calabria.

Per la verità sono almeno 10 anni che stiamo attendendo la promessa pubblicazione del Corpus sulla monetazione di Rhegion, a cura della stessa studiosa, col titolo "La monetazione di Reggio tra il IV sec. a.C. e la chiusura della zecca".

Non ho più avuto alcuna notizia e la studiosa non appare avere più pubblicato qualcosa dopo il 2002. Spero vivamente che il progetto possa andare in porto, anche per meglio comprendere nei dettagli l'ultima monetazione reggina, di piede semunciale.

C'è ancora un altro ripostiglio, con le stesse emissioni semunciali: Porto (Notizie degli Scavi 1876, p. 75), del quale però mancano dettagli quantitativi e non si sa nemmeno dove sia finito.....

Interessante e molto particolare è il ripostiglio di Piazza Mezzacapo, che comprende emissioni della I Guerra Punica, in modesto stato di conservazione, associati a monete reggine semunciali in buona conservazione.

Mi complimento per le belle schede illustrative. Ma hai intenzione di fare simili schede per tutte le emissioni note di Rhegion, magari per una pubblicazione ?

C'è da osservare che ogni emissione può essere distinta in vari sottogruppi in base ad elementi anche stilistici.

Prendiamo il caso del tetras con i tipi Testa di Asclepio barbuto a d. (?) / Igea stante con patera e III (l'ultima che avevi preso in considerazione).

La Trevisani distingue per questa emissione due distinte fasi:

la prima, con peso semunciale pieno e

la seconda, con peso semunciale ridotto. All'interno della seconda fase l'autrice distingue almeno tre gruppi:

gruppo A, con Igea che tiene il braccio s. teso in basso, senza sorreggere la veste (cfr. ANS 790); gruppo B, con Igea che sorregge la veste (cfr. ANS 789 e 792);

gruppo C, con Igea che sorregge la veste e, in più, il simbolo crescente in alto a sinistra (cfr. McClean 1951)

Quindi la sistemazione è più complessa e articolata.

Sono molto curioso di vedere come l'autrice definisce queste monete semunciali in un contesto cronologico.

Ad esempio Daniele Castrizio, Reggio Ellenistica, 1995, p. 156-157, spende alcune parole sull'evidenza dei tesoretti e si sofferma un poco sul ripostiglio di Motta San Giovanni, località che per quasi tutta la guerra è stata esposta a bande di razziatori brettii e punici. Questo ripostiglio si mostra particolarmente paradigmatico: esso è composto da una sola moneta "straniera" - un asse romano di 27,43 g, diam. 34 mm (con tracce di lettere, apparentemente A.CAE, Cr. 174/1) - interrata assieme a molte serie reggine con segni di valore (pentonkion, triens, quandrans), attestate su pesi medi fra loro confrontabili.

Resta molto delicato il problema della datazione.

Nota è la posizione del Marchetti, per il quale la zecca di Rhegion cessa l'attività alla fine della Guerra Annibalica. Secondo Castrizio la composizione del ripostiglio mostrerebbe una cittòà quasi ripiegata su sè stessa, nella quale doveva essere difficile fare affluire moneta divisionale dall'esterno, stante la situazione di continuo assedio a cui era sottoposta (nel 211 fu infatti assediata da Annibale e Castrizio tende a datare il ripostiglio a dopo il 211 a.C.

La Trevisani, molto più correttamente, grazie all'edizione integrale dei due ripostigli, giunge alla conclusione che la coniazione delle serie semunciali può essere posta tra la fine della seconda guerra punica e i primi anni del II sec. a.C., un'epoca in cui Rhegion era ancora un importante centro economico, specie per le attività marittime. Resta invece ancora di difficile soluzione stabilire quando finì questa monetazione semunciale. La Trevisani ritiene che la fine delle emissioni di Rhegion sia da collocarsi nel secondo quarto del II secolo a.C. (in pratica verso la metà del II secolo a.C. E' interessante osservare che l'asse trovato nel ripostiglio di Motta San Giovanni, se è Cr. 174/1, dovrebbe essere stato coniato intorno al 169-158 a.C.

Quindi, in ultima analisi, è da rigettare l'ipotesi del Marchetti di "comprimere" tutta la monetazione semunciale di Rhegion nell'ambito della seconda guerra punica, mentre appare molto più verosimile, anche alla luce di altri ripostigli bruzii, una persistenza dell'attività ancora almeno nella prima metà del II secolo a.C.

Lo stesso Arslan osservò giustamente che "una completa sostituzione della moneta preromana con quella romana sarà stata più precoce nei centri coloniali; più lenta nei centri greci o italici, soprattutto quelli nei quali era stata attiva una zecca".....

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Grazie Alberto,

noto con piacere l'interesse che può essere rivolto a certe emissioni meno appariscenti ma ricchissime di particolari interessanti dal punto di visto storico e numismatico.

Discutere e studiare un argomento numismatico credo non significhi, per fortuna, risolvere ed esaurire definitivamente i problemi che via via si presentano, semmai acuirli e determinarli.

Acraf, non sapevo che eri tu l'autore di quell'articolo, pubblicato su PN del 98, che nasceva credo dalle problematiche aperte in un certo ambito numismatico, con gli studi di P. Marchetti e poi della Caltabiano e del suo allievo (di allora, siamo nel 1995) D. Castrizio.

Ovviamente le evidenze che provengono dallo studio dei tesoretti, che sono sempre contestualizzati, sono di indiscusso valore per il progresso scientifico degli studi numismatici.

Aggiungo al volo alcune cose che mi pare interessante mettere in rilievo; per quanto riguarda tutti i ripostigli monetali depositati al Museo Reggio abbondanti notizie si hanno in "rinvenimenti monetali" di M. Mastelloni contenuto in "Bollettino di Numismatica MIBAC" Suppl. n°4, 1987, pp.79-104.

Per quanto riguarda l'integrità del ripostigli:

"Mezzacapo" esso è costituito ora da 732 monete, mentre appena lo individuò, come scrive la stessa Mastelloni nel 1987, allora responsabile del monetiere di Reggio "finora poco noto (era stato pubblicato solo dal Putortì nel lontano '54) è stato ritrovato casualmente nella camera blindata della Soprintendenza Archeologica della Calabria" -cit. pag.95, si pensava fosse costituito da 720 esemplari;

per quanto riguarda invece quello detto di "Motta S. Giovanni" purtroppo non lo possediamo nella sua integrità perchè dopo la sua scoperta fu venduto ad un tabaccaio di Piazza Duomo e successivamente portato al Museo; esso era costituito inizialmente da 113 monete ma dopo che è stata data la quota parte allo scopritore ce ne rimangono solo 55.

Tale rispostiglio è stato con attenzione studiato dalla Silberstein, e successivamente da me che ho avuto la possibilità anche di fotografarlo personalmente (in quanto le foto pubblicate sugli annali, come avrai avuto modo di verificare anche tu che possiedi l'aricolo degli annali, mi sembravano proprio di scarsa qualità tipografica);

non l'ho pubblicato poichè stavo facendo qualche altro studio di materiali numismatici del museo Reggio ma poi il Museo come si sa è stato chiuso per restauri ed ancora è chiuso.. (beh non tocchiamo questo tasto.. sich)

http://www.ildispaccio.it/primo-piano/14620-anni-di-promesse-ma-la-riapertura-del-museo-di-reggio-calabria-slitta-ancora

Purtroppo il lavoro promesso dalla Silberstein col titolo "La monetazione di Reggio tra il IV sec. a.C. e la chiusura della zecca" non mi pare che abbia ancora visto la luce.

Grazie per i complimenti per le schede, sono una sciocchezza divulgativa ma anche premessa di un più ampio lavoro che sto portando avanti da tempo sulla monetazione sicula e magnogreca.

Ci sentiamo presto.

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Finalmente uno che ha potuto vedere da vicino alcuni materiali custiditi nel Museo di Reggio Calabria e conoscere la realtà dei contesti dei ripostigli ivi custoditi. Sinceramente non sapevo che fosse stata ancora rimandata la riapertura del Museo: un vero scandalo (e il solito sistema per richiedere nuovi soldi pubblici....)!!

In effetti le foto apparse su AIIN sono una pietà e non aiutano molto a conoscere importanti dettagli e anche nuove varianti di monetine a torto considerate insignificanti. Meno male che almeno possiedi foto digitali più decenti.

Fai benissimo a studiarle e io stesso, non lo nascondo, avevo fatto male a semplificare troppo le emissioni, con eccessivo tecnicismo.

Sono sempre a disposizione per analizzare ulteriori aspetti e dettagli.

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