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    Approfitto del post 13.000 per fare qualche riflessione... Onestamente mai avrei pensato di essere qui ancora dopo 8 anni a riflettere e con la voglia intatta di raggiungere nuovi sogni numismatici, nuovi progetti, nuove idee , il pensare sempre positivo e credere in quello che faccio indubbiamente mi ha aiutato e certamente aiuta. Ai tempi raccontai qui in un post del collezionista solitario, post realissimo anche se un po' triste, il collezionista solitario c'è sempre anche se gli anni passano per tutti, ma oggi siamo ancora così solitari o è cambiato qualcosa ? Giorni fa ero in uno studio di un noto commerciante milanese e riflettevamo su questi aspetti, è bello vedere monete, anche comprarle, ma anche parlare sempre... Mi diceva, almeno per Milano, tutto è cambiato in questi anni, una volta il collezionista veniva, guardava, comprava e poi tutto finiva lì, ora tutto è diverso. Ho messo una collezione on line di monete non di grande conservazione, da studio, con varianti, rarità e in tanti sono arrivati con una inclinazione più che per il possedere per lo studio. E poi cosa per me incredibile scopro che tutti si conoscono, siete tutti amici, vi parlate, fate iniziative importanti, idee, progetti, è cambiato insomma tutto. E tanti di quelli che sono venuti sono giovani, alcuni molto giovani, già molto competenti, che sanno, studiano, è tutto estremamente bello, incredibile, entusiasmante, fa piacere questa svolta milanese, ma non solo ovviamente...dice il commerciante. E' così gli dico, lo sappiamo, lo vediamo, Milano sta vivendo un momento bello, di rinascita culturale e numismatica, di grandi fermenti, di aggregazione, di iniziative, mi ricorda u po' Napoli di due o tre anni fa. La risposta ha però un nome gli dico, meglio dirlo subito, ed è Lamoneta e i gruppi che si sono formati in essa, Milano sicuramente. Lamoneta ha permesso di conoscersi realmente, scambiarsi opinioni, fare amicizie, gruppo e far nascere iniziative che voi conoscete tipo Parma coi giovani, l'Ambrosiana, il Gazzettino e altre che verranno.. Un miracolo ? Un po' forse si, ma senza l'apporto di questo mezzo tecnologico che ha unito e permesso le conoscenze oggi il collezionista sarebbe per me più o meno come il collezionista solitario. Si, stanno cambiando molte cose nella nostra numismatica, altri sogni si realizzeranno ne sono sicuro in futuro, altri si confermeranno, una nuova primavera ? Per me si, certo qualche nube rimane sempre all'orizzonte ma non si può unire tutti, tutti, certo si va verso una numismatica, come auspicato da molti, più aperta, per tutti, per i giovani, per una sana divulgazione culturale e chi rimane ancora fermo su posizioni chiuse ed arroccate dovrà capire che si deve innovare, seguire i tempi, dialogare rispettando le tradizioni, ma fermi no... E mi piacerebbe sentire quando si nominano in certi ambiti, Lamoneta, Parma, Gazzettino e altro ancora che non si dicesse Lamoneta che ? Lamoneta è anche tutto questo, una numismatica più grande, uomini più consapevoli delle loro storie e identità, è giovani, divulgazione, conoscenze, una crescita culturale di tanti, è comunicazione, iniziative, progetti, idee e anche grandi sogni che poi ogni tanto come vediamo in molti a volte si realizzano anche, basta crederci e provarci...!
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    cari amici, come avevo anticipato, in questi 5 giorni sono stato a Varsavia, Polonia, invitato dal prof. Aleksander Bursche a parlare delle silique del gruppo di Sirmium. che dire, ho avuto l'occasione di parlare ad un seminario Ph.D. in una prestigiosa università, ho parlato a esperti di grande cultura, e conosciuto persone meravigliose sotto ogni punto di vista.... ho brindato a casa di Bursche che proprio due giorni fa è diventato nonno di una bella bambina!!!! wow... incredibile nei prossimi giorni vi racconterò le cose che io ho imparato da loro... stanno lavorando e studiando: le imitazioni indiane di monete romane e il loro uso, e soprattutto hanno un enorme centro di ricerca sulla monetazione "barbarica" delle zone tra polonia e ucraina nel periodo alla fine del IV secolo... ho potuto vedere e sentire raccontare da loro cose eccezionali, giuro, mi hanno colpito e emozionato.... che grande esperienza, e che persone meravigliose.... scusate l'euforia, ma sono tornato ora dopo 2 ore di volo e 2 di auto... ho l'adrenalina del ritorno il video è già su youtube... il mio inglese non èOxford, ma i siamo capiti ciao
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    certo che sentire dire che il numero di discussioni è calato nella sezione Identificazioni, mi costringe a dire qualche cosa. Sono diretto, ma senza alcuna polemica. Prima di tutto questa osservazione fatta da un utente che è iscritto dal 2013 ed ha 107 interventi in tutto, lascia un poco perplesso, aggiungo inoltre che di questi 107 interventi, la maggior parte sono richieste di identificazioni, pertanto è chiaro che se tutti avessero questi "tempi" non ci si potrebbe aspettare che il forum cresca, perlomeno come interventi. Comunque se le richieste di @turbato non sono ancora state risolte , certamente non è per cattiva volontà, ma forse richiedono maggiori ricerche e come ben sapete, non siamo motori di ricerca, e il tempo lo si deve trovare nel tempo libero. Devo dire pero' che come diretto interessato, sentire questo, mi è dispiaciuto, in quanto mi sento chiamato in causa . Porto a conoscenza che di interventi dal .2010 ne ho circa 19500 e quasi tutti dedicati ad identificare monete, pertanto da questo punto di vista mi sento ampiamente a posto con la coscienza . Forse un periodo di stanca, è vero, esiste anche in questa sezione forse perchè purtroppo ha visto peggiorare la tipologia di utenti , molti usano il "mordi e fuggi" chiedendo molte volte in modo sgarbato e arrogante e il piu' delle volte , ottenuta la risposta non rivolgono nemmeno un cenno di ringraziamento Questo certamente non incentiva chi con buona volontà si presterebbe ad aiutarli..
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    Da una discussione tra amici numismatici è nata la proposta di un incontro tra i rappresentanti dei Circoli numismatici, allo scopo di scambiarsi esperienze, opinioni, proposte di gestione armonizzata delle proprie associazioni. A seguito delle prime adesioni all'iniziativa, il Circolo Numismatico Bergamasco si è proposto come coordinatore, mettendo tra l'altro a disposizione la propria sede; l'incontro avrà luogo presumibilmente il 28 ottobre 2017. L'invito è rivolto e riservato a TUTTI I CIRCOLI NUMISMATICI, che potranno inviare ciascuno al massimo 3 rappresentanti soci delegati dai Presidenti. Sarebbe particolarmente gradita la partecipazione anche di Circoli dell’Italia centro-meridionale, in modo da confrontare esperienze e esigenze delle associazioni di diverse aree geografiche. La riunione è riservata esclusivamente ai Circoli; è prevista in seguito l’organizzazione di una riunione tra le diverse componenti del mondo numismatico. Il programma sarà comunicato in seguito, e sarà strutturato in linea di massima in questo modo: ritrovo in mattinata a Bergamo e trasferimento presso la sede del Circolo Numismatico Bergamasco, lettura degli interventi dei rappresentanti dei Circoli, pranzo in ristorante tipico probabilmente in Città alta; nel pomeriggio tavola rotonda e conclusione dei lavori. Avremmo intenzione di proporre anche un programma per eventuali signore/i che accompagneranno i rappresentanti: visita guidata di Città alta con guida professionale messa a disposizione dal nostro Circolo, pranzo con noi, pomeriggio visita individuale all'Accademia Carrara, non lontana dalla sede del Circolo, o libero (per l’attuazione di questo programma è previsto un numero minimo di partecipanti). Invito i Circoli interessati a segnalarlo quanto prima su questo sito, possibilmente indicando il numero di Soci partecipanti. Non sono previsti costi di partecipazione, se non quello del pranzo. Entro settembre sarà comunicato il programma definitivo.
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    ciao max68busca, interessante spunto quello che hai lanciato con questo thread. Avrai notato che anche tra le molteplici risposte che hai ottenuto, fra le tante cortesi (la maggior parte invero) ne trovi alcune in stile "trolleggiante", e questo non fa che confermare come (purtroppo) la numismatica e quel che gli gira intorno non sia un'isola felice ma sia lo specchio (come peraltro avviene in tutti i settori) della corrente società. A fronte di un utente che condivide in modo educato la propria situazione e frustrazione, si leggono risposte lapidarie tipo "Le monete non vanno cercate, ti trovano loro". Bravo, sarei curioso di vederla, la tua collezione...3 resti del supermercato e cos altro? Oppure hai una speranza di vita di 450 anni, e ti puoi permettere di aspettare comodo sul divano mentre (chi? come?) il caso lavora per farti arrivare marenghi scudi etc etc direttamente sull uscio di casa...magari li trovi dentro gli special K? Il "grido" lanciato da Max merita considerazione, e riflessione. Al sottoscritto è capitato di percepire lo stesso tipo di atteggiamento da parte di uno (o più) determinati commercianti. Depennati dalla lista e arrivederci (buffo ad esempio che uno di questi fenomeni abbia il negozio a 250 metri da casa mia, e che col suo atteggiamento strafottente e arrogante si sia giocato un cliente che sicuramente avrebbe fidelizzato e, con gli anni, acquistato per migliaia di euro..). Qui il discorso non sta tanto nel "ha bisogno di quei soldi o meno". La cortesia e l educazione si devono al ragazzo che compra uno scudo da 18 euro, come al notaio 70 enne che stacca assegni da 3 o 4 zeri. Nessuno "obbliga" un commerciante a prendere nel proprio portafoglio clienti anche il pesciolino, ma c è modo e modo per smarcarsi da richieste (che ovviamente devono essere poste in modo circostanziato ed educato) "non gradite" (che poi, ci sarebbe da chiedersi cosa ci si stia a fare nel commercio, se si arriva a considerare "non gradita" una richiesta di acquisto). Al-ai commercianti che nello stesso thread lamentano di non avere il tempo materiale per rispondere a (centinaia?) tutte le mail che gli vengono inviate quotidianamente....e che rimandano ai bei tempi andati quando internet non esisteva...troppo comodo...troppo troppo comodo ragionare cosi...se internet vi fa schifo allora togliete i vostri bei siti e commerce, toglietevi la casella di posta elettronica, non mettete i vostri annunci mascherati su e bay, non usate WhatsApp per mandare foto di monete a clienti lontani 4000 KM. Tornate ad usare solo carta penna, lettera, inchiostro e polaroid. Vediamo quanto durate... La verità è che la tecnologia vi fa comodo eccome, e che le mail le selezionate con cura. E voglio vedere se non dedicate "qualche minutino" del vostro prezioso tempo alle missive che ritenete più preziose, ignorando le altre. (che poi, come succede in tutte le aziende, si puo sempre prendere un buon stagiaire a fare il lavoro "sporco" davanti alla casella di posta...del resto se un'azienda riceve 500 mail al giorno ce l avra pure un giro d affari tale da giustificare uno stipendino in più...). La verità è che, caro commerciante che ti prendi la briga di leggere questo thread e rispondere, il tempo ce l hai eccome di stare davanti al pc.... Il non rispondere ad una richiesta fosse anche con un rifiuto sbrigativo è un biglietto da visita. Questo vale per qualsiasi attività, per qualsiasi esercizio commerciale aperto al pubblico. Essere aperti al pubblico comporta anche oneri, non solo onori, questo vale per il tabaccaio come per l'industriale. è grazie ai collezionisti che portate il pane a casa, è grazie a persone che sacrificano soldi e denari e tempo alle proprie famiglie che siete (ancora) qui.
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    Ma....prendere il silenzio per un no ? Mi spiego meglio. Io collezionista mando una mail a 30 commercianti dicendo che raccolgo marenghi, allego quindi la mancolista e concludo (suppongo) dicendo "se avete qualche pezzo a me mancante contattatemi". Se non mi contattano è perché non ne hanno; è implicitamente una risposta. Perché "pretenderne" per forza una ? Da quando esiste la mail ne godo e ne soffro, come tutti credo. Velocissima, a costo zero, mandare e ricevere allegati....fantastica. Però tutte le mattine impiego circa 2 ore del mio tempo a rispondere a persone che mandano richieste, chiedono info ecc. E la situazione, sotto questo punto di vista, peggiora sempre più. E guai a non rispondere immediatamente perché se sei assente dall'ufficio o per qualche motivo non replichi immediatamente il giorno dopo arrivano già le telefonate "ieri ho inviato una mail ma non ho ancora ricevuto risposta". E pensare che fino a qualche anno fa si dovevano attendere 3/4 giorni solo perché la propria missiva giungesse a destinazione....
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    Diatribe numismatiche Distinzione dei termini che implicano una diversità di vedute tra due o più persone e, in certi casi, anche uno scontro di opinioni su argomenti numismatici. Discussione: indica la comunicazione delle proprie opinioni su un determinato argomento tra due o più persone al fine di conseguire un chiarimento reciproco. Dibattito: indica una discussione pubblica, di solito disciplinata da regole e guidata da un moderatore, su un argomento di interesse generale. Controversia: si verifica quando su una determinata questione la contrapposizione delle idee è netta. Disputa: si ha quando i toni si fanno accesi. Polemica: così diventa una questione accesa e controversa che si protrae a lungo nel tempo. Linee guida per le discussioni 1.Mai discutere con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza. (Oscar Wilde) 2.Di fronte agli imbecilli non c'è che un solo modo per mostrare il proprio spirito: evitare qualsiasi conversazione con loro. (Arthur Schopenhauer) 3.Parla in modo sensato a uno stolto e ti chiama stupido. (Euripide) 4.Non discutere mai con uno stupido: la gente potrebbe non notare la differenza. (Arthur Bloch) 5.Non perdere tempo a discutere con gli sciocchi e i chiacchieroni: la parola ce l’hanno tutti, il buon senso solo pochi. (Catone) 6.Prima di discutere con qualcuno occorre sapere e capire fino a che punto quella persona può comprendere le nostre parole. Per quelli che sanno, il parlare nonostante l'impossibilità di essere compresi dall'altro è sempre una perdita di tempo e di energia. Chi è saggio, parla solo quando è certo che chi ascolta è in grado di capire. (Georges Ivanovič Gurdjieff) 7.Se tu discuti con uomo di mala fede, quanto più avrai ragione, tanto più ti sentirai dar torto. (Arturo Graf) 8.Non vincerai mai una discussione fino a quando non sarà sotto attacco la tua persona. (Nassim Nicholas Taleb) 9.In materia di discussione, chiamo avversari onorevoli, quelli che non vogliono tanto «aver ragione» quanto migliorare la loro organizzazione mentale – che preferiscono la loro mente al loro amor proprio. (Paul Valéry) 10.Il valore di una discussione dipende in gran parte dalla diversità delle opinioni concorrenti. Se non ci fosse stata la torre di Babele avremmo dovuto inventarla. (Karl Popper) 11.Si può osservare che in alcune discussioni la gente non vuole affatto conoscere la realtà delle cose, ma solo essere confermata nei suoi pregiudizi: è di una fede, non della verità, che ha bisogno. (Mario Andrea Rigoni, Variazioni sull'impossibile, 1993) 12.Non meravigliarti se un idiota non ammetterà mai d’aver torto: non vuol compromettere la sua fama. 13.Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi. (Bertrand Russell) 14.L’uomo superiore è calmo senza essere arrogante; l’uomo da poco è arrogante senza essere calmo. (Confucio) 15.Lo stupido è insidiosissimo. L’imbecille lo riconosci subito (per non parlare del cretino), mentre lo stupido ragiona quasi come te, salvo uno scarto infinitesimale. (Umberto Eco) 16.Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima. (Albert Einstein) 17.La mente è come l'ombrello: per funzionare deve essere aperta. (Paolo Poli) 18.I mascalzoni sono preferibili agli imbecilli, perché i primi almeno ogni tanto si concedono una pausa. 19.Il primo livello di sapienza è saper tacere, il secondo è saper esprimere molte idee con poche parole, il terzo è saper parlare senza dire troppo e male... Si deve parlare solo quando si ha qualcosa da dire, che valga veramente la pena, o, perlomeno, che valga più del silenzio. (Hernàn Huarache Mamani) 20. Se qualcuno discutendo con noi si disinteressa di avvicinarsi alla verità, se non ha la volontà di essere veridico, è intellettualmente un barbaro. Di fatto questa è la posizione dell'uomo-massa quando parla, dà conferenze o scrive. (José Ortega y Gasset, La ribellione delle masse, 1930) 21. Sopprimiamo la discussione, e non ci resterà che la scomunica (in mancanza del rogo), o il manganello, o il colpo alla nuca. (Gaetano Salvemini, su Il Mondo, 1955) 22. La differenza tra le modalità dell'avere e dell'essere, può essere facilmente illustrata da due esempi di conversazione. Prendiamo uno scambio di idee tipico tra due uomini, A il quale ha l'opinione x, e B il quale ha l'opinione y. Ciascuno dei due si identifica con la propria opinione. Ciò che per entrambi conta è trovare argomenti migliori, vale a dire più ragionevoli, per difendere la propria opinione. Né l'uno né l'altro è disposto a mutare parere, e non s'aspetta neppure che cambi l'opinione del suo avversario. Sia l'uno che l'altro provano paura all'idea di mutare la propria, appunto perché si tratta di uno dei loro possessi, ragion per cui la sua perdita equivarrebbe a un impoverimento. La situazione si presenta alquanto diversa nel caso di una conversazione che non sia intesa come un dibattito. (Erich Fromm, Avere o essere?, 1976)
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    Il nostro mitico @dabbene ha portato il Gazzettino pure in Spagna ad una nota casa d'aste!!
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    In questo giorno odierno di 1938 anni fa moriva a Cutiliae nell’ anno 79 il fondatore della dinastia Flavia , Vespasiano . Svetonio nel trattare l’ ultima parte della vita di Vespasiano ci tramanda che nel corso del suo nono consolato , comprendente appunto l’ anno 79 , Vespasiano si trovava in Campania venendo qui colpito da violenti attacchi febbrili ; torno’ quindi a Roma per recarsi poco dopo a Cutiliae dove erano le famose Acque termali sulfuree di Cutiliae di un bel colore turchese , queste Terme si trovavano , come oggi , sulla Via Salaria , circa a meta’ strada tra Rieti e Antrodoco ; Cutiliae era una localita’ termale conosciuta da sempre , situata vicino a Falacrine , frazione dell’ odierna Cittareale (Rieti) , localita’ dove Vespasiano era nato il 17 Novembre dell’ anno 9 , era quindi di stirpe Sabina . Nella zona di Cutiliae vi era anche un piccolo lago , l’ odierno lago di Contiliano che il reatino Varrone chiamava “umbilicus Italiae” perche’ posto esattamente al centro dell’ Italia . Qui a Cutiliae Vespasiano , oltre alle febbri , si ammalo’ agli intestini per avere bevuto abbondantemente le gelide acque delle Terme , queste acque erano note fin dall’ antichita’ per curare particolarmente alcune malattie , quali degli apparati respiratorio , circolatorio , gastroenterico , genitale femminile , muscolare e scheletrico , per le affezioni cutanee , le riniti e la sordità rinogena , le allergie e le intossicazioni ; probabilmente alcuni di questi benefici sono stati scoperti solo in tempi piu’ moderni . Vespasiano nonostante i gravi malanni continuava comunque a svolgere , stando a letto , le sue funzioni di Imperatore ricevendo anche delegazioni , ma sentendosi ormai prossimo alla fine della vita a causa di un violento attacco intestinale , volle alzarsi dal letto in cui giaceva dolente e pronuncio’ la famosa frase : “un Imperatore deve morire in piedi !” e mentre tentava di tenersi dritto spiro’ tra le braccia di coloro che lo sostenevano . Svetonio ci racconta di alcuni prodigi che preannunciarono la morte di Vespasiano , eventi naturali o di superstizione che nell’ antichita’ venivano sempre collegati a qualche cambiamento in genere nefasto per gli uomini ; due furono questi eventi nefasti per Vespasiano , il primo era riferito all’ apertura improvvisa della porta di accesso del Mausoleo di Augusto senza che nessuno l’ avesse spinta ad aprirsi , mentre il secondo fatto si collegava all’ apparizione di una Cometa ritenuta di cattivo augurio per i regnanti . Vespasiano fu celebre per molte imprese militari e civili , per la “lex de Imperio Vespasiani” , per aver costruito alcuni grandi monumenti di pubblica utilita’ tra cui i piu’ famosi Anfiteatro e il Tempio della Pace , oltre ai piccoli urinatoi , rimasero famose anche molte sue celebri frasi , tra cui , per rimanere in ambito del post , quella esclamata quando ebbe il primo attacco della malattia mortale : “Ahime’ , credo di essere sul punto di diventare un Dio !” e l’ altra circa i figli : “A me succederanno i miei figli o nessuno” . Il figlio Tito salito al soglio imperiale , lo divinizzo’ dedicandogli con un Tempio nel Foro Romano situato sotto il Tabularium di cui oggi rimangono solo tre colonne e con l’ emissione di numerose monete dove Vespasiano compare con l’ appellativo di Divus . Dopo Tito , il fratello e successore Domiziano costrui' sul Colle Quirinale il Tempio della Gente Flavia con annesso Mausoleo di famiglia i cui resti archeologici , oltre ad una testa colossale di Tito alta un metro e mezzo rinvenuta nelle vicinanze del Tempio , sono recentemente stati scoperti tra la Chiesa di San Bernardo (la Chiesa fu costruita alla fine del XVI secolo all' interno di un’ angolo occidentale delle Terme di Diocleziano di cui ne ricorda la forma tondeggiante) e Via Vittorio Emanuele Orlando , per chi non e’ pratico di Roma siamo adiacenti a quelle che diventeranno in seguito le Terme di Diocleziano ; qui Domiziano fece probabilmente trasportare dal Mausoleo di Augusto le urne con le ceneri del padre e del fratello , oltre ad altri componenti della famiglia Flavia . In foto alcuni Sesterzi dedicati da Tito al padre Divus Vespasianus , seguono dei ruderi delle antiche Terme romane di Cutiliae , alcune immagini dei laghetti sulfurei color turchese adiacenti alle moderne Terme , il Tempio del Divus Vespasianus nel Foro , la Chiesa di San Bernardo costruita sopra una parte del Mausoleo dei Flavi e la Lex de Imperio Vespasiani incisa su tavola bronzea . queste
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    Buongiorno a tutti, porto a vostra conoscenza questo grano del 1797 FERDINAN con "lettere grandi" ultimo arrivato in collezione. Il catalogo Gigante riporta per il millesimo 1797: il tipo con FERDINAN in "lettere piccole" e il 1797 con FEDINAN. Questo grano è il secondo esemplare che mi capita di vedere, uno era stato messo in vendita InAsta......e portato a nostra conoscenza in una discussione nel Forum da @Rex Neap, considerato "molto raro e inedito". Questo secondo esemplare l'ho "trovato" navigando nella rete..in Francia....da un venditore che non conosceva la sua effettiva rarita'. La moneta si presenta in ottima conservazione nei rilievi, nei fondi e nel taglio....dove è presente intatta e senza colpi la bella treccia a rilievo. Riporta una forma irregolare , delle schiacciature e mancanze dovute alla coniazione. Le foto non rendono il colore cuoio della moneta.....dal vivo è molto bella. L'altro ieri, nella sezione "La piazzetta del numismatico" ho aperto una discussione sul dubbio di periziare o no questa rarissima moneta......ho avuto da tutti I visitatori una risposta negativa in proposito. Ora qui nella sezione delle monete del Regno di Napoli, vi faccio vedere questo grano. Vorrei un vostro parere sulla sua conservazione e sulla sua effettiva rarita'. Ringrazio tutti quelli che mi dedicheranno il loro tempo. Saluti, Rocco.
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    Amici, sono arrabbiato! La mia è però una rabbia "costruttiva", cioè senza offese e con motivazioni; sembra proprio si fatichi a comprendere perché alcuni collezionisti si orientino al contemporaneo. Questo discorso, secondo me, può valere non solo per l'Euro, ma anche per monetazioni appunto contemporanee come monete mondiali correnti ecc. Mi piacerebbe chiarire questo una volta per tutte, redigere una sorta di "manifesto" del collezionista di contemporanee, perché si comprendano le motivazioni e la forma mentis di questa passione. Come passione Numismatica, la mia nasce atipicamente e l'ho detto parecchie volte: mi avvicinai dapprima al Regno (parliamo di circa 9 anni fa), tramite i nonni materni, anche se le monete che mio nonno aveva raccolto (molto modeste!) le ammiravo già dall'infanzia Mi appassionai - e sono tuttora appassionato, così come il Regno - anche di Lira repubblicana e di preunitarie. Rimasi però inizialmente scoraggiato dalle numerose riproduzioni e dai gradi di conservazione molto dettagliati. Poi, su richiesta dei parenti, iniziai a raccogliere anche le monete in Euro che potevano passarmi in mano tra i resti; scoprii un mondo nuovo: monete con il rovescio che vedevo tutti i giorni, ma con un dritto spesso mai visto. Questa divenne ed è la mia passione principale. Elenco quindi i motivi per cui, secondo me, si colleziona il contemporaneo: Il contemporaneo è parte della Storia: inizio da una considerazione tanto semplice, quanto complessa. Ebbene sì, la Storia non è solo quella medievale, preunitaria o prima dell'Euro; la Storia continua e continuerà... quindi, anche le monete che escono oggi, hanno e avranno uno spessore storico. Siamo propensi a dare un valore storico maggiore agli oggetti maggiormente lontani da noi; questo da un lato è vero ed è giusto, ma anche la moneta più antica è stata contemporanea a suo tempo. Mi piacerebbe tornare indietro e chiedere alla popolazione (o ai collezionisti più attivi) e chiedere loro cosa ne pensassero della monetazione a loro corrente; sono certo mi sentirei rispondere dal popolo: Queste monete rappresentano i regnanti... e sono malvisti perché... oppure: A noi piace il Re! Ma a cosa servono quelle monete fatte in pochissimi esemplari solo per numismatici? Si ingannano le persone! Magari il collezionista affermato avrebbe detto: Sì, il Re Vittorio Emanuele III fa coniare belle monete... ma non hanno Storia... o ce l'hanno ma non bella... ma preferisco le antiche perché... ecc. Sono quindi convinto che anche all'epoca si considerasse poco interessante il presente, in quanto l'attualità fa meno presa collezionistica e lo si collega a situazioni politiche non amate e simili. Esempio banale ma non numismatico: quanti, negli anni 1980 o 1990 registravano alla televisione gli spot pubblicitari? Pochissimi! Anzi, erano visti come una seccatura, in quanto interrompevano la visione dei programmi preferiti! Quelli che attualmente possiamo rivedere, sono spesso frutto di errori di registrazione Attualmente, esistono veri e propri Siti dedicati, creati da appassionati e molto seguiti, con video ed intere sequenze di spot pubblicitari del passato. Lo sappiamo, ma alla stessa maniera, difficilmente adesso ci metteremmo comunque a registrarli con intenti futuri! Ignoriamo (volutamente) certe dinamiche politiche ed economiche che si possano prestare a polemiche: consci del fatto che anche esse sono e diventeranno Storia. Sono belle anche le monete che, appena uscite, sono senza Storia, nel senso di circolazione effettiva o di decorso del tempo: come dicevo, anche una moneta appena uscita ha una Storia, perché nasce in un contesto. A me però piace anche pensare di essere il proprietario iniziale di una monetina, che dalla Zecca ha raggiunto me... e chissà poi cosa vivrà è una collezione dinamica e in divenire: ad alcuni, una collezione chiusa potrebbe stancare o far perdere rapidamente l'interesse (anche se sappiamo che non è così... c'è la ricerca della conservazioni, di varianti, lo studio ecc.). A me, comunque, seguire l'Euro tiene sempre accesa la passione e la voglia di informarmi. Vado ai Convegni sapendo che ci sarà sempre qualche novità, così come quando apro il Forum; non dimentichiamo che la sezione Euro qui è la più attiva e frequentata! C'è la speculazione e alcuni soggetti non sono belli e sono ripetitivi: sì, questo è vero... e sul Forum ne parliamo spesso, anche arrabbiandoci. Succedeva però anche un tempo. Ci sono anche monetazioni del passato ripetitive. Personalmente, anche per il budget molto limitato, compro quello che mi piace e basta. Si impara a conoscere il mondo attuale: prima di collezionare, nemmeno sapevo di certe usanze o personaggi di altri Stati europei. Allo stesso modo, quasi non conoscevo Andorra e Monaco. Polemiche a parte, ci fa sentire tutti uniti e più vicini culturalmente. Piccola parentesi conclusiva: per chi vorrebbe qualcosa che acquisisse importanza nel tempo, collezionando contemporaneo, cito sempre quanto dice uno studioso che, oltre a vendere quadri di arte contemporanea in TV, è molto attivo nella divulgazione, con libri e spettacoli teatrali: Noi vediamo certe collezioni ed esclamiamo: "Che opere importanti! Questo collezionista deve essere ricchissimo per avere acquistato simili quadri!" ma non sappiamo che chi ha tante opere così importanti e rare, spesso le ha comprate a suo tempo. Le ha comprate quando costavano meno, forse alla fonte, e quando magari molti le snobbavano e sull'aumento del loro interesse e delle quotazioni non avrebbero scommesso nulla; se tutti avessero comprato a suo tempo, ora le case sarebbero piene di opere di Burri, Fontana e Manzoni [artisti ora quotatissimi]. Penso questo possa essere applicabile pure alle monete. Mi auguro questa discussione possa fare chiarezza, che contribuisca ad eliminare alcuni luoghi comuni. Nel caso vogliate aggiungere qualcosa, fatelo!
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    Buongiorno a tutti, a dire il vero, non immaginavo che una mia semplice riflessione scatenasse questo mare di interventi ma in ogni caso ne sono contento. In fin dei conti, in qualche modo, vuol dire che non sono il solo ad aver avuto questa sensazione. Condivido molti dei contenuti dei vari post e, parzialmente, anche quelli di alcuni operatori. Sicuramente oggi è molto più difficile ed impegnativo che non un tempo sopravvivere nel mondo del commercio ma più in generale "è più difficile confrontarsi con il mondo del lavoro... e non solo del lavoro". Mio padre ha fatto l'operaio tutta la vita, ha cresciuto e mantenuto due figli, la mamma casalinga, eppure non ci è mai mancato nulla di essenziale, ovvio, non ha mai collezionato le monete importanti ma solo messo da parte qualche marenghino (come li chiamano qui in Piemonte) per la Comunione o per la Cresima dei figli. Oggi sicuramente sarebbe quasi impossibile! Certo che tutto è cambiato ed è cambiato anche il modo di lavorare. Oggi io ho la mia Azienda, pago xx stipendi al mese ad altrettanti dipendenti, lavoro 12 o 13 ore al giorno (quando sono in ufficio e non in giro a cercarmi i Clienti altrimenti le ore sono di più...), non faccio un cent di nero lavorando solo per le industrie, leggo e rispondo alle mail spesso a tarda ora od alle 6 del mattino, ho tanti grattacapi ed un mare di responsabilità per me ed anche verso i miei collaboratori e son quasi certo di guadagnare molto meno di tanti commercianti che hanno un'attività a conduzione famigliare... Ma più di tutto sono molto meno sereno di quanto lo fosse mio padre!!! Vorrei concludere con una bella frase che mi ha detto un noto numismatico/commerciante con il quale ho un ottimo rapporto sia professionale che umano: "Questo non è un lavoro ma bensì un grande previlegio, faccio ciò che mi piace e ci guadagno pure discretamente bene..." E adesso non scatenatevi, ho solo riportato una frase che mi è stata detta, io rispetto il lavoro di tutti e so perfettamente che ogni medaglia ha il suo rovescio! Cordialmente, Massimo.
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    No, fintanto che non si inventeranno una patrimoniale le vendite di monete da collezione non sono soggette a tassazione (discorso diverso invece per le monete bullion, tipo sterline e marenghi). ricorda però che sm è stato estero e quindi devi ottenere l'esportazione per conferire la tua raccolta in quel Paese, pena denuncia (penale). Siamo in Italia, magari non succede nulla, ma se qualcuno dovesse chiederti conto del perchè di quel bonifico potrebbe anche esigere la documentazione di regolare esportazione (è già successo....)
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    la migliore in collezione Piastra 1818
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    Hai ragione. Per quanto non sia semplice spiegare a chi é digiuno di questi emissioni quali siano le anomalie di questa moneta, ci voglio provare. Va premesso che si tratta di falsi prodotti tramite coniatura con incisioni del tutto originali. Non si tratta quindi di cloni, pressofusioni o roba del genere, basati su monete autentiche esistenti. Sono "monete" coniate all'antica, con conii moderni e originali incisi a mano. I conii sono circa una ventina, e per quanto spazino nel tempo e (appunto) nello spazio attraversando in lungo ed in largo tutte le monetazioni dei popoli dell'Italia settentrionale preromana, presentano tutti il medesimo "stile", intendendo con questo termine alcune caratteristiche tecniche precise: l'utilizzo di bulini estremamente sottili per abbozzare il disegno, poi rinforzato parzialmente ed in maniera piuttosto sciatta con strumenti di spessore maggiore, una generale incompiutezza dell'incisione soprattutto nelle aree periferiche del conio di dritto, la resa approssimativa delle acconciature, l'utilizzo estensivo del puntinato. A ciò si aggiunge la presenza di unioni di conio tra dritti e rovesci ispirati a quelli tipici di monetazioni lontane nello spazio e nel tempo, con la presenza di presunti "ibridi" concatenati che fanno sì che se i conii in questione sono solo una ventina, i "tipi" prodotti sono molti di più. Per quanto riguarda le tecniche di fabbricazione dei tondelli, e l'associazione tra tipologie dei tondelli e tipologie delle monete, vi é anche in questo caso una certa ricerca dello "scherzo di natura" da parte del falsario. Tutti peccati di hybris dello sciatto artigiano artefice di questi oggetti che rendono la sua produzione facilmente individuabile. Produzione che ha cominciato a inquinare il mercato tra la fine degli anni '80 e gli inizi degli anni '90 del XX secolo. All'inizio, quanto irruppero nel mercato si parlava di un fantomatico "tesoro", e la maggior parte delle "monete" presentava una patina nerastra. A tutti coloro che hanno un po' di sana frequentazione con le monetazioni preromane dell'Italia settentrionale questa produzione salta immediatamente all'occhio, non appena se ne veda anche un solo esemplare tra cento genuini, proprio a causa delle sue caratteristiche intrinseche: lo "stile" (le discutibili capacità tecniche) del falsario sono immediatamente riconoscibili. Venendo alla moneta in questione, tutte le caratteristiche tecniche di cui sopra sono presenti. A queste si aggiungono alcune incongruenze tipologiche. Il leone del rovescio é direttamente ispirato a quello caratteristico dei tipi insubri, nettamente differenziato da quello che contraddistingue le altre monetazioni padane. E questo é un primo dato. Ma le emissioni insubri sono sempre caratterizzate dalla presenza di legende in caratteri nord-etruschi (TOUTIOPOUOS, PIRAKOS, [...]NATORIS, RIKOI o RIKOS). In questo caso al posto della legenda in caratteri nordestruschi é presente una pseudolegenda, tracciata nelle modalità tipiche della monetazioni venetiche. Sotto la parte anteriore del leone sono presenti alcuni punti che con le emissioni insubri non hanno nulla a che fare, ma che contraddistinguono alcune emissioni a leone scorpione di area cenomane. Il dritto é di fantasia, con un'Artemide raffazzonata, caratterizzata da un'acconciatura che non trova riscontro in nessuna emissione padana. Conosco quattro monete prodotte con questa coppia di coni. Tutte e quattro sono coniate su tondelli quadrangolari, spessi e ricavati da lamina. Le emissioni insubri si contraddistinguono per l'utilizzo di tondelli fusi, tondi ed estremamente sottili. In sintesi, questa moneta é un non-sense numismatico Aggiungo, se fosse necessario, che é anche stata individuata come falso nel BoC, più di vent'anni fa. Il problema é stato segnalato alla casa d'aste che la propone, una decina di giorni fa. Nessuna risposta. Che é una risposta.
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    Il collezionista è sempre solitario? Credo lo sia molto meno di un tempo: Lamoneta e, in generale, internet hanno innegabilmente giovato alla numismatica, avvicinando collezionisti, venditori, accademici, appassionati e semplici curiosi. Personalmente sono un collezionista solitario, perché non vivo la numismatica al di fuori del mio pc e di Lamoneta, se non nelle occasioni in cui sono stato gentilmente - e forse immeritatamente? - invitato a parlare di monete. Occasioni che mi hanno dato molto, ma che hanno richiesto molto tempo. Tempo che oggi, ahimè, tende a mancare: vuoi per il lavoro, vuoi per lo sport (anch'esso, così come per la numismatica, praticato a livello amatoriale), vuoi per gli impegni sentimentali (per fortuna! E comunque ho una splendida fidanzata che asseconda pienamente la mia passione numismatica), vuoi per i week end lontano da casa, ma anche per svogliatezza e pigrizia, non cerco scusanti. Il perché non frequenti un circolo (e qui rispondo direttamentea @matteo95, che ammiro molto e leggo spessissimo sul forum) è essenzialmente dovuto a due motivazioni: al fattore tempo, di cui ho detto, e ai miei interessi "atipici". Sono interessato alle monetazioni più antiche di tutti i tempi, a oggetti che talvolta non si sa neanche se possano essere considerati monete, alle primissime produzioni dell'Asia Minore, dell'Estremo Oriente e della "Regione Indiana". Non escludo che il prossimo anno possa iscrivermi al circolo genovese, anche se so già non sarò molto presente, ma se non l'ho fatto fin'ora è soltanto perché credo che non sarebbero in molti a condividere i miei stessi interessi (a parte Daniele Ricci, che con le sue vecchie discussioni ha influenzato molto i miei interessi numismatici. Ma mica posso annoiare soltanto lui! ). Sul forum qualche riscontro lo trovo e per me è sufficientemente appagante e stimolante. Io, comunque, non faccio testo per valutare la "solitudine" del collezionista/numismatico in Italia: non sono un numismatico e non sono un vero collezionista. Sono soltanto un semplice curioso, interessato agli aspetti sociali ed economici che hanno portato alla nascita della moneta e alla storia di alcuni antichi imperi e delle loro prime emissioni. Infine: ben vengano tutte queste iniziative. Aggregarsi, condividere e socializzare è fondamentale in ogni circostanza e per ogni passione.
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    Buongiorno a tutti, Continuiamo con una delle ultime mezze piastre entrate in collezione.....un bel 60 grana di Francesco i, moneta davvero ostica da reperire in buona conservazione. Sono ben accetti pareri, anche sulla patina che si presenta molto scura.
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    ragazzi, ma siete sicuri di aver beccato l'intruso giusto???? io ne vedo un altro
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    I primi caldi di questo finale di primavera ieri mi hanno portato a cercare refrigerio e riposo, in compagnia di mio padre, all'ombra delle verdi fronde di un vecchio ed enorme platano che da sempre incombe sui tetti della casa paterna. Mio padre (83 anni, nato nel 1933) ricorda questo platano (e i suoi 5 fratelli) già presente e già di notevoli dimensioni nel corso della sua prima infanzia. Corse il pericolo di essere estirpato (il platano, non mio padre) nel corso dell'occupazione americana. Gli artiglieri alleati avevano infatti la necessità di crearsi il campo di tiro per cannoneggiare le colonne tedesche in ritirata verso il Po; la situazione arrivò al collasso in meno di un giorno, i tedeschi si arresero a migliaia e il platano si salvò. Questo platano (e i suoi 4 fratelli, uno nel frattempo è morto) ha attraversato l'ultimo secolo e ha visto "il mondo che si è trasformato....oggi tutto è cambiato" scritto in corsivo perchè è la frase pronunciata da mio padre...con gli occhi persi a guardare nel profondo dei suoi ricordi di ragazzino..mentre io, naso per aria, guardavo l'immensa chioma dell'immensa pianta. Questa frase mi ha riportato all'introduzione di un'opera in due volumi che conservo da anni nella mia biblioteca. L'ho subito cercata e gliel'ho fatta leggere....ora la vorrei condividere con chi ha avuto la pazienza di arrivare fino a questo punto. Da: GLI ULTIMI CENTO ANNI DELLA STORIA UNIVERSALE di Pietro Orsi E' evidente che qui si parla del secolo dal 1815 al 1916....il progresso che ha portato una vera rivoluzione tecnologica, politica e sociale... è legato alle invenzioni, che sono però, l'uso della forza meccanica generata dal vapore, il motore termico, il telefono, il telegrafo, l'aereo. La grande diffusione delle informazioni è legato ai sistemi di stampa... Insomma...non si parla mega o terabyte, non si parla di esplorazioni spaziali o nanotecnologie. Internet? non era nemmeno nella fantascienza. Eppure il giudizio sulle trasformazioni sociali, politiche e geografiche era praticamente lo stesso. Ancora una volta la storia si ripete, uguale a se stessa....come uguale a stessa rimane la fresca e rilassante ombra del platano che incombe sulla mia casa paterna. Un caldo saluto Mario
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    ma te figurati se col casino che c'è in Italia e in Europa pensano a legiferare su una così piccola nicchia di popolazione.....qià siamo sull'orlo della caduta , di nuovo, dell'impero di occidente, immagina cosa gliene può importare se te non hai regole chiare per collezionare...su...mi sembrate quello che qualche anno fa voleva fare i gazebi per la raccolta firme pro-collezionismo, in contemporanea alle agitazioni sindacali e operaie...ma stiamo scherzando?....io operaio ,che protesto per non essere licenziato, ti brucio il gazebo...e con ragione...
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    Buonasera, stavo controllando I vassoi con le Piastre di Ferdinando II e mi sono soffermato sui nominali del 1851. Vengono riportate sul mio vecchio Gigante come non comuni (NC). In base alla mia esperienza di ricercatore di varianti, penso che la 1851 testa piu' giovane sia piu' ostica da reperire rispetto al tipo successivo. Vorrei che anche voi esprimeste il vostro parere sulla rarita' delle 1851. Questa che vi posto è la mia ritratto adulto. Riferimenti: Pagani 216 D'Incerti 194/A Taglio rovesciato. Peso 27,51 grammi Giudicata da Fornoni ( listino Autunno 1999) qFDC. La moneta presenta sui fondi segni di spazzolatura e al rovescio lungo il bordo graffi di conio che non interessano la parte centrale della moneta.
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    Sapete, sono un pò disgustato... Ero indeciso se scrivere questo intervento ma poi i il disgusto continuava anche se il tempo passava quindi meglio sfogarsi che rimuginare... Stasera ho letto una discussione su un gruppo facebook, anzi non un gruppo qualsiasi ma IL gruppo più numeroso di numismatica italiana. Quello che per numero riunisce su Facebook la maggior quantità di appassionati/collezionisti/commercianti/semplici interessati al quanto vale-checosaè insomma tutti i livelli di interesse che il monetame vario può suscitare nella persone, insomma tale e quale a come succede nel nostro forum. Mi capita a tiro una discussione come tante... Uguale a centinaia o forse migliaia di quelle che ho letto in questi anni qui sul forum. Si presenta un ragazzotto qualsiasi (però ad accompagnarlo il suo nome e cognome ben evidenza, la città dove vive e le sue foto...la sua vita insomma perché facebook lo prevede e il gruppo è anche pubblico) chiedendo informazioni su una moneta molto particolare con molto garbo e ed educazione. Iniziano gli interventi: guarda che è falsa... non saprei, le foto si vedono male mostrane di migliori...mah non saprei forse buona forse no... a me pare buona... Normale amministrazione. Il proprietario posta foto migliori in primo piano e anche foto con peso e misure... Ed ecco arrivare i post di due commercianti numismatici importanti con la loro sentenza: è falsa senza ombra di dubbio. Il branco, forte del parere dei due noti commercianti, inizia a circondare la preda... Iniziano le prese in giro. Ma ancora la situazione è tollerabile. Il ragazzotto risponde però che un esperto l'ha contattato e la vuole vedere dal vivo perché secondo lui è autentica. Il clima rimane di scherno. Passa una settimana e il ragazzo si ripresenta con una certa ironia e compiacimento dicendo che la moneta è stata venduta a Verona ad un numismatico ed era autentica e di un certo valore. La reazione dei partecipanti a questo punto si fa rabbiosa. Gli danno del bugiardo, che sta facendo una figura di merda... Lo prendono in giro per gli errori di ortografia... Vogliono i nomi dei numismatici e dei periti in questione... Interviene un altro notissimo commerciante dicendo che la storia è vera...Il ragazzo non sta mentendo. In tutta risposta viene insultato anche lui e gli viene dato del "coglione". L' ex proprietario però non demorde e non rivela il nome del perito e dell'acquirente. Evidentemente però i messaggi privati a quel punto avranno iniziato a correre tra i partecipanti e infatti magicamente si insinua in loro il "buon senso" e un approccio più soft... Fino a che uno dei commercianti inizialmente schierato per il falso fa (e bisogna dargliene merito) il suo pubblico mea culpa e dichiara che una volta esaminata dal vivo la moneta era buona e che il suo parere e di altri ha permesso così la vendita della stessa con soddisfazione anche economica del proprietario. A questo punto per il branco è il trionfo dell' IPSE DIXIT medievale... Ah se lo dicono loro sarà così eh...sì sì sicuramente... mi fido! Bene! Bravi! Bis! E il branco si scioglie. Ora alcune considerazioni. 1) L'IPSE DIXIT Aristotelico è un concetto superato già da CENTINAIA di anni che già alla mente dell'Uomo qualunque dovrebbe stonare ogni volta che viene tirato in ballo ma figuriamoci ad una mente scientifica come quella che dovrebbe essere propria di chi si avvicina oggi , 2017, ad una disciplina scientifica (o quasi) come la numismatica: dovrebbe proprio far scattare fastidio interiore e giramento di....neuroni. 2) L'effetto branco. Se già l'IPSE DIXIT non è ammissibile figuriamoci se è tollerabile quando viene strumentalizzato da più persone per fare comunella contro il povero "sfigato" che sta lì solo e "senza amici". 3) Il corto circuito virtuale/reale. Quelle stesse persone (parliamo di 40/50/60enni non ragazzini) come si comporterebbero nella vita reale intorno ad un banchetto di un commerciante o ad un circolo o ad un baretto di fronte allo stesso ragazzotto che chiede informazioni? Con la stessa arroganza? Con lo stesso linguaggio scurrile? Con lo stesso spalleggiarsi e sorriso beffardo? Non penso. Dal vivo non siamo protetti dallo schermo... Non ci sono chilometri a separare aggressori ed aggrediti. E una reazione dell'aggredito è sempre possibile, meglio non rischiare... il tizio è pure grosso, è giovane... 4) Solo alla fine della discussione un poveretto ha chiesto umilmente almeno di che moneta di trattasse...per curiosità intellettuale... Sì perché in tutto questo bordello la questione numismatica e divulgativa/informativa era passata completamente inosservata. Detto questo. Quanto è realistico il quadro della società attuale e in particolare dell'ambiente numismatico che emerge da questi gruppif Facebook ? L'ambiente numismatico è così dominato da combriccole infantili che parteggiano per questo o quello e pronte ad avventarsi e spolpare chi non è del giro? E' così pieno di gelosie e rivalità tra i vari commercianti e i vari collezionisti, tanto da sfociare spesso nella palese aggressività e in atteggiamenti di bullismo? Spero di no perché altrimenti meglio ritirarsi a fare il collezionista solitario raccontato da @dabbene Però il forum non è così. Quindi l'ambiente numismatico non è così. Qui si rispettano le regole di una civile convivenza, chi colleziona monete d'oro da 1000 euro al pezzo è pronto ad aiutare chi colleziona monetine da ciotola e viceversa il ciotolaro se può cerca di aiutare il ricco collezionista. Commercianti, studiosi, collezionisti, raccoglitori, tutti uniti nella comune passione. E anche quando gli animi si scaldano e si trascendono le due regole in croce del forum e della buona educazione ecco che ci sono moderatori, curatori etc a cercare di riportare la pace... E se proprio la pace non è gradita prego quella è la porta. Puoi anche essere la reincarnazione di tutti i numismatici esistiti ma quella è la porta. Puoi essere anche un grandissimo commerciante il moderatore ti cazzia e quella è la porta. Tutti devono rispettare tutti altrimenti quella è la porta. Senza differenze. Spero di non avervi annoiato ma ne sentivo il bisogno. Saluti Simone PS Onore al noto commerciante (e forumista ) che s'è preso del "coglione" in pubblico in quel modo dal primo tizio che capita: non so come abbia resistito dal rispondere a tono, spero che qui non succeda mai a me. Anche perché la barriera tra virtuale e reale potrebbe farsi mooooolto sottile per il malcapitato
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    [emoji2] Questa l'avevo sentita dire in riferimento ai guai... qualche volta alle mogli. Questa accezione "numismatica" del fatalismo è una piacevole scoperta per quanto mi riguarda.
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    Romolo avendo visto dal Palatino passare in cielo piu’ uccelli di Remo , che invece osservava il cielo dall’ Aventino , ricevette dal nonno Numitore , quale vincitore della sfida , l’ incarico di fondare una nuova Citta’ colonia di Albalonga , in quanto questa era ormai sovrappopolata di Albani e Latini . Quello che successe prima e dopo , vero o leggenda che sia e’ ben risaputo , come ci tramanda Tito Livio : “Siccome erano gemelli e il rispetto per la primogenitura non poteva funzionare come criterio elettivo , toccava agli dei che proteggevano quei luoghi indicare , attraverso gli aruspici, chi avessero scelto per dare il nome alla nuova città e chi vi dovesse regnare dopo la fondazione . Così , per interpretare i segni augurali , Romolo scelse il Palatino , Remo l’ Aventino . Il primo presagio, sei avvoltoi , si dice toccò a Remo . Dal momento che a Romolo ne erano apparsi il doppio quando ormai il presagio era stato annunciato , i rispettivi gruppi avevano proclamato re l’uno e l’altro contemporaneamente . Gli uni sostenevano di aver diritto al potere in base alla priorità nel tempo , gli altri in base al numero degli uccelli visti . Ne nacque una discussione e dal rabbioso scontro a parole si passò al sangue : Remo , colpito nella mischia , cadde a terra . È più nota la versione secondo la quale Remo , per prendere in giro il fratello , avrebbe scavalcato le mura appena erette [più probabilmente il Pomerium , il solco sacro] e quindi Romolo , al colmo dell’ira , l’avrebbe ammazzato aggiungendo queste parole di sfida : «Così , d’ ora in poi , possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura» . In questo modo Romolo s’ impossessò da solo del potere e la città appena fondata prese il nome del suo fondatore” In tempi abbastanza recenti , nel 1987 , nelle pendici settentrionali del Palatino , primo colle abitato di Roma da parte di Latini e forse di Albani , vennero scoperte delle mura ricavate in blocchi di Tufo giallo , che furono datate al 720/730 a.C. , quindi di una eta’ che corrisponde quasi a quella canonica della fondazione di Roma . Questa recente scoperta dimostra che gli storici antichi , nel nostro caso Tito Livio , ci hanno tramandato fatti reali , al piu’ conditi da qualche leggenda di contorno , che riportarono nei loro scritti ritenendoli degni di memoria in quanto quei lontani fatti , forse leggendari , erano stati tramandati da scritti o da tradizioni orali . In foto il tratto di muro arcaico sul lato settentrionale del Palatino rinvenuto nel 1987 .
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    I piccoli restauri sono normali, le bulinature, come ti ha ben illustrato Cliff non lo sono perché, di fatto, portano le monete ad una morfologia che non è mai esistita , né all'origine né durante la loro vita naturale. Le bulinature, le stuccature e le ricostruzioni di parti di moneta, sono fortemente penalizzanti per l'effettivo valore del pezzo e, se oltrepassano certi livelli ed estensioni, lo rendono praticamente assimilabile ad un falso. Ci sono centinaia di discussioni qui sul forum su monete trattate in quel modo e condannate dal mercato e dal collezionismo "onesto" pulitura e poco più: si, rifacimento a bulino o altri strumenti, decisamente no
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    buongiorno a tutti....ecco allora un idea di un piccolo pecunio di sei monete, che erano saldate tutte insieme,uniti da i fuocci e il tempo,come erano portate di fondo tasca.... una di Lucca,di "castracanni",e altre di Pisa con aquilla.....e infine una Bonifacina del primo tipo.....le date concordano. e fano fede!...del mezzo trecento.
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    Buona domenica a tutti di recente acquisizione da un'asta è arrivata una nuova data in collezione...rara in questa qualità e personalmente mai vista cosi. un saluto a tutti e grazie a chi vuole esprimere un parere. marco
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    Ciao a tutti, in generale, compro pochissimo... con questo coronato, aggiungo la seconda tipologia, quella con la croce potenziata, alla mia piccola collezione... la quarta, quella con il drago dal volto umano, invece, me la studio sui libri[emoji4][emoji4]
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    Buon pomeriggio a tutti. Mi son preso il tempo e la pazienza di verificare se le monete commemorative del Cinquantenario della proclamazione del Regno d'Italia siano state le ultime coniate nel vecchio edificio della Regia Zecca di Roma, in Via delle Fondamenta (Città del Vaticano), immediatamente prima dell'inaugurazione della nuova sede della Regia Zecca in Via Principe Umberto (inaugurazione avutasi il 27.12.1911), ed ora espongo, se mi è concesso, i risultati delle mie ricerche. Ho analizzato le relazioni della Regia Zecca relative agli esercizi finanziario 1910-1911 e 1911-1912, messe a disposizione da @rongomsu questo forum tempo addietro. Non finirò mai di ringraziare abbastanza rongom per l'importante e assidua azione divulgativa che ha condotto sul forum, a beneficio gratuito di tutti gli utenti volenterosi e curiosi di approfondire l'italica storia monetaria recente. Dalla lettura combinata delle due relazioni, ho appreso quanto segue. la coniazione della ben nota serie monetale commemorativa del Cinquantenario della proclamazione del Regno d'Italia è stata autorizzata con RD 830 del 20.11.1910, sulla base dei seguenti contingenti: 50 lire auree pezzi 10.000; scudo pezzi 60.000; 2 lire argentee pezzi 1.000.000; 10 centesimi bronzei pezzi 2.000.000; il contingente della moneta aurea da 50 lire è stato raddoppiato a 20.000 pezzi mediante RD 352 del 06.04.1911; i modelli delle monete da 2 lire e 10 centesimi, curati dal Prof. Domenico Trentacoste, nativo di Palermo, furono approvati con RD 53 del 19.01.1911, mentre quelli del 50 lire d'oro e dello scudo argenteo, sempre curati dal predetto Professore, furono approvato con RD 761 del 25.06.1911; sicuramente le monete commemorative da 50 lire, 5 lire e 10 centesimi sono state coniate nel corso dell'anno 1911, mentre una analoga espressa dichiarazione non è stato possibile rinvenire per la moneta da 2 lire; l'intero contingente delle monete da 50 lire e 10 centesimi è stato coniato ed emesso nel corso dell'e.f. 1910-1911, dunque nel periodo compreso tra il 25.06.1911 e il 30.06.1911 per il 50 lire, e tra il 19.01.1911 e il 30.06.1911 per il pezzo da 10 centesimi; che le 50 lire auree siano state coniate in soli 5 giorni è perfettamente coerente con la dotazione tecnica della vecchia Regia Zecca, posto che una sola pressa Ulhorn (e ve ne erano 10), del tipo allora in dotazione a Roma, poteva raggiungere la velocità di 75 monete coniate al minuto; ipotizzando il funzionamento di una sola pressa, 20.000 monete potevano essere coniate in 4 ore e mezza circa; lo scudo da 5 lire è stato coniato in 19.994 pezzi nell'e.f. 1910-1911, dunque tra la data del 25.06.1911 e il 30.06.1911 (valgono anche in questo caso le considerazioni svolte al punto 6 che precede) mentre i restanti 40.006 pezzi sono stati coniati nell'e.f. 1911-1912, dunque tra il primo luglio 1911 e il 31.12. 1911, alla luce di quanto chiarito al punto 4) che precede; le 2 lire argentee commemorative sono state coniate per pezzi 749.925 nell'e.f. 1910-1911, dunque tra il 19.01.1911 e il 30.06.1911, mentre i restanti pezzi 250.075 nell'e.f. 1911-1912; non si può essere certi che questi ultimi 250.075 pezzi da 2 lire siano stati coniati entro la data del 31.12.1911, posto che non sono riuscito a trovare una esplicita affermazione in tal senso, contrariamente, invece, per le 50 lire, gli scudi e i pezzi da 10 centesimi; nel novembre 1911 la Regia Zecca era pronta a funzionare nella nuova sede di Via Principe Umberto; fu visitata dal re Vittorio Emanuele III il 15.12.1911 e venne ufficialmente inaugurata il 27.12.1911. Conclusioni: sicuramente i pezzi da 50 lire d'oro e da 10 centesimi di bronzo sono stati coniati tutti nella vecchia sede della Regia Zecca in Via delle Fondamenta; una parte degli scudi del cinquantenario (almeno 19.994 pezzi) è stata coniata nella vecchia sede, posto che nei 4 giorni intercorrenti tra il 27 e il 31 dicembre 1911 i restanti 40.006 pezzi potevano essere benissimo coniati dalle 15 presse in dotazione della nuova zecca, 10 Ulhorn di vecchia costruzione, ciascuna capace di 75 colpi al minuto, e 5 nuove presse a ginocchiera, americane, con velocità massima di 90 colpi al minuto per monete dal grande modulo; una parte dei pezzi da 2 lire, almeno 749.925 monete, è stata coniata nella vecchia sede di Via delle Fondamenta. Una parte dei pezzi da 2 lire coniati nell'e.f. 1911-1912 potrebbe essere stata coniata nel corso del 1912 nella nuova sede della R. Zecca. Tra le ultime monete coniate nella vecchia sede si devono annoverare anche alcuni pezzi da 2 lire e 1 lira, tipo quadriga veloce del Calandra e almeno una parte delle monete argentee e bronzee per la Somalia Italiana coniate nell'e.f. 1911-1912. Scusandomi per la prolissità, spero che queste informazioni possano essere utili agli Amici del forum. Saluti a tutti.
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    Salve, gradirei i vostri pareri su questo 3 piccioli di Ferdinando lll. Grazie.
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    Una volta sarebbe stato impensabile riuscire ad aggregare tanti appassionati di aree ed età diverse. Gli ambiti erano più circoscritti, ne conseguiva il fatto che difficilmente si poteva relazionare come oggi, se non in modo epistolare e comunque con tempistiche diverse. Non tutti riuscivano ad andare ai convegni, molti non ne erano a conoscenza, nonostante accumulassero da tempo. La penisola era divisa realmente in regioni, in città e piccole realtà di provincia, Ne conseguiva che per cause di forza maggiore, l'isolamento fosse d'uopo. Poi vennero i tempi moderni, e qualcosa iniziò a cambiare, la nascita di nuovi circoli, le testate numismatiche, i mercati storici come quelli del Cordusio, dove si scrissero pagine importanti.. Ma nonostante ciò, era pur sempre di nicchia, e gran parte continuarono ad esser solitari... Poi come d'incanto arrivò la rete, il nostro forum, anche realtà ultimamente come il Gazzettino di Quelli del Cordusio che contribuirono alla svolta epocale. Nulla impedì di voler esser soli, il trionfo di tanto vigor, in un semplice gesto.. Ogni età, ogni area, ogni monetazione, ogni sogno, mai come oggi è cosi rappresentata su questa piattaforma, quello che da sempre il collezionista solitario avrebbe più di ogni cosa desiderato... Eros
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    Salve a tutti. Oggi vorrei proporre, in questo mio nuovo intervento di approfondimento, una moneta, per certi versi ancora argomento di dibattito, della più grande rarità, battuta sotto il regno di Filippo III d’Asburgo come re di Spagna (1598 – 1621). Una moneta che, per certi versi, è ancora “evanescente” e sfuggente. Il mio obiettivo sarà, dunque, quello di riproporre nuovamente le nostre conoscenze su questo nominale, anche attraverso lo spoglio delle passate ricerche, per permettere infine una sua maggiore comprensione. Passiamo quindi subito ad illustrare l’oggetto della nostra discussione: D/ PHILIPP • III • D • G • REX • V Busto giovanile con corona radiata e corazza volto a destra. R/ SICILIAE – HIERVSA Stemma a cuore, coronato, in cornice di cartocci. Peso: 3 grammi. Diametro: 28 mm (secondo CNI XX) o 24 mm (secondo Bovi). Metallo: Oro 22 carati (secondo Prota). Bibliografia essenziale: · AA. VV., Corpus Nummorum Italicorum vol. XX (abbreviato in CNI XX), Roma 1943, p. 222, n° 393 (il busto è erroneamente riportato come rivolto a sinistra anziché a destra); · Giovanni Bovi, Le monete napoletane di Filippo III (1598 – 1621), in Bollettino del Circolo Numismatico Napoletano, anno LII, gennaio – dicembre, Napoli 1967, pp. 3 – 55, in particolare la moneta è descritta a p. 37, n° 53; · Alberto D’Andrea – Christian Andreani – Simonluca Perfetto, Le monete napoletane da Filippo II a Carlo VI, Castellalto (TE) 2011, p. 167, n° 1 (tra i riferimenti, viene erroneamente riportata come assente in CNI XX); · Michele Pannuti – Vincenzo Riccio, Le monete di Napoli dalla caduta dell’Impero Romano alla chiusura della zecca, Lugano 1984, p. 138, n° 1 (le legende riportate nella descrizione sono errate rispetto a quelle che possono leggersi sulla moneta illustrata nell’immagine); · Carlo Prota, Lo scudo di oro di Filippo III di Spagna coniato a Napoli, in Bollettino del Circolo Numismatico Napoletano. Studi e Ricerche, Napoli 1926, pp. 26 – 30, in particolare la moneta è descritta ed illustrata a p. 29. Fig. 1: Lo scudo d'oro di Filippo III così come appare in Pannuti - Riccio, op. cit., p. 138. Singolarmente, per il periodo storico di cui trattiamo, non si conosceva alcuna moneta d’oro di Filippo III per Napoli prima che, nel 1926, Carlo Prota presentasse per la prima volta questo scudo. Fino ad allora, si conosceva solo un pezzo, presunto aureo, per questo sovrano, con i tipi identici al carlino con legenda EGO IN FIDE, coniato nel 1600 (per tale carlino in argento, cfr. Pannuti – Riccio, op. cit., p. 142, n° 16 e seg.). La moneta, descritta da Memmo Cagiati e poi passata in CNI XX, p. 178, n° 26, è custodita nel Medagliere del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (si rimanda a Giuseppe Fiorelli, Catalogo del Museo Nazionale di Napoli. Medagliere III: monete del medio evo e moderne, Napoli 1871, n° 7463) e risultò essere un normale carlino del tipo come sopra, ma dorato. Si potrebbe credere che questo carlino, già raro di per sé, fosse stato sottoposto ad un processo di doratura per spacciarlo come un nominale aureo unico ed inedito per questo sovrano, colmando così la lacuna già evidenziata prima causata dalla mancanza di monete d’oro coniate a nome del terzo Filippo. A titolo informativo, riportiamo che il carlino EGO IN FIDE dorato del Museo napoletano ha un peso di 3,04 g. ed un diametro pari a 23 mm., stando a quanto riportato da Bovi, op. cit., p. 13, e che quindi si avvicinava molto per dimensione e peso allo scudo d’oro presentato dal Prota e qui da noi nuovamente analizzato. Quest’ultimo, che ad oggi sembra essere l’unico nominale aureo noto della zecca di Napoli coniato per Filippo III, proveniva dalla collezione numismatica di Cesare Ratti e apparve successivamente in un’asta della ditta Mario Ratto di Milano nel 1962, al lotto n° 439 (cfr. Bovi, op. cit., p. 14). Apprendiamo, poi, sempre dal Prota (op. cit., p. 26), che, quando Filippo III salì al trono nel 1598, «la zecca di Napoli ebbe ordine di coniare moneta di ottima e buona lega e di giusto peso, come erano state le monete di Filippo II e di Carlo V, in maggior parte, quelle di oro emigrate dal Regno e quelle di argento quasi del tutto rifilate». Quindi, particolare attenzione dovevano ricevere in quel periodo, almeno stando ai documenti d’archivio che lo studioso napoletano ci riporta nel suo lavoro (cfr. Prota, op. cit., p. 26, nota 1), le monete d’argento, perché erano state soggette all’azione truffaldina dei tosatori, e quelle in oro (ancorché ugualmente tosate), poiché, grazie alla loro bontà, erano state in gran parte portate al di fuori dei confini regnicoli per circolare o essere riutilizzate in altri Stati, sia italiani che stranieri, dove la moneta aurea non raggiungeva simili standard qualitativi. Possiamo notare subito che la moneta in oggetto potrebbe appartenere proprio al primo periodo di regno di Filippo III. Benché la datazione sia resa ardua a causa della mancanza sia di una data specificata sul tondello stesso, sia per l’assenza delle sigle degli ufficiali di zecca, come i Maestri di Zecca e di Prova, purtuttavia, grazie ad un raffronto stilistico, possiamo affermare con una certa sicurezza che il busto presente sullo scudo d’oro è molto vicino alla tipologia ritrattistica che troviamo su alcuni nominali in argento, non da ultimi i mezzi ducati e i tarì, datati fino al 1610 circa. Lo scudo d’oro di nostro interesse fu quindi battuto durante il primo periodo che si configura tra il 1600 ed il 1610. Le emissioni di questo lasso temporale sono accomunate e caratterizzate dal busto del re effigiato con fattezze giovanili (infatti, Filippo salì al trono spagnolo quando aveva circa diciannove anni, come troviamo riportato in Pannuti – Riccio, op. cit., p. 136) e con un busto coperto da una corazza con espliciti e chiari riferimenti classicheggianti (fig. 2). Fig. 2: Confronto stilistico tra lo scudo d'oro e un generico tarì del tipo Pannuti - Riccio, op. cit., p. 141, n° 11 (ex Varesi 61, n° 85). Già Prota, op. cit., p. 29, aveva notato che, nonostante lo stile più rozzo e l’assenza delle sigle, questo scudo d’oro aveva notevoli somiglianze stilistiche con i tarì con stemma a cuore del tipo Pannuti – Riccio, op. cit., p. 141, n° 11 e segg. Risulta quindi chiaro che questa moneta potrebbe aver costituito l’esemplare di prova per una progettata emissione di scudi d’oro nel Regno di Napoli all’inizio del regno di Filippo III. Proprio in quel periodo, infatti, il problema della “cattiva moneta” era più vivo che mai a Napoli: il viceré dell’epoca, che maggiormente si interessò della questione, don Juan Alfonso Pimentel de Herrera, conte di Benavente (in carica dal 1603 al 1610), cercò di contrastare sia la piaga della tosatura che quella della moneta «mancante di peso», per dirla con le parole riportate in Prota, op. cit., p. 27. A tal fine, furono emessi due provvedimenti: il primo, si concretizzò con una prammatica del 6 giugno 1609, mentre il secondo è costituito da un bando del 12 maggio di quello stesso anno. Ma, a fronte di queste problematiche, rimaste a lungo irrisolte, l’emissione di moneta aurea per Filippo III sembra non aver avuto seguito e che il nostro scudo sia rimasto fino ad oggi un esemplare isolato, una tacita testimonianza dell’impegno del viceré e degli ufficiali di zecca di seguire le disposizioni in abito monetale che venivano emanate da Madrid per conto del nuovo sovrano. Tra le cause della mancata produzione monetale in oro, in un siffatto frangente, sembra che avessero avuto un certo peso le azioni dei tosatori, ma, ancor di più, l’esportazione o la tesaurizzazione di moneta aurea, che costituiva un danno più o meno pesante alla politica economica e monetaria del Regno partenopeo. Inoltre, bisogna considerare il fatto che nei territori dell’Italia Meridionale circolavano ancora in abbondanza le monete d’oro definite “antiche” di Carlo V e Filippo II, di buon peso e ottima lega, come viene riportato in Prota, op. cit., p. 27: «(…) si dovevano spendere o ricevere le monete antiche purché fossero di giusto peso, mentre tutte le altre venivano ritirate dalla zecca e dai banchi, con condizioni poco vantaggiose per i possessori». Tutte queste cause, quindi, hanno concorso affinché il progetto di una regolare emissioni di scudi d’oro per Filippo III venisse prima accantonato e, gradualmente, abbandonato. Il problema ancora irrisolto è il peso di questo, finora, unico esemplare noto, che raggiunge i soli 3 g., un po’ basso se pensiamo che le monete d’oro di questo periodo rispettavano ancora gli standard ponderali degli scudi di Filippo II (in entrambi i periodi: 1554 – 1598), aggirandosi intorno ai 3,38 g. (trappesi 3 ed acini 16, secondo Bovi, op. cit., p. 7). All’incirca della stesso peso era anche lo scudo aureo di Carlo V del tipo Pannuti – Riccio, p. 95, n° 11 (3,38 – 3,4 g.). Entrambe le tipologie avevano ancora ampio corso legale nel Regno. Ad oggi, l’ipotesi più recente in merito compare nel volume di D’Andrea – Andreani – Perfetto. In quella sede, a p. 165, viene detto che «dopo centocinquant’anni di coniazioni auree ininterrotte, Filippo III fu il primo sovrano spagnolo a non coniare monete d’oro a Napoli». In una nota, alla stessa pagina, viene spiegato come sia stato ritenuto falso anche l’esemplare di cui stiamo discutendo per via del peso calante, come verrà poi meglio specificato in un’altra nota a p. 167. Nessuna particolare menzione viene dedicata, invece, all’assenza delle sigle, neanche nel vastissimo articolo che Bovi dedicò alle coniazioni napoletane di questo sovrano nel 1967. Per tale punto possiamo solo rifarci a quanto riferì il Prota nel lontano 1926, alle pp. 29 – 30: «[la ragione] della mancanza delle sigle sopradette lo fa ritenere battuto verso il 1606, epoca in cui il maestro di zecca fu assente dal suo ufficio e le sue mansioni erano affidate al Credenziero Maggiore della zecca». La nota che dovrebbe spiegare meglio questo assunto rimanda ad un altro lavoro del Prota: Maestri ed incisori della Zecca Napolitana ricavati da documenti del R. Archivio di Stato di Napoli, Napoli 1914, dove a p. 18 viene riferito che «Un maestro provvisorio regente (sic!) vi fu nel 1606 per brevissimo tempo, a nome Fulvio di Costanzo (…)». Naturalmente, oggi, tra tutti questi dubbi e la scarsa attenzione dedicata a questa moneta, si è fatta strada con sempre più veemenza l’ipotesi che l’esemplare appartenuto a Cesare Ratti e venduto dalla Ratto di Milano nel 1962 sia in realtà un falso. Occorre inoltre sottolineare l’impossibilità di reperire fotografie recenti del suddetto esemplare, il che non fa altro che creare ulteriori disagi per chi vorrebbe cimentarsi in un studio più articolato sul presente nominale. L’alone di “mistero”, dunque, permane intorno a questa moneta: io ho provato in tal modo a scalfirne la superficie, ma confido nei vostri interventi per cercare di approfondire ulteriormente questo affascinante argomento. Grazie a tutti per l’attenzione.
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    Buonasera teofrasto.teofrasto Queste sono le foto dei miei colleghi. Dal museo di Augusta (Germania).
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    Buongiorno a tutti! E' da un po' che non posto qualche pezzo e guardando tra le foto della mia piccola collezione ho rivisto questa mezza piastra e mi è venuta voglia di sottoporla al vostro giudizio... è un 60 grana del 1736 (variante NEAP) acquistato qualche tempo fa....taglio e tipo di moneta che personalmente adoro ...qualche dato 35 mm 12,63 gr (questa) argento 908% C treccia in rilievo D CAR:D:G:REX NEAP: HISP:INFANS .&C. // F: B: .A. attorno allo stemma, in basso G:60 R DE SOCIO PRINCEPS. , in basso De 1736 .G: Grazie per commenti, spunti e approfondimenti...
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    Ottima serata ieri decisamente, nonostante il caldo, con un buon pubblico che si e' mostrato molto interessato a questo argomento con varie domande finali. Molto interessante la relazione di Crisa' sia per la specificità e unicità del tema che per i suoi racconti di differenze attuali di lavoro di archeologo e numismatico in Italia e il Regno Unito. Ancora complimenti al Ccnm per il livello qualitativo e quantitativo delle Conferenze offerte a tutti gli appassionati.
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    Segnalo la pubblicazione, a cura di Davide Fabrizi e Achille Giuliani, dal titolo Regno di Napoli. Le zecche minori. Parte I Liberamente disponibile a questo link
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    La “Campagna Romana” e’ quel vasto territorio che circonda Roma , termine gia’ in uso dal lontano Medioevo , che comprendeva una vasta area del Lazio racchiusa a Nord fino ai Monti della Tolfa , ad Est fino ai Monti Tiburtini , a Sud fino al Circeo e ad Ovest fino ad Ostia . Nel corso della storia di Roma questo grande territorio era occupato da piccoli e medi centri abitati satelliti di Roma , da immensi possedimenti terrieri con all’interno grandi e ricche Ville patrizie , percorso da Acquedotti aerei o sotterranei , dalle splendide Vie Consolari con le secondarie Vie di comunicazione , da costruzioni varie : Templi , Sepolcri , Circhi , Cisterne e quant’ altro ; tutto questo territorio alla caduta dell’ Impero e con il susseguirsi delle invasioni barbariche , venne abbandonato e gli abitanti si aggregarono intorno ai Castelli dei piccoli centri abitati , in tal modo le antiche costruzioni sparse nella campagna iniziarono ad essere disabitate , iniziando cosi’ il declino irreversibile della Campagna romana . A cominciare dal XVI - XVII secolo , artisti , pittori e poeti , richiamati dal Rinascimento italiano e provenienti da tutta Europa vennero a Roma infatuati dalle antichita’ classiche della Citta’ e percorsero a piu’ riprese la Campagna Romana ormai quasi desolata rimanendo colpiti da quelle immense rovine sparse sul territorio che la rendevano un oasi di pace ma anche di tristezza per quelle mute rovine , tanto che le declamarono nelle poesie , mentre altri le riproducevano sui dipinti dell’ epoca a ricordo di un passato glorioso ormai spento per sempre . Oggi la Campagna Romana , non esiste praticamente piu’ , inglobata in nuovi quartieri ed edifici moderni sempre piu’ invasivi e irrispettosi verso le antichita’ che a stento sembrano opporre una strenua difesa osteggiando inutilmente la loro antichita’ ed un po’ di rispetto per quello che sono e che rappresentano per noi Italiani , le nostre origini , ma servira ? Uno dei tanti esempi di questa indifferenza verso le nostre radici storiche e’ rappresentato da un modesto edificio della campagna romana , come tanti , forse un Tempio , questa definizione non e’ completamente certa , chiamato dal Medioevo : Tempio della Tosse ; si trova ad Est di Roma , sulla Via Tiburtina , vicino l’ Aniene , presso Tivoli ; vicino al Tempio della Tosse esisteva un santuario di Ercole Vincitore sui cui resti fu costruita una Cartiera , ora abbandonata . E’ chiamato Tempio ma non si conosce quale funzione avesse nell’ antichita’ e in quale epoca venne costruito ; dal ritrovamento di una lapide , ammesso che questa appartenesse al monumento , sembra che l' edificio sia stato costruito entro la prima metà del IV secolo sui ruderi di una Villa romana del I secolo a.C. durante il principato di Costantino per ricordare dei lavori eseguiti sulla via Tiburtina , costruzione pero’ strana ed anomala per commemorare una manutenzione della Via . Sono state avanzate diverse ipotesi , tra cui quella che si trattasse di un Ninfeo , di un Tempio dedicato a Venere o al Sole o ad un Sepolcro della Gens Tuscia da cui poi sarebbe derivato il nome attuale , travisato in Tosse . È invece ritenuta fantasiosa l' ipotesi risalente al Medioevo , che fosse un Tempio dedicato alla personificazione della Tosse, eretto al di fuori delle mura di Tivoli per tenere lontana la malattia della popolazione , questa sembra una delle tante leggende tipiche di quell’ epoca . L' edificio venne adibito in Chiesa e dedicata a Maria nel X secolo , restaurato successivamente con materiale proveniente dal vicino santuario di Ercole Vincitore . Come si puo’ vedere dalle foto , rimangono alcuni affreschi religiosi contenuti al suo interno piuttosto danneggiati dal tempo e dall’ incuria dei posteri . Il Tempio è oggi inglobato in una proprietà terriera privata e per questo non è possibile visitare il suo interno , lo si puo’ osservare solo dall’ esterno fuori dalla proprieta' privata , mi sembra inusuale e strano che un privato si possa “appropriare” di un antico edificio archeologico , in cambio speriamo abbia almeno la cura del mantenimento e all’ occorrenza del restauro , ma sembrerebbe essere solo “protetto” da filo spinato come in una trincea militare dalla prima guerra mondiale . Come struttura l' edificio ha forma circolare ed è chiuso sul tetto da una cupola simile a quella del Pantheon a Roma , in quanto come si vede in foto la copertura e’ provvista al centro di un occhio , la cupola misura oltre i 12 metri di diametro . Il corpo centrale in mattoni si articola in due livelli , uno più antico su cui erano situati gli accessi , l' altro più recente su cui si aprono tre grandi nicchie rettangolari e quattro nicchie semicircolari . Anticamente doveva essere rivestito di marmo , come testimoniato dai fori di fissaggio delle lastre e doveva essere sormontato da una cornice andata perduta , mentre si sono invece conservate le mensole che la sorreggevano . Tutto l’ edificio poggia su un basamento costituito in opera reticolata risalente alla primitiva Villa del I secolo a.C. e da materiale di reimpiego di altri edifici antichi prossimi al Tempio . In foto varie riprese del Tempio della Tosse , per ultima una stampa del XVII secolo (riproduzione) all' interno di un quadro .
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    Buona giornata Che dire di più? Avete già tutti espresso i motivi che da qualche anno stanno cambiando la numismatica e in meglio a mio parere. Tutti motivi che condivido. La passione, soprattutto dei giovani, se ben alimentata e c'è l'aiuto dei più anziani, porta generalmente la curiosità di sapere, di approfondire; è cultura come la numismatica dovrebbe essere; non è solo l'acquisto della moneta che riempie una taschina dell'album. Far conoscere, divulgare, aprire nuovi orizzoni, è sempre positivo; ciò consente di fare scelte responsabili ed oggi non è cosa da poco. I benefici sono sotto gli occhi di tutti, come avete ben scritto nei post precedenti. Grazie quindi a questo forum che ha fatto da volano, ai Gruppi di utenti che lo hanno usato bene e che gli hanno, in parte, consentito di crescere e a tutti coloro che ne fanno parte e che in questo contesto si dedicano con passione a trasmettere la cultura numismatica; sono tanti e tra questi non si può non citare Mario, con l'entusiasmo e la voglia di fare che lo contraddistinguono. saluti luciano
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    Ecco GIOACCHINO NAPOLEONE MURAT,
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    Se l'obiettivo era di fare divulgazione numismatica che vada oltre il forum e raggiunga tutti direi che l'obiettivo è stato sicuramente raggiunto. Credo che anche la più ottimistica previsione o stima sia stata superata. In fondo è il credo di Lamoneta che viene proseguito in questo prodotto sia cartaceo che in digitale, il parlare di numismatica per avvicinare, incuriosire ma anche per dare contributi importanti, news, eventi, bibliografia, parlare del mondo della numismatica. Il permettere a tanti di accedere, senza pagare quote, iscrizioni, costi, con facilità e comodità e poter leggere... Io rimango dell'avviso che siano importanti sia la ricerca scientifica che la divulgazione, senza poi divulgazione difficilmente la numismatica potrà essere per tanti e conoscere le monete, le identità, la storia non può che far crescere l'individuo, quindi conoscenze ma anche maggiore consapevolezza in tutti. E' il mio pensiero , credo anche di altri, il che non esclude pagine più alte, step ulteriori di approfondimento che troverete già nel prossimo numero 2. Nella serata di tempo fa al CCNM il Gazzettino fu consegnato ad Arslan e alla Travaini, la Travaini ci disse ottimo, qualcuno poi deve anche divulgare, Arslan sottolineò l'importanza del contributo anche in digitale per rimanere a disposizione di tutti. In fondo abbiamo fatto poi questo e se due luminari così ci incoraggiano oltre a tutti voi, possiamo dire avanti la strada è aperta, continuiamola, e se ci crediamo e ci piace, come è, sarà un piacere per tutti noi continuare in questa forma di volontariato culturale per tutti.
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    Verona sabato 20 Maggio, 9,30, lascio momentaneamente il Convegno, dopo un venerdì pieno, vado ad incontrare il mio omonimo veronese! Sì, perché ognuno di noi ha un omonimo nel mondo. L'incontro è nella sede di Radio Verona, presso il giornale l'Arena, lui è giornalista. Ha deciso di farmi un'intervista, entriamo nello studio, per me è il battesimo della radio, mai fatte interviste, ma mi sento a mio agio! Si inizia, se avete voglia e tempo potete ascoltarla, allego lo streaming, 20 minuti piacevolissimi, con due persone squisite, lui, Claudio ed il giovane figlio Jacopo, il tempo vola, una vita in 20 minuti! La domanda finale: ma siamo parenti? Con Claudio fisicamente ci assomigliamo, tornando indietro nel tempo potrebbe esserci un collegamento tra il suo ramo perugino ed il mio toscano? Mah! Chissà! Buon ascolto!! MY GENERATION - MERCOLEDI 31.05.17 Parte 2 - CLAUDIO CAPITINI.mp3
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    Buonasera a tutti, vi mostro i mie primi acquisti "provinciali" arrivate fresche fresche oggi pomeriggio si tratta di due tetradracme una di elagabalo e una di erennio etrusco entrambe in mistura. Pesano rispettivamente 16g la prima e 8.6 la seconda. Ora dovrò imparare a leggere il greco. Cosa ne pensate? Grazie a chi commenterà. Ora posso iniziare a studiarle
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    Nel volgere dei secoli o dei millenni , come in questo caso , e’ accaduto che un monumento antico si sia salvato dal tempo e dagli uomini per un caso particolare , piu’ precisamente grazie alla superstizione degli antichi . La ricerca di un fatto simile ci porta in Sicilia , ad Agrigento . Fuori delle mura dell’ antica Agrigento si vede ancora in piedi e praticamente intatta una struttura in blocchi quadrati a forma di torre semi piramidale che poggia su una base di quattro scalini per lato ; la misura di un lato della base quadrata e’ di circa 4,6 metri , mentre in altezza misura circa 10,4 metri . Come si vede dalle foto e’ costruito in blocchi quadrati in pietra calcare locale e tutta la struttura e’ divisa circa a meta’ altezza da una cornice che le gira tutta intorno ; il fatto che salta agli occhi e’ che alla base non esiste porta di accesso alla torre . Il secondo ordine , quello che parte dalla cornice in su , ha nei quattro angoli altrettante colonne scanalate e nel mezzo delle quattro facciate , quella che sembra una finta porta , in cima un’ architrave termina la struttura ; questo secondo ordine della torre e’ vuoto all’ interno quindi le finte porte sembrano essere di solo abbellimento . La tradizione storica attribuisce questo monumento essere il Sepolcro di Terone , Tiranno di Agrigento vissuto a cavallo tra il 500 e il 400 a.C. ; il termine Tiranno in Grecia e in Magna Grecia non sempre aveva il significato dispotico e violento dato da noi Latini . L’ attribuzione del monumento a Terone nasce dalla lettura dell’ opera di Diodoro Siculo , Biblioteca Storica , Libro XIII , Tomo LXXXVI , dove si legge che dopo aver regnato Terone per sedici anni , venne a morte e che gli Agrigentini per onorarne la memoria , oltre ad avergli celebrato un particolare e suntuoso funerale come riconoscenza per le imprese compiute e per avere arricchito e resa famosa la citta’ , gli innalzarono un magnifico Sepolcro fuori delle mura cittadine . Diodoro Siculo prosegue narrando il seguente fatto a proposito del Sepolcro di Terone , che in seguito ne permise la sopravvivenza fino a noi : quando Agrigento venne assediata dai Cartaginesi di Annibale e Imilcone nel 406 a.C. , questi due condottieri ordinarono di abbattere tutte le tombe che si trovavano fuori le mura di Agrigento e di utilizzare il materiale di demolizione per costruire dei rialzamenti di terra in grado di pareggiare l’ altezza delle mura della citta’ ; iniziarono l' opera di demolizione , ma quando i Cartaginesi furono sul punto di abbattere il Sepolcro di Terone , cadde dal cielo un fulmine che atterri i Cartaginesi , al che mossi da paura e rispetto ordinarono di lasciarlo illeso , inoltre durante quei lavori scoppiò una epidemia di peste e i Cartaginesi attribuirono il fatto ad una vendetta degli spiriti usciti dalle tombe distrutte , la peste colpì a morte lo stesso Annibale ; infatti questo monumento funebre e’ l’ unico sopravvissuto intatto al contrario di tanti altri Sepolcri che ancora fino al XVIII secolo si vedevano ridotti in cumuli di macerie intorno a questo superstite di Terone . Naturalmente al termine di questa storia e’ da notare che non esiste prova certa che questo monumento sia il Sepolcro di Terone sopravvissuto al tempo e agli uomini ; nel XVIII secolo si era proposto di fare dei sondaggi sotto il basamento a gradini del monumento , non essendoci porte di accesso , per accedere all’ interno e cercare l’ urna funeraria di Terone o una iscrizione che ne attestasse l’ identita’ , ma non so se una operazione del genere sia mai stata eseguita , quindi il dubbio rimane al di la della tradizione storica , oltre al fatto che Diodoro non ci ha tramandato quale forma avesse il Sepolcro di Terone . In foto due disegni del Sepolcro di Terone eseguiti nel XVIII secolo e due dello stato attuale , come si nota poco e’ cambiato a distanza di quasi tre secoli , segue una moneta agrigentina risalente all’ epoca di Terone , con l’ aquila al dritto simbolo di Zeus e il granchio al rovescio simbolo di Agrigento .
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    ciao amici, non ho mai contribuito a questa discussione ma la seguo sempre con curiosità ed orgoglio per voi... nonostante stia avendo varie ramificazioni, tutte interessanti e deliziose da leggere anche da fuori, non posso che confermare che il numismatico non è mai stato solitario... meno che meno in questo secolo di interconnessione totale, non solo via web ma anche e soprattutto grazie al web. Per questo voglio regalare a questa discussione e a tutti voi un piccolo frontespizio di un mio libro settecentesco che rappresenta bene quello che era la "comunicazione numismatica" a quei tempi. Solo lenti, grandi raccoglitori, e molta curiosità (più eventualmente una spada per difesa dai truffatori eh eh!). L'avevo già proposta altrove e qualcuno forse se la ricorda, ma mi piace metterla anche qui:
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    @anto R @magdi @dabbene @adolfos @avgvstvs Grazie per aver espresso le vostre considerazioni, ovviamente non sono stato spinto ad aprire la discussione da questi ultimi tre denari, per loro valgono sicuramente le considerazioni espresse su quadratum supercusum imperizia e quant'altro, mi incuriosisce troppo invece il primo postato e se dovessi osservarne in futuro almeno un'altro potremo anche ridiscuterne, perdonatemi ma a forza di osservare denari il mio cervello comincia a presentare tracce di espansione a martello.
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    in realtà non si tratta di un wiener ma di un salzburger pfennig
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    Si, però per assonanza e vicinanza... Silvio l'Arcoreo e Gallianvs! :-) Ciao! TWF
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    Scusami@Alb123 e non prenderla a male... ma ti stai perdendo (a mio avviso) il bello della numismatica. Mi spiego e ti giro la seguente domanda: - sappiamo che di tratta di un denario di Faustina I . Ma questo rovescio cosa significa? Cosa indica? Cosa riporta la legenda e perchè (perchè ogni legenda ha un perché)? Ovvero... va bene lo stato di conservazione, va bene il valore (che si impara nel tempo guardando molti esemplari) ma questi tecnicismi sono importanti o è piú importante il messaggio e la Storia che di cela dietro l'esemplare? Ribadisco, non prendertela a male... voglio solo darti uno spunto di riflessione. Ciao Illyricum [emoji6]
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    Salve, segnalo : http://www.ilgiornaledellanumismatica.it/?p=13838
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    Ricevutala ho avuto la gradita sorpresa di verificare che la legenda al diritto è IMP CONSTANTINVS P F AVG e quindi il RIC corretto è il 279 che è riportato RR sul RIC e la rarità è confermata nel Clooke/Toone dall’assenza negli hoard di riferimento. A dispetto della zona di corrosione a rovescio (molto più evidente nelle immagini che non in mano, infatti si distingue senza problemi anche il drappo che scende dal braccio sinistro di Sol) la moneta ha un buon impatto visivo e una discreta patina nera. Come confronto ho trovato questo: e un’indicazione che nel RIC 279 esistono due tipi diversi di rappresentazioni di Sol (inteso come posizione del corpo) Inoltre esiste una variante ulteriormente rara che si differenzia per il drappeggio del rovescio (una sorta di mantello, in pratica). Mi rendo conto che si tratta di una tematica molto “di nicchia”. Ma mi piace il condividere l’osservazione che emerge ovvero che anche un apparentemente “semplice e comune” SOL INVICTO COMITI può portare a sorprese e a qualche soddisfazione. E che piccole differenze possono significare molto... Se poi vogliamo le indicazioni di rarità del RIC lasciano il tempo che trovano… ma il Clooke Toone sembra confermare una certa rarità del tipo. Che poi si possa disquisire sulla scelta di utilizzare come riferimento solo quattro hoard per quanto rappresentativi del periodo nell’area, questo è un altro par di maniche. Comunque il Clooke-Toone è sicuramente più attuale rispetto al volume del RIC. Ciao Illyricum
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