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  1. Chi mi sa dire qualcosa di preciso e darmi qualche nozione e qualche testo (magari specifico, se ne esistono) di riferimento su queste due zecche alquanto misteriose? Ho aperto la discussione in questa sezione in quanto sono generalmente considerate zecche magnogreche (rispettivamente campana e lucana), ma in realtà sarebbe più corretto considerarle pre-romane e italiche, considerando l'origine dei due insediamenti di riferimento. Ecco che, però, parlando delle città alle quali sono state ascritte le monete in questione, sorgono numerosi interrogativi e si apre la reale questione della corretta attribuzione. Al momento ci si muove nel terreno delle congetture, basate più che altro su alcune legende. Ma i ritrovamenti in loco supportano queste attribuzioni o rivelano nuovi interessanti scenari? Per quanto riguarda la prima zecca, parliamo delle monete con dicitura IDNO, dove la D potrebbe essere in realtà una RO greca corrotta o una lettera di un locale alfabeto italico, probabilmente comunque corrispondente alla nostra "R". Queste monete, per l'assonanza con il fiume Irno che scorre a Salerno e nelle sue vicinanze, sono state attribuite all'insediamento etrusco-sannitico (quindi italico) della frazione salernitana di Fratte, identificato con la città di Irna proprio in virtù delle iscrizioni monetali. Altre monete attribuite a questo insediamento commerciale recano la dicitura in genitivo IRNTHI. Siamo, dunque, sicuri che sia le monete con dicitura IDNO che le monete con dicitura IRNTHI siano ascrivibili alla stessa zecca di produzione? (a prescindere dall'identificazione con la Fratte di Salerno). Di seguito allego una foto dell'unica moneta che sono riuscito a trovare sul canale acsearch. Dimenticavo che di questa località si conoscono solo monete bronzee. Al D/ Apollo con corona d'alloro e al R/ toro androprosopo con etnico
  2. Dopo oltre un secolo dalla scoperta torna in asta un incuso di Crotone proveniente da uno dei più discussi rinvenimenti monetali dell’antichità: il “rispostiglio” di Taranto 1911 (IGCH 1874). Nomos AG, Auction 21, 21/11/2020, 53 BRUTTIUM. Kroton. Circa 530-500 BC. Stater (Silver, 28 mm, 8.86 g, 12 h). ϘΡΟ Tripod, with legs ending in lion's paws, and with three handles and snakes rising from the bowl, on dotted exergual line; cable border. Rev. Same type, but incuse; rayed border. HN III 2075. Jameson 1879 (this coin). SNG ANS 234. A very attractive, nicely toned example of great beauty. Minor die fault in the reverse field to right, otherwise, extremely fine. From the collection of the Rockefeller University and that of Dr. Alfred E. Mirsky (originally acquired prior to the 1950s), Gemini VII, 6 January 2011, 65 (but there misidentified as being HN III 2085 with both a crab and the ethnic on the reverse, neither of which, quite clearly, can be seen on this coin!), from the Jameson Collection and from the Tarentum find of 1911. Il tesoro venne alla luce il 22 giugno 1911 in località Borgo Nuovo, area in cui si tende a collocare l’acropoli della città. Ne facevano parte circa 600 esemplari d’argento contenuti in un vaso - tra cui monete della Grecia, della Magna Grecia e siceliote oltre a circa 6 kg d’argento non monetato – distribuiti entro margini cronologici alquanto ristretti, dalla metà del VI agli inizi del V secolo a.C. Di seguito la descrizione del rinvenimento fornita dal Kraay (IGCH, n. 1874):
  3. Peus 427, 04.11.2020, 83 GRIECHISCHE MÜNZEN Bruttium Kroton Diobol 367/324 v. Chr. Dreifuß, links PENT / Adler mit rückwärts gewandtem Kopf vor Olivenzweig. Rutter, HN -; HGC 1487 corr.. 0.79 g.; Feine Tönung Sehr selten Sehr schön - vorzüglich Ex Slg. Graeculus. Die Legende PEN neben dem Dreifuß, die an Stelle des Ethnikons erscheint, bezieht sich wohl kaum auf die Wertstufe dieses so seltenen wie bedeutenden Stückes. Die Zahl 5 lässt sich nicht sinnvoll anwenden auf ein Silbernominal von einem Mittelgewicht von ca. 0,86 g. Indes weist die prominente Platzierung dieser Legende darauf hin, dass hier ein Bezug auf den Prägeherrn unternommen wird. Vermutlich gibt dieser sich als Pentápolis zu erkennen, als ein Verband von fünf Städten, wie wir ihn aus Hdt. 1,144 und Strab. 6,2,4 kennen. Kroton beherrschte bereits im 6. Jh. v. Chr. ein weites Territorium, auf dem sich weitere Städte befanden: Sybaris, Temisa, Pandosia und Laos. Im frühen 4. Jh. setzte es sich an die Spitze der Italischen Liga (Polyb. 2,39,6), die sich fortan gegen das aggressive Syrakus und (später) gegen die Brettier zu bewähren hatte. Das vorliegende Geldstück scheint ein Zeugnis einer kurzen Phase zwischen 367 und 324 zu sein, in der Kroton Diobole für eine Pentapolis aus fünf achaischen Städten prägte. Di questa moneta e della sua attribuzione si era già parlato: https://www.lamoneta.it/topic/182983-kroton-con-pen/. Viene ora riproposta (coll. Graeculus) ma con legenda errata ( al posto di ). Altri esemplari simili battuti probabilmente dagli stessi coni erano già apparsi sul mercato antiquario: Auktionen Münzhandlung Sonntag, 20, 2014, 17 (ex Peus 401, 2010, 29) Rauch 86, 2010, 142 (ex Hirsch 269, 2010, 2260) Attianese (Kroton. Ex nummis historia, Settingiano 1992, p. 163, n. 171) illustra con pessima riproduzione fotografica un diobolo simile (gr. 1,35) riportando un’erronea lettura della legenda (KPO invece di ). Ne indica la provenienza da Capo Rizzuto in epoca ignota (notizia non verificabile). Nel catalogo di vendita più recente Peus evidenzia come l’iscrizione , se letta come abbreviazione del numerale pente (5), non sembrerebbe riferirsi alle iniziali del nominale (che il peso di gr. 0,79 riconduce ad un diobolo) in quanto nel sistema acheo-corinzio adottato da Crotone la scala dei nominali non contempla una suddivisione su base 5. Ne consegue che la peculiare sigla debba necessariamente interpretarsi come allusiva al nome dell’autorità emittente (come peraltro avevo proposto nella discussione citata) Tale “autorità” viene identificata dai compilatori con una presunta Pentápolis, una confederazione di cinque città esemplata sul modello tradito dalle fonti (Hdt. I,144 e Strab. VI,2,4). Osservazione alla quale è possibile muovere più di un rilievo. Il contesto della pentapoli dorica oggetto della narrazione di Erodoto è di VI-V secolo a.C. e riguarda alcuni centri dell’Asia Minore. Lo storico narra che Agasicle di Alicarnasso commise un atto di empietà sottraendo illecitamente il tripode dopo aver vinto una gara. Per questo motivo le altre città che fino ad allora avevano fatto parte dell’Esapoli (Lindo, Ialiso, Camiro, Coo, e Cnido) esclusero Alicarnasso dalla confederazione, che da allora prese il nome di "Pentapoli dorica”. Rapido è anche l’accenno di Strabone (storico e geografo di età augustea) che nel definire il nuovo assetto urbano assunto da Siracusa all’epoca di Augusto ricorda che anticamente la polis comprendeva cinque città (o meglio quartieri: l'isola di Ortigia; l'Akradina; la Tiche; la Neapolis; l'Epipoli). Sulla scia della pentapoli dorica e di quella siracusana, a giudizio dei compilatori della scheda Peus, anche Crotone avrebbe dato vita ad una sorta di confederazione di 5 città. E per ben due volte: dapprima negli anni finali del VI secolo a.C., periodo in cui, grazie alla disfatta di Sibari (510), esercitò la sua epicrazia su un vasto territorio che comprendeva Sibari, Temesa, Pandosia e Laos; successivamente all'inizio del IV secolo, quando aderì (e fu per un periodo a capo) alla Lega Italiota insieme a Thurii, Caulonia, Metaponto ed Heraklea (Polib. II,39,6). Se ne conclude (per Peus) che la moneta in questione potrebbe interpretarsi come la testimonianza di una breve fase, tra il 367 e il 324, in cui Crotone emise dioboli per una confederazione (pentapoli) formata da cinque città achee. Queste osservazioni inducono alla riflessione e soprattutto alla cautela, onde evitare di accostare acriticamente la documentazione numismatica alle fonti storiche, ipotizzando che tipi monetali e/o legende rappresentino una sorta di trasposizione “materiale” ed immediata di precipui eventi storici. In primis bisognerebbe accertare che la moneta sia stata emessa da Crotone, ipotesi che in Peus diviene un assunto veicolato, evidentemente, dal tipo del tripode - emblema civico riprodotto senza soluzione di continuità sulle emissioni argentee della città - e soprattutto dall’abbinamento tripode/aquila, che pure è parte integrante del repertorio tipologico della polis. In realtà gli unici dioboli crotoniati noti con questa tipologia (del tipo ANS 417) risultano sempre contrassegnati dall’etnico, seppur in forma abbreviata (KP). Hirsch 255, 2008, 1339 Appare inoltre anomalo che una città a capo della lega italiota abbia voluto celebrare un tale momento storico non con nominali di taglio elevato (stateri) bensì con divisionali stilisticamente assai modesti e preferendo al nome della (presunta) polis egemone quello di una non meglio specificata pentapoli. Le emissioni ascrivibili al periodo della lega italiota sono, in realtà, di ben altro tenore. Esse esibiscono stateri con la legenda di Crotone e i tipi di Hera Lacinia/Herakles libante, immagini che attraverso la vivificazione di antichi culti veicolano un chiaro messaggio politico, in uno scenario storico – quale probabilmente quello della lotta contro Dionigi – denso di eventi traumatici e destabilizzanti per la città. Sarebbe pertanto auspicabile chiedersi se la peculiare sigla sia davvero riferibile a Crotone o se, piuttosto, il centro di emissione non vada ricercato altrove. A tal proposito mi sembra interessante accostare agli esemplari con legenda un inedito diobolo apparso di recente sul mercato antiquario che associa al tipo del tripode sul D/ una testa d’aquila accompagnata dalla lettera al R/. Attribuito dubitativamente a Crotone, l’esemplare risulta un unicum e pertanto la cautela e d’obbligo, tuttavia la corrispondenza dei tipi (benché parziale al R/) e la presenza della stessa iniziale () potrebbero costituire elementi non casuali, suggerendo un’emissione certamente limitata sia nel tempo che a livello di nominali coniati (solo dioboli). L’identificazione di tuttavia, resta a mio parere ancora da indagare. Roma Numismatics Limited, E-Sale 55, 2019, 94 Greek Bruttium, Kroton(?) AR Diobol. Circa 400-350 BC. Tripod / Head of eagle right; Π below. SNG ANS -; HN Italy -; SNG Copenhagen -; BMC -; SNG Lockett -; apparently unpublished in the standard references.0.72g, 10mm, 9h. Very Fine. Possibly Unique; unpublished in the standard references, no other examples on CoinArchives. From the inventory of a European dealer.
  4. Harlan J. Berk Ltd., Buy or Bid Sale 213, 19.11.2020, 39 Bruttium, Croton. Alexandria Diobol; Bruttium, Croton; c. 430-420 BC, Diobol, 0.78g. HN Italy-2133 var. (hare r.), SNG ANS-332 var. (hare r.). Obv: Tripod, annulets above and to either side. Rx: Hare leaping l. between two annulets.Rare; this exact variety apparently unpublished. VF Precedentemente apparso in Harlan J. Berk Ltd., Buy or Bid Sale 209, 3.12.2019, 189, l’esemplare non costituisce una variante inedita, come invece si legge nella scheda. Un pezzo tratto dagli stessi conii era infatti già comparso sul mercato antiquario: CNG, Mail Bid Sale 66, 19.05.2004, 90 BRUTTIUM, Kroton. Circa 460-440 BC. AR Diobol (0.76 gm). Tripod, legs terminating in lion's feet, O to either side / Hare springing left; O above and below. Cf.Attianese 78; SNG ANS 332 var. (hare right); HN Italy 2133 var. (hare right). Toned, good VF. Extremely rare; apparently unpublished. Un altro esemplare, iconograficamente affine per la resa del tripode, ma distinto al R/ per posizione della lepre (a destra) ed assenza dei cerchietti, in: CNG Mail Bid Sale 69, 08.06.2005, 59 BRUTTIUM, Kroton. Circa 525-425 BC. AR Diobol (0.81 gm, 3h). Circa 525-425 BC. AR Diobol (0.81 gm, 3h). Tripod; O to either side / Hare running right. Cf. Attianese 77; cf. SNG ANS 332; cf. HN Italy 2133. Good VF, toned, light porosity. Unpublished with O's on obverse. Mi rendo conto che la mole di materiale da visionare e schedare in occasione di un’asta, unitamente allo stringato tempo a disposizione, costituiscano un forte limite per l’approfondimento le ricerche. Le quali, tuttavia, appaiono tanto più indispensabili quanto più si ritiene che un esemplare costituisca una “variante inedita”. Un caso analogo, per restare in Magna Grecia, si riscontra per il divisionale di Taranto (unpublished variety ) apparso lo scorso anno in: Nomos, Obolos Web Auction 13, 02.07.2019, 51 CALABRIA. Tarentum. Circa 280-228 BC. Obol (Silver, 9 mm, 0.49 g, 9 h). Kantharos, flanked by two stars below. Rev. Kantharos, flanked by two stars below. HN III 1076. Vlasto 1654 var. Nicely toned; an unpublished variety with stars on both sides. Very fine.From the Vineyard Collection, purchased from Coin Galleries in New York City on 19 February 1998, and from an older American collection. Si tratta in realtà di una serie (kantharos tra due astri sia al D/ che al R/) già nota: Numismatik Naumann (formerly Gitbud & Naumann), Auction 6, 04.08.2013, 45
  5. È recentemente apparso sul mercato antiquario un nominale eneo di Crotone datato dopo il primo quarto del IV secolo a.C. e contrassegnato dai seguenti tipi: D/ Tripode, KPO R/ Chicco, MET CNG 115, 16.09.2020, 23 BRUTTIUM, Kroton. Circa 375-325 BC. Æ (11.5mm, 1.74 g, 11h). Alliance issue with Temesa. Tripod; KP-O flanking / Barley grain; T-EM (retrograde) flanking. CNG 53, lot 82 var. (legends), otherwise unpublished, but cf. Rutter, South, pl. 33, 11 and HN Italy 2204 for a similar, but earlier, issue. Dark green patina. VF. Extremely rare. From the Martinez Collection, purchased at the Verona Numismatic Conference, September 2005. Nella scheda informativa l’esemplare viene ricondotto ad un’alleanza (!) tra Crotone e Temesa (!) quest'ultima identificata dalla legenda presente al rovescio, considerata retrograda e letta pertanto nella forma TEM (!). Viene poi evidenziata la sostanziale unicità del pezzo se si escludono esemplari affini per tipologia (ma non sul piano epigrafico) apparsi sul mercato antiquario (e.g. CNG 53, 15.3.2000, 82) o presi in esame da Rutter (Rutter 1979, pl. 33, 11 e HN 2204). Un riesame degli elementi interni della moneta, congiuntamente ad un più ampio spoglio bibliografico, consente di apportare alcune puntualizzazioni. a) Le legende presenti su ambo i lati presentano disposizione e ductus speculari. Entrambe si compongono di tre lettere di cui le prime due contigue e disposte su un lato del tipo mentre l’ultima distanziata e collocata sul lato opposto (KP-O al D/ e ME-T al R/). Ne consegue che se la legenda del D/ deve inequivocabilmente leggersi KPO, quella del R/ va interpreta necessariamente come MET più che TEM. La forma TEM (riconducibile a Temesa), benché notoriamente attestata, compare in epoca ben più antica del IV secolo, investendo peraltro solo il metallo prezioso (AR). Né la frammentarietà delle fonti storiche e della documentazione archeologica conserva memoria dell’ipotizzata alleanza Crotone-Temesa nel secondo quarto del IV secolo a.C. b) Allo stato attuale della documentazione la moneta risulta effettivamente un unicum e pertanto di non facile inquadramento cronologico. Qualche osservazione è tuttavia possibile. Sia Metaponto che Crotone emettono monete in bronzo contrassegnate da tripode/chicco. Per Metaponto, in particolare, le serie interessate (figg. 1, 2) sono quelle del tipo HN 1638 (= Johnston 1989, 2), datate nell'ultimo quarto del V secolo a.C., il cui livello ponderale abbraccia valori compresi tra 2.4 e 1.5 gr.: D/ Tripode, MET R/ Chicco, HE o TE (figg. 1-2) Fig. 1 - Savoca Numismatik, 9th Blue Auction, 25.8.2018, 33 (erroneamente attribuita a Crotone; gr. 2, 36) Fig. 2 - Münzen & Medaillen GmbH (DE), 17, 4.10.2005, 49 (gr. 2,19) Gli esemplari, diversificati dalle sigle sul R/, appaiono omogenei sotto il profilo iconografico per la resa del tripode con anello centrale di grosse dimensioni e anse laterali rese di profilo. Ad essi possono aggiungersi i pezzi illustrati da Attianese provenienti dal commercio antiquario (Attianese 2005, 121-122, nn. 8-9) che per elementi iconografici, epigrafici (sigla TE al R/) e ponderali - gr. 2,20; gr. 1,60 (consunta) - sembrerebbero riferibili alla zecca metapontina più che a quella crotoniate. Per Crotone la situazione appare più complessa. Gli esemplari con tripode/chicco (Rutter 1979, gruppo III; Taliercio 1993, fase 1. III; HN 2204), appaiono ascrivibili alla più antica fase della monetazione in bronzo crotoniate (ca. 420-410/5 a.C.), contraddistinta dall'uso del koppa arcaico (fig. 3). L’esiguità dei pezzi finora noti (2 ess.: gr. 1,73; 1,04) non consente di definire con certezza il livello ponderale che, in ogni caso, appare più basso rispetto a quello degli esemplari di Metaponto con analoga tipologia, come sembrerebbe documentare il pezzo recentemente apparso sul mercato antiquario (fig. 4: gr. 1,68). Fig. 3 - Rutter 1979, pl. XXXIII, 11 (gr. 1,73) Fig. 4 - Auktionshaus H. D. Rauch GmbH, E-Auction 35, 17.9.2020, 53 (gr. 1,68) Questi elementi, benché non esaustivi e ancorati all'esigenza di una base statistica più ampia, consentono forse di meglio precisare la cronologia dell’esemplare KPO-MET. Se da un lato la presenza del kappa esclude per CNG una collocazione nelle fasi iniziali della produzione enea, dall'altro anche la datazione al 375-325 presenta alcune criticità. Le serie collocate da Rutter in questo ambito temporale (HN, 2211-2216), corrispondenti alla terza fase della classificazione proposta dalla Taliercio, differiscono dalla moneta in esame sia per elementi tipologici (testa di Athena/aquila su testa di cervo; Aquila stante o su testa di ariete/tripode con alto collo) ed epigrafici (presenza di lettere e sigle), sia per il livello ponderale decisamente più elevato (da gr. 26 a gr. 3 circa). A ciò si aggiunge la presenza di un duplice etnico, che costituisce un elemento di originalità all'interno della monetazione enea della polis e che non trova alcun riscontro all'interno delle serie citate. Affinità tipologiche ed epigrafiche si rilevano invece con alcune serie di stateri in argento, talora legati da incroci di conio, contrassegnati dall’Herakles oikistàs (fig. 5) o dai tipi tripode/tripode (fig. 6) e Aquila su capitello ionico/tripode (figg. 7-8), sia per la costante presenza del chicco, sia per la comparsa di lettere e sigle (E, ME). La moneta con Herakles OIKIMTAM (oikistàs) si rivela di particolare interesse in quanto il conio di D/ è lo stesso che batte alcuni esemplari con Apollo e Python (fig. 9), datati da Stazio nel periodo della spedizione ateniese in Sicilia (Stazio 1984, 386 s.), dove però la legenda del R/ - KPOTON - documenta la progressiva ma non ancora definitiva transizione all'alfabeto ionico. Fig. 5 - CNG, MbS 58, 19.9.2001, 84 Fig. 6 - CNG, E-A 380, 10.8.2016, 39 Fig. 7 - Gemini, LLC, III, 9.1.2007, 44 Fig. 8 - RN, 18, 29.9.2019, 491 Fig. 9 - CNG, E-A 472, 15.7.2020, 474 Se pertanto le corrispondenze sul piano tipologico ed epigrafico non sono casuali, si potrebbe proporre per la moneta di bronzo con tripode, KPO/chicco, MET un inquadramento tra lo scorcio del V secolo ed il primo decennio del IV, nel periodo immediatamente successivo al momento iniziale della produzione enea della città (gruppi I-II Rutter: 420-410/05 a.C.). Restano ovviamente da indagare le motivazioni che indussero Crotone a riprodurre in questo periodo tipo (chicco) e legenda (MET) propri di un’altra città e l’unicità del pezzo impone le dovute cautele in proposito. Si può tuttavia osservare che agli esordi della monetazione in bronzo sia Crotone che Metaponto non sembrano esenti da consonanze sul piano tipologico: Crotone adotta un tipo (chicco) proprio di Metaponto, che a sua volta riprende il tripode (crotoniate?) su serie databili nell’ultimo quarto del V secolo (HN 1637-1638 = Johnston 1989, 1-2; fig. 10). Tali serie, assegnate a Metaponto da Rutter e Johnston, vengono invece attribuite a Crotone da Attianese (2005, 334-338) che ipotizza un’alleanza tra le due città “verso la seconda metà del IV secolo per rapporti non solo politici, ma tanto più economici e commerciali” (p. 338). Fig. 10 - BFA, E-a 73, 14.9.2019, 131 (gr. 4,06) Per concludere una considerazione di ordine metodologico. La compresenza di tipi (e/o legende come nel caso dell’es. CNG) riferibili a città diverse sulla stessa moneta non si traduce, sic et simpliciter, in un’“alleanza” tra due centri. Tanto più che il tripode raffigurato sulle serie enee metapontine del tipo HN 1637-8 (fig. 9), proprio per l’assenza di etnico, non necessariamente costituisce un esplicito riferimento a Crotone. Potrebbe ad esempio sottintendere un richiamo ad Apollo, quest’ultimo peraltro raffigurato sul D/ di una serie bronzea di Metaponto e richiamato al R/ proprio dal tripode associato al tipo e alla legenda di metapontini (fig. 11). Fig. 11 - Münzen & Medaillen GmbH (DE), 30, 28.5.2009, 11 Bisogna, pertanto, prestare la dovuta attenzione nell'interpretazione storica del dato numismatico, soprattutto in assenza di opportuna documentazione storiografica e/o quando non si dispone di solidi ed incontrovertibili elementi di giudizio. Nel caso dell’esemplare a legenda KPO-MET poi, anche a voler seguire (dubitativamente) l’ipotesi dell’“alleanza”, andrebbero definiti tempi e modi della stessa, peraltro un contesto, quale quello proposto dai compilatori (375-325 a.C.), segnato dall'occupazione dionigiana di Crotone e da una serie di eventi destabilizzanti per la città. Riferimenti: Attianese 2005 = P. Attianese. Kroton. Le monete di bronzo, Soveria Mannelli 2005 HN = N.K. Rutter et alii, Historia Numorum. Italy, London 2001 Johnston 1989 = A. Johnston, The Bronze Coinage of Metapontum, in G. Le Rider (cur.), Kraay-Mørkholm essays. Numismatic studies in Memory of C.M. Kraay and O. Mørkholm, Louvain-la-Neuve 1989, 121-136. Rutter 1979 = South Italy and Messana, in Le origini della monetazione di bronzo in Sicilia e in Magna Grecia, Atti del VI Convegno del Centro Internazionale di Studi Numismatici di Napoli - Napoli 1977, Roma 1979, 193-223 Stazio 1984 = A. Stazio, Problemi della monetazione di Crotone, in Crotone, Atti del XXIII Conv. di Studi sulla Magna Grecia (Taranto-Crotone 1983), Taranto 1984, 369-398. Taliercio 1993 = M. Taliercio Mensitieri, Problemi della monetazione in bronzo di Crotone, in A. Mele (cur.), Crotone e la sua storia tra il IV e il III secolo a.C. (Napoli 1987), Napoli 1993, 111-129.
  6. CARATTERISTICHE PRINCIPALI Peso: 6,40 g Diametro: 19x20 mm Metallo Presunto: (vorrebbe sembrare?) argento D/ Giovane incorona cavallo “IΩ / NEY / MH” R/ Giovane su delfino con elmo, due stelle “ΠOΛY / TAΡAΣ” Buongiorno, penso sia una riproduzione di una moneta di Taranto (rif. BMC 144-146, Vlasto 739-745). Online le ho viste chiamate nomos, didracma o statere (sono tutti e tre sinonimi?) Per quanto riguarda la moneta che ho postato, è solo un'imitazione, vero? Sono quasi sicuro non sia autentica, ma essendo nuovo preferirei una conferma. Ringrazio anticipatamente per qualsiasi aiuto.
  7. Cerco informazioni su una monetazione rarissima, della altrimenti ignota città di Sidium, nell'Apulia, che ha emesso un piccolo bronzo con al dritto una testa di Zeus a dx e a rovescio un ercole appoggiato alla clava e la scritta in greco "sidinon". Poche righe sul Garrucci con disegno nelle tavole finali. Pochissimi altri testi ne parlano con indicazioni di rarità attorno a r5. Se possibile mostratemi le monete passate eventualmente in asta, con notizie e valutazioni (0 di 0 trovate su coinarchives, wildwinds e SNGuk)
  8. LA MONETAZIONE DI SUESSA Uno dei maggiori compiti del Forum sarebbe anche quello di segnalare importanti articoli, magari confinati in riviste o libri di non facile accesso se non in ambienti accademici e quindi praticamente sconosciuti a collezionisti e anche a semplici cultori privati. Quindi colgo l’occasione della pubblicazione di un interessante studio della professoressa Rosa Vitale, della Seconda Università degli Studi di Napoli, sulla monetazione di Suessa, in Campania. Questo studio fa parte di un più vasto programma di ricerca universitaria sulle monete della Campania settentrionale ed interna. L’articolo è presente nella rivista “Orizzonte. Rassegna di Numismatica”, X, 2009, p. 51-89. E’ uno studio preliminare a un vero e proprio Corpus e si occupa essenzialmente sulla struttura interna della monetazione, tralasciando al momento alcuni aspetti, come quelli tipologici, e pure manca l’analisi dei conii, che può permettere una migliore valutazione della quantità di emissione e una possibile sequenza relativa (non si sa ancora l’esatto ordine dei vari simboli). Ci sono pochissime immagini mentre sono riportati soprattutto istogrammi ponderali sulla base di dati forniti da esemplari noti, citati in una separata appendice. Alla fine esiste un ottimo ed esaustivo corredo bibliografico, utile per ulteriori approfondimenti. Comunque dai suoi dati è possibile ricostruire l’intera monetazione di Suessa, integrando dove possibile con dati e immagini ricavate da internet o da testi. In tale maniera si rende possibile un valido aggiornamento del Sambon, nell’ormai lontano 1903, nonché una parziale rettifica delle emissioni descritte dalla prof.ssa Vitale, che aveva censito esemplari fino a gennaio 2010. EMISSIONI IN ARGENTO Le monete in argento sono costituite esclusivamente da didrammi di piede campano di circa 7,20 g (diametro 22-23 mm), ampiamente attestato in Campania e nelle vicine Lucania e Apulia. Ci sono due gruppi, distinti dal diverso orientamento della testa di Apollo, ognuno dei quali viene suddiviso in sottogruppi caratterizzati da diversi simboli dietro la testa. L’ordine è basato sulla classificazione del Sambon, con aggiunte di eventuali varianti inedite. I° GRUPPO D/: Testa laureata di Apollo a destra; dietro, simbolo variabile. R/: Cavaliere con pilos a sinistra, conduce con la mano sinistra un secondo cavallo e tiene nella destra un ramo di palma ornato di lemniskos; all’esergo, SVESANO. (Historia Numorum n. 447) Sottogruppo Simbolo Sambon (N. esemplari noti oggi) 1 Lira 852 (24) 2 Triscele 853 (14) 3 Crescente 854 (10) 4 Tridente 855 (5) 5 Spiga 856 (10) 6 Pentagramma 857 (3) 7 Scudo (ovale o circolare) 858 (3+1) 8 Elmo (macedone o frigio) 859 (4+3) 9 Civetta 860 (2) 10 Testa di leone 861 (1 ,da verificare) 11 Tripode 862 (1 ,da verificare) 12 Punta di lancia 863 (3) 13 Trofeo 864 (10) 14 Fulmine 865 (6) 15 Stella a 8 raggi 866 (2) 16 Ala 867 (5) 17 Conchiglia pecten 867 bis (4) 18 Diana con arco - (1) 19 Arco - (2) II° GRUPPO D/: Testa laureata di Apollo a sinistra; dietro, simbolo variabile. R/: Come sopra. (Historia Numorum n. 447) 20 Vaso con 2 manici 868 (1) 21 Elmo 869 (6)
  9. Nel corso di uno studio su alcuni casi di riconiazione in Magna Grecia, che spero di poter condividere in tempi brevi con gli amici del forum, mi sono imbattuto in un incuso a tondello stretto di Metaponto comparso nell'asta NAC, MBS 72, 14/6/2006, lot 104 che forse qualcuno ricorderà per il gran numero di splendidi esemplari magnogreci di VI e V secolo a.C. in ottimo stato di conservazione. La moneta in oggetto risulta tratta dalla coppia di coni Noe, 259 e nella relativa scheda viene rilevata la sua riconiazione su un didrammo di Siracusa. Esaminando la foto da varie angolazioni, effettivamente mi sembra di vedere al D/ il contorno di un delfino (?) (o testa di Arethusa???) in corrispondenza della E e al R/ le zampe posteriore di un cavallo (?) ma ho forti perplessità e mi piacerebbe avere ulteriori opinioni al riguardo. Ringrazio in anticipo chi vorrà fornire opinioni in merito. LUCANIA, Metapontion. Circa 470-440 BC. AR Nomos (8.23 g, 12h). ATEM on left, eight-grained ear; grasshopper to right / Incuse seven-grained ear. Noe 259; HN Italy 1486. EF, partial flat strike. Overstruck on a didrachm of Syracuse. Rare.
  10. Le recenti esplorazioni archeologiche condotte nel territorio dell’antica Kaulonia hanno prodotto in anni recenti contributi di grande interesse, tra i quali si segnalano i tre tomi curati da M.C. Parra (Kaulonía, Caulonia, Stilida (e oltre). Contributi storici, archeologici, e topografici, I-III, Pisa 2002, 2007, 2011), gli Atti del Convegno Internazionale di Firenze (L. Lepore - P. Turi curr., Caulonia tra Crotone e Locri, Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno 2007, Firenze 2010) e il Catalogo della mostra di Firenze (L. Lepore – M.R. Luberto - P. Turi curr., Kaulonia, la città dell’amazzone Clete. Gli scavi dell’Università di Firenze a Monasterace Marina, Catalogo della Mostra - Firenze, Museo Archeologico Nazionale, 13 dicembre 2013-9 marzo 2014, Roma 2013). All’interno di questo ricco dossier bibliografico costante è apparsa l’attenzione riservata al documento monetale, che per l’esiguità delle fonti storiche e la sovente lacunosità della documentazione archeologica, costituisce una chiave di lettura privilegiata sotto il profilo socio-economico e culturale nonché per il lungo arco cronologico delle emissioni, che si snodano senza soluzione di continuità dall’ultimo quarto del VI secolo a.C. alla conquista dionigiana della città (389/8 a.C.). In quest’ottica mi è parso di estremo interesse la segnalazione, ad opera di Giovanni Gorini (Tavola Rotonda, in Caulonia tra Crotone e Locri, cit. p. 483, fig. 33.2), di un divisionale d’argento inedito apparso sul mercato antiquario (Gorny & Mosch Giessener. Münzhandlung, Auk. 165, 17-18/3/2008, 1077; fig. 1). Fig. 1 D/ Cerva stante a d. Bordo lineare. R/ KAV (retr.). Bordo perlinato. Obolo AR, gr. 0.69, mm. 9 Il divisionale veniva identificato come obolo, benché il peso di tale unità risultasse alquanto elevato all'interno della scala di valori propria del sistema acheo-corinzio. Evidentemente l’incertezza nasceva proprio dall'unicità dell’esemplare e si preferì considerarlo un obolo “pesante” piuttosto che un diobolo “leggero”. In anni successivi la comparsa di nuovi esemplari con la medesima tipologia, tutti provenienti dal mercato antiquario, ha consentito di acquisire nuovi dati funzionali ad un migliore inquadramento del divisionale. Il primo di essi appare in Classical Numismatic Group, E-Auction 233, 26/5/2012, lot 96 (fig. 2). Fig. 2 D/ Cerva stante a d. su linea di base. Bordo lineare. R/ KAV (retr.). Bordo perlinato. Diobolo AR, gr. 0.88, mm. 8 Si aggiungono due esemplari simili (figg. 3-4) battuti in recenti aste (Bertolami Fine Arts, Auc. 29, 22/3/2017, lot 90: fig. 3 e Classical Numismatic Group, E-Auction 420, 9/5/2018, lot 6: fig. 4) e un pezzo della Calgary Coin and Antique (fig. 5) Fig. 3 D/ Cerva stante a d. su linea di base. Bordo perlinato. R/ KAV (retr.). Bordo perlinato. Diobolo AR, gr. 0,82, mm. 9 Fig. 4 D/ Cerva stante a d. su linea di base. Bordo lineare. R/ KAV (retr.). Bordo lineare. Diobolo AR, gr. 0.77, mm. 8.5 Fig. 5 D/ Cerva stante a d. su linea di base. Bordo lineare. R/ KAV (retr.). Bordo perlinato entro cerchio lineare.. Diobolo AR, gr. 0.86, mm. 8.2 x 9.5 Alla stessa emissione si può ascrivere anche il pezzo battuto da Classical Numismatic Group, E-Auction 286, 5/9/2012, lot 7 (ex coll. Peter Lee), che tuttavia si differenzia per la forma leggermente allungata dell’etnico al R/ nonché per la disposizione circolare delle lettere (fig. 6). Fig. 6 D/ Cerva stante a d. su linea di base. Bordo lineare. R/ KAVΛ. Bordo lineare. Diobolo AR, gr. 0.76, mm. 8 L’esatta identificazione del nominale emerge chiaramente dalla media dei pesi noti registrati che indicano un addensamento intorno a gr. 0.796 corrispondente, nel sistema acheo-corinzio, al peso del diobolo. 1) gr. 0.88 mm 8 Classical Numismatic Group, E-Auction 233, 26/5/2012, 96 2) gr. 0.86 mm. 8.2x9.5 Calgary Coin and Antique 3) gr. 0.82 mm 9 Bertolami Fine Arts, Auc. 29, 22/3/2017, 90 4) gr. 0.77 mm 8.5 Classical Numismatic Group, E-Auction 420, 9/5/2018, 6 5) gr. 0.76 mm 8 Classical Numismatic Group, E-Auction 286, 5/9/2012, 7 6) gr. 0.69 mm 8 Gorny & Mosch Giessener. Münzh., Auk. 165, 17-18/3/2008, 1077 Come osserva Gorini, i confronti più stringenti sul piano tipologico, restando in ambito magno-greco, possono ricercarsi nella emissioni di Reggio dell’età di Anaxilas (494-445/25 a.C.; fig. 7: Künker, Auc. 48, 27/2-1/3/2018, lot 14), in una rara emissione dei Serdaioi degli inizi del V secolo a.C. (fig. 8: NAC AG, Auc. 64, 17-18/5/2012, lot 652) e ancora in oboli di Poseidonia della fine del VI sec. (fig. 9: SNG ANS, 633). Fig. 7 Fig. 8 Fig. 9
  11. LA MONETAZIONE DEI SERDAIOI Desidero porre a conoscenza di un importante e recente articolo, dedicato alla monetazione dei misteriosi Serdaioi: Louis Brousseau, Le monnayage des Serdaioi revisité. Revue Numismatique, vol. 166 (2010), p. 257-285. L’autore è un giovane ricercatore numismatico presso la prestigiosa Università della Sorbonne di Parigi ed ha focalizzato la sua attenzione soprattutto sulla monetazione di Poseidonia (e di zecche lucane in generale). Ha infatti scritto una tesi su Poseidonia dal 600 al 273 a.C. Nell’ambito delle sue ricerche ha completato un ottimo studio anche sulle monete a nome dei Serdaioi, che è possibile scaricare dal seguente sito: http://independent.academia.edu/LouisBrousseau/Papers/448332/Le_monnayage_des_Serdaioi_revisite L’articolo è in francese e dovrebbe essere comprensibile ai più e noto l’intelligente disponibilità sia dell’autore sia della rivista a renderlo fruibile su internet. Colgo l’occasione per riprendere, riassumere e aggiornare con diverso ordine e ulteriori notizie le parti più significative di questo articolo, anche per una migliore comprensione da parte di chi può avere difficoltà a capire il francese. Per maggiori dettagli e per la bibliografia rimando al suddetto articolo. Inizio subito con il catalogo completo, che ho aggiornato. Le monete a nome dei Serdaioi sono strutturate sui seguenti nominali, tutti basati sul piede acheo-corinzio (cfr. anche, con alcuni aggiustamenti: ): 1) STATERE, del peso teorico di 8,10 g (3 esemplari noti) 2) DRAMMA, del peso teorico di 2,70 g (1 pezzo noto) 3) TRIOBOLO o EMIDRAMMA, del peso teorico di 1,35 g (6 pezzi noti) 4) OBOLO (= 1/6 di dramma), del peso teorico di 0,45 g (2 pezzi noti) 5) EMIOBOLO (= 1/12 di dramma), del peso teorico di 0,225 g (4 pezzi noti). La caratteristica di tale sistema, rispetto al classico piede ponderale attico, è che lo statere è diviso in 3 dramme, anziché in due (da cui l’identificazione dello statere attico con il didramma). 1) STATERE Si conoscono in tutto 3 esemplari, di cui uno frammentato, del diametro di circa 24 mm e provenienti da una sola coppia di conii. D/= Dionisio nudo e barbuto stante a sinistra, tiene con la s. un lungo ramo di vite e con la d. una coppa (cantharus); davanti, in basso, MEP. R/= Ramo di vite con tre foglie e grappolo d’uva. H.N. 1717 1/1 = Parigi, Bibliothéque Nationale, coll. De Luynes 1138 peso: 7,95 g orientamento conii: 1 h 1/2 = Londra, British Museum, BMC 1 (ex coll. Wagan) peso: 7,91 g orientamento conii: 12 h 1/3 = Münzhandlung Ritter, listino PF n. 84, Luglio 2009, lotto n. 277 (€ 790) peso: 3,30 (frammento). Bisogna subito avvisare che la lettera M non corrisponde alla greca “mi” bensì all’arcaica “san”, usata ampiamente dagli achei e che verrà poi sostituita in periodo classico dalla “sigma” Σ, che si presenta coricato rispetto alla “san”, per cui l’etnico deve essere letto come SER(daioi). L’esemplare 1/1 di Parigi era il primo ad essere noto ed ha una lunga storia, in parte ricostruita. Probabilmente è lo stesso di quello descritto da Rasche nel 1788 (con un disegno fatto da Torremuzza) e ripreso da Eckhel nel 1792. Successivamente il Sestini, nel 1805, afferma che lo statere (da lui attribuito alla zecca Meroe di Licia) apparteneva alla collezione del barone siciliano D’Astuto (di Noto) e che era stato trovato in Sicilia. In realtà non esistono prove che sia stato realmente trovato nell’isola e, per inciso, la collezione di monete siciliane del barone D’Astuto fu venduta nel 1817 al principe di Baviera per essere donata al Museo di Monaco, ma senza lo statere di Serdaioi. Lo stesso De Luynes scrisse che il suo pezzo fu acquistato nel 1853 a Napoli da un piccolo orefice calabrese. A causa della sua supposta origine siciliana, il De Luynes ha creduto che la zecca fosse in Sicilia, a Sergetion o Ergetion (anche se tale località è nota solo in una fonte di età imperiale, Stefano Bizantino, Tolomeo III, 4, 13). Invece Sambon, nel 1870, l’attribuiva alla zecca Merusion, sempre in Sicilia. La collezione del duca De Luynes entrò a far parte del medagliere pubblico di Parigi nel 3 marzo 1863. Invece l’esemplare 1/2 di Londra ha una provenienza nota e molto importante. Esso faceva parte dell’eccezionale ripostiglio di “Calabria 1863” (IGCH 1887), poi disperso e che comprendeva anche 15 stateri di Tarentum (con dio su delfino/ippocampo), 1 statere incuso di Laos, 14 stateri incusi di Metapontum, 14 stateri di Poseidonia (Poseidone/Toro), 52 stateri di Caulonia (12 incusi), 66 stateri di Crotone (62 incusi). Tale ripostiglio, trovato nel 1863 più esattamente a Roggiano Gravina, fu sotterrato intorno al 470 a.C., che quindi costituisce una datazione ante quem. Questo esemplare fu acquistato da Edward Wigan poco dopo il ritrovamento e passò al British Museum nel 1873. L’esemplare 1/3, recentemente venduto, è in realtà un frammento (circa 1/3) di statere e non si conosce (ovviamente) la sua provenienza. E’ difficile stabilire se la frammentazione sia stata intenzionale, forse per ricavare una dramma, o era semplicemente una moneta rotta. (continua)
  12. Una singolare moneta attribuita alla zecca di Crotone appare in https://www.ebay.it/itm/HMM-Bruttium-Kroton-Diobol-376-317-v-Chr-151208017/153260256980?hash=item23af05eed4:g:mJEAAOSwYXVYym0a Classificato come diobolo (senza dati pondometrici) e datato al 376-317 a.C., l’esemplare era già apparso sul mercato antiquario almeno due volte: Auktionen Münzhandlung Sonntag, 20, 9.12.2014, 17 Dr. Busso Peus Nachfolger, 401, 3.11.2010, 29 BruttiumKroton Diobol (?) 420/400 v. Chr. 0.89 g. Adler mit rückwärts gewandtem Kopf auf Olivenzweig / Dreifuss. Feine dunkle Tönung Unpubliziert Vorzüglich/Sehr schön L’unicità dell’esemplare era stata ben evidenziata già nel catalogo Peus (“Unpubliziert”) ai cui compilatori, però, era sfuggito che solo qualche mese prima (maggio 2010) Rauch aveva messo in vendita un pezzo simile successivamente confluito nell’asta Hirsch 269. Auktionshaus H. D. Rauch GmbH, 86, 12.5.2010, 142 Gerhard Hirsch Nachfolger, 269, 23.9.2010, 2260 Nella scheda a corredo dell’esemplare di Hirsch viene correttamente annotata l’assenza di riscontri bibliografici eccezion fatta per il riferimento al volume di Attianese (Kroton. Ex nummis historia, Settingiano 1992, p. 163, n. 171) che presenta un diobolo simile (gr. 1,35) corredato tuttavia da mediocre riproduzione fotografica e con errata lettura della legenda ( in luogo di ). L’A. annota che l’esemplare probabilmente inedito, sarebbe stato rinvenuto in epoca imprecisata “in agro di Isola Capo Rizzuto”. Notizia senza dubbio di grande interesse in quanto restituirebbe l’unico dato di provenienza noto ma allo stato attuale non controllabile. Ma si tratta davvero di una moneta di Crotone? E in caso affermativo, di quale nominale? Alcuni elementi mi lasciano perplesso: 1) Il tripode e l’aquila, pur essendo indiscutibilmente tipi propri delle monete crotoniati, si presentano associati sui dioboli in AR in un solo caso (cfr. ANS 417, HN 2156) e sempre con l’indicazione dell’autorità emittente (KPO) al D/ e del presunto segno del valore (OO) al R/. Hess-Divo AG, 308, 24.10.2007,10 (tipo ANS 417) 2) Dai dati ponderali degli esemplari noti con (gr. 0,89; 0,87; 1,35) emerge un peso medio di gr. 1,036 che nel sistema acheo-corinzio appare decisamente troppo alto per un diobolo benché l’esiguità degli esemplari imponga le dovute cautele nella valutazione dei nominali. 3) Ne conseguirebbe che la singolare legenda , se non deve intendersi come indicazione dell’autorità emittente, tantomeno può interpretarsi come riferimento al nominale, ad esempio il pen(tonkion). A questa unità vengono riferiti infatti alcuni dibattuti divisionali argentei di Crotone con tripode/ il cui peso risulta alquanto inferiore (circa gr. 0,50-0,40) a quelli contrassegnati da e di cui si è già discusso in passato (https://www.lamoneta.it/topic/174725-un-controverso-divisionale-di-crotone-pentonkion-tetartemorion-obolo/?tab=comments#comment-1960083). Tale peso sembrerebbe peraltro confermato da un esemplare (gr. 0,43), con buona probabilità emesso da Thurii, con tipo analogo al rovescio. CNG 61, 25.9.2002, 356 (Kroton) Gorny & Mosch Giessener Münzhandlung, 181, 13.10.2009, 1104 (Thurii ?)
  13. Recentemente battuto da RN questo statere incuso di Crotone (mm 28; gr. 7,32; 12h) inquadrabile nella fase più antica della monetazione, cd. a tondello largo e sottile (ca. 530/20-510/500 a.C.). Roma Numismatics, Auction XVIII, 29/9/2019, 490 L’esemplare si caratterizza al D/ per il peculiare decoro a meandro della linea di esergo al posto del tradizionale filo pelinato, elemento di assoluta rarità nell'ambito delle emissioni arcaiche della zecca. Nella scheda a corredo della foto, la moneta viene definita “unpublished […] in the major collections and reference works” dai compilatori che menzionano appena due pezzi della medesima tipologia tratti peraltro stessa coppia di coni (Triton V, 2002, 1127; Triton II, 1998, 120). Triton V, 1127 Triton II, 1998, 120 Che si tratti di una serie alquanto rara, come evidenziato da RN, non sussistono dubbi: allo stato attuale della documentazione sembrerebbe effettivamente trattarsi di un’unica combinazione di coni. Sul numero degli esemplari, tuttavia, è possibile qualche osservazione aggiuntiva. Una breve ricerca consente di incrementare il computo dei pezzi noti (RN XVIII, 490; Triton V, 2002, 1127; Triton II, 1998, 120) con i materiali provenienti da alcuni contesti chiusi (cd. “ripostigli” e/o “tesoretti”), una documentazione, quest’ultima, che andrebbe sempre e attentamente valutata, soprattutto in riferimento ad una monetazione, come quella crotoniate, della quale manca un corpus (con relativo catalogo degli esemplari) che ricostruisca in modo organico la sequenza e l’articolazione interna delle emissioni. Proprio dai ripostigli localizzabili nel Bruttium provengono infatti 3 stateri della serie con “meandro”: 2 da ripostigli dislocati nella piana lametina (1 es. da Curinga e 1 da S. Stefano di Rogliano) e 1 da quello di Strongoli (località Serra del Frasso), nel territorio posto a N del fiume Neto. Tutti i ripostigli citati sono editi e corredati da apparato fotografico (per i ripostigli di Curinga e di S. Stefano di Rogliano: E. Spagnoli, "Ripostiglio di Curinga", "Ripostiglio di S. Stefano di Rogliano", in E. Spagnoli-M. Taliercio Mensitieri, Ripostigli dalla piana lametina, Soveria Mannelli 2004, pp. 49-133; G. Perri, Nuovi dati per una riedizione del ripostiglio de Curinga, “RIN”, CIV, 2003, pp. 57-116. Per il ripostiglio di Strongoli: G. Procopio, Ripostigli monetali del Museo di Reggio Calabria, I. Ripostiglio di Strongoli, “AIIN”, 7-8, 1960-61, pp. 59-62). Ripostiglio di Curinga, 127 (da Spagnoli 2004) Ripostiglio di Rogliano, 16 (da Spagnoli 2004) E non mancano esemplari, benché esigui, nei cataloghi delle collezioni numismatiche (Sylloge Nummorum Graecorum. The Fabricius Collection. Aarhus University, Denmark and the Royal Collection of Coins And Medals, Danish National Museum, Copenhagen 1987, 131; H. Bloesch, Griechische Münzen in Winterthur, I, 1987, 491) SNG Fabricius coll., 131
  14. :) ciao potreste classificarmi questa monetina di arpi? peso 3,3 grammi diametro 16 mm le foto http://img200.imageshack.us/i/arpid.jpg/ http://img200.imageshack.us/i/arpir.jpg/ grazie :)
  15. Dopo essermi letto una discussione, sulla poca rilevanza nel campo delle monete classiche del forum lamoneta, da parte di un luminare (?) che invece di illuminarci ci critica, voglio postare questa mia piccola e quasi unica moneta greca anzi MAGNOGRECA che mi ha lettereralmente entusiasmato: L'evoluzione delle popolazioni calabre in quel periodo era straordinaria. ma ecco la moneta
  16. Aristofane

    MG Bruttium

    Salve, qualcuno di voi colleziona monete del Bruttium, confederali o cittadine? Personalmente ritengo la storia di questo popolo molto interessante e la sua monetazione quantomeno curiosa...
  17. La possibilità di disporre di un certo numero di esemplari tratti dalla medesima coppia di coni costituisce non di rado una circostanza di per se unica in quanto foriera di preziose informazioni in merito alla capacità produttiva della zecca, all'elaborazione delle frequenze ponderali, al gettito di moneta in un determinato periodo, al tasso di sopravvivenza dei coni e, non per ultimo, all'esecuzione veri e propri interventi di “manutenzione” operati dagli incisori con opportuna rilavorazione e/o reincisione di coni danneggiati. Quest’ultimo aspetto ha radici molto antiche e si riscontra a partire dallo stadio iniziale delle coniazioni della Magna Grecia (seconda metà del VI sec. a.C.), come ha dimostrato un recente studio sulle monete di Sibari, sottoposte periodicamente ad un “aggiornamento epigrafico” (E. SPAGNOLI, La prima moneta in Magna Grecia. Il caso di Sibari, 2013, p. 160). Si ha l’impressione che le zecche antiche, specie per la fase arcaica e tardo arcaica, siano connotate un certo “conservatorismo” produttivo, una tendenza a sfruttare in modo esaustivo i coni già in uso prima di generarne dei nuovi. E ciò evidentemente per attenuare i costi di produzione che dovevano essere senz'altro elevati. Ne costituisce un peculiare indizio l’esemplare di Terina battuto da Naville (fig. 1) lo scorso anno, riconducibile al gruppo B 14 della classificazione Holloway-Jenkins (440-425 a.C.) e contrassegnato dai seguenti tipi: D/ Testa femminile a s. entro corona d’ulivo, adorna di duplice collana e con capelli rialzati e trattenuti da ampyx. R/ [TEPI-NAION] a s. Nike seduta a s. su un’hydria rovesciata, con kerykeion nella s. e corona nella d. 1 - Naville Numismatics Ltd., Auction 35, 29/10/2017, lot 34 L’esemplare presenta al D/ una vistosa area degradata in prossimità della sezione centrale del tondello. Area che dovette crearsi in un momento alquanto seriore, come mostra l’assoluta integrità del conio allo stadio iniziale (figg. 2-4). Il discreto numero di pezzi superstiti consente peraltro di seguire il progressivo deterioramento del conio di rovescio sul quale, in origine, è possibile distinguere alcuni elementi iconografici dell’hydria non più visibili nei momenti successivi (fig. 1). 2 - Lawrence University, inv. 91.021 (ex Fred V. Fowler collection; Stack's, 1969) 3 - Blackburn, SNG VIII, 130 (ex Purchase) 4 - Bertolami Fine Arts, 24, 2016, 130 Nel corso della battitura si verifica una rottura del conio con progressivo deterioramento dell’area centrale: stadio I : parte inferiore dell’ampyx e orecchio (fig. 5) Parallelamente si procede alla sostituzione del conio di R/ (Nike con ali più lunghe). 5 - Numismatica Varesi, "Cesare" Auction, 2018, 9 Stadio II: ampliamento area degradata (fig. 6) 6 - Oxford, SNG Ashmolean Museum 1608 Stadio III: ulteriore estensione (figg. 7-8) Sostituzione del conio di R/ (Nike con parte posteriore leggermente distanziata dall’hydria). 7 - Münzen und Medaillen, 8, 2001, 27 8 - New York, SNG ANS 3, 803 Stadio IV: primo intervento di rimozione della parte danneggiata con esito negativo (fig. 9) 9 - Pegasi Numismatics, 39, 2018, 40 Stadio V: reincisione del conio di D/ (fig. 10) L’area oggetto di intervento appare chiaramente visibile per il fondo scuro. Vengono reincisi l’orecchio, le ciocche inferiori e l’occhio. 10 - NAC AG, Auction K, 2000, 1100
  18. L’ampia gamma di materiale numismatico offerto dal mercato antiquario continua a sottoporre all'attenzione di studiosi e appassionati nuovi ed interessanti esemplari. È il caso dell’unicum rappresentato dal divisionale in argento battuto da RN. D/ Tripode con collo sormontato da tre anse di cui la centrale di prospetto e le laterali di profilo. Bordo lineare. R/ Testa d’aquila volta a d.; in basso, . Bordo lineare. AR; gr. 0,72; mm. 10; 9h Roma Numismatics Ltd, E-Sale 55, 18/4/19, 94 (from the inventory of a European dealer) L’esemplare viene attribuito dai compilatori – con riserve – alla zecca di Crotone per motivi essenzialmente tipologici, benché nella scheda a corredo dell’esemplare venga opportunamente segnalata l’unicità del pezzo (Possibly Unique, apparently unpublished in the standard references, no other examples on CoinArchives). In effetti l’accoppiamento tripode/testa d’aquila non risulta attestata all’interno delle emissioni argentee della città mentre contraddistingue una serie in bronzo che per dettagli iconografico-stilistici e dati di rinvenimento sembra collocarsi nell’ultimo quarto del V secolo a.C. (P. Attianese, Kroton. Le monete di bronzo, Soveria Mannelli 2005, 118; Rutter, HN, 2203; M. Taliercio Mensitieri Problemi della monetazione in bronzo di Crotone, in A. Mele cur., Crotone e la sua storia tra IV e III secolo a.C., Napoli 1993, fase I, gruppo III; N.K. Rutter, South Italy and Messana, in Le origini della monetazione di bronzo in Sicilia e in Magna Grecia, Atti del VI Convegno del Centro Internazionale di Studi Numismatici di Napoli-Napoli 1977, Napoli 1979, gruppo II). Ben 18 esemplari provengono dal ripostiglio di Gizzeria (IGCH 1913) in associazione con divisionali in AR e AE di Metaponto, Thurii, Velia, Rhegium, Terina e Messana (M. Taliercio Mensitieri, Ripostiglio di Gizzeria, in E. Spagnoli-M. Taliercio Mensitieri, Ripostigli dalla piana lametina, Soveria Mannelli 2004, 195 ss.). Rutter Group II, Gizzeria hoard 1 of 18, pl. XXXIII 10 (www.magnagraecia.nl/coins/Bruttium_map/Kroton_map/jpgs/KroRutter_II_ha.jpg) Per quanto concerne la definizione del nominale, se l’attribuzione a Crotone risulta corretta, il peso di gr. 0,72 all'interno del sistema acheo-corinzio dovrebbe corrispondere al valore del diobolo. Alquanto singolare la presenza della lettera gamma sui divisionali, benché essa non risulti estranea alla monetazione crotoniate, come si evince dalla sua attestazione su stateri inquadrabili nella prima fase a doppio rilievo (440/30-420 a.C.). SNG ANS, 320
  19. Il catalogo della prossima asta Busso Peus (Auction 406) presenta, nella sezione dedicata alle monete greche, uno statere argenteo a rovescio incuso emesso dalla zecca di Sibari (n. 19) nella seconda metà del VI secolo a.C.: D/ VM in esergo. Toro retrospiciente stante a s. su linea di base perlinata tra due linee. Bordo perlinato entro doppio cerchio lineare. R/ Stesso tipo incuso a d. Bordo perlinato. http://www.peus-muen...%20406&losnr=19 Per il ductus retrogrado della leggenda (VM) e la sua collocazione nell’esergo del campo monetale, l’esemplare si colloca all’interno della classe B della classificazione operata da Fabricius nel 1957. Puntualizzazioni in merito e ulteriori proposte di inquadramento delle emissioni sibarite sono state apportate da studi successivi, tuttavia la verifica della loro attendibilità resta ancorata all’auspicabile prossima edizione di un corpus della monetazione di Sibari. La moneta presenta un flan a circolarità irregolare, porzioni del bordo risultano fuori campo e al rovescio si evidenzia una duplicazione di battitura del tipo. Tutti elementi che potrebbero connotare una fase di coniazione scandita un ritmo “affrettato”, con il quale appare forse congruente anche il dato ponderale (gr. 9,63), che allo stato attuale della documentazione appare tra i più elevati (se non il più elevato) tra quelli registrati per la zecca sibarita. Esso rientra nel novero di quei pesi ampiamente eccedenti la soglia di gr. 8,00 ca., su cui appare imperniato il sistema cd. “acheo-corinzio” o “corinzio ridotto”, adottato da quasi tutte colonie achee della Magna Grecia (Sibari, Metaponto, Crotone, Caulonia) a cui si aggiunge in progresso di tempo anche Taranto. Un rapida ricognizione di esemplari, senza alcuna pretesa di compiutezza, può fornire una prima embrionale esemplificazione del fenomeno: Sibari 9,63 Peus Nachf., 406, 25-27.4.2012, 19 9,03 Sambiase 26 9,01 Hirsch, 267, 5.5.2010, 34 8,52 Sambiase 32 8,47 Curinga 76 8,46 LHS Numismatik AG, 100, 23.4.2007, 127 8,43 Künker, 100, 21.6.2005, 5 8,41 UBS Gold & Numismatics, 76, 22.1.2008, 1208 8,41 Gemini LLC, III, 9.1.2007, 38 8,41 Hirsch, 250-251, 8.5.2007, 2 8,40 Künker, 143, 6.10.2008, 50 8,38 Sambiase 39 8,34 Freeman & Sear, Manhattan Sale II, 4.1.2011, 3 8,34 A. Tkalec AG, A. May 2006 (7.5.2006), 20 8,32 Gemini LLC, V, 6.1.2009, 13 8,22 Lanz , München, 125, 28.11.2005, 58 8,21 Sambiase 27 8,20 Curinga 73 8,17 Künker, 111, 18.3.2006, 6047 8,15 Ponterio & Associates, Jan. 2012 NYINC Auc., 6.1.2012, 48 Una situazione analoga emerge dall’analisi della distribuzione dei pesi all’interno delle monetazioni incuse di Metaponto, Crotone e Caulonia: Metaponto 8,38 UBS Gold & Numismatics, 76, 22.1.2008, 1205 8,29 UBS Gold & Numismatics, 63, 6.9.2005, 31 8,28 NAC AG, 29, 11.5.2005, 33 8,26 Curinga 12 8,23 Ponterio & Associates, Jan. 2012 NYINC Auc., 6.1.2012, 43 8,22 Curinga 20 8,21 LHS Numismatik AG, 102, 29.4.2008, 33 8,21 Curinga 16 8,19 NAC AG, 48, 21.10.2008, 10 8,17 Ponterio & Associates, Jan. 2012 NYINC Auc., 6.1.2012, 44 Crotone 9,00 The New York Sale XIV, 10.1.2007, 16 8,91 Curinga 124 8,88 SNG München 1422 8,88 SNG Lloyd 591 8,83 SNG ANS III, 231 8,72 SNG Bud. 524 8,68 S. Stefano di Rogliano 16 8,61 K&M, XXIV, 1984, 38 8,54 Attianese 258 8,53 SNG Sweden I, 13 8,51 SNG ANS III, 237 8,49 SNG Manchester 306 8,47 SNG München 1421 8,45 Attianese 265 8,40 Hess-Leu 53, 1991, 17 8,34 S. Stefano di Rogliano 17 8,33 Attianese 266 8,31 SNG Aarhus 130 8,29 Triton I, 1997, 164 8,27 SNG Tüb. 514 8,19 SNG ANS III, 234 8,18 SNG ANS III, 235 Caulonia 8,77 Noe 2v 8,70 Noe 22a 8,69 Noe 8e 8,54 Noe 9a 8,53 Noe 8h 8,47 Curinga 80 8,47 Curinga 117 8,46 Noe 4b 8,45 Noe 2b 8,44 Curinga 120 8,37 Noe 20c 8,36 CNG MbS 72, 14.6.2006, 126 8,35 Curinga 95 8,33 Curinga 77 8,32 Noe 8l 8,31 Noe 8k 8,27 Noe 57a 8,26 Curinga 79 8,25 Curinga 88 8,24 Noe 1e 8,23 Curinga 109 8,21 Curinga 96 8,20 CNG MbS 72, 14.6.2006, 136 8,21 Curinga 112 8,17 Curinga 113 A questi esemplari si aggiungono gli stateri a leggenda Sirinos-Pux di NAC AG, 54, 24.3.2010, 20 (gr. 8,25) e NAC AG, 59, 4.4.2011, 503 (gr. 8,15) In assenza di uno studio per sequenza di coni non è possibile stabilire se tale fluttuazione ponderale rappresenti un fenomeno occasionale o sia correlata al una specifica tecnica di battitura (al marco ?) adottata dalle zecche. Tuttavia, nel caso di Sinbari, l’attestazione di dracme dal peso anomalo (v. NAC AG, O, 13.5.2004, 1156: gr. 3,18; Künker, 182, 14.3.2011, 57: gr. 2,99) se inquadrate in un sistema di frazionamento ternario dello statere di gr. 8, suggerisce quantomeno di verificare, mediante successivi sviluppi della ricerca e su base statistica più ampia, una certa “versatilità” dei pesi teorici, la cui funzionalità è forse rapportabile al variare delle esigenze monetarie della polis in distinti momenti storici. La ricerca di uno “standard” metrologico resta pertanto una questione dai contorni forse più “fluidi”, “aperta” alla ricezione di nuovi elementi che potrebbero in parte attenuare, in termini ponderali, lo scarto tra sistema euboico-corinzio e quello (acheo-corinzio) in uso nelle poleis magnogreche. In quest’ottica va valutata anche la posizione di Taranto, che per quanto oggetto di posizioni contrastanti in merito al sistema ponderale e al relativo criterio di partizione del nominale maggiore, non appare esente da “esuberi ponderali”: Taranto (riferimenti alla sequenza di Fischer-Bossert) 8,50 FB 9a 8,22 FB 32a 8,15 FB 5a 8,15 FB 9b 8,15 FB 36a 8,15 FB 39a 8,14 FB 25a 8,13 FB 25b 8,13 FB 12a 8,13 FB 19a 8,12 FB 13a 8,12 FB 32b Nota bibliografica Sulla monetazione di Sibari: K. FABRICIUS, Sybaris. Its History and Coinage, in ACIN VIII (Paris 1953), Paris 1957, 65-76. A. STAZIO – E. SPAGNOLI, La moneta, in Sibari e la Sibaritide, Atti Taranto XXXII (Taranto 1992), Napoli 1994, 597-631. F. BARRITTA - B. CARROCCIO, Ritmi di coniazione e storia: elementi per una riconsiderazione della monetazione incusa a Sybaris e nel suo "impero", in NAC, XXXV, 2006, 53-81 Sui ripostigli di Sambiase, Curinga e S.Stefano di Rogliano: E. SPAGNOLI, Ripostiglio di Sambiase. Ripostiglio di Curinga. Ripostiglio di S. Stefano di Rogliano, in E. SPAGNOLI – M. TALIERCIO MENSITIERI, Ripostigli dalla piana lametina, Soveria Mannelli 2004, 9 ss. Per le monetazioni di Caulonia e di Taranto i riferimenti sono rispettivamente a: S.P. NOE, The Coinage of Caulonia, New York 1958. W. FISCHER-BOSSERT, Chronologie der Didrachmenprägung von Tarent 510-280 v. Chr., Berlin-New York 1999.
  20. Sul finire della scorsa estate apparve sul mercato antiquario un divisionale argenteo magnogreco considerato di incerta attribuzione. Roma Numismatics Ltd - E-Live Auction 2, 30.8.2018, lot 49 Uncertain Italian mint (possibly Velia/Hyele?) AR Trihemitartemorion(?). 4th century BC. Head of Athena right, wearing crested Attic helmet / TTT around Y and 2 pellets; all within shallow incuse circle. Unpublished. 0.23g, 8mm, 12h. Giudicata inedita dai compilatori della scheda, la moneta catturò la mia attenzione per la peculiare tipologia del rovescio. Ricordai infatti di aver notato un esemplare analogo tra i materiali del ripostiglio di Montegiordano (CS), chiuso tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C. e composto esclusivamente da divisionali in metallo prezioso e vile di zecche magnogreche (Heraklea: 1 AR ; Kroton: 1 AR; zecca incerta: 1 AR; Metapontum: 9 AE). Thurium (da Polosa 2009, p. 43 e p. 48, n. 3) L’esemplare, privo al R/ di altre lettere, veniva (pur con qualche riserva) attribuito dall’editrice del gruzzolo (Polosa 2009) alla zecca di Thurii a motivo dell’immagine di Athena con elmo attico crestato al D/, peculiare delle emissioni della colonia panellenica sin dagli esordi dell’attività monetaria (seconda metà del V sec. a.C.). Tale identificazione, basata essenzialmente sul dato tipologico, mi pare possa ritenersi corretta. Essa, infatti, sembra trovare riscontro in indizi di natura epigrafica, in quanto gli elementi all’interno del nesso TTT potrebbero prestarsi ad una lettura diversa da quella proposta nella scheda dell’esemplare (Y and 2 pellets). Se la lettera nel campo in altro appare inequivocabilmente una ypsilon, i due segni di forma circolare appaiono riconducibili a theta (a s.) ed omicron (a d.) piuttosto che a due pellets, configurandosi come iniziali della legenda thurina (). A ciò si aggiungono i dati tecnici relativi al peso e al modulo, che nei due esemplari si attestano su valori alquanto omogenei (mm 8-7; gr. 0,31; 0,23). Ci troveremmo pertanto di fronte ad un ‘nuovo’ divisionale argenteo di Thurii, la cui esatta identificazione appare tuttavia incerta e peraltro rischiosa, considerata l’esiguità dei pezzi a disposizione. I pesi noti (gr. 0,31; 0,23) appaiono certamente inferiori a quelli dell’obolo, di cui i nostri esemplari costituiscono forse una frazione corrispondente – ma solo come ipotesi di lavoro - al valore di 1 ½ tetartemorion ossia un trihemitartemorion, come rilevano anche i compilatori della scheda. Resterebbe poi da definire il significato delle tre T in nesso (segno di valore? simbolo?). Si tratta di una questione alquanto controversa che ha dato luogo ad una bibliografia litigiosa e che si lega, più in generale, all’annosa problematica della funzione del segno T sulle frazioni magnogreche (Taranto, Crotone, ecc.), sia in argento che in bronzo. Per quest’ultimo, in particolare, andrebbe presa in esame una nota serie enea di Crotone (D/ astro a 16 raggi; R/ clava e arco incrociati, KPO e tre T in nesso), ricondotta con incertezza da Attianese al valore del trikalkos (p.m. gr. 3,26), che reca al R/ un tipo identico (TTT) a quello dei divisionali thurini (Taliercio Mensitieri 1993, p. 116: terza fase, gruppo XXI; Rutter HN 2238: prima metà del III secolo a.C.; Attianese 2005, pp. 278-85, nn. 75-77). Kroton (da Attianese 2005, p. 280) La comparsa della stessa immagine su metallo vile e prezioso potrebbe forse sottendere un sistema di relazioni AR/AE in un’epoca in cui (fine IV-metà III secolo a.C.) il bronzo, che dapprima si associa all’argento con funzione sussidiaria, sembra poi assumere un ruolo del tutto preminente, sostituendo i divisionali in metallo pregiato all’interno dei mercati locali? Abbreviazioni: Attianese 2005 = P. Attianese, Kroton. Le monete di bronzo, Soveria Mannelli 2005. Polosa 2009 = A. Polosa, Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide. Il Medagliere, Paestum 2009. Taliercio Mensitieri 1993 = M. Taliercio Mensitieri, Problemi della monetazione in bronzo di Crotone, in A. Mele (cur.), Crotone e la sua storia tra IV e III secolo a.C. - Napoli 1987, Napoli 1993, pp. 111-129.
  21. Diobolo Diobol (0,97 g.), ca. 520- 500 v.Chr. Vs.: Sich umwendender Stier n. r. Rs.: incuse Amphore. SNG ANS 855; SNG Cop. 1395. ss foto tratta da wildwinds ...si solito il toro va per la maggiore, ma questo mi sembra più un cavallo... :D é solo una mia impressione? Marco
  22. In asta BFA del venturo gennaio uno statere di Sybaris (31 mm, 7.44 g, 12h) caratterizzato da una peculiare variante epigrafica: la legenda VM, con ductus retrogrado, presenta un singolare san (M) rovesciato e che non mi pare venga annotato nel volume della Spagnoli (privo di tavole illustrative) sulla produzione monetaria della città, pur rientrando la moneta nella fase B (ca. 530/25-515 a.C.) della sua classificazione per la presenza dell’etnico in esergo al D/. Tale variante, di cui al momento non sono riuscito a trovare puntuali confronti, può forse aggiungere un nuovo e significativo tassello alle coniazioni di questa fase produttiva della zecca. BFA - ACR Auctions, E-Auction 64, 13.1.2019, 95
  23. La cospicua presenza di incusi sul mercato antiquario continua ad apportare nuove ed importanti acquisizioni in merito alla più antica produzione monetaria delle poleis magnogreche. E’ il caso del nomos tarantino a rovescio incuso presentato da CNG-Triton XXII, un esemplare (mm 22.5; gr. 8.01, 11h) contrassegnato dal delfiniere su entrambi i lati e la cui cronologia oscilla tra la fine del VI secolo a.C. (Fischer-Bossert 1999, gruppo 1: 510-500) e la prima decade del successivo (Garraffo 2002: 500-490). Classical Numismatic Group - Triton XXII, 8/1/2019, 5 (from the Gasvoda Collection) (Ex Golden Horn Collection: Stack's, 12/1/2009, lot 2053; ex Lawrence R. Stack Collection: Stack's, 14/1/2008, lot 2007) La serie si pone in successione alle emissioni contrassegnate sia al D/ che al R/ dalla figura maschile con fiore e lira (Hyakinthos?) e a quelle che abbinano tale immagine a quella del delfiniere al R/. Nell'accurata descrizione dell’esemplare, gli editori rilevano la corrispondenza dei conii di D/ e di R/ rispettivamente con i nn. V7-R8 del catalogo di Fischer-Bossert, an unlisted die combination come viene correttamente riportato. Tale notazione appare di grande importanza soprattutto in considerazione della rarità delle serie incuse tarantine per le quali Fischer-Bossert registra appena 6 coni di D/ e 11 di R/ con numerosi incroci che sembrerebbero documentare un ritmo di produzione alquanto intenso e continuo ma di limitata estensione cronologica.
  24. Due esemplari attribuiti a Temesa (già noti) sono recentemente apparsi sul mercato antiquario: Hess-Divo, 335, 6/12/2018, 7 CNG - Triton XXII, 7/1/2019, 106 La serie (apparentemente un’unica coppia di coni) include i seguenti esemplari, che ho catalogato in ordine decrescente su base ponderale fornendo quando possibile il relativo apparato illustrativo (mancano i dati del n. 9 in quanto al momento non sono riuscito a reperirli): 1) 8,16 Hess-Divo 335, 6/12/2018,7 (ex NAC AG,13,1998, 234 ex Peus 407, 2012,141 ex M&M AG 61, 1982, 32) 2) 8,13 NAC 48, 21/10/2008, 22 (ex NAC 8,1995, 107) 3) 8,12 CNG 72,14/6/2006, 170 4) 8,00 CNG - Triton XXII, 8-9/1/2019,106 (ex NGSA IX, 2015, 5 ex Star Collection: LHS 102, 2008, 54 ex Leu 86, 2003, 263) 5) 7,92 Napoli, MN, Sg 6463 ( = G.F. Hill, Becker the Counterfeiter, I, London 1924, p. 64, n. 14 e tav. I, 14 = Garrucci pl. CXVI, 27) 6) 7,80 Parigi, Sambon, Recherches, p. 329 7) 7,12 Londra, BMC Italy, p. 385,1 8 ) 5,90 Yale Univ., inv. 2001.87.30278 9) Jameson 464 NAC 48, 21/10/2008, 22 CNG 72, 14/6/2006, 170 Napoli, MN, coll. Santangelo 6463 Yale Univ., 2001.87.30278 Come giustamente rilevato da Rutter (HN, p. 193), sull'autenticità della serie (apparentemente un’unica coppia di coni), sono state espresse forti perplessità ingenerate, da un lato, dal noto esemplare della collezione Santangelo (n. 5), ritenuto da Hill una realizzazione del falsario tedesco Becker, dall’altro dall’esigua consistenza dei pezzi noti. Esistono tuttavia almeno due esemplari che risultano anteriori all’attività di Becker, come rilevano opportunamente gli editori di CNG 72, 170: As recently as "Historia Nummorum Italy", most scholars dismissed this issue as the product of modern forgers (cf. HN p. 193), because of the Becker forgery of this type (Hill 14), plus the extreme rarity of examples. However, a few known examples are clearly not from Becker's dies (e.g. Basel 234) and the example in F. Carelli's 1812 catalogue (C. Cavedoni, "Francisci Carellii Numorum Italiae Veteris Tabulas CCII" (Leipzig, 1950, pp. iii and 97), which had existed for at least 15 years prior to Becker's forgeries……. Tale dato mi sembra che deponga a favore dell’autenticità della serie, seppur con l’espunzione al suo interno di alcuni esemplari. Ad avallarne la genuinità sembrerebbe porsi anche l’affinità tipologica, già rilevata in più occasioni dalla Caccamo Caltabiano, con la serie di didrammi di Camarina databili agli inizi del V secolo a.C. (ca. 492-485 a.C.). Come si nota l’apparato iconografico di questa serie è alquanto affine a quello crotoniate, fatta eccezione per la sostituzione della palma al tripode, che sembra comunque riproporre lo schema tripartito. Franke-Hirmer, 146
  25. Tra gli esemplari proposti dal catalogo Harlan J. Berk, Ltd. - Buy or Bid Sale 206 del prossimo 15 novembre compare un interessante nucleo di monete magnogreche. Si tratta di 19 stateri in argento di cui 17 di Taranto (lotti 28-44) e 2 di Metaponto (lotti 45-46). Di seguito riporto le foto degli esemplari seguiti dalla classificazione Vlasto (V) e/o dalla concordanza con il catalogo di Fischer-Bossert (FB). Lot 28 (V 503-FB 777) Lot 29 (FB 672) Lot 30 (FB 785) Lot 31 (FB 747) Lot 32 (FB 729) Lot 33 (V 579-FB 1070) Lot 34 (V 593- FB 1120?) Lot 35 (V 636-FB 923) Lot 36 (V 657-FB 975) Lot 37 (V 657-FB 949) Lot 38 (V 673) Lot 39 (V 666)
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