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  1. La pratica della riconiazione in Magna Grecia e Sicilia ha catalizzato l’interesse degli studiosi sin da tempi lontani. Spetta, infatti, a Sidney P. Noe il merito di aver redatto un breve inventario delle monete italiote riconiate (Overstrikes in Magna Grecia, “ANSMN” 7, 1957), ampliato in progresso di tempo da vari contributi di dettaglio tra cui una particolare menzione spetta al volume di S. Garraffo, Le riconiazioni in Magna Grecia e in Sicilia. Emissioni argentee dal VI al IV secolo a.C., Catania 1984. Il riconoscimento dei sottotipi resta tuttavia un’operazione alquanto complessa per la singolare perizia degli incisori nel rimuovere le immagini sottostanti. Ma non senza qualche défaillance. Tra uno scivolo di conio, una doppia battitura, una rottura del tondello (o del conio), ecc., capitava anche di non riuscire ad rimuovere del tutto gli undertypes, specie in momenti in cui il ritmo di coniazione era particolarmente intenso o per ragioni che ci sfuggono. È il caso dello statere di Metaponto battuto di recente da NAC 106, 9/5/2018, lot 1164. D/ . Testa di Tharragoras con elmo corinzio a s.; a d., K. Bordo perlinato. R/ META a d. Spiga a sette grani con foglia ricurva a s. su cui oggetto poco chiaro (oinochoe?). In basso a d., ON[A]. Statere AR, gr. 7,49 ca. 340-330 a.C. Bibl.: A. Johnston, The Coinage of Metapontum, Part 3, Numismatic Notes and Monographs 164, New York, 1990, A 6.11 I compilatori della scheda rilevano sull’esemplare “interesting traces of overstriking on a Tarentine nomos”. In realtà, per quanto le tracce presenti sulla calotta dell’elmo di Tharragoras appaiano iconograficamente simili alle onde marine cavalcate dal delfiniere tarantino, la loro posizione al margine superiore del campo monetale risulterebbe “anomala”, restringendo eccessivamente lo spazio necessario alla raffigurazione degli altri elementi tipologici. NAC 106, 9/5/2018, lot 153 (= Fisher-Bossert 684t) Propenderei piuttosto per la loro identificazione con i boccoli che fuoriescono dall’elmo di Athena degli stateri corinzi o di tipo corinzio. Artemide Aste, A Collection of Greek Coins, 22/10/2016, 292 (R/) Questi ultimi risultano infatti gli unici undertypes attestati all’interno della classe A Johnston e, in particolare, pegasi corinzi del periodo V Ravel (seconda metà del IV secolo a.C.) e numerario di Anactorium e di Leukas (Johnston III, p. 38) mentre le riconiazioni su stateri magnogreci risultano in questa fase assenti. La presenza di pegasi corinzi, che risulta attestata sottoforma di riconiazione in Magna Grecia già a partire dalla prima fase incusa, attraversa tutto il V e il IV secolo e trova riscontro nel rinvenimento di pegasi in numerosi ripostigli monetali. Ma è solo a partire dal progetto timoleonteo della spedizione in Sicilia (post 344) che il fenomeno assume caratteri di particolare intensità, come documentano, in Magna Grecia, le numerose riconiazioni su numerario corinzio operate dalle zecche di Metaponto e di Taranto e l’emissione di pegasi da parte di Locri, ed in Sicilia la battitura di pegasi ad opera di Leontini e di Siracusa.
  2. L’identificazione di un divisionale, specie nelle articolazioni più basse della scala ponderale, non sempre risulta scontata e sovente presenta nodi problematici che generano interpretazioni contrastanti. È il caso, ad esempio, delle monetazioni della Magna Grecia in cui l’assenza di segni di valore, almeno per la fase più antica, contraddistinta dalla tecnica incusa (seconda metà del VI secolo a.C.), qualifica il dato ponderale come unico elemento di ancoraggio per il riconoscimento delle frazioni, con tutti i limiti che ne derivano. Si tratta, infatti, di una metodologia alquanto rischiosa anche se applicata a monetazioni ascrivibili a sistemi ponderali saldamente noti e che non può prescindere dalla considerazione di molteplici variabili, tra le quali: presenza/assenza dello studio dei coni, frequenze ponderali, stato di conservazione, contesto di rinvenimento, ecc. In tal senso appare emblematica la definizione di “oboli” e di “emioboli” in relazione ad un discreto numero di frazioni crotoniati a R/ incuso recentemente apparse sul mercato antiquario. EMIOBOLI PROVENIENZA METALLO gr mm 1 Nomos AG, Obolos 10, 30.6.18, lot 9 (from an English collection formed before 2005) AR 0,21 10 2 Bertolami Fine Arts - ACR Auctions - Auction 44, 20.4.18, lot 57 AR 0,19 12 3 Roma Numismatics Ltd - Auction XV, 5.4.18, lot 35 (ex Roma Numismatics XII, 29.9.16, lot 50; ex private German collection) AR 0,24 10 4 Savoca Numismatik GmbH & Co. KG, Blue Auction 5, 24.2.18, lot 32 AR 0,18 8 5 Savoca Numismatik GmbH & Co. KG, Blue Auction 5, 24.2.18, lot 33 AR 0,19 10 6 Roma Numismatics Ltd, E-Sale 44, 3.3.18, lot 51 AR 0,14 11 7 Roma Numismatics Ltd, E-Sale 32, 7.1.17, lot 69 AR 0,14 10 8 Roma Numismatics Ltd, Auc. XIII, 23.3.17, lot 61 AR 0,15 11 9 Roma Numismatics Ltd, E-Sale 33, 4.2.17, lot 22 AR 0,20 10 OBOLI PROVENIENZA METALLO gr mm 10 Roma Numismatics Ltd, E-Sale 46, 2.6.18, lot 52 AR 0,17 11 11 Roma Numismatics Ltd, E-Sale 46, 2.6.18, lot 53 AR 0,12 10 12 Roma Numismatics Ltd, E-Sale 45, 5.5.18, lot 79 AR 0,20 10 13 Roma Numismatics Ltd, E-Sale 45, 5.5.18, lot 80 AR 0,17 10 14 Roma Numismatics Ltd, E-Sale 44, 3.3.18, lot 50 AR 0,15 12 15 Roma Numismatics Ltd, E-Sale 43, 3.2.18, lot 43 AR 0,36 10 16 Roma Numismatics Ltd, E-Sale 39, 26.8.17, lot 41 AR 0,22 10 17 Roma Numismatics Ltd, E-Sale 39, 26.8.17, lot 42 AR 0,22 10 18 Roma Numismatics Ltd, E-Sale 39, 26.8.17, lot 44 AR 0,22 10 19 Roma Numismatics Ltd, E-Sale 30, 29.10.16, lot 22 AR 0,36 12 Gli esemplari in esame, più che due nominali distinti, come da definizione dei compilatori, prefigurano un gruppo omogeneo sotto il profilo ponderale (p. max: gr. 0,36; p. min: gr. 0,12; p. medio: gr. 0,19) a cui si aggiunge il dato relativo al modulo (mm 12-10 con l’eccezione dell’es. n. 4: mm 8). Le frequenze ponderali illustrano, con particolare evidenza, una degradazione verso valori inferiori a gr. 20 (10 ess. su 19: nn. 2, 4-11, 13-14), una minore forchetta compresa tra gr. 25-20 (7 ess. su 19: nn. 1, 3, 9, 12, 16, 17-18) e appena 2 ess. di peso superiore a gr. 30 (nn. 15, 19; gr. 0,36). Nell’ambito del sistema ponderale utilizzato da Crotone, cd. “acheo-corinzio” (statere tridrammo di gr. 8,00-7,90 ca.), gli ess. nn. 15 e 19 appaiono senza dubbio identificabili come oboli in relazione al dato ponderale (gr. 0,36). I restanti pezzi risultano in apparenza più problematici: se la media dei valori noti (gr. 0,19) sembrerebbe suggerirne l’identificazione con gli emioboli, lo stato di conservazione appare generalmente compromesso anche se, allo stato attuale della documentazione, non risulta possibile accertarne eventuali cause (prolungata circolazione dei pezzi? condizioni di giacitura?). Si aggiunge lo stato non perfettamente integro di alcuni esemplari, tutti elementi che sembrerebbero indicare valori ponderali in origine più elevati di quelli finora attestati. Pur mancando uno studio analitico sui coni delle monete di Crotone, una ricerca condotta negli anni Ottanta su circa 600 esemplari crotoniati (Stazio 1984, 371 ss.) ha evidenziato che gli unici divisionali coniati dalla zecca nella fase incusa (ca. 530/25- 440/35 a.C.) risultano la dracma e l’obolo, peraltro con indici di attestazione (rispettivamente 7,5% e 1,5%) nettamente sbilanciati a favore del nominale maggiore, che occupa una posizione dominante (statere: 91%). Un dato pressoché coincidente si ricava dal confronto con le emissioni incuse delle poleis magnogreche che adottano il sistema ponderale acheo-corinzio. A Sibari i nominali coniati risultano statere, dracma ed obolo, quest’ultimo peraltro assente nella fase più antica (Fase A: Spagnoli 2013, 318, fig. 14, 29); Metaponto conia stateri, dracme, trioboli, dioboli ed oboli (HN, 131-2); Caulonia emette stateri, dracme, trioboli e dioboli (HN, 164-5). statere dracma triobolo diobolo obolo Sibari ● ● ● Metaponto ● ● ● ● ● Crotone ● ● ● Caulonia ● ● ● ● Si profila dunque un quadro monetario che, pur nella specificità degli assetti strutturali, non sembra contemplare divisionali dell’obolo. Per Crotone, in particolare, giova evidenziare che gli oboli incusi sono complessivamente esigui se rapportati agli stateri, in particolar modo quelli contrassegnati dalla tipologia tripode/tripode, di cui erano noti appena 3 pezzi (tutti definiti “oboli” sebbene due risultino “leggeri”) prima che il mercato antiquario restituisse una più cospicua documentazione: 1) gr. 0,43 (Attianese, Calabria Greca 3, 308, 1604 A = Attianese 1992, 41, n. 27). 2) gr. 0,14 (Gorny & Mosch 204, 2012, 1071; fig. 1) 3) gr. 0,16 (Heidelberger 64, 2014, 37) Fig. 1 Kroton, 1/48 Stater (Gorny & Mosch 204, 2012, 1071) Ulteriori emissioni di oboli incusi avranno luogo solo nella fase con aquila in volo al R/ (fig. 2), che si pone all'inizio del V secolo snodandosi lungo le fasi a tondello medio (510/500-480/70) e stretto (480/70-440/30). Fig. 2 Kroton, obolo (R/ aquila incusa: ACR, Auction E22, 25.11.14, lot 72) In quest’ottica risulta difficilmente ipotizzabile la presenza di emioboli incusi nella produzione crotoniate, considerato peraltro che il dato relativo al modulo degli esemplari in esame (mm 12-10) risulta perfettamente coincidente con quello degli oboli sibariti (Spagnoli 2013, 308), con i quali un ulteriore elemento di confronto si coglie nella frequente attestazione di valori inferiori a gr. 0,30, soprattutto nella fase C, che risulta la più ampiamente documentata a livello di divisionali (coppie di coni nn. 2042, 2044-5, 2050, 2055). Riguardo la cronologia degli esemplari, che i compilatori delle schede pongono tra il 530 e il 510, essa non risulta definibile con esattezza proprio per la mancanza di uno studio sulla sequenza dei coni. Dubito, tuttavia, che si possa proporre per tali divisionali una datazione alta. Varianti paleografiche della leggenda, mutamenti del ductus (progrado/retrogrado, discendente/ascendente), decoro dei bordi e dettagli nella resa iconografica del tipo sembrerebbero prospettare fasi di emissione cronologicamente distinte più che un parallelismo produttivo. Tenuto conto, come afferma Parise, che a Crotone, durante la fase incusa, lo statere occupa una posizione dominante, segno del "privilegiamento degli scambi su scala locale e ad alto livello” (Parise 1998, 71), sembrerebbe più plausibile un inquadramento dei divisionali in esame nell'epoca successiva allo scontro con Sibari (511/10 a.C.), periodo in cui da un lato si incrementa la produzione della dracma e dell’obolo – quest’ultimo raggiunge il 7,5% delle monete emesse –, dall'altro si assiste all'emissione di un gruppo di frazioni a doppio rilievo (trioboli, dioboli, oboli ed emioboli) con tipi diversi su entrambi i lati. Tutti elementi con cui si attua “il passaggio della funzione della moneta da misura del valore e strumento di tesaurizzazione “alla determinazione storica di mezzo di scambio” (Parise 1998, 72). Nota bibliografica Attianese, Calabria Greca 3 = P. Attianese, Calabria Greca. Greek coins of Calabria, III, Santa Severina 1980. Attianese 1992 = P. Attianese, Kroton, ex nummis historia. Dalle monete la storia, il culto, il mito di Crotone, Settingiano 1992. HN =N.K. Rutter, Historia Numorum. Italy, London 2001. Parise 1998 = N.F. Parise, Moneta e Democrazia, in E. Greco (a c. di), Venticinque secoli dopo l'invenzione della democrazia, Paestum 1998, 69-76. Spagnoli 2013 =E. Spagnoli, La prima moneta in Magna Grecia. Il caso di Sibari, Pomigliano d'Arco 2013. Stazio 1984 = A. Stazio, Problemi della monetazione di Crotone, in Crotone (Atti XXIII Conv. di Studi sulla Magna Grecia - Taranto 1983), Taranto 1984, 369-98.
  3. Lettere, sigle, monogrammi e simboli, come è noto, caratterizzano svariate fasi della monetazione di Neapolis il cui assetto strutturale, tracciato a grandi linee da Arthur Sambon (Les monnaies antiques de l'Italie, I: Étrurie, Ombrie, Picenum, Samnium, Campanie (Cumes et Naples), Paris 1903) è stato definito e puntualizzato nel volume su La monetazione di Neapolis nella Campania antica (Atti del VII Convegno del Centro Internazionale di Studi Numismatici – Napoli 1980), Napoli 1986. A distanza di oltre trent'anni da quel Convegno, la documentazione numismatica relativa alla zecca continua ad ampliarsi, consentendo di acquisire nuovi dati e talora nuovi coni, come nella moneta che si prende in esame. Si tratta del didramma battuto nell’asta Roma Numismatics Ltd, E-Sale 44, 3/3/2018, lot 16, caratterizzato dalla presenza di un monogram unpublished tra le zampe del toro (fig. 1). Fig. 1 Il monogramma, come ipotizzano gli stessi compilatori della scheda, va probabilmente sciolto nella sigla . Si riconoscono facilmente i grafemi della epsilon, gli apici di ipsilon e i tre segmenti orizzontali di csi, il cui tratto verticale è comune alle altre lettere (fig. 2). Fig. 2 Tale sigla compare sulle serie 55 e 56 del I periodo (fase A) della classificazione Cantilena-Giove-Rubino (326/17-310 a.C.) operata nel citato volume sulla monetazione neapolitana. Nella serie 55 (assente in Sambon) la sigla Eux risulta associata ad un D/ caratterizzato dal simbolo della cornucopia, dalla lettera X e dalle lettere AP in legatura. Viene registrato un solo esemplare conservato a Vienna (inv. 1543) di cui purtroppo non viene fornita la riproduzione fotografica. La serie 56 (= Sambon 477) presenta al D/ solo la lettera X, simboli e lettere risultano assenti (figg. 3-4). Fig. 3 - CNG 84, 5/5/2010, lot 52 Fig. 4 - cgb.fr Numismatica Paris, bgr_400649 E’ interessante notare come la sigla Eux contrassegni, spesso associata a TAP (fig. 5), le cosiddette monete campano-tarentine, ma qui entriamo in un campo alquanto insidioso….. Fig. 5 - CNG 61, 25/9/2002, lot 338
  4. Le recenti esplorazioni archeologiche condotte nel territorio dell’antica Kaulonia hanno prodotto in anni recenti contributi di grande interesse, tra i quali si segnalano i tre tomi curati da M.C. Parra (Kaulonía, Caulonia, Stilida (e oltre). Contributi storici, archeologici, e topografici, I-III, Pisa 2002, 2007, 2011), gli Atti del Convegno Internazionale di Firenze (L. Lepore - P. Turi curr., Caulonia tra Crotone e Locri, Atti del Convegno Internazionale, Firenze 30 maggio-1 giugno 2007, Firenze 2010) e il Catalogo della mostra di Firenze (L. Lepore – M.R. Luberto - P. Turi curr., Kaulonia, la città dell’amazzone Clete. Gli scavi dell’Università di Firenze a Monasterace Marina, Catalogo della Mostra - Firenze, Museo Archeologico Nazionale, 13 dicembre 2013-9 marzo 2014, Roma 2013). All’interno di questo ricco dossier bibliografico costante è apparsa l’attenzione riservata al documento monetale, che per l’esiguità delle fonti storiche e la sovente lacunosità della documentazione archeologica, costituisce una chiave di lettura privilegiata sotto il profilo socio-economico e culturale nonché per il lungo arco cronologico delle emissioni, che si snodano senza soluzione di continuità dall’ultimo quarto del VI secolo a.C. alla conquista dionigiana della città (389/8 a.C.). In quest’ottica mi è parso di estremo interesse la segnalazione, ad opera di Giovanni Gorini (Tavola Rotonda, in Caulonia tra Crotone e Locri, cit. p. 483, fig. 33.2), di un divisionale d’argento inedito apparso sul mercato antiquario (Gorny & Mosch Giessener. Münzhandlung, Auk. 165, 17-18/3/2008, 1077; fig. 1). Fig. 1 D/ Cerva stante a d. Bordo lineare. R/ KAV (retr.). Bordo perlinato. Obolo AR, gr. 0.69, mm. 9 Il divisionale veniva identificato come obolo, benché il peso di tale unità risultasse alquanto elevato all'interno della scala di valori propria del sistema acheo-corinzio. Evidentemente l’incertezza nasceva proprio dall'unicità dell’esemplare e si preferì considerarlo un obolo “pesante” piuttosto che un diobolo “leggero”. In anni successivi la comparsa di nuovi esemplari con la medesima tipologia, tutti provenienti dal mercato antiquario, ha consentito di acquisire nuovi dati funzionali ad un migliore inquadramento del divisionale. Il primo di essi appare in Classical Numismatic Group, E-Auction 233, 26/5/2012, lot 96 (fig. 2). Fig. 2 D/ Cerva stante a d. su linea di base. Bordo lineare. R/ KAV (retr.). Bordo perlinato. Diobolo AR, gr. 0.88, mm. 8 Si aggiungono due esemplari simili (figg. 3-4) battuti in recenti aste (Bertolami Fine Arts, Auc. 29, 22/3/2017, lot 90: fig. 3 e Classical Numismatic Group, E-Auction 420, 9/5/2018, lot 6: fig. 4) e un pezzo della Calgary Coin and Antique (fig. 5) Fig. 3 D/ Cerva stante a d. su linea di base. Bordo perlinato. R/ KAV (retr.). Bordo perlinato. Diobolo AR, gr. 0,82, mm. 9 Fig. 4 D/ Cerva stante a d. su linea di base. Bordo lineare. R/ KAV (retr.). Bordo lineare. Diobolo AR, gr. 0.77, mm. 8.5 Fig. 5 D/ Cerva stante a d. su linea di base. Bordo lineare. R/ KAV (retr.). Bordo perlinato entro cerchio lineare.. Diobolo AR, gr. 0.86, mm. 8.2 x 9.5 Alla stessa emissione si può ascrivere anche il pezzo battuto da Classical Numismatic Group, E-Auction 286, 5/9/2012, lot 7 (ex coll. Peter Lee), che tuttavia si differenzia per la forma leggermente allungata dell’etnico al R/ nonché per la disposizione circolare delle lettere (fig. 6). Fig. 6 D/ Cerva stante a d. su linea di base. Bordo lineare. R/ KAVΛ. Bordo lineare. Diobolo AR, gr. 0.76, mm. 8 L’esatta identificazione del nominale emerge chiaramente dalla media dei pesi noti registrati che indicano un addensamento intorno a gr. 0.796 corrispondente, nel sistema acheo-corinzio, al peso del diobolo. 1) gr. 0.88 mm 8 Classical Numismatic Group, E-Auction 233, 26/5/2012, 96 2) gr. 0.86 mm. 8.2x9.5 Calgary Coin and Antique 3) gr. 0.82 mm 9 Bertolami Fine Arts, Auc. 29, 22/3/2017, 90 4) gr. 0.77 mm 8.5 Classical Numismatic Group, E-Auction 420, 9/5/2018, 6 5) gr. 0.76 mm 8 Classical Numismatic Group, E-Auction 286, 5/9/2012, 7 6) gr. 0.69 mm 8 Gorny & Mosch Giessener. Münzh., Auk. 165, 17-18/3/2008, 1077 Come osserva Gorini, i confronti più stringenti sul piano tipologico, restando in ambito magno-greco, possono ricercarsi nella emissioni di Reggio dell’età di Anaxilas (494-445/25 a.C.; fig. 7: Künker, Auc. 48, 27/2-1/3/2018, lot 14), in una rara emissione dei Serdaioi degli inizi del V secolo a.C. (fig. 8: NAC AG, Auc. 64, 17-18/5/2012, lot 652) e ancora in oboli di Poseidonia della fine del VI sec. (fig. 9: SNG ANS, 633). Fig. 7 Fig. 8 Fig. 9
  5. Una interessante frazione d’argento di Crotone è recentemente apparsa in Savoca Numismatik GmbH & Co. KG, Blue Auc. 7, 26/5/2018, lot 12 (Fig. 1). Fig. 1 La moneta viene descritta come segue: Bruttium. Kroton circa 390 BC. Diobol AR 10mm., 0,97g. Head of Persephone right, hair bound in ampyx and sphendone / The Herakliskos Drakonopnigon: the Infant Herakles, nude, crouching facing on rock, head left, strangling a serpent in each hand. BMC Italy -; HNItaly -; SNG ANS -. A giudizio degli editori l’esemplare non troverebbe alcun riscontro nei repertori bibliografici, in particolare nel catalogo del British Museum (BMC), nell’Historia Numorum di Rutter (HNItaly) e nelle collezioni edite dall’American Numismatic Society di New York nella collana Sylloge Nummorum Graecorum (SNG ANS). Se ne può dubitare. Un esame incrociato di dati tratti dal web e dalla documentazione bibliografica ha consentito di censire 7 esemplari del tutto analoghi a quello sopra illustrato e caratterizzati dai seguenti tipi: D/ a d. Testa femminile di profilo con capelli raccolti sulla nuca e adorna di orecchino; a s. foglia di alloro (?). R/ Herakles infante che strozza i serpenti. Di seguito fornisco un breve elenco dei pezzi raccolti ordinato secondo il criterio del décalage ponderale e accompagnato dall'identificazione dei nominali (in corsivo) proposta dai vari editori: 1) gr. 1,22 triobolo Attianese 1992, p. 154, n. 166 2) gr. 1,15 triobol Spink, NumCirc 100, Oct. 1992, 5843 3) gr. 1,14 triobol SNG Aarhus, 156 4) gr. 1,05 triobol or sixth stater SNG ANS III, 419 (Rutter, HN, 2158) 5) gr. 0,99 diobol SNG Cop., 1805 6) gr. 0,97 diobol Savoca Numismatik, Blue Auction 7, 26/5/2018, 12 7) gr. 0,92 diobol SNG Fitzw. IV, 804 Si riporta a titolo esemplificativo l’immagine dell’es. n. 4 (SNG ANS III, 419; Fig. 2) Fig. 2 Come si nota l’instabilità ponderale degli esemplari ha dato origine ad una diffusa incertezza nell'esatta codificazione del nominale. Tuttavia il peso medio calcolato sulla base delle monete note, seppur esigue e non sempre in buona conservazione, indicano un valore di gr. 1,06 circa, dato che sembrerebbe orientare verso un’identificazione dei pezzi come trioboli. Che si tratti di un unico nominale emerge inoltre dalla compattezza tipologica degli esemplari oltre che dall’ omogeneità sul piano tecnico-produttivo (tondelli di mm 11-10 circa). Per l’inquadramento cronologico, in assenza di uno studio sistematico sui coni della monetazione crotoniate, ci si dovrà basare sugli elementi noti. Rutter (HN, 2158) colloca l’emissione dei trioboli in esame in parallelo (o in immediata successione) con gli stateri del tipo Testa di Apollo/Herakles infante che strozza i serpenti (Fig. 3) - di cui ripetono il tipo del rovescio – inquadrandoli, sulla scia di Stazio (Stazio 1984, p. 391 ss.), agli inizi del IV secolo a.C., nel convulso periodo della Lega italiota e della lotta contro i Lucani e Dionigi di Siracusa, a cui si ascrivono anche gli stateri con Hera Lakinia/Herakles seduto su roccia (Fig. 4). Fig. 3 Roma Numismatics Ltd, Auction XI, 7/4/2016, lot 51 Fig. 4 Roma Numismatics Ltd, Auction XV, 5/4/2018, lot 36 Con questa datazione sembra collimare anche il dato epigrafico per la stabilizzazione delle lettere ioniche, in particolare dell’omega in luogo dell’omicron, che sembra verificarsi sulle monetazioni della Magna Grecia non prima della fine del V secolo a.C. Un’ultima considerazione riguarda il tipo della testa femminile, oggetto di svariate interpretazioni (ninfa, Demetra, ecc.). La sua presenza non trova alcun riscontro sulle emissioni in metallo prezioso del periodo, che contemplano tra le divinità solo Hera ed Apollo a cui si aggiunge l’eroe Herakles. Una testa femminile alquanto simile si riscontra invece su una serie in bronzo (Taliercio Mensitieri 1993, fase 3, gruppo XVII) che tuttavia appare di incerta cronologia e in ogni caso più tarda (metà o seconda metà del IV sec. a.C.: Taliercio Mensitieri 1993, p. 124 nota 73; prima metà del III secolo a.C.: Rutter, HN, p. 174) e sulla quale dettagli iconografici e stilistici consentono l’identificazione del tipo con Persefone (Fig. 5). Fig. 5 Savoca Numismatik GmbH & Co. KG, Blue Auction 6, 7/4/2018, lot 27 Non si può pertanto sfuggire alla tentazione di identificare il tipo del D/ proprio con la dea Hera, già associata ad Herakles in una coeva serie monetale e titolare di un culto antichissimo nella colonia achea. Riferimenti bibliografici ATTIANESE 1992 = P. ATTIANESE, Kroton. Ex Nummis Historia, Settingiano 1992 RUTTER, HN = N.K. RUTTER, Historia Numorum. Italy, London 2001. STAZIO 1984 = A. STAZIO, Problemi della monetazione di Crotone, in Crotone, Atti del XXIII Conv. di Studi sulla Magna Grecia (Taranto-Crotone 1983), Taranto 1984, pp. 369-398. STAZIO 1993 = A. STAZIO, La moneta argentea di Crotone, in A. MELE (cur.), Crotone e la sua storia tra il IV e il III secolo a.C. (Napoli 1987), Napoli 1993, pp. 103-109. TALIERCIO MENSITIERI 1993 = M. TALIERCIO MENSITIERI, Problemi della monetazione in bronzo di Crotone, ibidem, pp. 111-129.
  6. pierluigi1590

    MG Monete antiche info

    buongiorno a tutti, sono nuovo. Dalla collezione di famiglia sono uscite alcune monete di cui non so nulla...pertanto non saprei nemmeno se sono nella sezione corretta. Mi scuso per qualità delle immagini...la tecnologia non fa per me. Seguirò il consiglio di alcuni utenti e acquisterò presto un calibro e una bilancia Peso 8g circa (bilancia da cucina...) Peso 9 g peso 7 g grazie a tutti.
  7. Vorrei fare una domanda su quelle monete della magna Grecia con su la firma apposta aitan o aittan a quanto ammonterebbe il valore di mercato? Di bronzo intendo dato che su wildwinds o altre classifiche non sono riuscito a trovarle.Grazie.
  8. Hey everyone, I'd like to introduce a new journal, now accepting papers: https://koinonjournal.wordpress.com/ Papers in Italian are welcome! Caio, Nick
  9. Buongiorno e buona Domenica, Come sempre, quando sul mercato si affacciano esemplari apparentemente unici ed inediti, credo sia opportuno aprire una discussione che possa (laddove sia possibile) far convergere e confrontare le opinioni e le conoscenze degli utenti (dei maggiormente esperti come dei semplici appassionati), al fine di far progredire il sapere circa le monete coniate dagli antichi greci in Italia. Fatta questa premessa vorrei segnalare un obolo incuso di Kaulonia che sembrerebbe mancare nei testi di riferimento (Historia Numorum Italy, Noe e SNG Copenhagen) e che viene proposto in vendita nella prossima asta 29, lotto 88, da Bertolami Fine Arts: https://auctions.bertolamifinearts.com/it/lot/11657/bruttium-caulonia-obolo-c-525-500-ac-/ Personalmente noto che se spesso il daimon (rappresentato nell'atto di correre sul braccio sinistro allungato di Apollo) sulle serie incuse di stateri di Kaulonia reca visibilmente in mano uno o due ramoscelli, più di rado si intravedono le ali presenti poco sopra la caviglia di questi esseri divini, come invece su questo obolo. Aggiungo per chiarezza le immagini di un esemplare di statere dove si scorge il ramoscello e mi pare anche le ali del daimon: Ex Leu Numismatik 86/256 del 2003, Ex Ars Classica 12/546 del 1926, Ex Hess 19-03-1918 lotto 120 ed ex Hirsch 30/268 del 1911, nonché menzionato sul testo del Noe come esemplare 30a.
  10. Ciao, che cosa pensate di questo hemistater inedito di Kroton ? Questa frazione non esiste per le altre monete incuse (Metapont, Sybaris, Kolonia, Posidonia etc..) piuttosto una "heavy" drachma o un "light" stater no ? (prossima asta Roma e30)
  11. Vorrei sapere se secondo voi questa moneta magno greca , della Campania (Napoli), sia originale?
  12. Una combinazione di coni crotoniati “possibly unpublished” viene segnalata dalla Classical Numismatic Group, Electronic Auction 380, lot 39, del prossimo 10/08/2016. Si tratta di uno statere (gr. 6,67; mm. 19) proveniente dalla collezione “Volteia” con i seguenti tipi: D/ QPO a d. Tripode su base lineare con sostegni conformati a zampe leonine e bacino sormontato da tre anse circolari di cui quella centrale maggiore delle laterali; sotto il bacino, due volute; tra i sostegni laterali, due volute. A s., chicco di grano. R/ QPO a d. Tripode su base lineare con sostegni conformati a zampe leonine e bacino sormontato da collo su cui si ergono tre anse circolari di cui quella centrale duplice e maggiore delle laterali; tra i sostegni laterali, duplici volute. A s., foglia d’edera. Gli editori della CNG datano il pezzo al 430-420 a.C. circa in base al confronto con HN 2113-19, tuttavia è possibile qualche ulteriore precisazione. Il simbolo del chicco d’orzo è certamente agganciabile a due serie contrassegnate da lettere (E, ME) che tuttavia presentano il simbolo al R/. La prima appare contrassegnata, al D/, da Herakles libans e leggenda OIKIMTAM con lettere arcaizzanti (san, iota a tre tratti); la seconda, da un’aquila ad ali chiuse stante su capitello ionico. Entrambe le serie si caratterizzano per una resa iconografica del tripode del tutto analoga a quella dello statere in esame (volute sotto il bacino e alla base del tripode) e per la posizione della leggenda (attestata nella forma QPOT) e del simbolo. NAC AG, Auction 13 (1998), 197 SNG Fitzwilliam IV, 763 Per quanto concerne il R/, caratterizzato dal simbolo della foglia d’edera, rilevante appare il confronto con le emissioni con aquila su testa di cervo/tripode con collo e foglia d’edera del tipo SNG ANS, 3, 350 non solo per la resa alquanto stilizzata del simbolo, quanto per la rappresentazione del tripode con collo segnato da solchi orizzontali, foggia delle anse e resa delle volute. Roma Numismatics Ltd., Auction VI - Session 2, 29/9/2013, lot 342 (ex Peus, 372, 30/10/2002, lot 71) Ulteriore elemento di confronto è rappresentato dall’iconografia del tripode su una serie di divisionali (trioboli e dioboli) con octopus al R/. CNG, 102, 18/5/2016, lot 78 (ex coll. AG Collection; ex Lanz, 72, 29/5/1995, lot 108) Terminata la fase incusa, che a Crotone si snoda per circa un secolo (ca. 530/25-435/30 a.C.), la nuova tecnica a doppio rilievo si inaugura, seguendo Rutter, con le due serie contraddistinte da Herakles oikistas (ultimo quarto del V sec.) a cui seguirebbero le emissioni con Aquila/tripode che interrompono il pressoché rigido abbinamento Tripode/Tripode (o, successivamente, Tripode/Aquila) che aveva accompagnato la monetazione crotoniate fin dagli esordi. Mi chiedo, pertanto, se la moneta in esame, proprio per la ripetizione dello stesso tipo su entrambi i lati, non costituisca una delle prime - se non la prima - emissioni prodotte con la nuova tecnica a doppio rilievo prima che il nuovo tipo dell’aquila contrassegni in modo stabile il D/ di tutte le serie successive. In tal caso si potrebbe pensare ad una datazione prossima alla fine degli incusi e restringere la forchetta cronologica agli anni immediatamente successivi al 435/30 a.C.
  13. Un’interessante frazione d’argento inedita è apparsa nell’asta CNG, 102, 18/5/2016, lot 80 (ex NAC, E, 4/4/1995, 2126 ex AG Collection): D/ Crescente lunare; a s., K R/ H Emiobolo AR, mm. 6.5, gr. 0,14 Ca. 400-350 a.C. Gli editori della CNG individuavano il centro di emissione nel Brutttium e in particolare a Crotone sulla base della corrispondenza del tipo del R/ con HN 2188, del quale Rutter cita un solo esemplare riprodotto da Garrucci (tav. CX, 14), identificandolo come emiobolo. Nella classificazione proposta dall’HN (p. 172), l’esemplare si inquadra nella prima metà del IV secolo a.C., collocandosi al margine di un gruppo di frazionali in argento battuti su quattro tagli diversi (triobolo, obolo, tetartemorion, emiobolo), a cui è possibile aggiungere alcune varianti non rilevate da Rutter. GRUPPO A Nominale: Triobolo (HN 2185) 1. D/ KPO a s. Tripode con anello centrale su linea perlinata; a d., foglia. R/ Fulmine; a s., astro; a d., aquila retrospiciente su colonna ionica 2. D/ KPO a s. o a d. Tripode su linea perlinata; a d. o a s., foglia. R/ Fulmine; a d. o a s., astro; a d. o a s., aquila retrospiciente su colonna ionica GRUPPO B Nominale: Obolo (HN 2186) 1. D/ K-P-O. Tripode con alto collo. R/ K-P-O. Tre crescenti lunari 2. D/ KPO a s.. Tripode c.s.; a d., spiga (nn. 2-3) R/ K-P-O. Tre crescenti lunari 3. D/ Tripode c.s.; a s., B R/ Tre crescenti lunari Si ricorda la presenza della medesima lettera sui nominali di alto taglio con Hera Lakinia/Herakles: GRUPPO C Nominale: Tetartemorion (1/4 obolo; HN 2187) D/ K-P. Tripode con collo. R/ lettere pi e tau GRUPPO D Nominale: Emiobolo (HN 2188) D/ Tripode R/ H Un esemplare di gr. 0,99 (!!) con i medesimi tipi “rinvenuto in agro di Isola Capo Rizzuto” nel Novembre 1991” è illustrato da P. Attianese, Kroton. Ex Nummis Historia, Settingiano 1992 , p. 84 n. 87, ma il dato non appare controllabile. Riassumendo: abbiamo 4 nominali identificati dalla progressiva degradazione ponderale oltre che dalla riduzione del modulo: a) Triobolo: 8+ ess. p. max: gr. 1,18 p. min.: gr. 0,89 p. medio: gr. 1,01 mm. 13-12 b) Obolo: 4 ess. p. max: gr. 0,50 p. min.: gr. 0,37 p. medio: gr. 0,44 mm. 10-8,5 c) Tetartemorion (1/4 obolo): 2 ess. p. max: gr. 0,36 p. min.: gr. 0,25 p. medio: gr. 0,30 mm. 9,4-9 d) Emiobolo: 3+ ess. p. max: gr. 0,20 p. min.: gr. 0,14 p. medio: gr. 0,17 mm. 6,5-6 I dati pondo-metrici dell’esemplare della CNG (mm. 6,5; gr. 0,14) risultano pienamente compatibili con quelli degli emioboli crotoniati del gruppo D, all’interno del quale trova pregnante collocazione anche la scelta dei tipi, per la corrispondenza della lettera che contrassegna il R/ (H), plausibilmente interpretata come iniziale del nominale (emiobolo). Si aggiunge la presenza della lettera K, certamente iniziale dell’dei crescenti lunari al D/, ampiamente attestati, a Crotone, nel repertorio figurativo del metallo prezioso (AR) e di quello vile (AE).
  14. Salve a tutti, è stato aggiudicato oggi a €700 questo bel bronzo di Neapolis che stavo seguendo e che aveva risvegliato la mia passione per le monete della Magna Gracia. Che ve ne pare di questa moneta? La moneta era stata stimata €100, con base d'asta €80, mi ha sorpreso che il prezzo finale sia stato così alto rispetto alla stima iniziale. Secondo voi Kuenker ha sottostimato apposta la moneta, o è stata una svista? Un saluto, Luca
  15. proklès

    Nomos di Kroton

    Buongiorno a tutti, I've recently bought a nomos of Kroton during an auction (see picture attached). 30mm, 7,26 gr., 12h. This stater should belong to the first issues of the polis of Kroton. It is very similar to the SNG Cop 1736 but I could'nt find any coins struck by the same dies. I've searched in the collection of the BnF (cabinet des médailles), in the SNG uk, in the SNG Cop... but without success. Unfortunately, I don't have (yet) the SNG ANS nor the study of Attianese and couldn't check in these publications... Could someone help me to find a die match (and check in these books)? Grazie in anticipo! My coin is also visible here: http://coins.ha.com/itm/ancients/greek/ancients-bruttium-croton-ca-530-500-bc-ar-stater-or-nomos-30mm-721-gm-12h-/a/3042-32019.s?type=bidnotice-confirm Kroton_stater.bmp
  16. Salve a tutti, vorrei sottoporre alla vostra attenzione due monete che mi sembrano provenire dallo stesso conio, con conservazione un po' diversa, ma costi decisamente differenti. La prima proviene dall'asta Nomisma n. 10, lotto 10, scade tra 26 giorni ed ha una base d'asta dl €2000. La seconda fu venduta all'asta da Küenker nel 2004 a €270. E' vero che sono passati 11 anni, ma secondo voi il differente stato di conservazione motiva una differenza di prezzo così elevato? La seconda ha un segno al rovescio (davanti alla zampa del leone) ed è un po' più circolata della prima, ma non mi sembra messa tanto peggio da determinare questa differenza di prezzo. Aiutatemi a capire, non mi sento ancora esperto... Un saluto, Luca
  17. Tra un po' verrà venduto questo emiobolo: Pecunem, asta 34, 2 agosto 2015 CALABRIA. Tarentum. Hemiobol (Circa 280-228 BC). Obv: Two crescents back-to-back; Pellet above and below. Rev: Two crescents back-to-back; uncertain symbol above (kantharos?), pellet below. Cf. HN Italy 1077 (four pellets around on each side). Condition: Extremely fine. Weight: 0.22 g. Diameter: 8 mm. quel che mi chiedo è cosa sono i "crescent" se lune crescenti o che altro. a me non sembrano lune anche se non so che sono, se lo fossero sarebbero fotografate nel senso sbagliato. le due lune sotto potrebbero essere lune ma quelle sopra no per me. e poi perchè raffigurare due lune quando la luna è una sola ? per me non sono lune.
  18. vorrei delle opinioni su questa moneta. sia al dritto che al rovescio è come se a metà moneta orizzontale si fosse staccato dell'argento ed è strano. Solidus Numismatik, 17 luglio 2015 asta online 6 (Live) LUKANIEN. Poseidonia. Nomos. Ca. 530 - 500 v. Chr. Vs: ΠΟΣ (retrograd). Nackter Poseidon mit Dreizack über dem Kopf haltend und Mantel über den ausgestreckten Armen nach rechts schreitend. Rs: ΠΟΣ (retrograd). Incuser Abdruck des Poseidon mit Dreizack nach links schreitend. SNG ANS 613. HN 1107. Korrosionsspuren, sehr schön. Selten. 6,84 g 28 mm
  19. segnalo questa moneta in vendita ora da London ancient coins perchè mi ricorda la moneta di metaponto "doppio" museo di napoli su cui si discute tanto in un'altra discussione. quanto sia rara questa moneta non lo so. io credo di non averne mai viste di questo tipo. ITALY, SOUTHERN LUCANIA, METAPONTION, C. 330-290 BC. AR STATERITALY, Southern Lucania, Metapontion, c. 330-290 BC. AR Stater (19mm, 7.75g, 9h). Head of Demeter facing slightly r. R/ Barley ear with leaf to r.; bucranium above, A[Θ A] below. Johnston C 2; HNItaly 1584. Slightly off-centre, Good VF
  20. Salve a tutti, ho visto questa bella moneta su un sito americano e mi è venuta in mente una domanda che mi faccio da un po' di tempo, causa la mia ignoranza della scrittura greca. Come mai l'etnico ΠΟΣΕΙ diventa, traslitterando, "POMES", come viene riportato in molte descrizioni? Capisco che la Σ (sigma) ruota di 90° in senso orario (come per le monete di Sybaris), ma la lettera finale? Esistono altri esempi simili? Cosa mi dite, infine, delle monete più tarde con l'etnico "PAIS"? Grazie, Luca
  21. Ciao a tutti Penso che questa variante del ref. HN Italy 1984 (e non HN Italy 1983 :rolleyes: ) è inedita con la leggenda BR - ETT - ION Non viene fatto riferimento nell'articolo di Scheu "bronze coins of the brettians" NC 1961 . C'è una studio più recente sulla monetazione di Brettii ? Grazie AE (1,93g). 214 - 211 v.Chr. Vs.: Kopf einer männlichen, bartlosen Wassergottheit mit einem Schilfkranz und Krabbenklauen an der Stirn. Rs.: BΡETTIΩN, Krabbe, zwischen den Klauen Füllhorn und Plektron. HN Italy 1983. R! Grüne Patina, ss-vz
  22. Gabriele79

    MG Statere Metaponto

    Salve a tutti, come potete vedere questa moneta presenta uno stato di conservazione molto diverso tra il dritto e il rovescio. Secondo voi potrei provare un intervento di pulizia? e in caso quale? Mi piacerebbe inoltre poter riconoscere meglio il volto raffigurato. Avete una foto o un disegno che possa mostrare come dovrebbe essere il volto nella stessa moneta ben conservata? Grazie mille per l'attenzione. Un saluto
  23. Segnalo questo pezzo dalla prossima asta Cayòn, elive auction 14, lotto 2. http://www.sixbid.com/browse.html?auction=1235&category=26261&lot=1136415 TARENTO. Décimo de estátera o litra de óbolo de oro. Anterior al 500 a.C. Concha pecten y rueda de carro. Sin letras ni borde de puntos. BMC no lo cita. McClean no lo cita. Cy no lo cita. Se no lo cita. Peso 0´98 grs Personalmente sono molto scettico sulla autenticità. La casa d'aste non si fa scrupoli ad affermare con disinvoltura che si tratti di una rarissima emissione arcaica (VI secolo), ma secondo me è una bufala colossale. La tipologia ricalca quella di alcuni frazionali in argento della Collezione Vlasto (1106 e seguenti), datati da Ravel tra la fine del VI e il primo quarto del V secolo (520-473 a.C.). Il problema è che, da quanto mi risulta, Taras non ha monetato in oro prima del IV secolo, quindi questo frazionale in asta da un punto di vista storico mi sembra davvero poco convincente. Naturalmente potrei sbagliarmi, è solo il mio punto di vista. Nel caso fosse autentica si tratterebbe di una sensazionale novità per lo studio della monetazione Tarantina. Lascio la parola agli esperti per eventuali commenti sulle questioni più tecniche, per quanto la foto possa permettere data la scarsa qualità. Saluti :) Nico
  24. Buonasera a tutti. Mi piacerebbe intavolare una discussione su questa moneta: (vedi foto allegata) Calabria, Tarentum AR Nomos; 281-272 b.C. 7,03 g; 21mm Fischer-Bossert, nel suo famoso lavoro sulla monetazione tarantina, elenca questi tipi nel paragrafo "Antike Nachahmungen" (N104), come imitazione barbarica dello stile tarantino. Tuttavia, dopo una ricerca bibliografica tra i miei volumi, mi sono reso conto che ci sono numerosi esemplari di questa tipologia nelle collezioni del mondo, coniate da diverse coppie di conii (il che significa che in tempi antichi molti esemplari dovettero circolare): Vlasto 773-781; Fischer-Bossert N104; ANS Dewing 227-34; ANS Wulfing 29; Cote 408-9; Evans VII.D.1; Gulbenkian 48; SNG Aberdeen 15; SNG ANS 1121-8; SNG Ashmolean 331-2; SNG Budapest 73; SNG Cop 892; SNG Fabricius 35; SNG France 1911-4 SNG Gale 366; SNG Lloyd 209; SNG Lockett 221; SNG Manchester 124; SNG Milano 194-6; SNG Tubingen 404 Mi sembra strano pensare ad una imitazione barbarica, considerando che i centri messapici molto difficilmente avrebbero potuto ottenere così tanto argento da coniare una tale quantità di stateri, infatti la stragrande maggioranza di esempi di monete coniate da comunità messapiche sono in bronzo, o rari frazionali in argento, oboli e dioboli. Inoltre, credo che un potente Polis come Taras non avrebbe permesso una così intensa attività imitativa da parte di qualsiasi zecca messapica. Naturalmente le mie sono soltanto illazioni, senza alcuna pretesa di scientificità. Sarei grato a chiunque potesse aiutarmi a comprendere i motivi che possano aver portato Fischer-Bossert ad escludere che questa tipologia sia stata coniata dalla zecca ufficiale di Taras. Saluti :) Nico
  25. Prendendo esempio dal nostro buon acraf, che ha aperto la strada col suo thread su Samuel Jean Pozzi, provo a esporre brevemente la biografia di colui che fu il più grande collezionista di monete Tarantine, il cui nome è ancora oggi, a distanza di quasi un secolo, legato indissolubilmente alla monetazione della antica città magnogreca di Taras. Purtroppo non sono stato in grado di trovare molte fonti riguardanti la vita di Vlasto. Come filo conduttore ho utilizzato la prefazione in Inglese di Oscar E. Ravel dal noto catalogo sulla collezione Vlasto, integrando con altre notizie tratte dal sito del Museo Nazionale di Atene, dal sito della British Museum, da un paio di recensioni su mostre ed esposizioni di pezzi della sua collezione ad Atene (in greco moderno, senza google translate non avrei saputo da dove iniziare!), dalla pagina wikipedia sui fratelli Ralli e dal capitolo sui Vlasto di Chios dal Libro d'Oro della Nobiltà Mediterranea. Le foto sono tratte dal Ravel-Vlasto, dal sito del Museo Nazionale di Atene e dal Corpus Vasorum Antiquorum. Il collezionista Michel P. Vlasto (1874-1936) Michel P. Vlasto fu discendente di una nota famiglia Greca che nel 1092 emigrò da Bisanzio a Creta. Il Libro d'Oro della Nobiltà Mediterranea narra che Bisanzio mandò dodici arconti e le loro famiglie a Creta, stabilendo una roccaforte nella fertile pianura di Messara, con l'incarico di aiutare la popolazione greca contro gli invasori arabi. Da li la famiglia nel XVI secolo emigrò a Chios, e in seguito a Venezia (dove risulta un Vlasto nominato Cavaliere di San Marco da parte del Doge Pasquale Cicogna), poi a Genova, Livorno, e infine a Marsiglia. Malgrado tutti questi spostamenti i Vlasto mantennero nei secoli uno spirito patriottico puramente Greco. Micheal P. Vlasto nacque ad Atene il 1 febbraio 1874, secondogenito di Pantaléon Pandély Vlasto (Cavaliere dell'Ordine del Redentore) e Penelope Capari. Dopo aver completato gli studi a Marsiglia il giovane Michel iniziò a lavorare per la ditta dei fratelli Ralli, quella che fu una delle più fiorenti imprese mercantili di epoca vittoriana. La famiglia Ralli, anch'essa di origine Greca, era legata ai Vlasto da matrimoni incrociati ricorrenti sin dai primi dell'ottocento, come era costume tra le famiglie nobili dell'epoca. Nei primi tempi Michel lavorò a Liverpool, e in seguito fu trasferito ad Houston in Texas. Dagli USA egli tornò a Marsiglia per lavorare come manager del ramo francese dell'Impresa Ralli, posizione che ricoprì fino al 1932, anno in cui il cinquantottenne Michel lasciò il lavoro a Marsiglia e si stabilì ad Atene, città che egli aveva sempre considerato il luogo ideale in cui trascorrere il resto della sua vita. Purtroppo non ebbe molto tempo per godersi la sua Atene, in quanto morì improvvisamente pochi anni dopo, nel 1936. Negli ultimi anni della sua vita fu tra i fondatori della "Associazione degli Amici del Museo Nazionale di Atene", a cui dedicò gran parte del suo tempo e di cui fu eletto presidente dal 1934 fino al 1936, anno della sua morte.. L' Associazione è attualmente ancora attiva. Nella vita fu un businessman di successo, molto apprezzato da tutti. Ravel lo definisce un "artista nato", un eccellente disegnatore. I suoi schizzi erano eseguiti con estrema abilità, e mostravano una comprensione dello stile greco raramente raggiunta da altri disegnatori professionisti. La sua sensibilità artistica ne fece un vero e proprio adoratore dell'Arte Greca. Vlasto amava dire che, se avesse potuto, sarebbe vissuto in un museo come fosse a casa propria. Aveva un gusto raffinatissimo, Ravel sostiene che qualunque pezzo attirasse la sua attenzione era sicuramente da giudicarsi un capolavoro. Infatti Vlasto non fu solo collezionista numismatico, ma mise insieme una importante raccolta di reperti di arte greca, composta da circa 760 oggetti, tra cui sculture, pitture, vasi ed altri manufatti di pregevolissima fattura. Al momento della sua morte tale collezione d'arte passò alla figlia Penelope Giulia, moglie di Giovanni Serpieri. Durante i tragici anni dell'occupazione Nazista la collezione fu nascosta dal Serpieri nel seminterrato della propria abitazione ad Atene, ma la casa venne requisita dai tedeschi, e la collezione fu presa in custodia dalla Croce Rossa Internazionale e restituita in seguito ai legittimi proprietari. Alla morte di Penelope-Julia, nel 1985, la collezione venne donata dal Serpieri al Museo Nazionale di Atene, finalmente rispettando quelle che furono le volontà espresse in vita da Michel P. Vlasto. L'effettiva acquisizione della collezione da parte del Museo avvenne tre anni dopo, nel 1988. Molti dei pezzi sono oggi esposti al Museo Nazionale di Atene nelle sale 60 e 61, con la dicitura di Vlastos-Serpieri Collection. Molti dei pezzi sono andati perduti nelle vicissitudini degli anni precedenti, ed alcuni furono probabilmente venduti dallo stesso Serpieri, ma oggi la collezione del Museo di Atene contiene ancora 452 reperti, dal periodo preistorico al IV secolo a.C. Nella sala 60 sono esposti reperti risalenti all'età del Bronzo, trovati in Egitto, Creta Cicladi e Grecia Micenea (vetrina 1), vasi corinzi (vetrina 2), dalla Beotia (vetrina 3), attici (vetrine 5-8). Alla morte di Michel P. Vlasto restò incompiuto anche un progetto di Corpus Vasorum Antiquorum, di cui al museo di Atene sono conservati alcuni schizzi preparatori disegnati da Vlasto stesso, nella vetrina 9, insieme ad altri documenti di archivio relativi alla personalità di Michel ed alla formazione della sua collezione. Nella sala 61 sono esposti reperti provenienti dal mondo greco dei secoli V e IV a.C. (vetrine 10-17), ed infine le ultime due vetrine espongono reperti dalla colonia spartana di Taras, rappresentati da vasi, antefisse e pezzi di oreficeria (vetrine 18-19). L'intenso piacere che Vlasto provava ammirando un'opera d'arte greca era tale da fargli affermare che egli non avrebbe potuto immaginare una vita senza Arte, e che non esiste Felicità senza Bellezza. Il suo studio era una sorta di tempio, in cui Vlasto passava il tempo circondato da perfetti esemplari di arte greca. Pare che non badasse a spese nella sua passione collezionistica. Tuttavia la più grande passione di Vlasto fu senza dubbio la monetazione Tarantina, che rappresentò il suo filone di ricerca principale, sia come studioso che come collezionista. Vlasto conosceva alla perfezione anche la storia della polis magnogreca, avendo letto ogni fonte storica e letteraria che riguardasse Taras. Egli mise insieme una biblioteca personale di argomento storico-archeologico comprendente centinaia di volumi, che fu donata dopo la sua morte al museo Nazionale di Atene. Possiamo senza dubbio considerare il collezionista M. P. Vlasto come un modello di ciò che lo storico dell'arte Federico Zeri definì il "conoscitore", o "ricercatore atipico", ossia un libero professionista dell'arte, che predilige il confronto diretto con le opere, con i materiali e le tecniche, in altre parole quel tipo di collezionista che non si limita ad accumulare ossessivamente oggetti perché attratto principalmente dal loro valore materiale, ma si interessa profondamente della storia e del significato che essi veicolano, studiandoli a fondo e costruendosi, anche in modo autodidatta, una solida cultura sull'oggetto della propria passione, una cultura paragonabile a quella di chi tali oggetti li studia per mestiere, come Storici o Archeologi professionisti. (n.d.a. personalmente credo che il nostro Alberto sia un altro eccellente "esemplare" contemporaneo di questa interessante e sempre più rara tipologia di essere umano). Nella sua prefazione Ravel aggiunge alcuni particolari sulla conoscenza numismatica di Vlasto da farlo sembrare quasi una figura mitologica onnisciente, testualmente: "Egli conosceva praticamente tutto sulla Numismatica Greca. La sua memoria era sconceratnte; era una sorta di enciclopedia numismatica vivente. Io stesso spesso gli chiedevo aiuto per avere informazioni, ed egli era capace di dirmi immediatamente, e senza alcuna esitazione, dove e da chi una moneta fosse stata pubblicata, in quale asta un esemplare simile fosse stato venduto, chi fosse il conferente e il prezzo realizzato. Se Vlasto non riconosceva una moneta doveva trattarsi certamente di un inedito.". Ravel riporta che la conoscenza di Vlasto riguardo la monetazione di Taras fosse ineguagliabile, pare che non ci fosse una sola moneta tarantina in collezioni pubbliche o private che egli non conoscesse. Tale conoscenza traspare dalle diverse pubblicazioni che egli produsse nella sua vita (Didrachmes inédites de ma collection, J.I.A.N. 1898; Monnaies rares ou inédites de Tarente, R.B.N. 1899; Les Monnaies de Bronze de Tarente, J.I.A.N. 1899; Les Monnaies d'Or de Tarente I p., J.I.A.N. 1899; Les Monnaies d'Or de Tarente II p., J.I.A.N. 1901; Choix de monnaies rares ou inédites de Tarente, R.N. 1904; Unpublished Coins of Tarentum, N.C. 1907; On a recent find of coins struck during the Hannibalic occupation of Tarentum, N.C. 1909; Taras Oikistes, Contribution to Tarentine Numismatic, N.N.&M. n.15 1922; Alexander Son of Neoptolemos, with the Carosino and Molossian finds, N.C. 1926; The Warren hoard of Tarentine Horsemen, N.c. 1930). Nei circoli scientifici e numismatici dell'epoca Vlasto era considerato il più grande esperto al mondo sulla monetazione tarantina. Negli ultimi anni della sua vita fu persino invitato dalle Autorità Italiane a recarsi a Taranto, per classificare la collezione del Museo Archeologico. Vlasto fu molto onorato da questo invito, dato che raramente in quegli anni i musei Italiani invitavano studiosi stranieri per la curatela dei loro cataloghi. Purtroppo la morte improvvisa non rese possibile la realizzazione di tale progetto, possiamo affermare che fu una perdita enorme per il mondo della Numismatica, se egli fosse vissuto solo pochi anni in più, oggi probabilmente avremmo a disposizione un SNG-Taranto a firma di M.P. Vlasto! La collezione di monete tarantine raccolta da Vlasto è stata senza dubbio la più vasta e completa che sia mai esistita, tanto che il catalogo stilato da Ravel si può quasi considerare un repertorio dei tipi tarantini. Numerosi sono gli esemplari unici o di estrema rarità, ma ciò che più stupisce è l'ottimo stato di conservazione della maggior parte degli esemplari. Vlasto confidò a Ravel che per alcuni tipi aveva acquistato fino a sei esemplari, trovandone ogni volta uno migliore del precedente, e nonostante ciò per alcuni tipi non fu mai completamente soddisfatto. Come dichiarato dal figlio Pandély, Vlasto aveva espresso l'intenzione di pubblicare il catalogo della sua collezione, ma la morte improvvisa non glielo permise. Il catalogo a cura di Oscar Ravel fu pubblicato nel 1947, nove anni dopo la morte del collezionista, su richiesta del figlio Pandély M. Vlasto, che lo stesso anno vendette la collezione di suo padre, oggi dispersa. Ravel compilò il catalogo attenendosi all'ordine con cui Vlasto aveva conservato le sue monete, usando per le descrizioni ciò che Vlasto aveva scritto di suo pugno sui cartellini. Una curiosità: Ravel, per sua ammissione, compilò l'intero catalogo senza prendere visione diretta della collezione. Egli si fece spedire dal Dr. W. Schwabacher i calchi di tutte le monete della collezione, di cui produsse le copie per fusione (stiamo parlando di più di 1800 esemplari!) per poi assegnare ad ognuna di esse la descrizione dei cartellini. Dunque, se non ho frainteso la questione, le monete fotografate nelle tavole del Ravel-Vlasto non sarebbero le originali, ma le copie ottenute per fusione. Una ultima notazione numismatica: pare che Vlasto nella sua vita non avesse collezionato soltanto monete tarantine, infatti nel British Museum risulta una collezione di monete in bronzo della Tessaglia dalla collezione Vlasto, incorporata nella Rogers collection e venduta al Museo nel 1933, quando Vlasto era ancora in vita. Per concludere cito ancora una volta Oscar E. Ravel, che nella prefazione al catalogo scrisse a riguardo delle monete della collezione Vlasto: "Any collector would be proud to have just one of them in his collection", letteralmente: "Qualsiasi collezionista sarebbe orgoglioso di averne anche solo una nella sua collezione". Non posso dargli torto, credo di non essere mai stato felice (dal punto di vista del collezionismo) come la volta in cui sono riuscito ad aggiudicarmi questa moneta, non la più rara o la più bella della mia collezione, ma sicuramente quella che evoca in me più emozione, pensando a chi sia appartenuta circa un secolo fa (sempre che non si tratti della copia di Ravel!!!): CALABRIA, Tarentum. Circa 272-240 BC. AR Nomos (19mm, 6.46 g, 10h). Warrior on horseback left / Phalanthos riding dolphin left, holding hippocamp and trident. Vlasto 930 (this coin); HN Italy 1044. VF, toned, some roughness. From the Ronald J. Hansen Collection. Ex Noble 70 (11 July 2002), lot 3088; ex M.P. Vlasto Collection. Saluti :) Nico

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