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  1. Buongiorno a tutti, è la prima volta che scrivo in questa sezione. Vi chiederei una classificazione e qualche informazione su questa monetina di Siracusa (18 mm, 3.9 g). Non essendo il mio “periodo” non ho una sufficiente bibliografia da cui attingere. Grazie
  2. Nomos 24, 22.5.2022, 13 BRUTTIUM. Temesa. Circa 475-425 BC. Nomos (Silver, 19.5 mm, 8.18 g, 9 h). Between two greaves, tripod with three ring handles, and legs ending in lion's paws. Rev. ΤΕΜ Corinthian helmet with crest right. AMB 234 (this coin). Jameson 464. Very rare. Very well struck and nicely toned. The best known example! Minor flan fault on the reverse, otherwise, extremely fine. From the collection of a European and those of Dr. H. Maag, Peus 407, 7 November 2012, 141, and A.D. Moretti, Numismatica Ars Classica 13, 234 (this coin was displayed in the Antiken Museum Basel), acquired in the 1960s. Not far from the site of ancient Terina, and near the river Savuto (the ancient Ocinaros), Temesa (now apparently the modern day town of Campora san Giovanni in Calabria) was an Ancient Greek city which, according to the myth, was founded by Polites, one of the companions of Odysseus. This seems to be commemorated by the helmet and greaves that appear as types on the city's 5th century BC coinage (the tripod refers to Kroton's domination over Temesa). They also may have served as apotropaic types since the ghost of Polites seems to have become quite a nuisance; he was finally bested in a wrestling match by an Olympic champion from nearby Lokroi Epizephyrioi (a city, which also claimed overlordship over Temesa at other times). The city's prosperity, or importance, came from its control over neighbouring copper mines, which, however, had become exhausted by end of the 1st century BC. Riappare sul mercato antiquario questo noto statere attribuito a Temesa, sulle cui emissioni si è già ampiamente discusso: Senza entrare nel merito e ripercorrere le pluriennali discussioni suscitate da queste monete e sull'autenticità di alcuni pezzi, a partire dall'attività di Becker (che pure avrebbe meritato un accenno nella scheda), e sorvolando sul giudizio altamente positivo (the best known example) espresso dai compilatori nonché sull’arco cronologico (475-425), in verità piuttosto dilatato in rapporto all’esiguità dei pezzi noti, suscita forte curiosità la funzione dell'elmo e degli schinieri quali possibili apotropaic types since the ghost of Polites seems to have become quite a nuisance. Parti dell’armatura, se ho ben capito, sarebbero stati scelti per il loro valore apotropaico, con l’intento di allontanare il fantasma di Polites (??????????). Devo ammettere che non ho mai letto una simile interpretazione.
  3. PARTE I La lettura dell’interessante volume di Jeffrey M. Hurwit, Artists and Signatures in Ancient Greece, Cambridge 2015, all'interno del quale il capitolo IV viene dedicato alla documentazione numismatica (Coins, p. 39 ss.) ha stimolato le riflessioni che seguono, incentrate sulla presenza e funzione di firme “estese” apposte su monete da artisti attivi in Magna Grecia, in particolare a Metaponto e ad Heraklea. Le testimonianze relative alle signatures degli incisori in forma estesa sui documenti monetali, ben attestate in Grecia e in Sicilia, risultano invece alquanto esigue in Magna Grecia e peraltro condensate in ambito lucano entro un arco cronologico compreso tra la fine del V e gli inizi del III secolo a.C. circa. Ad essere interessate, seppur con modalità differenziate, sono poleis dislocate sia sulla paralia tirrenica che su quella ionica: Velia (Kleudoros e Philistion; tavv. A-B), Poseidonia (Dossennos; tav. C), Thurii (Molossos; tav. D), Heraklea (Aristoxenos; v. infra) e Metaponto (Aristoxenos; v. infra). Tav. A CNG 102, 2016, 69 (Kleudoros) Tav. B Roma Numismatics Ltd, 7.4.2016, 33 (Philistion) Tav. C NAC AG 13, 1998, 16 (Dossennos) Tav. D NAC 106 (part II), 2018, 1170 (Molossos) Tra questi nomi, come si nota, si distingue quello di Aristoxenos in quanto allo stato attuale risulta l’unico incisore ad aver apposto la sua firma sui tipi monetali di almeno due zecche (Metaponto ed Heraklea) e, come vedremo, con una certa prossimità cronologica (v. R. Vollkommer, Künstlerlexikon der Antike, I, München-Leipzig 2001, s.v. Aristoxenos, 93 s. con bibl. prec.).
  4. Carissimi torno a Voi dopo un poco di tempo con la seguente moneta andata in asta Busso Peus e così descritta in tedesco Unter römischer Herrschaft (Paestum). Sextans 218/201 v. Chr. Kopf der Ceres mit Ährenkranz nach rechts; Perlkreis. Rev. Eberprotome nach rechts, direkt dahinter kleiner Delphin abwärts, oben Legende PAIS, unten 2 Wertkugeln; Fadenkreis. 12h. SNG ANS Part 2 (Lucania), Tf. 20,750-751 Rutter, HN 1193 Crawford in Annali Suppl.18-19, 1973, p. 62 und Tf. 7,5,3b 3.31 g.; 18,0 mm. Dunkelgrüne Patina, Selten Fast vorzüglich La particolarità di questa moneta, salvo mio errore, è data dal fatto che nella descrizione della moneta si indica al rovescio come recante protome di cinghiale e un piccolo delfino che a me sembra presente (v. l'immagine in basso) Tuttavia negli altri esemplari di questa moneta non si fa menzione del delfino, come se per la prima volta sia stato notato. Ho cercato su crawford la moneta indicata dalla casa d'asta quale 5/3 b. Salvo errore, con riferimento alle monete con protome di cinghiale (anche diverse dalla 5/3, crawford non indica mai il delfino) le foto peraltro non sono molto chiare. Ho dato un'occhiata al volume del boll. num. 46-47 che mostra la collezione sallusto. Anche in questo caso le foto non sono nitide e non si scorgono delfini. Però con rifermento a una moneta 5/3a crawford si legge "delfino illegibile" (e dunque, se in buone condizioni, visibile). Mi sorge dunque il dubbio se effettivamente nella moneta andata in asta Busso la moneta vi sia un piccolo delfino, come mi sembra, oppure no. E se vi fosse come sarebbe classificabile. Oppure sia un falso. Allego la foto e vi sarei grato di aiutarmi a dipanare questo dubbio
  5. Aristofane

    MG Bruttium

    Salve, qualcuno di voi colleziona monete del Bruttium, confederali o cittadine? Personalmente ritengo la storia di questo popolo molto interessante e la sua monetazione quantomeno curiosa...
  6. Questo contributo propone una sintesi organica e talora ampliata delle maggiori discussioni sulla moneta sibarita (v. l’elenco riportato in calce), che proprio su questo forum hanno trovato terreno fertile di confronto e dibattito, in particolare a seguito dell’edizione del corpus (ad oggi privo di tavole) a firma di E. Spagnoli, La prima moneta in Magna Grecia: il caso di Sibari, Diogene ed., Pomigliano D’Arco 2013 (v. in proposito la recensione di T. Lucchelli, Nuove prospettive nella ricerca sulla moneta della Magna Grecia. Due libri recenti sulle zecche di Sibari e Reggio, “RIN”, 117, 2016, 265-7). Nell’impossibilità di affrontare, per ragioni di tempo e spazio, tutte le problematiche emerse dalla lettura del volume, ci si limita ad enucleare solo alcune delle principali tematiche discusse nei vari interventi, rinunciando alla disamina di proposte alternative di classificazione e inquadramento cronologico ventilate da studi più o meno recenti, in particolare: F. Barritta – B. Carroccio, Ritmi di coniazione e storia: elementi per una riconsiderazione della monetazione incusa a Sybaris e nel suo “impero”, “NAC”, XXXV, 2006, 53-81. Id., Considerazioni sulla monetazione sibarita, Tricase 2013. B. Carroccio, Monetazioni incuse, Pitagorismo e aristocrazie indigene: appunti per una ridefinizione del problema, in G. De Sensi Sestito-S. Mancuso (edd.), Enotri e Brettii in Magna Grecia. Modi e forme di interazione culturale, II, Soveria Mannelli 2017, 77-107. Il volume costituisce l’edizione a stampa della tesi di dottorato (E. Spagnoli, Tra economia e società: la moneta di Sibari, Università di Napoli “Federico II”, 2009) e condensa le pluriennali ricerche dell’A. sulla monetazione sibarita: La documentazione, in Sibari e la Sibaritide, ACT XXXII (Taranto-Sibari 1992), Napoli 1994, 612-631 (contributo scritto di concerto, ma a firma disgiunta, con A. Stazio autore nello stesso volume del testo su La monetazione, 597-631). Aspetti della tesaurizzazione monetale di Sambiase (IGCH 1872 – CH II. 8, in G. De Sensi Sestito (ed.), Tra l’Amato e il Savuto. Ricerche storico-topografiche sul territorio lametino nell’antichità, II, Soveria Mannelli 1999, 185-94. Ripostiglio di Sambiase, in E. Spagnoli – M. Taliercio Mensitieri, Ripostigli dalla piana lametina, Soveria Mannelli 2004, 9-47. Cultura materiale a Sibari: officine e maestranze, “AIIN”, 52, 2006, 281-8. La moneta di Sibari: struttura e metrologia, in N. Holmes (ed.), Proceedings of the XIVth INC (Glasgow 2009), I, Glasgow 2011, 405-16. Si aggiunge il più recente studio sulle emissioni con tipo sibarita: E. Spagnoli, La moneta come base documentale per una riflessione sul ruolo politico dei centri indigeni della Calabria in età tardo arcaica. Le emissioni con tipo sibarita, in L. Cicala-M. Pacciarelli (edd.), Centri fortificati indigeni della Calabria dalla protostoria all’età ellenistica (Atti del Convegno Internazionale-Napoli 2014), Paestum 2017, 199-222. Il testo risulta di agevole lettura benché l’assenza del necessario repertorio illustrativo e di un elenco delle provenienze (rimandato dall’A. ad un successivo volume, ad oggi non pubblicato) costituiscano un grave limite alla sua utilizzazione, impedendo di cogliere sul piano visivo le pur interessanti considerazioni dell’A. sulla evoluzione stilistica del tipo e sulle sue varianti iconografiche, oltre che, naturalmente, su talune peculiarità epigrafiche a cui viene conferito particolare rilievo nella seriazione delle emissioni. Benché si ignorino le motivazioni di tale scelta editoriale, non esplicitate dall’A., essa appare tuttavia singolare e per certi versi poco condivisibile soprattutto in considerazione dell’oramai ampio gap cronologico dalla prima edizione del volume (2013). Non poche difficoltà presenta inoltre la lettura (e decodificazione) dei graffiti (p. 307, fig. 3) e dei grafici in b/n per la resa del tutto inefficace (v. ad ess. pp. 309-10, 314, 316-7). Dopo un capitolo introduttivo che delinea il quadro storico e archeologico della colonia achea e lo stato degli studi numismatici nel panorama più ampio della monetazione incusa della Magna Grecia (Cap. I: La colonia achea e la sua moneta. Il quadro storico, archeologico e numismatico: lo stato degli studi, 23-78), l’A. presenta un catalogo costituito da 1105 monete strutturato per sequenza di coni (Cap. II: Le emissioni monetali: la sequenza dei conii, 79-171) con l’individuazione di 408 coppie di conii (307 di D/ e 360 di R/) distribuite su tre diversi nominali (stateri, dracme e oboli). Più di recente è stata opportunamente segnalata anche la presenza di emioboli (v. infra) che, seppur di esigua consistenza e privi del dato di provenienza, rappresentano una documentazione significativa che integra la fascia bassa dei valori coniati (L. Lazzarini, Prime note su emioboli arcaici inediti di Sibari, Crotone e Metaponto, “NAC”, 46, 2017, 19-29). La documentazione esaminata comprende le emissioni databili entro il 510 a.C. escludendo, pertanto, sia le monete riferite alle varie rifondazioni di Sibari (su cui v. il contributo in appendice) sia le emissioni che adottano il tipo sibarita, pubblicate in altra sede editoriale (v. supra). Dall’analisi scaturisce un’articolazione delle emissioni in tre fasi produttive (A, B, C) al loro interno distinte per peculiarità epigrafiche (classi epigrafiche) e/o tipologiche e stilistiche (v. Tabella 1). Il tipo, unico per statere, dracma e per il D/ dell’obolo (R/ MV) è rappresentato dal toro retrospiciente, in rilievo al D/ e incuso al R/. Sul piano strutturale la sequenza risulta discontinua per la debole concatenazione dei conii, con alta percentuale di coppie isolate. Tabella 1 (da Spagnoli, p. 305)
  7. Mi rivolgo a chi possiede una vista migliore della mia. Questa moneta estremamente logora viene identificata (e proposta in vendita) come triobolo di Sibari "rifondata" (446-440 a.C.) con i tipi Poseidon/toro. Cosa ne pensate? https://www.sixbid.com/en/coinsee/9242/ancient-coins/7844287/southern-lucania-sybaris-ar-triobol
  8. Questo divisionale argenteo di Crotone passerà a breve in asta ma non è nuovo al mercato antiquario, come si legge nella scheda descrittiva. https://www.sixbid.com/en/roma-numismatics-ltd/9264/greek/7867684/bruttium-kroton-ar-diobol-circa Lot 31. Bruttium, Kroton AR Diobol. Circa 530-500 BC. Tripod, with legs terminating in lion’s paws, and with ornaments on and serpents rising from the bowl; retrograde QPO upwards to left / Incuse tripod. Unpublished in the standard references, cf. HN Italy 2077 (tetrobol). 1.22g, 19mm, 12h. Good Very Fine; fragile: flan substantially cracked, edges chipped. Toned. Extremely Rare, possibly unique. Ex Roma Numismatics Ltd., E-Sale 31, 26 November 2016, lot 16. Si tratta certamente di un pezzo molto raro, forse unico, e questo ne accresce notevolmente il valore documentario, ma proprio per questi motivi bisognerebbe usare grande cautela (e precisione) nell’identificazione del nominale. È pur vero che manca uno studio organico delle frazioni argentee di Crotone (come degli stateri), tuttavia il sistema ponderale utilizzato è ben noto ed è quello acheo-corinzio o cd. “corinzio ridotto”, basato su uno statere di circa 8 gr. suddiviso in tre dracme. L’esemplare in oggetto a giudicare dalla descrizione sembra invece una sorta di “ibrido ponderale”. Viene identificato come diobolo, confrontato con un tetrobolo (HN 2077) ma il peso (gr. 1,22) riconduce in maniera incontrovertibile a quello di un triobolo. Ora, a prescindere dal fatto cha a Crotone il diobolo incuso non è attestato e che solo recentemente è stata focalizzata l’attenzione su una serie di oboli e/o emioli, men che meno è attinente il confronto con il presunto tetrobolo HN 2077, un esemplare conservato al British Museum (1913-0114.3) e pubblicato da Hill (NC 1914, p. 99, pl. VII.8) e il cui peso non è quello di gr. 1,77 indicato da Rutter (che segue Hill) bensì gr. 1,840 come correttamente riportato sul sito del BM. Differenziazioni evidenti sia sul piano stilistico che epigrafico non consentono infatti di istituire alcun confronto tra l’esemplare in oggetto e il divisionale del BM. https://www.britishmuseum.org/collection/object/C_1913-0114-3 In assenza di puntuali confronti pertanto l’unico elemento di ancoraggio è rappresentato da peso, che veicola l’identificazione del nominale di RN come triobolo. Certo lo stile risulta alquanto sommario ed anche la legenda è tracciata con caratteri poco accurati, lontani da quelli che caratterizzano la fase incusa.
  9. Una buona serata a tutti. Apro questo topic per chiedere pareri in merito ad una questione su cui riscontro non pochi punti alquanto oscuri. Ho riunito le pluriennali (e molteplici) discussioni sulla moneta sibarita presenti sul forum cercando di creare un testo organico che possa (spero) offrire una visione complessiva di una delle più importanti zecche dell’Italia meridionale. Auspico che il tutto possa essere inserito a breve nell’apposita sezione (Numismatic Anthology) ideata dagli amministratori. Come ben sapete le discussioni sulla moneta di Sibari si sono notevolmente implementate a seguito dell’edizione del corpus (ad oggi privo di tavole) a firma di E. Spagnoli, La prima moneta in Magna Grecia: il caso di Sibari, Diogene ed., Pomigliano D’Arco 2013 e svariati sono stati gli interventi che in progresso di tempo hanno estrapolato e analizzato (anche con accenti critici) alcune delle principali problematiche presenti nel volume. C’è tuttavia un punto (in verità più di uno) nella ricostruzione delle emissioni che mi lascia alquanto perplesso. All’interno del catalogo degli esemplari (p. 108 e p. 119) la Spagnoli rileva un incrocio di rovescio (R 202) tra le fasi B e C, deducendone la loro successione. In particolare tale incrocio si verificherebbe tra le coppie di conii 249 (fase B) e 250, 253 (fase C). La coppia di conii 249 (D 157-R 202) è rappresentata nel catalogo da un solo esemplare la cui foto, trattandosi di un vecchio catalogo di vendita (Hirsch 169, 1991, 67,) mi è stata gentilmente fornita da @Brennos2 che ringrazio per la consueta disponibilità. Fase B: D 157 – R 202 1-Hirsch 169, 1991, 67 (= Spagnoli 249.a) Della coppia n. 250 (D 158-R 202) non sono riuscito a reperire foto. I due stateri attestati sono SNG V Ashmolean, senza numero di inventario e Rauch 59, 1997, 20. Per la combinazione n. 253 (D 159-R 202) ho avuto maggior fortuna in quanto gli esemplari sono reperibili con relativa facilità. Dei 6 pezzi catalogati sono riuscito a reperire le foto di 5 ess. (mancherebbe solo lo statere SNG Australia, Gale 732). Fase C : D 159 – R 202 2-CNG, Triton II, 1998, 93 (= Gorini 1975, p. 10, 7 = Spagnoli 253.a) 3-SNG DNM, Fabricius 88 (= Spagnoli 253.b) 4-CNG 419, 2018, 5 (Ex William N. Rudman Coll. ex CNG 60, 2002, 85 ex Auctiones AG 26, 1996, 28 ex Auctiones AG 3, 1973, 102= Spagnoli 253.c) 5-SNG ANS 845 (= Spagnoli 253.e) 6-Ripostiglio di Altamura. IGCH 1923, 94 (=Spagnoli 253.f) (da Guzzetta 1987) Osservando gli esemplari tuttavia noto che: a) le coppie di conii 249 e 253 non mi sembrano battute dallo stesso conio di martello (R 202). b) all’interno della coppa di conii n. 253 i coni di rovescio sono differenti (si vedano ad esempio gli esemplari nn. 2 e 3). E c’è di più. A p. 162 del citato volume si legge “Il R 202 impiegato nelle coppie di coni B 249 e C 250-252 (nika) segna l’aggancio in sequenza dalla fase B a quella C della monetazione”. Tuttavia nel catalogo R 202 non risulta impiegato nelle coppie nn. 251 e 252, battute rispettivamente da R 203 e R 204. Questo stato di incertezza, dovuto ad errori ed imprecisioni, crea non pochi problemi nel seguire il criterio adottato dall’A. nella seriazione delle emissioni, peraltro complicato dall’assenza di tavole fotografiche (attese da quasi un decennio). Qualcuno riesce a venire a capo del problema?
  10. Questa mal conservata moneta di Caulonia, che a breve passerà in asta, presenta la seguente scheda descrittiva: Mondo Greco. Bruttium Kaulonia 525-500 a.C. Nomos Ag D/ Apollo avanza verso destra a destra, cervo in piedi a destra, testa rovesciata. R/ Cervo in piedi a destra. Peso 7,7 gr Diametro 23,8 mm MB Appiccagnolo? Tralasciando la mancanza di riferimenti bibliografici e la cronologia che andrebbe senz'altro rivista, in quanto trattasi di un esemplare a doppio rilievo databile non prima del 480/70 secondo Noe e Rutter, sarei molto curioso di conoscere eventuali pareri sull' identificazione del presunto appiccicagnolo (?). https://www.deamoneta.com/auctions/view/783/90
  11. Buonasera a tutti, vorrei chiedere se qualcuno è in possesso dei seguenti cataloghi di vendita e, in caso affermativo, se potesse gentilmente postare le foto delle monete indicate (Sibari) al fine di verificare l'identità dei conii di R/ ipotizzata dalla Spagnoli. Hirsch, 169, 1991, n. 17 Rauch, 59, 1997, n. 20 Vi ringrazio anticipatamente augurando una buona serata.
  12. Brevi note sulle monete suberate di Velia tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C. Alla memoria di Giuseppe (Arthas), numismatico e caro amico, sono dedicate queste brevi note sulla monetazione di Velia che sintetizzano uno scambio di opinioni sul tema foriero, in questa come in altre occasioni di confronto, di nuovi e stimolanti apporti conoscitivi nel consueto clima conviviale che non di rado stemperava la “ponderosità” di alcune tematiche. Il contributo si inserisce in un filone di ricerca sulle monetazioni dell’Italia meridionale a cui lo studioso ha dedicato una porzione rilevante della sua produzione scientifica, sorretta da rigore metodologico e acutezza di analisi, come documentano monografie e contributi di dettaglio che hanno fornito un notevole apporto alla ricostruzione di aspetti specifici di singole monetazioni, indagate in una dimensione più ampia che dall’ambito prettamente numismatico si dilata al contesto storico e archeologico. * * * Tra la fine dell’età agatoclea e gli eventi pirrici, periodo grosso modo corrispondente ai periodi VII (305/4-293/90 a.C.), VIII (293/90-280 a.C.) e IX (290-280/75 a.C.) della classificazione Williams (The silver coinage of Velia, London 1992), la monetazione di Velia si caratterizza per un rilevante ampliamento del volume di produzione delle coniazioni argentee, fenomeno che, come ha ben evidenziato Burnett, non appare isolato in Magna Grecia, trovando riscontro nella seconda metà del IV secolo sia sul versante ionio che su quello tirrenico (Neapolis, Metaponto, Crotone, Taranto, Thurii, Heraklea; v. A. Burnett, La documentazione numismatica, in Tramonto della Magna Grecia, ACT XLIV – Taranto 2004, Taranto 2005, 162 s.). All’intensificazione del gettito monetale velino si aggiunge un netto incremento dei simboli (palma, delfino, cicala, spiga, caduceo, pentagramma, triskleles, ecc.) che si dislocano senza soluzione di continuità all’interno dei vari segmenti produttivi ricostruiti da Williams con probabile funzione di segno di controllo più che di riferimento a precise vicende storiche. Si tratta di aspetti di una certa rilevanza che segnano una cesura con il precedente assetto monetario e per i quali i fattori chiamati in causa sono molteplici: arruolamento dei mercenari - e, quindi, aumentate esigenze finanziarie in relazione alle spese di guerra e al mantenimento dell’esercito - , acquisto e/o rifornimento di merci, riscossione di tributi ma anche spese per la monumentalizzazione della città richieste da un ampio programma di riorganizzazione dell’assetto urbanistico che in questo periodo investe l’abitato, gli edifici sacri e gli spazi pubblici, le fortificazioni, ecc. Altro aspetto interessante e per certi versi complementare, ma cui è stata rivolta scarsa attenzione negli studi, è rappresentato dalla pressoché concomitante produzione di un cospicuo numero di monete suberate (o presunte tali). Molte di esse figurano già nel catalogo di Williams (contrassegnate dal segno +) ma a trent’anni dalla sua edizione (1992) il mercato antiquario ha notevolmente contribuito ad implementare la documentazione nota fornendo nuovi ed interessanti apporti. Si tratta di 16 pezzi inquadrabili – tranne per la serie 406 - all’interno di emissioni per le quali già Williams aveva rilevato un discreto numero di suberati e che quindi ampliano e confermano un quadro sostanzialmente noto. Di seguito una tabella riassuntiva (con suddivisione degli ess. in periodi, sezioni e serie secondo il catalogo di Williams e con il relativo riferimento alle tavole fotografiche, riportate in calce): Periodi Sezioni Serie Peso (in gr.) Provenienza Tav VII 69 406 6,20 RN, 4, 2013, 25 1 408 5,61 RN, 12, 2014, 37 2 71 423 6,79 Künker, 347-9, 2021, 599 3 72 440 7,34 CNG, 489, 2021, 17 4 6,76 Artemide, 24, 2021, 8 5 74 469 7,26 NAC AG, 46, 2008, 805 6 5,57 Rauch, 80, 2007, 19 7 75 489 7,39 CNG, 294, 2013, 2 8 VIII 80 539 7,15 Kölner, 115, 2021, 19 9 6,21 The NY Sale, 5, 2003, 23 10 6,98 Agora Auc., 65, 2017, 5 11 6,81 CNG, 294, 2013, 3 12 IX 82 584 5,97 Auc. GmbH, 20, 2013, 4 13 6,70 CNG, Triton XV, 2012, 1033 14 6,36 Rauch, 107, 2018, 51 15 6,51 Apollo Numismatics 16
  13. https://www.biddr.com/auctions/savoca/browse?a=2084&l=2288317 Descrizione Bruttium. Kroton circa 530-500 BC. Fourrée Stater 19 mm, 6,27 g very fine Chiedo agli esperti. Prescindendo dall'errata cronologia, che andrebbe abbassata di 20-30 anni trattandosi di un incuso di modulo stretto (ca. 480/70-440/30 a.C.), l'espressione "very fine" a cosa viene riferita esattamente?
  14. Nell'asta Bertolami n°28 del 15 dicembre di archeologia e arte antica e' presente il lotto n°74 che chiamare interessante e' molto riduttivo, in quanto la parola esatta forse e' spettacolare. Proveniente da una collezione privata del crotonese e' dichiarata di interesse archeologico dalla Soprintendenza. Composto per la maggior parte da monete incuse della Magna Grecia (Sibari, Metaponto, Crotone, Caulonia) e' ritenuto dagli stessi estensori del catalogo (per la parte arcaica) forse ?? appartenente ad un unico ripostiglio. E' molto interessante anche la valutazione di stima e di riserva posta sull'intero lotto, forse ?? eccessiva. Per il lotto: http://auctions.bertolamifinearts.com/it/lot/10497/un-ricco-gruzzolo-acheo-magna-grecia-vi-v-/ Per le singole monete e con ottimi ingrandimenti: https://www.dropbox.com/sh/br9qthiotrcvbtw/AADPe2r9DpYDFpxSb7duP4eRa?dl=0
  15. Visionando il catalogo della recente asta Naumann 110 dello scorso novembre ho notato un interessante nucleo di monete tarantine in stato di conservazione pressoché omogeneo. Si tratta di 40 esemplari in argento (38 didrammi, 1 litra e 1 trias) privi di annotazioni riguardo eventuali pregressi passaggi d’asta e quindi, suppongo, immessi per la prima volta sul mercato antiquario. https://www.acsearch.info/search.html?term=tarentum&category=1-2&lot=&thesaurus=1&images=1&en=1&de=1&fr=1&it=1&es=1&ot=1&currency=usd&order=1 Il catalogo di vendita classifica gli esemplari secondo l’inventario della collezione Vlasto redatto da Ravel (1977) tranne per due pezzi (nn. 44, 66) per i quali il riferimento è alla Historia Numorum di Rutter (2001). Adottando invece la più recente classificazione di Fischer-Bossert (edito nelle more di stampa dell’opera di Rutter) si ottiene il prospetto che segue: Cat. Naumann 110/2021 Nominale (AR) Classificazione (Vl. = Vlasto; FB = Fischer-Bossert) Cronologia (a.C.) 27 litra Vl. 1155 seconda metà V sec. ca. 28 trias Vl. 1193-4 29 didramma FB 16 430-25 30 didramma 31 didramma FB 24 400-390 32-33 didramma FB 33 380-375/70 34-35 didramma FB 39-40 365-355 36 didramma FB 37 37-38 didramma FB 46 344-340 39 didramma 66 didramma FB 66 325/20-315 46 didramma FB 69 315-302 45 didramma FB 73 44 didramma FB 74 48-49 didramma FB 75 302 43; 47 didramma FB 77 302-290 40; 59 didramma FB 78 290-281 42 didramma FB 79 41 didramma FB 80 50; 63 didramma Evans VI, A 1-3 302-281 (Evans) 281-276 (FB) 51-52 didramma Evans VI, A 4 53 didramma Evans VI, C2 54-55 didramma 56-58 didramma Evans VI, D2 60-62 didramma FB, N134 64 didramma Evans VI, E1 65 didramma Evans VII, C3 281-272 dal 276 (FB) Si tratta quindi di un nucleo monetale compatto (gruzzolo?) anche sotto il profilo cronologico. A parte pochi didrammi inquadrabili nell’ultimo quarto del V o alla metà del secolo successivo, il grosso si concentra tra l’età di Archidamo e il periodo pirrico e comunque oltre il 280. La classificazione di Fischer-Bossert infatti fa slittare il V periodo Evans, grosso modo corrispondente ai gruppi 76-82, al primo ventennio del III secolo a.C. - ipotesi tuttavia non condivisa da Burnett – proponendo per il VI periodo una datazione al 281-276 e inquadrando il VII a partire dal secondo quarto del III secolo, epoca a partire dalla quale si pongono le serie di peso ridotto di cui un esemplare (per giunta il più recente) è presente proprio nel catalogo Naumann (n. 65: gr. 6,30).
  16. Qualcuno ha notizie o passaggi d'asta di terzi di statere di metaponto in argento del tipo antico con spiga, META e spiga in incuso al rovescio?
  17. Uno strano piombo monetiforme è recentemente apparso sul mercato antiquario. Definito “tessera” dagli editori, esso ricalca abbastanza fedelmente il tipo di Hera Lacinia (associato a Pan sul R/) degli stateri di Pandosia e ancor più delle rare dracme a cui peraltro si aggancia anche per il modulo (mm. 16) ma non per il peso (gr. 4,74). RN 89, 5.11.2021, 36 Greek Greek PB Tessera. Circa 4th century BC. Head of Hera Lakinia facing slightly to right, wearing necklace and stephane; Π..ΩΔ-A (sic) around. For similar depictions of Hera Lakinia, cf. HGC 1, 1611-3 (Pandosia) and HN Italy 2159ff (Kroton).4.74g,16mm. Condition as seen. From the Vitangelo Collection, collector's ticket included. The depiction of the Hera Lakinia on this tessera suggests that it may have intended for use in connection with the worship of the goddess whose cult centre was situated 10 kilometres away from Kroton at Lakinion, now Cape Colonna. The site takes its name from the sole surviving column of the temple built upon that spot in around 470 BC, which was largely intact until the sixteenth century when it was extensively quarried. Theocritos' Korydon sings the praises of the 'Lakinian shrine that faces the dawn', and Livy 24.3.3-7 tells us that it was 'a building more famous even than the city itself and held in reverence by all the peoples there around' and that within was a column of solid gold dedicated to the goddess. By the time of Livy's writings however, the temple had long been plundered. BM 1872-0709-22 Pandosia, statere (t. di Hera Lacinia/Pan) https://www.britishmuseum.org/collection/object/C_1872-0709-22 Negli studi, non particolarmente numerosi, questa emissione è stata considerata di piede italico-tarantino (N. Parise, Le emissioni monetarie di Magna Grecia dalla fondazione di Turi all’età di Archidamo, in S. Settis (ed.), Storia della Calabria antica, II, Roma-Reggio Calabria 1994, 403 seguito da M. Taliercio, Intervento, in Mito e storia in Magna Grecia - Atti del XXXVI CSMGr, Taranto 1996, ed. Taranto 1998, 358) e inquadrata negli anni della Lega italiota (inizi IV sec.) per la presenza del tipo di Hera Lacinia che ricalca l’analoga rappresentazione su serie di Crotone (e di altre città italiote). Quest’ultima, come ben noto, fu a capo della lega il cui centro politico-amministrativo era proprio nel santuario lacinio. La ripetizione del medesimo tipo su emissioni di Pandosia e di Crotone è stata pertanto intesa quale “espressione di quel clima unitario che collegò le poleis magno-greche nella lotta contro Dionigi di Siracusa e le popolazioni italiche” (A. Stazio, Problemi della monetazione di Crotone, in Crotone - Atti del XXIII CSMGr, Taranto 1983, ed. Taranto 1984, 390 seguito da Taliercio 1998, 359). Allo stesso orizzonte politico e culturale è stato ricondotto il tipo di Pan seduto su roccia - che rievoca l’immagine di Herakles oikistas delle monete di Crotone alludendo forse al mito di fondazione – ripreso su alcuni esemplari di Messana datati al 415 a.C. ca., su due serie enee di Medma dell’inizio del IV secolo e per il quale (come per Hera) è stata addirittura evocata l’influenza di Zeuxis, pittore attivo a Crotone e autore di un dipinto con Pan e le Ninfe, donato al re Archelaos di Macedonia (v. da ultima Taliercio 1998, 360 con bibl. prec.). Resterebbe tuttavia da definire la funzione di questo oggetto para-monetale che secondo RN sarebbe una tessera in qualche modo connessa con le attività connesse al culto di Hera Lacinia il cui santuario, come è ben noto, è stato portato alla luce in località Capo Colonna a Crotone. In Magna Grecia monete in piombo sono ampiamente attestate e sin dalle fasi più antiche della monetazione. Da Crotone proviene l’imitazione in Pb di una dracma incusa di Metaponto rinvenuta in contesto votivo (santuario di Vignanova: A. Siciliano, Monete in piombo rinvenute in Messapia, “RIN”, XCV, 1993, 147). Un ulteriore terzo di statere metapontino in Pb a R/ incuso è stato invece rinvenuto a Cavallino nell’edificio Fondo Pero (A. Siciliano, Rinvenimenti monetali, in F. D’Andria, Cavallino. Pietre, case e città della Messapia antica, Mottola 2005, 88-91). Si deve invece ad Attianese la segnalazione di un Pb di Caulonia (Apollo/cerva: gr. 10, mm. 23) intenzionalmente forato proveniente dal territorio di Metaponto (P. Attianese, Uno strano tondello coniato con leggenda e tipi della zecca di Kaulonia nel Bruttium, “Panorama Numismatico”, 133, 1999, 12-3). Ancora da Crotone, scavi condotti nel territorio urbano hanno restituito due monete in piombo di cui l’una imita tipi siracusani (D/ testa femminile a s.; R/ tondello liscio: gr. 21,15), l’altra invece (gr. 10,79) presenta una superficie liscia su entrambi i lati (E.A. Arslan, Archeologia urbana e moneta: il caso di Crotone in R. Belli Pasqua - R. Spadea (edd.), Kroton e il suo territorio tra VI e V secolo a. C. Aggiornamenti e nuove ricerche (Crotone 2000), Crotone 2005, 108 e 142, catt. 425-6). Di notevole interesse, benchè pi tardi, gli esemplari di Taranto (Vlasto 713 = Evans, per. VII, A3: 281-272 a.C.) che tuttavia a differenza dei precedenti presentano peso e modulo delle emissioni argentee. Artemide, 52, 2020, 541 Leads from Ancient World. Greek Italy. Southern Apulia, Tarentum. D/ Warrior on horseback right, holding shield and spears and spearing downward. R/ Phalantos astride dolphin left, holding cornucopiae and Nike; to right, thunderbolt. For prototype, cf. Vlasto 713. PB. g. 7.27 mm. 20.00 RR. Very rare and interesting. Lovely light tan patina. VF. Le ipotesi interpretative restano varie e ben riassunte da Siciliano (monete di culto, ex voto; monete fiduciarie; offerte funerarie; prove di conio) ma ancora aperte ad ulteriori sviluppi.
  18. Sfogliando i cataloghi d’asta o visionando l’enorme mole di materiale accessibile in rete, si nota come per l’inizio della monetazione sibarita si conservi ancora la datazione "alta" del 550 a.C. risalente a studi di vecchia data. E ciò nonostante i dati degli scavi di Sardis (Cahill-Kroll 2005) sembrerebbero comprovare la tradizione erodotea (I, 94) che ascrive alla Lidia di Creso (560-46 a.C.) la prima coniazione dell’argento, che solo successivamente sarebbe passata in Grecia – intorno al 540 per le prime serie corinzie – e in Magna Grecia. Sulla base di questi dati la datazione intorno alla metà del VI secolo per le serie di Sibari sembrerebbe definitivamente perdere credito, mentre resta al centro di un acceso dibattito la questione se l’avvio della coniazione sibarita vada posto nell’epoca precedente l’arrivo di Pitagora (Spagnoli 2013: 540/30) o negli anni immediatamente successivi (Carroccio 2017: post 530/25) in concomitanza con Crotone e Metaponto. Leu 8, 23.10.2021, 10 LUCANIA. Sybaris. Circa 550-510 BC. Stater (Silver, 30 mm, 8.12 g, 12 h). Bull standing left on dotted ground line, his head turned back to right; in exergue, VM; all within border of dots. Rev. Bull standing right on dotted ground line, his head turned back to left; all within border of dots; all incuse. Antike Kunst (1967), 453 ( this coin ). HN Italy 1729. SNG ANS 829. SNG Copenhagen 1388. SNG München 1154. Beautifully toned. Struck on a somewhat irregular flan, otherwise, good very fine. From the collection of Regierungsrat Dr. iur. Hans Krähenbühl, privately acquired from Bank Leu on 17 December 1963 (with a photocopy of the original invoice enclosed). Ma se l’inizio della monetazione in Magna Grecia resta un argomento spinoso e fortemente dibattuto, alcune cronologie relative a singole fasi produttive risultano invece meglio definite. È il caso, solo per citare un esempio, del passaggio dalla tecnica incusa a quella a doppio rilievo che a Caulonia (gruppo E Noe) sembrerebbe porsi non prima degli anni Settanta del V secolo in base alle riconiazioni su didrammi di Siracusa e di Agrigento (Garraffo 1984, 98-9). E sarebbe pertanto auspicabile che queste cronologie, in assenza di nuovi elementi di giudizio, fossero tenute in debito conto nella compilazione delle schede informative delle monete o quantomeno che venisse motivato un eventuale disaccordo nel caso di proposte differenti. Cosa, purtroppo, alquanto rara. In proposito non poche perplessità desta la datazione al 530-485 per l’esemplare cauloniate con tipi in rilievo su entrambi i lati apparso recentemente sul mercato antiquario. Gorny & Mosch 282, 14.10.2021, 3016 BRUTTIUM. KAULONIA. Didrachme ø 23mm (7,37g). ca. 530 - 485 v. Chr. Vs.: ΚΑΥΛ, Apoll schreitet n. r. aus u. hält in der erhobenen Rechten einen Lorbeerkranz, auf dem ausgestreckten l. Arm läuft eine kleine männliche Figur n. r., r. im Feld ein stehender Hirsch. Rs.: ΚΑΥΛ (retr.), rechtshin stehender Hirsch, davor Zweig. SNG ANS 175; Rutter, HN Italy 2046. Zarte Tönung, Pur facendo un corretto riferimento bibliografico al catalogo di Rutter (HN Italy, 2046 = gruppo F Noe), i compilatori, inspiegabilmente, non ne hanno seguito l’inquadramento cronologico (ca. 475-425) propendendo invece per una datazione “alta” che risulta inaccettabile. Essa, infatti, pone un problema che dal piano squisitamente numismatico si estende a quello storico. Collocare il gruppo F Noe nel momento iniziale dell’attività della zecca equivale ad affermare (implicitamente) che il doppio rilievo era già in uso tra le colonie (o sub-colonie) achee della Magna Grecia intorno al 530. Peraltro lo stesso commento di Rutter (p. 165) al catalogo precisa che il gruppo F Noe dovrebbe inquadrarsi entro la metà del V secolo circa (ca. 460-450/45) sulla base del noto ripostiglio di S. Giovanni Ionico 1971 edito da Kraay-King nel 1987. E ci sarebbe da discutere anche sulla definizione dello statere come “didrachme”. Per quanto i due termini siano ormai diventati sinonimi nel linguaggio comune, il significato del termine greco didrachmon resta pur sempre quello di “due volte la dracma” e mal si adatta allo statere di Caulonia che utilizza il piede corinzio. Ma ancor più insidiosa è la rivisitazione in chiave mitica tipi monetali oggetto di una bibliografia litigiosa. L’iconografia monetale di Caulonia rappresenta a tutt’oggi una delle più enigmatiche della magna Grecia e, senza ripercorrere la secolare storia esegetica del tipo, andrebbe meglio argomentata (soprattutto a livello bibliografico) la presunta identificazione con Dafne (!) - colta nel momento immediatamente precedente la trasformazione in alloro - della piccola figura in corsa sul braccio della divinità. L’immagine è al centro di numerose interpretazioni ma certo è che la sua funzione era quella di esplicitare meglio l’episodio mitico di riferimento attraverso una composizione iconografica il cui significato doveva all’epoca risultare inequivocabile. Heritage Auctions, 3093, 28.10.2021, 31005 BRUTTIUM. Caulonia. Early 5th century BC. AR stater or nomos (27mm, 7.51 gm, 12h). [………..] This magnificent piece is dominated by the figure of Apollo, entirely nude and shown in a refined Archaic form, striding to the right. On Apollo's left arm, a small figure, traditionally described as a winged daemon, is depicted running right; to Apollo's right stands a stag, sacred to both Apollo and his sister Artemis. However, as mentioned earlier, the tradition of claiming the small figure as a winged daemon does not seem to be grounded with any evidence connected to either the city or Apollo's mythology and iconography. Most likely, the iconography depicts the myth of Apollo's hopeless pursuit of the nymph Daphne. Upon seeing Daphne for the first time, Apollo had a moment of either love at first sight, or with some intervention of a certain god of love, Eros, fell madly in love with Daphne. He began chasing her. In order to protect herself from his dangerous pursuit, as she had vowed to be a maiden, she pleaded to her father, Peneus, for assistance. In response, Peneus, a river god, transformed Daphne into a laurel tree, thereby thwarting Apollo's pursuit. Still loving Daphne, Apollo vowed to honor her for all time; thus the laurel tree, which is Daphne in Greek (ΔΆΦΝΗ), became Apollo's chief attribute, with the laurel wreath he wore upon his head and the laurel staff he often carried. The laurel wreath became used as a prize for victors, as well as a symbol for the power of leadership. Therefore, the small figure on the coin running away from Apollo with branches in their hands, or as arms, is most likely Daphne mid-metamorphosis. The artist designed this coin type placing in perspective the three figures and giving each a separate ground line and size to show a depth of field. Apollo is the largest and most prominent figure; as such, he is in the foreground. The deer is smaller and has its own ground line, placing it further back in the scene, in the midground. Lastly, there is the small figure of Daphne with her ground line behind Apollo's arm. She is the smallest figure because she is the furthest away. She looks back to see if Apollo is still in pursuit as she runs away mid-transformation. By depicting the figures this way, the artist cleverly shows the full story of the myth, stuck forever in a pregnant pause. Va infatti osservato che si tratta di una figura in secondo piano e la cui resa stilistica appare estremamente eterogenea, a volte abbastanza accurata, altre estremamente schematica. Su alcuni coni sembra addirittura alata (?) e rivestita da una sorta di clamide (?), su altri del tutto sommaria e ridotta ad una forma stilizzata e disarmonica con sproporzione delle parti anatomiche. È come se si trattasse di un’immagine la cui iconografia, al contrario di quella di Apollo e della cerva, non attinge ad un repertorio iconico standard e pienamente definito ma resta affidata ad una variegata ed autonoma rielaborazione dell’incisore. Non a caso è stata identificata con un daimon, il quale peraltro tenderà a sparire nel corso delle emissioni a doppio rilievo. Questo stato di indeterminatezza non mi pare possa contribuire all’identificazione della piccola figura in corsa – dall’esecuzione progressivamente scadente – con una ninfa dalla celebrata bellezza quale Dafne, anche (e soprattutto) tenuto conto delle fattezze dell’immagine che mi sembrano assimilabili ad una figura maschile più che femminile. Semmai si può parlare di un Apollo daphneforos nel senso letterale di portatore di alloro, ma non di più in quanto l’epiclesi del dio (se presente) è alquanto controversa. Adornato (2007), ad esempio, propone di leggere l’iconografia monetale come il ritorno di Apollo Daphnephoros nel santuario delfico con il pais amphithales o di interpretare la figura in corsa sul braccio del dio come l’eidola, lo spirito di un defunto. In quest’ultimo caso la scena rappresenterebbe la purificazione del luogo sacro dall’eidolon di un daimon. Ma a prescindere da queste interpretazioni, certamente suggestive ma non comprovate, si può osservare che un riflesso della tipologia cauloniate si può cogliere nell’attività dell’incisore che tra fine V e inizio IV secolo a.C. realizzò alcuni pregevoli coni per la zecca di Abdera, i quali peraltro, come sottolinea Gorini (2010), contribuiscono all’identificazione con Apollo del tipo cauloniate. Nomos 3, 2011, 37 Lanz 138, 2007, 169 E mi chiedo se, mutatis mutandis, la piccola Nike in corsa sul braccio di Apollo che versa l’acqua nella patera retta dal dio non possa richiamare quello stesso atto di purificazione compiuto dal daimon (o altro essere) ritratto sugli incusi cauloniati. A ben vedere non mancano nel corso delle emissioni simboli che conducono in questa direzione, tra cui trampolieri, fontane, altari e corone d’alloro. Abbreviazioni: Adornato 2007 = G. Adornato, XAPAKTHP. Note iconografiche sugli stateri di Kaulonia, in M.C. Parra (ed.), Kaulonìa, Caulonia, Stilida (e oltre). Contributi, storici, archeologici e topografici, II, Pisa 2007, 333-49. Cahill-Kroll 2005 = N. Cahill-J.H. Kroll, New Archaic Coin Finds at Sardis, “American Journal of Archaeology”, 109/4, 2005, 589–617. Carroccio 2017 = B. Carroccio, Monetazioni incuse, Pitagorismo e aristocrazie indigene: appunti per una ridefinizione del problema, in G. De Sensi Sestito-S. Mancuso (edd.), Enotri e Brettii in Magna Grecia. Modi e forme di interazione culturale, II, Soveria Mannelli 2017, 77-107. Garraffo 1984 = S. Garraffo, Le riconiazioni in Magna Grecia e in Sicilia. Emissioni argentee dal VI al IV secolo a.C., Catania 1984. Gorini 2010 = G. Gorini, Intervento, in L. Lepore-P. Turi (edd.), Caulonia tra Crotone e Locri (Atti del Convegno internazionale - Firenze 2007), Firenze 2010, 480-94. Spagnoli 2013 = E. Spagnoli, La prima moneta in Magna Grecia: il caso di Sibari, Pomigliano d’Arco 2013.
  19. Buonasera a tutti, un caro amico, avrebbe bisogno di 2 immagini presenti sul volume. Purtroppo non ho questa parte e non posso aiutarlo. Chiedeva cortesemente se fosse possibile avere le immagini dei numeri 954 e 955. Ringrazia anticipatamente, Skuby
  20. Mi riferisco all’emissione di Norba (Rutter, H.N. 248), rappresentata da un obolo in argento, del diametro sugli 11 mm (non illustrato nel volume H.N.). Norba corrisponde all’attuale Norma, sulle pendici dei Monti Lepini che si innalzano sulla pianura pontina, ed era una colonia latina sorta nel territorio che apparteneva ai Volsci. Dell’obolo di Norba è noto un unico esemplare, del peso di 0,67 g, ora nel Museo Nazionale Romano. La riproduzione della foto è tratta dalla fotocopia dell’unico articolo dedicato a questa zecca: F. Panini Rosati, Moneta unica di Norba, Arch. Class., 11 (1959), p. 102-107. Al diritto, di modesta conservazione, dovrebbe essere raffigurata una testa coronata di Cerere, mentre al rovescio c’è una spiga e la scritta NOVR. Naturalmente di fronte a un pezzo unico viene sempre legittimo chiedersi se è un pezzo autentico oppure falso. Secondo la testimonianza della Cesano (Monete rinvenute negli scavi di Norba, Notizie degli Scavi, 1904, p. 423-424), questo esemplare era stato rinvenuto in una stipe posta sotto il monumento di Giunone a Norma, assieme a due monete BR di Neapolis, un obolo di Fistelia, due fusi anonimi del Latium, due bronzi romano-campani, 20 monete romane repubblicane (soprattutto bronzi dal piede semilibrale fino all’unciale, tutti consunti), molti esemplari di aes rude (con peso da 6 fino a 140 g). La lettura dell’etnico è ovviamente fondamentale. La Cesano non ha stabilito nessuna attribuzione, salvo che lei ha creduto di leggere la terza lettera come una Y, similmente a ΛYK e quindi a una abbreviazione di Lucania. In effetti la spiga è un emblema della lucana Metaponto, ma ricorre anche in altre zecche, comprese quelle apule. Il Panvini Rosati fu il primo (e finora unico) ad attribuire questo esemplare a Norba. Innanzi tutto la lettera Y deve invece essere letta come V e il dittongo OV (ou) per O risulta attestato in alcune iscrizioni latine dell’Italia centrale. Quindi l’esemplare sembra autentico e attribuibile a Norba, che, come colonia latina, nel III secolo a.C. poteva avere il diritto a battere la moneta. Se si aggiunge che tale obolo appare allineato agli oboli della vicina Signia (sull’altro versante di Monti Lepini) e di Alba Fucens, risulta chiaro che sono tutte emissioni risalenti intorno al 280-275 a.C. e quindi al tempo della guerra pirrica, quando era ancora in vigore il didramma campano di circa 7,30-7,50 g. Attualmente sto studiando per una pubblicazione anche Signia, che ha emesso solo oboli, che però risultano essere coniati con diversi conii, non ancora tutti identificati. Gradirei molto avere immagini di questi oboli, oltre a quelli normalmente reperibili sui soliti siti di asearch e di CoinArchives. Infine chiedo agli esperti dell’Aes Grave, se allo stato attuale è possibile attribuire alcuni fusi all’area volsca (dove sicuramente almeno circolarono).
  21. Tra le ultime serie censite dalla Spagnoli nel corpus della monetazione di Sibari - a tutt’oggi privo del pur annunciato volume di Tavole - un unicum è rappresentato dall’emissione n. 257 (D/161-R/35?), collocata negli anni immediatamente precedenti la disfatta della città (fase 😄 ca. 514-510 a.C.). Al D/, infatti, un diadema perlinato adorna la testa del toro (foto 1), dettaglio assente sulle altre emissioni di questa fase e che si riscontra, invece, nello stadio iniziale della monetazione (fase A: 540/30-525; foto 2) per poi comparire su serie iniziali (ca. 510/500) della colonia sibarita di Laos (foto 3). 1 – Spagnoli, 257.a (dal ripostiglio di Amendolara: Polosa 2009, cat. 39) 2 - Noble Numismatics Pty Ltd, 124, 2020, 2945 (Fase A Spagnoli) 3 - NAC AG, 116, 2019, 17
  22. BFA, 105, lot 525 Southern Lucania, Metapontion, c. 540-510 BC. AR Stater (22mm, 8.05g, 12h). Barley ear. R/ Incuse barley ear. HNItaly 1479; SNG ANS 209-16. VF - Good VF Essendomi balzato agli occhi questo esemplare e non avendo riscontrato i coni da cui è tratto nel catalogo della Johnston vorrei condividere alcune perplessità: La moneta ha un modulo di 22 mm quindi dovrebbe inquadrarsi tra la fine delle coniazioni a tondello medio e più plausibilmente l’inizio della fase successiva, a tondello stretto e spesso. Gli esemplari ANS 209-16, con i quali viene confrontata (forse per la legenda?), hanno un modulo di mm 27-28 e quindi rientrano nella fase a tondello largo, tant’è che la Johnston, seguendo Noe, li colloca nella classe VI (nn. 115-116, 119, 121-122, 125, 128). Anomalo risulta pertanto anche il confronto con HN 1479 che comprende i tipi Noe 112-134 (classe VI). Come fa pertanto una moneta incusa con modulo di 22 mm a datarsi al 540-510 – datazione proposta dai compilatori – ossia nella fase a tondello largo? L’esemplare, in maniera del tutto inconsueta, è privo del partito decorativo dei bordi, sia al D/ che al R/. Le brattee della spiga, generalmente disposte generalmente con rette simmetriche, presentano al D/ sul lato sinistro un andamento alquanto curvilineo. I caratteri epigrafici, in particolare la M, presenta una forma decisamente atipica. Sulla base di queste considerazioni mi piacerebbe avere in merito un parere tecnico. Possiamo considerare questa moneta una nuova combinazione di coni oppure sussistono delle incertezze?
  23. È recentemente apparso sul mercato antiquario un nominale eneo di Crotone datato dopo il primo quarto del IV secolo a.C. e contrassegnato dai seguenti tipi: D/ Tripode, KPO R/ Chicco, MET CNG 115, 16.09.2020, 23 BRUTTIUM, Kroton. Circa 375-325 BC. Æ (11.5mm, 1.74 g, 11h). Alliance issue with Temesa. Tripod; KP-O flanking / Barley grain; T-EM (retrograde) flanking. CNG 53, lot 82 var. (legends), otherwise unpublished, but cf. Rutter, South, pl. 33, 11 and HN Italy 2204 for a similar, but earlier, issue. Dark green patina. VF. Extremely rare. From the Martinez Collection, purchased at the Verona Numismatic Conference, September 2005. Nella scheda informativa l’esemplare viene ricondotto ad un’alleanza (!) tra Crotone e Temesa (!) quest'ultima identificata dalla legenda presente al rovescio, considerata retrograda e letta pertanto nella forma TEM (!). Viene poi evidenziata la sostanziale unicità del pezzo se si escludono esemplari affini per tipologia (ma non sul piano epigrafico) apparsi sul mercato antiquario (e.g. CNG 53, 15.3.2000, 82) o presi in esame da Rutter (Rutter 1979, pl. 33, 11 e HN 2204). Un riesame degli elementi interni della moneta, congiuntamente ad un più ampio spoglio bibliografico, consente di apportare alcune puntualizzazioni. a) Le legende presenti su ambo i lati presentano disposizione e ductus speculari. Entrambe si compongono di tre lettere di cui le prime due contigue e disposte su un lato del tipo mentre l’ultima distanziata e collocata sul lato opposto (KP-O al D/ e ME-T al R/). Ne consegue che se la legenda del D/ deve inequivocabilmente leggersi KPO, quella del R/ va interpreta necessariamente come MET più che TEM. La forma TEM (riconducibile a Temesa), benché notoriamente attestata, compare in epoca ben più antica del IV secolo, investendo peraltro solo il metallo prezioso (AR). Né la frammentarietà delle fonti storiche e della documentazione archeologica conserva memoria dell’ipotizzata alleanza Crotone-Temesa nel secondo quarto del IV secolo a.C. b) Allo stato attuale della documentazione la moneta risulta effettivamente un unicum e pertanto di non facile inquadramento cronologico. Qualche osservazione è tuttavia possibile. Sia Metaponto che Crotone emettono monete in bronzo contrassegnate da tripode/chicco. Per Metaponto, in particolare, le serie interessate (figg. 1, 2) sono quelle del tipo HN 1638 (= Johnston 1989, 2), datate nell'ultimo quarto del V secolo a.C., il cui livello ponderale abbraccia valori compresi tra 2.4 e 1.5 gr.: D/ Tripode, MET R/ Chicco, HE o TE (figg. 1-2) Fig. 1 - Savoca Numismatik, 9th Blue Auction, 25.8.2018, 33 (erroneamente attribuita a Crotone; gr. 2, 36) Fig. 2 - Münzen & Medaillen GmbH (DE), 17, 4.10.2005, 49 (gr. 2,19) Gli esemplari, diversificati dalle sigle sul R/, appaiono omogenei sotto il profilo iconografico per la resa del tripode con anello centrale di grosse dimensioni e anse laterali rese di profilo. Ad essi possono aggiungersi i pezzi illustrati da Attianese provenienti dal commercio antiquario (Attianese 2005, 121-122, nn. 8-9) che per elementi iconografici, epigrafici (sigla TE al R/) e ponderali - gr. 2,20; gr. 1,60 (consunta) - sembrerebbero riferibili alla zecca metapontina più che a quella crotoniate. Per Crotone la situazione appare più complessa. Gli esemplari con tripode/chicco (Rutter 1979, gruppo III; Taliercio 1993, fase 1. III; HN 2204), appaiono ascrivibili alla più antica fase della monetazione in bronzo crotoniate (ca. 420-410/5 a.C.), contraddistinta dall'uso del koppa arcaico (fig. 3). L’esiguità dei pezzi finora noti (2 ess.: gr. 1,73; 1,04) non consente di definire con certezza il livello ponderale che, in ogni caso, appare più basso rispetto a quello degli esemplari di Metaponto con analoga tipologia, come sembrerebbe documentare il pezzo recentemente apparso sul mercato antiquario (fig. 4: gr. 1,68). Fig. 3 - Rutter 1979, pl. XXXIII, 11 (gr. 1,73) Fig. 4 - Auktionshaus H. D. Rauch GmbH, E-Auction 35, 17.9.2020, 53 (gr. 1,68) Questi elementi, benché non esaustivi e ancorati all'esigenza di una base statistica più ampia, consentono forse di meglio precisare la cronologia dell’esemplare KPO-MET. Se da un lato la presenza del kappa esclude per CNG una collocazione nelle fasi iniziali della produzione enea, dall'altro anche la datazione al 375-325 presenta alcune criticità. Le serie collocate da Rutter in questo ambito temporale (HN, 2211-2216), corrispondenti alla terza fase della classificazione proposta dalla Taliercio, differiscono dalla moneta in esame sia per elementi tipologici (testa di Athena/aquila su testa di cervo; Aquila stante o su testa di ariete/tripode con alto collo) ed epigrafici (presenza di lettere e sigle), sia per il livello ponderale decisamente più elevato (da gr. 26 a gr. 3 circa). A ciò si aggiunge la presenza di un duplice etnico, che costituisce un elemento di originalità all'interno della monetazione enea della polis e che non trova alcun riscontro all'interno delle serie citate. Affinità tipologiche ed epigrafiche si rilevano invece con alcune serie di stateri in argento, talora legati da incroci di conio, contrassegnati dall’Herakles oikistàs (fig. 5) o dai tipi tripode/tripode (fig. 6) e Aquila su capitello ionico/tripode (figg. 7-8), sia per la costante presenza del chicco, sia per la comparsa di lettere e sigle (E, ME). La moneta con Herakles OIKIMTAM (oikistàs) si rivela di particolare interesse in quanto il conio di D/ è lo stesso che batte alcuni esemplari con Apollo e Python (fig. 9), datati da Stazio nel periodo della spedizione ateniese in Sicilia (Stazio 1984, 386 s.), dove però la legenda del R/ - KPOTON - documenta la progressiva ma non ancora definitiva transizione all'alfabeto ionico. Fig. 5 - CNG, MbS 58, 19.9.2001, 84 Fig. 6 - CNG, E-A 380, 10.8.2016, 39 Fig. 7 - Gemini, LLC, III, 9.1.2007, 44 Fig. 8 - RN, 18, 29.9.2019, 491 Fig. 9 - CNG, E-A 472, 15.7.2020, 474 Se pertanto le corrispondenze sul piano tipologico ed epigrafico non sono casuali, si potrebbe proporre per la moneta di bronzo con tripode, KPO/chicco, MET un inquadramento tra lo scorcio del V secolo ed il primo decennio del IV, nel periodo immediatamente successivo al momento iniziale della produzione enea della città (gruppi I-II Rutter: 420-410/05 a.C.). Restano ovviamente da indagare le motivazioni che indussero Crotone a riprodurre in questo periodo tipo (chicco) e legenda (MET) propri di un’altra città e l’unicità del pezzo impone le dovute cautele in proposito. Si può tuttavia osservare che agli esordi della monetazione in bronzo sia Crotone che Metaponto non sembrano esenti da consonanze sul piano tipologico: Crotone adotta un tipo (chicco) proprio di Metaponto, che a sua volta riprende il tripode (crotoniate?) su serie databili nell’ultimo quarto del V secolo (HN 1637-1638 = Johnston 1989, 1-2; fig. 10). Tali serie, assegnate a Metaponto da Rutter e Johnston, vengono invece attribuite a Crotone da Attianese (2005, 334-338) che ipotizza un’alleanza tra le due città “verso la seconda metà del IV secolo per rapporti non solo politici, ma tanto più economici e commerciali” (p. 338). Fig. 10 - BFA, E-a 73, 14.9.2019, 131 (gr. 4,06) Per concludere una considerazione di ordine metodologico. La compresenza di tipi (e/o legende come nel caso dell’es. CNG) riferibili a città diverse sulla stessa moneta non si traduce, sic et simpliciter, in un’“alleanza” tra due centri. Tanto più che il tripode raffigurato sulle serie enee metapontine del tipo HN 1637-8 (fig. 9), proprio per l’assenza di etnico, non necessariamente costituisce un esplicito riferimento a Crotone. Potrebbe ad esempio sottintendere un richiamo ad Apollo, quest’ultimo peraltro raffigurato sul D/ di una serie bronzea di Metaponto e richiamato al R/ proprio dal tripode associato al tipo e alla legenda di metapontini (fig. 11). Fig. 11 - Münzen & Medaillen GmbH (DE), 30, 28.5.2009, 11 Bisogna, pertanto, prestare la dovuta attenzione nell'interpretazione storica del dato numismatico, soprattutto in assenza di opportuna documentazione storiografica e/o quando non si dispone di solidi ed incontrovertibili elementi di giudizio. Nel caso dell’esemplare a legenda KPO-MET poi, anche a voler seguire (dubitativamente) l’ipotesi dell’“alleanza”, andrebbero definiti tempi e modi della stessa, peraltro un contesto, quale quello proposto dai compilatori (375-325 a.C.), segnato dall'occupazione dionigiana di Crotone e da una serie di eventi destabilizzanti per la città. Riferimenti: Attianese 2005 = P. Attianese. Kroton. Le monete di bronzo, Soveria Mannelli 2005 HN = N.K. Rutter et alii, Historia Numorum. Italy, London 2001 Johnston 1989 = A. Johnston, The Bronze Coinage of Metapontum, in G. Le Rider (cur.), Kraay-Mørkholm essays. Numismatic studies in Memory of C.M. Kraay and O. Mørkholm, Louvain-la-Neuve 1989, 121-136. Rutter 1979 = South Italy and Messana, in Le origini della monetazione di bronzo in Sicilia e in Magna Grecia, Atti del VI Convegno del Centro Internazionale di Studi Numismatici di Napoli - Napoli 1977, Roma 1979, 193-223 Stazio 1984 = A. Stazio, Problemi della monetazione di Crotone, in Crotone, Atti del XXIII Conv. di Studi sulla Magna Grecia (Taranto-Crotone 1983), Taranto 1984, 369-398. Taliercio 1993 = M. Taliercio Mensitieri, Problemi della monetazione in bronzo di Crotone, in A. Mele (cur.), Crotone e la sua storia tra il IV e il III secolo a.C. (Napoli 1987), Napoli 1993, 111-129.
  24. Le emissioni monetali di Laos appaiono alquanto limitate per entità del numerario e monotona risulta la tipologia, specie per l’argento, imperniata sulla ripetizione dello stesso tipo (toro androprosopo barbato) su entrambi i lati. In poco più di sessant’anni, dal 510/500 ca. al 453 a.C., lo studio di Sternberg - a tutt’oggi l’unico corpus disponibile, benché datato (1976) - ha infatti rilevato appena 27 coppie di coni (20 di D/ e 24 di R/), di cui 9 per gli stateri, 2 per la dracma, 10 per i trioboli, 3 per i dioboli, 2 per gli oboli e 1 per l’emiobolo. È pertanto sempre di notevole interesse poter osservare varianti inedite o alquanto rare che contribuiscono ad integrare ed “aggiornare” studi di vecchia data, i quali restano tuttavia una imprescindibile base di partenza per lo studio di questa monetazione. Mi riferisco, nello specifico, a due monete apparse recentemente apparse sul mercato antiquario (foto 1-2) che parrebbero tratte dagli stessi coni e caratterizzate al R/ dalla posizione del toro a sinistra, una variante rarissima che si riscontra unicamente sul tipo Sternberg, serie III, 8 (foto 3), come opportunamente rilevano i compilatori della scheda. Tra le due emissioni (Sternberg 8 e quella in oggetto) si notano però alcune differenze alquanto marcate, quali la diversa resa della testa del toro al D/ e la sua postura - dinamica, con masse muscolari più accentuate, e statica - , la linea di base, liscia e perlinata, e la forma della legenda , che appare su entrambi i lati delle due emissioni rispettivamente retrograda e prograda;. Né mancano elementi di differenziazione al R/, come documentano i diversi esiti stilistici del toro e il decoro del bordo (lineare e liscio). Mi sembra che le differenze siano troppo marcate per poter attribuire queste due monete (sulle quali non nascondo le mie perplessità) alla serie III e sarei grato agli utenti lamonetiani se volessero esprimere un proprio parere in merito. 1 - NAC AG, 125, 23.6.2021, 268 (gr. 7,53) From a private Swiss Collection 2 - Roma Numismatics Ltd., 19, 26.3.2020, 199 (gr. 7,58; mm 22) From a private European collection, outside of Italy prior to December 1992 3 -Peus, 413, 29.10.2014, 4 (gr. 7,77; Sternberg, serie III,8 )
  25. Interessante AE di Metaponto nella prossima asta Bertolami, 105, 549: Southern Lucania, Metapontion, c. 350-275 BC. Æ (13.5mm, 1.62g, 12h). Young male head r. wearing pilos (Dioskouros). R/ Barley-grain. Unpublished in the standard references including A. Johnston “The Bronze Coinage of Metapontum” in Kraay-Mørkholm Essays, pp. 121-6. Very Rare, VF. Segnalo che contrariamente a quanto affermato nella scheda, l’esemplare, effettivamente assente nel catalogo della Johnston, non risulta inedito in quanto un pezzo simile era già apparso sul mercato antiquario (http://www.magnagraecia.nl/coins/Lucania_map/Metapontion_map/jpgs/MetaJ00-1.85.jpg) Munthandel G. Henzen, list 155, 2004, 13 (gr. 1,85)

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