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  1. E' ormai un po' di tempo che avrei una domanda da rivolgere ai più esperti e competenti del forum : I prezzi d' emissione delle monete del regno sono reperibili da qualche parte ? Ovviamente mi riferisco alle serie emesse a fini numismatici e non alla monetazione circolante . Inoltre vorrei sapere se qualcuno mi sa indicare un riferimento dove sia possibile vedere l'andamento del prezzo dell'oro ( riferito al mercato italiano ) dal 1900 ca in poi .
  2. Vi informo che ho caricato in biblioteca l'estratto riguardante la monetazione nazionale, coloniale e estera dal volume "Relazione della R.Zecca - 25 ESERCIZI FINANZIARI - Dal 1°luglio del 1914 al 30 giugno 1939-XVII" LINK
  3. Buon giorno a tutti, Grazie all'amico Giancarlone che mi ha prestato un'interessante pubblicazione pubblicitaria dello Stabilimento Johnson edita nel 1910, una sorta di presentazione commerciale sulla loro produzione..... .....vi posto un estratto che tratta del loro lavoro di produzione di Prove e Progetti fino al 1910.
  4. Salve a tutti vorrei iniziare questa discussione per chiedere alcune informazioni e sapere la vostra opinione riguardo questa moneta che a tutti gli effetti è regolare. Non riesco a trovare notizie se essa è in qualche collezione. A tutti gli effetti è da considerasi moneta valida ma come mai non si hanno atti della Zecca e neanche l' ing. Lanfranco, che in quel tempo era direttore di Zecca, ne fece cenno? E' possibile che tali monete furono coniate per provare le matrici del 1910 ma allora perchè non farne riferimento? Mi sono documentato e un pezzo è stato trovato nell' Aprile 1956 in un banco di Roma insieme ad un rotolino di marenghi, tale pezzo era del tutto "consumato", il che certifica che ha circolato. Abbiamo notizie o possiamo desumere quanti pezzi ne furono coniati per provare le matrici? Grazie per l'attenzione. Saluti Andrea.
  5. Ho aperto questo post per raccogliere un po' di considerazione, teorie e immagini relative al formarsi di questo tipo di patina. Da cosa dipende? è dovuto ai processi produttivi o alle modalità di conservazione delle monete? come mai nella maggioranza dei casi (se non nella totalità) è presente su un solo verso della moneta? allego qualche immagine
  6. Chiedo a chiunque possa aiutarmi il TESTO COMPLETO della Convenzione Italia - Austria del 9 Luglio 1935 con cui appunto il Governo dell'Austria consegnava i suoi conii all' Italia e autorizzava la coniazione dei Talleri italiani per 25 anni. L'invito è rivolto anche agli utenti che hanno contatti con l'area tedesca/austriaca in modo da estendere lì la ricerca: eventualmente infatti va bene anche il testo in tedesco. Chiunque dovesse reperirlo è pregato gentilmente di contattatarmi in modo da farmi avere la copia scan per email. Saluti Simone
  7. Oggi per caso parlando con il dottor Montenegro ci siamo accorti che quello che sembrava un semplice Marengo con i 2 uno della data ribatutti era in realtà un marengo interamente ribatutto su un 81. Scusate le foto, vi prego di osservare oltre la data tutta la scritta UMBERTO I dove si nota molto bene la ribattitura. Saluti Marco Gradisco le vostre impressioni di qualsiasi tipo siano, Grazie
  8. Considerato l' interesse di alcuni utenti del forum per questa monetazione vi posto le scansioni di questo testo ufficiale considerata la fonte : CARBONERI GIOVANNI, Colonia Eritrea Il Tallero di Maria Teresa e la questione monetaria della Colonia Eritrea. Ministero degli Affari Esteri Tipografia Nazionale Bertero.Roma. 1912
  9. qual'è la funzione di questo tallero italico, dal momento che ne esisteva già un altro con le stesse caratteristiche e che assolveva benissimo i suoi compiti? forse il puro orgoglio sabaudo??... renato
  10. Dopo avervi postato le foto del mio 100 e 50 lire del 1932 X vi posto le foto le cofanetto dell'epoca in cui erano conservati gli esemplari per omaggi a persone di rango. esterno di colore rosso e scritte in oro: " BANCO DI ROMA" Interno: Raso bianco e panno giallastro dove vanno inseriti i 2 esemplari. Scritta: "monete coniate dal banco di Romanel 1932//per distrribuzione in oriente" So che è solo una piccola chicca, ma spero possa farvi piacere averla vista, Ringrazio molto l'amico Renato per avermela procurata ... io amo moltissimo queste chicche =) Saluti Marco
  11. Ecco il primo acquisto della settimana, un pezzo di estrema bellezza e abbastanza raro. Cosa ne pensate ? D: R: Saluti Marco
  12. Buon giorno. CollegandoVi con il link sotto riportato (grazie Massimo-incuso)..... ;), potrete leggere un breve studio sull'argomento riportato nel titolo. http://numismatica-italiana.lamoneta.it/docs/travagliata.pdf Buona lettura e attendo le Vostre critiche e commenti. Saluti. Michele
  13. Vi propongo di creare in questa discussione un elenco di Cataloghi D'Asta delle Collezioni Importanti relative alla Monetazione Sabauda posseduti dagli Utenti del Forum p.s. Non sarebbe male inserire anche le copertine dei Cataloghi
  14. Vi propongo questo articolo : CELATI L.A. Di alcune prove di zecca di Torino di Re Vittorio Emanuele II Estratto dal Bollettino della Societa' Piemontese di Archeologia e Belle Arti Luglio-Dicembre 1924 n.3-4 Tipografia Anfossi Torino
  15. Buonasera a Voi, ho un quesito che vorrei sottoporre agli amici e studiosi di monetazione del Regno: sui cataloghi, compreso quello di questo forum, la rappresentazione dell'Italia con l'aratro presente su diversi nominali aurei di Vittorio Emanuele III (100, 50, 20 e 10 lire), viene così descritta: "Figura allegorica dell'Italia che regge con la sinistra un fascio di spighe mentre con la destra spinge un aratro..." Ora, il mio dubbio è il seguente: ma è davvero possibile che l'aratro venga spinto dalla persona che sta dietro? Non viene forse trainato da qualcosa che sta davanti all'aratro, mentre chi sta dietro lo guida? Peraltro, come potrebbe spingerlo con una mano impegnata a reggere un fascio di spighe? Gradirei sapere la vostra opinione e, se possibile, se esiste anche in questo caso, un regio decreto che specifichi le caratteristiche della rappresentazione in questione. Cordialmente, Teofrasto
  16. Inizio questa discussione anche se so che sul forum ne abbiamo gia parlato piu e piu volte... ma questa volta scrivo dopo diversi mesi di osservazione e prove Il mio dilemma è nato quando mi furono mostrati esemplari di notevole valore quali: 5 lire 1901 500 lire prova Di queste monete esistono esemplari considerati con fondi lucenti, per me realizzati dopo la coniazione con tecniche varie... Voi cosa ne pensate? a che conclusione siete arrivati negli anni ? P.s. Io ho ottenuto discreti risultati su esemplari da 500 lire, purtroppo nelle foto che ho provato a fare non riesco a farla trasparire... resta il problema su come definire alcuni punti che non riesco a tire a specchio. Ovviamente la lavorazione tocca solo i fondi quindi non comporta variazioni di peso ne usura dei dettagli Saluti Marco
  17. Nel nostro catalogo il 20 lire 1928 è descritto come: Figura maschile nuda recante un fascio, che saluta romanamente una figura femminile..., Questo saluta romanamente è spesso usato anche da altri cataloghi (ad es. Montenegro ma non Gigante) e molte volte anche da case d'asta. A Sorbolo uno degli autori della recente strenna CARIGE mi faceva vedere come aveva descritto proprio questa moneta andando un po' controcorrente e in particolare non concordava con questo fatto del saluto romano. In effetti non ha mica tutti i torti; per quanto ne so io il saluto romano in epoca fascista veniva fatto esclusivamente con la destra e poi con il braccio teso e mano inclinata verso l'alto. E allora che cosa sta facendo questo littore? Voi che ne dite (ma ditelo prima di correre a guardare cosa riporta il libro della Carige :lol:)?
  18. leggendo qua e là notizie sul bottino di guerra che le truppe alleate si sono portate via, si apprende che vi era molto materiale archeologico, non sempre di provenienza fortuita ma di...furto.... In tema numismatico mi piacerebbe raccogliere notizie su saccheggi nei nostri musei, in collezioni private ecc, con particolare riferimento alla monetazione del Regno d'Italia. So ad esempio che gli americani andavano a caccia delle monete in oro di VEIII, specie quelle con il fascione da lire 100 e da lire 20. Hanno preso ovviamente anche molte "sole" da parte di falsari che hanno venduto loro monete del duce, ma certamente anche molte monete genuine avranno preso il largo. Qualcuno ha altre notizie in proposito?
  19. Altra moneta che fa impazzire come rompicapo è questa (Montenegro nr.264, , Simonetti nr.113/1. Montenegro la considera un progetto. Dicono che ricorda il giorno di un attentato a VEIII. Mah! Che dicono gli esperti del Regno?
  20. Ciao a tutti. Dall'ultimo Convegno di Verona scaturisce la discussione di quest'oggi sulla “moneta” indicata nel titolo. Per dirla tutta, l'argomento mi è stato suggerito a Verona dall'amico Maurizio (si, Maurizio, il “compagno di banco” di R-R.) e l'occasione di parlare di questo tondello mi torna anche utile per ringraziare Lui e la simpaticissima Nicoletta per le premurosa ospitalità che ci hanno riservato. Il tema che vorrei trattare è se tale tondello sia da considerarsi una moneta o un semplice esperimento di zecca, come l'incisione al dritto suggerirebbe. PreparateVi spiritualmente perchè l'intervento, scritto nei ritagli di tempo negli ultimi 4 giorni, è risultato essere un poco lunghetto (della serie: sarò breve.... :ph34r: .), tanto da consigliarmi l'articolazione dello stesso in 5 parti. La Letteratura numismatica al riguardo. Come può rilevarsi dai principali Testi numismatici in commercio, il tondello in esame differisce da tutte le altre monete da 10 centesimi di V.E. II, destinate alla circolazione, per il ritratto del Sovrano con il “collo lungo”, per la testa del medesimo rivolta a destra, per la mancanza del segno di zecca e per la dicitura “esperimento” riportata in giro al dritto sotto la testa del Re. Al proposito, il Gigante 2011 (pag. 102 – 103) non ha esitazioni e lo definisce una moneta, (emessa con R.D. nr. 37 del 2.5.1861), precisando in nota che, “nonostante le opinioni contrastanti, questi pezzi costituiscono un esperimento di circolazione, come chiaramente indicato dalla dicitura al dritto, per le popolazioni napoletane avverse all'uso della monetazione decimale..(...)” “Si tratta”, continua la nota del Gigante, “di monete rarissime, che hanno chiaramente circolato dato che si trovano generalmente in conservazione MB o BB”. La rarità indicata dal catalogo è R3 ed è riportata una tiratura di 20.000 esemplari. La Zecca di emissione, pur in assenza del relativo simbolo, viene individuata in quella di Napoli Il Montenegro 2011 (pag.100) si limita a pubblicare la foto del tondello e le relative caratteristiche con l'indicazione della Zecca di Napoli, il grado di rarità (R4) e l'indicazione “esperimento”. Non è tuttavia riportato alcun commento né sulla natura di “moneta” del tondello né sulla tesi proposta da Gigante (e dell'Attardi/Gaudenzi, che vedremo fra breve) circa l'esperimento di circolazione per le popolazioni napoletane. Nulla si riporta anche in ordine al contingente battuto. Nel I Volume di Attardi/Gaudenzi “Prove Varianti Errori Falsi nelle monete dei Savoia”, il tondello in esame viene indicato come “10 centesimi I tipo”, dandosi atto che il Cagiati considerava lo stesso un “esperimento” il C.N.I., il Marchisio ed il Pagani un “progetto” mentre il Simonetti lo ritiene un “esperimento di circolazione” . Continua l'Attardi/Gaudenzi riportando che la moneta “fu emessa in base ad un decreto precedente (R.D. nr. 98 del 17.2.1861, con il quale la Zecca di Napoli veniva autorizzata a coniare le monete di bronzo italiane conformi ai decreti del 20.11.1859 e del 15.12.1860) abrogato dal nuovo decreto (R.D. nr. 17 del 2.5.1861) che stabiliva, oltre le caratteristiche tecniche, anche quelle artistiche con la nuova impronta del Re (collo corto)” Conclude il testo citato riportando che “quindi, pur entrando in circolazione (irregolarità commessa dalla Zecca di Napoli) non può essere definita “moneta” in quanto manca il requisito principale, cioè il regolare decreto di emissione”. Il tondello viene indicato come tre volte raro e si segnala un contingente di 20.000 esemplari. Il Pagani (Prove e Progetti di monete italiane) a pag. 20 descrive il tondello riportando la tesi del Cagiati (già citata nell'Attardi/Gaudenzi) ed osservando che “come esperimento di valuta sarebbe per lo meno tardivo, poiché già dal 1861 vi erano in circolazione monete da cinque, due e un centesimo battute a Napoli..(..)”. Infine il Simonetti (Monete italiane Medievali e Moderne, Vol. I Parte III, pagg. 23 – 24), cataloga al nr. 23 il tondello come “esperimento di circolazione del 10 centesimi” mentre al nr. 23/1 riporta un esemplare per la zecca di Napoli, seppure con il punto interrogativo. A completamento delle tesi formulate dagli Autori citati, mi sembra opportuno richiamare la tabella pubblicata dal Carboneri (ne La Circolazione Monetaria nei diversi Stati – pag. 902 – 903) in merito alle “monete di appunto di bronzo dal 1861 al 1915 in Italia”..(..), nella quale, con riferimento alle monete da cent.10 dell'anno 1862 si riporta un contingente di 4 milioni di lire ed in nota (a) si precisa che “sono state coniate a Milano per l'importo di lire 4.000.000 ed esemplari a Parigi con l'effige di V.E. II Re d'Italia”. Nessun riferimento viene riportato dal Carboneri in merito alla battitura del tondello in esame nella zecca di Napoli. Tanto meno alla tesi dell'esperimento di circolazione ed al contingente di 20.000 esemplari. Fine prima parte
  21. Buona sera a tutti. In questa discussione volevo proporVi alcune immagini della Zecca dello Stato di Roma, tratte dall'opuscolo "La Zecca Italiana" edito dall'I.P.Z. nel 1955. La data di pubblicazione avrebbe dovuto suggerirmi di collocare queste foto nella sezione della Repubblica, ma le atmosfere che si colgono sembrano indulgere ancora verso un contesto storico più simile a quello prerepubblicano e quindi ho pensato di metterle qui. Mi sono sembrate immagini particolarmente "vive", forse perchè in quasi tutte, accanto ai macchinari, ci sono delle persone al lavoro. Si potranno osservare particolari molto eloquenti sulla condizione degli operai, degli ambienti e dell'organizzazione del lavoro dell'epoca e se ci si soffermerà qualche secondo a riflettere su ciò che si vede si potrà anche apprezzare il salto di qualità che in poco più di mezzo secolo da quelle immagini la nostra società è stata in grado di realizzare. Buona visione. L'area della "contazione" delle monete non sembra esattamente rispecchiare un luogo ordinato quale ci si aspetterebbe di trovare........ L'operaio in primo piano, con quell'indumento da lavoro, non sembra anche a Voi Paul Newman nel film "Nick mano Fredda"? Più che un vestito da lorovo sembra indossare la divisa di un carcerato!!!!.............. :lol: Da notare anche. in alto di fronte a lui. un'immagine del Papa (dovrebbe essere Pio XII), un'altra foto che non riesco a riconoscere, un ramoscello d'olivo e una presa di corrente che oggi, la Legge 626, non permetterebbe più di utilizzare..... ;) Interessanti anche i sacchetti bianchi recanti il monogramma "ZI", contenenti le monete da spedire alle tesorerie provinciali, Solo donne nella sala presse monetarie da 60 Tonnellate? Sullo sfondo, vestito di nero, si intravede un uomo, forse il Capo Reparto, che sorveglia la situazione. Il "Laminatoio a nastro" indicato nella foto potrebbe essere quello "duo reversibile di notevole potenza capace di laminare a a caldo ed a freddo i metalli: Esso era dotato di due forni di preriscaldo di cui uno elettrico e l'altro a gas propano". (N. Jelpo - La monetazione metallica Italiana - Roma 1980 pag. 93). Nel "Laboratorio di incisione" invece, solo uomini??............. B) Par condicio al "Pantografo"...... :( Il "Forno per ricottura laminati" della Siemens (in tutto 3) sostituirono quello ad induzione ad alta frequenza ceduto ai tedeschi durante la guerra. Si tratta di una delle presse monetarie capaci di coniare circa centoventi monete al minuto, acquistate dall'Inghilterra e fabbricate dalla Taylor and Challen di Birmingham. Saluti. Michele
  22. premessa: ho provato a fare ricerche sul forum ma non ho trovato nulla in merito, qualora se ne fosse gia parlato, mi scuso del "doppione" qualche tempo fa, trovai una "moneta" in nichelio uniface sd con busto turrita, firmata S.J. inizialmente con Emilio Tevere la datammo 1918, Montenegro 449 var (per la similitudine del D/) tuttavia la catalogazione non mi convinceva in quanto per diametro (21,5) doveva trattarsi palesemente di un 20 cent e non di un 25 cent. allora iniziai le ricerche per la corretta catalogazione e grazie all'aiuto di Piergi trovammo l'esemplare fotografato sul Simonetti al n° 187/1 da quel momento la catalogazione corretta divenne 20 cent 1907 Mont 463 Sim 187/1 tuttavia restavano delle incongruenze, Montenegro parla di zecca di Roma, mentre la fima sotto il collo S.J. è ovviamente della zecca milanese, inoltre il tipo raffigurato sul Montenegro è troppo diverso anche nello stile... Anche il peso indicato non coincideva perfettamente. nel campo numismatico (aste, listini e vendite commerciali) si continuò cmq ad usare questa catalogazione (vedi inasta 34/1857 ad esempio, ma tante altre). Successivamente, un collezionista che per caso vide questo progetto nel mio studio, avanzò l'ipotesi che si trattava di un progetto della Repubblica e non del Regno, in quanto possedeva un esemplare identico, ma di maggior diametro e in alluminio recante al R/ la data 1946... ma poichè l'Italia turrita era presente fin dai progetti di Umberto, restava difficile una corretta datazione. E qui iniziarono altri dubbi, finchè il nostro Albertone Nazionale (leggasi Varesi :D ) offri all'incanto una serietta di queste monete, che svelarono definitivamente l'arcano, in quanto alcune di esse portano al R/ la data 1946: da oggi in poi possiamo con certezza attribuire questi tondelli alla sperimentazione monetale della Repubblica Italiana :)
  23. Buon giorno a tutti. Il tema che Vi propongo oggi è decisamente contro corrente e non mi aspetto che riscuota grandi consensi ma.......ve lo sottopongo ugualmente. E' fenomeno assodato, quanto meno per quella che è l'impostazione tipografica tradizionale che i cataloghi/manuali numismatici sogliono riservare alla cosiddetta “Monetazione Imperiale”, che quest'ultima venga trattata unitariamente, a partire dalla sua introduzione, (R.D. nr. 2511/1936) fino alla sua conclusione (millesimo 1943) anche per quei nominali da Lire due, Lira una , Centesimi 50 e Centesimi 20 che, in seguito al R.D. 20 aprile 1939 nr. 606. subirono una modifica sostanziale non nelle impronte ma nel metallo con il quale vennero coniati. In altre parole, la manualistica tradizionale non sembra considerare la possibilità di suddividere la cd. “Monetazione Imperiale” in due tipologie e cioè in quella, originaria, disciplinata dai RR.DD. 3.9.1936 nr. 2510 (per la monetazione aurea) e nr. 2511(per la monetazione in argento, in nichelio e in bronzo) e nella successiva, istituita appunto con il R.D. nr. 606/1939, che riguarda i soli nominali sopra citati. La presente discussione vuole (o vorrebbe) dimostrare, in controtendenza rispetto al “pensiero numismatico tradizionale” che esiste invece una II Monetazione Imperiale, che è monetazione tipologica a se stante e che, in quanto tale, meriterebbe un'apposita sezione nei manuali, così come, tanto per capirci, avviene per la trattazione della tipi riproducenti la cd. “quadriga briosa” rispetto alla cd. “quadriga veloce”. Gli argomenti che utilizzo a sostegno della mia tesi sono esclusivamente testuali e poggiano sul contenuto del regio decreto istitutivo della monetazione “imperiale” di acmonital e che, per quanto segue, mi sentirei di definire “di II tipo”. Come è noto. il R.D. 20.4.1939 nr. 606 (pubblicato in G.U. 26.4.1939 nr. 99) autorizzava la Regia Zecca a fabbricare e ad emettere “in luogo delle monete di nichelio attualmente in circolazione, le nuove monete di acmonital da lire 2, da lire una, da lire 0,50 e da lire 0,20, istituite con R. decreto-legge 7.2.1938 nr. 907, convertito nella legge 5.1. nr. 11.” 1) Esaminando comparativamente le caratteristiche delle monete Imperiali in nichelio (R. Decreto 2511/1936) con quelle in acmonital (R. Decreto 99/1939), possiamo rilevare quanto segue: Lire 2: Nichelio: Diam. 29 mm.- Peso leg. gr. 10 – Toll. in + e in – 10 mill. – Contorno liscio. Acmonital: Diam. 29,6 mm -Peso leg. gr. 10 – Toll. in + e in – 20 mill. – Contorno godronato. Lire 1 Nichelio: Diam. 26,5 mm. – Peso leg. gr. 8 -Toll. in + e in – 10 mill.– Contorno godronato. Acmonital: Diam. 26,7 mm. – Peso leg. gr. 8 – Toll. in + e in – 20 mill.– Contorno godronato Lire 0,50 Nichelio: Diam. 24 mm. - Peso leg. gr. 6 – Toll. in + e in – 10 mill. - Contorno godronato Acmonital: Diam. 24,1 mm. – Peso leg. gr. 6 – Toll. in + e in – 20 mill. - Contorno godronato Lire 0,20 Nichelio: Diam. 21,5 mm. - Peso leg. gr. 4 – Toll. in + e in – 10 mill. - Contorno godronato Acmonital: Diam 21,7 mm. - Peso leg. gr. 4 – Toll. in + e in – 20 mill. - Contorno godronato. Sulla base delle caratteristiche tecniche sopra riportate possiamo dunque apprezzare alcune differenze più o meno significative fra i tipi in nichelio e quelli in acmonital, tali comunque da rivelare due coniazioni differenti fra loro, non soltanto per il metallo impiegato. 2) Ma l'argomentazione che conferma la “novità” della coniazione in acmonital, attestando che essa costituisce un'emissione monetaria a se stante, è rilevabile dalla lettura degli artt. 4 e 5 del R.D. nr. 606/1939. Riprendendo il testo normativo utilizzato da tutti i decreti istitutivi di una nuova monetazione, gli articoli citati così stabiliscono: Art. 4 “E approvato il tipo delle suddette monete di acmonital conforme alle rispettive descrizioni tecniche, di cui al precedente art. 2, ed agli annessi disegni, visti, d'ordine Nostro, dal Ministro per le finanze. Le impronte, eseguite in conformità delle anzidette descrizioni tecniche, saranno riprodotte in piombo e depositate presso l'Archivio di Stato.” Art. 5 “Le monete di acmonital di cui al presente decreto, avranno corso regolare a partire dal 21.4.1939 XVII, col potere liberatorio stabilito dalle vigenti disposizioni per le monete di nichelio di uguale taglio attualmente in circolazione. Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella Raccolta ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare:” In conclusione, riterrei che le monete da Lire due, Lira una, Lire 0,50 e Lire 0,20 in acmonital, istituite con R.D. 20 aprile 1939 nr. 606, costituiscano tipologia autonoma e vadano descritte separatamente dalle monete di pari nominale in nichelio, istituite con R.D. 3.9.1936 nr. 2511. Cosa ne pensate? Saluti. Michele
  24. Sfogliando un vecchio catalogo d'asta della mia biblioteca ho trovato un manoscritto scritto da Vittorio Emanuele III presso la Palazzina Reale di San Rossore in data 4.9.1929 Ne riporto integralmente il testo: Signor Cavaliere, qui unito troverà i conti dell'agosto e L. 50.391,95 per pagarli. Troverà pure il conto Cecchini già pagato il 28 luglio. A quest'ora Ella avrà già ricevuto la dichiarazione desiderata da Dante Ricci. La ringrazio per i due pezzi da cent. 50 godronati; questi due pezzi portano la data 1925; desidererei avere anche due pezzi godronati di ogni millesimo portato dai pezzi da Cent. 50; mi risulterebbe che tali pezzi vennero battuti e messi in circolazione con le date del 1919, 1920, 1921 e 1924; tali date saranno facili a trovarsi nel grande numero di pezzi che saranno godronati; nella mia raccolta ho anche pezzi da Cent. 50 degli anni 1926, 1927 e 1928 ma questi tre pezzi sono stati battuti in numero assai limitato e per i numismatici e sarà molto poco probabile di poterne avere esemplari godronati. Grazie per i libri che mi ha mandato............(ecc. ecc. ecc.) Trovo che questa lettera metta la figura del Re numismatico sotto un'altra luce. Abbiamo sempre ritenuto che Vittorio Emanuele III fosse colui che aveva "l'ultima parola" in merito alla realizzazione delle monete che recavano la sua effigie, dal disegno alla battitura finale. Senza la sua approvazione nulla poteva essere fatto e "lui" sapeva sempre cosa usciva dalla "sua" zecca; neanche ipotizzabile poi che una moneta prodotta (legalmente) all'interno della zecca non fosse presente nella magnifica raccolta che coltivò per tanti anni e che lasciò al popolo italiano. Eppure.....pare che così non fosse. Sembra di leggere la lettera di un normalissimo collezionista: "mi risulterebbe che tali pezzi siano stati battuti e messi in circolazione....:" e ancora "desidererei avere due pezzi godronati per ogni millesimo".... Ogni commento in merito é gradito.
  25. A seguito della lettura di una recente discussione mi e vi domando se esistono opere "puramente scientifiche" sulla monetazione del Regno D' Italia e volendo allargare il campo sull' intera monetazione sabauda Testi non solo provenienti da accademici (dubito della loro esistenza considerata lo scarso interesse verso gli studi sulla numismatica moderna) o quanto meno assimilabili

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