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  1. Ecco cosa scrive G.Sacchetti * sulle Leghe di Oro nel suo manuale di Tecnologia e Terminologia Monetaria * l' autore ha lavorato nella Regia Zecca in qualita' di cassiere e ragioniere
  2. Apro questa discussione per farvi notare che in questo Regio Decreto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno il 27 marzo del 1901, nr.73, erano state previste monete che non sono poi state battute: IN ORO Lire 100 del 1901 (c'è il disegno); Lire 50 del 1901; Lire 20 del 1901 Lire 10 del 1901 Lire 5 del 1901 Sappiamo poi che i pezzi da lire 100 e lire 20 vennero battuti con millesimi diversi, mentre il pezzo da lire 50 rimase allo stato di progetto. Pezzi da lire 10 e lire 5 al momento non sono noti.
  3. Leggendo un articolo messo a disposizione dal nostro amico, ho ritrovato l'argomento delle monete del duce. Si parla dunque di pezzi da lire 100 (zecchini) in oro e argento e pezzi da lire 50 in argento. Nella legenda riportano REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA. Dei falsi, ad uso e consumo dei nostalgici. Chi vuole dire la sua?
  4. E' una cosa che mi domando da tanto tempo e a cui non ho ancora trovato risposta. A differenza delle altre varianti di conio, per le quali si trova una motivazione più o meno plausibile, queste, almeno per me, sono un mistero... Problema meccanico, sostituzione del conio, modifica voluta...?
  5. Altro esemplare che non mi ha mai convinto è quello da centesimi 10 millesimato 1866 per Strasburgo che Montenegro al nr.117 di pagina 172 definisce una prova (o un progetto), in bronzo. Diametro mm.30. Peso non noto. Passò in Asta Varesi nr.5 dell'Aprile 1986, lotto nr.690. Come veniva descritto? ma soprattutto, cosa possiamo dedurne, atteso che non vi è documentazione ufficiale che possa confermare l'ufficialità di questo pezzo?
  6. Discussione abbastanza leggera questa.... Dopo la guerra e la messa in fuori corso delle monete di VEIII, sono apparse le Am lire, poi quelle in italma..... Poi da cassetti, soffitte, cantine, ecco spuntare le vecchie care monete metalliche di VEIII. Ma quante ce ne sono oggi in giro?
  7. Apro questa discussione, visto che devo starmene tappato in casa , in un momento che sto un po meglio e riesco a leggere qualcosa... Su Panorama Numismatico nr.71, pagina 94, leggo che l'Asta Nr.2 di Nomisma del 30 e 31 ottobre 1993 trattò di una contesissima raccolte di prove e progetti di monete di VEIII, inserita in una rassegna di altre eccezionali monete dello stesso VEIII. Qualcuno la ricorda? Può essere paragonata all'Asta Negrini o alla Varesi (Rocca e D'Incerti)?
  8. Nell'Olimpo dei falsi un posto d'onore lo merita anche questa moneta, che ha visto i falsi spaziare da pezzi insidiosi apparsi sul mercato a quelli di fantasia con l'effige di Mussolini.....
  9. Ad esempio le lire 50 in oro millesimate 1864...belle quanto irraggiungibili....
  10. Buon giorno a tutti. In altra discussione di questa piacevolissima sezione del forum, fortemente voluta dal nostro curatore elledi, mi riservavo di postare un intervento con il quale intendevo smentire la tesi dell'amico FDC, secondo cui il cataloghi riportano sempre le tirature ufficiali delle monete emesse. Prima di affrontare questo arduo argomento, intendo presentare ai lettori le “credenziali” sulle quali ho costruito il mio ragionamento, in modo da consentire a tutti di formarsi un proprio convincimento sulla questione esaminata ed, eventualmente, di proporre valutazioni antitetiche alle mie. Volevo poi anche precisare, a scanso di equivoci e come peraltro già ho scritto in altra discussione, che non intendo affatto dimostrare che i cataloghi riportino sempre dati inattendibili ma solo che, in alcuni casi, non vanno presi alla lettera. Le fonti: Per argomentare la mia tesi mi sono avvalso dei “processi verbali” redatti in occasione della Conferenza monetaria della U.M.L. svoltasi a parigi nel 1876; più precisamente, ho utilizzato il processo verbale relativo alla 1° seduta che ebbe luogo a Parigi il 20.1.1876 (giovedì). A rappresentare l'Italia erano presenti il Direttore della Zcca di Milano, Commendator Baralis e il primo segretario della Legazione italiana a Parigi, Ressman. I nostri delegati depositano due documenti (distinti come annesso "F” ed annesso “G”) relativi a: che costituiranno parte integrante del verbale della seduta e saranno ad esso allegati. Esaminiamo il primo dei due "annessi", che è sottoscritto da Direttore generale del Tesoro dell'epoca P. Scotti (il secondo annesso lo posterò alla fine dell'intervento per Vostra conoscenza, ma è ininfluente ai fini di quanto qui ci interessa): Dalla lettura dell'annesso "F" rileviamo che nel periodo 1866-1874 le coniazioni auree del Regno d'Italia da 100 e da 50 Lire ammontano a complessive £. 81.750. Il dato non è conferente con quanto riportato dai Cataloghi attuali. Prendendo, a mò di esempio, il Catalogo Gigante 2010 (ma potremmo anche prenderne un altro a caso), notiamo come le coniazioni auree di monete da lire 100 e da Lire 50 nel periodo riportato dall'annesso F riguardino esclusivamente la battitura, nel 1872 di nr. 661 pezzi da Lire 100, per un totale complessivo di £. 66.100.- In base all'annesso “F”, nel periodo in esame (1866-1874), vi sarebbe stata la battitura ufficiale di monete da Lire 100 o da Lire 50 (la tabella, purtroppo, non distingue fra i due nominali) per ulteriori L. 15.650 e dunque, in termini percentuali, un'emissione aurea ufficiale, non riportata dal Catalogo, di oltre il 23%! Del tutto divergente risulta essere il dato delle emissioni auree della moneta da lire 20 con millesimo 1875, che l'annesso “F” riporta per un ammontare complessivo di L. 2.244.440 (pari a 112.222 pezzi) mentre il GIGANTE indica in nr. 51.018 pezzi, per un importo complessivo di L. 1.020.360. In questo caso, la differenza fra i due dati è molto consistente, in quanto risulta essere di 61.204 pezzi da L. 20, pari a L. 1.224.080. Concludo questo intervento fornendo un ulteriore elemento documentale a riscontro dei dati sopra forniti e che si colloca in un momento storico di molto successivo a quello in cui fu redatto l'annesso "F". E' la solita tabella tratta dal Libro di Federico Marconcini del 1929 (pensate, introvabile in Italia, l'ho scovato in una libreria nei pressi di Dublino....!) che conferma l'emissione dei marenghi con millesimo 1875 riportata nell'annesso "F" (pur arrotondando il dato a Lire 2 milioni e duecentomila). La circostanza che questa tabella sia stata pubblicata nel 1929 dovrebbe consentirci di affermare, con ragionevole certezza, che eventuali demonetazioni di monete auree, relative al periodo temporale riportato dall'annesso F, alla data di pubblicazione del libro del Marconcini sarebbero state già registrate e dunque mi sentirei di escludere che le minori tirature riportate dai cataloghi siano il risultato di postume demonetazioni (che, a questo punto, dovrebbero essere comunque successive al 1929!). Però, se disponete di documenti che dimostrino questa eventualità, siamo qui per vederli. Vi devo, in chiusura, anche l'allegato G. sulla demonetazione di monete d'oro e d'argento degli antichi Stati italiani dal 1862 al 1875. Anche questa è una tabella molto interessante (e sopratutto...ufficiale). Attendo, naturalmente, anche la replica di FDC.............. B) Saluti. Michele
  11. Appena arrivato il catalogo d'asta Kuenker non ho potuto fare a meno di notare questa moneta dall'indiscutibile bellezza e rarita'. E' il lotto 3950 con base d'asta di 15000 eurozzi :wub: Mi sembra di ricordare dalla lettura del libro di Elledi che questa prova fu anche riconiata negli anni 70 :unsure: e non distinguibile dall'originale Che ve ne pare ? Ciao Andrea
  12. Buongiorno, allego alcune foto e particolari del Collare dell'Annunziata, sperando di fare cosa gradita ai collezionisti di monete del Regno. Questa foto l'ho trovata dentro un vecchio catalogo di aste, che però nulla aveva a che fare con l'oggetto della foto, credo che comunque , il Collare e le medaglie dell'Ordine della Besa arrivino da una passata asta. Sarebbe interessante avere notizie più approfondite, sopratutto sull'aggiudicazione. Forse sarebbe utile mettere le foto anche sul catalogo lamoneta ???? Scusate per le foto, ma sono foto di foto !!!! mr_palanca
  13. Ovviamente non può mancare questa discussione. DObbiamo cominciare naturalmente a sgombrare il campo dagli equivoci. Nel corso della discussione troveremo infatti: MONETE DI PRESENTAZIONE (o definite tali) PROVE IN PIOMBO PEZZI UNICI PROVE DI ZECCA PROVE....DI FANTASIA INVENZIONI belle e buone.... Potremmo partire dagli esemplari di presentazione.....se ne conoscono CON CERTEZZA, attribuibili al Regno d'Italia?
  14. Qui potremmo inserire i dati degli articoli più interessanti apparsi sull'argomento...
  15. Oltre a quella ormai famosa che va dal 1914 al 1939, abbiamo anche altre relazione della Zecca, stilte anche in periodo repubblicano. Oggi non ve ne è traccia nè al Ministero nè all'IPZS. Le troviamo in vendita in varie parti, a prezzi interessanti. Grazie all'amico Bizerba, ho una copia del relazione della Regia Zecca per l'esercizio 1912-1913 che contiene molte notizie interessanti....
  16. Le 5 lire del 1914 vennero ideate ed emesse in un periodo particolarmente delicato per l'Italia che si apprestava ad entrare nel primo conflitto mondiale. L'inflazione stava andando alle stelle, eppure si pensò di battere una moneta da 5 lire in argento in un numero abbastanza elevato di esemplari. Circolarono veramente?
  17. Qui potremmo parlare dei falsi di questa moneta apparsi nel corso dei decenni....
  18. In questa discussione potremmo parlare delle varie zecche attive durante il Regno d'Itallia... Potremmo cominciare con quella di .....
  19. Altra interessante discussione potrebbe essere quella riguardante le collezioni relative al Regno d'Italia (1861-1946). Chi le ha messe insieme e oggi dove si trovano. La prima per eccellenza è ovviamente la Collezione Reale di Vittorio Emanuele III, conservata oggi al Museo Nazionale Romano e che si trova appunto nella Capitale. Curò molto la ricerca delle monete battute dai Savoia, anche perchè per lui stesso sono state battute monete per oltre quarant'anni... Abbiamo poi.....
  20. Le Prove italia del 1946....Lire 10, 5, 2 e 1 in Italma... Per convenzione diciamo che fanno parte della Repubblica. Secondo me invece, anche se le impronte sono praticamente le stesse, sono da attribuire al brevissimo regno di Umberto II. Che ne pensate?
  21. Spero di fare cosa gradita nel postare questo lungo articolo che personalmente ho trovato molto interessante perchè testimonianza di un illustre personaggio dell'epoca direttamente coinvolto nei fatti Saluti Simone PS ci potrebbero essere delle inesattezze dovute alla trascrizione automatica, inoltre mancano le immagini originali allegate invece nel pdf, ho cercato di riproporle mettendo i link al nostro catalogo LE NUOVE MONETE ITALIANE Ho voluto aspettare a parlare delle nostre nuove monete finchè tutte fossero apparse e messe in corso. La serie, incominciata or sono cinque anni con la moneta di nichelio, viene finalmente completata con quella commemorativa del Cinquantenario. Il pubblico ha ormai pronunciato il suo giudizio ; è doveroso anche per la nostra Rivista di occuparsi dell'argomento. Il fatto che chi scrive queste righe appartiene alla Reale Commissione da cui furono approvati i modelli delle nuove monete, non nuocerà punto all'esposizione delle sue impressioni, che andrà dichiarando con tutta sincerità, sia quando sono d'accordo con quelle della Commissione stessa o per lo meno della maggioranza, sia quando ne discordano. CRONACA. Da lungo tempo era risentito il bisogno di una riforma nella monetazione del Regno d' Italia, la quale si presentava assai inadeguata alle tradizioni artistiche del paese. Vi insistevano numismatici, artisti, cultori del bello in genere, e finalmente nel 1905, reggendo il Ministero del Tesoro S. E. Carcano, venne nominata una R. Commissione tecnico-artistica monetaria, la quale, per una nuova serie di monete da sostituire quella in corso, incominciò col bandire un concorso (decreto ministeriale 15 aprile 1905). Vi aderirono 23 concorrenti e nella primavera del 1906 ebbe luogo l'esposizione dei modelli a Roma ; ma sventuratamente l'esito fu affatto negativo. In seguito a che, ad evitare nuovi perditempi e nuove delusioni, la Commissione, abbandonando ogni idea di concorso, adottò il principio di affidare il compito direttamente a quattro artisti di fama riconosciuta, e vennero eletti gli artisti, Bistolfi, Boninsegna, Calandra e Canonica. Per sorteggio poi venne assegnata la moneta d'oro a Boninsegna, quella d'argento a Calandra, quella di bronzo a Canonica e quella di nichelio a Bistolfi. Le norme relative a ciascun metallo vennero brevemente così esposte: 1. Nelle monete d'oro, d'argento e di bronzo il diritto dovrà contenere l'effigie del Re in profilo con la testa o con parte del busto e la leggenda : VITTORIO EMANVELE III RE DI ITALIA. 2. Nel rovescio delle anzidette monete dovrà campeggiare una personificazione dell'Italia e dovranno esservi l'indicazione del valore e l'anno di coniazione. 3. La moneta di nichelio dovrà portare al diritto la testa dell'Italia e nel rovescio un partito ornamentale, in cui sia compreso lo scudo Sabaudo, contenendo al diritto la leggenda ITALIA e l'anno di coniazione, e al rovescio il valore. All'adunanza della Commissione del 13 dicembre 1906 vennero presentati i modelli per i quattro tipi di monete; i quali, con più o meno importanti modificazioni suggerite dalla Commissione e in tutto o in parte eseguite dagli artisti, diedero luogo alle nuove monete, di cui ora parlerò partitamente. Nichelio (1907) http://numismatica-i...moneta/W-VE3/12 La moneta di nichelio rappresenta al diritto la testa ideale dell' Italia (?) con una spiga in mano e la leggenda: ITALIA. Al rovescio la figura della Libertà (?) librata al volo con una fiaccola. Al disotto lo scudo di Savoja e l'indicazione del valore e la data di coniazione (*). (*) A titolo di memoria noterò qui come nel 1902, per sostituire i volgarissimi pezzi di nichelio esistenti, da 20 cent., lo stato facesse un'emissione di pezzi da 25 centesimi portanti da un lato l'aquila sabauda, dall'altro la leggenda " Centesimi 25 , in una corona d'alloro ; i quali però vennero dopo pochissimo tempo, ritirati dalla circolazione, perchè, sia per la loro grandezza, sia per l'aquila impressavi, troppo facilmente venivano confusi colla lira d'argento, e davvero fu assai migliore accorgimento il ritiro che non la creazione di questi pezzi sia sotto il rapporto artistico, che sotto quello della praticità. http://numismatica-i...moneta/W-VE3/15 Nel 1905 il nostro compianto Ambrosoli, in una delle prime adunanze della Commissione monetaria di cui pure faceva parte, a sostituzione del miserabile nichelino in corso, ispirandosi alla numismatica antica, propose un tipo di moneta incusa, la figurazione della quale cioè fosse convessa da un lato e concava dall'altro, onde potesse essere facilmente riconosciuta anche al semplice tatto. Il comm. Johnson mise a disposizione la sua officina e, ad imitazione di un'antica moneta di Metaponto, ne coniò una di nichelio coll'emblema di una spiga, rilevata al diritto e incusa al rovescio. Ambrosoli aveva forse ragione e la sua idea meritava una sorte migliore; ma la nuova moneta presentata alla Commissione non trovò l'aggradimento della maggioranza e venne respinta per ragione d'igiene! Predominò l'idea he la parte incusa sarebbe divenuta nella<BR>circolazione un ricettacolo di microbi ! Così l'evocazione antica non ebbe seguito. (Si parla di questa, come indicato nell'articolo orginale N. d.R ) http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-VE3P/14 Era opportuno coniare in Italia una moneta di nichelio ? Avendo in paese il bronzo o per dire più precisamente il rame, che rappresenta anche il tipo classico della monetazione italica, sembrava a taluni poco ragionevole importare dall'estero un metallo che ha il grande inconveniente di confondersi coll'argento. Se si fosse abolito completamente il bronzo, perchè non lo si giudicava abbastanza elegante, si sarebbe risolta una questione di principio ; ma dacché il bronzo veniva conservato, e, dacché, essendo moneta appunto senza valore intrinseco, si potevano liberamente ridurre le proporzioni, meglio sarebbe valso attenersi a questo e abolire o non introdurre il nichelio. Tali considerazioni vennero esposte in una delle prime riunioni della Commissione ed anzi il commendatore Johnson, in quella del 7 dicembre 1906, offerse, coniati nel suo stabilimento, i campioni delle nuove dimensioni che potevano adottarsi pel 20, 10 e 5 centesimi ; ma ad ogni ragionamento, pure trovato giustificato, si oppose l'esistenza di una legge, che ordinava la coniazione di una moneta di nichelio, e ogni altra considerazione dovette cadere. http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-VE3P/13 http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-VE3P/6 http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-VE3P/3[/url] (anche questi esemplari compaiono nell'articolo originale N.d.R) Il nuovo 20 centesimi italiano è certamente il più artisticamente elegante fra tutti i pezzi congeneri di tutte le nazioni. In via generale queste monete divisionali di piccolissimo valore portano al diritto una testa o semplicemente uno stemma e al rovescio la pura indicazione del valore. Il nostro 20 centesimi è ricco di due incisioni fra cui è difficile dire quale sia più importante, se quella del diritto o quella del rovescio. Malgrado ciò non fu senza forti opposizioni che venne accettato. Mentre nessuno della Commissione disconobbe il valore artistico, anzi lo apprezzò in tutta la sua estensione, le osservazioni critiche furono rivolte all'opportunità pratica delle due rappresentazioni. La prima impressione provata da parecchi membri della Commissione quando venne presentato il modello Bistolfi, fu che la testa dell' Italia si presentasse sotto forme eccessivamente arcaiche. Si sarebbe desiderato — e si riteneva che nel programma fosse inteso — un tipo più moderno, più armonizzante alle condizioni dell'Italia nostra, di un significato più comprensibile e più chiaro anche pel popolo, dacché si tratta di una moneta eminentemente popolare. "Ben altro è l' ideale di bellezza (diceva il sen. Monteverde nell'adunanza del . 14 dicembre 1906) con cui l'Italia appariva ai nostri grandi da Dante a Garibaldi, a Mazzini, a Mameli e ben altrimenti bello, sereno e spirante di grazia il simbolo della nostra patria". E con lui concordarono allora quasi tutti i membri della Commissione, i quali sembravano a un certo momento volere tutti una vera Italia formosa e turrita, quale da tutti potesse essere senza esitazione riconosciuta Ma pur troppo quando le Commissioni sono soverchiamente numerose, non è raro il caso che il risultato finale riesca l'opposto dal desiderato della maggioranza; e così, senza che qui mi dilunghi a raccontare lo svolgimento della discussione, avvenne che la Commissione non seppe resistere alle pressioni dell'artista, e alle sue dichiarazioni di sentire la cosa come l'aveva presentata e non altrimenti. E cosi avvenne che, a rappresentare l'Italia nostra, venisse adottata una testa preistorica e priva di qualunque simbolo che valga a identificarla. Se il nome d'Italia non ci fosse scritto, noi ci troveremmo in un imbarazzo paragonabile a quello degli archeologi, che or son due anni, si affannavano a identificare il sesso e le funzioni della bella fanciulla d'Anzio!... I giornali esteri, che ebbero e giudicarono la moneta, prima di avere una spiegazione ufficiale, non ritennero neppure che la parola ITALIA si riferisse alla testa rappresentata e, per l'attributo della spiga, la ritennero piuttosto una Cerere. L'American Journal of Numtsmatics la dice: « a head of the favourite deity of ancient Sicilians, "Ceres". E veniamo al rovescio. La figura volante, per quanto magistralmente modellata, venne accusata, da me in modo speciale e, persisto a credere giustamente, di non rappresentare quello che l'artista ha inteso rappresentare, di non portare cioè gli emblemi della Libertà, o di portarne di tali che ne fanno trasmodare il significato. Volendosi attenere all'allegoria, è necessario seguire le tradizioni. Per un'allegoria nuova, emblemi nuovi, d'accordo ; ma per un'allegoria conosciuta e ripetuta da oltre due millennii, è assolutamente indispensabile conservare quelli che sono consacrati dalla lunghissima tradizione. Ora la fiaccola più incendiaria che illuminatrice, la chioma disciolta e abbandonata al vento, L'atteggiamento convulso e quasi dionisiaco della figura, non accennano che vagamente alla Libertà ; ma assai meglio possono prestarsi a indicare una Furia, una Erinni, o modernamente una petroliera. Difatti parecchi giornali italiani e stranieri, che non avevano assistito al battesimo ufficiale, non ne seppero rintracciare il significato e la chiamarono vagamente "Genio volante". Tutte queste osservazioni vennero largamente sviluppate in seno della Commissione ; ma ben piccolo fu l'effetto ottenuto. Tutta la modificazione, cui l'artista consentì, si ridusse a un piccolo colpo di forbici nella chioma, come si vede dalla prova alla moneta definitiva, il quale non poteva menomamente contribuire, come non contribuì, a mutare o a chiarire il significato dell'allegoria ! Argento (1907) http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-VE3/19 http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-VE3/25 La moneta d'argento porta al diritto il busto del Re a destra colla leggenda: VITTORIO EMANVELE III RE D'ITALIA; al rovescio l'Italia col ramo d'ulivo e lo scudo, in quadriga a sinistra, coli' indicazione del valore e dell'anno di coniazione. Nel diritto s'è inteso rievocare il tipo dei testoni italiani del cinquecento, racchiudendo la leggenda fra due cerchi di perline. L'imitazione è felice; ma, secondo il mio modesto parere, sarebbe stato bene, per l'uniformità della nuova monetazione, adottarla per tutti i metalli, oppure abbandonarla anche per l'argento. Le prima emissione della moneta d'argento è del 1907. Il pubblico, mentre l'accolse favorevolmente, fece qualche piccola osservazione al diritto e fu soddisfatto vedendo che nella seconda emissione del 1908 s'era introdotta qualche piccola variante atta a migliorarlo. Il nome dell'artista CALANDRA, che nella prima era scritto orizzontalmente dietro la nuca del Sovrano e assumeva l'apparenza d'una piccola catena,venne opportunamente trasportato vicino al circolo interno di perline. Così pure venne migliorata l'effigie del Re.Il rovescio offre una imitazione greca e, aggiungerò volentieri, una imitazione felice. Il che non toglie però che qualche miglioramento possa introdursi nelle successive emissioni, sia nella figura deiritaha, onde renderla meglio appoggiata sul carro, sia nella posa dei cavalli, che potrebbe forse essere resa più varia e raggiungere così poco a poco quella perfezione che è troppo difficile trovare di primo acchito. Non sono che piccole o piccolissime varianti che si richiedono e che non occorre suggerire all'artista, tanto più che per tali miglioramenti non abbiamo bisogno di rimandarlo ai modelli originarii ellenici o ai romani che ne sono derivati. Ci basta rimandarlo alla superba sua quadriga che corona il monumento di Zanardelli a Brescia, e il cui modello era da tutti ammirato alla penultima esposizione di Venezia. Quella quadriga dimostra che l'autore ha studiato ben profondamente e con molto profitto gli antichi modelli. La quadriga zanardelliana, riprodotta sulle monete d'argento, ne farebbe un vero capolavoro. Offro qui anche la riproduzione del 5 lire, in cui le figurazioni sono meglio apprezzabili, del quale è per ora sospesa la coniazione in ossequio alla convenzione monetaria latina. http://numismatica-i...oneta/W-VE3P/20 (PS da notare che è proprio questo progetto Johnson quello raffigurato nell'articolo originale N.d.R) Bronzo (1908) http://numismatica-i...moneta/W-VE3P/8 http://numismatica-i...oneta/W-VE3P/10 http://numismatica-i...moneta/W-VE3P/9 (anche questi esemplari compaiono nell'articolo originale, ordinati da sinistra a destra N.d.R) La moneta di bronzo porta al diritto il busto del Re a destra, colla solita leggenda, al rovescio la figurazione dell'Italia marinara, coll' indicazione del valore e dell'anno di coniazione. Il Canonica aveva originariamente presentati due modelli, uno coll' Italia marinara, l'altro coll' Italia in quadriga ; ma, essendosi già scelto questo secondo tipo per la moneta d'argento, venne destinato per quella di bronzo il primo, rappresentante l'Italia col ramo d'ulivo su di una prora. Oro (1910) http://numismatica-i...oneta/W-VE3P/30 La moneta d'oro rappresenta al diritto il busto del Re a sinistra colla leggenda: VITTORIO EMANVELE III e al rovescio l'Italia agricola colla leggenda: REGNO D'ITALIA, l'indicazione del valore e l' anno di coniazione. L'allegoria è raffigurata dall'Italia turrita che guida l'aratro, tenendo un fascio di spighe. Il busto del Sovrano nella moneta d'oro è incontestabilmente il migliore dei tre che oggi figurano nelle monete italiane L'espressione nobile e severa, come è nel carattere personale di S. M. per legge atavica di Casa Savoja, è perfettamente indovinata, la modellatura è fatta maestrevolmente e ben poco possono trovare a dire anche i critici più difficili. Il rovescio, per quanto pregevole, non dà tutto quello che il giovane artista avrebbe potuto dare. La sua esuberanza si dimostrò al primo appello colla presentazione di quattro tipi per la moneta d'oro (*), ma la sua pazienza e la perseveranza nel correggere (*) Cibele in quadriga di leoni, imitazione dei medaglioni d'Adriano e d'Antonino Pio pel pezzo da 100 lire http://numismatica-i...oneta/W-VE3P/32 l'Italia industriale e commerciale pel pezzo da 50 http://numismatica-i...oneta/W-VE3P/28 oppure l'Italia agricola, http://numismatica-i...oneta/W-VE3P/29 che in altro modo egli rappresenta pel pezzo da 20 lire http://numismatica-i...oneta/W-VE3P/26 pel quale, ad abundantiam presentava ancora un ultimo tipo fuori programma. http://numismatica-i...oneta/W-VE3P/25 e perfezionare i primi abbozzi del tipo prescelto non furono egualmente lodevoli, motivo pel quale vi notiamo ancora qualche difetto che avrebbe potuto esser tolto. Il drappeggiamento, per quanto ridotto, è ancora troppo ampio ed ingombrante, e la testa rimase eccessivamente piccola, la direzione del braccio destro forma una linea troppo continuata con quella dell'aratro e se queste ed altre minori correzioni, suggerite da chi ne era stato incaricato dalla commissione, fossero state accolte ed eseguite, il risultato finale ne sarebbe certamente stato migliore. L'artista, avendo messo forse troppo fuoco nel principio del suo lavoro, se ne sentì stanco e disinteressato alla fine, e fu sordo ai buoni consigli, fors'anco pel motivo che non si era fatto un adeguato concetto dell'alto onore a cui il Governo l'aveva chiamato coll'affidargli la modellatura di una moneta. Egli non comprese quanto grande fosse pel suo nome tale fortuna, e come nulla valga a farlo conoscere quanto una moneta che in un numero grandissimo d'esemplari, circola nelle mani di tutti e in tutto il mondo. "Circumit orbem pecunia totum ». Molti nomi d'artisti greci, per quanto ammirabili fossero le loro opere statuarie, ci sarebbero completamente ignoti, se non ci fossero stati conservati dalle monete. La moneta commemorativa del Cinquantenario. http://numismatica-i...moneta/W-VE3/30 Nella penultima seduta della Commissione venne proposta la coniazione di una moneta Commemorativa del Cinquantennario , da coniarsi col medesimo tipo nei tre metalli. Dopo breve discussione sul tipo d'adottarsi, si decise di non porre alcun legame alla fantasia dell'artista, lasciandolo affatto libero sulla scelta dell'allegoria più opportuna, salvo solo l'accettazione del progetto da parte della Commissione. Quanto all'artista cui affidare l'esecuzione, la Commissione unanime si affermò sul nome di Trentacoste. L' egregio artista era membro della Commissione stessa; perciò si schermì davanti alla nomina; ma poi l'accettò, rassegnando, s'intende, le dimissioni. Dopo pochi mesi il modello era pronto e venne sottoposto alla Commissione, la quale credette d'accettarlo quale veniva presentato, senza nessuna modificazione. L'allegoria si riferisce alla Roma antica che consegna un globo alla Roma moderna. Il gruppo è ben trovato, le pose armoniche, la modellatura squisita e la moneta fa onore all'arte italiana. Oltre gli esemplari in argento e bronzo, verranno stampati 20 mila esemplari da L. 50 in oro, ed è prevedibile che questi ultimi non entreranno punto nella circolazione, perchè verranno facilmente assorbiti prima di tutto dai musei pubblici e dai raccoglitori privati, e in gran numero saranno conservati anche nelle famiglie come ricordo delle feste giubiliari della patria nostra. RIASSUMENDO. V'ha sempre un certo numero di malcontenti, pessimisti per progetto, che non vogliono riconoscere alcun miglioramento nella nuova monetazione italiana, e vanno ripetendo che tanto valeva continuare con quella già in corso; ma credo di non errare asserendo che la maggioranza pensa che un passo si è fatto, e, se non si è raggiunta la perfezione, come non si poteva pretendere, vi ci siamo però incamminati. Certamente difetti ce ne sono ancora e non ho mancato di accennare francamente quelli che a me appajono tali; ma tutto è perfettibile, questione di non accontentarsi del primo risultato ottenuto. Il nome di Pistrucci, che tanto onora l' Italia nostra, trovò in una moneta il suo maggior titolo di gloria. Ma tutti sanno come, dopo d'aver abbozzata la prima idea per la sterlina inglese, la corresse e la mutò molte volte e pei primi conii attese personalmente e non fu se non dopo molte e molte piccole modificazioni che raggiunse la perfezione del suo San Giorgio e ne fece quel piccolo capolavoro che perdura ammirato già da parecchie generazioni. È questo il paziente lavoro, che devono eseguire i nostri artisti, se intendono di legare il loro nome a una moneta nostra come Pistrucci la legò alla moneta nazionale della Gran Brettagna. È ben vero che, per l'esito completo di una monetazione, oltre alla bontà artistica dei modelli, è necessaria anche la perfezione della coniazione. Ora questa è tutt'altro che soddisfacente nel caso nostro ; e, facendo tale affermazione, la quale non può che essere da tutti confermata, non intendo punto attribuirne la colpa alla direzione della zecca di Roma. Bisogna tener presente che l'unica officina monetaria del Regno d'Italia, dopo l'inconsulta abolizione delle altre buone zecche e specialmente di quella buonissima di Milano, è condannata a lavorare con macchine antiquate negli angusti e infelicissimi locali del Vaticano, che appena bastavano per la produzione monetaria dello ex-Stato Pontificio. La nuova zecca sull'Esquilino è quasi pronta e presto vi sarà colà trasportato il lavoro. Tutto fa sperare che si otterranno i migliori risultati e si riuscirà a fare quello che gli altri fanno. Sotto i due aspetti dunque artistico e tecnico si cerchi il miglioramento e la perfezione. Gli artisti che fortunatamente sono tuttora viventi e giovani e la Commissione che dura pure in vita, impieghino tutto il loro buon volere onde trovare e mettere in pratica i provvedimenti che saranno trovati opportuni per raggiungere a poco a poco quella superiorità artistica e quella perfezione tecnica a cui l'Italia da tanto tempo aspira e per raggiungere le quali venne appunto creata la Commissione, che se ne assunse la responsabilità verso il pubblico. F. Gnecchi.
  22. Salve a tutti, cercando una risposta al mio quesito mi sono imbattuto in questo interessantissimo forum! Quello che vorrei conoscere è quanto valevano 100 lire nel 1875, più precisamente il loro valore d'acquisto rispetto ad oggi! secondo voi il rapporto 100 lire - 1875 può essere 10.000 euro (circa) - 2010? Mi affido a chi è più esperto di me! A presto!
  23. Posto qui anche se non è propriamente il posto più adatto ma in Piazzetta probabilmente sarebbe stato sommerso da altre discussione in poco tempo. In questo articolo, reperito navigando casualmente in rete, l'Autore compie un breve excursus su quella che è la storia del noto medagliere indicando anche alcuni riferimenti bibliografici che possono tornare utili agli interessati. Saluti Simone collections-roma-mnr.zip
  24. Buon giorno. Tanto per cambiare anche un pò argomento ed in attesa che si costituisca una sezione (o sottosezione) del Regno in cui trattare tematiche più consone alla "storia della numismatica" (in modo, quindi da non interferire con chi è più interessato a pareri sul prezzo e sulla conservazione delle proprie monete), volevo sottoporVi un curioso intervento, tratto dai processi verbali delle sedute svoltesi nel 1876 a Parigi, durante i lavori della Unione Monetaria Latina, verbali che lentamente sto studiando nel tempo libero e che, ahimè, sono scritti in francese. La seduta, a cui partecipano i rappresentanti dei cinque Stati aderenti all'Unione (Belgio, Francia, Grecia, Italia e Svizzera) si svolse giovedì 20 gennaio 1876 presso il Ministero degli Esteri francese, a Parigi, e si concluse alle due del pomeriggio. Per la cronaca, l'Italia era rappresentata dal Commendator Baralis, "directeur de la Monnaie royale de Milan", assistito dal Primo segretario della Legazione italiana a Parigi, Ressman. All'apertura della seduta i delegati depositano alla presidenza alcuni documenti relativi alle coniazioni effettuate nei rispettivi Paesi e tali rapporti sono allegati alla fine del verbale; credo possano essere molto interessanti. Ci torneremo certamente in altro intervento. Il tema delle contraffazioni delle monete d'oro e d'argento viene introdotto dal Delegato francese Dumas, il cui intervento riporto di seguito: "Monsieur Dumas richiama l'attenzione della Conferenza su un fatto che si ricollega all'oggetto delle sue deliberazioni: il falso monetario. Ci sono, dice Mr. Dumas, due specie di falsi monetari. Vi sono, talvolta, alcuni indivdui isolati, ignoranti, che si lasciano trascinare dall'esca di un facile guadagno e che, con i metalli che hanno sotto mano e impiegando tecniche di calco imperfette, fabbricano pezzi da 5 franchi utilizzando leghe di piombo, stagno ecc. nonchè pezzi d'oro realizzati con l'ottone. Questo tipo di falso monetario non è pericoloso. Il pezzo falso viene presto bloccato e così dunque anche il falso monetario. Ma vi sono altri (soggetti) che, lavorando con competenza ed in modo scientifico, in laboratori provvisti di utensili appropriati, mettendo in funzione laminatoi, tranciatrici (découpoirs?), bilancieri o presse, riescono a mettere in circolazione quantità considerevoli di pezzi di platino ricoperto da una pellicola d'oro rinnovabile, pezzi che a loro costano 4 franchi ed ai quali costoro riescono a far corrispondere il peso, l'apparenza esteriore e persino la sonorità dei pezzi aurei." Se disponete di qualche altra notizia "d'epoca" sul falso monetario, sarebbe interessante conoscerla. Saluti. Michele
  25. In seguito al Concorso per Modelli per Conii della nuova monetazione italiana di Firenze, per iniziativa del Comm. Federico Johnson, un valente Artista milanese vedeva riprodotti al vero i propri modelli, ridotti in acciaio dal Cappuccio, autentico maestro del bulino attivo presso lo stesso Stabilimento Johnson. I modelli poi vennero distribuiti in eleganti astucci ai Signori Deputati del Regno, affinché ne potessero giudicare de visu. Così ne giudicò anche la Società Numismatica Italiana, che dalle colonne della Rivista espresse le sue critiche, che qui riporto: "I modelli che ci si presentano non sono certamente inappuntabili. Un appunto lo faremmo alla moneta di bronzo che offre al rovescio un campo soverchiamente vuoto, e un'altro alla esiguità del rilievo sia sul bronzo sia sull'oro. Se è vero che questo è prova dell'abilità dello scultore, ottenendo l'effetto con un basso rilievo appena visibile e mette maggiori difficoltà alle falsificazioni, non è meno vero che per l'uso della circolazione sarebbe desiderabile un rilievo più forte. Vorremmo di più che, non si economizzasse sui modelli, e, come se n'è fatto uno della testa del Sovrano per l'oro e uno per l'argento, se ne facesse uno anche pel bronzo, e non si utilizzasse quello dell'argento ingrandito." Nell'astuccio non era compresa la moneta del valore di L.5, risultando quindi composto dai seguenti valori: 100, 20, 2 lire e 10 centesimi. Appunti sopra il progetto da L. 100 MCMIII in m.d. D/ VITTORIO circolare a sinistra EMANVELE III a destra. Testa rivolta a destra, dietro EB (Egidio Boninsegna) in monogramma, in incavo. R/ Minerva e l'Agricoltura stanti, a sinistra orizzontalmente REGNO | arma coronata | D'ITALIA | a destra MCMIII | - | L 100 | - | In basso a sinistra, circolarmente JOHNSON A.C. (in monogramma, in incavo. - Angelo Cappuccio) INC contorno: ||||||||||||||| assi: francese (180) CNI I nr.3, pag 493. Lanfranco Tav. VI n.4 (v. anche cap. 34 "Ultima moneta dello Speranza e prima iniziativa dello Stabilimento Johnson di Milano" e 36 "Primi progetti dello Stabilimento Johnson"). Simonetti 2/a. Montenegro R.I. 2. Luppino p. 328, p. 336. saluti, N. - To be continued -

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