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  1. Nell'esame di alcuni documenti e articoli vari, mi sono accorto che già Vico d'Incerti nel suo saggio Le monete discutibili del Regno di Vittorio Emanuele III, pubblicato nel 1953!!!!!!! (se qualcuno potesse postarlo, farebbe cosa molto gradita), scriveva in merito a questa moneta: " a moderarne il valore concorre anche il dubbio che coi coni originali, ma in maniera probabilmente abusiva, siano stati coniati nella stessa Zecca, nel 1926, altri esemplari identici ai primi e da essi non individuabili: ne sarebbero prova l'annotazione 1926? RICONIATURA che ho visto sulla scheda relativa ad uno degli esemplari del Museo della Zecca di Roma".La stessa osservazione viene poi riportata dal Simonetti nel suo lavoro sulla monetazione di casa Savoia e da Luigi Franzoni (Panorama Numismatico nr.158 del dicembre 2001). Nello stesso periodo poi io stesso acquisii, in copia conforme l'inventario del Museo della Zecca (per disposizione della Magistratura) dove effettivamente risultava quanto già osservato dal D'Incerti nel lontano 1953. Non è da ritenersi colpevole una tale dimenticanza, ovviamente per esigenze di mercato?
  2. Al fine di studio e su richiesta di alcuni utenti interessati all' argomento della circolazione monetaria durante il Regno D'Italia (in particolare fra il 1914-1939) , posto alcune tabelle riassuntive La fonte e' il solito volume sulle Relazioni della Regia Zecca (1914-1939) Tabella Generale riassuntiva per la monetazione in argento , nichelio , acmonital e bronzo
  3. InAsta nr.29 del 10.03.2009.Lotto nr.5005. Viene descritta la moneta in Acmonital, definita RRR con nota "Annullamento di Zecca". Si tratta di una moneta "obliterata", cioè annullata, da destinare alla rifusione. Inutile dire che si tratta di un pezzo trafugato all'epoca per essere poi immesso sul mercato. Ogni commento appare superfluo. Mi chiedo, al di là della curiosità, che valore numismatico si possa attribuire ad un pezzo della specie...
  4. Buongiorno a tutti, leggendo sui libri in mio possesso vengo a conoscenza del fatto che il Carboneri parla di una emissione di 32.661 esemplari di 20 lire con data 1892. Poichè il marengo con questa data è sconosciuto, ed essendo il 1891 abbastanza comune, si presume che la Zecca abbia utilizzato il conio del 1891 per entrambe le date (1891 e 1892). Secondo voi è possibile che per differenziare le due annate sia stato deciso di utilizzare un conio leggermente "modificato"? Cioè fare in modo che l'uno risulti come ribattuto? Se fosse così tutti gli esemplari con 1 ribattuto rappresenterebbero la data 1892. Questo potrebbe anche spiegare il motivo per cui esistono molti esemplari con 1 ribattuto (o entrambi gli 1 ribattuti) coniati nell'anno 1891. Infati fatta eccezione per il 1893 dove è certificata l'esistenza di molti esemplari con 1 ribattuto, nelle altre annate è rarissimo. Cosa ne pensate? Può essere verosimile o è fantascienza? Saluti, Sebastiano
  5. Rispondendo alla richiesta di alcuni utenti del forum, vi propongo alcuni brani tratti dalla Relazione della Regia Zecca dove viene trattato il tema della monetazione in nichelio A voi i commenti Al fondo vi allego due tabelle riassuntive Molteplici e gravi difficoltà tecniche di varia indole si dovettero invece affrontare e superare per l'adozione del nichelio puro nella fabbrica- zione di nuove monete da cent. 50, L. 1 e L. 2. Non si trattava, infatti, qui di migliorare, rimo- dernare vecchi tipi di monete cambiandone soltanto le impronte, così come era avvenuto per le vecchie monete da cent. 20 di nichelio misto, già ritirate dalla circolazione e poi riu- tilizzate per attenuare la rarefazione delle monete di bronzo, ma di procedere alla creazione di un originale sistema di monetazione con un metallo la cui lavorazione presupponeva una particolare attrezzatura d'impianto. Il problema della sostituzione delle monete di argento di piccolo taglio si affacciava in quasi tutte le Nazioni, costrette a sospendere il corso legale delle monete stesse, sia per la diminuzione del valore intrinseco delle rispettive unità mone- tarie, sia per il forte aumento del prezzo dell'ar- gento. Il Governo Italiano, come si è avuto occa- sione di accennare, aveva provveduto in un primo momento^ mediante l'emissione dei Buoni di cassa cartacei; ma l'espediente non poteva che avere carattere provvisorio a causa della scarsa praticità e del rapido logorio di questi piccoli biglietti. Soluzioni diverse del problema furono adottate dall'Inghilterra e dalla Francia. L'Inghilterra nel 1920 ridusse il titolo delle sue monete di argento da 925 a 500 millesimi. Questa misura trova la sua causale nel carattere tradizionalista del popolo inglese; è tuttavia da notare, dal punto di vista tecnico, che la lavora- zione e la coniazione dell'argento a basso titolo incontra non lievi difficoltà, e, per di più, che la sot- tilissima pellicola di argento puro, che, mediante l'imbianchimento, si ottiene alla superfìcie dei tondelli si logora molto facilmente, così da dar luogo al rapido annerimento delle monete; viene in tal guisa a mancare il fine che si vuole conseguire, cioè quello di conservare alla mo- neta la apparenza dell'argento ad alto titolo, mentre d'altra parte il costo di essa rimane notevolmente elevato. La Francia, utilizando i risultati delle ricerche di una Commissione scientifica nominata nel 1909 dal Ministro per le Finanze con l'incarico di studiare tutte le questioni riguardanti il pro- getto di sostituire alla moneta di bronzo una moneta di alluminio, adottò per i suoi — jetons mannaie. — da 50 centesimi, da i franco e da 2 franchi il bronzo di alluminio di Sainte-Claire Deville, il quale doveva offrire, insieme ad un bei colore giallo simile a quello dell'oro, una buo- na resistenza alla corrosione, conservando inal- terata la superfìcie. In pratica, oltre ad incontrare gravi difficoltà per la coniazione, si constatò che le monete di bronzo di alluminio annerivano rapi- damente coll'uso, e che, quando erano nuove, non si distinguevano dalle falsificazioni in ottone. L'Italia dal canto suo si attenne al partito di estendere l'impiego del nichelio puro nella mo- netazione. Per valutare l'opportunità e la conve- nienza di questo criterio non sarà inutile un rapido sguardo a quanto si era fatto in proposito nell'anteguerra anche in alcuni altri Stati. Il nichelio, identificato come elemento circa due secoli or sono, era da molto tempo adoperato dai Cinesi in una lega contenente rame e zinco, conosciuta col nome di « pei-tung » o « pak- tong » (rame bianco). Nella prima metà del sec. XIX si incominciò a produrre in Europa il nichel in forma di metallo puro; subito dopo, leghe analoghe al «pak-tong» vennero preparate e messe in commercio coi nomi di «argento tede- sco » e di « argentana ». Nel 1850 la Svizzera iniziò una serie di esperienze con lo scopo di introdurre nella monetazione tale lega, modifi- candola con aggiunta di argento, in ossequio alla idea allora prevalente che anche le monete di bronzo dovessero avere un valore intrinseco non molto inferiore al nominale. Le prove condotte durante venticinque anni mostrarono che que- ste leghe complesse sono difficilmente lavorabili, tanto che nel 1879 la Svizzera adottò per le sue monete da io e da 5 centesimi una lega più sem- plice, composta di 75 parti di rame e 25 parti di nichel, la quale aveva nel frattempo dato buoni risultati nel Belgio, negli Stati Uniti ed in Ger- mania. Per la moneta da 20 centesimi la Svizzera non volle impiegare la lega stessa sempre per la ragione che la differenza tra il valore intrinseco ed il nominale sarebbe stata troppo forte ; per diminuire tale differenza, adottò nel 1881 per la detta moneta il nichelio puro, che aveva in quel l'epoca un prezzo assai elevato. Così il nichelio puro fece la sua prima apparizione nella mone tazione, dimostrando all'uopo eccellenti qualità L'Italia nel 1894 introdusse nel proprio siste ma monetario una moneta da cent. 20 in lega rame-nichel 75-25 e nel 1902 una moneta da 25 centesimi in nichelio puro. Nel 1908 il rinnova mento dei tipi monetar! secondo criteri più con soni alle tradizioni dell'arte italiana incominciò con l'emissione di una nuova moneta da 20 cen tesimi di nichelio puro. Le due monete antece denti furono ritirate e la nuova, che reca nel diritto il volto dell' « Italia agricola » di Leonardo Bistolfì, ebbe tale successo che la sua coniazione sospesa alla fine del 1914 fu, subito dopo la guerra, ripresa con tondelli forniti dalla industria nazionale. Le coniazioni furono proseguite inin terrottamente durante gli esercizi dal 1919-30 al 1922-232) fino a raggiungere la quasi totalità del contingente, aumentato a lire 45.000.000. •Frattanto l'Amministrazione del Tesoro, su bito dopo l'armistizio, aveva tentato un'altra espe rienza di monetazione col nichelio puro, coniando la nuova moneta da 50 centesimi del diametro di 24 millimetri. 3) II diritto di questa moneta reca l'effigie Sovrana su modello dello scultore Roma- gnoli. Per l'altro verso la R. Commissione arti stico-monetaria volle che lo stesso artista traesse l'ispirazione dal rovescio di un medaglione ro mano di Antonino Pio, recante Cibele su una quadriga tirata da leoni. In luogo di Cibele si stabilì di porre una figura muliebre rappresen- tante la giustizia con nel fondo della moneta la parola AEQUITAS» a differenza del medaglione di Antonino Pio che era anepigrafo. Il primo contingente autorizzato fu di io milioni di lire» ed i corrispondenti 20 milioni di pezzi furono dalla R. Zecca coniati tutti durante l'esercizio 1919-20. Il suc- cesso delle nuove monete si affermò» senza indugio» pieno ed incontrastato» co- sicché subito se ne aumentò il contingente fino all'im- porto di 25 milioni di lire; la coniazione relativa fu ese- guita dalla R. Zecca durante gli esercizi 1920-21 e 1921-32. Successivamente tale contingente venne raddoppiato. Sul totale dei 50 milioni di lire autorizzati la R. Zecca ne ha finora comato per un valore di L. 37.685.665» im- piegandovi 452 tonnellate di tondelli» che» come quelli per le monete da 20 centesimi» sono stati forniti dall' industria privata già pronti per la stampa. In origine il contorno di tali monete era liscio. Quando» come si dirà in seguito» vennero isti- tuite monete di argento da L. 5» il loro diametro di mm. 23» quasi uguale a quello delle monete da cent. 50» provocò l'osservazione che le due spe- cie di monete» ambedue di color bianco» potes- sero facilmente confondersi. All'inconveniente fu ovviato disponendo il ritiro di tutte le monete da cent. 50 per modificarne il contorno in modo da poterle facilmente distinguere alla vista ed al tatto dalle monete di argento da L. 5. La modificazione è consistita nella godronatura o scanalatura del contorno» la quale viene eseguita dalla R. Zecca mediante passaggio delle monete in speciali macchine orlettatrici munite di due cuscinetti zigrinati. Ognuna di queste macchine a doppio effetto esegue la godronatura di 9000 monete all'ora. Al 30 giugno 1934 la R. Zecca ne aveva godronate n. 61.899.029 per il valore di L. 30.949.514» 50» che furono rimesse in circo- lazione» mentre si deformarono quelle poche che si riscontrarono in cattivo stato. Al 31 dicembre I933-XII ne risultarono deformate n. 112.540 per l'importo di L. 56.285. Il successo dell'impiego del nichelio puro» tanto, da principio» nelle piccole monete da cen- tesimi 20» quanto in quelle più recenti» di diametro maggiore» è ben comprensi- bile quando si pensi che la superfìcie di queste monete si mantiene indefinitamente inalterata; il nichelio puro» infatti» non solo è assoluta- mente inossidabile a temperatura ordinaria ed anche a temperatura molto più elevata» ma nemmeno si scurisce sotto l'influenza delle im- purità atmosferiche delle grandi città. In ciò il nichel puro è superiore e al bronzo» e al rame- nichel» ed anche all'argento» il quale si ricopre facilmente di una patina scura. Appunto per tali qualità» insieme con la capa- cità di prendere una lucentezza gradevole all'oc- chio e di riflettere una elevata percentuale della luce incidente sulla superfìcie lucida» il nichelio da lungo tempo era adottato come rivestimento galvanico. La sua resistenza all'usura è molto superiore a quella del bronzo e dell'argento» come fu dimostrato con apposite esperienze; la durezza pure molto elevata e la buona resistenza all'urto ed alla torsione preservano le monete di nichel puro da quelle deformazioni che non raramente si verifìcano per cause accidentali nelle monete di bronzo e di argento. Aggiungesi ancora che la durezza del nichel rende quasi impossibile ai falsar! la produzione di monete con falso conio» mentre le imitazioni ottenute per fusione di altri metalli si ricono- scono senza alcun dubbio col sussidio di una semplice calamità. Finalmente il nichelio puro conserva integro il suo valore commerciale quando si voglia pro- cedere a demonetazioni» ad esempio» per cam- biare le impronte o modificare i tipi monetar!; ed anche perché esso è immediatamente utiliz- zabile per altri scopi. Per questo fatto» oltre che per la durezza già citata, la monetazione di nichel risulta poco costosa, malgrado il prezzo del me- tallo. Ultima e non meno importante considera- zione è che il nichelio, che entra come elemento essenziale negli acciai per artiglieria, viene anche a costituire, impiegato nella monetazione, una importante riserva per il caso di guerra. A tutti questi vantaggi si contrappone soltanto la maggiore difficoltà di coniazione, difficoltà che aumenta naturalmente col diametro delle monete. Tenute presenti e prudentemente valutate tutte queste circostanze, l'Amministrazione del Tesoro decise di attenersi al nichelio puro per la creazione di una nuova moneta metallica da sosti- tuire al buono di cassa cartaceo da L. i. Per tale nuova moneta furono determinati il diametro in 26,5 millimetri ed il peso in 8 grammi, mentre il pezzo da cent. 50, già esistente come innanzi si è detto, aveva il diametro di 24 millimetri ed il peso di 6 grammi. È da rilevare in proposito che fino al 1920, epoca nella quale la nostra Amministrazione iniziò i suoi studi e le sue espe- rienze per sostituire i Buoni di cassa cartacei da i lira con buoni metallici, nessun Paese aveva coniato monete di nichelio puro con diametro superiore ai 23 millimetri. All'inizio del 1921 la R. Commissione tecnico- artistico monetaria diede al prof. Romagnoli l'incarico dell'esecuzione dei modelli, indican- dogli come soggetto, per il diritto, la figura del- l'Italia recante nella mano destra un ramoscello di ulivo, e, per il rovescio, lo Scudo Sabaudo con leggenda. I modelli furono consegnati nel mese di set- tembre dello stesso anno alla R. Zecca, la quale intraprese subito i lavori di preparazione dei pun- zoni e del materiale necessario per la coniazione. Contemporaneamente si dovette pensare alla , provvista dei tondelli. Tenuto conto della ten- denza ad estendere l'impiego del nichelio puro nella monetazione in modo tale da far prevedere che questo metallo dovesse in avvenire costituire un elemento permanente e di entità rilevante e nella circolazione, apparve evidente l'opportu- mtà, per varie ragioni, di non continuare a rivoi- gersi all'industria straniera, come in precedenza si era fatto per i tondelli da 20 e da 50 centesimi. Si è già accennato alle difficoltà di lavorazione opposte dal nichelio puro. La fusione di esso esige, infatti, forni capaci di raggiungere la tem- peratura di 1600° C°, mentre i metalli anterior- mente adibiti ad uso monetario non richiedevano più di 1300° C". Occorre poi un macchinario pesante per la laminazione prima a caldo e poi a freddo dei lingotti, i quali pesano da 40 a 60 chi- logrammi, mentre le verghe in cui si gettano le leghe di uso monetario pesano da 2 a 4 chilo- grammi. Il macchinario di Zecca era quindi inadatto alla lavorazione del nichelio puro che nel 1931 risultava del tutto nuova anche per l'industria italiana. Fino a quell'epoca, invero, gli stabilimenti metallurgici del nostro Paese avevano avuto soltanto occasione di preparare leghe di rame e nichel, la cui fusione e lamina- zione sono molto più facili che non quelle del nichel puro. L'Amministrazione del Tesoro, che su pro- posta della Direzione della Zecca, aveva in quel- l'epoca già fatto eseguire dall'industria nazionale un primo esperimento di preparazione dei ton- delli da 20 centesimi, decise di affidare ad essa l'intera lavorazione per i tondelli da i lira. Natu- ralmente le ditte italiane, per mettersi in grado di assolvere l'incarico ricevuto, non scevro di gravi difficoltà d'indole tecnica, dovettero sotto- porsi ad un non lieve tirocinio. Il risultato fu sotto ogni riguardo ottimo, non soltanto ai fini della monetazione, ma anche per il progresso dell'industria italiana, la quale si rese così capace di liberarsi dalla soggezione all'estero anche in tale importante settore. Furono allora consegnate a tré ditte metallurgiche, che si erano attrezzate per tale lavorazione e che erano state chiamate m gara, 880 tonnellate di nichelio, commercial- mente puro, residuato dalla guerra, e che, essendo di varia provenienza e conservato in numerosi magazzini dello Stato sparsi lungo la penisola, richiese da parte del laboratorio chimico della Zecca molteplici analisi. Alle suddette 880 ton- nellate le ditte dovettero aggiungere una certa quantità di nichel di nuovo acquisto, nonché di maggiore purezza, ad evitare che le successive rifusioni delle cesaglie, provenienti dalla lavora- zione, contribuissero ad incrudire il metallo e ad abbassarne il titolo per introduzione di impurezze di varie origina rendendone più difficile la lavorazione. Per quanto riguarda la coniazione devesi osser- vare che essa pure presentò difficoltà non indiffe- renti, specialmente a causa della durezza del metallo, in rapporto al forte rilievo delle im- pronte e, nel diritto, per il grande sviluppo della figura d'Italia, che in tré punti tocca la cornice della moneta. Le difficoltà erano accresciute, come si è gia’ accennato dalle dimen- sioni del diametro, nonché dalla godronatura dell’ orlo che fu ritenuta necessaria per bene distinguere moneta da quella da 50 centesimi allora coniata col bordo liscio. Si deve alla grande maestria dell'Incisore capo della R. Zecca prof. Motti, che studiò e trovò la forma dei coni più adatta ai rilievi ed alla distribuzione delle impronte, come pure alla buona volontà ed alla abilità di tutto il personale tecnico della R. Zecca, se ogni difficoltà fu felicemente superata. La coniazione fu iniziata alla fine del dicem- bre 1931, subito dopo, cioè, l'emanazione del provvedimento I) che autorizzava l'emissione di 100 milioni di monete di nichelio puro da L. i contro ritiro di uguale contingente di Buoni di Cassa cartacei dello stesso taglio. La prima emissione fu fatta nel gennaio 1932 con monete recanti il millesimo 1922. Durante il semestre gennaio-giugno 1922 ne furono coniate per 45 milioni di pezzi. Tale produ- zione (7.500.000 al mese) supera di gran lunga quelle di monete di argento eseguite dalla R. Zecca dal 1912 fino alla guerra mondiale, e fu resa possibile dalla messa in marcia delle nuove presse monetarie descritte nella prece- dente relazione, e dal fatto che, come già si è detto, i tondelli erano forniti dall'industria privata. È da notare, tuttavia che l'intensificata attività delle officine di stampa richiese all'Offi- cina meccanica uno sforzo considerevole per la preparazione dei conii che, per la durezza del nichelio in rapporto anche alla dimensione delle nuove monete, erano resi inutilizzabili in pro- porzione molto maggiore che nella monetazione dell'argento. Durante l'esercizio 1922-23 vennero coniati 52.865.776 pezzi da L. i, e nell'esercizio 1923- 24, con la coniazione di altri 2.134.224 pezzi, si esaurì il quantitativo corrispondente al suindi- cato valore nominale di 100 milioni di lire Frattanto un nuovo provvedimento legislativo ave- va autorizzato l'emissione di monete di nichelio puro da L. 2, da L. i, e da cent. 50 per complessivi 100 milioni di lire contro diminuzione, per altrettanta som- ma, del contingente in circolazione dei biglietti di Stato da L. 5 e da L. io. Con successivo prov- vedimento ministeriale2) venne stabilito il reparto dell'importo complessivo di 100 milioni di lire fra i vari tagli di monete, assegnando 25 milioni alle monete da cent. 50, 25 milioni a quelle da L. i e 50 milioni a quelle da L. 2. Dei 25 milioni di monete da cent. 50 si è già parlato nell'apposita sede. I 25 milioni di monete da L. i furono coniati nell'esercizio 1923-24 per 20.822.776, e nel suc- cessivo esercizio 1924-25 per i residui 4.177.224. Si noti che in questo stesso esercizio — in base ad altra disposizione autorizzativa fu- rono coniati altri 6.689.776 pezzi da L. i in conto della sostituzione dei buoni cartacei dello stesso taglio. In pari tempo venivano iniziati gli studi e le prove per la moneta di nichelio puro da L. 2. All'uopo furono stabiliti il diametro di mm. 29 ed il peso di gr. io e si ritenne opportuno impiegare metallo di maggiore purezza, con- tenente, cioè, il 99 di nichelio, allo scopo di diminuire, per quanto possibile, le difficoltà della coniazione e di ottenere la massima bianchezza di superfìcie. Per le impronte furono prescelti i modelli dello scultore Pietro Morbiducci recantiI) nel diritto l'effigie Sovrana e nel rovescio il Fascio Littorio. L'Incisore capo della R. Zecca prof. Attilio Motti, che eseguì il lavoro di incisione dei punzoni e dei conii con la consueta perizia e paziente minuzia, richiese per i particolari del Fascio Littorio il consiglio del senatore Giacomo Boni. La dottrina dell'insigne archeologo, che si compiacque di eseguire di persona il disegno, permise al prof. Motti di ottenere un Fascio perfettamente conforme alla tradizione romana. La coniazione delle monete di nichelio da L. 2 fu iniziata nell'esercizio 1923-34, durante il quale si stamparono tutti i 25 milioni di pezzi stabiliti in sostituzione di biglietti di Stato da 5 e io lire. In conto, poi, della sostituzione integrale dei buoni cartacei da L. 2 se ne coniarono 34.883.000 pezzi nello stesso esercizio 1923-24 per un valore di L. 69.766.000; altri 29.570.921 pezzi nel successivo esercizio 1924-25 per un valore di L. 59.141.842, ed infine 8.585.853 pezzi nell'esercizio 1925-26 per un valore di lire 17.171.706. La coniazione delle monete di nichelio puro fu sospesa nell'esercizio 1926-27 e venne ripresa nel successivo esercizio 1927-28, nel quale si coniarono 3.250.100 pezzi da L. i ed 1.631.500 pezzi da L. 2. Finalmente nell'esercizio 1928-29 si coniarono ancora 16.745.500 pezzi da L. i, mentre dall'esercizio successivo fino a quello 1933-34, non si coniò più che un minimo numero di esemplari, tanto da L. i quanto da L. 2, per i numismatici.
  6. Periodo di sostituzione per alcuni esemplari della mia collezione 20 Centesimi Esposizione di Milano 1906 Vittorio Emanuele III D/ ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE MILANO 1906 in caratteri incusi su un nastro svolazzante attorno alla testa di fronte dell’Italia. R/ In alto su un nastro VALEVOLE NELL’INTERNO DELL’ESPOSIZIONE nel campo CENT/20 e in basso DAL/COMITATO/CONVERTIBILE AL PORTATORE/IN MONETA LEGALE DURANTE L’ESPOSIZIONE . A sinistra lungo il bordo S.JOHNSON-MILANO e lungo il bordo a destra CA in monogramma e INC T/ Liscio Diametro 27,50 , peso grammi 9,08/86 (sul simonetti viene riportato gr.14,78 per un esemplare presente nella Collezione Rocca ? ) Simonetti 292 ; Gigante 2 pag.288 Questi Gettoni sono stati coniati anche in oro (100 esemplari numerati venduti a 100 lire ciascuno) e in argento (1000 esemplari numerati venduti a 10 lire ciascuno) Qui trovate un esemplare in argento : http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-GVE3/0 Incisore Angelo Cappuccio ; Modelli Egidio Boninsegna (segnala Fabio Gigante nel suo catalogo che :”Prima di questa nota la Direzione della Johnson dichiaro’ , per iscritto nella confezione di un recente riconio di questo gettone, che il volto femminile raffigurato al dritto era quello di Cerere e che l’ autore dei modelli era Giannino Castiglioni anziché Egidio Boninsegna. Secondo l’ articolo pubblicato sulla Rivista Italiana di Numismatica nel 1906 riguardo a questo gettone il volto femminile raffigurato al dritto sarebbe quello di Minerva tra le due statue dell’ arte e dell’ industria. Sempre sul Gigante e’ riportata una interpretazione data dal sig. Cesare Johnson secondo la quale il volto rappresenta l’ Esposizione Milanese e le due statuette sono quelle dell’ industria italiana e svizzera unite dal Traforo del Sempione aperto nello stesso anno 1906 Nelle Pagine 287-288 del Simonetti troviamo questo appunto : “ Si tratta di monete non ufficiali , a circolazione in un ambito limitato. Esemplari analoghi , con circolazione più o meno estesa , furono usati durante il Regno di Vittorio Emanuele III nel campo di prigionia di Genova ; pezzi monetali furono anche fatti coniare dalla gestione operaia della FIAT di Torino durante l’ occupazione del 1920 e dalla gestione comunista della Cooperativa di Lanzo Torinese. Durante la prima guerra mondiale circolarono anche come, sostitutivo della moneta spicciola che non si poteva coniare per la penuria di metallo, dei dischi di alluminio con coperchio in materia plastica contenenti francobolli di valori diversi. Anche durante la seconda guerra mondiale furono localmente in uso delle monete private” Qui trovate alcuni esemplari di Gettoni di Necessità http://numismatica-italiana.lamoneta.it/cat/W-NEC
  7. Vi posto per la mia e vostra curiosita' la recensione del Primo Volume del Corpus Nummorum Italicorum redatta dalla RIVISTA ITALIANA DI NUMISMATICA nel 1911 RIVISTA ITALIANA DI NUMISMATICA E SCIENZE AFFINI PUBBLICATA PER CURA DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA E DIRETTA DA FRANCESCO ed ERCOLE GNECCHI ANNO XXIV - 1911 - VOL. XXIV MILANO Tip.-Editrice L. F. Cogliati Corso P. Romana, N. 17 I9II. Corpus Nummorum Italicorum. Primo tentativo di un Cata- logo Generale delle Monete medievali e moderne co- niate in Italia o da Italiani in altri paesi. — Volume I, Casa Savoia. — Roma, Tipografia della R. Accademia de' Lincei proprietà del cav. V. Salviucci, 1910, in-4° pag. viii-532 e XLII tavole. Nelle precedenti annate di questa Rivista è contenuta, per così dire, la cronistoria dell'opera colossale ideata dal nostro Augusto Presidente Onorario, del primo volume della quale salutiamo ora la comparsa con gioia e compiacenza vivissime. Dal primo annunzio del concetto di essa manife- stato dall'allora Principe di Napoli, quando nel 1897 si recò a Milano con gli Augusti suoi Genitori ad inaugurare la nuova sede della nostra Società nel rinnovato Castello Sfor- zesco (anno X, 1897, pag. 536, 542 e anno XI, 1898, pag. 327), alle notizie successive dell'assunzione a suoi collaboratori del prof Costantino Luppi (anno X, 1897, pag. 543 e a. XI, 1898, pag. 328), e, dopo la morte di questo, del generale Giuseppe Ruggero (a. XII, 1899, pag. 456), fino al riassunto della comunicazione del dott. Serafino Ricci alla riunione della Società per il progresso delle Scienze in Napoli in- torno a questo primo volume allora d'imminente pubblica- zione (anno XXIII, 1910, pag. 531). Sono adunque tredici anni di lavoro assiduo di preparazione consistente nella esatta e diligente catalogazione delle monete della raccolta Reale che ascendono al numero cospicuo di oltre sessantamila, e nello spoglio delle pubblicazioni numismatiche per ricavarne le varianti o i tipi mancanti ad essa. Non sono troppi, data la mole del lavoro, ma parvero tali alle attese impazienti dei più che non si rendono esatta ragione delle grandi dif- ficoltà di certi lavori e del tempo enorme che viene assor- bito dalle ricerche e dai raffronti diligenti e minuziosi. D'altra parte le impazienze dell'attesa sono ben giustifi cate dalla vera necessità in cui si trovano gli studiosi di una guida sicura specialmente se si pensa ai problemi faticosi che inceppano il regolare cammino degli studi di numisma- tica italiana, alla soluzione dei quali non piccolo contributo deve portare la nuova opera. Non vi è infatti persona che si sia occupata, anche incidentalmente, di numismatica, la quale non abbia dovuto constatare le deficienze veramente enormi che si riscontrano ad ogni pie sospinto. Si possono esse compendiare nella mancanza di un materiale abbondante scientificamente e diligentemente descritto: scarsezza e, alle volte, mancanza assoluta degli elementi illustrativi di tale materiale e cioè degli studi sulla denominazione delle monete e sui sistemi monetari: finalmente, conseguenza dell'una e dell'altra di queste mancanze, nessuna sistemazione e distri- buzione razionale del materiale monete. Non è certo cosa agevole assumere 1' ufficio di esami- nare in quale misura la nuova opera viene a colmare le la- cune lamentate, perchè qualunque osservazione può parere intempestiva di fronte alla mole vastissima del lavoro com- piuto e, forse, anche irriverente, non tanto per la Persona dell'Autore in sé che è al di sopra di qualsiasi critica, quanto per la competenza indiscussa che Egli Ka acquistato nel campo della numismatica italiana. Noi siamo i primi a rico- noscere e proclamare questa competenza del nostro Augusto Presidente Onorario e, senza ombra di adulazione, la rite- niamo superiore a quella di qualsiasi altro degli studiosi viventi : chi ci conosce poi sa bene come non possiamo es- sere sospettati di avere la più lontana idea di mancare ai riguardi e al rispetto dovuto; però crederemmo di venir meno all'ufficio assunto non esprimendo interamente il nostro pensiero perchè convinti che dal cortese dibattito delle opi- nioni può derivare un vero vantaggio alla scienza che tutti proseguiamo con eguale affetto e passione. Il Corpus Nummorum Italicorum, come indica la parola, presupponeva uno studio completo della materia in modo da lasciare ben poco ancora alla soluzione dei problemi accen- nati. Però, durante il lavoro di preparazione, alla mente del- l'Autore dovettero affacciarsi in tutta la loro imponenza le varie questioni, a risolvere le quali sarebbero necessari studi lunghi e diligenti cui non possono certo bastare le forze e la vita di un uomo. Forse per questo al titolo vasto e compren- sivo vediamo aggiungersi il sotto titolo di : Primo tentativo di Catalogo Generale delle Monete medievali e moderne coniate in Italia o da Italiani in altri Paesi, pieno di mo- destia, anche soverchia, dato il valore vero del libro, e che disarma completamente la critica. Intanto si può subito af- fermare fin da questo primo volume che la promessa conte- nuta nel titolo viene oltrepassata, e l'opera, più che un ten- tativo, risulta un vero e grande catalogo delle monete ita- liane destinato a riempire interamente la prima delle defi- cienze da noi accennate, quella cioè della mancanza del materiale scientificamente e scrupolosamente descritto. Questo volume contiene la descrizione delle monete emesse dai Prin- cipi di Casa Savoia del ramo principale e dei rami di Acaia e di Vaud. Sono 4354 le monete descritte accompagnate dalla riproduzione in fotocalcografia di 713 pezzi compren- denti i diversi tipi e le loro principali varianti : la nostra affermazione non parrà dunque esagerata di fronte a questo numero così rilevante. Le monete sono raggruppate sotto il nome del Principe che le emise, a cominciare da Amedeo IV {1232-1253) fino al regnante Vittorio Emanuele III, disposte cronologicamente quelle che portano l'indicazione della data, le altre a seconda della specie. Ad ogni moneta fu data la de- nominazione che portava all'epoca in cui fu emessa in quanto fu possibile allo stato attuale delle cognizioni. La descrizione è minuziosa e precisa, accompagnata dalle indicazioni di dia- metro e di peso, così che con l'aiuto delle numerose riprodu- zioni, è agevole identificare qualsiasi pezzo con tutta rapidità e precisione, ciò che è lo scopo e l'ufficio principale del libro. Dopo questa esplicita dichiarazione, a quanto saremo per dire non potrà darsi significato diverso da quello di apprez- zamenti diretti a dimostrare quale sarebbe l'ideale da rag- giungere, pur riconoscendo l'impossibilità materiale di con- seguirlo allo stato presente degli studi. L'ignoranza dei principali sistemi monetari è aggravata dalla ignoranza dei nomi che avevano le monete all'epoca delia emissione, perchè molte delle denominazioni con le quali vengono generalmente indicate nei cataloghi di vendita e anche in quelli scientifici, sono posteriori ; desunte talune dall'aspetto e dalle figurazioni, altre addirittura cervellotiche: così che anche in questa parte pare che tutto abbia congiu- rato a farci perdere quel tenue filo conduttore che potrebbe essere il nome vero della moneta per riannodarla al sistema monetario del quale faceva parte. Di questa incertezza si vede il riflesso nel volume che stiamo esaminando, dove non poche volte alla denominazione segue un punto interro- gativo o non risponde la qualità della moneta di cui non è noto l'intrinseco. L'approfondire e risolvere anche solo taluna di tali difficoltà avrebbe voluto dire perdere anni di tempo in ricerche di esito non sempre sicuro, e ciò male avrebbe risposto alle impazienze di chi attendeva e a quelle ben le- gittime dell'Autore che da siffatte lunghe indagini vedeva sempre più allontanato quel principio di esecuzione del suo piano grandioso che era in cima ai suoi pensieri. Del resto questa deficienza può considerarsi insita nel concetto stesso dell'opera che si proponeva di raccogliere in un sol corpo la descrizione delle monete italiane quali esse sono note al presente senza sottoporle a nuovi studi, perchè in tal caso il lavoro si sarebbe dovuto ideare ed eseguire diversamente. Non insisteremo quindi su questo particolare per dire invece qualcosa del sistema adoperato per la classificazione del materiale. Esso risponde al sistema adottalo da S. M. il Re per l'ordinamento della sua raccolta, che viene esposto in poche parole nelle brevissime " Avvertenze Generali „ con le quali si apre il volume : " ordinamento regio- nale ; e per ogni regione, le singole zecche, ovvero i luoghi a nome dei quali vennero battute le monete, son disposti in ordine alfabetico „. Non si contende che tale sistema non sia facile e pratico, e sopra tutto utile in specie ai ne- gozianti, ma a chi lo esamina, pur non avendo vaste cogni- zioni in materia, si addimostra subito mancante di una so- lida base scientifica e razionale. Senza fermarci a considerare come esso perpetui le varie significazioni della parola zecca, abusivamente introdotte nell'uso numismatico, la prova evi- dente di questa nostra affermazione ci viene data dallo stesso Augusto Autore che è stato costretto a cominciare l'opera sua con una eccezione. Non già una di quelle piccole ecce- zioni che confermano, come suol dirsi la regola, ma con una eccezione che investe e infirma tutta l'essenza del sistema adottato, perchè dimostra come nella razionale distribuzione delle monete debba entrare un altro elemento che non sia il semplice luogo dove o per il quale la moneta fu battuta, ma l'autorità che la improntava ed emetteva. E questa una antica e vessata questione e ci verrà perdonato se volemmo farne cenno a proposito di un'opera che, ideata in fondo con un concetto diverso da quello da noi vagheggiato, finisce poi non solo a non pregiudicarla in senso contrario al no- stro, ma viene in certo modo a darci ragione. Ci permettiamo pertanto di esprimere il rammarico che la eccezione non sia stata completa in modo da darci tutta riunita in questo volume la serie intera delle monete Sabaude, alcune delle quali invece dovranno cercarsi nei volumi suc- cessivi. Nelle * Avvertenze speciali „ vengono enumerate le monete che furono escluse dalla serie principale, e sebbene tali esclusioni sembrino coerenti al sistema enunciato nelle " Avvertenze Generali „, pure alcune non sono, a parer no- stro, bastantemente giustificate, data sopra tutto l'inclusione di altre. Troviamo per esempio a pag. i6 sotto il n. i de- scritta la moneta di Aimone che porta per esteso il nome dell'officina monetaria di Ponte d'Ain. mentre non vi tro- viamo tutte le monete, che sono le prime e più antiche della serie Sabauda, col nome di Susa; né vale il dire che la mo- neta di Susa ha carattere a sé, perché Susa in tanto ebbe moneta in quanto la emisero i Principi di Savoia che vi ave- vano dominio, e non emise mai moneta propria senza il nome del Principe. Le cifre accennate di sopra della quantità delle monete descritte costituiscono la prova migliore dell'enorme lavoro compiuto e di quello anche più grande già preparato per i volumi successivi. Siccome nelle " Avvertenze „ è detto che il contributo portato dai Musei e dai Raccoglitori privati ai quali vennero di mano in mano comunicate le bozze di stampa, è stato all' incirca dell'uno e mezzo per cento di mo- nete nuove e del venti per cento di varietà, così è certo che l'ottanta per cento dell' intero lavoro è pronto fin da ora. Di fronte a questo risultato i tredici anni di preparazione non furono troppi davvero e noi non possiamo lesinare la lode all'attività veramente prodigiosa data alla grande opera dall'Autore e dal suo egregio e fido cooperatore il generale Giuseppe Ruggero, bellissimo esempio di energia giovanile. Quanto alla parte materiale, l'esecuzione tipografica è perfetta sia per la eleganza e nitidezza della stampa che per la eccellente qualità della carta impiegata. Forse sarebbe stata desiderabile una maggiore varietà nei tipi usati per ri- produrre le leggende delle monete; il bisogno di tale varietà è specialmente sentito nei periodi di transizione da una ad altra forma di scrittura, quando le leggende sono composte di lettere appartenenti a forme diverse non solo, ma alle volte è diversa perfino la forma di una stessa lettera nella medesima leggenda. Si hanno per tal modo delle varianti di cui non è possibile rendersi ragione con la uniformità del carattere adottata. Le tavole sono abbastanza nitide ; osser- viamo però che in generale le monete, anche se di buona conservazione, vi appariscono meno belle di quello che sono effettivamente. Non sappiamo se ciò debba attribuirsi al si- stema di riproduzione, come ha osservato G. F. Hill ; siamo in ogni modo persuasi che, come in alcune tavole tale deca- dimento è meno sensibile, così possa sparire del tutto nei volumi successivi. Di questi daremo conto brevemente ai nostri lettori di mano in mano che vedranno la luce senza più tornare sulle questioni di massima accennate in questa recensione del primo volume. E le abbiamo accennate non già per vana mania di critica, ma per far rilevare agli studiosi che l'apparizione di questo atteso e desiderato lavoro non deve attenuare ma attivare le loro energie per dare alla numismatica italiana quel definitivo assetto scientifico che è nei desideri di tutti. Assetto che servirà non soltanto agli studi storici ma eziandio e più a quelli economici, che sono di pratica ed efficace applicazione. Quando l'opera sarà compiuta, e ci auguriamo di vederne il compimento, gli studiosi non avranno più da lamentare la più grande delle deficienze della numismatica italiana e quella più difficile a colmarsi, e ben pochi saranno i pezzi che po- tranno ancora aggiungersi al Catalogo delle monete italiane raccolte nel Corpus Nummorum Italicornm, monumento ira- perituro della dottrina, dell'attività e della munificenza del nostro Augusto Sovrano e Presidente Onorario. N. P.
  8. Salve, apro questo post come suggeritomi da Pier ed Incuso per fornire dei dati di misurazione riguardanti lo spessore delle mie monete (per lo più del Regno) in Oro. Per cominciare spiego che per effettuare una misurazione con il Calibro elettronico utilizzo due foglietti di carta con cui rivesto la moneta a mò di panino, onde evitare di rigare la stessa con l'acciaio dell'utensile. In seguito appunto la misura come da esempio : Marengo spessore compresa carta mm 1,47 di seguito misurati i due foglietti ne sottraggo lo spessore mm 0,21 ecco che posso giudicare con margine di errore piuttosto ridotto che il mio Marengo misura mm 1,26 Per quanto riguarda le monete periziate basta compiere lo stesso procedimento misurando sia la moneta all'interno della plastica che solo la plastica. Ecco i miei dati : 5 Lire 1863 MB spess. mm 0,5 10 Lire con diametro da mm 18,5 FDC spess. mm 0,75 Marengo del 1847 spess. MB/BB mm 1,26 Marengo del 1859 MB spess. mm 1,22 Marengo del 1862 BB spess. mm 1,23 Marengo del 1882 SPL spess. mm 1,24 100 Lire 1923 BB spess. mm 2,39 Per ora è tutto ciò che posso fornirvi e spero di essere stato utile .
  9. Ciao a tutti e buon 2009 !!! Vorrei raccogliere attraverso questa discussione il maggior numero di pareri,personali o tratti da citazioni,riguardo alla non certa origine del motto dell'ordine cavalleresco della SS.Annunziata FERT , istituito da Amedeo VI di Savoia nel 1364 e usato fino all'ultimo dei regnanti di suddetta dinastia. Vi cito diverse interpretazioni tratte dal catalogo Alfa e da wikipedia : Fortitudo eius Rhodum tenuit (La sua forza conquisto' Rodi) Fides est regni tutela (La fedelta' e' la sicurezza del regno) Foedere et religione tenemur (Siamo legati dalla fedelta' e dalla religione) Fortitudo et robur taurinensis (Forza e robustezza torinese) Fors eius Roman tenuabit (con la sua fortuna distruggera' Roma) Oppure abbreviazione di : ferte',voce dell'antico francese col significato di fermezza, ferto,nome di una moneta di Amedeo VI di Savoia (unita' ponderale che corrispondeva alla quarta parte del marco,il cui nome appari' sui grossi del conte di Savoia) Altri invece,richiamandosi all'ordine cavalleresco-amoroso che in origine ebbe l'ordine del Collare,credono che il motto alluda al proposito del cavaliere di sopportare (lat.fert=porta,sopporta) ogni pena per la dama alla quale e' legato dai lacci d'amore .... Chiunque sia in possesso di altre interpretazioni puo' farlo qui sotto,in modo da avere una piu' completa gamma di interpretazioni,conoscenze,citazioni storiche ecc..... B) Ciao Andrea
  10. Vi propongo questa discussione aperta da dux-sab anche qui , limitando l' ambito al solo Regno D'Italia
  11. Invito chi vuole a postare qualche esemplare in rame rosso in modo da creare una bella galleria e a raccontarci come preserva queste monete Personalmente preferisco conservarle in oblo adesivi o pinzati inseriti in appositi fogli plastificati (6x6) Ape del 1923
  12. 20 lire 1928 ORO PROVA , Collezionabile? La moneta è in vendita nella prossima asta della Tedesca Lanz, che si svolgerà a New York a Gennaio... base 72000 $ Ecco la descrizione ITALY KINGDOM 20 lire 1928 ORO PROVA, Rome. VITTtEMtIIItREt. Helmeted head left. Rv: MEGLIO·VIVERE· / VN·GIORNO·DA· / LEONE· CHE· / CENTO·ANNI· / DA·PECO- / RA MCM XVIII MCMXXVIII on fasces. ITALIA above lion's head, L. / 20 / R at left, ORO PROVA near rim. Pagani prove e progetti 202.?? 32,26g. Exceedingly rare. Very fine hair­lines on obverse otherwise virtually uncirculated. A piece of 20 lire struck in gold in the size and weight of the large 100 lire to go along with the 1925 issue. A presentation piece ordered by the King and offered personally by Vittorio Emanuele III to the "Marescialli d'Italia" to celebrate the 10th anniversary of the victory in WWI. Mintage below 15. One of the true rarities in the Kingdom of Italy series. http://www.sixbid.com/nav.php?p=viewlot&am...=98&lot=215 La chiedo a Babbo Natale nella letterina
  13. Nei primi del Novecento furono stampate delle cartoline una per ogni stato , riproducenti le monete metalliche, una tabellina dei cambi e la bandiera nazionale Di queste cartoline vennero emesse piu' edizioni , una serie con iscrizioni in tedesco , in inglese e una invece con le scritte in francese e miglioramenti nella grafica In quella dedicata al nostro paese oltre alla bandiera tricolore con stemma sabaudo e' interessante notare la presenza di monete con i volti di Vittorio Emanuele II e di Vittorio Emanuele III Avete altre cartoline , francobolli , pubblicita' , documenti dell' epoca o piu' recenti raffiguranti monete del Regno D'Italia da postare in questa discussione ? Grazie
  14. Ecco una leggenda numismatica di Vittorio Emanuele III.... Il diritto...
  15. tempo fa acquistai su eBay un R.D. che trattava "la vendita di monete di bronzo". questo Decreto è datato 28 gennaio 1906. Ora ho ritrovato questo: " [...] si aveva infatti una massa di bronzo circolante di 83 milioni di lire in pezzi da 1,2,5 e 10 centesimi (circa 3 lire per abitante) massa eccessiva per la circolazione e perciò in parte stagnante nelle casse dello Stato. [...]" questo veniva scritto nel 1902. possibile che la vendita di cui si parla nel R.D. del 1906 si riferisse al problema dell'esubero di monete di bronzo che circolavano nel Regno (già da diverso tempo)? di certo 4 anni non sono poi molti, nel senso che il ritiro del circolante e la vendita potrebbe avere comportato 4 anni (affinchè il circolante venisse ritirato e venduto quindi). cosa ne pensate? spero di essere stato abbastanza chiaro. saluti, N.
  16. Monetazione quella della Somalia Italiana alquanto trascurata dai collezionisti del Regno D'Italia , scorrendo le discussioni presenti su questo tema nel nostro forum risultano in proporzione poche come pure le monete postate in particolare quelle in rame Sicuramente una collezione di nicchia che spesso si intraprende solo in un secondo tempo per integrare quella di Vittorio Emanuele III , non certo come collezione a se stante Proprio dopo alcune considerazioni suggerite da Carledo49 via MP ho deciso di aprire questa discussione per rispolverare e mettere in luce tale monetazione per chi non la conosce ancora e per i siuoi appassionati Aspetto quindi opinioni e contributi fotografici di Bese , Rupie e Lire da parte di tutti gli appassionati di questa Ex Colonia Italiana Ecco una succinta introduzione storica La Somalia Italiana era, dal 1889 al 1905, un protettorato e poi, dal 1905, una colonia italiana; ci fu l'occupazione del Regno Unito dal 1941 al 1950, poi dal 1950 fino al 1960 fu sotto protettorato italiano ONU. La storia della Somalia indipendente riprende a partire dal 1960. L'Italia cominciò a penetrare nell'area somala negli anni Ottanta dell'Ottocento, fino alla creazione di una vera e propria colonia. Nel 1936, dopo la guerra d'Etiopia, la Somalia Italiana entrò a far parte dell'Africa Orientale Italiana insieme all'Etiopia e all'Eritrea e le venne aggiunto l'Ogaden. Nel 1941, nel corso della Seconda guerra Mondiale fu occupata da truppe britanniche, che ne mantennero il controllo fino al novembre del 1949, quando le Nazioni Unite la diedero in amministrazione fiduciaria all'Italia. Il 1º luglio 1960, la Somalia Italiana raggiunse l'indipendenza. Si unì da subito al vicino Somaliland, resosi indipendente dalla Gran Bretagna il 26 giugno di quello stesso anno, per formare la repubblica di Somalia. Tratto Da Wikipedia
  17. ho trovato la foto di questa moneta in bronzo, che ne pensate.. credo che la riporti pure il pagani
  18. Ho estrapolato dal catalogo Gigante 2009 una lista di incisori e modellisti del Regno D' Italia ; vi vorrei proporre di attribuire a ciascun artista le monete create a differenza dei manuali cartacei dove l' ordine e' solitamente per valore facciale (crescente o decrescente), data e tipo. Oltre ad un elenco per autore , sarebbe simpatico secondo me ,inserire anche una immagine per ogni tipologia onde avere con un solo un colpo d' occhio tutta la sua produzione ; volendo per le foto si potrebbe ricorrere a quelle presenti sul Catalogo LaMoneta o aggiungere quelle della propria collezione Infine sarebbe possibile indire un sondaggio fra noi utenti per stabilire i migliori artisti del Regno D'Italia. Cosa ne dite ? Qualcuno ha voglia di iniziare con un primo autore a sua scelta ? Incisori : Angelo Cappuccio , Giuseppe Ferraris , Pietro Giampaoli , Evaristo Luigi Giorgi , Luigi Gori , Attilio Silvio Motti , Filippo Speranza , Maurizio Veglia Modellisti: Leonardo Bistolfi , Egidio Boninsegna , Renato Brozzi ,Davide Calandra , Pietro Canonica , Giannino Castiglioni , Augusto Mistruzzi , Publio Morbiducci , Attilio Silvio Motti , Giuseppe Romagnoli , Filippo Speranza , Domenico Trentacoste.
  19. Esaminando la foto della moneta da lire 20 prova aratrice, ho notato che si legge 1942 anzichè 1912....
  20. Che fine ha fatto il XX Volume del Corpus ? Come tutti sanno solo poche copie di questo volume sono state pubblicate tanto da diventare rare e quasi introvabili Qualcuno ha notizie aggiornate ? Personalmente sono ancora fermo a quelle riportate da M.Traina piu' di venti anni fa.
  21. satinatura ....tipo di lavorazione effettuata per rendere opache le superfici di metalli preziosi come oro ed argento sto osservando alcune monete satinate nell'ultima asta di inasta (100 lire vetta e fascione) la definizione di FDC per questo tipo di monete implica la satinatura intatta? oppure valgono le condizioni necessarie per definire fdc le altre monete che non hanno subito questo trattamento? grazie ernesto
  22. Piccola curiosità, qualcuno sà se esistono dei 100 Lire del '31 in Platino? Coniazioni postume?
  23. Sempre rimanendo in casa Johnson vi presento la mia ultima entrata in collezione Si tratta del Gettone / Medaglia emesso a favore della Croce Rossa Italiana in argento 1915 V.E.III Autore Albino Del Castagne Come conservazione mi pare discreta nonostante provenga da un cassetto di un "non collezionista" dove conviveva liberamente insieme ad altri smalti della C.R.I. Cosa ne dite ? D/ Nella metà inferiore in orizzontale su 4 righe: CROCE ROSSA * ITALIANA * 24 MAGGIO 1915. Nella parte superiore croce rossa su scudetto smaltato sovrapposta ad una scena da trincea. R/Crocerossina che assiste un ferito sul campo. Intorno nella parte superiore È LA PIETÀ CHE L'VOM ALL'VOM PIV' DEVE (verso del Carducci). Montenegro 733 Venduta per 2 Lire
  24. Qualcuno ha notizie di una biografia di questo altro grande numismatico del passato?
  25. Nel corso delle mie ricerche ho notato come molto spesso le impronte in piombo di una nuova moneta, che per legge (anche oggi) andavano destinate agli Archivi Statali, vengono attualmente, credo troppo disinvoltamente, considerate prove o progetti di monete. Secondo me questo ingenera confusione.... Cosa ne pensate?

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