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Trovato 111 risultati

  1. Salve a tutti, come accennavo in presentazione sono un neofita appassionato della storia del Regno delle due Sicilie ed essendo sempre stato affascinato dalle monete, da due mesi ho connubiato ambedue le passioni acquistando tre delle quattro monete del Regno delle Due Sicilie sotto Francesco II, 1859, la piastra da 120 grana, la moneta da 10 tonesi e quella da 2 tornesi. Premetto che mi piacciono le monete che abbiano circolato un pochino, che siano state maneggiate dalla gente dell'epoca e che quindi abbiano qualcosa da raccontare. Questo requisito l'ha soddisfatto in pieno il 120 grana (a 120 euro): Dei due tornesi sono meno contento poiché non ha mai circolato, mentre i 10 tornesi hanno circolato troppo! Ho acquistato ambedue le monete per 150 euro. In realtà, una volta acquistato anche un degno tarì da 60 grana, quindi completando la collezione di Francesco II, ho intenzione di vendere questi 10 tornesi per prenderne altra in condizione migliore. Per dare degna sistemazione alla collezione ho optato per questo sistema. Il 120 grana ed i due tornesi li ho già sistemati nei quadrati anche se non li vedete in foto perchè li ho appunto messi fuori per fargli le foto mentre i 10 tornesi, che sembra siano stati lavati con qualcosa, li tengo all'aria (ed un'oretta al giorno al sole) per conferirgli una patina più naturale, sotto consiglio del venditore. Mi fido di lui e sono certo che il prezzo d'acquisto sia stato equo. Ho già il quadrato pronto anche per il tarì. Che ne pensate (anche del prezzo)? Mi sto muovendo bene? Passato Francesco II iniziamo la collezione a scendere con l'intera dinastia. Un saluto
  2. Postata in un gruppo Facebook mi è parsa (pur non essendo la monetazione che seguo) molto interessante: Gaeta Tancredi 1191-1194 follaro TANCREDI 1191-1194 +TANC DEI GRA REX/+CIVITAS GAIETA presenta una evidente contromarca con punzone cicolare che raffigura una rosetta. Simili contromarche sono state apposte in prima età sveva (Travaini) poco prima del 1200
  3. Si legge sul Martirologio Romano che “A Secondigliano vicino a Napoli, beato Gaetano Errico, sacerdote, che promosse con impegno i ritiri spirituali e la contemplazione dell’Eucaristia come strumenti per avvicinare le anime a Cristo e a tal fine fondò i Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria”. Gaetano Errico, nacque il 19 ottobre 1791 a Secondigliano e ivi morì il 29 ottobre 1860. Il padre Pasquale era un pastaio ed aveva un modesto laboratorio artigianale per la produzione dei maccheroni, la mamma, Maria Marseglia, era una tessitrice. Gaetano era il terzogenito dei 9 figli della coppia (cinque maschi e 4 femmine) e venne battezzato il giorno dopo la nascita nella chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano con i nomi di Gaetano, Cosma e Damiano, perché si credeva che battezzando un bambino entro 24 ore dalla nascita si liberava un’anima dalle pene del Purgatorio; infatti è solo col pontificato di san Pio X (nato Giuseppe Melchiorre Sarto a Riese (TV) il 2 giugno 1835 – deceduto a Roma il 20 agosto 1914) che entra in auge il voler evitare il rischio che i neonati lasciassero questo mondo senza i doni del Battesimo che, come recitava il catechismo di detto pontefice, «conferisce la prima grazia santificante e le virtù soprannaturali, togliendo il peccato originale e gli attuali, se vi sono, con ogni debito di pena per essi dovuta; imprime il carattere di cristiano e rende capace di ricevere gli altri sacramenti». Gaetano Errico frequentò la scuola comunale sotto la guida di due sacerdoti, Giovanni Tagliamonte e Michelangelo Vitagliano. A sette ricevette la prima comunione e a undici la cresima. Sin da bambino aiutava il padre nel pastificio la sua fabbrica e cercava di aiutare i poveri come poteva, oltre a frequentare assiduamente la parrocchia dei Santi Cosma e Damiano. A sedici anni chiese di essere entrare al seminario arcivescovile di Napoli, dopo aver chiesto già quando aveva quattordici anni di entrare prima tra i Cappuccini e, poi, tra i Redentoristi, ma la domanda fu respinta per la giovanissima età. Nel gennaio del 1808 indossò l'abito talare, ma frequentò il seminario da esterno, perché la famiglia non poteva sostenerne i costi da interno, e così, ogni giorno, percorreva a piedi circa 8 chilometri all’andata e 8 al ritorno – a tal proposito si dice che al vederlo passare alcuni esclamavano: «Ecco San Gaetano che passa!» – Frequentò gli studi con profitto, anche se tutti i giorni continuava ad aiutare nel pastificio, e il giovedì faceva visita agli ammalati dell'ospedale degli Incurabili, ai quali quando poteva portava anche dei regali, e la domenica girava per le strade per portare più fanciulli possibili alla catechesi. Fu ordinato sacerdote il 23 settembre del 1815 dal cardinale Luigi Ruffo Scilla (nato a Sant'Onofrio, in provincia di Vibo Valentia, in Calabria il 25 agosto del 1750 e deceduto a Napoli il 17 novembre 1832), a Napoli, nella Basilica di Santa Restituta, ossia nella terza cappella della cattedrale, che è in asse con il portale d'accesso alla cappella del Tesoro di San Gennaro che si apre sulla navata opposta. Nel 1816 divenne parroco della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Secondigliano e per richiesta del suo confessore, don Michelangelo Vitagliano, iniziò a insegnare nella scuola comunale di Secondigliano, prima come supplente, e dal 1819 come titolare e lo fece per vent’anni. Nel 1818, mentre pregava sul coro della casa dei padri Redentoristi di Pagani (Salerno), dove ogni anno si ritirava per gli esercizi spirituali, gli appare Sant'Alfonso Maria de' Liguori, allora solo per chiedergli di costruire a Secondigliano una chiesa in onore della Vergine Addolorata e fondare una Congregazione religiosa. Sant’Alfonso Maria de’ Liguori gli apparve più volte per dargli delle indicazioni. Nel giorno di Pentecoste del 1826, Gaetano Errico annunciò al popolo che farà costruire a Secondigliano una chiesa da dedicare a Maria Addolorata, i cui lavori iniziarono nel gennaio del 1828 e la cui consacrazione avvenne il 9 dicembre del 1830, nonostante qualche ostilità. Terminata la chiesa, don Gaetano vi fece costruire in adiacenza una piccola casa per ospitare i futuri “ Missionari dei Sacri Cuori” e in essa nel 1833 andò ad abitare insieme ad un laico, che curava il servizio della chiesa. Appena potette ingrandire la casa, fondò il «Ritiro sacerdotale dei Sacri Cuori di Gesù e Maria» e nel 1833 inoltrò al Re Ferdinando II (Palermo, 12 gennaio 1810 – Caserta, 22 maggio 1859) la domanda per il riconoscimento di un Ritiro, che fu approvato insieme al regolamento il 14 marzo 1836. Nel 1834 commissionò a Francesco Verzella (nato a Napoli il 28 marzo 1776 e morto a Napoli forse nel 1835), uno dei più bravi scultori napoletani di statue lignee dell’epoca, una statua dell'Addolorata con tre angeli. Secondo la tradizione don Gaetano fece rifare il volto più volte e solo alla diciassettesima volta lo approvò, esclamando: “Così era!”. La statua fu portata in Secondigliano nel maggio del 1835. Nel maggio del 1838 chiese il riconoscimento pontificio della «Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria» ed il 30 giugno ricette dalla Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari il decreto di lode. Il 6 aprile del 1839, allo scopo di consolidare lo sviluppo della Congregazione, chiede il riconoscimento governativo, che il Re concesse il 13 maggio Nell'aprile 1846 don Gaetano andò a Roma per chiedere la definitiva approvazione della Congregazione e il 7 agosto 1846 il Papa Pio IX emise il decreto di approvazione ed il 15 settembre il Breve apostolico. In seguito sedi della Congregazione nacquero in altre città d'Italia e, a partire dal XX secolo, sorsero sedi anche in Asia, Africa e America. Don Gaetano Errico, dopo l'approvazione, unanimemente eletto Superiore Generale, fino alla morte lavora per lo sviluppo della Congregazione, curando in modo particolare la formazione dei soggetti, e assistendo i poveri del rione, a tal proposito diede il via a una mensa nel cortile della chiesa, che è in funzione ancora oggi. La statua dall'Addolorata e don Gaetano Errico compirono diversi miracoli la liberazione di Secondigliano dal colera, il ritrovamento di una bambina viva in fondo ad un pozzo dopo essersi smarrita tre giorni prima, la fermata della lava del Vesuvio durante l'eruzione del 1855 e numerose guarigioni e predizioni. Don Gaetano Errico, già venerato come un santo, e detto “'o Superiore”, morì a Secondigliano, all'età di 69 anni, il 29 ottobre del 1860, alle 10 del mattino, per le conseguenze di una febbre viscerale, all'età di 69 anni. Nella sua stanza, è ancora possibile vedere sul pavimento, due fossette che si sono scavate con le sue ginocchia per le moltissime ore notturne trascorse in ginocchio, davanti a una piccola porticina, che affacciava in chiesa, nel punto in cui si trovava Gesù Eucarestia e la statua dell'Addolorata. Nel 1866 il Cardinale Riario Sforza introdusse il processo ordinario diocesano. Nel dicembre del 1884 il Papa Leone XIII lo dichiarò Venerabile ed il 4 ottobre 1974 il Papa Paolo VI emise il decreto di eroicità delle virtù. Il 24 aprile 2001 Giovanni Paolo II firmò il Decreto d'approvazione del miracolo ottenuto dal signor Salvatore Cacciappoli per intercessione di Gaetano Errico. Il 14 aprile 2002 papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato e il primo marzo del 2008 papa Benedetto XVI, nel Concistoro tenuto in Vaticano, ha proclamato Gaetano Errico santo. La canonizzazione si è tenuta in Piazza San Pietro il 12 ottobre del 2008.
  4. Buonasera a tutti gli amici di questo magnifico forum, sono qui per chiedere un vostro aiuto professionale su questa strana "medaglietta" che mi incuriosisce molto. Purtroppo non essendo in mio possesso non so dirvi il peso e nemmeno le misure, l oggetto in questione e di una signora anziana amica di mia nonna la quale non voleva nemmeno farmela fotografare (molto gelosa della stessa, quale ricordo di sua nonna). Avendola pero tenuta tra le mani so dirvi che ha uno spessore di quasi un cm e lunghezza e larghezza di 5 cm. Ringrazio anticipatamente chiunque riesca ad aiutarmi, un affettuoso saluto a tutti, Arnold.
  5. Buongiorno Lamonetiani, scrivo dopo qualche settimana dalla mia ultima discussione, riguardante la mia prima Piastra, 120 grana del 1854, che mi aveva fatto davvero contento, per la leggera patina e anche per la rigatura molto ben impressa, e in generale per il fascino storico che quella moneta ha, soprattutto nella mia terra. Bene, scrivo a distanza di qualche giorno perché a quella prima piastra mi sono sentito di aggiungere qualche sorellina. Ve le presento: ferdinando IV 1798 ferdinando II 1847 - 54 (la prima appunto) - 55 - 57. gli anni sono comuni come ben sapete, però devo ammettere che queste monete, per quanto le conservazioni non siano delle migliori, mi piacciono sempre di più. Ah, alle suddette piastre proprio ieri ho aggiunto un 10 tornesi 1859 davvero gradevole. Mi sono innamorato di questa monetazione 😍 (p.s. La seconda foto è uscita davvero male)
  6. Buongiorno a tutti. Sono nuovo e volevo per cominciare proporvi questa monetina: un bel 6 cavalli del 1804. Ho cercato nel sito vecchie discussioni sulla stessa moneta ma non ho trovato nulla, un motivo in più per proporvela! Vorrei un parere e qualche commento. Grazie a chi partecipa.
  7. Un associazione culturale ha divulgato immagini inedite della città sommersa di Baia riprese con un drone. Sono immagini di notevole impatto, i fenomeni vulcanici hanno nel corso dei secoli abbassato il livello di 8 metri facendo sommergere l'antico centro abitato romano. http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/bacoli_immagini_nuove_uniche_citta_sommersa_ripresa_un_drone-2325766.html
  8. Ho trovato un annuncio su un sito per questa mezza piastra ma ho dei dubbi sull'anno: mi sembra 1857, variante 7 piccolo ma non ne sono sicuro. Che ne pensate? e che rarità ha la variante "7 piccolo"?
  9. Campania

    Cari amici!Vi prego di dirmi il grado di rarità di questo gettone?
  10. Campania

    Una curiosità che da tempo cerco di comprendere è su questo gettone di un circolo nautico di Napoli. Si comprende chiaramente che lo scudo è quello della città di Napoli, Il color oro corrisponde ai punti, il rosso a quelle verticali ma la corona non corrisponde a quella abitualmente utilizzata negli stemmi di fine ottocento, inizio novecento e ancora oggi, quella turrita per intenderci. @Corbiniano sai tu quale origine potrebbe avere o a chi potrebbe richiamare?
  11. ... da un prelievo Bancomat è uscita fuori questa banconota da 20 € con una vistosa macchia rosa circolare , più evidente sul verso...secondo voi? Cordialità
  12. Campania

    Vorrei colmare questa lacuna iniziando a postare qui i gettoni, marche, tessere etc., napoletani e della campania presenti nella mia collezione, mi auguro di vederne anche altri in possesso di altri iscritti nel forum. 😀 Un gettone che nella sua semplicità e col suo nome racconta molto della città di Napoli e dei suoi caffè storici di fine 800. "Mariano Vacca - 25" [...]"Roberto e Mariano Vacca, imprenditori lungimiranti col ‘pallino’ degli affari e dei Caffè hanno legato i loro nomi a locali prestigiosi, che aprirono i battenti a Napoli tra gli ultimi due decenni dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Portano la loro firma imprenditoriale il Caffè d’Italia e il Gambrinus, ma anche un punto di ristoro creato nella Villa Comunale, che, a quei tempi, era la Villa Reale. Si trattava del Caffè Vacca, aperto a fine Ottocento. Non era il classico caffè letterario nè tantomeno un Caffè Chantant. La sua attività era abbastanza simile a quella che, ancora oggi, svolgono gli Chalet della Villa."[...] (link: https://puntadellest.wordpress.com/…/famiglia-vacca-e-i-ca…/)
  13. Salve, nel catalogo online di un'asta ho visto questa frazione di follaro individuata come di Salerno x Guglielmo I. Ho pensato alle Bellizia 187-188-189, ma quelle hanno al verso leggende e non croci ad ancora. Si tratta di una moneta sfuggita all'attenzione del Bellizia o, forse, la zecca non è Salerno? Grazie infinite a chi vorrà illuminarmi.
  14. Ho trovato questa immagine online per la quale gradirei consulenze da più esperti di me. Al dritto, mi pare un "amabilis" di Roberto il Guiscardo ribattuto sul nimbo crociato dal figlio Ruggiero (ROCE RIus dux) con il suo Bellizia 80, di cui al rovescio si vede il san Matteo capovolto accostato dalla caratteristica M sormontata da barretta. Ma sempre al rovescio, la croce sui gradini non mi pare possa essere quella dell'amabilis poiché mi pare sia sovrapposta alla testa del san Matteo invece di esserne sotto; inoltre la croce dell'amabilis non è accostata dalle leggende che qui si vedono. Si tratta, forse, di una doppia ribattitura? Ossia Ruggiero ha ribattuto un amabilis che poi è stato ribattuto ancora con quella croce e quelle leggende? E se così fosse, la croce potrebbe essere di Lotario di Supplimburgo che batté alcune monete a Salerno fra il 1137 e il 1139? Grazie.
  15. Cari amici, Vi posto questa moneta di Ferdinando I per l'Aquila. Sia al Dritto che al Rovescio le V sono sostituita dalle A rovesciate. Dritto: FERDINANDVS Rovescio: EQVITAS Allego le immagini. La prima sia del dritto che del rovescio è l'originale; le altre sono state "trattate" per evidenziare i particolari. Attendo le vostre impressioni e commenti. Grazie. Amedeo
  16. Campania

    Salve Volevo chiedervi che valore poteva avere queste medaglia dei granatieri grazie a tutti
  17. save innanzi tutto colgo l'occasione di augurare a tutti un felice natale e anche in questo giorno volevo approfittare del vostro aiuto mi sono imbattuto in questi recipienti volevo chiedervi cosa sono? che punzoni sono? il materiale non e calamitabilegrazie a tutti per il vostro aiuto allego foto
  18. Buongiorno a tutti. Prelievo bancomat... tra le altre, ho trovato questa banconota da 50 € Duisenberg con questo strano simbolo posto in alto a dx. Che cosa è? Grazie e cordialità
  19. Buongiorno, Vi propongo questi 2 Tornesi di Ferdinando II del 1857 con il numero 7 ribattuto su di un altro. Non mi sembra che il numero sottostante sia un 6, come presumibilmente dovrebbe essere. Oppure mi sbaglio ed è solo una "sbavatura" di conio? Cosa ne pensate? Amedeo
  20. Buongiorno, Vi posto questa moneta che, a mio parere, presenta delle varianti: DRITTO: SICILIAR ha la G capovolta al posto della C ROVESCIO: Nella corona un simbolo o una lettera e il numero 1 di 120grana è deformato o ribattuto su di un altro numero. Attendo un vostro parere. Grazie. AMEDEO
  21. Buonasera. Vi propongo questo cavallo di Ferdinando I, zecca di Aquila. La particolarità consiste nelle tre stellette dopo la scritta FERDINANDVS e prima di REX. Sicuramente è una delle innumerevoli varianti della moneta descritta in “MONETE ITALIANE REGIONALI” – ITALIA MERIDIONALE CONTINENTALE – ZECCHE MINORI – Pag. 27 N°88. Cosa ne pensate? Un saluto. Amedeo
  22. Buona sera a tutti,volevo avere qualche parere su questo 9 cavalli di Carlo di Borbone. Vi ringrazio dell'interessamento in anticipo.
  23. Buongiorno, L'anno scorso fu pubblicato sul Bollettino del Circolo Numismatico Partenopeo un mi0 articolo su una moneta di Roberto II, Principe di Capua (1127-1156). Avevo dimenticapo di postarlo sul nostro furum e di questo mi scuso. Rimedio ora, sperando che possa interessarvi. Amedeo Figliolia ARTICOLO_SU_ROBERTO_II_PRINCIPE_DI_CAPUA.pdf
  24. Campania

    Condivido con voi lo stemma di Ferdinando I di Borbone re del regno delle Due Sicilie (1816-1825) tratto da Dell'insigne Real Ordine di S. Ferdinando e del Merito, Napoli, Angelo Trani, 1817
  25. Salve a tutti. Quest'oggi volevo parlare di una moneta piuttosto particolare e anche abbastanza rara. Eccone la descrizione che ho ricavato anche grazie ai testi che indico in bibliografia: D/ LAN//PRI a tutto campo, su due righe, sormontate da trattini di abbreviazione. Contorno perlinato. R/ PAL//PRI a tutto campo, su due righe, sormontate da trattini di abbreviazione. Contorno perlinato. Riferimenti bibliografici essenziali: CNI XVIII, p. 241, n° 1; Spinelli, p. 140, n° x – xiii con figure a p. 3, n° 5 – 7; MEC 14, p. 592, n° 8 (tav. 1); Sambon, Recueil, p. 67, n° 152; Sambon, Repertorio, pp. 76 – 77, n° 483 (tav. VII); D’Andrea – Contreras, vol. II, p. 50, n° 5. (Esemplare proveniente da collezione privata. Fotografie a cura di chi scrive). Con un peso di 0,5 g. ed un diametro di 13 mm., stando a quanto ho appena riportato, dovrebbe trattarsi di un mezzo denaro coniato a Capua per il Principe longobardo Landolfo II in unione con suo figlio Pandolfo I detto Capodiferro. La data di emissione dovrebbe coincidere con il 943-958. Landolfo II fu Principe sia di Benevento che di Capua, poiché i due dominii erano stati uniti sotto una sola corona da suo nonno, Atenolfo I il Grande (887-910), Principe di Capua e conquistatore di Benevento. La tradizione dinastica capuana voleva che il figlio designato erede fosse affiancato nel governo dello Stato dal padre regnante già in giovane età. Potevano essere associati al trono anche più figli maschi, come vedremo tra poco. Da Atenolfo I si era stabilito che i due Principati di Capua e Benevento, una volta uniti, non si potessero più separare: naturalmente, la dinastia capuana badava bene a tenere uniti i suoi territori, soprattutto quelli di recente conquista, poiché potevano dimostrare ancora velleitarie spinte indipendentiste - in particolare se pensiamo a Benevento che, fino a poco tempo prima, era il più potente Stato longobardo dell'Italia Meridionale. Landolfo II fu così associato al trono da suo padre, Landolfo I (910-943), nel 933, anno in cui fu elevato allo stesso rango anche il fratello maggiore Atenolfo III. Alla morte del padre, il 10 aprile 943, Landolfo II assunse il potere assoluto sia su Capua che su Benevento: egli infatti spodestò dal trono della prima città il cugino omonimo, figlio di suo zio Atenolfo II, e dalla seconda suo fratello maggiore Atenolfo III. I due Principi si rifugiarono a Salerno da Guaimario II (901-946) che gli diede ospitalità e protezione. Il suo primo atto, in quello stesso anno 943, fu quello di associare al trono suo figlio Pandolfo I. Fu forse per commemorare questo avvenimento che a Capua (tra poco mi soffermerò anche sulla zecca emittente) si batté questo mezzo denaro in argento recante su ogni lato il nome ed il titolo principesco dei due regnanti longobardi. La politica di Landolfo II fu in linea con quella dei suoi predecessori: mentre da un lato promosse un avvicinamento diplomatico verso il Principato di Salerno, su cui iniziò a nutrire delle mire espansionistiche, prese le distanze da Costantinopoli, favorendo azioni di disturbo nelle province bizantine d'Italia. Nel 946, alla morte di Guaimario II, con l'ascesa di Gisulfo I (946-977), giovane ed inesperto, Landolfo II volle avviare l'invasione del salernitano per la sua annessione al Principato. Per questo motivo intrattenne rapporti amichevoli con il Duca di Napoli Giovanni III (928-968), il quale fornì un appoggio concreto per incentivare la spedizione di Landolfo. Il suo piano però fallì miseramente: l'esercito capuano, unito ai contingenti napoletani, fu sconfitto presso l'odierna Cava dei Tirreni dagli Amalfitani di Mastalo II (953-958), alleato dei Salernitani. Dopo la cocente sconfitta, Landolfo II ruppe l'alleanza con Giovanni III per passare con gli Amalfitani ed i Salernitani e mosse guerra al suo vecchio alleato napoletano: l'azione, però, si concluse con un nulla di fatto anche questa volta, dato che l'unico avvenimento eclatante della guerra fu l'assedio e la distruzione di Nola. A partire dal 955, la politica anti-bizantina del Nostro si fece ancora più aggressiva, ma i Greci si dimostrarono più preparati del previsto e Landolfo fu costretto ad ammetterne la superiorità. Alla fine del suo regno, Landolfo II, che intanto, nel 959 aveva affiancato a lui stesso ed al primogenito Pandolfo l'altro figlio omonimo, aveva fallito tutti gli obiettivi politici e militari che si era imposto. Anche per l'associazione al trono del secondo figlio Landolfo fu coniato a Capua un mezzo denaro recante, sul modello di questo oggetto della nostra discussione, i nomi abbreviati dei tre personaggi (cfr. Sambon, Recueil, p. 67, n° 153, con figura nel testo). Morì con questa delusione nel maggio del 961. Gli successe suo figlio Pandolfo I Capodiferro, in assoluto il più illustre esponente della dinastia capuana che riuscì, dopo più di un secolo, a riunire in una sola compagine territoriale l'antica Langobardia Minor beneventana, prima che si dividesse in più Principati indipendenti. Il potere effettivo fu esercitato da Pandolfo, nonostante il fratello Landolfo III fosse ancora co-reggente. La morte prematura di quest'ultimo, nel 968, lasciò Pandolfo unico padrone dell'Italia Meridionale longobarda. Le prime attestazioni di questi mezzi denari le ho riscontrate nel libro del Principe di San Giorgio, Domenico Spinelli, pubblicato a Napoli nel 1844 per cura di Michele Tafuri dal titolo Monete cufiche battute da Principi longobardi, normanni e svevi nel Regno delle Due Sicilie (cfr. tra i suddetti riferimenti bibliografici). In questo contesto vengono segnalati ben tre esemplari appartenenti alla ricchissima Collezione del Principe, illustrati mediante disegno nel trafiletto a pag. 3 del suo volume (fig. 1). Purtroppo, le monete furono male interpretate all'epoca e bisogna attendere gli studi dei più celebri Giulio ed Arturo Sambon agli inizi del secolo scorso per avere una panoramica più chiara intorno a queste particolari monete. Mentre per Giulio Sambon l'attribuzione a Capua è incerta (in quanto l'Autore era indeciso tra Capua e Benevento: cfr. quanto da lui detto in nota nel suo Repertorio sopra citato), per Arturo Sambon, nel Recueil, queste monetine vennero attribuite con certezza a Capua e datate alla metà del secolo X. L'esistenza di un atelier monetario a Capua in epoca longobarda è ben attestato - dice Sambon - grazie alla cronaca lasciataci dal rabbino Achimaaz: costui, narrando la storia della sua famiglia dall'850 al 1054 circa, racconta che un certo Samuele figlio di Chananel una volta sposatosi si trasferì nel 940 da Benevento, dove aveva vissuto fino ad allora, a Capua in qualità di "maitre de la Monnaie". Come datazione, tra l'altro, coincide pure con quella assegnata per questo mezzo denaro (943-958). Samuele, infatti, sembra abbia esercitato il suo incarico nella zecca capuana anche sotto Pandolfo I, successore di Landolfo II. L'attività monetaria di Capua in questo periodo, che non fu molto prolifica come dimostrato anche dalla rarità di questi pezzi, sarebbe servita, sempre secondo la ricostruzione del Sambon, ad alimentare con nuovo numerario il commercio affievolito del Principato di Benevento, ormai in decadenza rispetto agli antichi fasti. Un esemplare di questo mezzo denaro per Landolfo II e Pandolfo I era segnalato anche nella prima Collezione Sambon esitata a Milano nel 1897: nel catalogo di detta vendita se ne ritrova la descrizione a pag. 22, n° 267. Il celeberrimo studioso francese non trascura di osservare che, in molti casi, le lettere componenti le legende di questi nominali sono mal coniate e difficilmente si leggono nella loro interezza. Comunissime, infatti, sono le schiacciature di conio e i difetti di coniazione, come si osserva anche dai disegni pubblicati dallo Spinelli (fig. 1). Inoltre, la dicitura di mezzo denaro, di cui oggi qualcuno dubita, è dovuta essenzialmente al peso ridotto di questi pezzi. Fig. 1: Trafiletto illustrato con i mezzi denari capuani tratto dall'opera numismatica dello Spinelli. Mi scuso per la qualità delle foto, ma ho dovuto apportarvi qualche modifica per adattarle all'interno del presente post. Continua...

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