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Trovato 58 risultati

  1. Lazio

    Roma antica , un pozzo di San Patrizio senza fine ; e' incredibile come Roma sia veramente un prezioso scrigno che ad ogni "buca" fatta per i piu' svariati motivi , in questo caso ad opera della comunale ACEA , porti alla luce frammenti della sua storia quasi tri millenaria . E' appena di ieri la notizia che nei pressi dello Stadio Olimpico , a pochi metri di profondita' , sono stati trovati sarcofagi romani di eta' imperiale . Sotto alcuni link del ritrovamento : http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/08/23/foto/archeologia_i_sarcofagi_romani_trovati_vicino_allo_stadio_olimpico_di_roma-173686356/1/ http://www.arte.it/notizie/roma/due-sarcofagi-allo-stadio-olimpico-13345 http://www.romatoday.it/eventi/cultura/ritrovamento-sarcofagi-romani-stadio-olimpico.html http://www.oggipalermo.it/2017/08/23/roma-nuove-sorprese-uno-scavo-allo-stadio-olimpico-trovati-due-sarcofagi-appartenevano-due-ricchi-fanciulli/
  2. Lazio

    La ricerca archeologica ufficiale , in questo caso belga ma operante in territorio nazionale , nel Lazio , restitui' , esattamente 50 anni fa' , un secondo esemplare di Biga etrusca dopo quella famosissima di Monteleone di Spoleto trovata nel 1901 e ampliamente trattata in questa Sezione circa un anno e mezzo fa' . La Biga e' oggi conservata insieme ad altri importanti reperti etruschi nel Museo Nazionale di Viterbo . Questo eccezionale reperto archeologico venne trovato in una tomba etrusca nell' antichissima citta' di Castro che sorgeva al confine tra il Lazio e la Toscana vicino Farnese in provincia di Viterbo ; la città sorgeva sopra un costone tufaceo abitato sin dall'epoca preistorica . In epoca etrusca fu poi sede di una non meglio identificata città , forse Statonia , come sembra testimoniato dalle necropoli e altri importanti resti archeologici scoperti ai piedi della collina tufacea . Castro venne distrutta ed abbandonata nel 1649 ; da allora entro' a far parte del novero delle numerose citta' fantasma del Lazio , cioe' quelle antiche citta' che da secoli per motivi spesso ignoti furono abbandonate dai loro abitanti . Per maggiori informazioni sulla Biga , due link interessanti : http://www.etruschi.name/castro/tomba_biga_it.html http://www.tesoridetruria.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2097:la-biga-di-castro-regina-del-museo-insieme-ai-suoi-cavalli&Itemid=57 In foto la poco conosciuta Biga di Castro e un disegno del 1663 della citta' di Castro .
  3. Buonasera a tutti Chi mi aiuta a classificare questo denaro?
  4. Lazio

    Salve a tutti. Chiedo il vostro aiuto per l'identificazione di questo bottone. Ho fatto alcune ricerche ma non sono riuscito a trovare nulla. Grazie a tutti!
  5. Durante i lavori della nuova metropolitana sono stati rinvenuti dei reperti eccezionali presso Via dell'Amba Aradam. in particolare si tratta di alcuni locali distrutti a causa di un incendio e quindi abbandonati. L'incendio dovrebbe essere datato al medio impero e a permesso la preservazione di alcuni importanti ritrovamenti quali per esempio travi lignee di un soffitto, mosaici e lo scheletro in cane accovacciato su un uscio. http://www.ansa.it/lazio/notizie/2017/06/26/una-mini-pompei-emerge-dagli-scavi-della-metro-a-roma-ce-anche-un-cane_4e790276-a0ce-4552-bc14-ee206ed9aa16.html Speriamo che qualche rinvenimento monetale possa datare con precisione l'incendio, mi colpisce che non si sia proceduto al ripristino dell'area in seguito al disastro ma piuttosto si sia preferito abbandonarla, in fondo l'area era piuttosto centrale.
  6. Buona sera a tutti! Avrei bisogno del vostro aiuto per identificare le due monete in allegato. Cercando in rete ho visto qualcosa di simile, denari papali secolo XII - XIII circa? Grazie per il vostro aiuto!
  7. Lazio

    Denaro provisino in rame o di mistura di grammi 0.45 per 13 millimetri di diametro. Le foto che mi hanno inviato non aiutano molto. Sopra il pettinino sembra ci sia una "A" o forse una "P"? A sx della lettera c'è un cerchietto (rosone?), a dx una stellina. Le uniche lettere che riesco a leggere, sono dal lato della croce. In corrispondenza dell'unica stellina presente in uno dei quarti, si legge bene "TIUS". Grazie a tutti a nome del mio amico Ciccio.
  8. Carissimi, volevo condividere con voi la mia recente visita la museo Nazionale delle Terme di Diocleziano, dove sono stato particolarmente attratto da diversi pezzi raffiguranti il dio Mitra che voglio qui presentarvi. Il culto mitraico Mitra è una divinità iranica: il suo nome significa “contratto, amicizia” e, nel contesto di origine, il dio era venerato come garante solare della stabilità sociale e del potere regale. Nel mondo romano il mitraismo compare nella seconda metà del I secolo d.C. Il culto assume caratteristiche differenti, divenendo riservato a iniziati di sesso maschile, prevalentemente militari. Secondo la mitologia mitraica, il dio nasce da una pietra, armato di un coltello e di una torcia, con il tipico berretto frigio. Dopo uno scontro vittorioso con il Sole, Mitra ottiene la corona radiata. L’episodio centra del mito è la tauroctonia, l’uccisione del toro, raffigurata in tutti i suoi luoghi di culto. Mitra afferra l’animale dalle narici e affonda il coltello nel suo fianco alla presenza di un corvo e di un cane che ne lambisce le ferite, accanto a un serpente; uno scorpione attanaglia i genitali del toro dalla cui coda spuntano spighe di grano. Secondo alcuni storici, il culto di Mitra potrebbe simboleggiare la forza del Sole all'uscita dell'equinozio di primavera dalla costellazione del Toro verso la costellazione dell'Ariete, avvenuta nel XIX secolo a.C. La morte del toro genera la vita e la fecondità dell'universo, il quale essendo pure il segno di Venere, mostra come l'astro con la sua energia, rigenera la natura. In effetti, in molte rappresentazioni della tauroctonia, la scena comprende anche i simboli del Sole, della Luna, dei sette pianeti, delle costellazioni zodiacali, dei venti e delle stagioni. Il culto si svolgeva nei mitrei, ambienti solitamente sotterranei a pianta rettangolare absidata, con lunghe panche ai lati dove gli iniziati sedevano durante il banchetto rituale a base di pane e vino. Nell’abside era l’altare del dio, con la scena della tauroctonia. Il culto misterico prevedeva sette gradi di iniziazione: Corax, il Corvo, Cryphius o Nymphius, l’Occulto o lo Sposo, Miles, il Soldato, Leo, il Leone, Perses, il Persiano, Heliodromus, il Messaggero solare, e il più alto, Pater, il Padre. Santo Stefano Rotondo. Il mitreo si trova sotto il pavimento della chiesa di S. Stefano Rotondo, ed è stato rinvenuto durante recenti scavi e l’’edificio era probabilmente collegato con la vicina caserma degli eserciti provinciali (Castra Peregrina). Il mitreo, databile al II secolo d.C., è costituito da un ambiente rettangolare con due banconi ai lati e un’edicola sul fondo. Probabilmente all’inizio del III secolo d.C. l’edificio fu ingrandito e fu realizzata un’edicola più ampia. Le pareti sono decorate da affreschi; tra questi spicca quello con la personificazione della Luna, appartenente alla prima fase dell’edificio. Rinvenuto nella chiesa è il grande rilievo marmoreo databile intorno alla fine del III secolo d.C. rappresenta una scena di tauroctonia sotto la volta celeste ed era originariamente nel Castra Peregrina. Il rilievo che presenta ancora tracce di colore originale e di doratura, doveva sostituire un rilievo precedente in stucco.
  9. Lazio

    Ho trovato sulle rive di un fiume che separa campania e lazio questa medaglia di un santo .So solamente che e sant anastasio Vorrei sapere se possibile anche il valore
  10. Buonasera a tutti così ho sostenuto in un mio breve contributo dedicato ai denari provisini coniati a Roma da Carlo I d’Angiò senatore (gruppi 3-4) <<Riteniamo che la serie in oggetto necessiti di un serio approfondimento. Relativamente a comunicazioni private, al posto dei tradizionali caratteri REX SEN nel dritto in questi esemplari vi sarebbe invece impresso RES S E. Purtroppo, nei rari pezzi che abbiamo esaminato, causa la cattiva conservazione delle monete, non è stato possibile verificare la veridicità delle indicazioni che riteniamo comunque ragionevolmente affidabili. Se così fosse, si proporrebbe un nuovo e intrigante problema d’interpretazione epigrafica per i provisini di Carlo ma anche per la monetazione senatoriale intera.>> www.academia.edu/19596666/Carlo_I_dAngiò._Un_denaro_provisino_regale_fra_la_monetazione_senatoriale_rom La buona notizia (almeno così dovrebbe essere per i cultori della monetazione senatoriale) è che finalmente sono riuscito a visionare direttamente un esemplare (0,60 g) con la particolarità epigrafica descritta RES . [S . E +] invece della canonica REX SEN. +. Un colpo di fortuna (!) perché sono le uniche lettere che si leggono nella legenda del dritto della moneta esaminata. Dopo le lettere RE si può “facilmente” riconoscere la parte inferiore di una S. A mio avviso, una prova certa dell’esistenza della tipologia argomentata nell’articolo. Ora non rimane altro che decrittare il significato delle abbreviazioni epigrafiche (si salvi chi può….). Abbiate pietà per la pessima qualità delle immagini: sono un dinosauro cari saluti
  11. Segnalo agli amici medievalisti che è disponibile su academia.edu al link https://www.academia.edu/32217621/La_cosiddetta_cinquina_emessa_dal_Senato_Romano_e_i_suoi_divisionali._In_Panorama_Numismatico_n._326_marzo_2017 l'ultimo articolo (pubblicato su PN del mese scorso) scritto a quattro mani dal sottoscritto e dal fantastico @adolfos. E' un onore per me scrivere con Adolfo, che mi ha insegnato tutto quello che so sulle monete senatoriali anche a livello di metodologia di ricerca. Avere l'opportunità di collaborare con lui è per me una grandissima soddisfazione e non posso che ringraziarlo pubblicamente per il suo costante supporto, per il tempo che mi dedica e per la fiducia nei miei confronti. L'articolo punta ad inquadrare cronologicamente le varie emissioni di cinquine senatoriali ed a collegare ogni emissione al relativo divisionale in base ad evidenze di carattere prettamente stilistico (è stata prestata particolare attenzione alla presenza di simboli nei quarti della croce e nelle epigrafie). Sperando che troviate interessante il nostro contributo (e che magari vi sia di stimolo per ulteriori indagini!), un caro saluto, Antonio
  12. Lazio

    buon giorno a tutti!Amici mi parli di questa medaglia,si prega di dare qualche informazione su questo. Medaglia dorata sul davanti.
  13. Durante una pesca a strascico un peschereccio ha riportato alla luce tre anfore romane. Il ritrovamento è stato effettuato in acque e non è comunque una novità per il territorio di Ostia/Fiumicino. http://www.romatoday.it/cronaca/anfore-romane-mare-ostia.html
  14. Lazio

    Ciao, sono nuovo e vorrei cominciare a collezionare le monete. Da dove potrei cominciare e come si riconosce una sede vacante?
  15. Buona sera a tutti, mi sono imbattuto nella seguente moneta, secondo me è questa moneta: http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-SENRM2/1 in questa variante W-SENRM2/1-4 cioè con mezza luna a sinistra della S e stella a destra (l'immagine carica nel catalogo è la mia, appena caricata.) però bho, nelle note dice che probabilmente non esiste o hanno sbagliato a leggerla... cosa ne pensate? Grazie delle vostre opinioni.
  16. Cari Amici, sottopongo alla Vostra gentile attenzione questa banconota,vorrei la Vostra opinione su autenticità e conservazione.Grazie. Saluti,Max.
  17. A Marino in provincia di Roma è stata trovata una strada romana che intersecava l'antica Via Appia. Il sito è stato preservato e sarà accessibile anche grazie a McDonald's che ha finanziato (non so se in parte o completamente) la realizzazione di questa galleria museale. Ciò che mi ha incuriosito è a presenza di tre scheletri trovati nei canali di scolo. Tragico e fatale evento che li ha visti coinvolti? http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/arte/2017/02/21/sotto-mcdonalds-antica-strada-romana_8dde2d19-b2a4-4015-a59f- 5009f8515f23.html
  18. Lazio

    Salve, Avrei bisogno di aiuto per sapere se questa medaglia o gettone o altro sia autentica, su internet ho trovato poco a riguardo a parte in un asta di qualche anno fa che sembra sia lei ma come farei sapere che la mia non sia una copia moderna. Grazie
  19. Lazio

    Buongiorno, vorrei avere informazioni circa questa medaglietta comprata d'impulso al convegno di Modena. Esiste un testo che cataloga e studia queste medaglie? Mi piacerebbe iniziare a collezionarle Grazie Gian
  20. Anche grazie a vostre immagini postate nella discussione madre, vi segnalo un piccolo contributo riguardo ai falsi d'epoca del provisino. https://www.academia.edu/30895855/La_falsificazione_del_denaro_provisino_romano Saluti a tutti
  21. Apro questa discussione per sviluppare una tematica che stava prendendo per così dire troppo spazio in una discussione più generale Il romanino d'oro è una moneta di cui non sono oggi noti esemplari, abbiamo un disegno del Muratori (1739) che ci propone una moneta con il classico impianto iconografico del mezzo romanino anonimo: leone andante a destra/ Roma in trono con palma e globo. http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-SENRMS/1 Sappiamo che nella tariffa Pegolotti sono riportati romanini d'oro a carati 23 e 3/4, siamo nel 1340 ca. ed il ducato senatoriale al tipo veneziano vedrà la sua prima emissione durante il Giubileo del 1350. La moneta non viene riportata nei testi moderni. In questa sede potremmo indagare su opere e studi che parlano di questa moneta e cercare di capire quindi cosa fosse quella moneta aurea coniata a Roma circolante tra la fine del '200 (il nostro catalogo online riporta la notizia di un documento (?) di compravendita di una casa in cui appare il romanino d'oro, siamo nel 1273) e la prima metà del secolo successivo. Buona serata, Antonio @numa numa
  22. Mentre l'amico Adolfo è in vacanza ne approfitto per fare qualche ragionamento sul grosso emesso nel 1363 dal senatore unico forestiero Guelfo de' Pugliesi da Prato (quando il gatto non c'è... ). Per una contestualizzazione storico/numismatica dell'emissione vi consiglio https://www.academia.edu/21980736/Il_grosso_d_argento_di_Guelfo_de_Pugliesi_da_Prato_senatore_di_Roma_1363_._Una_moneta_emessa_da_un_governo_di_popolo Però adesso vorrei fare un passettino oltre, cioé capire perchè oltre a cambiare (in meglio) il peso e la qualità "tecnica" ci sia anche una vera e propria rivoluzione nell'iter di incisione dei conii. Dato che per capire di cosa stiamo parlando servono immagini decenti, vi rimando a consultare il sito del BAV (Biblioteca Apostolica Vaticana) nella sezione del Medagliere http://opac.vatlib.it/iguana/www.main.cls?sUrl=homeMED e a cercare "Guelfo dei Pugliesi" nell'apposito campo di ricerca. Il grosso su cui vi consiglio di "farvi l'occhio" è quello del secondo risultato, catalogazione Serafini v.4, p. 20, n. 534/197a. Concentriamoci sul rovescio. Balzano subito all'occhio il globo crucigero con croce potenziata, che ricorda davvero moltissimo quello dei gigliati/carlini/robertini napoletani (mentre nei romanini araldici subito precedenti la croce sul globo non era potenziata). Abbiamo poi i capelli di Roma resi "a ciocche" e non con i soliti puntini che rendono quasi impressionisti molti romanini con stemmi. Per non parlare dei braccioli leonini del trono - con i leoni rampanti dopo svariate emissioni dove i felini poggiavano entrambe le zampe anteriori a terra - e delle braccia decisamente ben realizzate di Roma. Passiamo al diritto, dove le differenze con le monete precedenti sono sempre presenti anche se meno evidenti. A parte la stella sotto il leone, già citata nell'articolo di Adolfo, possiamo facilmente individuare come "nuovo" il muso del leone. Sempre rivolto verso l'osservatore, grande e quasi in verticale (come nelle ultime emissioni con armi baronali) però la resa è completamente differente! Il muso è ben separato dalle ciocche di pelo della criniera; la zona bocca-baffi perde la dimensione quasi caricaturale delle emissioni precedenti. Da un punto di vista "tecnico" possiamo notare come le braccia di Roma siano molto rifinite (punzone + bulino?) mentre nelle emissioni precedenti il braccio era un semplice punzone di forma vagamente rettangolare impresso nella giusta posizione. La croce sopra al globo è bulinata, non riesco a concepire l'uso di un punzone per una raffigurazione così filiforme, mentre nei romanini delle emissioni precedenti è chiaramente punzonata sulla sommità del globo. Ho citato giusto le differenze più evidenti, ma ne troverete altre se guardate con attenzione e fate il confronto con qualche romanino "baronale". Semmai poi posterò qualche immagine dove si evidenziano i alcuni particolari e la loro probabile tecnica di realizzazione, in modo che tutti possano avere materiale su cui ragionare... Si arriva quindi alla domanda che mi ha spinto ad iniziare questa (spero non noiosa) discussione: il nuovo regime del comune romano, oltre che rivedere la compagine politico/amministrativa, cambiò le maestranze della zecca? Ed in caso di risposta affermativa, perché? Un caro saluto, Antonio
  23. Lazio

    Buonasera sono in possesso di questa medaglia.Potreste aiutarmi a capire di cosa si tratta? Ho girato su internet ma come questa non ce né. Potreste aiutarmi
  24. Carissimi trascorrerò le Festività all'estero e non avrò modo di collegarmi con il forum per qualche tempo. Approfitto per fare gli Auguri a tutti i medievisti della sezione e ai lamonetiani in generale. Sperando di fare cosa gradita invio l'immagine di un denaro paparino (zecca di Viterbo) molto particolare (forse unico) andato in vendita su Hatria Numismatica tempo fa. Cari saluti a tutti
  25. Scrivo per la prima volta in questa sezione del forum per presentare una medaglia che mi piacerebbe moltissimo trovare, ma che per ora ho visto dal vivo una sola volta. Si tratta di una medaglia realizzata nel 1987 dall'artista Luciano Zanelli e coniata presso l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, per celebrare l'VIII centenario dell'assedio di Alatri da parte del re Enrico VI, figlio dell'imperatore Federico I Barbarossa. In realtà l'anniversario cadeva nel 1986, visto che l'episodio storico si colloca nel 1186; tuttavia, per una serie di ritardi nell'appalto e nella preparazione della medaglia, la presentazione ufficiale da parte dell'Autore avviene soltanto il 22 aprile del 1987, presso il civico museo di Palazzo Gottifredo. Prima di mostravi la medaglia, vorrei circostanziare l'episodio (in realtà sono più episodi collegati) da cui prende spunto la rappresentazione realizzata dal maestro Luciano Zanelli. Quanto segue è tratto in larga misura dall'articolo "1987 - 2000 L'epoca delle MEDAGLIE d'ARTE" presente sul sito http://www.aletriumcollection.it/, a sua volta inspirato al racconto dei fatti riportato dall'artista Luciano Zanelli nel suo libro “Felcia Anticoli Fiuggi”. Ci troviamo nel pieno delle lotte tra papato e impero per l'affermazione, da parte del potere temporale, della superiorità dell'autorità imperiale nei riguardi della Chiesa e del Papato. Nel 1186 il futuro re Enrico VI di Hoenstaufen, diretto in Sicilia, penetra nel Lazio ed impone a tutte le città di passaggio il versamento del “fodro”, una tassa dovuta dai sudditi per il sostentamento delle truppe imperiali. Diversi comuni, tra cui Anagni, Anticoli (l'attuale Fiuggi), Frosinone, Guarcino, Palestrina, Veroli, si piegano alla richiesta di Enrico VI. Altri, invece, si oppongono e iniziano una lunga e caparbia resistenza. Fumone, ad esempio (meraviglioso paese situato a pochi chilometri da Alatri) chiude in faccia le porte ai messi imperiali. Enrico VI invano tenta di prenderla d'assalto, giudicando dispendiosa l'azione (il paese si trova arroccato a circa 800 metri slm), e si dirige invece verso Ferentino, che si era unita a Fumone. Dopo martellanti azioni gli imperiali superano le mura e mettono a sacco la cittadina. Presa Ferentino, l'ira del germanico si rivolge contro Alatri, nella quale nel frattempo si erano asserragliati anche armati delle stesse città che avevano pagato il “fodro”. Ma le mura pelasgiche, la Civita e gli animosi difensori sono un ostacolo insormontabile; l'Hoenstaufen aveva posto il suo quartier generale sul Colle di San Pietro mentre la cavalleria chiudeva la valle di Carano e le fanterie circondavano le mura con macchine da guerra. L'assedio si protrae senza esito per giorni e, piano piano, gli assedianti incominciano ad avere la sensazione di trovarsi a loro volta circondati, dal momento che gli Alatrensi avevano chiesto rinforzi ai vicini alleati. Guarcino, Vico e Collepardo si erano uniti in lega ed altri uomini si erano messi in moto da Anticoli, Porciano, Anagni e da altri paesi limitrofi. Resosi conto dell'imminente pericolo, gli imperiali tolgono l'assedio e si dirigono verso Guarcino, con l'intento di eliminare la più pericolosa spina nel fianco. Sull'abbandono dell'assedio da parte degli imperiali, gli Alatrensi hanno creato diverse leggende, che riporto sinteticamente di seguito, visto che alcune di esse furono riprese nella realizzazione della medaglia: - un prodigioso intervento di San Sisto, il Santo Patrono della città, settimo Papa della Chiesa di Roma; - la straordinaria azione di una vergine paesana che, dagli spalti delle mura, incitava i concittadini alla pugna; - l'ingegnosa trovata secondo cui, durante una pausa dell'assedio, gli abitanti fecero sfilare dalle 4 porte della città l'esercito per più volte, facendo cambiare ogni volta abiti e insegne alle truppe, in modo da ingannare gli assedianti circa il reale numero dei difensori; - la messa in scena di un gruppo di contradaioli, che si mise a giocare alla “ruzzica” in uno spazio tra le mura e l'accampamento in cui si trovavano gli assedianti, con delle grandi forme di cacio che vennero poi offerte allo stesso Enrico VI, per dimostrare la ricchezza di vettovaglie di Alatri. Dicevamo dell'abbandono dell'assedio da parte degli uomini di Enrico VI. Le asperità del terreno (balze, gole, boschi, strettoie, il fiume Cosa) non consentono all'esercito tedesco di procedere compatto. Enrico VI vede tornare a brandelli le sue avanguardie, che cadono in imboscate e sono incalzate dai locali, che sfruttano tatticamente la superiore conoscenza del territorio. Finalmente l'esercito imperiale sbocca nella valle del Cosa sulla piana che si estende tra le città di Guarcino e Vico. Alle proprie spalle ha lasciato le indomite Alatri e Fumone, imbaldanzite dal successo. Verso nord la ritirata sarebbe un suicidio, non consentendo il terreno un buon campo di manovra per la cavalleria teutonica, nerbo dell'esercito. Enrico VI si trincea perciò nella valletta sotto Guarcino, con la preoccupazione di come defilarsi da questa critica situazione. In questo contesto si colloca l'episodio della "Disfida del Malpensa". Le cronache del tempo, pur non risolvendo l'enigma di quali furono i presupposti dell'idea della disfida fra due campioni degli eserciti contrapposti (c'è da supporre che la proposta sia nata dai germanici che cercavano un espediente a buon mercato per sganciarsi dalla trappola che poteva scattare) narrano che un “teutonicus” ed un latino, tale Malpensa Guttifredi scesero a singolar tenzone davanti al re Enrico VI con l'esercito posto a cerchio e il popolo di Guarcino sugli spalti. Se avesse vinto il germanico, Enrico VI avrebbe avuto la concessione di proseguire sul sentiero che portava verso Napoli. In caso contrario, avrebbe ritirato l’esercito a nord di Roma. Come potete immaginare, il Malpensa ebbe la meglio e il suo successo sancisce la definitiva vittoria delle città laziali sui tedeschi. Ed ora la medaglia:

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