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  1. ARES III

    Il volto di Dio ?

    Israele, statue con la faccia di Dio: la teoria di un archeologo fa discutere Quelle piccole figure maschili rappresenterebbero, in realtà, la faccia di Dio. È la clamorosa teoria di Yosef Garfinkel, professore all'università Ebraica, raccontata in un articolo inserito nel numero di ottobre 2020 della rivista Biblical Archaeology Review. Le statuette risalgono al X-IX secolo a.C., sono associate ad altre raffiguranti dei cavalli ed erano state ritrovate nell'antico regno di Giuda. «Credo proprio che la gente anticamente ritenesse che quelle statuette rappresentassero Yahweh», ha rivelato al The Times of Israel nei giorni scorsi il professor Garfinkel. In molti, però, nell'ambiente sembrano non essere persuasi da una simile teoria. Non sarebbe un caso, a detta dei colleghi dell'accademico, che la notizia sia stata pubblicata su una rivista generalista e non su un testo accademico. «Parliamo di puro sensazionalismo, rivolto alla grande distribuzione, con l'unico scopo di generare denaro», hanno dichiarato senza mezzi termini i condirettori degli scavi di Tel Motza Shua Kisilevitz (Israel Antiquities Authority e Università di Tel Aviv) e Oded Lipschits (Università di Tel Aviv). Che poi hanno aggiunto «Sono stati ignorati autorevoli studi per dare una spiegazione migliore di quella vera». A dare manforte alle toerie di Garfinkel, però, ci sarebbero dei versetti biblici tratti dal libro di Abacuc, in cui si parlerebbe della presenza statuette raffiguranti divinità, ma della difficoltà di reperire le stesse, almeno fino agli scavi di Khirbet Qeiyafa, trenta chilometri a sud-ovest di Gerusalemme, condotti dal professore circa dieci anni fa. In questi, era stata rinvenuta una testa maschile risalente, dalle analisi effettuate, al decimo secolo avanti Cristo. E quindi la descrizione del professore: «La fronte piatta, le orecchie il naso e gli occhi sporgenti, che sembrebbero essere stati fatti in due fasi. Prima attaccati al viso, poi forati per creare l'iride. Le orecchie bucate sembrerebbero essere dovute alla presenza di orecchini, mentre in testa dei piccoli solchi lascerebbero pensare a un copricapo, magari una corona». La notizia, se conformata, sarebbe sconvolgente per due ordini di ragioni. Innanzitutto, a fronte delle tante statuette di donne rinvenute, quelle delle divinità maschili nell'antichità sono rarissime. Nelle credenze del Regno di Giuda, inoltre, erano assolutamente vietate. Questo non impedisce, tuttavia, che in concreto delle statuette siano state effettivamente create. Se secondo il professore, nell'iconografia tradizionale, Dio sarebbe rappresentato come un anziano simile a Zeus e seduto su un trono con uno scettro, quello della statuetta in questione sarebbe diverso, perché, appunto, andrebbe a cavallo. Spiegazione possibile, in quanto nel regno di Giuda e Israele ogni popolo aveva una divinità rappresentata in modo differente. Il dubbio è stato alimentato dalle successive scoperte, che nella stessa zona portarono al rinvenimento di altre statuette simili, oltre a quella un tempo custodita dall'ex ministro della difesa Moshe Dayan e ora al museo di Israele. Da lì il dubbio che potessero raffigurare un dio. A sostegno, anche i luoghi in cui furono trovate: non una casa, bensì il tempio di Motza. Alle teorie, secondo cui, invece si tratterebbe di sculture eccessivamente rudimentali per una divinità, Garfinkel ha risposto che si discute di una società contadina, differente dai regni di Egitto e Mesopotamia, dove esistevano già artisti affermati. Naturalmente folto il coro dei critici e, se diversi archeologi hanno preferito non commentare, i direttori degni scavi si sono espressi in termini piuttosto netti: «L'articolo è pieno di inesattezze e anche l'approccio metodologico è discutibile». Tra le critiche anche inesattezze temporali, in quanto le figure sarebbero antecedenti alla comparsa di Yahweh. Sebbene, poi, niente dica con certezza che non sono figure divine, altrettanto vero è che non si sono mai viste divinità cavalcare animali nell'iconografia tradizionale di quei luoghi e di quei popoli. Ci sarebbero, infine, le dimensioni del cavallo e della divinità, fra loro incompatibili. https://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/dio_statuette_figura_studio_israele-5380675.html
  2. Per gli amanti di Equitalia e delle tasse, ecco un articolo fatto apposta per voi, che vi dedico di cuore. Gerusalemme, scoperti i resti di un palazzo delle tasse del Regno di Giuda L'edificio, rinvenuto non lontano dalla nuova sede dell'ambasciata Usa, è eccezionale sia per dimensioni che per stile architettonico. Lo scavo ha portato inoltre alla luce 120 maniglie di anfore di 2.700 anni fa con i calchi di sigilli che attestano l'uso del sito come deposito e centro fiscale Straordinaria scoperta a Gerusalemme, dove un team di archeologi, diretto da Neri Sapir della Israel Antiquities Authority, ha rinvenuto i resti di un imponente palazzo pubblico del Regno di Giuda, utilizzato come magazzino e sede degli uffici per la riscossione delle tasse. Gli archeologi, spiega il sito Israele.net, ritengono che il complesso, che sorgeva tra Talpiot e Ramat Rachel, a 3 km dall'attuale Città Vecchia, sia stato un centro amministrativo durante i regni di Ezechia e Manasse (dall'VIII secolo alla metà del VII secolo a.C). Lo scavo ha inoltre riportato alla luce, nei sotterranei del complesso, 120 maniglie di anfore di 2.700 anni fa, con i calchi di sigilli che attestano l'uso del sito come deposito e centro fiscale. Le piccole lettere ebraiche sono ancora visibili sulla terracotta e sono accompagnate da simboli diversi, come un'aquila in volo o un disco solare. E' inoltre riportato il nome delle quattro città di Giuda: Hebron, Ziph, Socho e Memshat. Mentre le prime tre sono ben identificate, gli archeologi discutono sull'identità di Memshat. Un’ipotesi è che corrispondesse a Ramat Rachel, situata dall'altra parte della valle. Ci sono poi sigilli che portano il nome di alti funzionari del Regno di Giuda del periodo del Primo Tempio. Si tratta di una delle scoperte più significative fatte negli ultimi anni relative al periodo dei re di Gerusalemme. Come spiegano i direttori degli scavi: “Abbiamo la testimonianza che l'attività governativa gestiva e distribuiva scorte di cibo e amministrava il surplus agricolo accumulando derrate e beni". Le giare venivano usate per raccogliere in modo ordinato le tasse per prodotti agricoli come vino e olio d'oliva, ma potevano anche essere inviate dal re in diverse città per altri scopi, come finanziare campagne militari. L’archeologo Benyamin Storchan ha inoltre spiegato al "Jerusalem Post" che, fino ad oggi, in oltre un secolo di scavi, “sono stati trovati in Israele solo 1.000 oggetti analoghi, il che dà un'idea dell'importanza di questo sito”. http://www.artemagazine.it/attualita/item/11513-archeologia-gerusalemme-scoperti-i-resti-di-un-palazzo-delle-tasse-del-regno-di-giuda
  3. ARES III

    Sigilli di Gerusalemme

    Sigilli di 2.500 anni fa parlerebbero di ebrei che ricostruiscono Gerusalemme nel periodo persiano Un’impronta di sigillo e un separato sigillo-matrice di argilla grezza, rinvenuti nella Città di Davide appena fuori le antiche mura della città vecchia, potrebbero testimoniare uno snodo significativo della storia di Gerusalemme dopo la distruzione del Primo Tempio. La scoperta è avvenuta negli scavi archeologici condotti dall’Autorità israeliana per le antichità e dall’Università Tel-Aviv. La notizia è riportata dal Times of Israel e dal Jerusalem Post. “La scoperta dell’impronta del timbro e del sigillo nella Città di Davide indica che, nonostante la terribile situazione della città dopo la distruzione [babilonese], furono fatti degli sforzi per riportare alla normalità le autorità amministrative e i suoi residenti continuarono a utilizzare in parte le strutture prima distrutte”, hanno detto al Times of Israel Yuval Gadot dell’Università di Tel Aviv e Yiftah Shalev dell’Autorità per le antichità di Israele. Risalenti a circa 2.500 anni fa, al periodo persiano, i manufatti potrebbero così provare secondo gli archeologi che la città fu un centro amministrativo anche dopo la distruzione del 586 a.C. avvenuta per mano babilonese. Gli antichi sigilli indicano quindi che gli abitanti di Gerusalemme stavano in quei tempi ricostruendo la città, compreso il suo apparato burocratico. Si pensa infatti che gli ebrei abbiano compiuto un ‘ritorno a Sion’ dopo l’esodo che seguì alla distruzione del Primo Tempio, proprio come descritto nei libri biblici di Esdra e Neemia. “Il periodo persiano è un buco nero in archeologia – ha dichiarato Yiftah Shalev -. Ogni volta che troviamo qualcosa è come accendere una nuova candela che dà una nuova luce”. L’archeologo ha spiegato che l’impronta di sigillo misura 4,5 centimetri e sembra essere stata fatta con un sigillo ufficiale in stile babilonese. A causa delle sue dimensioni, fu probabilmente utilizzata per sigillare un grande contenitore. Raffigura l’immagine di una persona seduta su una grande sedia con una o due colonne davanti a sé, probabilmente un re, mentre le colonne simboleggiano gli dei Nabu e Marduk. Il sigillo di argilla fu invece realizzato con un frammento di ceramica riutilizzato di 8 cm di diametro, e la sua fattura sembrerebbe di tipo locale. Il prossimo passo è condurre un’analisi petrografica dei due manufatti rinvenuti, ha detto Yuval Gadot al Jerusalem Post, per poter accertare la loro fonte geologica, che aiuta a identificare la loro origine geografica. Obiettivo, comprendere se gli oggetti siano stati realizzati a Gerusalemme oppure altrove e successivamente portati in città. https://www.mosaico-cem.it/cultura-e-societa/arte/sigilli-di-2-500-anni-fa-parlerebbero-di-ebrei-che-ricostruiscono-gerusalemme-nel-periodo-persiano
  4. Gli archeologi potrebbero aver identificato la famosa vigna di Izreel descritta nella Bibbia (1 Re 21,1-16). Scoperta per la prima volta nel 2013 nel nord di Israele, la vigna è stata esplorata in diverse stagioni di scavi negli anni successivi. Presenta diverse strutture scavate nella roccia e una serie di elementi che la rendono compatibile con la narrazione biblica, stando a un articolo pubblicato nell’ultimo numero del Journal of Eastern Mediterranean Archaeology and Heritage Studies. “Sebbene allo stato attuale sia impossibile datare con certezza i resti dell’antico vigneto scoperto non lontano da Izreel, un insediamento continuativamente abitato per migliaia di anni – ha spiegato al Jerusalem Post l’autrice principale dello studio, Norma Franklin, dell’Istituto Zinman di archeologia presso l’Università di Haifa – tuttavia diversi fattori supportano l’idea che chiunque abbia narrato la storia riferita nelle Scritture, costui fosse a conoscenza dell’esistenza di questa vigna”. https://www.israele.net/9-giugno-2020-2
  5. ARES III

    Bambino scopre tavoletta

    Bambino fortunato o molto attento? Tavoletta dell’età del bronzo trovata in Israele da bambino di sei anni Va in gita con i genitori e trova una tavoletta illustrata di 3.500 anni fa. Protagonista della vicenda è un bambino israeliano di sei anni, Imri Elya, residente nel Kibbutz Nirim, non lontano dalla Striscia di Gaza. Lo scorso marzo, come riporta il Jewish Press, il bambino è andato a visitare il sito archeologico di Tel Jemmeh, dove ha rinvenuto una tavoletta di argilla che i genitori hanno poi consegnato all’Autorità israeliana per le antichità. Secondo gli archeologi Saar Ganor, Itamar Weissbein e Oren Shmueli, il manufatto potrebbe risalire alla tarda età del bronzo, tra il XII e il XV secolo a.C. L’oggetto mostra un uomo potente e importante che porta con sé un prigioniero con le mani legate. L’immagine è stata impressa con un modello, e alcune impronte digitali dell’antico artigiano sono rimaste segnate sul retro della tavola. “L’artista che ha creato questa tavoletta sembra essere stato influenzato da rappresentazioni simili [che si trovano] nell’arte del Vicino Oriente antico – spiegano i tre archeologi dell’Autorità israeliana per le antichità -. Il modo in cui il prigioniero è legato è già stato visto in rilievi e reperti trovati in Egitto e nel Sinai settentrionale”. Poiché il sito archeologico di Tel Jemmeh è identificato con la città cananea di Yurza, la scena raffigurata sul manufatto potrebbe simboleggiare le lotte di potere tra la città di Yurza e una delle città vicine, probabilmente Gaza, Ashkelon o Lachish, ma anche la lotta di una popolazione nomade del Negev. I ricercatori ritengono infatti che la scena “sia presa dalle descrizioni di parate di vittoria” e che mostri “il potere di un sovrano sui suoi nemici; ciò apre una finestra utile a comprendere la lotta per il dominio nel sud del paese durante il periodo cananeo”. In quel tempo, la terra di Canaan era governata dall’Impero egiziano e divisa in stati cittadini governati da re locali. Al piccolo Imri Elya, artefice del prezioso ritrovamento, è stata consegnata una pergamena con le lodi dell’Autorità israeliana per le antichità. https://www.mosaico-cem.it/cultura-e-societa/personaggi-e-storie/tavoletta-delleta-del-bronzo-trovata-in-israele-da-bambino-di-sei-anni
  6. Israele, scoperta megalopoli di 5 mila anni fa: "È la New York dell'età del Bronzo, e riscriverà la storia" Trovata scavando a nord di Tel Aviv, l'antica En Esur sarebbe il più grande insediamento mai riportato alla luce del Paese e destinato a "cambiare per sempre ciò che sappiamo delle prime urbanizzazioni in tutta l'area" Una città antica 5 mila anni, della prima età del Bronzo, perfettamente urbanizzata. L'antica città di En Esur, è stata portata alla luce dagli archeologi israeliani durante gli scavi per un progetto autostradale vicino a Harish, città a 50 chilometri a nord di Tel Aviv. Secondo quanto è stato anticipato, si tratta di una "città cosmopolita e pianificata" che risale alla prima età del Bronzo (fine del quarto millennio a.C.). Copriva 65 ettari e ospitava circa seimila persone. I ricercatori dicono di aver scoperto anche un insolito tempio rituale, con ossa carbonizzate di animali, offerte sacrificali, la riproduzione di un volto, frammenti di ceramica, strumenti di selce e vasi di pietra. È una scoperta che potrebbe cambiare tutto quello che sappiamo sul primo periodo in cui le popolazioni rurali iniziarono ad organizzarsi in contesti urbani. "È molto più grande di qualsiasi altro sito noto nella terra di Israele e fuori, in Giordania, Libano, Siria meridionale", ha dichiarato il co-direttore dello scavo dr. Yitzhak Paz. "Questa è una città enorme, una megalopoli della prima età del Bronzo, dove migliaia di abitanti si guadagnavano da vivere con l'agricoltura e commerciavano con regioni diverse, persino con culture e regni diversi della stessa area... Questa è la prima New York del Bronzo della nostra regione, una città cosmopolita e pianificata", hanno dichiarato i direttori degli scavi Itai Elad, Paz e la dottoressa Dina Shalem, si legge sul Times Of Israel. Gli scavi sono stati effettuati negli ultimi due anni e mezzo, finanziati da Netivei Israel - la National Transport Infrastructure Company Ltd. Hanno partecipato oltre 5 mila studenti delle scuole superiori e volontari della zona. Situata vicino a Wadi Ara, vicino a due sorgenti d'acqua, nel distretto di Haifa, nel nord di Israele, secondo Paz, la città sorgeva su un terreno fertile e adatto all'agricoltura e vicina a importanti rotte commerciali centrali. L'antico insediamento conteneva edifici e aree pubbliche e private, strade e vicoli ed era circondato da un muro di fortificazione. "Lo scavo in questo sito ha rivelato due insediamenti principali", ha spiegato Shalem. "Il primo ha circa 7mila anni. È un insediamento agricolo molto grande. Duemila anni dopo, un altro insediamento divenne una delle prime città conosciute in questa zona del mondo". https://www.repubblica.it/esteri/2019/10/06/news/israele_scoperta_citta_antica_5000_anni-237840912/
  7. CARATTERISTICHE PRINCIPALI Peso: Diametro: Metallo Presunto: Buongiorno! Ho bisogno di un aiuto nella datazione di questa moneta da 10 agorot israeliani Grazie!
  8. ARES III

    Notizia alquanto fumosa

    Scoperta in Israele: gli ebrei facevano uso di cannabis già 2700 anni fa durante le cerimonie rituali Un'équipe di ricercatori ha trovato residui su due altari del santuario di Tel Arad, uno dei siti archeologici più importanti del Paese, a sud del Mar Morto Gli ebrei facevano uso di cannabis durante le cerimonie rituali all'epoca del Primo Tempio di Gerusalemme, 2700 anni fa. È la curiosa scoperta di uno studio pubblicato venerdì sulla rivista dell'Istituto di archeologia dell'università di Tel Aviv da Eran Arie, curatore dell'area archeologica del Museo d'Israele e da Dvory Namdar, chimica e archeologa dell'Istituto Volcani, specializzato nella ricerca agricola e botanica. I ricercatori hanno esaminato dei residui trovati su due altari del santuario di Tel Arad, uno dei siti archeologici più importanti di Israele, a sud del Mar Morto, risalente intorno al 750 a.C. e rinvenuto negli anni '60 nel corso degli scavi condotti dall’archeologo Yohanan Aharoni. Usando la gascromatografia e la spettrometria di massa, i ricercatori hanno potuto identificare oggi ciò che non era riuscito ai loro predecessori nel 1963: i residui trovati sull'altare minore presentano tracce di Thc, cannabidiolo e cannabinolo, i principi attivi della cannabis. E insieme a essi anche residui di letame, che i ricercatori riconducono al combustibile che permetteva alla cannabis di bruciare alla temperatura necessaria per attivare i composti psicoattivi della sostanza. Questo a differenza dei residui rinvenuti sull'altare maggiore: franchincenso, un incenso pregiato proveniente dalla penisola arabica, e grasso, che porta la materia a raggiungere temperature più elevate necessarie affinché rilasci il suo aroma. "Per portare a uno 'stato di alterazione' con la cannabis è necessaria una temperatura non troppo alta, per non rischiare di bruciarla, e la differenza tra i combustibili utilizzati dimostra una certa competenza in materia", spiega Dvory Namdar in un'intervista al quotidiano Haaretz. Altro elemento significativo della ricerca è che, siccome entrambe le sostanze erano importate con costi molto elevati, e dal momento che il santuario di Tel Arad era costruito sul modello del grande Tempio di Gerusalemme – distrutto nel 586 a.C. con la conquista babilonese – gli archeologi ipotizzano che se il rituale era utilizzato in una zona periferica del Regno di Giudea, probabilmente era una pratica di culto istituzionalizzata dal governo centrale che ne sovvenzionava i costi e certificava la legittimità. L'utilizzo di sostanze allucinogene per ragioni di culto è attestato nelle culture umane dal Neolitico", dice Arie. "Ma questa è al momento la più antica evidenza dell’uso di cannabis nel Medio Oriente antico". Gli abitanti del Regno di Giudea nell’VIII secolo a.C. entrano ora a far parte di questo 'club'. https://www.repubblica.it/esteri/2020/06/03/news/scoperta_in_israele_gli_ebrei_facevano_uso_di_cannabis_2700_anni_fa-258320098/amp/
  9. Buongiorno potete darmi un parere su questa prutah di antonio felice e un parere sul valore ? grazie mille @@roth37 @@Claudio I

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