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  1. In Mesia , ad Abritto , presso Forum Terebonii (che ricorda stranamente il nome di Treboniano Gallo , n.p.) , odierna Razgrad , in Bulgaria , si consumo’ una tremenda sconfitta dell’ esercito romano ad opera dei Goti di Cniva , correva l’ anno 251 . Recenti indagine archeologiche ad opera degli Archeologi bulgari in questa localita’ hanno portato alla luce varie centinaia di monete dell’ epoca di Massimino il Trace , di Traiano Decio e della sua famiglia , oltre ad armi ed altri oggetti personali , quali anelli d’ oro probabilmente appartenuti agli ufficiali dell’ esercito romano e lingotti forse al seguito della cassa militare imperiale . Si ritiene che in questa localita’ sia avvenuta la battaglia di Abritto . L’ articolo completo specifico compare in Academia al punto 5 , dalla pagina 16 alla 19 compresa : "La battaglia di Abrittus : possibili risvolti sull’ aerarium romano ?" Mentre lo studio integrale sempre in Academia di 32 pagine , di cui fa parte il punto 5 , si intitola : GAIO QUINTO MESSIO TRAIANO DECIO (249-251) : UN IMPERATORE DELL’ ANARCHIA MILITARE ATTRAVERSO LA TESTIMONIANZA NUMISMATICA , di Luca Piemontese https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=12&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjjr5Cj8oPpAhUNJZoKHfANCqs4ChAWMAF6BAgDEAE&url=https%3A%2F%2Fwww.academia.edu%2F27146968%2FGAIO_QUINTO_MESSIO_TRAIANO_DECIO_249-251_UN_IMPERATORE_DELLANARCHIA_MILITARE_ATTRAVERSO_LA_TESTIMONIANZA_NUMISMATICA&usg=AOvVaw1gFO3kox5qrvLZSBA-h2r-
  2. La campagna militare di Lucio Vero contro i Parti di Cosroe segui circa 50 anni dopo quella condotta da Traiano ; i Parti eterni nemici di Roma da quando i Romani si affacciarono per la prima volta in Oriente , come lo furono i Germani in Europa . Lucio Vero fu militarmente impegnato in Oriente dal 161 al 166 , riversando contro i Parti nell’ arco dei cinque anni di guerra , complessivamente circa 200.000 soldati , suddivisi circa in meta’ tra Legionari ed Ausiliari . Dove prese Lucio Vero questa massa di soldati ? Certamente le sole Legioni orientali non potevano soddisfare la difficolta’ e l’ impegno della guerra , in Oriente erano dislocate e facilmente disponibili allo spostamento negli scenari di guerra in Persia le seguenti Legioni : in Cappadocia erano pronte allo spostamento le Legioni XII Fulminata e la XV Apollinaris , in Siria le Legioni III Gallica , la IV Scythica , la VI Ferrata e la Legio XVI Gallica , in Giudea la X Fretensis , in Arabia la III Cyrenaica ; naturalmente rimane probabile il fatto che Lucio Vero di alcune di queste Legioni orientali abbia preso per la spedizione partica solo delle vessillazioni per non lasciare indifesa la parte orientale terrestre dei paesi che si affacciavano o prossimi al mare mediterreneo , quindi il rimanente totale dell’ esercito partico e senza dubbio anche la parte piu’ valorosa e combattiva , venne prelevata dal confine renano danubiano ; infatti furono spostate in oriente le seguenti Legioni renane danubiane che si aggiunsero a quelle orientali , dal limes danubiano e renano partirono intere le Legioni : I Italica , I Minervia , II Adiutrix Pia Fidelis , II Traiana Fortis , V Macedonica , VII Claudia Pia Fidelis , XI Claudia Pia Fidelis e XXX Ulpia Victrix , a queste si aggiunsero vexillationes delle legioni I Adiutrix , III Augusta , IIII Flavia Felix , X Gemina , XIII Gemina , XIIII Gemina Martia Victrix e XXII Primigenia . L’ argomento principale del post riguarda lo spostamento di queste Legioni europee fino alla lontana destinazione militare in Oriente , quindi vediamo i luoghi jn cui queste Legioni stazionarono e da quali localita' partirono al tempo di Lucio Vero seguendo la possibile strada che percorsero a piedi per giungere ai confini con la Persia . Partendo come in ordine sopra descritto vediamo i luoghi di stazionamento delle Legioni europee partendo dalla I Italica , questa Legione era stanziata a Novae in Mesia , la I Minervia era stanziata a Bonna in Germania Inferiore , la II Adiutrix era stanziata aq Aquincum in Pannonia , la II Traiana Fortis non risulta che la tempo di Marco Aurelio fosse di stanza in Europa , se non al tempo di Caracalla , mentre e’ certo che in questo periodo fosse stanziata in Egitto , la V Macedonica era stanziata a Troesmis in Mesia , la VII Claudia era stanziata a Viminacium in Mesia , la XI Claudia era stanziata a Durostorum in Mesia Inferiore , la XXX Ulpia Victrix era stanziata a Vetera in Germania Inferiore , la I Adiutrix era stanziata a Brigetio in Pannonia , la III Augusta in questo periodo era stanziata in Africa , la IV Flavia era stanziata a Singidumum in Mesia , la X Gemina era stanziata a Vindobona in Pannonia , la XIII Gemina era stanziata ad Apulum in Dacia , la XIIII Gemina era stanziata a Carnuntum nell’ Illirico , la XXII Primigenia era stanziata a Mogontiacum in Germania Superiore . Come si nota dall’ elenco , le due Legioni che erano stanziate in Germania Inferiore , la I Minervia e la XXX Ulpia erano quelle maggiormente distanti dal fronte orientale a cui erano state destinate per la guerra partica , queste due unita’ dovettero percorrere a piedi , almeno per i fanti , oltre 3.500 chilometri , percorso ricavato su strada moderna , per arrivare al probabile punto di raccolta di Antiochia , sede di collegamento militare di Lucio Vero , Citta’ in cui Lucio Vero trascorse gran parte del tempo della guerra ; anche le altre unita’ legionarie provenienti dal settore renano danubiano non e’ che se la passassero molto meglio come distanza da percorrere a piedi fino ad Antiochia , risultando essere di circa 2.000 chilometri od anche meno in alcuni casi , come nel caso delle Legioni della Mesia , comunque erano sempre grandi distanze ; molto probabilmente gli abitanti delle zone prossime al limes renano danubiano assistettero sbalorditi ad una grande massa di legionari che percorrevano in una lunghissima fila la altrettanto lunghissima strada militare che costeggiava il confine orientale europeo dell’ Impero . Tentiamo ora di marciare a tappe giornaliere insieme ad un Legionario della I Minervia o della XXX Ulpia , le due Legioni piu’ distanti da Antiochia , attraverso le Provincie renano danubiane fino ad Antiochia . Consideriamo anche che una Legione in marcia in territorio amico poteva percorrere al massimo in una giornata circa 25 chilometri , forse 30 , partendo quindi da Bonna (Bonn) per arrivare ad Antiochia occorrevano tra i 140 e i 117 giorni di marcia , cioe’ tra i 4 e i 5 mesi , meno per le altre Legioni piu’ vicine al fronte partico , la Legione piu’ vicina all’ imbarco era la XI Claudia stanziata a Durostorum in Mesia Inferiore . Forse questo fu lo spostamento di Legioni , per sola via terra , piu’ massiccio e lontano della storia militare romana , l’ unico punto obbligato di imbarco via mare avvenne nel brevissimo tratto di mare presso Bisanzio , al Corno d’ Oro , con imbarco delle Legioni avvenuto probabilmente a Bisanzio e con sbarco in Anatolia , da qui arrivo finale ad Antiochia . In foto la distanza moderna che separa Bonn da Antiochia , oltre 3.500 Km. mentre la strada antica al tempo dei Romani sara' stata probabilmente di maggiore lunghezza . Il lunghissimo limes renano danubiano suddiviso in piu' mappe che partiva dal Mare del Nord (Oceano Germanicus) fino a terminare al Ponto Eusino , con i vari campi legionari presso i quali le Legioni in movimento dal nord Europa verso il fronte partico soggiornarono per riposare nella lunghissima marcia di avvicinamento . Mappa delle strade (in giallo) dell' Impero Romano . Buon viaggio
  3. Agricola

    Terra ed Oro

    Uno dei temi storici che da sempre hanno assillato gli storici riguardano i motivi che portarono alla fine dell’ Impero romano occidentale ; si parla di motivi al plurale , poiche’ il collasso di un Impero non puo’ mai derivare da una sola causa , bensi’ dalla pluralita’ di cause concomitanti . Argomento storico trattato nei secoli infinite volte , sia sui libri di storia , sia anche qui nel Forum , quindi mi astengo dal riprenderlo nuovamente come linea generale , al contrario vorrei solo riportare alcuni passi di testi contemporanei relativi al V e VI secolo nei quali non vengono esposte motivazioni espressamente indicate e dedicate come motivo della decadenza , ma riflessioni e soprattutto testimonianze che servono agli storici per studi approfonditi sull’ argomento della conclusione tragica dell’ Impero occidentale ; sono testimonianze prettamente collegate al tema economico , fiscale e di corruzione , temi tra i primari che portarono al collasso finale . L’ Impero d’ occidente non aveva piu’ denaro pubblico per mantenersi in vita . Alcuni testi presi ad esempio . Testo “Anonimo” , De rebus bellicis , IV , Autore sconosciuto del V secolo : “A questi inconvenienti che affliggono le Province , si aggiunge anche l’ esecrabile cupidigia dei Governatori , nemica degli interessi dei contribuenti . Costoro infatti , non tenendo in alcun conto il rispetto dovuto alle cariche che ricoprono , si credono mandati nelle Province come mercanti , e tanto piu’ sono perniciosi , perche’ da loro ci si aspetterebbe un rimedio salutare , e invece viene l’ ingiustizia . E come se la loro iniquita’ non fosse sufficiente , tutti mandano esattori cos’ capaci a far danni , che prosciugano le sostanze dei contribuenti con varie arti di rapina , evidentemente si sentirebbero poco importanti se peccassero da soli .Quale opportunita’ di guadagno offerta dalla riscossione dei tributi e’ stata mai lasciata cadere da questi individui ? Quando mai da una ingiunzione non hanno ricavato una preda ? Per loro l’ acquisto di reclute , la requisizione di cavalli e di frumento , le spese destinate alle opere edilizie , sono speculazioni consuete , una auspicata rapina . Non c’e’ dubbio : se governassero le Province in modo impeccabile , agognando l’ onesta’ , non ci sarebbe spazio per la frode , e la cosa pubblica , arricchita nei costumi si ritroverebbe piu’ forte” . Testimonianze che narrano di tassazioni sugli agricoltori , che ormai raggiungevano il 25% del canone di affitto dovuto al proprietario del terreno , oltre alla tassazione dovuta al fisco che gli affittuari non erano piu’ in grado di pagare , quindi costretti a vendere attrezzi agricoli , capi di bestiame e nei casi piu’ gravi anche loro stessi o i loro figli , come schiavi , oppure costretti a fuggire abbandonando i terreni . Anche l’ oro , oltre alle terre perse , ebbe parte importante nel tracollo dell’ economia tardo imperiale . Ancora dallo stesso Autore anonimo e della stessa opera citata , De rebus bellicis , II : “Fu ai tempi di Costantino che la smodata largizione di denaro assegno’ ai piccoli commerci l’ oro al posto del rame , che prima era considerato di grande valore . E’ credibile che l’ avidita’ abbia avuto origine dalle seguenti cause . Quando l’ oro , l’ argento e la grande quantita’ di pietre preziose che da epoca remota erano depositate presso i templi raggiunsero il pubblico , si accese in tutti la cupidigia di spendere e di acquisire . E sebbene l’ erogazione del rame , che come dicevamo portava impresso il volto del re , risultasse ormai enorme e difficile da sostenere , non di meno , per non so quale cecita’ , ci si impegno’ smodatamente a mettere in circolazione l’ oro , che e’ considerato piu’ prezioso . Questa abbondanza d’ oro riempi’ le dimore dei potenti diventate sempre piu’ belle a danno dei poveri , essendo i meno abbienti e oppressi con la violenza” Con l’ oro e le terre , tolte ai legittimi agricoltori per darle ai barbari , ormai veniva pagata la pace con i barbari dell’ occidente e l' oro con i Persiani in oriente , cosi Procopio riferito al persiano Cosroe , De bello gotico , VIII : “ Cosroe aveva imposto ai Romani un tributo di quattro centenari l’ anno (circa 400 libbre d’ oro) , era questa la cosa a cui fin da principio aveva mostrato di tenere di piu’ , ebbene in undici anni e sei mesi in forma speciosa , incasso’ 46 centenari , col pretesto della tregua , dando al tributo il nome di trattato , benche’ nel frattempo esercitasse violenze e continuasse la guerra nella Lazica” ed ancora in occidente , Procopio , V , : “Quanto piu’ aumentava la forza dei barbari tanto piu’ era ormai in declino il prestigio delle truppe romane e sotto il nome di alleanza si nascondeva l’ oppressione tirannica degli invasori , sicche’ costoro , fra le tante imposizioni forzose , giunsero a pretendere sfacciatamente l’ assegnazione di tutte le terre d’ Italia .Ne chiesero ad Oreste la terza parte e , poiche’ quello nego’ il suo consenso , lo uccisero immediatamente” Concludendo questi brevissimi esempi , ce ne sarebbero tanti altri , su uno dei motivi principali che portarono al collasso dell' Impero romano occidentale , piu' povero della parte orientale , torna alla mente una frase lapidaria e minacciosa udita dai Romani quasi 900 anni prima da parte di un altro barbaro , Brenno : "Guai ai vinti"
  4. In epoca Flavia , esattamente nell’ anno 74 al tempo di Vespasiano , il territorio compreso tra l’ alto Reno e il Danubio , chiamato Agri Decumates , venne annesso all’ Impero Romano e fortificato forse inizialmente con palizzate in legno , diventando cosi’ il Limes germanico retico . Praticamente questi "Campi" erano una vasta area geografica comprendenti parte della Foresta Nera , tra il fiume Meno , le sorgenti del Danubio e il corso del Reno superiore , tra il lago di Costanza e la sua confluenza col Meno , area corrispondente all' odierna Germania sud occidentale , mentre a sud est i Campi Decumates confinavano con la Rezia , Provincia importante dal punto di vista militare , da qui il nome del Limes germanico retico . Questo l’ inquadramento geografico di questa nuova zona annessa dai Romani in Germania , invece come unica testimonianza storica di questa zona degli Agri Decumates ci giunge dall’ opera "Germania" di Tacito , dove al capo 29 , Tacito ci narra : “Non mi attardo ad annoverare tra i popoli della Germania quelli che coltivano i "campi decimati" , anche se si trovano oltre il Reno e il Danubio , si tratta dei Galli piu’ miserabili che , resi coraggiosi dalla miseria , occuparono un territorio di incerta proprieta’ . Avendo poi noi tracciato un limite di frontiera , e avendo portato in avanti i nostri presidi , essi sono ora considerati una sorta di promontorio dell ‘ Impero e parte di provincia” . Dal passo di Tacito sembra di capire che i Campi Decimati come li chiama Tacito , o Decumati , erano territori in cui gli abitanti gallo germani erano assoggettati a pagare la decima parte del raccolto che serviva a pagare il soldo alle Legioni stanziate a difesa del nuovo Limes che , collegando Germania e Rezia , era lungo circa 460 chilometri , comprendendo il territorio tra i fiumi Meno , Reno e Danubio , odierno territorio del Baden - Wurthemberg . Secondo Tacito la regione era anticamente abitata dalla tribù celtica degli Elvezi ma ben presto , probabilmente sotto Ariovisto , vi si stabilirono i germanici Suebi , prima di emigrare circa nel 9 a.C. , nella moderna Boemia . Dopo la partenza dei Suebi l' area degli Agri venne di nuovo abitata dai Galli . Al tempo di Vespasiano la regione divenne parte dell' Impero romano . I più importanti centri romani dei Campi erano : Sumelocenna , Civitas Aurelia Aquensis , Lopodunum e Arae Flaviae , centri che corrispondono alle odierne Rottenburg am Neckar , Baden -Baden , Ladenburg e Rottweil . Nei due secoli successivi la regione fiorì, nonostante alcuni periodi di tensione come quello intorno al 185 / 186 , quando ci fu una rivolta diretta principalmente contro la presenza di militari Romani ad Argentoratum , odierna Strasburgo . I Romani controllarono militarmente gli Agri Decumates fino alla seconda parte del III secolo , quando la zona venne evacuata dall' Imperatore Gallieno a causa dell' invasione degli Alemanni in parte sventata , ma il territorio non venne riconquistato se non forse per breve tempo dall' Imperatore Aureliano , dopo che venne lasciata agli Alemanni ; l' Impero occidentale cominciava il ritiro da alcuni territori come anche in Dacia . In rosso , il cuneo approssimativo della zona degli Agri Decumates .
  5. La storia dei conflitti tra Romani e Barbari e’ antica quasi quanto la storia stessa di Roma . Immensa e duratura memoria ebbe presso i Romani la presa di Roma da parte dei Galli di Brenno , memoria che decise in futuro la politica estera , ma anche interna , di Roma , politica proiettata a definire per sempre i rapporti con i popoli del nord Italia e ancora dopo con quelli del nord Europa . Da parte dei Barbari , questi videro inizialmente i Romani come come un popolo invasore del territorio e della loro liberta’ , fu quindi guerra aperta ed aspra ; passarono i secoli e i Barbari , molti dei quali ormai romanizzati pur avendo perso la liberta’ , apprezzarono comunque il fascino del vivere civile che Roma aveva portato nel loro modo di vivere semi primitivo , vita che avevano prima di conoscere il modus vivendi dei Latini . Si giunse cosi a stabilire il corso dei fiumi Reno e Danubio come confini naturali tra i due mondi ; alla fine del II secolo iniziarono guerre di sconfinamento dei Barbari in territorio romano che in pratica non finirono piu’ fino al definitivo crollo della parte occidentale dell’ Impero . Questi sconfinamenti dei Barbari non ebbero mai come unico scopo di voler distruggere la civilta’ romana , sapevano bene che sarebbe stata utopia ed anche un “assassinio” , quanto piuttosto fu il desiderio di entrare a far parte e direi anche di godere dei vantaggi della civilta’ romana in tutte le sue forme ; incomprensioni ed odii atavici tra le due parti non permisero mai che questa idea prendesse consistenza , Per varie motivazioni alla fine i Barbari vinsero la quasi millenaria sfida con l’ Impero , ma da invasori , inizialmente brutali per rabbia accumulata nei secoli , divennero poco dopo di nuovo conquistati dalla romanita’ , non piu’ come un tempo tramite le armi , ma ora per mezzo delle leggi , dell’ arte e della religione . Terminata questa brevissima panoramica sui rapporti romano barbarici , vediamo ora un esempio artistico che puo' bene rappresentare la fusione tra gli antichi antagonisti . Gli esempi da presentare di questa romanizzazione dei popoli germanici invasori del vecchio Impero Romano sarebbero infiniti , mi soffermo solo su un semplice esempio artistico , un oggetto chiamato “Lamina di Agilulfo” , fu costui per 25 anni Re dei Longobardi e Re d’ Italia , dal 591 al 616 . In questa lamina di bronzo il Re Agilulfo e’ rappresentato nella parte centrale in posa seduto , sembra quasi piu’ un Magistrato romano nell’ atto di emanare una legge piuttosto che un Barbaro , evidenziato pero’ dalla capigliatura e dalla barba appuntita , lo sguardo e’ severo , intimidatorio , anche l’ abito non chiuso sulla spalla ma aperto sul petto , lo indirizza chiaramente al mondo longobardo ; la scritta “DN Agilulf regi” lo identifica senza dubbio . Ai suoi lati due soldati longobardi armati a protezione del loro Re , seguono due Vittorie che reggono ognuna un Labaro iscritto e infine offerenti , probabilmente latini , che portano doni tra cui l' elmo regale ; tutta la scena sembra augurare ad Agilulfo : benessere e vittoria . La lamina e’ stata interpretata come facente parte di un elmo o come rivestimento di una cassetta , la cosa e’ rimasta controversa . In foto la lamina intera , particolare della parte centrale ed un elmo dal quale si pensa possa appartenere la lamina , seguono due monete di Agilulfo emesse a nome di Giustiniano e Giustino II .
  6. Agricola

    Roma dopo l’ Impero

    Si dice , a ragione , che la Roma medievale e rinascimentale sia stata costruita con i “cocci” della Roma imperiale , dove per “cocci” naturalmente si intendono i materiali prelevati tramite rare regolari autorizzazioni , piu’ frequentemente abusivamente , dagli antichi monumenti della Roma imperiale . Una delle prime documentazioni storiche di questa spoliazione dei monumenti romani imperiali risale gà a partire dall' inizio del IV secolo ; i monumenti di Roma antica , e in genere gli edifici di un certo pregio , erano rimasti in stato di abbandono per cause diverse , venneno utilizzati in misura crescente come vere e proprie cave per materiali edilizi pregiati , in quanto tale pratica risultava più economica e pratica rispetto all' importazione da luoghi remoti , in quanto resi difficili o impossibili da raggiungere nelle province specialmente nel corso nel V secolo a seguito delle sempre piu' frequenti incursioni dei barbari alle quali seguiranno poi vere invasioni e occupazioni territoriali ; i magistrati romani concedevano , dietro petizione , l' uso di marmi , pietre e mattoni di recupero da demolizione per lavori di nuove costruzioni , consentendo così la distruzione degli antichi monumenti di Roma . Per far fronte a questo fenomeno di demolizione ormai esteso , l Imperatore Maioriano dal 457 al 461 , promulgò allora una legge : Novella Maioriani 4 , "De aedificiis pubblicis" , sulla conservazione dei monumenti di Roma che fu emanata a Ravenna l' 11 luglio del 458 , che riservava all' Imperatore o ai Senatori la potestà di decidere se vi fossero le condizioni estreme che giustificassero la demolizione di un edificio antico ; la pena per i magistrati che si arrogavano a loro discrezione il diritto di concedere i permessi , era di 50 libbre d' oro, mentre i loro subordinati sarebbero stati frustati e avrebbero avuto entrambe le mani amputate . Maioriano nomino’ anche un gruppo di funzionari detti “difensori delle Citta’” con l’ incrico oltre che proteggere i vecchi edifici , anche di risolvere i problemi ordinari dei cittadini ; a proposito della tutela e conservazione dei vecchi edifici di Roma , Maioriano mise anche fine alla vendita delle antiche statue che era stata permessa dall' Imperatore Avito . Anche durante il regno ostrogoto di Teodorico si ebbe una rinascita protettiva verso i monumenti antichi , tanto che , secondo Cassiodoro , Teodorico era chiamato “amator fabricarum et restaurator civitatum” , rimettendo in vigore precedenti leggi , istitui’ anche un corpo di operai diretti da un “curator operum pubblicorum” con il compito di salvare e restaurare i vecchi edifici imperiali di Roma e dell’ Italia . Insomma prima e dopo della caduta di Roma si cerco' di salvaguardare e proteggere i vecchi edifici di Roma imperiale e dell' Italia romana , fu forse una forma di orgoglio nazionale , ma anche di rispetto e ammirazione da parte dei primi invasori barbari che definirono Roma una Citta abitata da dei , tanto erano attoniti di fronte alla grandiosita' degli edifici . Rispetto civico che ando' sempre piu' scemando nei secoli successivi , arrivando alla demolizione quasi completa della Roma classica i cui "cocci" servirono per la Roma medievale e rinascimentale . In foto alcune monete di Maioriano e Teodorico , che omaggio' Roma con la serie di monete Invicta Roma , tra i primi protettori di Roma antica .
  7. Agricola

    Fatalita’ o omicidio ?

    Quando Marco Aurelio , gia’ Cesare di Antonino Pio , divenne Augusto alla morte del padre adottivo , si verifico’ un fatto straordinario : l’ Impero Romano ebbe per la prima volta nella sua storia due Imperatori legittimi ; ma come si giunse a questa anomala circostanza ? L' Imperatore Adriano aveva stabilito che alla sua morte l’ Impero passasse all’ adottato Cesare , Lucio Ceionio Commodo , meglio conosciuto come Lucio Elio Vero , non tutti i consiglieri di Adriano approvarono questa scelta , ma cosi’ fu ; Lucio Elio dopo una breve permanenza lungo la frontiera del Danubio , tipiche di questo periodo sono le monete emesse con al rovescio Pannonia , tornò a Roma per pronunciarvi il primo giorno del 138 , un discorso innanzi al Senato riunito . La notte prima del discorso però si ammalò e morì di emorragia nel corso della giornata . Il 24 gennaio del 138 Adriano scelse allora come successore Aurelio Antonino , che assunse poi l’ appellativo di Pio , obbligandolo a sua volta di adottare il futuro Imperatore Marco Aurelio e Lucio Vero il figlio di Elio Cesare . Marco Aurelio , nato come Marco Annio Catilio Severo , divenne Marco Annio Vero , che era il nome di suo padre , al momento del matrimonio con sua cugina Faustina , figlia di Antonino , assunse quindi il nome di Marco Aurelio Cesare , figlio dell' Augusto , durante l'impero di Antonino Pio . Marco Aurelio Antonino fu dunque , su espressa indicazione di Adriano , adottato nel 138 dal futuro suocero e zio acquisito Antonino Pio che lo nominò erede all' Impero . Alla morte di Antonino Pio il Senato voleva confermare solo Marco ma si rifiutò di entrare in carica senza che Lucio ricevesse gli stessi onori , alla fine il Senato fu costretto ad accettare e insignì anche Lucio Vero del titolo di Augustus . Marco divenne nella titolatura ufficiale , Imperatore Cesare Marco Aurelio Antonino Augusto mentre Lucio divenne Imperatore Cesare Lucio Aurelio Vero Augusto . Per la prima volta Roma veniva governata da due imperatori contemporaneamente . Marco conservò una preminenza , dovuta al fatto che era stato Cesare dell’ ultimo Imperatore Antonino Pio , fatto che Vero non contestò mai sebbene la sua elezione ad Augusto fosse stata voluta da Adriano per onorare la memoria di Lucio Elio adottandone il figlio e al tempo stesso lasciare l' Impero anche a Marco Aurelio di cui aveva capito le grandi qualità . A dispetto della loro uguaglianza nominale , Marco ebbe maggior autorita' di Lucio Vero e fu Console una volta di più avendo condiviso la carica già con Antonino Pio ; fu anche il solo tra i due a divenire Pontifice Massimo . In pratica l' Imperatore più anziano , Marco Aurelio aveva circa 10 anni piu' di Lucio Vero , deteneva un comando superiore al fratello più giovane . Marco Aurelio durante l’ Impero tenuto in fratellanza con Lucio Vero ebbe diversi figli da Faustina minore ma uno solo sopravvisse , il futuro Imperatore Commodo . Apparentemente sembra che i due Imperatori regnassero in armonia con l’ unica informazione certa che Marco Aurelio non approvasse lo stile di vita del fratello adottivo in quanto da lui ritenuta troppo libertina per un Imperatore , come dimostro’ Lucio nella campagna partica nella quale affido’ in loco gran parte della guerra ai suoi generali mentre lui si divertiva in Antiochia ; Lucio ebbe anche qualche remora nel seguire Marco nella campagna in Germania essendo da poco tornato dall’ Oriente . A questo punto della storia sorge la domanda del titolo , la morte di Lucio Vero ad Altino vicino Venezia a causa di un colpo apoplettico , fu casualita’ naturale o dovuta ad altra causa ? La domanda nasce spontanea per due motivi principali , il primo , forse meno importante , si riferisce al fatto che Cassio Dione nel narrare dei fatti di questa epoca , tace completamente sulla morte di Lucio Vero e questo fatto e’ alquanto strano aver taciuto sulla morte di un Imperatore conoscendo la serieta’ , scrupolisita’ e precisione dello storico greco , una dimenticanza ? Forse , ma rimane comunque un fatto strano . Secondo motivo , piu’ importante , e’ che Marco Aurelio aveva quasi 10 anni in piu’ di Lucio vero e sapendo sempre tramite Cassio Dione che Marco Aurelio era di costituzione fisica non perfetta anzi cagionevole , in teoria sarebbe forse morto con molta probabilita’ prima di Lucio Vero e a quell’ epoca avere 10 anni in piu’ rispetto ad altra persona era quasi una naturale condanna a morire prima . Cio’ avrebbe comportato il fatto che Lucio Vero sarebbe rimasto un giorno unico Imperatore legittimo in carica , alla barba di Commodo figlio di Marco , oppure se questi avesse rivendicato l’ Impero anche per se , si sarebbe verificato il rischio di una guerra civile , come in seguito avvenne tra Marco e Avidio Cassio . Insomma i motivi per eliminare Lucio Vero erano seri , a Marco non piaceva il suo stile di vita e si sentiva anche legato nelle scelte di politica imperiale , inoltre lo strano assoluto silenzio di Cassio Dione sulla morte di Lucio lascia quanto meno perplessi essendo stato questi un Imperatore . Occorre anche aggiungere che Giulio Capitolino nel narrare la Vita di Marco Aurelio riporta un passo secondo cui Marco Aurelio , nonostante le sue grandi qualita’ morali da tutti riconosciutegli , “sapesse anche abilmente fingere o almeno di essere meno leale di quanto sembrava” Al termine di questo discorso si puo’ affermare che non esiste nulla di concreto , si ipotizza soltanto , ma le basi per avere dei blandi sospetti esistono ; naturalmente se di omicidio si tratto’ , non e’ detto che sia avvenuto per volonta' di Marco Aurelio , contrasterebbe troppo con la sua natura umana , potrebbe essere stato deciso da altra persona della cerchia imperiale , i pettegolezzi circa la sua morte , inseriti nella Vita di Lucio Vero , in questo senso non mancano . In foto un cammeo antico in sardonice con Marco e Lucio , due busti al Museo di Londra , una moneta celebrante la Concordia degli Augusti e una di Lucio Elio con la Pannonia .
  8. Prima di arrivare all’ evento astronomico , una eclisse di Luna , occorre fare una breve premessa per ben inquadrare il periodo storico di cui stiamo narrando ; siamo nel 416 a.C. quando inizio’ il prologo che porto’ alla famosa guerra di Atene contro Siracusa , guerra narrata dal padre degli storici , Tucidite , dai successori tutti ritenuto , sebbene ateniese di nascita , storico imparziale , preciso e dettagliato nel trattare la storia di questa guerra tra la sua Citta’ natale Atene e la corinzia Siracusa , passata alla storia come uno dei fatti narrati nella sua opera : "La guerra del Peleponneso" Siamo nel contesto storico e politico del 416 a.C. quando scoppiò una guerra sorta per dispute territoriali tra le poleis siceliote di Selinunte e Segesta , la prima alleata di Siracusa e da questa prontamente appoggiata , la seconda alleata invece di Atene . Per convincere Atene ad intervenire in Sicilia contro Siracusa , una delegazione di Segesta parti’ per Atene , questo il passo di Tucidite : “La stagione seguente [415 a.C.] , all' aprirsi della primavera , l' ambasceria ateniese fece ritorno dalla Sicilia e al suo seguito vennero i Segestani recando con sé sessanta talenti di argento non coniato , che rappresentavano il soldo di un mese per gli equipaggi di quelle sessanta navi di cui avevano in proposito di sollecitare l' invio . L' assemblea si raccolse subito in Atene e poté udire dalla bocca dei Segestani e degli ambasciatori della propria città , tra il cumulo delle altre affascinanti fandonie , questa di particolare spicco : che quanto a finanze nei tesori dei santuari e in quello statale giacevano depositi ingenti subito disponibili” Sebbene alcuni cittadini importanti di Atene si opponessero alla spedizione militare in Sicilia cosi’ onerosa per denari , mezzi ed uomini , tra cui Nicia che divenne poi uno dei comandanti della spedizione , la missione venne infine approvata . Dopo iniziali successi degli Ateniesi che portarono quasi alla rovina Siracusa , quasta infine chiamo’ in aiuto la Citta’ madre di Corinto e un grosso corpo di armata parti’ al comando dello spartano Gilippo ; la situazione militare si ribalto’ completamente anche per gli scarsi aiuti che giunsero agli Ateniesi in Sicilia , da Atene . Si giunse alla decisione che , in atttesa di un nuovo corpo di spedizione promesso da Atene a Nicia , l’ esercito si ritirasse via mare da Siracusa in direzione di Catania in attesa dei rinforzi , ma un evento astronomico sconvolse il piano , infatti il 28 agosto del 413 a.C. avvenne nella notte una inattesa eclissi di Luna , inattesa perché i Greci sapevano calcolare sulle eclissi lunari , che si verifico’ durante gli scontri della seconda battaglia navale nel Porto Grande di Siracusa di quell’anno , eclisse rimasta nella storia per via delle conseguenze che ebbe sugli Ateniesi . Secondo Tucidide Nicia era un uomo particolarmente superstizioso : all’arrivo dell’ eclissi chiese ai sacerdoti ateniesi come dovesse comportarsi , ricevendo in risposta di attendere 27 giorni prima di attaccare con la flotta i Siracusani . Il nemico approfittò quasi immediatamente della tregua voluta da Nicia e attaccò le 86 navi ateniesi ferme al Porto Grande , distruggendo completamente la flotta greca . In seguito a questa catastrofe che impediva il ritiro dell' esercito via mare , Nicia decise allora di ritirarsi da Siracusa via terra dopo che una terribile pestilenza aveva nel frattempo falcidiato l’ esercito ateniese essendo stato accampato in zona paludosa del Porto Grande , cosi’ Tucidite narra : “[…] appena a Nicia e a Demostene i preparativi parvero sufficienti , trascorsi due giorni dallo scontro navale , l'esercito finalmente dal campo in disarmo si mise in marcia . Distacco tormentoso ; e più di una riflessione trafiggeva dolorosamente: il sacrificio totale delle navi , ad esempio […] Ma anche quando venne l' ora di sgomberare il campo , lo spettacolo s' offriva tristissimo ai partenti : e dagli occhi la pena calava a ghiacciare il cuore . I cadaveri s' ammontavano scoperti : e quando si scorgeva un proprio caro rovesciato a terra , lo spirito s' irrigidiva in un orrore umido di pianto” In tal modo per una sorta di superstizione conseguente ad un evento astronomico . venne rimandata la partenza dell’ esercito di 27 giorni , la durata di un ciclo lunare , permettendo ai Siracusani di annientare le navi ateniesi e infine di vincere la guerra . Nella cartina la zona del Porto Grande di Siracusa , con le paludi dove rimase accampato l' esercito ateniese in attesa che passassero i 27 giorni dall' eclisse di Luna , superstizione fatale agli Ateniese per l' esito della guerra .
  9. Oggi siamo in ostaggio di questo nuovo virus patogeno di cui ancora conosciamo poco , questo non ci permette ancora di ottenere un vaccino ; la situazione attuale ci fa riflettere sulla importanza e pericolosita’ che hanno questi esseri microscopici nella vita dell’ uomo . Ospiti indesiderati ma talvolta inaspettatamente presenti nel nostro corpo . Ormai erano passati oltre 100 anni dall’ ultima pandemia mondiale che uccise non meno di 50 milioni di persone e ne infetto’ circa 500 milioni , fu la terribile influenza spagnola , durata circa due anni , anche questa aggrediva il sistema respiratorio causando la polmonite , malattia pericolosissima agli inizi del XX secolo , abbastanza pericolosa , ma curabile , ancora oggi . Il pensiero va immediatamente alle pandemie del passato che dovettero essere molto piu’ aggressive e pericolose delle recenti a causa di malnutrizione di gran parte della popolazione e dell’ igiene scadente . Una delle piu’ terribili dell’ epoca storica romana fu senza dubbio quella che riportarono nell’ Europa romana gli eserciti romani al ritorno dall’ Oriente della vittoriosa guerra partica di Lucio Vero ; pare che la fonte della peste risiedesse a Seleucia e che scoppiasse nel 166 . La peste , scoppiata durante l' ultimo anno di campagna militare , costrinse però i Romani a ritirarsi dai territori appena conquistati portando questa terribile malattia all' interno dei loro stessi confini e flagellandone la sua popolazione per oltre venti anni riducendo sensibilmente la popolazione dell’ Impero romano . Non sappiamo a quanto ammontarono i morti nel mondo romano ma certamente furono tantissimi , si narra che nella sola Roma morissero 2000 persone in un solo giorno . In un recente monumentale lavoro del Professore Guido Migliorati sullo specifico periodo storico da Marco Aurelio a Commodo : "Iscrizioni per la ricostruzione storica dell'Impero Romano da Marco Aurelio a Commodo" , tratta brevemente e cercando una datazione precisa del flagello portato da Seleucia , dall’ Oriente in Europa come accaduto anche oggi . In riferimento ai nomi dei Consoli ordinari in carica in quel preciso periodo in cui scoppio la pestilenza , cosi’ scrive Migliorati nello specifico : “…..tuttavia una notizia della Historia Augusta , alcuni dati forniti da Galeno , medico greco personale di ben quattro Imperatori da Marco Aurelio a Settimio Severo , sulla peste e iscrizioni variamente provenienti dal Norico e dalla Dacia , lascerebbero supporre che nel 168 anche la popolazione dell’ Urbe sia stata falcidiata dall’ epidemia . Il biografo di Marco Aurelio infatti affermava che la pestilenza infieri’ con tale furia da causare la morte di migliaia di "ex proceribus , i piu’ nobili dei quali furono celebrati dall’ Imperatore con l’ innalzamento di statue" . Galeno da parte sua , lascio’ Roma prima del 166 per il manifestarsi a Roma della prima grande epidemia di "peste" (forse vaiolo?) . Egli venne tuttavia richiamato nel 168 da una lettera di Marco Aurelio e Lucio Vero , che gli ordinavano di raggiungere gli accampamenti di Aquileia per partecipare alla spedizione contro i Quadi e i Marcomanni . Galeno trascorse l' inverno presso l'esercito , su cui infieriva l'epidemia , ma infine riuscì a convincere Marco Aurelio , adducendo la volontà del dio Asclepio apparsogli in sogno , a consentirgli di tornare a Roma dove avrebbe dovuto occuparsi della salute del giovane Commodo . "Sia a Roma che ad Aquileia (Galeno) ebbe comunque modo di osservare la virulenza del contagio sia tra i civili sia tra i soldati ; infine Cassio Dione contestualmente alle travagliate vicende del 189 registrava gli effetti della piu’ grande pestilenza di cui mai avesse avuto conoscenza , cioe’ la morte in un solo giorno di 2000 persone nella sola Roma” . Migliorati prosegue , ma lo riporto in breve sunto , che in Dacia i disastri avvenuti in questa Provincia e in questo periodo , attibuiti all’ invasione di Quadi e Marcomanni , andrebbero invece ricondotti in parte anche alla moria causata dalla pestilenza . La pestilenza era ancora attiva nel 184 nel Norico , “per luen vita functi sunt” , recita una iscrizione . In foto alcune monete , un medaglione di Lucio Vero , e Marco Aurelio celebranti la Victoria Parthica Due frammenti marmorei di Lucio Vero raffiguranti fatti della guerra partica al Museo di Vienna
  10. Agricola

    Una indagine familiare

    Prima di iniziare questo nuovo post desidero fare una premessa a seguito della proposta da parte di @Rapax di nominarmi Curatore di questa Sezione , carica da dividere insieme ad un utente da molti anni presente nel Forum @Illyricum65 . Inizialmente non ero affatto convinto di assumere questo compito per vari motivi , poi vista la grande fiducia rivoltami dal Coordinatore Rapax , nonche’ dalla rinnovata richiesta , ho infine accettato , ma con prova di un solo anno , anche per non sembrare , come si dice in gergo politico , di essere “attaccato alla poltrona” . Detto questo vengo al mio profilo : come eta’ sono vecchietto e studio per Hobby storia romana in tutte le sue sfumature da oltre 50 anni , sono quindi quello che si definisce un autodidatta , quindi le mancanze di conoscenza sono enormi , come pregio invece mi piace indagare la storia , non amo proporre argomenti a pappagallo prendendo spunto da fatti , articoli o argomenti ben noti , alcune volte ne approfitto anche io , ci mancherebbe , preferisco piuttosto scovare e proporre particolari poco noti di storia , archeologia e numismatica . Spero che questa mia tendenza riscuota interesse e soprattutto stimoli discussioni di cui vive un Forum . Se non ci fossero discussioni sarebbe inutile anche scrivere . Vengo ora all' argomento attuale . La figura storica di Faustina minore , moglie di Marco Aurelio , mi attrae per due motivi : essendo il periodo storico che prediligo in quanto viene comunemente definito la fine dell’ eta’ dell’ oro o del mondo antico , credo a ragione ed anche per essere stata la madre di Commodo , figura da sempre discussa . Annia Galeria Faustina nacque nell' anno 130 , figlia di Antonino Pio e Faustina maggiore , sposo' giovanissima a 15 anni Marco Aurelio nel 145 dopo che era stata promessa sposa da Adriano a Lucio Vero , che all' epoca era ancora troppo giovane , ma che in seguito venne ricompensato del mancato matrimonio con Faustina sposando la figlia di Marco Aurelio , Lucilla . Faustina divenne Augusta due anni dopo nel 147 . La tarda opera Storia Augusta , ci ha tramandato che ebbe relazioni con marinai e gladiatori e che questi fossero ospiti frequenti nella sua Villa a Gaeta . Questo strano e inconsueto fatto ebbe , secondo Giulio Capitolino l' autore della Vita di Marco , come conseguenza la nascita extra matrimoniale di Commodo , tanto da farlo apparire come un figlio di un gladiatore , forzatura che voleva spiegare e dare un senso all' interesse di Commodo per i combattimenti nell' arena ; si giunse anche a fantasticare che Faustina l' avesse si concepito da Marco Aurelio , ma dopo aver fatto il bagno nel sangue di un gladiatore giustiziato , immaginazione assurda di uno scrittore . Queste le fantasticherie piu' da romanzo che da storico , di certo sappiamo che invece Faustina seguì Marco Aurelio nella sua campagna nel nord Europa contro i popoli germanici nel quadriennio 170-174 , come anche segui' il marito nella campagna in Oriente a seguito della usurpazione di Avidio Cassio , guerra che poi non avvenne per l' uccisione di Cassio . In questo frangente Faustina mori' presso Halala , in Cappadocia , nel 176 , a circa 46 anni , ancor giovane . Nel luogo della morte , come è stato confermato da scavi archeologici , Marco Aurelio edifico' la nuova colonia di Faustinopolis dedicata al suo nome . Marco Aurelio divinizzò la moglie , in suo onore fu costruito un Tempio a Roma in Campo Marzio , prossimo alla futura Colonna , che alla morte di Marco venne dedicato ad entrambi i coniugi , venne inoltre istituito un nuovo "alimenta" cioe' un sussidio per fanciulle bisognose , il secondo Puellae Faustinae dopo quello dedicato da Antonino Pio a Faustina maggiore . Faustina ebbe da Marco Aurelio 8 figli certi ma si suppone che fossero in totale12 o 13 , dei quali sopravvisse il solo Commodo . La storiografia postuma , vedi sopra la Storia Augusta , a Marco Aurelio presenta Faustina come una moglie infedele , cio’ fu dovuto molto probabilmente al fatto che Commodo ebbe un carattere e uno stile di vita completamente opposto a quello del padre , ma la evidentissima somiglianza facciale con il padre avrebbe dovuto fugare ogni dubbio , quindi per dare un senso a questa diversita’ inventarono relazioni di Faustina con marinai o gladiatori . Ma non fu con molta probabilita' cosi’ come ci e' stato tramandato da Giulio Capitolino . Marco Aurelio stesso in un passo del “A se stesso” o "Ricordi" , parla delle persone che gli furono vicine a cominciare dai genitori e nonni , per poi parlare degli educatori , da cui apprese tutto fin dalla giovinezza , rigraziandole , parlando apertamente anche della moglie con parole molto tenere : “…...l’ aver avuto una moglie come la mia , cosi’ dolce , affettuosa e semplice…...” , proprio l' ultimo termine "semplice" vale piu' del "dolce e affettuosa" in quanto denota piu' una semplicita' e stile di vita , ben diverso da quanto vuol far credere la Storia Augusta . Va anche ricordato che questi “Ricordi” di Marco Aurelio o dialoghi con se stesso , in diversi passi dell’ opera , assumono toni da testamento spirituale del grande Imperatore e in un certo senso sfortunato per il periodo in cui visse , poiche’ passo’ molti dei suoi anni regnando in un clima permanente di guerra . Busto di Faustina al Louvre
  11. Alcune volte si dubita che la Storia Augusta , scritta da diversi storici e in tempi non perfettamente chiariti , sia in linea generale un testo in alcuni passi non molto affidabile , questa almeno e' l' impressione che hanno gli storici moderni su questa antica opera . Come esempio di affidabilita' , perché corroborata da una prova tangibile , ci viene da una scoperta archeologica , piu' precisamente dal ritrovamento di un medaglione di Antonino Pio emesso nella sua TRP XII e nel COS IIII , il che ci permette di datare esattamente l' emissione del medaglione negli anni 148 / 149 , emesso in occasione di una Munificenza , cioe' di spettacoli offerti al popolo per qualche ricorrenza , probabilmente nell' Anfiteatro Flavio o in un Circo . Questa la testimonianza della Storia Augusta nella Vita di Antonino Pio , passo X : "Organizzo' spettacoli in cui comparivano elefanti , sciacalli , tigri e rinoceronti , coccodrilli e ippopotami e insieme con le tigri ogni sorta di animali provenienti da tutto il mondo ; arrivo' a presentare anche cento leoni in una sola volta" Per informazioni complete sul medaglione di Antonino Pio e la sua Munificenza consultare : https://www.academia.edu/10643527/F._BARELLO_La_munificenza_di_Antonino_Pio_un_medaglione_a_Ivrea_in_A._Gabucci_L._Pejrani_S._Ratto_eds._Per_il_Museo_di_Ivrea._La_sezione_archeologica_del_Museo_Civico_P.A._Garda_Firenze_2014
  12. Agricola

    I Catafratti

    La piu’ micidiale e temibile cavalleria dell’ antichita’ , sia per le cavallerie nemiche e tanto piu’ per le fanterie avversarie , fu quella dei Catafratti . Essere un Catafratto equivaleva a dire : “essere protetto o coperto fino in fondo” , infatti in base ad alcune sculture sopravvissute e ad un unico testo che descrive minuziosamente l’ aspetto di un Catafratto , si vede e si legge che un cavaliere catafratto era completamente rivestito di un elmo e di una corazza di ferro , ma non basta , anche il suo cavallo era rivestito di una corazza di ferro , le armi offensive erano una lunga lancia e le terribili frecce con particolari punte che lanciate a lunga gettata da grandi archi perforavano le armature avversarie e laceravano le carni , queste frecce erano come pericolosita’ e mortalita’ seconde solo all’ altra terribile e temuta arma dei Daci , la falce da battaglia , capace con un solo colpo di tagliare arti e teste . Normalmente si pensa che la cavalleria catafratta , incubo dei Romani , sia stata inventata dai Persiani , infatti famosa fu l’ esperienza negativa che fecero i Romani di Crasso a Carre e in altre occasioni successive , invece sembra che questa cavalleria corazzata fosse tipica dei popoli dell’ est europeo fin dal IV secolo a. C. , in particolare dei Sarmati , Alani e Roxolani , come ben si evince da un pannello della Colonna Traiana . Una bella e rappresentativa immagine di un cavaliere catafratto ci giunge sotto forma di scultura da un pannello su roccia dove si vede un Re persiano vestito da catafratto della dinastia sasanide , scultura trovata a Kermanshah in Iran ; mentre una bellissima descrizione letteraria ci arriva da uno scrittore greco di nome Heliodoro vissuto a cavallo del III – IV secolo , ecco il suo racconto integrale di un Catafratto : <……..sono (i Catafratti) i migliori soldati dell’ esercito persiano e la loro formazione di battaglia un muro incrollabile . Ecco la forma del loro armamento . L’ uomo e’ scelto e deve possedere un vigore eccezionale . Ha la testa coperta da un elmo chiuso tutto di un pezzo che come una maschera rappresenta esattamente un volto umano e copre completamente la testa dalla cervice al collo , salvo gli occhi in modo da poter vedere . La mano destra e’ armata di un Kontos (lancia) piu’ lungo di una lancia ordinaria , mentre la mano sinistra rimane libera per tenere le redini . Al fianco e’ sospesa una sciabola . Il petto e tutto il corpo sono corazzati . Ecco come e’ fatta la corazza : delle placche di bronzo e di ferro quadrangolari e di una medesima misura , sono legate tra loro per le estremita’ e si incastrano come embrici le uno sotto le altre sia nel senso della lunghezza che in quello dell’ altezza in modo da formare una superficie ininterrotta .Esse sono nella parte interna attaccate insieme mediante lacci morbidi . Se ne ricava come una veste di scaglie che aderisce al corpo senza impedirlo e lo fascia completamente , coprendo separatamente ciascuna gamba senza impacciare i movimenti perche’ puo’ bene articolarsi . L’ armatura e’ provvista di maniche e va dal collo alle ginocchia , e’ aperta soltanto all’ altezza delle cosce per consentire all’ uomo di montare a cavallo . Su tale corazza le frecce rimbalzano , ne c’e’ da temere alcuna ferita , il gambale va dalla punta del piede al ginocchio e s’ attacca alla corazza .Una simile armatura protegge il cavallo , le sue zampe sono avvolte in schinieri e la sua testa protetta da placche frontali , mentre dal suo dorso pende lungo ciascun fianco un tessuto di lame di ferro che lo protegge lasciando tuttavia llibera la pancia per non infastidirlo nella corsa . Il cavaliere cosi armato e cosi per dire incassato , inforca il cavallo , ma non vi si issa da solo , bisogna che a causa del suo peso lo si sollevi . Al momento dello scontro abbandona le redini , da di sprone e si lancia di gran carriera e con grande frastuono sul nemico simile ad un uomo di ferro o ad una statua tagliata in un solo blocco che si mette in movimento . Il Kontos (lancia) puntano orizzontalmente , spinge lontano la cuspide ; dalla parte del ferro esso e’ sostenuto da un laccio attaccato al collo del cavallo ; mentre l’ impugnatura e’ fissata alla sua groppa . In tal modo esso non cede all’ urto anzi aiuta la mono del cavaliere che altro non fa se non dirigere il colpo . Egli si piega e si inarca per procurare una piu’ profonda ferita e il suo slancio e’ cosi’ impetuoso che egli trapassa tutto quello chi si trova davanti , spesso trapassa con un solo colpo due nemici alla volta> Questa la descrizione completa di un cavaliere catafratto , fatta evidentemente da qualcuno che ebbe modo di osservare da vicino questo tipo di soldato ; facile immaginare da parte di un fante il timore di vedersi venire contro un simile cavaliere che aveva l’ aspetto terrificante di un "blocco di ferro" come dice il nostro scrittore . In foto bassorilievi persiani con un catafratto , cavalieri catafratti nella colonna traiana , ricostruzione di un catafratto .
  13. Le notizie di questi giorni sul Coronavirus e le precedenti paure di alcuni anni fa su simili epidemie o pandemie come si voglia chiamarle , dovute ad altri ceppi di virus , fanno tornare alla mente , almeno a chi si interessa di storia antica e recente , ricordi di vere e proprie pandemie che falcidiarono milioni di persone . Nei tempi antichi non esistevano cure contro i virus , solo i piu’ fortunati potevano far conto sul proprio bagaglio immunitario , che pur non sapendo che esistesse , cosa fosse , e non conoscendo il motivo per cui non si infettavano , superavano indenni l' epidemia o guarivano spontaneamente dalla malattia senza poter essere di aiuto ad altri , salvezza che sarebbe potuta avvenire ricavando dal proprio sistema immunitario dei vaccini che avrebbero salvato altre vite . Per fare questo dovevano passare millenni o secoli ; queste epidemie , furono il vero terrore dell’ antichita’ , non c’ erano difese se non forse fuggendo dai focolai di infezione o sperando nell’ aiuto divino . Ancora oggi come ben si vede dalla reazione mondiale rispetto al Coronavirus il rapporto dell’ uomo con i virus , specie con quelli di nuovi ceppi , non e’ cambiato di molto in confronto ai tempi antichi , fanno sempre paura , ma ora possediamo la tecnologia biologica per combatterli , occorre solo del tempo per trovare il vaccino contro il nuovo arrivato . Una carrellata storica , con preambolo , delle epidemie pandemie avvenute in epoche storiche documentate , da Wikipedia : La maggior parte delle pandemie furono zoonosi, ovvero originate dalla convivenza degli esseri umani con animali da allevamento; due esempi tipici sono l'influenza e la tubercolosi. Fra le pandemie più catastrofiche si possono annoverare: Febbre tifoide durante la guerra del Peloponneso, 430 a.C. La febbre tifoide uccise un quarto delle truppe di Atene ed un quarto della popolazione, nel giro di quattro anni. Questa malattia fiaccò la resistenza di Atene, ma la grande virulenza della malattia ha impedito un'ulteriore espansione, in quanto uccideva i suoi ospiti così velocemente da impedire la dispersione del bacillo. La causa esatta di questa epidemia non fu mai conosciuta. Nel gennaio 2006 alcuni ricercatori della Università di Atene hanno ritrovato, nei denti provenienti da una fossa comune sotto la città, presenza di tracce del batterio. Peste antonina, 165-180. Un'epidemia presumibilmente di vaiolo, portata dalle truppe di ritorno dalle province del Vicino Oriente, uccise cinque milioni di persone. Fra il 251 e il 266 si ebbe il picco di una seconda pandemia dello stesso virus; pare che a Roma in quel periodo morissero 5.000 persone al giorno. Morbo di Giustiniano, a partire dal 541; fu la prima pandemia nota di peste bubbonica. Partendo dall'Egitto giunse fino a Costantinopoli; secondo lo storico bizantino Procopio, morirono quasi la metà degli abitanti della città, a un ritmo di 10.000 vittime al giorno. La pandemia si estese nei territori circostanti uccidendo complessivamente un quarto degli abitanti delle regioni del Mar Mediterraneo orientale. La Peste Nera, a partire dal 1300. Ottocento anni dopo la strage di Costantinopoli, la peste bubbonica fece il suo ritorno dall'Asia in Europa. Raggiunse l'Europa occidentale nel 1348 e fu causata dall'assedio tartaro alla colonia genovese di Caffa (l'odierna Feodosia) nel 1346 e successivamente portata in Sicilia dai mercanti italiani provenienti dalla Crimea e si diffuse in tutta Europa uccidendo venti milioni di persone in sei anni (un terzo della popolazione totale del continente). Pandemie di colera 1816-1826 Precedentemente confinata all'India, la malattia si diffuse dal Bengala fino alla Cina e al Mar Caspio. 1829-1851 Toccò l'Europa (Londra nel 1832), Canada, e Stati Uniti (costa del Pacifico). 1852-1860 principalmente diffusa in Russia, fece più di un milione di morti. 1863-1875 Diffusa principalmente in Europa e Africa. 1899-1923 Ebbe poco effetto sull'Europa grazie anche ai progressi nella salute pubblica; la Russia ne fu di nuovo colpita duramente. 1960-1966 L'epidemia chiamata El Tor colpì l'Indonesia, raggiunse il Bangladesh nel 1963, l'India nel 1964, e l'Unione Sovietica nel 1966. L'"influenza spagnola", 1918-1919. Iniziò nell'agosto del 1918 in tre diversi luoghi: Brest, in Francia; Boston, nel Massachusetts; e Freetown in Sierra Leone. Si trattava di un ceppo di influenza particolarmente violenta e letale. La malattia si diffuse in tutto il mondo, uccidendo 25 milioni di persone (secondo alcuni di più)[altri numeri nella voce relativa] in 6 mesi (circa 17 milioni in India, 500.000 negli Stati Uniti e 200.000 nel Regno Unito). Sparì dopo 18 mesi. Il ceppo esatto non fu mai determinato con precisione.[senza fonte] L'"influenza asiatica", 1957-1958. Rilevata per la prima volta in Cina nel febbraio del 1957, raggiunse gli Stati Uniti nel giugno dello stesso anno, facendo circa 70.000 morti. Il ceppo era lo H2N2. L'"influenza di Hong Kong", 1968-1969. Il ceppo H3N2, emerso a Hong Kong nel 1968, raggiunse nello stesso anno gli Stati Uniti e fece 34000 vittime. Un virus H3N2 è ancora oggi in circolazione. L'epidemia di HIV/AIDS, dal 1981. Si propagò in maniera esponenziale in tutti i paesi del mondo, uccidendo circa tre milioni di persone (stime UNAIDS). Dal 1996 una terapia farmacologica blocca il decorso della sindrome immunodepressiva (per lo meno in quei paesi in cui i malati possono accedere ai farmaci), ma non elimina il virus dai corpi degli individui. Sebbene la malattia sia oggi cronicizzabile e raramente letale (nel mondo sviluppato), ne continua il contagio, legato a fattori comportamentali. La SARS, 2003. Non una vera e propria pandemia anche se il virus, proveniente dalla Cina, si diffuse a Hong Kong e di lì fino a Taipei, Singapore, Toronto e molte altre nazioni. L'"influenza A H1N1", 2009-agosto 2010 Pandemia del Virus H1N1 denominata originariamente Influenza Suina perché trasmessa da questo animale all'uomo. Il suo focolaio iniziale ha avuto origine in Messico, estendendosi poi in soli 2 mesi a quasi 80 paesi. In Europa e paesi limitrofi, al 31-08-2009 i casi accertati sono 46.016 e le morti accertate sono 104. Nel resto del mondo i casi di morte accertati sono 2.910 finora[1]. Nel mese di agosto 2010 l'OMS (organizzazione mondiale della sanità) ha dichiarato chiusa la fase pandemica. Attualmente il virus H1N1 si comporta similmente ad altri virus stagionali (cd. Fase post-pandemica)[2]. Un altro agente patogeno che creò ricorrenti pandemie nella storia umana fu il tifo, chiamato anche "febbre da accampamento" o "febbre navale" perché tendeva a diffondersi con maggiore rapidità in situazioni di guerra o in ambienti come navi e prigioni. Emerso già ai tempi delle Crociate, colpì per la prima volta l'Europa nel 1489, in Spagna. Durante i combattimenti fra spagnoli e musulmani a Granada, i primi persero 3.000 uomini in battaglia e 20.000 per l'epidemia. Sempre per via del tifo, nel 1528 i francesi persero 18.000 uomini in Italia; altre 30.000 persone caddero nel 1542 durante i combattimenti nei Balcani. La grande armée di Napoleone fu decimata dal tifo in Russia nel 1811. Il tifo fu anche la causa di morte per moltissimi reclusi dei campi di concentramento nazisti durante la Seconda guerra mondiale. L'incontro fra gli esploratori europei e le popolazioni indigene di altre zone del mondo spesso fu causa di epidemie e pandemie violentissime. La popolazione dei Guanci delle isole Canarie fu completamente sterminata da un'epidemia nel XVI secolo.[senza fonte] Il vaiolo uccise metà della popolazione di Hispaniola nel 1518, e seminò il terrore in Messico intorno al 1520, uccidendo 150.000 persone (incluso l'imperatore) solo a Tenochtitlán; lo stesso morbo colpì violentemente il Perù nel decennio successivo. Il morbillo fece altri due milioni di vittime tra i nativi messicani nel XVII secolo. Ancora fra il 1848 e il 1849, circa un terzo della popolazione nativa delle isole Hawaii morì di morbillo, pertosse e influenza. Moltissime sono anche le epidemie di cui restano testimonianze storiche ma delle quali è impossibile identificare l'eziologia. Un esempio particolarmente impressionante è quello della cosiddetta malattia del sudore che colpì l'Inghilterra nel XVI secolo; più temibile della stessa peste bubbonica, questa malattia uccideva all'istante. Epidemie di Atene , sotto Giustiniano , medievale , presso gli Aztechi , spagnola in Europa .
  14. Agricola

    Le terrre perdute

    Tra gli anni 178 e 180 Marco Aurelio scateno’ l’ offensiva finale in Marcomannia e Sarmatia dopo che ottenuta una precedente pace con le tribu’ germaniche , queste non rispettarono gli accordi . Nel grande piano di Marco Aurelio era prevista una conquista stabile e definitiva di queste terre al di la del Danubio per evitare per sempre invasioni del limes danubiano , terre che oggi territorialmente appartengono alla Slovacchia e alla Moravia regione della Repubblica Ceca . La precedente tregua sottoscritta con le popolazioni germaniche, in particolare con Marcomanni, Quadi e Iazigi, durò infatti solo un paio d'anni, fino al 177. Il 3 agosto del 178 Marco Aurelio fu infatti costretto a marciare ancora una volta verso la frontiera danubiana, a seguito di una nuova sollevazione dei Marcomanni ; si stabili nella fortezza legionaria di Brigetio il suo quartier generale e da qui condusse l'ultima campagna nella primavera successiva del 179, che aveva come obiettivo quello di occupare stabilmente parte della Germania Magna (Marcomannia) e della Sarmatia. Cassio Dione racconta infatti che : <I Quadi essendo poco disposti a sopportare la presenza di forti romani costruiti nel loro territorio tentarono di migrare tutti insieme verso le terre dei Semnoni . Ma Marco Aurelio Antonino che ebbe queste informazioni in anticipo della loro intenzione di partire per altri territori , decise di chiudere loro tutte le vie di fuga , impedendo la loro partenza> Dopo una vittoria decisiva nel 178 , il piano per annettere la Moravia e la Slovacchia occidentale (Marcomannia) , per porre fine una volta per tutte alle incursioni germaniche , sembrava avviato al successo , ma venne abbandonato dopo che Marco Aurelio si ammalò gravemente nel 180 , forse anch' egli colpito dalla peste che affliggeva l' Impero da anni . La storia seguente la morte di Marco Aurelio e’ risaputa , Commodo insofferente al clima e allo stato di guerra non ancora conclusa definitivamente , decise di tornare a Roma stipulando una nuova pace con le tribu germaniche e le enormi fatiche di anni andarono perdute arrecando un danno e una mancata conquista di cui l’ Impero occidentale ne subi’ gli effetti dannosi nei decenni e secoli futuri . Esistono prove tangibili , oltre ai testi storici e alle monete , di queste conquiste romane nei territori della Marcomannia (Slovacchia) e Sarmatia (Moravia) che oggi corrispondono grosso modo a queste due terre ? Ebbene si , ci sono . A nord del Danubio e’ stato individuato il sito di Laugaricium , attuale Trencin in Slovacchia , molto vicino al confine con la Moravia (Repubblica Ceca) , dove si trovava un piccolo Castrum romano che ospitava tra il 179/180 la Legione II Adiutrix o un suo distaccamento , comandata da Marco Valerio Massimiano ; mentre nel 1995 e’ stato trovato ad Iza in Slovacchia un altro piccolo Castrum ; inoltre numerosi altri castelli militari romani sono tornati alla luce in Moravia (Repubblica Ceca) e in Slovacchia . In particolare a Laugaricium e’ stata trovata questa iscrizione : Victoriae Augustorum exercitus, qui Laugaricione sedit, mil(ites) l(egiones) II DCCCLV. (Maximi)anus leg(atus leg)ionis II Ad(iutrix) cur(avit) f(aciendum) Mentre ad Iza esistono resti del muro difensivo a nord del Danubio ; I romani costruirono il sistema difensivo chiamato Limes vicino al fiume Danubio sulla sponda destra del corso . Uno dei forti avanzati era posto sul lato sinistro di questo grande fiume europeo e si trovava vicino al villaggio di Iža non lontano da Komárno . Resti di questo sistema rappresentano uno dei più importanti monumenti romani in Slovacchia . Anche in località Leányvár gli archeologi di Iža hanno scoperto una delle più grandi strutture romane sul territorio barbarico che si estendeva a nord del Danubio . Il forte di Iza fu costruito dai Romani nel II° secolo al tempo delle guerre marcomanniche di Marco Aurelio , era collocato sulla riva opposta del fiume rispetto al campo legionario di Brigetio . Molte monete qui trovate risalgono infatti al periodo dell' Imperatore Marco Aurelio . Oggi ad Iza rimangono solo resti della fortificazione di pietra , frammenti di mura vicino alla porta settentrionale e una parte della fortificazione meridionale . I vari reperti archeologici di Iža furono trasferiti nel Lapidarium romano di Komárno , nel Museo Ponitrianske di Nitra e nel Castello di Bratislava . Con Marco Aurelio termina il grande progetto di Augusto che voleva la conquista totale della Germania Magna , dove per Magna si intendeva il territorio ad est del Reno e a nord est del Danubio . Dopo Augusto , Tiberio , Traiano e Marco Aurelio , i Romani si affacciarono molte volte in queste terre estreme , ma furono solo risposte militari ai tentativi germanici di oltrepassare il Limes . In foto e in seguenza : cartina geografica dell' Impero con le terre perdute alla morte di Marco Aurelio , posizione geografica delle due localita' in Slovacchia trattate nell' articolo , iscrizione di Laugaricium (Trencin) , resti del campo romano di Iza , tre monete emesse da Marco Aurelio nella prima fase della guerra marcomannica .
  15. Agricola

    Il corpo e l' anima

    Non tutti gli uomini che “fecero la storia” ebbero la fortuna di avere una sepoltura che sopravvivesse al tempo , tale da farla conoscere ancora oggi dopo quasi ventuno secoli , presso la quale ricevere la visita dei loro contemporanei e degli uomini futuri ; uno di questi uomini , in tal senso sfortunati , fu Cesare . Dopo la sua morte , il suo funerale pubblico avvenne il Il 20 marzo , la salma di Cesare fu condotta nel Foro e posta accanto alla tomba dell’ amatissima figlia Giulia , morta di parto nel settembre del 54 nella casa di Pompeo che poco dopo avrebbe perso anche il figlio avuto da Giulia . In quel luogo , proprio davanti ai Rostri , fu costruita una edicola aurea simile al tempio di Venere Genitrice . Il corpo di Cesare fu posto su un catafalco d’ avorio e coperto di porpora e oro con in evidenza la veste che indossava al momento dell’ assassinio . La visione di quella veste macchiata di sangue , piena di buchi dei pugnali dei congiurati e del corpo esanime di Cesare fu l’ ultima visione del grande uomo , infatti a cremazione terminata vennero raccolte le ceneri e da allora non si e’ saputo piu’ nulla di certo sul luogo della sepoltura . Le ipotesi piu’ probabili sono che le sue ceneri fossero depositate accanto alla figlia Giulia , oppure che fossero poste in una tomba in Campo Marzio , luogo nel quale riposavano molti altri grandi di Roma repubblicana , come Aulo Irzio e Silla . Ad oggi il luogo della tomba di Cesare e’ sconosciuto e forse tale rimarra’ per sempre . Esiste comunque una leggenda popolare , risale al Medioevo , le leggende non vanno sempre sottovalutate , che vuole che le ceneri di Cesare fossero state poste in una sfera di bronzo dorato che all’ epoca di Caligola fu sistemato in cima all’ obelisco che dominava il centro della spina del suo Circo in Vaticano . Questo globo di bronzo dorato , di 81 centimetri di diametro , decorava quindi originariamente l'obelisco eretto sulla spina centrale del Circo Vaticano dall' Imperatore Caligola. L' obelisco nel medioevo era considerato la tomba di Cesare , le cui ceneri sarebbero state conservate nella sfera bronzea collocata alla sua sommità . Tale errata convinzione fu divulgata dagli autori medioevali , che facevano riferimento sulla presenza dell’iscrizione dedicatoria a Giulio Cesare che era conservata sull' obelisco . Nel 1586 , quando l’ obelisco fu spostato nell' attuale posizione al centro della piazza di fronte alla Basilica di San Pietro , il globo venne rimosso , venne fatta una apertura e si poté verifiare che esso conteneva quello che a quel tempo fu ritenuta ruggine e terra , certamente a quel tempo questi residui non si potevano analizzare come oggi sarebbe facile fare . Collocato per qualche tempo nel cortile del Belvedere in Vaticano , il globo fu poi donato da Sisto V , nel 1589 , al Comune di Roma in Campidoglio ed e’ oggi conservato nei Musei Capitolini , nel contempo il globo rimosso dall’ obelisco fu sostituito in cima allo stesso con una croce di bronzo . A proposito del globo e del suo contenuto riporto una testimonianza diretta del 1590 dell’ Architetto Domenico Fontana che fu incaricato dal Papa Sisto V di innalzare l’ obelisco nella Piazza del Vaticano : <Avanti che la Guglia (Obelisco) fosse imbragata , alcuni giorni prima , fu levata la palla che vi stava in cima per ornamento et che per molti pensavano che sendo la Guglia dedicata a Cesare , in essa fossero le ceneri di lui . Fu considerata da me con gran diligenza e vidi lei essere gettata tutta d’ un pezzo senza commissura alcuna , che stando questo , non vi si poteva mettere dentro cosa alcuna , e ben vero ch’ in molti luoghi e’ stata forata d’ archibugiate (quando i Lanzechinecchi entrarono in Roma nel 1527) che vi sono state tirate da soldati quando la Citta’ di Roma fu presa , per i quali fori era entrata alquanto di polvere spinta dai venti , il che fu mostrato da me e a molti> In base a questa testimonianza diretta occorre pero’ considerare che i buchi arrecati alla sfera dagli archibugi dei Lanzechinecchi , in base a verifiche moderne , non riuscirono a forare completamente il bronzo ma solo ad intaccarlo in superficie , di conseguenza il contenuto in polvere vista dal Fontana dentro il globo non puo’ essere dovuta alla polvere trasportata dal vento , ma forse dovuta a sfaldatura del metallo , che da altri testimoni fu ritenuta essere ruggine o terra . Qualcosa comunque dentro il globo c' era . Questo per quanto riguarda il corpo di Cesare , passiamo ora all’ anima di Cesare e vediamo se puo’ aiutarci nella ricerca . E’ ipoteticamente lecito pensare , ma non impossibile , che Caligola per motivi a noi ignoti e stravaganti , quale era il suo carattere , raccogliesse le ceneri di Cesare depositate in qualche luogo di Roma , probabilmente in Campo Marzio , e le conservasse in quel globo bronzeo dorato allo scopo di adornare e rendere piu’ famoso e frequentato il suo Circo ; anche la forma del globo con una cuspide libera e visibile , mentre l’ altra cuspide opposta alla visiva doveva essere infissa nell’ obelisco per ancorare il globo , potrebbe avere richiamato alla mente la Cometa apparsa in cielo poco dopo la morte di Cesare , che fu ritenuta essere l’ anima di Cesare salita tra gli dei del cielo ; quindi quale altra collocazione avrebbe avuto , migliore che in cima ad un alto obelisco , per sistemare le ceneri di Cesare ? Giunti al termine della ricerca ad oggi non e’ possibile determinare con certezza il luogo dove furono deposte le ceneri di Cesare , di certo non ebbe un mausoleo o altro edificio funebre appariscente poiche’ nessuno scrittore ce ne ha tramandato il luogo e l’ aspetto , i tragici fatti che seguirono la morte di Cesare e la sua presunta intenzione di instaurare una forma di monarchia assoluta nocquero alla maggior parte della classe dirigente di Roma che non videro l’ ora di sbarazzarsi del corpo e dell’ anima di quell’ uomo cosi’ rivoluzionario , piu’ pericoloso di un Silla o di un Catilina . In foto il globo come e' oggi ai Mesei Capitolini e un disegno dell' obelisco quando era in giacitura originaria con globo in alto ed iscrizione alla base .

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