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Trovato 71 risultati

  1. Cartofilia CVORE ITALIANO

    Ecco una copertina di quaderno scolastico della fine degli anni trenta (la marca da bollo è del 1938): da poco si è conclusa la conquista dell'Etiopia. ...e le leggi razziali sembrano ancora lontanissime.
  2. Un saluto a tutti... vorrei mostrarvi la mia prima Cartolina Viaggiata del Regno d'italia, timbrata nel 1915. Premetto che sono completamente digiuno in campo di cartoline e francobolli ma mi appassiona tutto ciò che riguarda il Regno, quindi oltre alle monete che sto collezionando ci vorrei affiancare anche la storia postale...chi mi sa dire lo stato di conservazione e qualche info su questa cartolina? Mi ha colpito molto la frase scritta, non sono i soliti saluti ma la trovo molto patriottica... Grazie Daniele
  3. Salve, esiste una sezione dedicata alle cartoline postali? Avrei alcune cartoline viaggiate del Regno d'Italia e vorrei chiedere delle info. @petronius arbiter Grazie Daniele Angelucci
  4. Cartofilia Ex libris

    A qualcuno potrebbe interessare aprire un forum su questo argomento? Se sì ho un po' di mercanzia da mostrare. Grazie Italo
  5. Cartofilia L'esercito di Fiume

    Il 24 dicembre 1919 a Fiume, in occasione della Vigilia di Natale, le truppe "dannunziane" sfilano in parata. Qualche giorno prima (il 18 novembre), il Senatore Tenente Colonnello dei Bersaglieri Francesco Lorenzo Pullé conte di San Florian, inviato del Governo italiano a Fiume, aveva riportato sul suo diario una stima della consistenza dell'esercito fiumano: Brigata Randaccio Battaglione Regina
  6. Il 2° Corso Allievi Ufficiali "Accelerato" 1912-13 ebbe inizio all'Accademia di Modena il 1° settembre 1912 (in piena guerra di Libia) e si concluse nell'agosto dell'anno successivo. Durò solo un anno: di qui l'aggettivo "accelerato" che lo accompagnò fin dall'inizio. Molti degli Ufficiali che ne uscirono (382) ebbero la ventura di finire fra i primi al fronte il 24 maggio 1915... La prima pagina della Gazzetta Ufficiale con la quale si istituiva il Corso Accelerato della Scuola Militare di Modena nel 1912 e la pagina specifica.
  7. Cartofilia Giochiamo alla guerra?

    Cari Lamonetiani, rimettendo a posto delle vecchie carte in uno di questi "sonnacchiosi" giorni d'agosto, è riaffiorata questa foto che credevo ormai perduta. Ebbi modo di vederla una sola volta molto tempo fa e fu l'occasione perché i miei mi raccontassero alcune vicende legate ad uno degli uomini presenti nella foto. I miei genitori sono scomparsi da più di trent'anni e quindi non ho più la possibilità di approfondire (o ripassare) la storia. Tuttavia, se qualcuno la vorrà conoscere, sarò ben lieto di far riemergere ciò che ricordo di quanto mi dissero allora, ancora ragazzo...
  8. Amici, voglio sottoporvi questo oggetto che mi ha sempre affascinato; si tratta di un album con 12 cartoline riguardanti la Repubblica di San Marino. A quanto pare è completo, in quanto non vedo segno di strappo sull'ultima raffigurazione. Non conosco l'anno di produzione (sembrerebbe prodotto nel lasso di tempo dagli anni '20 agli anni '30 del '900); l'unica cosa chiara è l'Autore: Ditta, Pittore: Rufo Reffi. Documentandomi, sul sito dell'UFN sammarinese (che si occupa delle emissioni filateliche e numismatiche della piccola Repubblica) si legge: [...] Anche un Sammarinese operò nel campo della filatelia con onestà e coraggio: fu Alfredo Reffi che nel 1855 fondò la ditta cui volle dare il nome di “Antica casa Filatelica” , commerciò valori postali e stampò le prime cartoline illustrate riproducenti vedute del Paese di fine secolo. Esse sono anche oggi oggetto di appassionata ricerca e, data la loro rarità, hanno raggiunto un alto valore. Notevole, quindi, la figura di questo Sammarinese che può essere considerato un pioniere nell’attività che aprì le porte al grande commercio turistico. Potrebbe essere un parente del citato Alfredo Reffi? Vi chiedo quindi cosa ne pensate di tale oggetto; se potete, anche una valutazione economica, per pura curiosità. Non desidero comunque venderlo, in quanto si tratta di un ricordo che spesso guardavo assieme a mio nonno, che mi ha trasmesso la passione per la Numismatica e per il piccolo Stato in questione Vi ringrazio in anticipo!
  9. Buongiorno a tutti. Oggi voglio provare a fare una piccola ricostruzione, attraverso foto inedite dell'epoca in mio possesso, dei movimenti del 258° Reggimento Fanteria durante l'XI Battaglia dell'Isonzo. Spero possa piacerVi. 10 giugno 1917: La Brigata Tortona è riunita presso Kambresco. Ricomposta negli effettivi dall’arrivo dei complementi da Manzinello, la Tortona si porta in linea per prendere parte all'XI Battaglia dell’Isonzo (17-31 agosto), nel tratto di fronte tra lo Jelenik e la quota 711 (Uhr Kuk) con obiettivo, una volta vinta la resistenza nemica, di puntare sul monte Oscedrik e la Bainsizza, penetrando più in profondità possibile. Il piano di azione italiano prevede la conquista dei due altipiani da parte della 2a armata del Generale Capello, mentre la 3a armata del Duca d'Aosta deve superare le difese del monte Hermada, aprendosi la strada verso Trieste. Manzinello, frazione di Manzano (UD), giugno 1917: partenza della IV Compagnia del 258° Fanteria per formare il Battaglione di marcia. Il 258° Reggimento in marcia sfila davanti alla Bandiera per la "benedizione". 19 luglio 1917: In seguito ad una riduzione del settore, il 258° cede il tratto di fronte dallo sbocco dell'impluvio di Nekovo a quello del torrente Gorenje Vas al 12° bersaglieri, limitando la sua occupazione dallo sbocco di quest'ultimo torrente all'impluvio subito a nord di Krestenica. Luglio 1917: il Maggiore Sergio Martucci, comandante del I Battaglione del 258° Reggimento con i suoi comandanti di Compagnia osserva le linee nemiche dal monte Crior. 17 agosto 1917: Il 258° Reggimento si trasferisce a Liga. Alle 6 del mattino, tutti i cannoni delle due armate aprono contemporaneamente il fuoco, dal Mrzli al mare. Sull'Isonzo, nei pressi di Caporetto, gli Italiani hanno costruito uno sbarramento artificiale per diminuire la portata del fiume e permettere il gittamento di passerelle, sulle quali la notte del 19 agosto passeranno le truppe del XXIV e XXVII Corpo d'Armata. Agosto 1917: Ufficiali del I Battaglione del 258° Reggimento dinnanzi al Comando di Battaglione a Liga di Canale. Foto ricordo prima dell'avanzata. Agosto 1917: La III Compagnia del I Battaglione (258° Reggimento, Brigata Tortona) posa anch'essa in attesa dell'ordine d'attacco. 18 agosto 1917: All'inizio della battaglia della Bainsizza, la Brigata Tortona ha il compito di varcare l'Isonzo fra Gorenje Vas e Gorenje Polje, di impadronirsi dell'Uhr Kuk (o l'Orologio a Cucù) e dello Jelenik, di procedere all'occupazione di quota 855 estendendola fino al margine orientale del bosco che la copre e spingendo la sua ala sinistra fino alla selletta compresa fra la quota 800 ed il cocuzzolo di quota 856. Costituisce due colonne: quella Sud, composta dai Battaglioni I e III del 257°, passato l'Isonzo e vinte le resistenze dello Jelenik attaccherà la quota 850 passando per Oscedrik quella Nord, Battaglioni I e II del 258°, attaccherà il Kuk dal quale muoverà contro la quota 856 in concorso del 257. Il III del 258° in riserva divisionale, il II del 257° in riserva di Brigata. Gran Wass, 18 agosto 1917: l'artiglieria austriaca risponde ai tiri di preparazione italiani per l'azione sulla Bainsizza.
  10. Furono i Tedeschi durante la Grande Guerra (1914-1918) ad utilizzare per primi i gas asfissianti nella battaglia di Ypres. Le truppe alleate prese alla sprovvista dovettero quindi ideare in fretta e furia un sistema difensivo contro tale arma, sistema che divenne disponibile, però, solo qualche mese dopo (il 26 giugno 1915 ). Il primo modello di maschera antigas in dotazione consisteva in una semplice maschera di garza al cui interno era posto del cotone imbevuto di sali alcalini, che neutralizzavano i gas a base di cloro e bromo a protezione del sistema respiratorio. In un secondo momento, tale tipo di maschera fu modificato aggiungendovi anche degli occhiali protettivi (quella che vedete nella foto), per essere poi modificata in una maschera che copriva tutta la faccia, detta "polivalente a protezione unica" e che, secondo la propaganda dell'epoca, avrebbe dovuto proteggere "in modo incondizionato e completo da tutti i gas, anche se impiegati contemporaneamente". Qui Vi sottopongo due fotografie scattate il 24 luglio del 1916. Un gruppo d'Ufficiali italiani del 25° Reggimento Fanteria dispiegato a Ciginì-Tolmino (Brigata Bergamo) sembra quasi divertirsi mentre prova le maschere antigas. Alcuni di loro poi verranno trasferiti all'8° Reggimento (Brigata Cuneo) il 1° agosto dello stesso anno ed il 6 del mese avranno la ventura di partecipare al VI Battaglia dell'Isonzo dove la Cuneo verrà decimata nei pressi del villaggio di Grafenberg.
  11. Chi avesse avuto l'occasione di leggere il bell'articolo di Leonardo Malatesta "L'Arma dei Carabinieri e l'impresa di Fiume" (Rassegna dell'Arma Anno 2011 Editoria Arma dei Carabinieri) visibile anche su internet, avrà potuto rendersi conto di come ad un certo punto (§ 4. I contrasti fra legalisti e scalmanati) si pose fine al periodo di prevalenza degli elementi nazionalistici e patriottici (9 gennaio 1920) per lasciar posto sempre più a fermenti antimonarchici e repubblicani. Il documento che qui riporto, segna - in questo quadro - l'ultimo tentativo del comandante del XXII Reparto (legalista) di richiamare all'ordine gli uomini al suo comando. Siamo ormai in aprile e gli uomini sono sempre più ingovernabili, sedotti dalla propaganda e affascinati dagli ideali rivoluzionari. L'ufficiale in questione arriverà a sfidare a duello uno dei suoi Tenenti il 15 giugno per poi lasciare definitavamente Fiume alla fine dello stesso mese. Qui sotto vi riporto il documento - una vera "chicca" a mio modesto avviso - chiedendo scusa per aver modificato la firma del Capitano per questioni di privacy impostami e che spero di riuscire a rimuovere col tempo.
  12. Cartofilia Caro amico ti scrivo...

    L'autore di questa lettera fu Federico Campanella nato a Genova, 10 luglio 1804. Laureatosi in Legge nell'estate del 1829, fu amico di Giuseppe Mazzini e fu tra i fondatori, assieme ai fratelli Ruffini, del primo comitato genovese della Giovine Italia e partecipò alla spedizione mazziniana in Savoia nel 1834. Fallito il tentativo insurrezionale, andò esule in Svizzera e poi riparò a Marsiglia presso Luigi Amedeo Melegari. Rientrato in Italia partecipò al moto milanese delle "Cinque Giornate". Giunta, infatti, la notizia dell'insurrezione di Milano, alcuni volontari genovesi formarono la Compagnia "Mazzini" cui Campanella si aggregò e con essa partì per Milano dove giunse il 23 marzo 1848 dopo aver partecipato all'occupazione di Pavia. Il 31 dello stesso mese esortava Mazzini ad accorrere in Lombardia, dove era vivo lo spirito repubblicano. Poco dopo, per incarico di Cesare Trabucco conte di Castagnetto (o Castagneto come è riportato nella lettera), segretario di Carlo Alberto, propose a Mazzini, arrivato a Milano l'8 aprile 1848 (anche se dalla lettera sembra che fosse già a Milano prima dell'arrivo del Campanella), un accordo col re per favorire la politica fusionista sabauda in cambio di una maggiore democraticità della futura costituzione del nuovo Stato. Se il Campanella si preoccupava di assicurare alla rivoluzione nazionale l'appoggio dell'esercito piemontese, Mazzini non poteva transigere oltre un certo limite sulle sue convinzioni repubblicane. La lettera, che qui riporto, è il riassunto che Federico Campanella fece ad un amico il mercoledì 12 aprile 1848 del suo tentativo. Fallita la missione, a metà di aprile il Campanella tornò a Genova, dove mantenne una posizione politica moderata, impegnandosi nell'organizzazione della guardia nazionale e nell'assistenza alle famiglie dei richiamati, ma evitando di iscriversi al Circolo italiano di ispirazione democratica avanzata. L'anno successivo fu tra i protagonisti dell'insurrezione di Genova (come membro del governo provvisorio e capo di stato maggiore della Guardia Nazionale con il grado di colonnello) che il generale La Marmora represse nel sangue. Il nostro riuscì a scappare su di una nave da guerra americana conGoffredo Mameli e Nino Bixio alla volta di Roma, dove - come soldato semplice - fu con Garibaldi alla difesa della Repubblica Romana. Al ritorno del Papa a Roma scappò ad Atene e poi a Parigi. Qui, nel 1851, fu tra coloro che si opposero vanamente al colpo di Stato di Luigi Napoleone Bonaparte e, alla salita al trono di quest'ultimo, si rifugiò a Londra ove si rimise in contatto con Mazzini e si adoperò per organizzare il Partito d'Azione. Nel 1859 tornò in Italia e seguì Garibaldi nella spedizione dei Mille. Dopo la proclamazione del Regno d'Italia, il 22 giugno 1862 fu eletto deputato al Parlamento dal Collegio di Corleto Perticara in Basilicata, ma nel 1863 la sua accesa fede repubblicana lo spinse a rassegnare le dimissioni da deputato perché la Camera aveva approvato la repressione in Sicilia. Tuttavia, continuò ad occuparsi di politica e fu tra i più instancabili organizzatori del partito repubblicano e del movimento massonico italiano. Nel 1868, dimessosi Garibaldi, il Grande Oriente di Palermo offrì la carica di Gran maestro a Mazzini che rifiutò, ma che nel contempo propose Campanella, il quale venne eletto il 19 luglio per un triennio. In contrasto con il Grande Oriente d'Italia allora filomonarchico e con sede a Firenze, propose di indire una costituente per riformare la Massoneria italiana. Costituente che ebbe finalmente luogo nell'aprile del 1872 a Roma e che vide la riunificazione dei vari centri massonici della penisola. Campanella fu eletto Gran maestro onorario e lasciò la direzione della massoneria palermitana al nuovo Gran maestro del Grande Oriente d'Italia Giuseppe Mazzoni. Morì a Firenze il 9 dicembre 1884. Qui sotto, per comodità di lettura, riporto il testo della lettera: HÔTEL du MARINO RUE DU MARINO 1137 MILAN Caris.mo Amico Milano 12 aprile 1848 Ho tardato sinora a ringraziarvi della gentile vostra lettera che mi avete inviata per il Sig.r Conte di Castagneto, alfine di potervene far noto il risultato. S.E. mi accolse colla massima gentilezza e si offrì pronto a parlare al Ministro della guerra nel caso ch'io avessi voluto prendere servizio nella R. armata. Mi fece però osservare che un fucile di più, un fucile di meno sarebbe di poco vantaggio alla causa nazionale, e ch'io avrei potuto servirla con altri mezzi quantunque il mio scopo fosse quello di guerreggiare la guerra dell'indipendenza, pure credetti conveniente di aderire alla volontà di S.E. dichiarandomi pronto a servire il mio paese in qualsivoglia modo. S.E. mi diede per missione di ritornare a Milano, alfine di poter riunire, per quanto era in me, gli uomini d'ogni partito e principalmente Mazzini, detto lo Stendardo dell'unità italiana. La missione, data in termini così generali, era troppo conforme ai principii da me professati perché non venisse prontamente abbracciata. Feci però conoscere a S.E. per mezzo di Mazzini che due erano le forme sotto le quali potea essere riunita l'Italia: la monarchica o la repubblicana, e quantunque io pensassi che C. Alberto coll'esercito piemontese fosse il mezzo il più pronto onde ottenere l'unità, pure non avrei potuto decentemente fare della propaganda monarchica in opposizione alla repubblica: che ad ogni modo avrei consultato gli uomini coi quali sono in rapporto politico da tanti anni ed avrei agito in conseguenza. Giunto in Milano mi recai immediatamente da Mazzini e gli spiegai l'oggetto della mia missione. Mazzini mi dichiarò francamente che avrebbe sacrificato volentieri le sue convinzioni repubblicane alla questione dell'unità che per lui era la più importante di tutte; che però nella sua maniera di vedere, l'unità si sarebbe più facilmente conseguita colla repubblica che colla monarchia, a meno che C. Alberto, rompendo in visiera cogl'altri sovrani d'Italia e colla diplomazia estera, dichiarasse in un proclama all'Italia che i tempi sono maturi, che ci si pone ad intraprender moti unitarii della nazione, che pone la sua spada al servizio di questa causa, che invita tutte le popolazioni d'Italia a svincolarsi dalle loro divisioni a costituirsi in nazioni. In tal caso accetterebbe la monarchia di C. Alberto e si farebbe soldato sotto di lui. Del resto, quanto a lui, non intende lottare o esortare gli altri a lottare contro qualunque fatto risultante dal voto lombardo, anche discorde dalla sua credenza. Intende soltanto difendere la causa dell'unità in primo luogo, a dichiarare anche teoricamente, occorrendo, le sue convinzioni repubblicane, ma senza polemica, senza appello rivoluzionario, senza congiura, delle quali è passato il tempo. Queste cose io le ho comunicate al Sig.r Conte di Castagneto, e vedendo intanto di non poter essere di alcuna utilità in Lombardia, e non potendo d'altronde rimanere più a lungo fuori di casa, come vi scrissi, io penso di ritornarmene in Genova domenica o lunedì. Vi rinovo i miei sinceri ringraziamenti e vi saluto caramente vostro aff. amico Federico Campanella
  13. Il XXII Reparto d'Assalto venne formato il 1° settembre 1917 con la denominazione di "II Reparto d'Assalto" (diverrà XXII il 20 maggio 1918) ed ebbe il battesimo del fuoco il 29 dello stesso mese sulla Bainsizza. La I Compagnia, "con superbo valore", conquistò la quota 800 presso Madoni, con altre quote minori, prendendo al nemico circa 1.400 prigionieri, 20 mitragliatrici, armi, munizioni e materiali vari. L'8 ottobre la II Compagnia espugnava d'impulso il munitissimo caposaldo di Vhr-Scutz (quota 814 di Kal), prendendovi circa 200 prigionieri, 2 cannoncini ed una decina di mitragliatrici; raggiunto un attendamento nemico, gli Arditi fecero strage di quanti tentarono di opporre resistenza. Il 13 ottobre fu la volta della III Compagnia che irruppe "con magnifico slancio", nelle trincee alle falde del monte Rombon (Conca di plezzo) catturando o annientando l'intero presidio nemico. L'inno "Giovinezza" - rivisitato nel testo - accompagnò l'intero Reparto fin dalla partenza per la Bainsizza da Sdricca di Manzano il 28 settembre 1917. Qui il testo riportato dal comandante della III Compagnia...
  14. 19.03.1919 Il XXII Reparto d'Assalto col Comando di Gruppo (III Gruppo d'assalto al comando del Tenente Colonnello Raffaele Repetto) s'imbarca sul piroscafo “Umbria” a Venezia: destinazione il porto di Gallipoli nel Golfo di Taranto, tappa intermedia per poi proseguire fino in Libia. Il piroscafo Umbria in navigazione (da una cartolina dell'epoca). 20.03.1919 La navigazione procede tranquilla verso sud anche se il tempo volge al brutto e lungo la rotta sono segnalati campi di mine posti negli anni precedenti dalla Marina austro-ungarica. Una mina di questo tipo fu probabilmente la causa dell'esplosione che squarciò il proscafo Umbria. 21.03.1919 La navigazione, già difficile per il mare agitato, viene funestata da un incidente collegato al conflitto. Alle 21,20 il piroscafo urta una mina alla deriva che, esplodendo, provoca uno squarcio e l’allagamento della stiva. La nave è sul punto di capovolgersi per il panico diffusosi a bordo e per le condizioni del mare. Il pronto intervento degli ufficiali e il comportamento disciplinato delle Fiamme Nere, che si dispongono in modo da bilanciare il peso dell’acqua imbarcata, evitano che il grave incidente si trasformi in una tragedia. Si hanno 200 morti. Il XXII Reparto ha 2 morti e 18 feriti e ben 83 uomini scompaiono in mare, trascinati via dall’acqua entrata nella falla o gettatisi fuori bordo al momento dello scoppio. Il piroscafo prosegue a tutta velocità cambiando rotta, dirigendosi verso Mola di Bari e quindi verso Bari senza bisogno di soccorso. Durante il tragitto si procede alla cura dei feriti e al salvataggio di quelli rimasti nella stiva allagata. La foto delle stive allagate fatta da uno degli ufficiali del XXII Reparto Arditi ed il suo commento sul retro della stessa. Per questa azione il Tenente Colonnello Repetto riceverà una medaglia d'argento al V.M. con la seguente motivazione: "Comandante di truppe a bordo di un piroscafo che, urtato da una mina, corse serio pericolo di naufragio, con sereno spirito, fredda calma ed energico contegno seppe imporsi a tutti e ciò non solo al momento dell'urto, ma anche durante le lunghe susseguenti ore di navigazione sostenuta dalla nave squarciata per raggiungere il porto più prossimo, moltiplicandosi ovunque, tenne la più serena disciplina, riuscì a compiere il salvamento di alcuni militari bloccati nelle stive allagate ed infondendo in tutti calma, sicurezza e fiducia, fu non ultimo fattore della salvezza della nave." E, sempre per questa vicenda, il Generale Ottavio Zoppi, comandante della I Divisione d'Assalto, il 30 dello stesso mese, giunto il XXII Reparto in terra libica, lo appellerà "Serenissimo" per la condotta tenuta. Il nome accompagnerà il Reparto anche a Fiume sino al suo scioglimento.
  15. Cartofilia Fiume: invito al concerto

    Nella città "contesa" non mancano i momenti di relax...
  16. Mi piace questa sezione: è uno sbocco per chi, come me, ama la storia. E allora perché non portare un piccolissimo contributo? Ecco un articolo del Corriere della Sera del 21 maggio del 1936 in cui Arturo Marescalchi, tecnico agricolo e uomo politico ( nacque a Baricella - BO nel 1869 e morì a Gardone Riviera 1955) dedito agli studî agrarî e in particolare alla viticoltura e all'enologia. Egli fu direttore di varî periodici, l'Enciclopedia agraria UTET, una Storia della vite e del vino (3 voll., 1931-37), e collaborò al Corriere della sera per il settore agricolo; pubblicò L'agricoltura italiana e l'autarchia (1938) e Il volto agricolo d'Italia (2 voll., 1940), oltre a manuali di tecnica e di economia agraria. Deputato (1919-34), quindi senatore del Regno, fu sottosegretario all'Agricoltura dal 1929 al 1935. L'articolo spiega tutti i vantaggi che trarremo dalla appena avvenuta conquista dell'Impero del Negus (l'annessione al Regno d'Italia è avvenuta ufficialmente il 7 maggio e due giorni dopo Mussolini ha proclamato l'Impero per l'Italia). A leggerlo pare proprio che abbiamo fatto un affare...
  17. Carissimi, abbandono per un attimo la numismatica per mostrarVi questa cartolina che segnò un momento di convivialità fra alti ufficiali seduti ad un tavolo a Fiume. Siamo nel 1919, il giorno 24 di settembre, quando uno degli alti ufficiali presenti al tavolo (che non firmò perché intese il documento a suo ricordo) decide di raccogliere le firme dei partecipanti utilizzando il retro di una delle tante foto-cartoline eseguite dal fotografo Betti per festeggiare l'evento. Ho impiegato tre anni per decifrare tutte le firme, ma ora posso affermare con certezza l'autore d'ognuna: - al centro campeggia la firma del "Comandante" Gabriele D'Annunzio (1 M.O. e 5 M.A. 1863-1938) o "d'Annunzio" con la "d" minuscola come amava firmarsi ed uno dei suoi celebri motti di cui, in seguito, si appropriò il fascismo; - in alto a sinistra abbiamo Eugenio Casagrande, Tenente di Vascello, pilota ardimentoso (1 M.O. e 1 M.A. 1892-1957) con 16 missioni di recupero di informatori che gli valse il titolo di Conte di Villaviera (la laguna teatro di molti suoi asmmaraggi); sotto la firma di D'Annunzio da sinistra a destra: - Ulisse Igliori, Tenente (1 M.O. e 1 M.A. 1895-1966), Ardito, in seguito squadrista, coprotagonista della Marcia su Roma, deputato, dirigente sportivo (fondò la squadra A.S. Roma) e imprenditore; - Luigi Rizzo "l'Affondatore", Tenente di Vascello (2 M.O. e 4 M.A. 1887-1951), lascerà il servizio attivo come Capitano di Fregata, Conte di Grado e nel 1936 nominato Ammiraglio di Divisione della Riserva Navale; - Raffaele Repetto, Tenente Colonnello degli Arditi (2 M.A.), ex comandante del III Gruppo d'Assalto qui a Fiume comandante del Gruppo Arditi; - Giuseppe Nunziante, Maggiore comandante l'VIII Reparto Arditi (2 M.A. e 2 M.B), guiderà l'esodo da Fiume restandovi fino al gennaio 1921. [Nota: M.O. = medaglia d'oro al valor militare; M.A. = medaglia d'argento al V.M.; M.B. = medaglia di bronzo al V.M.]
  18. buonasera a tutti, sperando di avere usato la sezione giusta chiedo aiuto per identificare un cliche' . si trova in una serie di cliche' del periodo fascista in mio possesso, ma mentre per gli altri e' stato molto facile l'identificazione su questo non trovo niente. spero in qualcuno di voi che sappia aiutarmi. cm 9 x 6 grazie riepo58
  19. Vi presento un'altra lettera di un famoso personaggio che ha lottato per la liberta' del suo popolo e per i diritti delle genti. Taraknath Das (o Tarak Nath Das ) (15 giugno 1884 - 22 dicembre 1958).Tarak nacque a Majupara, nei pressi di Kanchrapara , è stato un anti-britannico bengalese rivoluzionario indiano e studioso internazionalista.Notando il fascino di questo brillante studente con la penna, il suo preside lo ha incoraggiato a partecipare in un concorso sul tema del patriottismo. Colpito dalla qualità del ragazzo di sedici anni, uno dei giudici, l'avvocato P. Mitter, fondatore della Anushilan Samiti , ha chiesto al suo socio Satish Chandra Basu di reclutare il ragazzo. Passando l'esame d'ingresso con punteggi molto alti, nel 1901, Tarak è andato a Calcutta ammesso alla Istituzione dell'Assemblea generale (ora Scottish Church College ) per gli studi universitari. Nella sua attività patriottica segreto, ha trovato pieno appoggio dalla sua sorella maggiore Girija.Tarak era un membro fondatore della Associazione nazionale per l'avanzamento della gente di colore e il Partito della donna Nazionale ,fu arrestato negli Stati Uniti dove era immigrato da giovane dopo il rilascio nel 1924 ando' in Europa, a Monaco di Baviera ha fondato l'istituto dell'India, che ha assegnato borse di studio a studenti indiani meritevoli.Al suo ritorno negli Stati Uniti, Tarak è stato nominato professore di scienze politiche presso la Columbia University e Fellow della Georgetown University . Con la moglie, ha aperto l'intraprendente Taraknath Das Fondazione nel 1935, per promuovere attività educative e di favorire i rapporti culturali tra i paesi americani e asiatici.Attualmente, questa Fondazione premia con soldi gli studenti universitari indiani che studiano negli Stati Uniti, che hanno completato o stanno per completare un anno di lavoro di laurea. Tarak è stato tra coloro che hanno sofferto emotivamente dalla divisione dell'India nel 1947 e si oppose con veemenza al processo di balcanizzazione dell'Asia meridionale fino al suo ultimo giorno. Dopo quarantasei anni di esilio, ha rivisitato la sua patria nel 1952, come Visiting Professor della Fondazione Watumull.La Fondazione Das Taraknath da un premio ogni anno a persone che contribuiscono alla comprensione tra India e l'America.
  20. Lucknow è sempre stata conosciuta come una citta multiculturale,si trova in India divenne indipendente dalla Gran Bretagna il 15/8/1947 e la citta 74° in piu rapida crescita al mondo. Il testo non riesco a tradurlo purtroppo ho pocha dimestichezza con le lingue, ringrazio in anticipo chi ci provasse.
  21. Credo di fare cosa gradita postando questa lettera di una persona che ha avuto un ruolo importante per l'indipendenza dell'India ,partecipando attivamente e sostenendo Gandhi.Per la riservatezza ho provveduto a non mostrare il nome della persona a cui fu indirizzata .Chi è bravo con la traduzione potrebbe gentilmente tradurla correttamente, perchè il traduttore in rete non è stato soddisfacente.Grazie
  22. Vecchia cabala del lotto.
  23. Anche chi ti aiutava prendeva cio che serviva.....
  24. buongiorno , volevo mostrarVi il mio acquisto , un libro del regno delle Due Sicilie con regnante Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte .
  25. Cartofilia cairoli pavia

    buonasera, sono in possesso di questo documento che riguarda l'inaugurazione del monumento a Cairoli in pavia. mi risulta inaugurato il 27 aprile 1900 ma il modulo di iscrizione alla gara allegato all'invito parla di giugno. forse gli amici pavesi ne sanno qualcosa, gradirei sapere se qualcuno conosce la medaglia premio per il V classificato menzionata nei premi. grazie a tutti riepo

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