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  1. Saluti a tutti, volevo una valutazione e uno stato di conservazione di questa moneta, 10 lire impero 1936. grazie.
  2. Ciao! Avrei bisogno di aiuto per l'identificazione della moneta e le sue caratteristiche. In base alle mie ricerche dovrebbe essere stata emessa dalla zecca di Verona prima del potere scaligero, quindi sotto l' autorità emittente di Federico II di Svevia. Chi mi sa dare conferme o ulteriori indicazioni (anche bibliografiche magari) mi fa un grandissimo favore. GRAZIE!
  3. Martin_Zilli

    Sacchetto Regia Zecca

    Circa due anni fa ho comprato questo sacchetto di liuta con le iniziali della Regia Zecca contenente varie monete in FDC del '43 da 10 e 20 centesimi. Pensate sia originale?
  4. Voglio iniziare questa discussione per poter condividere quelle situazioni che io adoro, ovvero, i ritrovamenti di monete relativamente "belle" nelle ciotole colme di comuni monetine di Vittorio Emanuele iii . Ho notato che é successo a varie persone nel forum. Per cominciare vi posto questo 10 soldi genovese 1814 che "ho portato a casa" per 2€, trovato in un vassoietto in una bancarella a Porta Portese-Roma.
  5. Salve, Recentemente @santone mi ha aiutato a scaricare il RIC e devo dire che é stato di grande aiuto dato che sono riuscito a classificare una trentina di monete romane che avevo comprato tempo fa. Nonostante ora io abbia questo catalogo non riesco comunque ad individuare la seguente moneta. Ø 20.5 mm Grazie
  6. Salve a tutti. Sono un nuovo entrato e non so bene come muovermi all'interno delle varie discussioni. Mi è stato indicato di aprire una nuova discussione: ci provo. Sono da poco pensionato e mi sto divertendo a catalogare tutte le monete che ho raccolto sin da quando ero ragazzo. Guardandole con attenzione ho individuato alcune monete Impero, 20 e 50 centesimi, circolate, con delle particolarità. So bene che il valore numismatico è nullo o quasi ma mi sarebbe di aiuto formativo il parere di qualche esperto. Le monete sono visibili in allegato e cronologicamente individuabili come segue: C 50 anno 1941 rottura del conio in corrispondenza dello stemma sabaudo; C 50 anno 1941 rottura del conio sulla R di RE; C 20 anno 1943 rottura del conio in corrispondenza della data: il 4 e il 3 sono mal coniati; C 20 anno 1940 eccedenza di materiale sulla T di ITALIA; C 20 anno 1940 frattura del tondello utilizzato per la coniatura; C 50 anno 1941 coniati su tondello di lega con scarsa quantità di cromo, vedasi confronto. Ovviamente queste sono le mie considerazioni, il parere di chi è più esperto è ben gradito. Tali monete possono avere un qualche interesse numismatico? Un grazie a tutti anticipato.
  7. Scrivo per la prima volta in questa sezione del forum per presentare una medaglia che mi piacerebbe moltissimo trovare, ma che per ora ho visto dal vivo una sola volta. Si tratta di una medaglia realizzata nel 1987 dall'artista Luciano Zanelli e coniata presso l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, per celebrare l'VIII centenario dell'assedio di Alatri da parte del re Enrico VI, figlio dell'imperatore Federico I Barbarossa. In realtà l'anniversario cadeva nel 1986, visto che l'episodio storico si colloca nel 1186; tuttavia, per una serie di ritardi nell'appalto e nella preparazione della medaglia, la presentazione ufficiale da parte dell'Autore avviene soltanto il 22 aprile del 1987, presso il civico museo di Palazzo Gottifredo. Prima di mostravi la medaglia, vorrei circostanziare l'episodio (in realtà sono più episodi collegati) da cui prende spunto la rappresentazione realizzata dal maestro Luciano Zanelli. Quanto segue è tratto in larga misura dall'articolo "1987 - 2000 L'epoca delle MEDAGLIE d'ARTE" presente sul sito http://www.aletriumcollection.it/, a sua volta inspirato al racconto dei fatti riportato dall'artista Luciano Zanelli nel suo libro “Felcia Anticoli Fiuggi”. Ci troviamo nel pieno delle lotte tra papato e impero per l'affermazione, da parte del potere temporale, della superiorità dell'autorità imperiale nei riguardi della Chiesa e del Papato. Nel 1186 il futuro re Enrico VI di Hoenstaufen, diretto in Sicilia, penetra nel Lazio ed impone a tutte le città di passaggio il versamento del “fodro”, una tassa dovuta dai sudditi per il sostentamento delle truppe imperiali. Diversi comuni, tra cui Anagni, Anticoli (l'attuale Fiuggi), Frosinone, Guarcino, Palestrina, Veroli, si piegano alla richiesta di Enrico VI. Altri, invece, si oppongono e iniziano una lunga e caparbia resistenza. Fumone, ad esempio (meraviglioso paese situato a pochi chilometri da Alatri) chiude in faccia le porte ai messi imperiali. Enrico VI invano tenta di prenderla d'assalto, giudicando dispendiosa l'azione (il paese si trova arroccato a circa 800 metri slm), e si dirige invece verso Ferentino, che si era unita a Fumone. Dopo martellanti azioni gli imperiali superano le mura e mettono a sacco la cittadina. Presa Ferentino, l'ira del germanico si rivolge contro Alatri, nella quale nel frattempo si erano asserragliati anche armati delle stesse città che avevano pagato il “fodro”. Ma le mura pelasgiche, la Civita e gli animosi difensori sono un ostacolo insormontabile; l'Hoenstaufen aveva posto il suo quartier generale sul Colle di San Pietro mentre la cavalleria chiudeva la valle di Carano e le fanterie circondavano le mura con macchine da guerra. L'assedio si protrae senza esito per giorni e, piano piano, gli assedianti incominciano ad avere la sensazione di trovarsi a loro volta circondati, dal momento che gli Alatrensi avevano chiesto rinforzi ai vicini alleati. Guarcino, Vico e Collepardo si erano uniti in lega ed altri uomini si erano messi in moto da Anticoli, Porciano, Anagni e da altri paesi limitrofi. Resosi conto dell'imminente pericolo, gli imperiali tolgono l'assedio e si dirigono verso Guarcino, con l'intento di eliminare la più pericolosa spina nel fianco. Sull'abbandono dell'assedio da parte degli imperiali, gli Alatrensi hanno creato diverse leggende, che riporto sinteticamente di seguito, visto che alcune di esse furono riprese nella realizzazione della medaglia: - un prodigioso intervento di San Sisto, il Santo Patrono della città, settimo Papa della Chiesa di Roma; - la straordinaria azione di una vergine paesana che, dagli spalti delle mura, incitava i concittadini alla pugna; - l'ingegnosa trovata secondo cui, durante una pausa dell'assedio, gli abitanti fecero sfilare dalle 4 porte della città l'esercito per più volte, facendo cambiare ogni volta abiti e insegne alle truppe, in modo da ingannare gli assedianti circa il reale numero dei difensori; - la messa in scena di un gruppo di contradaioli, che si mise a giocare alla “ruzzica” in uno spazio tra le mura e l'accampamento in cui si trovavano gli assedianti, con delle grandi forme di cacio che vennero poi offerte allo stesso Enrico VI, per dimostrare la ricchezza di vettovaglie di Alatri. Dicevamo dell'abbandono dell'assedio da parte degli uomini di Enrico VI. Le asperità del terreno (balze, gole, boschi, strettoie, il fiume Cosa) non consentono all'esercito tedesco di procedere compatto. Enrico VI vede tornare a brandelli le sue avanguardie, che cadono in imboscate e sono incalzate dai locali, che sfruttano tatticamente la superiore conoscenza del territorio. Finalmente l'esercito imperiale sbocca nella valle del Cosa sulla piana che si estende tra le città di Guarcino e Vico. Alle proprie spalle ha lasciato le indomite Alatri e Fumone, imbaldanzite dal successo. Verso nord la ritirata sarebbe un suicidio, non consentendo il terreno un buon campo di manovra per la cavalleria teutonica, nerbo dell'esercito. Enrico VI si trincea perciò nella valletta sotto Guarcino, con la preoccupazione di come defilarsi da questa critica situazione. In questo contesto si colloca l'episodio della "Disfida del Malpensa". Le cronache del tempo, pur non risolvendo l'enigma di quali furono i presupposti dell'idea della disfida fra due campioni degli eserciti contrapposti (c'è da supporre che la proposta sia nata dai germanici che cercavano un espediente a buon mercato per sganciarsi dalla trappola che poteva scattare) narrano che un “teutonicus” ed un latino, tale Malpensa Guttifredi scesero a singolar tenzone davanti al re Enrico VI con l'esercito posto a cerchio e il popolo di Guarcino sugli spalti. Se avesse vinto il germanico, Enrico VI avrebbe avuto la concessione di proseguire sul sentiero che portava verso Napoli. In caso contrario, avrebbe ritirato l’esercito a nord di Roma. Come potete immaginare, il Malpensa ebbe la meglio e il suo successo sancisce la definitiva vittoria delle città laziali sui tedeschi. Ed ora la medaglia:
  8. TheWhiteFly

    Carausius...

    Il mio viaggio negli imperi secessionisti continua. Questo è il mio primo Carausio, non certo un fior di conio ma credo possa (a me certamente) dare ancora tante emozioni. Peso 3.51 gr, diametro 22 mm. L'ho classificato (correggetemi se sbaglio) come: Carausius AE Antoninianus. London mint 287-293 AD. IMP C CARAVSIVS PF AVG, radiate, draped and cuirassed bust right. PAX AVG, Pax standing left, holding branch and sceptre. F-O across fields. Mintmark ML. RIC V-2, London 98 Anche se il venditore non è d'accordo con me (RIC 101; Cohen 209). E per chi non conoscesse Carausio un piccolo "furto" da Wikipedia. Carausio Marco Aurelio Mauseo Carausio (latino: Marcus Aurelius Maus(aeus?) Carausius; ... – 293 ) è stato un comandante militare romano, nato nella Gallia Belgica, che nel 286 usurpò il potere, proclamandosi imperatore della Britannia e della Gallia settentrionale. Tenne il potere per sette anni, prima di essere assassinato dal suo tesoriere, Allecto, che gli succedette. Carausio era di umili origini e proveniva dalla tribù belgica dei Menapi. Si era distinto durante la campagna militare condotta dall'imperatore Massimiano contro i Bagaudi nel 286. Divenne poi comandante della classis britannica, che pattugliava la Manica, col compito di ripulirla dai pirati franchi e sassoni, che devastavano la costa dell'Armorica e quella della Gallia Belgica. Ma Massimiano, sospettando che Carausio fosse sceso a patti con loro, ordinò la sua eliminazione. Avendo saputo ciò, nel tardo 286 o agli inizi del 287, Carausio si autoproclamò imperatore della Britannia e della Gallia settentrionale. Nel 288 o nel 289, Massimiano preparò un'invasione della Britannia, che però fallì, forse anche in seguito all'invasione dei Franchi Sali del loro re Gennobaude, che impegnò l'Augusto lungo il fronte renano, meritandogli alla fine il titolo di Germanicus maximus insieme a Diocleziano. Carausio iniziò allora a sperare di essere riconosciuto dal potere centrale e cominciò a battere moneta a Londra, a Rouen e, forse, a Colchester. Nelle sue monete egli si attribuisce i titoli di "Restitutor Britanniae" ("Restauratore della Britannia") e di "Genius Britanniae" ("Spirito della Britannia"), a dimostrazione di come egli abbia fatto leva sul risentimento della popolazione nei confronti del governo di Roma. Questo stato di cose continuò fino al 293, quando Costanzo Cloro, divenuto Cesare d'Occidente, marciò in Gallia. Isolò Carausio assediando il porto di Bononia e invadendo la Batavia (delta del Reno), così da assicurarsi le spalle da possibili attacchi degli alleati franchi di Carausio. Ma decise di non tentare una nuova invasione della Britannia, finché non avesse costruito una flotta adeguata. Ma in quello stesso anno, il tesoriere di Carausio, Allecto, assassinò l'usurpatore, prendendone il posto. Dopo tre anni di regno, Allecto fu sconfitto e ucciso per incaprettamento (cioè per strangolamento) da un uomo di Costanzo Cloro, Giulio Asclepiodoto . Ciao! TWF
  9. Un saluto a tutti i miei amici collezionisti, apro questa discussione perché vi voglio mostrare questa bella banconota che ho acquistato di recente. Si tratta dei 5 Marchi del 1882. Questa biglietto fa parte della seconda serie di banconote datate 1882 ( la prima serie è del 1874 e sono estremamente rare ) emesse dalla banca centrale di Berlino per l'intero Reich tedesco, formatosi da pochi anni, precisamente nel 1871, per sostituire le varie banconote regionali che allora circolavano, in diversi nominali quali Gulden, Talleri e cosi via, cosi da portare ordine anche per quanto riguardava la cartamoneta, visto che anche per le monete si era intrapresa la stessa strada di unificazione circa un anno prima, nel 1873. Di questa seconda serie fanno parte i tagli da 5, 20 e 50 Marchi , per poi arrivare al 1883 con il taglio da 100, e il taglio da 1000 Marchi nel 1884. ( i tagli da 100 e 1000 Marchi proseguono negli anni successivi, 1891, 1895, 1896, 1898 mantenendo sempre quotazioni alte anche in bassa conservazione, e nel 1899 il taglio da 50, estremamente raro). La prima serie è composta invece dai tagli da 5, 20 e 50 Marchi nel 1874 e 100, 500 e 1000 Marchi nel 1876. Di questa serie abbiamo il taglio da 500 Marchi che non è presente nella emissione successiva. Tutte queste banconote sono di estrema rarità, e la grafica si differisce tra le 2 serie. Tornando al nostro 5 Marchi del 1882, si tratta del taglio più "comune", di facile ed accessibile reperibilità. I più rari e costosi sono in ordine i tagli da 50, 20 e 1000 Marchi, mentre quello da 100 è più comune e meno caro rispetto alle precedenti 3 banconote. Si parla comunque di prezzi d'acquisto di migliaia di Euro anche nelle più basse conservazioni. Tant'è che in FDS cataloghi non riportano nemmeno un valore, essendo praticamente introvabili. La mia banconota si presenta in buona conservazione, superiore alla media, la carta è ancora rigida e gli angoli appuntiti, non è ingiallita e i colori sono vivaci. Presenta una piega a croce, più accentuata nel verso. Molto bello il disegno del cavaliere germanico in armatura che poggia una spada a due mani sulla spala destra e tiene lo scudo con l'aquila imperiale nella mano sinistra. Le dimensioni sono 125x80 mm. Cosa ne pensate, vi piace? Che conservazione le attribuireste? Nel margine inferiore vi è una scritta a matita che non voglio cancellare, perché si tratta di una nota del precedente proprietario, da quel che leggo credo del 1932. A voi la scansione.
  10. Salve a tutti! Sono in possesso da diversi anni di alcune monete del periodo Regno d'Italia. Recentemente parlando con un amico, ho scoperto che una di quelle in mio possesso potrebbe essere leggermente più appetibile rispetto ad altre. Mi piacerebbe avere una vostra valutazione su questa moneta. P.S. se occorrono altre foto di alcuni particolari chiedete pure. Grazie mille in anticipo.
  11. Gentili utenti, In ciotola, ho trovato presso una bancarella questa Lira per 50 centesimi. Memore dal falso acquistato poco tempo fa, ho cercato un confronto su un libro sulle monete del regno e non sono risucito ad individuare discordanze di sorta. Penso che sia anche in uno stato abbastanza discreto (scusate la foto sfuocata nella parte bassa). Che conservazione dareste a questa moneta? Grazie.
  12. Ciao, Vi sottopongo questa moneta banale ma a modo suo interessante (per me almeno, dato che non ho mai visto nulla di simile). E' una normale liretta del 40, anche abbastanza buona come conservazione (secondo me siamo sopra SPL, ma sappiamo tutti quanto siano ingannevoli). Il particolare degno di nota è il bordo: la moneta appare leggermente decentrata al R, e lo spessore è maggiore. Allego anche un paio di foto di una liretta del 41, come confronto. La mia domanda è: potrebbe essere definito "errore di conio", "variante" o nessuna delle due? Grazie! :)
  13. Buona domenica sera a tutto il pianeta dei lamonetiani! A grande richiesta (si fa sempre per dire...) eccoVi il fratello maggiore sia del 50 lire postato di recente sia del ben più raro fratellino minore (sia chiaro, come dimensioni, non come censo) datato 1937. Non so per quale ragione le foto siano venute con quelle righe, che dal vero non esistono (oppure sono assolutamente impercettibili) in quanto la moneta è un FDC certificato Bassani come il 50 lire. Sono affezionatissimo alla coppiola imperiale 1936, che ho acquistato personalmente (papà non la possedeva) 8 anni fa. Ringrazio davvero gli amici che hanno portato alla nostra attenzione il progetto di queste due monete del quale - come scrivevo - mi era ignota l'esistenza. Un caro saluto a tutti min_ver
  14. Salve, Per ragioni di pura curiosità vorrei sapere come giudichereste la conservazione di queste monete del regno in diverse condizioni
  15. Ciao a tutti, ho preso questa monetina ad un mercatino, periziata, volevo un vostro parere sulla conservazione. Ora, nelle foto non si nota ma c'è un leggero lustro visibile in mano, qui la luce risalta i rilievi ed il colore del metallo. Presenta anche una leggera patinatura. Grazie.
  16. ray-ban

    1 Kronenthaler 1816 Bavariae

    Ciao a tutti, volevo mostrarvi questo mio acquisto di domenica ad un mercatino. Mi ha subito colpito e l'ho presa, credo di averla anche pagata bene. Certo, è la più comune data della serie. Come la valutate? Può arrivare ad un BB? Ha pure una bella patina, spesso vengono lavate... tutta leggibile. A voi la foto. 1 Kronenthaler 1816 Bavariae Maximilianus Iosephus I 29,34 g 39 mm 868/000 Ag
  17. Buongiorno, ho trovato dalla collezione di mio nonno le seguenti monete che penso siano di valore elevato: Sapreste dirmi quanto valgono? Grazie - Umberto I 5 lire 1896 - Umberto I 5 lire 1878 - Stato pontificio 5 lire 1870 - Impero 20 lire 1936 Vittorio Emanuele III - Governo provvisorio lombardia 1848 5 lire - Carlo felice (Genova 1827) - Vittorio Emanuele III re d'Italia 5 lire (1861/1961)
  18. Salve a tutti, ho fatto qualche foto ad alcune mie monete estere, e visto che non mi sembrano uscite male, volevo condividere con voi alcune di queste monetine. In questa discussione vi porto i 5 e 2 Reichsmark di Federico III imperatore della Germania e re di Prussia. Sono monete interessanti perché coniate dopo la sua morte, e a tiratura limitata. Il 1888 viene anche chiamato come l'anno dei 3 imperatori. Infatti in quell'anno Guglielmo I mori il 9 marzo e Federico III ne prese il suo posto. Purtroppo mori anche lui pochi mesi dopo, il 15 giugno, e Guglielmo II ne prese il posto. Per questo troviamo nel 1888 sia le monete di Federico III che di Guglielmo II (ma non di Guglielmo I), sebbene quest'ultime siano più rare. Infatti a me mancano, per ora. Al rovescio vediamo ancora l'aquila imperiale del primo tipo, che verrà sostituita in seguito con quella del secondo tipo, a partire dal 1891 per i pezzi da 2 e 5 Marchi del regno di Prussia. Personalmente preferisco l'aquila del primo tipo. Ecco a voi le foto delle 2 monete, attendo qualche vostro parere. Purtroppo ho notato che le monete non sono del tutto a fuoco nella parte inferiore e superiore, e per sbaglio non le ho fatte delle stesse dimensioni. 5 Reichsmark: 2 Reichsmark: Grazie ;)
  19. Salve a tutti! Sbirciando tra le vecchie monete in mio possesso, non ho fatto a meno di notare la moneta 20 centesimi Vittorio Emanuele III del 1942-XX impero. Data l'ottima condizione della moneta, volevo ricevere un parere sul suo valore numismatico e sullo stato di conservazione (BB?). Grazie! Qui di sotto sono allegate le foto
  20. Salve ragazzi ho ancora bisogno del vostro aiuto. Vorrei sapere quanto posso vendere questa moneta. Il sito numismatica italiana riporta che la moneta in questione, in versione magnetica sarebbe "non comune". Ho fatto una prova con la mia e la calamita resta attaccata al bordo della moneta, mentre al centro della stessa si ha una sorta di repulsione. é magnetica o antimagnetica? Valore? grazie in anticipo
  21. Acca

    2 Lire 1940 R

    Nell'album Le mie monete

    Tiratura: 5.742.000
  22. Acca

    2 Lire 1940 D

    Nell'album Le mie monete

    Tiratura: 5.742.000
  23. ray-ban

    5 Franchi 1813 D Napoleone Imperatore

    Salve a tutti, volevo mostrarvi uno dei miei ultimi arrivi. Vorrei un vostro parere sulla conservazione, io pensavo ad un MB+ o qBB. Ha molti segni di contatto, ma non ha colpi deturpanti ne i rilievi troppo consumati. Le foto sono venute un pochino chiare, ma la moneta è più scura, anche se non ha una patina particolarmente accentuata. C'è quel segno sul collo di Napoleone, ed alcune macchie al rovescio, si nota al centro della moneta dove c'è il valore, una zona quasi marrone chiaro. 37 mm di diametro e 24,64 g di peso. Zecca D (Lione) coniata in 916.089 pezzi. A voi :)
  24. Illyricum65

    Il Trionfo nell'Antica Roma

    Trionfo “Triumphare (celebrare un trionfo) è detto così perché i soldati che tornano dalla guerra col loro generale gli gridano attraversando la città mentre è diretto verso il Campidoglio «Io triumphe! ». Questo termine viene da thríambos, cioè da un soprannome greco di Libero. (Varrone, La Lingua Latina, VI, 68) Il Trionfo era il massimo onore che nell’antica Roma veniva tributato con cerimonia solenne al generale (o magistrato con concessione di Imperium, ovvero con delega al comando supremo dell’esercito) che rientrava da una guerra dove aveva conseguito un’importante vittoria. Prima della battaglia il magistrato doveva prendere gli auspicia, praticamente doveva presiedere ai rituali propiziatori. La guerra che egli andava ad affrontare doveva, poi, essere un bellum iustum, una guerra dichiarata secondo il rituale tradizionale e la vittoria doveva essere ottenuta con una battaglia cruenta e schiacciante. Il primo ad ottenerla fu Romolo che percorse la Via Sacra nel Foro Romano per recarsi al Campidoglio dove depose nel Tempio di Giove Feretrio (*) le Spolia Opima (**) (armatura, armi e altri effetti che un generale romano aveva tratto come trofeo dal corpo del comandante nemico ucciso in singola tenzone). (*) Il sito del tempio è attualmente dibattuto. Sappiamo, secondo quanto ci tramanda Tito Livio, che si trovava sul Campidoglio: « Portando le spoglie del comandante nemico ucciso... Romolo salì sul Campidoglio. Lì, dopo averle poste sotto una quercia sacra ai pastori, insieme con un dono, tracciò i confini del tempio di Giove e aggiunse al dio un cognome: "Io Romolo, re vittorioso, offro a te, Giove Feretrio, queste armi regie, e dedico il tempio tra questi confini... in modo che sia dedicato alle spolie opime, che a coloro che verranno dopo di me porteranno qui dopo averle sottratte a re e comandanti uccisi in battaglia". Questa è l'origine del primo tempio consacrato a Roma. » (Tito Livio, Ab Urbe condita libri I, 10.) Secondo il Carandini si trattava di un tempio che in origine doveva essere una capanna, con di fronte un'ara. Intorno al tempio un recinto, al cui interno vi era una quercia sacra. Il possibile sito viene identificato, sempre dal Carandini, con la Promoteca capitolina dove sono stati rinvenuti reperti votivi databili alla metà del VIII secolo a.C. (**)“Il trofeo venne dedicato a Zeus detto Feretrio dal romano ferire, che significa “colpire”, giacchè Romolo aveva chiesto la grazia di colpire e abbattere l’avversario. Spoglie simili si chiamano opima, dice Varrone, da opes che significa “ricchezze”; ma sarebbe più credibile se si dicesse da azione, in romano opus, giacchè la dedica di spoglie opime è concessa al generale che abbia abbattuto il generale avversario con azione personale. Tale onore toccò finora a tre soli condottieri romani: per primo a Romolo, per l’uccisione di Acrone, re dei Cenineti; per secondo a Cornelio Cosso, che abbattè Tolumnio, un re etrusco; e per ultimo a Claudio Marcello, vincitore di Britomarto, re dei Galli”. (Plutarco, Vita di Romolo, 16, 6-7)
  25. Ho trovato nel nostro catalogo la foto di questa confezione ufficiale che sembra a tutti gli effetti una divisionale... Chi mi sa dire qualcosa in più? Quante ne sono state prodotte? Quale può essere il suo valore (immagino molto molto alto) e a chi fu data? grazie in anticipo!! Uploaded with ImageShack.us

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