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  1. Salve volevo condividere con voi il mio ultimo acquisto. Si tratta di un Grosso agontano da 20 denari battuto nella zecca di Volterra, dopo aver controllato per adesso solo la foto mi sento di classificarlo come lo classificava la casa d'asta che me lo ha venduto Mir 613
  2. Vorreì iniziare questa discussione per appunto divulgare la storia di questa fantastica moneta dell epoca moderna. Incominciamo dando le prime informazioni su questa tipologia di monetazione. Monetazione che veniva battuta nell officina di Firenze e incominciò sotto Ferdinando II nel 1665, nessuna moneta risulta firmata, nè si conoscono i nomi degli artisti che hanno lavorato, in tale periodo, nella zecca fiorentina. La Questione avvenne e si trascinò sino al 1665 quando si decise di ovviare agli inconvenienti dei commercianti e negozianti di Livorno (questione dovuta alla presenza dei reali calanti nel peso) con la creazione di una moneta nazionale in grado di competere con l argento forestiero, la quale si sperava, avrebbe risolto la questione. Ad essa venne dato il nome di pezza delle rose (in seguito modificato in pezza della rosa) dal tipo del rovescio, sove comparivano appunto due rigogliose piante di rosa. la moneta doveva essere emessa al taglio di 13 pezzi e 1/11 per libra di metallo della bontà di once 11 di argento fino,pesava 22 denari conforme era stato permesso per legge di S.A.S.del 1 Marzo 1661 e rescritto dell 8 Maggio del 1665. L iconografia: L arme medicea sul diritto e sul rivescio, una pianta di rose con la legenda: GRATIA OBVIA VLTIO QVAESITA-LIBURNI : Con questa impresa-scrive il Galeotti-per la quale il motto fu composto da Francesco Rondinelli,bibliotecario del Granduca,volle Ferdinando II far comprendere ai suoi nemici che pur essendo di animo generoso e buono aveva occorrendo mezzi adeguati e pronti a rintuzzare le offese così come la rosa che di fronte alla sua grazia e bellezza-GRATIA OBVIA-ha le spine per difendere e punire quando si osi toccarla-VLTIO QVAESITA. E le spine, nelle varie figurazioni delle piante di rose, sono poste sempre in eloquente evidenza. Allego foto della prima pezza della rosa.
  3. Nasce nel 1596 il Ducatone con un peso maggiore ,un peso legale di gr. 32,26 di quello che sarà poi nel 1700 inoltrato ; l'esigenza a Lucca ,come lo fu a Firenze era quella di coniare una moneta ,un grande nominale che tendesse a sostituire l'oro con l'argento per i grandi pagamenti. Lucca arriva tardi a questo nominale , il ducatone, fu tariffato a 75 bolognini, divenne anche moneta di conto col nome di scudo,moneta che poi vedremo sarà battuta nel 1700; moneta il ducatone che ha un grado di rarità R4 e che incomincerà a diventare più comune quando il peso si abbasserà dal 1735 a gr. 28,72 col nome di scudo che è la moneta che adesso vedremo. Gli scudi di Lucca dalla fine del 1500 erano conosciuti e accettati in tutta Europa , i mercanti di Lucca arrivavano dovunque a Parigi,Berlino,Mosca in tutte le capitali con le loro mercanzie, essenzialmente seta e prodotti di tessitura dove lo Scudo fu utilizzato per circa 200 anni e scambiato con prodotti locali che poi portavano in Italia. Lo Scudo si basa sul diritto sul simbolo di identità ,lo stemma col libertas, e il richiamo in leggenda alla Repubblica Lucensis ,sul rovescio abbiamo il San Martino a cavallo nell'atto di tagliare il mantello per il mendicante; abbiamo qui una raffigurazione cristiana che rappresenta la carità e l'elemosina , l'uomo che divide col povero il suo mantello. Quindi simbolo emittente ,di identità e simbolo cristiano ; la raffigurazione che è riportata anche sul libro del Bellesia al rovescio è di una bellezza prodigiosa, si avvicina a una scena scultorea,i particolari sono plastici e armoniosi. Lo scudo è una moneta che assumerà diverse variazioni sia al diritto che al rovescio ,lo stemma varierà ,prima più grande,poi più piccolo,con festoni,con pantere con testa in dentro e in fuori,altrettanto la scena del San Martino col mendicante subirà negli anni piccole variazioni che potremo vedere magari insieme. Per il momento posto uno Scudo del 1744 : D/ RESPUBLICA LUCENSIS R/ SANCTUS MARTINUS Gli scudi ebbero diversi problemi negli anni tecnici e di coniazione,i conii hanno spesso sbavature di metallo o come evidenziato anche nell'esemplare postato segni di rotture accanto alle lettere US di MARTINUS. Se vorrete potremo vedere negli anni come evolve e cambia questa moneta.
  4. Buonasera, piccolo dubbio: nel catalogo de "La Moneta" risulta che la moneta da 3 quattrini sia stata emessa nel 1726 e nel 1736; nel catalogo online NGC (che credo si rifaccia al World Coins), compare anche un'emissione del 1727. Qualcuno mi sa dire se esista un altro repertorio dove poter controllare questa informazione? Grazie in anticipo F.f.
  5. Finalmente sono riuscito a metterci le mani sopra!! Il Di Giulio x il Tallero per Pisa di 2°Tipo del 1615 dice: Sconosciuto in C.N.I. e Galeotti Due unici esemplari rispettivamente comparsi in listino Canessa De Nicola del Dicembre 1949, ed in Asta Santamaria 1955 (raccolta Signorelli). non esprime rarità. Un altro esemplare è comparso in ARS Classica n 50 il 15 Novembre del 2008 (indica come estremamente raro), con il mio fanno 4 esemplari. Il libro Attilio Manzoni non lo cita nemmeno, salta la data. data parecchio più rara del 1609 che ultimamente invece si vede apparire alle aste e classificata R5. Descrizione: Monete di zecche italiane Pisa Cosimo II de’Medici, 1609-1621. Tallero 1615, AR . Mezza figura radiata del duca in armatura d., con lo scettro nella mano d. e la s. sull’elsa della spada; nel giro, sotto il taglio del busto, 1615. Rv. Stemma coronato caricato su croce di S. Stefano. CNI –. Galeotti XXXI (manca questa data). Di Giulio 70. Ravegnani-Morosini 14. Estremamente raro. rottura di conio al diritto e leggeri difetti tipici dell emissione e della data, il più bel pezzo mai apparso su asta, di eccezionale freschezza e aspetto, fondi lucenti FDC/SPL+ saluti fofo
  6. Voglio contribuire alla discussione aperta da Rodolfo sui bei talleri per Pisa con i miei esemplari. Questo tallero del 1611 ha la leggenda diversa e varia da MAGN a MAG. Riporto la descrizione del Dr. Gustavo Di Giulio a pag. 73 Il ritratto del Granduca è del primo tipo con i lineamenti più giovanili. Variante molto rara.
  7. Un brevissimo e schematico riassunto dell’interessante studio di Antonio Bertino (A. Bertino – La monetazione altomedievale di luni, in Le zecche minori toscane fino al XIV secolo – Atti del 3° convegno internazionale di studi, Pistoia 16-19 settembre 1967 pp 57-75): La datazione dell’attività della zecca episcopale di Luni andrebbe collocata fra la seconda metà del VII secolo e i primi decenni dell’VIII. Le monete di Luni, “hanno il tondello di grosso spessore e irregolarmente circolare, e sono costituite di una lega di piombo rame e stagno, rigida e resistente all’uso”. “Ci sembra naturale, nel periodo in cui si era esaurito l’afflusso del numerario bizantino e mancava qualsiasi altra moneta divisionale, l’apparizione a Luni di una moneta spicciola per le prestazioni di artigiani e di agricoltori e per gli scambi ed i commerci al minuto”. Il Bertino propone la seguente successione cronologica delle diverse emissioni: 1. tipologia con al diritto un rozzo busto di prospetto entro un cerchio in rilievo e al rovescio una croce a tau e un pastorale che fanno parte di un monogramma quadrato con le lettere EPC S VEN alludente all’autorità vescovile (probabilmente EPisCopus Sanctus VENantius: il vescovo Venanzio, che tenne la cattedra lunense dal 594 al 603 circa, fu canonizzzato probabilmente subito dopo la morte) . 2. tipologia con al diritto la scritta ECCL e al rovescio la scritta BANE (ECCLesiae BAsiliaNaE) alludenti alla diocesi lunense intitolata al vescovo S. Basilio .
  8. mi sono spesso chiesto come si possa identificare questo tipo di monete?
  9. In un campo toscano, presso la linea Gotica, trova anello nobiliare e una moneta che un soldato trasformava in cuoricino. La storia L’anello nobiliare e il cuoricino tratto da una moneta tedesca degli anni Trenta @ Bolgheri Un anello nobiliare con sigillo – presumibilmente della fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta – è stato trovato in queste ore in un campo, in Toscana, durante una passeggiata in un punto che restituisce reperti della seconda guerra mondiale. Non lontano, nella stessa zona, è stato portato alla luce un cuoricino che un soldato tedesco stava realizzando con una lima – probabilmente per la moglie o la fidanzata – e che fu perduto durante un’azione di guerra. L’oggetto è ricavato da un piccola moneta tedesca ed è testimonianza dei sentimenti individuali nascosti e travolti dalla Storia. Un ritrovamento che pulsa, come il cuoricino, che forse doveva diventare un ciondolo o la placca superiore di un anello, realizzato per onorare l’amata e per non pensare alla guerra, nei momenti in cui il conflitto era meno violento o ci si trovava in un punto di retroguardia. L’originale e la moneta trasformata dal soldato tedesco @ Bolgheri LA LINEA GOTICA (GOTHIC LINE) DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE La Linea Gotica, conosciuta anche come Gotenstellung in tedesco e Gothic Line in inglese, rappresentò un formidabile sistema difensivo costruito dall’esercito tedesco nelle regioni centro-settentrionali dell’Italia durante le fasi conclusive della campagna d’Italia nella seconda guerra mondiale. Questa imponente opera difensiva si trasformò in un teatro di sanguinosi scontri tra le truppe tedesche, guidate dal feldmaresciallo Albert Kesselring, e le forze Alleate al comando di Harold Alexander. Localizzazione ed estensione: La linea difensiva si estendeva su un fronte di oltre 300 chilometri, iniziando dal versante tirrenico dell’attuale provincia di Massa-Carrara fino al versante adriatico della provincia di Pesaro e Urbino, snodandosi lungo i tortuosi rilievi appenninici. Obiettivi strategici: Ideata da Albert Kesselring, comandante supremo delle forze tedesche in Italia, la Linea Gotica aveva l’obiettivo di attuare una ritirata combattuta, infliggendo al nemico pesanti perdite per rallentarne l’avanzata verso nord. Proteggendo la pianura Padana, l’accesso al Reich attraverso il passo del Brennero, e i collegamenti all’Europa centrale tramite Trieste e il valico di Lubiana, la linea si configurava come un baluardo cruciale nella strategia difensiva tedesca. Operazione olive: Nell’agosto del 1944, le forze Alleate, comprendenti l’8ª Armata britannica e la 5ª Armata statunitense, avviarono l’operazione Olive per superare la Linea Gotica. Nonostante lo sfondamento delle linee fortificate e la conquista di vaste aree, le forze tedesche, supportate da avverse condizioni meteorologiche, riuscirono a contenere l’avanzata Alleata fino a bloccarla alla fine del 1944. Rinominazione e propaganda: Inizialmente chiamata “Gotica” dai tedeschi, Adolf Hitler ordinò la sua rinominazione in “Linea Verde” (Grüne Linie) per evitare potenziali ripercussioni propagandistiche negative nel caso in cui il nemico avesse sfondato una linea con un nome collegato alla popolazione germanica. Tuttavia, soprattutto in Italia, la linea continuò a essere nota come “Gotica” o “dei Goti” nella storia comune. Fine della Linea gotica: Solo il 21 aprile 1945, a seguito dell’offensiva alleata di primavera, la Linea Gotica venne definitivamente superata. Nonostante la sua resistenza tenace, la caduta di questa formidabile difesa segnò una tappa significativa nel cammino delle forze Alleate verso la vittoria finale in Italia durante la seconda guerra mondiale. https://stilearte.it/in-un-campo-toscano-presso-la-linea-gotica-trova-anello-nobiliare-e-una-moneta-che-un-soldato-trasformava-in-cuoricino-la-storia/
  10. Si stacca piccola lastra di marmo da edificio romano a Roselle. E sul lato B si scopre un’epigrafe. Cosa dice il frammento? Studiosi al lavoro Il punto in cui è avvenuto il distacco che ha consentito una piccola, interessante scoperta @ Parco archeologico di Roselle A sinistra, impronta lasciata dalla lastra di marmo. Ben visibili le lettere, in negativo, sulla stesura di malta. Altre informazioni potrebbero essere ricavate dal marmo lì accanto? @ Parco archeologico di Roselle “Non tutto il male vien per nuocere”! Capita a volte che un piccolo danno possa essere fonte di nuove informazioni. – osservano gli studiosi che dirigono il parco archeologico di Roselle – E’ quello che è successo tempo fa a Roselle, quando si è staccata un piccola lastra di rivestimento all’interno della cosiddetta basilica “A”, nell’area settentrionale del foro romano. La lastra, in marmo di Carrara, è risultata infatti essere una parte di un’epigrafe, riutilizzata però da rovescio, in modo che la scritta fosse contro il muro e quindi non si leggesse”. Sul pilastro a sinistra dell’abside della basilica ne è ancora ben visibile l’impronta. L’epigrafe compressa sulla malta antica ha lasciato un calco. “In epoca romana era uso comune reimpiegare materiali, soprattutto se preziosi come il marmo, ad esempio quando rotti o quando l’iscrizione non era più adeguata o addirittura da nascondere perché la persona ricordata era caduta in disgrazia”. – spiega il Parco archeologico di Roselle – La lapide è in corso di studio”. Sarà possibile rimuovere delicatamente anche altri lacerti di marmo, lì vicino, per capire se esista l’opportunità di comporre un “puzzle”? Intanto si lavora sul singolo lacerto. Volete vedere quello che c’è scritto? Abbiamo preso l’immagine della malta con le lettere impresse e l’abbiamo portata in una posizione speculare, collocandola nel possibile verso di lettura. Ecco cosa si legge. Roselle, conosciuta come Rusel nell’antica lingua etrusca e Rusellae per i Romani, rappresenta un affascinante sito archeologico di origini etrusche situato a soli 8 chilometri a nord della moderna città di Grosseto, in Italia. I resti della città sono collocati nelle vicinanze dell’attuale frazione omonima. Storia Roselle occupava una posizione strategica, lungo il passaggio tra la valle dell’Ombrone e la Maremma grossetana, sulle rive del vecchio lago Prile. Originariamente un’antica lucumonia dell’Etruria centrale e parte della dodecapoli etrusca, la città ha conservato tracce di diverse fasi storiche, dalla fase etrusco-villanoviana a quella romana. Fondata nel VII secolo a.C., Roselle fu menzionata da Dionigi di Alicarnasso tra le città che fornirono aiuto ai Latini durante la guerra contro Tarquinio Prisco. La città prosperò a spese delle lucumonie circostanti, in particolare Vetulonia. Nel 294 a.C., Roselle cadde sotto il dominio romano, diventando prima un municipio e successivamente, durante l’epoca di Augusto, una colonia. Questo periodo vide la costruzione del Foro, della basilica, di un sistema di raccolta delle acque piovane e di un edificio termale. Tracce di un anfiteatro e di ville romane sono ancora visibili. Tuttavia, a partire dal VI secolo, Roselle subì un declino, influenzato dalla diffusione della malaria che flagellò l’intera Maremma. La città fu abbandonata e rimase in uno stato di oblio fino al tardo Settecento, quando Pietro Leopoldo avviò la bonifica della zona. Scavi archeologici Negli anni ’50, la Soprintendenza archeologica della Toscana ha avviato una lunga campagna di scavi che ha riportato alla luce gli antichi edifici di Roselle. Tra i reperti più significativi si trovano la cinta muraria, l’anfiteatro romano, la Domus dei Mosaici, il Tempietto dei flamines Augustales, la basilica paleocristiana e le terme. La necropoli e la cattedrale di Roselle aggiungono ulteriori strati di fascino e mistero a questa antica città che, grazie agli sforzi degli archeologi moderni, continua a svelare la sua storia secolare. https://stilearte.it/si-stacca-piccola-lastra-di-marmo-da-edificio-romano-a-roselle-e-sul-lato-b-si-scopre-unepigrafe-cosa-dice-il-frammento-studiosi-al-lavoro/ Situata a 10 km da Grosseto, nel passaggio tra la Valle dell'Ombrone e la Maremma grossetana, Roselle è una delle lucumonie, città-stato etrusche, meglio conservate della zona dell'Etruria centrale; situata sulla riva dell'antico lago Prile, una delle zone archeologiche più interessanti d'Italia. ROSELLE ETRUSCA La sovrapposizione di edifici e mura appartenenti alle civiltà Villanoviana, Etrusca e poi Romana rende questa città un interessante spaccato del graduale passaggio da una civiltà all'altra come tutte le città di questo territorio. Chiamata Rusel dagli Etruschi divenne Roselle per i Romani.
  11. Gettone pubblicitario Menarini - Ferro Malesci
  12. Tallaro di stile grossolano col busto grande e la data in basso. D.Busto coronato con corazza. Il Granduca regge con entrambe le mani uno scettro un piccolo giglio sulle punte della corona. R. Scudo Mediceo semi ovale coronato su Croce di Santo Stefano. Piccoli gigli sulle punte della corona. (Spesso questi talleri sono mal centrati e al rovescio sulla palla più alta non sono visibili i 3 gigli) Il di Giulio la mette R. Saluti Fofo
  13. Buongiorno a tutti, non avendone ancora in collezione, mi ha fatto piacere riuscire ad acquistare questo tallero per il levante coniato sotto Francesco I di Lorena, a Firenze. E' una imitazione dei talleri austriaci. Il conio fu approntato da Giovanni Zanobi Weber, che ricevette dalla zecca di Vienna due coni campione da riprodurre e che ha posto la propria sigla sotto il busto del sovrano, IZV. Avevo letto in passato che non vi era la certezza che queste monete fossero state prodotte dalla zecca di Firenze ma nell'opera di Andrea Pucci, sulla monetazione mercantile di Francesco I, vengono riportate lettere e annotazioni di zecca che ne attestano l'appartenenza alla zecca di Firenze. Non hanno lo stesso fascino dei francesconi ma sono pur sempre belle monete che attestano un periodo storico e che raccontano i commerci dei mercanti fiorentini. La volevo condividere in quanto ritengo sia in bella conservazione per il tipo. saluti
  14. Buonasera, volevo segnalare che nel catalogo della Moneta nella sezione Zecca di Piombino alla monetazione di Niccolò Ludovisi manca completamente la Crazia. Chi può, oppure chi è in grado di farlo potrebbe aggiungerla a e cosi completare il catalogo. Allego la foto della mia che pultroppo è messa molto male. Materiale Mistura, peso 0.69gr e misura dai 13 ai 16mm. Ogni commento è ben accetto. @margheludo, @Lu.Giannoni, @Reale Presidio questa monetina proviene dalle vostre zone, cosa ne pensate della sua rarità reale? Grazie
  15. Posto un articolo di Fiorenzo Catalli sul rapporto tra Lorenzo il Magnifico e le monete, molto interessante. https://www.cronacanumismatica.com/gli-speciali-di-cn-quando-il-poliziano-disegno-le-monete-del-magnifico/?fbclid=IwAR0ZcbL5A9qr-Z4BTNTgOtX9YuDFcnrDy_YdTx-nsZO-d9VRn9Eyrl0MnlY
  16. Firenze, Palazzo Vecchio. Dal recupero di una ‘scala segreta’ emergono pitture a grottesche del ‘500 La scoperta durante i lavori a una via di esodo dal terrazzo di Saturno verso via dei Leoni. Erano impegnati nel recupero di una scala ‘segreta’, ancora inutilizzata, che dal Terrazzo di Saturno conduce fino al piano terra, sulla via dei Leoni. Durante le operazioni di ‘descialbo’ delle volte e delle pareti, ovvero nella rimozione accurata di tutti gli strati coprenti l’intonaco antico, i restauratori hanno riportato alla luce le superfici decorate a ‘grottesche’ risalenti all’incirca agli anni di poco successivi alla metà del ‘500, coeve a svariate pitture ubicate in altri ambienti di Palazzo Vecchio, attribuibili all’artista Marco Marchetti da Faenza. “Palazzo Vecchio è uno scrigno di bellezze che si celano dietro ogni angolo e questa ennesima scoperta lo dimostra: si tratta di decorazioni a grottesche risalenti all’incirca alla metà del ‘500 che stanno tornando al loro originale splendore grazie a un lavoro certosino – ha dichiarato il sindaco Dario Nardella –. L’amministrazione, attraverso l’ufficio Belle Arti, è impegnata al massimo per la manutenzione e la valorizzazione di questo grande patrimonio artistico e architettonico”. “Tornano alla luce bellissime superfici decorate, è il risultato dell’impegno di tecnici e restauratori, un grande lavoro di squadra per tutelare e valorizzare una parte di Palazzo ancora da riscoprire” ha commentato la vicesindaca e assessora alla Cultura Alessia Bettini. I lavori di recupero della scala, a cura dei tecnici del Servizio Belle Arti del Comune di Firenze, sono in corso da alcuni mesi. A questo intervento si aggiunge il restauro delle superfici decorate emerse, in seguito a saggi stratigrafici, durante la riqualificazione della ‘scala segreta’, e situate nelle voltine a botte delle rampe e nelle volte a crociera dei pianerottoli, e poi nel piano intermedio all’altezza degli uffici che attualmente ospitano l’avvocatura, nelle cui pareti e nel soffitto sono presenti ulteriori grottesche dipinte su legno e tela. Queste ultime risultano essere di una mano diversa rispetto a quelle della scala, attribuibili al pittore Marco Marchetti da Faenza, e potrebbero risalire anche ad un’epoca successiva – in questo frangente, infatti, non è possibile al momento fare una valutazione certa fino al termine delle prove di pulitura. In molti casi la superficie dell’intonaco è risultata a rischio di distacco per cui si è rivelato necessario intervenire preventivamente con azioni di consolidamento e rifacimento della pellicola pittorica. Per questo tipo di interventi è opportuno l’utilizzo di strumentazione specializzata, da parte di restauratori professionisti, compreso strumenti a laser per la pulitura. Al termine, la scala sarà integrata nel sistema di esodo dal Palazzo, recuperando il suo carattere storico, per implementare la sicurezza degli uffici. Obiettivi, da un lato valorizzare alcuni ambienti finora utilizzati come spazi di servizio, dall’altro riportare alla luce le tracce della decorazione originaria, ridando vita in tutta la sua bellezza a un luogo nascosto che fa parte della storia più antica del palazzo. L’investimento complessivo è di circa 150mila euro. Dalle fonti e dai documenti si evince che la ‘scala segreta’ era stata realizzata per fornire un percorso che consentisse a Eleonora di Toledo e a Cosimo de’ Medici di avere una via di fuga e di esodo in caso di necessità, evitando il passaggio nelle scale monumentali, oltre che per funzioni di collegamento tra le varie parti del Palazzo. https://www.stilearte.it/firenze-palazzo-vecchio-dal-recupero-di-una-scala-segreta-emergono-pitture-a-grottesche-del-500/
  17. salve monetina un po usurata, confido negli esperti e amanti delle toscane che di sicuro non mancano in mano è piu leggibile che in foto leggo alcune lettere che mi fanno intuire CIVITAS. VIRGI ???seguito da scudetto con quadrati???? segno di zecca nel primo e quarto quarto della croce suggestione di stelletta o rosetta la grande S al centro pare finire vi tre frazioni che incrociano il cerchio essterno, per la legenda non azzardo peso 0,6 gr diametro 17 mm cordialità
  18. Buongiorno, vorrei sottoporre alla vostra attenzione questo quattrino di Nicolò Ludovico principe di Piombino. So che sono noti esemplari con data 1651 e 1654, ma nel mio esemplare, dopo la N• di PRIN• si distingue chiaramente un 4 (la seconda cifra è più incerta, forse un 5?). Vi chiedo pertanto un parere è se eventualmente ho preso un abbaglio. un cordiale saluto!
  19. In una precedente discussione sono state inserite nel post le foto di queste monete(aquila - P ). Sapreste darmi più informazioni in proposito: catalogo, peso ,dimensioni etc. GRAZIE!!!
  20. Buonasera, vi posto questo Quattrino di Firenze Pietro Leopoldo di Lorena 1771/1790 con il dritto incuso al retro, per vedere se si riesce a ristringere il periodo,l'anno, di emissione. Un particolore che ho notato,se può aiutare, è lo scudo leggermente più grande da altri anni e che ho visto, ad esempio, in quello sul MIR che ce l'ha più piccolo ed è del 1790. Grazie
  21. Salve chi mi può aiutare nel classificare questa monetina Medicea?penso sia in mistura ed ha un diametro di circa 15mm. Mi aiuto con il MIR ma ?spulciandolo tutto non trovo corrispondenza con la postura di San Giovanni.
  22. Tallero di Pisa. 1611 Di Giulio Num. 66b. Il tipo compare in Asta Rauch 95 /2014) lot. 1226 Inasta 73 (2018) lot. 873 una variante del tipo 66, non recensita in Di Giulio , con il Dr. recante: COSMVS • MED • MAGN • ETR • DV(sic!) ed il R recante PISA • IN VETVSTAE • MAIESTATIS • MEMORIA[M] (con la M coperta dalla corona) è apparsa in asta Roma XXIV (2022) lot. 1430.
  23. Buonasera Nella prossima asta MDC Monaco viene proposta una bella serie di fiorini, da diversi giorni mi ero riproposto di aprire una discussione per analizzare alcuni di questi, soprattutto alla luce di quello che ci siamo detti in passato riguardo alle imitazioni medievali di fiorini di Firenze ed a quello che abbiamo letto sullo studio di Massimo de Benetti relativo ai primi 100 anni di coniazione di queste monete (a proposito, credo che non ringrazierò mai abbastanza @ghezzi60 per averci segnalato questa pubblicazione). Ne "I primi 100 anni del fiorino d'oro evoluzione e classificazione" si trova un capitolo sulle "imitazioni non firmate" dove De Benetti propone una diversa provenienza rispetto alla zecca di Firenze per tre gruppi distinti di fiorini, individuati con precisione. Il gruppo III viene definito co "N inverse" per il diverso orientamento della stanghetta nella N della leggenda, altro carattere distintivo è il punto a fine leggenda del rovescio. Allego alcune immagini prese dallo studio citato: segue..
  24. il mio ultimo aquisto. Asta Negrini sett. 2022. in Catalogo d'asta riportata come 1605. Riguardando la foto del tallero , tuttavia, direi proprio che in realtà è un 1603 (col conio stanco?). In questo caso sarebbe un 1603 di un tipo Bb*, comunque non citato in Di Giulio che riporta solo un tipo Ba. in Coinarchives (academic edition) vedo solo due 1603, uno di tipo Bb* (Rauch 101, lot 603) come il mio, ma con una corona leggermente diversa (tre tratti verticali lunghi e due brevi, la mia ha quattro brevi e tre lunghi -interessanti anche queste piccole varianti). l'altro 1603 È di tipo Ba, peraltro con una corona ancora diversa, come quella in Di Giluio Nr. 44 (Asta Gorny 230 lot. 3667). Del 1605 sono comparsi almeno 14 esemplari (al netto delle varianti di legenda). quindi il 1603 è certamente più raro del 1605 e quindi sono anche più contento.
  25. Ciao amici. Qualcuno mi identifica questa moneta ? Diam. mm19, mistura, molto sottile. Purtroppo oltre quanto si legge sulla moneta non altro da dire. Grazie ser
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