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L. Licinio Lucullo

Denario di Coelius Caldus

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L. Licinio Lucullo

Notevole, nel tempo intercorso fra le successive emissioni della gens (RRC 318 e RRC 437), il mutamento del dittongo del nomen da -oi- a -oe-.

Si ritiene che il monetiere possa identificarsi con il questore del 50, ed è per questo gli si attribuisce il praenomen Gaio (Belloni).

Discende dal console del 94, definito homo novus da Cicerone, che probabilmente era suo nonno (Grueber) o padre (Belloni) e potrebbe, a sua volta, aver firmato l’emissione RRC 318/1. Quando era tribuno della plebe nel 107 propose una lex tabellaria. Sappiamo dalle legende sulle emissioni RRC 437/2, 3 e 4 che fu anche augure, decemvir sacris faciundis e imperator (per vittorie ottenute combattendo in Spagna Ulteriore, durante il consolato o successivamente, da proconsole).

Al D/ compare il ritratto del console, caratterizzato dalla fronte ampia e segnata da rughe, il naso lungo e diritto, le labbra piene; è uno fra i più efficaci per realismo e vivezza psicologica (Belloni). Rimarchevole il fatto che il progressivo accentuarsi della personalizzazione della propaganda gentilizia abbia condotto a commemorare, sulle monete, antenati così prossimi come addirittura il padre (o nonno). La tavoletta con le lettere L.D. (libero - damno) conferma l’attribuzione rievocando la lex tabellaria.

Al R/ la raffigurazione di Sol era ritenuta, un tempo, un tipo parlante, per l’allusione al caldo. Sebbene questa interpretazione non sia necessariamente da escludere (Belloni), Eckhel ha spiegato il tipo ricorrendo a un passo di Varrone: “Comitiis cum sole caldo ego et Q. Axius senator tribulis suffragium tulissemus”. Più recentemente si è pensato, vista anche la presenza dello scudo macedone (riproposto peraltro su un trofeo dell’emissione RRC 437/2), a una rievocazione di successi militari in Macedonia ormai ignoti, forse conseguiti da Luicio Coilio (probabile autore dell’emissione RRC 154/1)

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