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L. Licinio Lucullo

Bronzi coniati di Ariminum

Risposte migliori

L. Licinio Lucullo

Rutter, HN Italy 8; Campana 7; SNG ANS 101

Materiale: bronzo.

Diametro: 18,5-20,5 mm. Peso: 3,73-10 g

Zecca: Ariminum

Data: 268-225 a.C.

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Modificato da L. Licinio Lucullo
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L. Licinio Lucullo

Il sito di Ariminum è stato abitato fin dal V secolo dagli Umbri, con influssi Etruschi, Greci, Piceni, Sanniti e Galli Senoni.

Dopo la battaglia di Sentino del 295 (quando la coalizione romano-picena sconfisse un'alleanza tra Galli, Etruschi, Sanniti ed Umbri) l'area passò sotto il controllo di Roma che, nel 268, vi dedusse la colonia iuris Latini di Ariminum.

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L. Licinio Lucullo

Ad Ariminum è attribuita una serie fusa (dal quinconce alla semioncia), molto grezza e accomunata dalla raffigurazione al D/ di una testa gallica.

Lo standard ponderale (circa 380 o 387 g) non trova corrispondenza a Roma (ove, all'epoca della fondazione della colonia, era di 327 g, 288 scrupoli) corrisponde alla libbra etrusca classificata da Standard di tipo VIII. È in linea con quello di Hatria (fondata nel 289) e dei Vestini, mentre Firmum (ove la colonia fu dedotta nel 264) sembrerebbe di 272 g, più vicino allo standard romano, forse anche con suddivisione duodecimale. Si ricollega quindi alla cultura umbra (affine a quella etrusca) e appartiene probabilmente a substrati della fase villanoviana, come dimostra la stessa diffusione adriatica. Gorini ha ipotizzato che vadano individuate due diverse emissioni: una pesante che lui data al 264-241 (quinconcia di 185-200,4 g, quadroncia di 139-185 g, teroncia di 96-122,1 g, bioncia di 68,85-85,75 g, oncia di 31,8-39,4 g e semioncia di 18-27,29 g), l'altra ridotta, su standard ponderale di circa 280 g, che lui data al 241-217 (quinconcia di 140,94-153,67 g, quadroncia di 95,22-128,85 g, teroncia di 85,9-95,88 g, bioncia di 52,58-67,2 g, oncia di 23,89-30,85 g e semioncia di 13,49-17,8 g).

I rinvenimenti più significativi sono stati:

a palazzo Massani, una teroncia di 115 g con due litre romano-campane, due bronzetti neapolitani con toro androposopo del 270 circa;

a palazzo Pugliesi, una bioncia con un quadrante librale Cr. 21/4;

a Covignano, un esemplare fuso in uno strato più profondo rispetto a un bronzetto coniato (quindi presumibilmente la serie fusa precedette quella coniata);

nel 1987, nelle fondazioni delle mura cittadine, un donario (deposito votivo) con due bronzi coniati e una semioncia fusa (sembra avvalorare l'attribuzione di entrambe le serie cittadine, fusa e coniata, ai Romani e una loro contemporanea circolazione, non sembra ipotizzabile che una moneta straniera o fuori corso fosse offerta a fini votivi).

Questa serie è ritenuta un'emissione:

dei Galli Senoni (da collocare tra la battaglia del Sentino del 295 e la disfatta del 283) da Lenormant, Cesano e Panvini Rosati;

umbra (da collocare tra la battaglia di Sentino del 295 e prima della deduzione della colonia del 268) da Balbi de Caro;

romana, antecedente alla deduzione della colonia (295-268), da Mommsen, Cocchi Ercolani, Ortalli e Campana;

romana, susseguente alla deduzione della colonia (268) da Zuffa, Parise, Mansuelli, Hackens, Rutter (quest'ultimo propone 268-225);

romana, a partire dalla Prima Guerra Punica (dal 264 al 217), da Braccesi e Gorini.

Le ipotesi di attribuzione:

ai Senoni discende dal ricorso a uno standard ponderale diverso da quello romano e dalla raffigurazione al D/. Tuttavia è contraddetta dalla scarsità di reperti lateniani ad Ariminum e dall'iconografia stessa delle monete. La figura maschile al D/, infatti, ha caratteristiche che la caratterizzano come celtica (capigliatura, baffi, torques), ma è rappresentata secondo uno stereotipo ellenistico (come si ritrova, più tardi, nell'altare di Attalo a Pergamo). Potrebbe anche trattarsi di una divinità locale, di origine celtica. Le rappresentazioni al R/, inoltre, trovano corrispondenze nell'aes grave italico (scudo e spada/fodero sembrano quasi ricalcare gli aera signata romani), mentre sono assenti in ambito lateniano;

alla colonia, con datazione bassa, nascono dall'idea che nella fase precoloniale mancasse un vero centro abitato capace di produrre moneta. Per sostenere questa tesi, Gorini ha datato che le mura (al cui interno è stato rinvenuto il donario) siano state edificate nel 236, in conseguenza dello scontro degli Ariminesi contro i Galli Boi e Gesati. Peraltro,. Sembra tuttavia difficile che una neo colonia adotti un piede diverso da quello di Roma (sebbene non possa escludersi che negli anni gli ultimi pezzi fusi si siano progressivamente ridotto per allinearsi al piede osco-latino di 272 g, 240 scrupoli).

La logica suggerisce che la serie sia nata per diretto impulso di Roma, e l'ipotesi più accreditata sembra quindi un'emissione da ricondurre al novero delle varie iniziative civili promosse dalla comunità latino-italica stanziata sul posto prima della fondazione della colonia. Lutilizzazione di un piede ponderale a circolazione locale, indica che i Romani si adeguarono alla particolare realtà del territorio. Per quanto attiene ai tipi, secondo Ercolani Cocchi (2004), allindomani della battaglia del Sentino l'avamposto romano in terra celtica utilizzò leffige del Gallo per scegliere un emblema in grado di sintetizzare un avvenimento di forte impatto psicologico, sottolineando la forza bellicosa e la pericolosità del nemico sconfitto, suggerendo contemporaneamente lopportunità, derivante dal perdurare della minaccia, di proseguire lespansione nellItalia Settentrionale. ... I tipi del rovescio dei nominali minori, con la loro tematica marittima: delfino, conchiglia, prua di nave, rientrano invece in una tipologia ricorrente anche per i nominali minori di altre serie di aes grave, che doveva ampliarne laccettabilità, ... la tematica marittima si rivelava inoltre perfettamente aderente allarea dellemissione. Le stesse mura sono state datate alla fondazione della colonia da Ortalli. Campana ipotizza che la concomitanza di circolazione comporti che la serie fusa non possa aver preceduto quella coniata (da lui datata a partire dalla Prima Guerra Punica, 264-241) più di 30 anni, salvo finire circa 10 anni prima (quindi circa 294-274).

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L. Licinio Lucullo

La serie coniata, invece, è unanimemente attribuita alla colonia romana (per la presenza dell'etnico) ed è datata posteriormente al 268 da Campana, posteriormente al 241 da Gorini. Due esemplari sono stati rinvenuti, come detto a proposito della serie fusa, nel donario delle mura cittadine, prevalentemente datate (ma non da Gorini) alla deduzione della colonia.

La testa pileata al D/ è comune ad Ariminum e Aesernia, dove viene identificata come Vulcano. Il R/ raffigura il guerriero gallico (per lo scudo ovale) e pertanto continua la rappresentazione del forte guerriero nemico di Roma già ricordato sulla serie fusa.

L'emissione dimostra un’ampia oscillazione ponderale, degradante da circa 10 a circa 3 g, con un picco sui 6,75 g, similmente ai bronzi di piede campano del tipo (toro androposopo) ritrovato anche ad Ariminum e a quelli locali di Aesernia (HN Italy 430, datati quasi unanimemente al 263-240). Le tre emissioni sono quindi probabilmente collegate e contemporanee; peraltro alcuni bronzi neapolitani sono stati ribattuti su quelli di Aesernia. Probabilmente erano tutti oboli (Campana); il territorio di Ariminum, infatti, fu coinvolto in percorsi monetari provenienti dall’Italia meridionale, ed essendo al centro di importanti percorsi commerciali, si adeguò presto all’uso greco della moneta valore fiduciario (più adatta all'esazione fiscale). Non si può però escludere che fossero semionce (Gorini), dato che il picco ponderale si avvicina al peso della semioncia semilibrale (6,82 g), datata appunto al 264-241 e considerato che un'emissione simile di Ancona presenta la . L'adeguamento allo standard ponderale dell'Urbe potrebbe essere stato conseguenza della costituzione della colonia.

Gorini individua due emissioni diverse, una quadrunciale (241- 271) con pesi da 10 a 5,7 g, l'altra semilibrale (217-210) con pesi da 5,7 a 3,5 g), ma questa ipotesi sembra inconciliabile con la mancanza di variazioni tipologiche, che impediva di distinguerle (salvo pesatura)

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