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IGNORED

Identificazione stemma su sigilli


Nakona

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Sono venuto in possesso di 4 sigilli che presumo appartenuti ad uno stesso personaggio o alla stessa famiglia.

I sigilli sono muti, cioè, senza motti o parole, e presentano solo lo stemma di famiglia che è spaccato.

Nella fascia superiore vi sono delle stelle che si presentano variamente disposte in file orizzontali (3-4-3-4) o (5-4-5) (4?-3?-4); nella inferiore due rami di quercia, legati in basso, formanti una corona.

Lo stemma è caricato su un padiglione ed è sormontata da una corona (chiusa?) sormontata da 7 piume.

Due sigilli (uno tondo ed uno rettangolare) portano solo questo stemma.

Un terzo sigillo (sporco di residui di ceralacca) porta due armi affiancate: una come quella appena descritta, e una seconda arma partita che da un lato presenta un leone rampante che regge un oggetto cruciforme, e dall’altro un leone o una pantera rampante, poggiata ad un tronco e sormontata da qualcosa di non ben leggibile.

Il quarto ed ultimo sigillo porta solo la corona (chiusa?) sormontata dalle 7 piume.

Chiedo quindi agli esperti di Araldica cosa è possibile desumere dalla lettura di questi sigilli: il grado di nobiltà, il significato di quella strana corona, ed eventualmente anche il nome del casato.

Presumibilmente la zona di provenienza di questi sigilli dovrebbe essere compresa in un’area che abbraccia l’oltrepò pavese, l’alessandrino e l’entroterra genovese.

Grazie.

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L’acquisizione dei sigilli è avvenuta solo ieri e solo oggi li sto esaminando con attenzione. In totale erano 10, ma di questi uno non era inciso, due portano le iniziali in caratteri lapidari, una in caratteri gotici.

Gli ultimi due hanno portano altri stemmi.

A lume di naso, penso che uno sia da porre in relazione al secondo stemma del sigillo con le armi accoppiate, perché nello spaccato inferiore presenta la pantera (o leone?), con la zampa anteriore poggiata al tronco di un albero ed è sormontata da una stella a 5 punte. Nello spaccato superiore c’è un’aquila spiegata e coronata (nobiltà di nomina imperiale?); lo stemma è sormontato da una corona con 3 fioroni intercalati da due perle (corona comitale?).

L’ultimo sigillo presenta l’arma nobiliare ovale con quattro bande oblique, caricata su un’aquila bicipite spiegata, che impugna nelle zampe una spada ed uno scettro. Le due teste dell’aquila spuntano dalla corona e tra di loro è presente un simbolo che non riesco a leggere (forse una piccola aquila spiegata).

Ringrazio in anticipo tutti coloro che vorranno rettificare i miei errori e che arricchiranno col loro contributo le schede descrittive di questi sigilli.

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Il primo sigillo di questa interessante serie è certamente appartenuto a Francesco Luigi Giuseppe Melzi d'Eril, principe-duca dell'impero napoleonico (col titolo di duca di Lodi) con decreto del 20.12.1807, confermato da lettere patenti dell'1.2.1810.

Lo stemma che vediamo gli fu attribuito per questo titolo: Napoleone (dopo aver contribuito ad abbattere il sistema sociale e araldico pre-rivoluzionario) ideò un sistema araldico proprio, a valere per tutti coloro che aderirono al sistema politico da lui esteso su tutt'Europa.

Quindi anche il Melzi (che dal 1802 era vicerè d'Italia) adottò un nuovo stemma che sostituì quello avito.

E il nuovo stemma era esattamente questo che si vede nel tuo primo sigillo.

Blasone: d'argento, a una corona di foglie di rovere, alternativamente d'oro e di verde, fruttifere d'azzurro e legate di rosso; al capo dei duchi del'impero (di rosso, seminato di stelle d'argento).

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Sono io che ringrazio te, ma :good: era abbastanza facile.

L'araldica napoleonica è molto particolare e si riconosce immediatamente.

In più, al suo interno gli stemmi di principi-duchi sono davvero pochi, e quelli italiani mi sembra si contino sulle dita di una mano.

Quindi, pensare al vicerè Melzi è stato immediato: e infatti era lui!

Il problema è capire di chi siano gli altri sigilli simili.

Il secondo non credo sia suo.

Lo stemma è simile, ma non identico.

Sembra realizzato dopo la fine dell'impero napoleonico: è molto diverso come fattura araldica e come manifattura generale, molto più "andanti".

Potrebbe essere (ma la cosa è tutta da dimostrare) il sigillo del figlio del vicerè, che in realtà era il nipote: non avendo eredi diretti, Francesco (1753-1816) adottò il figlio del proprio fratello.

Erano quasi omonimi: il figlio-nipote si chiamava Giovanni Francesco, nato nel 1788 e morto nel 1832.

Il terzo sigillo reca due stemmi accostati, molto probabilmente per alleanza matrimoniale.

Se il secondo sigillo fosse davvero di Giovanni Francesco, il terzo potrebbe essere quello suo e della consorte.

E siccome si sposò due volte, vai a capire se l'altro stemma era della prima moglie Maria Durazzo (sposata nel 1818) o della seconda Elisa Sardi (sposata nel 1824)...

...ho la sensazione che si riferisca a quest'ultima, ma è solo una sensazione...

Il quinto sigillo penso invece che non abbia alcun rapporto con i leoni presenti nel terzo.

Lo stemma "presunto Sardi" è ben diverso da questo, a partire dal fatto che non reca traccia di aquile.

Il sesto sigillo mi fa pensare alla dinastia ligure dei Del Carretto, titolari di un antico e vasto feudo (il Marchesato del Finale) di nomina imperiale.

Infatti lo stemma è caricato sul petto d'un'aquila imperiale. ;)

E il loro stemma era questo:

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(da http://it.wikipedia.org/wiki/Marchesato_di_Finale)

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Ho trovato una breve biografia Di Francesco Melzi d’Eril che inserirò nella scheda del sigillo. Pensavo anch’io che dovessero appartenere ad altri membri del nucleo familiare. Ed ho trovato un altro Giovanni Melzi d’Eril, duca di Lodi (nato e morto a Milano 1825-1905). Anche costui potrebbe aver usato il secondo sigillo.

Mi incuriosisce però il quarto, quello con la sola corona piumata, che a me, profano, risulta corona completamente nuova. Doveva ai contemporanei del possessore essere, invece, molto nota se bastava da sola ad identificare il Casato. Ho consultato le corone descritte in un noto manuale d’araldica, ma quel tipo mi sembra che non sia descritto.

Molto interessante anche la dritta sui Del Carretto di Finale.

Ancora brancolo nel buio per il presunto Sardi con doppio leone e per il suo similare con un leone solo.

Ma sono soddisfatto per i risultati del tuo enorme lavoro.

Grazie

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Grazie a te, per aver condiviso questi bei sigilli.

Il quarto sigillo mi sembra contenga il medesimo cappello (o per meglio dire "tocco") piumato che timbra gli stemmi Melzi d'Eril.

Era l'ornamento previsto per gli stemmi dei principi-duchi dell'impero napoleonico: nel sistema araldico inventato dal Bonaparte gli elmi non esistevano, perchè sostituiti da "berrettoni" come questo che vedi lì

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Mille grazie Corbiniano per questa nuova precisazione.

Ho trovato sul Vittone (1760, tav. 99 fig. 2) l’arma del Marchese N. del Carretto di Gozegno che è quasi identica, ma manca la spada e lo scettro alle zampe dell’aquila.

Penso proprio che sia ascrivibile ad un discendente ottocentesco dei Del Carretto.

Girovagando per la rete ho trovato almeno due “del Carretto” ottocenteschi ed un Carlo Guerrieri loro erede e discendente.

“L'anno stesso in cui scoppiò la rivoluzione (1789) si nota la nascita del Conte Pietro Marco Tullio Del Carretto, dal Conte Carlo fu Pietro (padrino il conte G.B. Guerrieri, fu Carlo);”

"S.R.M. di Carlo Emanuele, re di Sardegna, di Cipro e Gerusalemme....marchese d’Italia....Vicario perpetuo del Sacro Romano Impero in Italia", fra i vassalli presentatisi a prestare giuramento si legge il nome del conte Giuseppe Maria Del Carreto di S. Giulia, colonnello di un reggimento d'Infanteria.

“I Del Carretto, la cui fama di liberalità è affermata già da antichi documenti e testimonianze, dopo aver dimostrato di saper combattere strenuamente e morire per la difesa della propria terra contro l'usurpatore straniero, furono in linea col nuovo spirito dei tempi, sì che, quando scoppiò la Rivoluzione italiana, l'ultimo nobile del castello di Ponti, il conte Carlo Guerrieri, discendente dalla nobiltà casata, non si trovò fra gli indifferenti o fra i retrivi, ma seriamente impegnato nella lotta in qualità di "Commissario delle leve della provincia di Acqui". Ora egli attende nella chiesa della Carpeneta, ove riposa dal 1850, fra i ruderi del Castello di Ponti e quelli di Montechiaro, i suffragi dei suoi conterranei, fra i quali volle vivere ed essere seppellito, come l'antico marchese Bonifacio, suo lontano antenato.”

***

Visto che gradisci l’araldica napoleonica, e per ringraziarti delle preziose nozioni che mi hai elargito, posterò un nuovo sigillo chiedendoti nel contempo un tuo critico parere.

Intanto ti trascrivo le note del venditore, vecchio collezionista austriaco (l’ho acquistato pochi anni fa). Posterò le foto tra breve appena si sarà ricaricata la batteria della macchinetta fotografica.

Provenienza: Il Signor Dr. Heinz Lindner era assegnato nella 2a guerra mondiale in Francia e trovava nella soffitta del palazzo Vulaines-sur-sein sotto "ciarpame" questo gioiello superlativo. Il Signor Dr. Lindner l'ha consegnato il 1° Giorno di nozze a sua moglie, che lo ha conservato per molti decenni. Sono conservati ancora oggi i vecchi biglietti qui acclusi dove la signora Lindner scrisse le seguenti note:

1940 palazzo di Vulaines-sur-seine, Francia, ritrovamento nella soffitta sotto il ciarpame del vecchio palazzo di Napoleone. Circa 1810, trovato dal Dr. Heinz Lindner e regalatomi nel Giorno del matrimonio.

Articolo: Questo sigillo è in bronzo e porta 5 impronte in bronzo ed una in pasta vitrea. Con sicurezza assoluta, si tratta di un oggetto originale. Purtroppo manca una delle piastre del sigillo che è stato asportato in antico perché, era presumibilmente d’argento o in oro (n.d.r. secondo me ne mancano due: una in pasta vitrea e l’altra in bronzo o metallo bianco, di cui restano tracce nel taglio). Possono essere sicuri della originalità e della qualità rilevabile del resto anche dalla documentazione fotografica dettagliata di questo sigillo da museo.

Grandezza: Diametro delle piastre di sigillo ca.1,2 cm, diametro di tutto il sigillo 2,9 cm

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Mille grazie Corbiniano per questa nuova precisazione.

Ho trovato sul Vittone (1760, tav. 99 fig. 2) l’arma del Marchese N. del Carretto di Gozegno che è quasi identica, ma manca la spada e lo scettro alle zampe dell’aquila.

(...)

É vero, nella stampa che hai postato non ci sono.

Ma penso che sia una dimenticanza o un errore dell'incisore, perchè sulla testa dell'aquila bicipite la corona imperiale austriaca è regolarmente presente.

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(...)

Visto che gradisci l’araldica napoleonica, e per ringraziarti delle preziose nozioni che mi hai elargito, posterò un nuovo sigillo chiedendoti nel contempo un tuo critico parere.

(...)

Ti ringrazio molto.

É un sigillo particolare, che sembra interessante (non me ne intendo molto): peccato che non contenga stemmi, ma generiche figure fra cui anche un busto di Napoleone con feluca.

E diverse figure floreali, accompagnate da brevi frasi "stile '800".

Mi dà l'impressione che possa trattarsi di oggettistica inglese non particolarmente pregiata (dal punto di vista simbolico, intendo): me lo suggerisce l'impronta del fiore di myosotis, l'italiano nontiscordardime, intorno a cui è incisa la genericissima (non ho scritto :unknw: "banalissima") traduzione albionica forget me not...

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Credo che tu abbia fatto centro con acume e lucidità anche questa volta. Quello che a me dava fastidio era la superficialità e grossolanità dell’intaglio, lontanissimo dall’arte neoclassica, mentre Napoleone aveva al suo servizio già da anni intagliatori come l’Andrieu che ci hanno lasciato capolavori che ancora oggi non ci stanchiamo di ammirare.

E l’adozione di motti tedeschi o anglosassoni mi risultava parecchio indigesta e, non consona al personaggio.

Grazie per il parere spassionato.

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