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L. Licinio Lucullo

Denari di Antonius e Munatius Plancus

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L. Licinio Lucullo

Lucius Munatius Plancus (Tivoli o Atina, 90 - Gaeta, 1 d.C.), nato da una famiglia di cavalieri, ricoprì diverse magistrature: console nel 42, assieme al triumviro Marco Emilio Lepido, e censore nel 22 con Emilio Lepido Paolo, che era stato consul suffectus nel 34. Ottenne il trionfo per due volte, la prima, dopo aver ottenuto importanti vittorie in Gallia, contro i Retii, e la seconda nella spedizione in Armenia, nel 34 con Antonio. Fu generale, accorto uomo politico, prefetto dell'Urbe, legatus pro pretore e fondò due colonie romane: Lione (Lugdunum) e Basilea (Augusta Raurica). Nella sua vita politica cercò di sopravvivere, riuscendovi, in tempi estremamente pericolosi cambiando le proprie alleanze. Fu giudicato arrivista, opportunista e speculatore; ma resta il fatto che seppe amministrare al meglio le sue ambizioni in quei periodi pericolosi. Di lui parlano Cesare, Appiano, Svetonio, Plutarco, Plinio, Orazio, Seneca ed ebbe una fitta corrispondenza con Cicerone. Fu generale al seguito di Gaio Giulio Cesare durante le campagne militari per la conquista delle Gallie e lì si distinse per astuzia militare;lo seguì durante la guerra civile, attraversando al suo fianco il Rubicone. Ma fu anche abile oratore politico, discepolo di Cicerone. Giulio Cesare, dopo la Guerra Civile, lo inviò in Spagna e, nel 46, lo nominò praefectus urbi. L'evento è ricordato da questo aureo. Per primo fece emettere il mezzo aureo d'oro. Nel 45 Cesare gli conferì il governo della Gallia; l'anno successivo, subito dopo l'assassinio del dittatore, Cicerone gli fece giurare fedeltà alla Repubblica. Nel 43 il Senato, su proposta di Cicerone, lo incaricò di fondare Lugdunum; fu proprio Planco a tracciarne i confini con un aratro, evento commemorato dalla coniazione di una moneta. Di lì a poco fondò anche Augusta Raurica. Nel frattempo i triumviri avevano preso il potere e Planco si schierò dalla loro parte. Nelle liste di proscrizione fu inserito anche suo fratello, Gaio Plozio Planco. Dopo la vittoria di Filippi gli venne affidato il compito di espropriare le terre di Benevento per darle in premio ai reduci (come si evince dall'iscrizione nel Mausoleo, a lui dedicato, a Gaeta). Nel 36 si trovò al fianco di Marco Antonio nella campagna militare contro i Parti e si ritirò ad Alessandria d'Egitto. Di lì a qualche mese gli venne affidato l'incarico di governatore della Siria, ove si arricchì enormemente; comandando con l'amico Furnio tutta l'Asia, raggiunse l'apice della sua potenza. Plinio cita aneddoti su di lui; è ricordato a proposito di un banchetto in cui Cleopatra fece una scommessa con Antonio, che avrebbe ingoiato, da sola, un'enorme sostanza;così fece, ingoiando una gemma del valore di 70 milioni di Sesterzi, da lei fatta sciogliere nell'aceto. Planco, intervenne come moderatore, impedendo che allo stessomodo Antonio consumasse una seconda gemma di valore. La gemma salvata fu divisa in due ed ornò gli orecchini della statua di Venere nel Pantheon. L'amicizia che lo legava a Marco Antonio era grande, ma le continue pretese di Cleopatra la stavano incrinando; seguito dai suoi fedeli seguaci, tornò a Roma ove riferì a Ottaviano che Marco Antonio era diventato succube di Cleopatra, informandolo del suo testamento in favore della regina. Ottaviano se ne impossessò e lo lesse in Senato. Nel suo testamento Marco Antonio, come già detto, disponeva che alcune terre dei domini romani fossero assegnati ai figli di Cleopatra e che le sue spoglie fossero consegnate alla regina egizia per provvedere alla sua sepoltura in Alessandria d'Egitto. Così il Senato Romano autorizzò Ottaviano a muovere guerra contro Marco Antonio, terminata colla vittoria di Ottaviano ad Azio nel 31. Nell'anno 27, in Senato, fu Lucio Munazio Planco a proporre al Senato il titolo di Augustus che, secondo Svetonio, deriverebbe dalla frase avium gestu gustave: colui che era insignito di questo titolo, era considerato consacrato agli dei ed investito di un'autorità superiore. Afflitto da mali e stanco di sopportarli, si uccise. Lucio Munazio Planco amò tanto Gaeta da possedere nel suo territorio una splendida villa di cui restano solo dei ruderi e un grande mausoleo, posto in cima a Monte Orlando, molto ben conservato, in cui venne sepolto quando morì e al cui interno è presente una sua statua. Bellissime sono le monete coniate con il suo nome, e su alcune, vengono rappresentati oggetti come anfore e simpuli che rappresentano le cariche di pontefice e di augure ricoperte da Marco Antonio

Modificato da L. Licinio Lucullo

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