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pier67

circolazione di monete spicciole tra i vari ducati

Risposte migliori

pier67

buongiorno a tutti. leggendo un articolo su dei ritrovamenti monetali nel basso garda come bagattini bolognesi, soldi di mantova, piacenza, monferrato,mi sono chiesto come potevano spendere monete in rame non essendo nel loro ducato di origine. che accordi esistevano tra i vari regni, essendo quasi sempre in guerra fra loro . certo con oro e argento questo problema non esisteva , ma la moneta spicciola, magari frutto di qualche offerta in qualche santuario. ecco, ammettiamo che in qualche luogo del nord italia o in qualsiasi luogo dell italia del 1600 arrivassero pellegrini un pò da tutte le parti e si facessero offerte con monete spicciole come si regolavano i frati o preti del luogo, trovandosi tra le mani un cosi variegato numero di monete.oppure, se un pellegrino poteva pagare un pasto in una locanda del posto con propria moneta . qualcuno di voi sa dirmi, o dove trovare riferimenti o citazioni sull argomento. grazie pier

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sandokan
Supporter

Una domanda interessante, a cui ovviamente non so dare una risposta.......

Mi viene in mente tuttavia quanto accadde in Europa verso la metà dell'800, durante il regno di Vittorio Emanuele II.

Venne stipulata una convenzione monetaria tra diversi Paesi per stabilire l'uniformità di peso e misura delle monete da dieci e cinque centesimi (per l'Italia) : basta dare infatti una occhiata a monete equivalenti francesi, inglesi, ecc. ognuna espressa ovviamente nella propria valuta ma tutte identiche come peso e formato.

Questa convenzione resse a lungo : allora si viaggiava assai meno di oggi, tuttavia - soprattutto nelle città di mare - i negozi accettavano tranquillamente questi spiccioli. Una sorta di mini-lingotti, che venivano scambiati usualmente : me lo raccontava mio padre che, nel '900, lavorava in una banca di Ancona.

Questa Convenzione l'ho vista citata da qualche parte, dove precisamente non saprei, in questo momento.

Ma restò valida per molti anni, sicuramente anche durante il Regno di re Umberto ed era ancora in vigore nel 1911, sotto il Re Vittorio Emanuele III : probabilmente ebbe termine con lo scoppio della prima guerra mondiale.

Può darsi che qualcosa del genere sia accaduto anche in tempi lontani e non solo per le monete d'oro e d'argento, che poi ignoro in che misura fossero fungibili e accettate in Stati diversi da quelli che le avevano emesse.

Sarebbe interessante saperne di più, al riguardo : speriamo in più dotti contributi !

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pier67

grazie per il tuo contributo, molto interessante la storia sulla convenzione vedrò se riesco a trovare qualcosa, la vera difficolta su questo argomento é trovare contributi in rete, anzi da parte mia non sò neanche come impostare la ricerca . cmq grazie ancora

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417sonia
Supporter

Ciao @@pier67

Domanda molto interessante.

Se è vero che esistevano dei "prontuari" di mercatura che, in vari periodi, davano indicazioni sul valore delle monete più usate, sia di rame, sia d'argento o d'oro; è vero anche che i cambiavalute (sempre esistiti) potevano dare preziose informazioni. Poi, in epoca più tarda, c'erano le "Grida", che ogni signore o governante, saltuariamente, faceva affiggere nel proprio stato perché fossero noti i vari ragguagli delle monete più circolanti, rispetto a quelle che venivano coniate nel suo.

Il caso di monetine spicce, non conosciute e non appartenenti alla medesima area monetaria (come esisteva tra Venezia e Verona, ad esempio, nella metà del 200, dove le reciproche monete coesistevano in circolazione) costituivano un problema, perché il commerciante di turno, non conoscendole, poteva rifiutarle.

Credo che potessero essere cambiate presso un cambiavalute che, certamente, lucrava e faceva pagare un aggio più o meno elevato a seconda dell'intrinseco della moneta; loro erano certamente a conoscenza di un maggior numero di "valute" rispetto ad un commerciante. :pleasantry:

Credo anche che il problema fosse eliminato all'origine. Chi sapeva di dover andare in uno stato differente e lontano dal proprio per fare acquisti, cambiava i suoi soldi in una valuta "internazionale" che non avrebbe avuto problemi per essere accettata; pensa ai vari pellegrini d'Europa che andavano in Terra Santa, ci andavano con ducati o grossi veneziani, fiorini, grossi tornesi, ecc. ecc.

Le elemosine? Credo che anche i buoni frati si rivolgessero ai cambiavalute per monetizzare :pardon:

Saluti

luciano

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pier67

cia luciano sempre esaustive e interessanti le tue valutazioni, e pienamente condivisibili,sicuramente al presentarsi di un problema cera qualcuno che aveva pronta una soluzione. mi viene da pensare come sia stato catastrofica la caduta dell impero romano,( la prima vera globalizzazione) noi, oggi diamo tutto per scontato, ma per arrivare ai giorni nostri sono passati secoli, e forse un occhiatina al passato potra solo giovare per un sereno futuro. ciao, e ringraziandoti ancora ti auguro un sereno anno nuovo, e un arrivederci a presto con quelli del cordusio.

saluti

pier

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