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Illyricum65

Quando i Romani parlavano di figli ...

Risposte migliori

Illyricum65

Ciao,

questa ricerca costituisce un piccolo omaggio alla recente nascita di Matilde, la secondogenita di un amico del Forum. Lei non potrà leggerlo, certo … ma i genitori sì e spero di far loro cosa gradita … ed anche agli altri utenti che leggeranno la presente discussione! :D

Per motivi di "privacy" non metto il nickmane del padre della piccola Matilde... gli lascio la scelta di palesarsi o meno. ;)

PROLOGO

Il fenomeno della nascita è sempre stato considerato da sempre qualcosa di magico. Lo possiamo percepire ora, figuriamoci nell'antichità o nella Preistoria, quando davanti alle cose inspiegabili si ricorreva alla "scusa" dell'intervento divino (ma anche ora che sappiamo cosa succede fisicamente la nascita è pur sempre qualcosa di "magico"). Più genericamente l’immagine femminile ha rappresentato la stessa Terra, la sua fertilità e il sincretismo Donna-Terra fu spesso oggetto di culti spesso identificati in quello della “Dea Madre”, dove la figura femminile rappresenta lo spirito della Natura che dà vita, studiato da numerosi studiosi tra i quali M. Gimbutas.

Per alcune immagini relative alle Veneri preistoriche (in questo caso neolitiche) di area balcanica:

http://digilander.libero.it/Righel40/VEP/NEO/BLC/blc.htm

Alcune figure femminili poi sono rappresentate durante il parto o nella fase dell’allattamento.

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Dea assisa sul trono, fiancheggiata da due felini. La piccola figura rotondeggiante tra le gambe è stata interpretata come un bambino nascente. Fu rinvenuta in un contenitore per il grano quindi correlata alla nascita e crescita del cereale. Catal Huyuk, Anatolia, circa 6000 a.C.

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Madonna di Gradac, Vinca. Gradac, Valle Morava, 5000 a.C. ca. v. Gimbutas, Il linguaggio della Dea, pag.37 fig. 58 .Il tema del nutrimento fin dal Paleolitico è espresso con l’evidenza delle mammelle. Qui è più caratterizzato simbolicamente con linee sul corpo, che rappresentano il fluire del liquido sacro, non solo il latte, ma l’acqua, il sangue, la pioggia, considerate fonte divina di nutrimento.

Notate il perpetruarsi della simbologia nell’area anatolica-medioorientale in epoca romana:

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Culto di Cybele, originario dell’Anatolia. Un chiaro parallelismo con la Dea seduta tra i felini di cui sopra

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Rovescio di Giulia Domna, denario, Mater Deum assisa sul trono affiancata da due leoni.

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Illyricum65

LA NASCITA E LE DIVINITA’ IN EPOCA ROMANA

Quando il suo mito si intreccia a quello della pre-romana Diana, divinità con la quale si identificherà, Artemide diviene anche protettrice delle partorienti e delle nascite, aspetto probabilmente rafforzato dal racconto mitico delle sue stesse origini: nell’isola di Orthygia la dea bambina, nata prima di Apollo, avrebbe aiutato la madre Leto a partorire il fratello gemello.

Grande importanza aveva, infine, la devozione nei confronti della dea ad Efeso e in tutta l’Asia Minore fin dai tempi più antichi dei re di Lidi: l’Artemision arcaico, incendiato nel 356 a.C. e poi ricostruito, fu un importante luogo di culto dove Artemide, assimilando i tratti di una divinità asiatica, era venerata come dea della fecondità anche durante l’età romana.

In età romana il culto di Artemide si identifica con quello di Diana, divinità a sua volta di origini pre-romane. Nella religiosità romana la figura di Diana è il risultato di molteplici contaminazioni: riassume in sé i principali attributi della divinità greca, mantenendo però anche i tratti della originaria divinità italica venerata principalmente come protettrice delle nascite ed assorbendo allo stesso tempo l’aspetto “lunare” di Selene ed alcune connotazioni ctonie di Ecate con la quale talora si confonde. Un importante santuario dedicato a Diana Tifatina sorgeva nei pressi di Capua, sul monte Tifata, dove la divinità era oggetto di particolare devozione sin dal I secolo a.C.: le fonti greche narrano della ricchezza di questo santuario (Paus., V, 12, 3) ed alcune iscrizioni testimoniano la sua vitalità per tutta l’età imperiale e ancora in età tardoantica. Un altro importante centro di culto era il santuario nel bosco di Ariccia (nemus Dianae) sui colli Albani (Tac. Hist. 3, 36), nei pressi del Lago Nemi (lacus Nemorensis): qui la dea era venerata principalmente come protettrice delle nascite e come colei in grado di guarire dalle malattie, come attestato anche dai numerosi ex-voto fittili rinvenuti e raffiguranti organi genitali e statuette di donne con bambini in braccio. A Roma il culto di Diana venne istituito nel VI secolo a.C. dal re Servio Tullio che fece edificare un tempio sull’Aventino.

(tratto da http://www.antika.it/001425_artemide-diana.html )

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Illyricum65

L’iconografia più tipica di Diana è quella collegata al suo ruolo di cacciatrice e spesso reggente l’arco e le frecce.

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FAUSTINA II. 161-180. Roma. Sestercio. SC. Diana estante con flecha y apoyada en arco. CyS91. C.no la cita. MyS.1383(2) de Antonino Pío. Peso 23'68 grs. EBC-/MBC+

www.acsearch.info/record.html?id=654598

In ambito provinciale orientale non mancano le sue rappresentazioni come Diana Efesina:

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JUDAEA. Neapolis. Faustina II (Augusta, 147-176). Ae. Dated CY 89.
Obv: ΦΑΥCΤΕΙΝΑ CΕΒ ΕΥCΕ CΕΒΑ ΘY Γ.
Draped bust right.
Rev: ΦΛ ΝΕΑΣ ΠΟΛΕWC CΥΡΙΑC ΠΑΛΕC / ET - ΠΘ.
Cult statue of Diana (Artemis) Ephesia, stags at sides.
SNG ANS 979 var. (reverse legend).
Condition: Very fine.
Weight: 6.6 g.
Diameter: 22 mm.

www.acsearch.info/record.html?id=703720

Sorella gemella del solare Apollo, ricopre anche gli attributi di Selene in quanto nella mitologia personifica anche la Luna, in contrapposizione al fratello che solca il cielo durante il giorno sotto le vesti solari.

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Julia Domna. Augusta, AD 193-217. AR Antoninianus (23mm, 5.76 g, 1h). Rome mint. Struck under Caracalla, AD 215-217. Draped bust right, wearing stephane, set on crescent / LVNA LVCIFERA, Luna, with fold of drapery floating around and above head, driving biga of horses left. RIC IV 379a (Caracalla); RSC 106a. VF.
Julia Domna was associated with Luna Lucifera, “the light-bearing Moon”, while Septimius Severus associated himself with Sol, god of the Sun. The concept of identifying themselves with Sun and Moon speaks of the eternal nature of the imperial house.

www.cngcoins.com/Coin.aspx?CoinID=241697

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FAUSTINA HIJA. 161-175 d.C. Sestercio. SIDERIB(V)S REC(EPT)A. Diana yendo a la der. con media luna detrás y llevando antorcha. CyS100 (450 f.s.). MBC/BC

www.acsearch.info/record.html?id=704935

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Illyricum65

Ma spesso è LVCIFERA, ovvero “portatrice di luce” intesa come la prima luce che vede il neonato al termine del parto.

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ANCIENT COINS. Roman Coins. Mint of Rome unless otherwise stated. Julia Domna (wife of Septimius Severus), Gold Aureus, 7.34g, 6h.Struck A.D. 196-211. IVLIA AVGVSTA , bust of Julia Domna facing right, draped. Rev. DIANA LVCIFERA , Diana standing right, holding a long torch in both hands (RIC 548 note; Calicó 2610 (these dies); BMC 14; C 31).Broad flan, excellent portrait, well-struck and good extremely fine and a most attractive example.A rare variety. Ex G. Mazzini Collection (III, 31*) Ex Leu Numismatik, Auction 54, Zürich, 28 April 1992, lot 273 Ex UBS, Auction 75, Zürich, 22 January 2008, lot 1073 Part of the Aurora Collection.

www.acsearch.info/record.html?id=714835

Non se ne dimentica Gordiano III nella sua serie di denari dedicati al matrimonio con Tranquillina. In pratica “mette una buona parola” con la divinità per avere la sua benemerenza durante l’eventuale (e auspicato) termine della gravidanza della sua sposa.

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Gordian III AR Denarius. Rome, AD 240. Laureate, draped, and cuirassed bust right / Diana Lucifera standing right, holding long torch in both hands. RIC IV 127; RSC 69. 3.66g, 21mm, 7h. Good Very Fine.

acsearch.info/record.html?id=703300

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Illyricum65

Vediamo qualche notizia sul rapporto tra natalità e civiltà romana.

La sterilità era considerata una grave disgrazia. Le dee cui appellarsi durante la gestazione erano Alemona (che aveva il compito di far crescere il feto) e il Trio Fata. Il parto rappresentava un rischio mortale per tutte le classi sociali. Moriva di parto o per le sue conseguenze il 5-10% delle partorienti. Levatrici e medici non hanno mai la certezza di poter risolvere il parto positivamente. Le cause più comuni di decesso erano legate alla giovane età delle partorienti o per emorragia. La puerpera alle prime contrazioni si lavava le mani e si copriva il capo invocando Giunone Lucina. Intanto veniva spogliata e sistemata su un’apposita sedia da parto dell’ostetrica, forata sotto per far colare i liquidi e dotata di apposite maniglie per attaccarsi nella spinta. Le schiave portavano ampolle d’olio d’oliva, cataplasmi, spugne, coperte di lana grezza e versavano acqua calda nelle catinelle. Una schiava abbracciava da dietro lo schienale la partoriente, mentre l’ostetrica sedeva su un basso sgabello, ungendola d’olio d’oliva per rendere più elastica la pelle e facilitare il passaggio. Le schiave ponevano sul ventre mani riscaldate e panni bagnati di olio caldo sui genitali. Per sedare il dolore si usavano cataplasmi caldi. Le spugne asciugavano il sangue delle ferite e l’acqua calda per la pulizia dei genitali. Le coperte venivano usate per coprire le gambe della donna e le bende e il cuscino per fasciare e deporvi il neonato. Il parto cesareo era raro e veniva praticato con un gancio acuminato che estraeva il feto privilegiando la vita della donna su quella del nascituro. C’era anche chi, a tramandarlo è Giovenale, in preda alla più grande delle felicità decideva di far pubblicare la notizia, a incontrastabile prova della propria virilità. Il padre non poteva assistere al parto, perché di regola nella stanza dove avveniva potevano entrare solo le donne. Accanto alla futura mamma era l’obstetrix, la levatrice, coadiuvata da alcune ancelle. A seconda dei casi, poteva essere presente un medico. Dopo la nascita il figlio era presentato al padre che, con il significativo gesto di prenderlo in braccio, lo legittimava socialmente. Questo momento era importantissimo e dall’inequivocabile significato morale. Nove giorni dopo la nascita del bambino si celebra un rito di purificazione (detto lustratio) contro il maleficio. Il neonato viene portato attraverso la casa fino all'altare domestico, dove si celebrava un sacrificio agli dei protettori dei bambini seguito da un banchetto offerto a parenti e amici. Con questa cerimonia il figlio veniva ufficialmente riconosciuto dal padre che gli imponeva il nome.

L'ampiezza del bacino delle donne, spesso giunte ancora impuberi alle nozze, influisce sull'esito del parto. Nelle famiglie agiate, su consiglio del medico Sorano, la nutrice o la madre fasciavano spalle e petto alle spose-bambine e lasciavano libere le anche per ottenere un bacino più ampio. Per le conseguenze negative del parto Cicerone vede morire sua figlia Tullia.

La donna romana, specialmente quella di classe sociale più elevata, cominciò a rifiutare la prole a fine repubblica e ci fu una contrazione nelle nascite. Cicerone chiese addirittura di proibire il celibato. E Augusto, alla fine del primo secolo, constatata una forte contrazione nelle nascite, incentivava nozze e natalità e prometteva alle donne maritate la liberazione da ogni tipo di tutela alla morte del padre, purché siano portate a termine almeno tre gravidanze. Per contro, la donna che tra i 18 ed i 50 anni risultasse ancora nubile, non poteva ricevere alcuna eredità. Come conseguenza bisognava dunque tentare almeno tre gravidanze, altrimenti, in forza delle leggi augustee, ogni lascito ereditario finiva in mano ai parenti paterni o allo Stato e si restava per tutta la vita sotto l'amministrazione di un tutore.

Limitare le nascite, specie nelle classi più elevate, diventò il principale obiettivo della ricca matrona che era riuscita a portare a termine le tre gravidanze. La matrona poteva fare anche uso di pozioni contraccettive ed abortive, che impiegavano ingredienti rischiosi come la ruta, l'ellèboro, l'artemisia (in epoca repubblicana s'ingerivano sostanze, anch'esse nocive alla salute, nella speranza di ottenere più facilmente la gravidanza). Se la matrona voleva abortire in segreto doveva fare attenzione perché, sin dall'epoca delle XII Tavole, la decisione sull'aborto spettava al futuro padre, che la poteva anche ripudiare per avergli sottratto il partum. Talvolta la donna moriva per effetto della pratica abortiva. Se ciò avveniva per un intervento chirurgico fallito, contro il medico c'era l'accusa di omicidio, se il decesso era dovuto ad una pozione l'accusa era di avvelenamento. In ogni caso l'aborto non era punito in sé, ma solo se procurava la morte della donna. Le classi superiori provvedevano a limitare le nascite anche con la continenza. La matrona che viveva nella continenza veniva ammirata ed approvata.

La limitazione delle nascite dipese anche dal fatto che si faceva coincidere, sulla scia di Platone e Aristotele, la miseria con la sovrappopolazione. Il primo proponeva di non nutrire i bambini deboli o i figli di genitori troppo vecchi o malsani o di scarso valore morale. Non ammetteva il diritto di procreare prima dei 37 anni e dopo i 55 per gli uomini; non accettava più di un determinato numero di figli per famiglia, consigliava gli aborti e l'abbandono dei bambini deboli o deformi. Il secondo si era limitato a proporre il matrimonio in tarda età, la volontaria sterilità e la pratica abortiva.

I poppatoi potevano avere delle forme curiose, simili a quelle di un giocattolo, per far sì che i bimbi si divertissero nel succhiare il latte. Alcuni venivano riempiti con dei sassolini e venivano utilizzati come sonagli. Con il termine "crepiindia" si indicavano i trastulli infantili, per lo più oggetti dalle svariate forme, che agitati producevano suoni in grado di distogliere il neonato dal pianto. Molto amato era il "tintinnibulum", un grazioso campanellino.
Una volta cresciuti, diversi erano i giocattoli destinati ad allietare le serene ore dei bimbi. Le bambole, dette "pupae", erano naturalmente riservati alle femmine: alcune, molto belle, erano d’avorio e possedevano, tra abiti ed accessori, il corredo degno di una matrona. Altre, più modeste, fatte di pezza, erano destinate ai giochi delle bimbe meno abbienti. C’erano anche pupazzi raffiguranti animali, cavallucci di legno, trottole ed aquiloni. Pure i bambini di allora amavano il gioco della palla. Particolarmente adatta a loro era la "pila paganica", una tipologia più piccola e leggera che veniva senza sforzo lanciata con le mani.

(Tratto da

www.homolaicus.com/storia/antica/roma/donne_procreazione.htm http://www.archeojobs.com/blog/detail/la-donna-nellantica-roma-1oparte

http://www.specchioromano.it/fondamentali/Lespigolature/2007/SETTEMBRE/Nascere%20nell%E2%80%99antica%20Roma.htm)

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Illyricum65

Abbiamo fatto un rapido accenno a Giunone Lucina. Questo epiteto indicava Giunone come protettrice delle partorienti ed in genere, delle donne al lavoro. Lucina deriva probabilmente da Lux, luce, con un riferimento simile a quello di Diana Lucifera ma altresì potrebbe derivare da Lucus, ovvero Bosco Sacro, che si trovava sull’Esquilino ed era dedicato a questa divinità. Potrebbe corrispondere alla greca Lilizia (dal greco Eiléithyia) che provocava i dolori del parto. Nel tempo assistì le partorienti durante il travaglio. Tra gli Etruschi vi era invece Thalna, dea del parto e moglie di Tinia.

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Faustina Junior AV Aureus. Rome, AD 161-76. FAVSTINA AVGVSTA, draped bust right / IVNONI LVCINAE, Juno standing left between two children and holding an infant in her arms. RIC 692; Calicό 2073. 7.29g, 20mm, 6h.
Fleur De Coin; beautiful lustre. Rare.
Juno Lucina was the goddess who presided over childbirth; the tradition stems from the divinity whom the Greeks called Ilithyia. The Roman goddess is referenced in Latin literature as early as Terence. In his Andria, Glycerium, as she goes into labour, cries out “Juno Lucina, grant me aid, save me, I plead!”. It is fitting that this manifestation of Juno should feature on the types of Faustina Junior, who, during thirty years of marriage to Marcus Aurelius, bore thirteen children.

www.acsearch.info/record.html?id=600521

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Crispina (178-192)
(D) Dupondius oder As (10,07g), Roma, 180-192 n.Chr. Büste / Iuno Lucina. RIC 680, C 24. Etwas rau. Erworben bei Herinek Wien am 6.10.1961 (Einliefererangabe). s.sch.

www.acsearch.info/record.html?id=669019

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JULIA DOMNA
Sesterz, 196 - 211, Rom. IVLIA AVGVSTA. Drapierte, barhäuptige Büste der Kaiserin nach rechts. Perlkreis. Rs: IVNONI L-VCINAE. Iuno Lucina nach links thronend, in der vorgestreckten Rechten eine Blüte haltend, im linken Arm Wickelkind. Perlkreis. Vgl. Hunter 55 (As); BMC -; RIC -. 25,90g. Sehr selten. Fast vorzüglich.

www.acsearch.info/record.html?id=402291

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PLAUTILLA, + 212
Gemahlin des Caracalla
AV-Aureus. 7,03 g. 202-205.
Av: PLAVTILLA - AVGVSTA Drap. Büste n. r.
Rv: IVNO LVCINA Iuno mit Blüte und Szepter frontal thronend, l. und r. von ihr ein Wickelkind.
Unpubliziertes Unikum!

www.acsearch.info/record.html?id=3292

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Illyricum65

Fin qui abbiamo parlato di parto e di divinità connesse.

Ma non sono queste le uniche divinità ricollegata alla natalità presente sulle monete romane imperiali. Se la nascita di figli aveva importanza per l’Uomo comune romano e in genere per l’Impero, figuriamoci per la Famiglia Imperiale, in quanto si doveva garantire la continuità della dinastia. Da qui l’appello a FECVNDITAS, la divinità che assicurava fertilità e concepimento e, quindi, il futuro alla dinastia. Di solito è rappresentata come una matrona con cornucopia o asta e che regge o ha ai piedi dei bambini. Nerone le dedicò un tempio a Roma quando nel 63 nacque sua figlia.

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Antoninus Pius (138-161), As, Rome, AD 160-161, AE, g 10,29, mm 26, ANTONINVS - AVG PIVS P P, laureate head r., Rv. TR POT XXIIII - COS IIII, Fecunditas standing front, between two girls, head l., holding two infants; in field, S C . BMCRE - (after 2118); RIC 1053; RIN 1893, p. 287, n. 27.
Uncommon. Fine style. Green patina with red tone. Good extremely fine.
www.acsearch.info/record.html?id=532064

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Faustina Junior Augusta AR Denarius. Rome, Struck under Marcus Aurelius and Lucius Verus, AD 161-164. Draped bust right / Fecunditas standing left, holding two infants in her arms, between two young girls. RIC III 676 (Aurelius); RSC 95. 3.21g, 17mm, 1h. Minor deposits, Good Very Fine.

www.acsearch.info/record.html?id=712145

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FAUSTINA II (Augusta, 147-176). Sestertius. Rome.
Obv: FAVSTINA AVGVSTA. Draped bust right, wearing stephane. Rev: TEMPOR FELIC / S - C.
Fecunditas standing left, holding an infant on each arm; to either side below, two children. RIC 1674 (Antoninus Pius).
Condition: Very fine.
Weight: 23.8 g.
Diameter: 32 mm.

www.acsearch.info/record.html?id=703928

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Lucilla, 163 - 181 n. Chr. AE Sesterz (23,90g). Um 178 - 182 n. Chr. Mzst. Rom. Vs.: LVCILLA AVGVSTA, drapierte Büste n. r. Rs.: FECUNDITAS / S C, Lucilla mit drei Kindern n.r. sitzend. RIC 1736; C. 21; MIR 29­6/10(e). Grüne Patina, gutes ss

www.acsearch.info/record.html?id=687746

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JULIA MAMAEA (222-235). Denarius. Rome. Obv: IVLIA MAMAEA AVG. Diademed and draped bust right. Rev: FECVND AVGVSTAE. Fecunditas seated left, raising hand, child to left. RIC 332.
Condition: God very fine.
Weight: 2.8 g.
Diameter: 19 mm.

www.acsearch.info/record.html?id=713173

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Illyricum65

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Herennia Etruscilla AR Antoninianus. Rome, AD 250. Draped bust right, wearing stephane, set on crescent / FECVNDITAS AVG, Fecunditas in long chiton holding cornucopia standing left, child below her right arm standing right at her feet. RIC 55; Cohen 8. 4.32g, 21mm, 7h. Flan crack, minor deposits on reverse, fantastic portrait, Good Extremely Fine. From the Ortiz Collection.

www.acsearch.info/record.html?id=712314

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Herennia Etruscilla. Augusta, AD 249-251. Æ Sestertius (30mm, 13.72 g, 12h). Rome mint. 5th emission of Trajan Decius, early AD 251. Draped bust right, wearing stephane / Fecunditas standing left, holding cornucopia and placing hand over child standing right with hands raised. RIC IV 134a (Decius); Banti 3. Good VF, dark gray-brown patina, struck with a worn reverse die. Excellent portrait.

www.cngcoins.com/Coin.aspx?CoinID=210632

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SALONINA (Augusta, 254-268). Antoninianus. Rome.
Obv: SALONINA AVG. Diademed and draped bust right, set on crescent. Rev: FECVNDITAS AVG. Fecunditas standing left, holding cornucopia and extending hand over small child. MIR 579aa.
Condition: Extremely fine.
Weight: 4.0 g.
Diameter: 21 mm.

www.acsearch.info/record.html?id=713202

Infine, una chicca per papà… ;)

Un bel sesterzio (doppio) di Postumo impostato su un DIANA LVCIFERA di Faustina II:

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POSTUMUS. Romano-Gallic Emperor, 260-269 AD. Æ Double Sestertius (32mm, 20.58 gm, 1h). "Mint II." 2nd Phase, 1st emission, 264-266 AD. [iMP C M C]ASS LA[T PO]STVMVS P IVL, radiate, draped, and cuirassed bust right / PAX [AVG], Pax standing left, holding branch and sceptre. RIC V 218; Mairat 495; Bastien, Postume 280; Cohen 223. Good VF, dark red-brown patina. Overstruck on a sestertius of Faustina Junior, Diana Lucifera reverse type, RIC III 1630.

www.cngcoins.com/Coin.aspx?CoinID=63382

Con questa ho concluso ... e felicitazioni!!! :D

Ciao

Illyricum

:)

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cancun175

Bravo @@Illyricum65. Forse servirebbe un capitolo a parte, e molto molto complesso, per l'uomo e la paternità. Ma a ben pensarci, essendo la monetazione (quasi sempre) in mano all'uomo, l'excursus è proprio su come l'uomo celebra la maternità. Allora, come la vedeva la donna? O, quantomeno, la donna illustre?

Modificato da cancun175

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grigioviola

Grazie mille per le congratulazioni e complimenti a Illyricum per l'ottimo excursus!

Il primo maggio è nata Matilde, seconda entrata in famiglia e sorella di Lorenzo.

In effetti è la piacevolissima causa della mia recente latitanza dal forum :) in questi giorni sono a casa e più che monete vedo pannolini... ma non c'è moneta che tenga, ve l'assicuro, rispetto alla gioia di tenere in braccio un frugoletto così piccino che fa sembrare un gigante il fratellino di tre anni... i figli, completamento di un'esistenza e puro amore!

Grazie ancora e... discussione salvata per quando Matilde sarà più grande e potrà leggerla.

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eliodoro
Supporter

Auguri @@grigioviola per la piccola....

@@Illyricum65, bellissimo regalo....

Parlando della maternità e fecondità nell'antichità,Ti posto un prodotto tipico delle mie zone :D

La Mater Matuta capuana, antica divinità italica, che rappresenta un ex voto fatta per favorire la fecondità e fertilità, o a fini di ringraziamento.

Furono rinvenute dove sorgeva un templum orientato secondo i quattro punti cardinali dedicato, si pensa, alla grande madre Iovia Damusa o Bona Dea patrona delle partorienti che si è voluto anche identificare con Cerere, dea della crescita, con riferimento alla fertilità non solo agraria ma animale ed umana.

Cronologicamente , esse si situano in un arco di tempo che va dal VI al II sec. a.C. Purtuttavia il VI sec. a.C. non può essere considerato il periodo di inizio poiché alcuni esemplari posseduti sono da attribuirsi ad epoche precedenti, paragonando la loro arcaicità a quella dei monumenti preistorici, tali da essere definiti i prodotti più ingenui della scultura di tutti i tempi e di tutti i luoghi.

SM06z.jpgmatuta1.jpgfig_femm_5infb.jpg

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