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angel

Avellino ha un nuovo monumento

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angel

Domenica 28 settembre 2014 è stato inaugurato, ad Avellino, in Piazza d’Armi, un monumento alla memoria e al sacrificio dei caduti sul lavoro, il cui titolo è “Chiuso in un guscio di pietra”.

Mercoledì 24 settembre, alle ore 11:00, si è tenuta, presso la sala stampa del Palazzo di Città di Avellino, la conferenza stampa di presentazione con il sindaco Paolo Foti, il presidente provinciale ANMIL (Associazione nazionale lavoratori, mutilati e invalidi del lavoro), Commendatore Vincenzo Frusciante, nonché committente e presidente del comitato pro-monumento e i due artisti esecutori dell’opera, Giuseppe Coluccio e Claudio D’Onofrio, duo artistico conterraneo, che combina scultura, design e architettura privilegiando l’utilizzo di marmo, pietra, legno, acciaio, resina.

L’opera è stata fortemente voluta dall’ANMIL, che, grazie alla disponibilità dell’amministrazione comunale e al contributo dell’INAIL (Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali) di Avellino, Domenica 28 settembre 2014 in Piazza d’Armi ha inaugurato il monumento commemorativo ai caduti sul lavoro, il cui permesso per costruire è datato 23 marzo 2012. Come si leggeva sul cartello affisso, ad altezza uomo, alla struttura a forma di parallelepipedo, alta circa sette metri, fatta di tubi Innocenti e teli di copertura, insistente sull’aiuola alle spalle del Palazzo di Giustizia il committente è stato Vincenzo Frusciante, presidente del Comitato pro-monumento; il direttore dei lavori è stato il geometra Agostino Giaquinto della G.G. Costruzioni Srl e il progettista è stato l’architetto Claudio D’Onofrio; la data d’inizio dei lavori è stata il 10 ottobre 2013.

La realizzazione dell’opera se la sono aggiudicata, tramite concorso pubblico, l’artista Giuseppe Coluccio, nato a Prata Principato Ultra, in provincia di Avellino, nel 1968, in possesso di diploma di laurea in scultura conseguito con il Maestro Augusto Perez presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e l’architetto Claudio D’Onofrio, nato ad Avellino nel 1973, laureato in architettura a Napoli nel 2002 con una tesi di ricerca in tecniche di disegno automatico e prototipazione rapida.

L’architetto Claudio D’Onofrio, coautore dell’opera, ha spiegato: «Come sempre cerchiamo di fare, abbiamo proposto un’opera d’arte che appare semplice e lineare all’esterno, ma non lo è nella sua fase di realizzazione. Nello specifico, il monumento eseguito per l’ANMIL raffigura un corpo che cerca di uscire fuori dalla pietra ed è realizzato in un unico blocco, un monolite in marno proveniente dalla cava di Montemiletto».

Lo scultore Giuseppe Coluccio, coautore dell’opera, ha detto: «La scultura è la rappresentazione di una figura scarnata, defraudata dalla libertà ed inglobata in blocco di pietra che vuole essere la metafora dell’uomo che attraverso il lavoro perde vita e deve essere da avvertimento per chi la osserva per far sì che disgrazie del genere non accadano più».

La cerimonia d’inaugurazione si è aperta Domenica 28 Settembre ’14, alle 10.30, con una presentazione dell’iniziativa in Piazza del Popolo nella Chiesa del Carmine, chiesa secentesca, annessa al Monastero di S. Maria del Carmine, la cui edificazione fu voluta dal principe Camillo Caracciolo, e continuata dal figlio Marino II; destinata a luogo di culto per le suore carmelitane e cappella privata della famiglia del principe, fu anche il Pantheon dei Caracciolo di Avellino; solo la fabbrica della Chiesa del Carmine è sopravvissuta al sisma del 23 novembre 1980, e fatta oggetto di due restauri, il primo all’indomani del terremoto e, l’altro, nel 2009, si presta come sede di importanti dibattiti, convegni, presentazioni di mostre e libri.

Da qui il viceprefetto di Avellino Armando Amabile, il vicesindaco Stefano La Verde, in rappresentanza del sindaco Paolo Foti e dell’amministrazione comunale, impegnata in consiglio comunale a Palazzo di Città, l’architetto Gerardo Nappa per la Commissione selezione proposte artistiche, gli artisti esecutori dell’opera d’arte, la dottoressa Grazia Memmolo, in rappresentanza della Sede Provinciale Inail, Franco Bettoni, presidente nazionale dell’Anmil, il commendatore Vincenzo Frusciante presidente territoriale dell’Anmil, il sindaco di Montemiletto Agostino Frongillo, S.E. Monsignor Francesco Marino, vescovo di Avellino, vari rappresentanti delle forze dell’ordine, l’associazione Combattenti e reduci della federazione provinciale di Avellino, e tutti gli intervenuti, accompagnati dalla banda musicale, dopo la cerimonia di presentazione, in corteo hanno attraversato Piazza Libertà e il Corso Vittorio Emanuele per raggiungere Piazza d’Armi dove il vescovo ha benedetto il Monumento donato alla città.

La scultura è stata realizzata in un blocco monolitico parallelepipedale, allungato nel senso verticale, di Pietra Irpina di Montemiletto, appoggiato su una piattaforma a forme geometriche regolari. All’interno del blocco nella parte centrale è stata scolpita una figura stilizzata con il volto coperto da un velo, col fine di generare un suggestivo contrasto tra le forme rigide del blocco esterno e le linee figurative del corpo incastrato. La forma geometrica ellittica al centro della geometria regolare, caratterizza e mette in armonia materica e volumetrica l’intera l’opera, e rimanda al titolo: “Chiuso in un guscio di pietra”.

La scelta di realizzare l’opera d’arte con pietra locale è stata fortemente imposta dagli artisti, perché, come ha racconto Claudio D’Onofrio: «Un messaggio così importante meritava un forte legame con il territorio. Ci piaceva l’idea di immaginare l’opera come uno strumento in grado di comunicare generando vibrazioni dal suolo. Per ottenere un tale risultato non avremmo potuto accettare l’idea di utilizzare una pietra estranea al contesto territoriale e quindi culturale».

Grazie all’intenso coinvolgimento la marmifera che opera nel comune di Montemiletto ha estratto un unico blocco di pietra locale da una propria cava, sita nel territorio di Montemiletto (come indicato in basso sulla base, al lato destro dell’osservatore), nella stessa zona dove esisteva fino a metà del secolo scorso una forte attività di estrazione e lavorazione della pietra, usata per la realizzazione di portali, davanzali e scale che caratterizzano i centri storici dell’Irpinia.

Alla base del monumento, sul lato sinistro dell’osservatore, campeggia a caratteri maiuscoli, incisi e resi più vivi dalla colorazione rosso mattone, il motto “Ti accorgi di quanto il lavoro possa renderti libero solo quando il lavoro ti ha gravemente ferito”. Sul lato destro l’indicazione “Pietra di Montemiletto”

Al base del monolito sulla sinistra per l’osservatore campeggia la scritta “ANMIL”, in un’alternanza di maiuscolo, minuscolo, minuscolo, minuscolo, maiuscolo, ma tutte della stessa altezza; nella lettera “i” è contenuta dal basso verso l’alto, in caratteri minuscoli e in colorazione biancastra, la scritta onlus.

Sulla destra per l’osservatore direttamente sotto l’ovale sono incisi, in stampatello, i nomi degli artisti e l’anno 2014.

Lungo il bordo destro della base, dal fondo a venire verso l’osservatore messosi frontalmente alla faccia principale dell’opera si susseguono le scritte “Pergamo – Francesco Pergamo”, “Gruppo Marinelli – Giuseppe Marinelli”, “GG Giaquinto Costruzioni generali – Agostino Giaquinto” “Semastone – Giuseppe Simone Serino”, “Serino Marmi – Antonio Serino”.

Tutte le scritte ad eccezione di diversa indicazione sono incise e di colore rosso mattone.

Il monumento è inserito nel contesto urbano caratterizzato dalla presenza di due importanti edifici pubblici, il Tribunale e l’ex Carcere Borbonico, attualmente adibito a pinacoteca comunale e a sede della Soprintendenza ai Beni culturali della provincia.

Tale monumento vuole omaggiare, con un segno significativo e indelebile, quanti, lavorando, hanno perso la vita o sono rimasti gravemente feriti o mutilati.

Il tema proposto vuole evidenziare il duplice valore del rapporto tra uomo e lavoro: il lavoro può rendere un uomo libero, ma può anche gravemente ferirlo. L’opera vuole trasmettere il messaggio che i veri rischi sul luogo di lavoro, a volte, si capiscono, solo quando ormai il lavorare ha già provocato gravi ferite.

Il volto del corpo coperto dal velo vuole rappresentare un invito ad una lettura personalizzata dell’opera d’arte: ognuno può vedere nella figura scolpita una persona cara incidentata durante lo svolgimento delle proprie attività lavorative e riviverne nel proprio animo il ricordo.

Il sindaco di Avellino, Paolo Foti a proposito della realizzazione di tale monumento ha dichiarato: «Una bellissima iniziativa che vede fare un regalo importante alla nostra comunità in una città che purtroppo non ha memoria storica. Non è rimasto quasi nulla se non il monumento ai caduti in via Matteotti. Guardo a questa iniziativa con grandissimo piacere perché immagino da qui a cent’anni le future generazioni potranno trarre da quest’opera punti di riferimento, di riflessione rispetto a ciò che gli uomini hanno costruito nel tempo. Con quest’opera si vuole rendere omaggio ai lavoratori che hanno avuto la fortuna della dignità di un lavoro, ma la sfortuna di perdere la propria vita in quei luoghi di lavoro. È un monito per la città a far sì che sui luoghi di lavoro siano approntate le misure necessarie affinché il lavoro nella sua accezione più ampia venga rispettato e tutelato. Queste sono quelle poche cose belle che la città deve riscoprire ed il fatto che tutto ciò che è stato fatto è stato fatto con materiali e menti della nostra città è un valore aggiunto che deve essere salvaguardato”.

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