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LIVORNO TRA STORIA E MONETE


dabbene

Risposte migliori

E' una discussione che ha presentato, ad ora, post importanti storici e immagini di monete estremamente interessanti con riferimento la storia e la monetazione di una città per quale sono state coniate monete tra le più belle ed affascinanti.

Merita e meritava un approfondimento, ma al di là della discussione che è sicuramente degna di molta attenzione e spero possa avere altri interventi, l'aspetto che ritengo più positivo e virtuoso è che è stata molto partecipata, appassionata e con diversi utenti che coralmente hanno cercato di divulgare le proprie conoscenze.

E' poi questo lo spirito giusto, le discussioni funzionano poi se c'è il giusto approccio ed empatie tra i vari attori ; il compito di un forum come lamoneta è creare spunti, far partecipare, appassionare anche utenti che magari capiteranno da queste parti anche solo a leggere.

Ho rivisto uno spirito di corpo che in passato c'era e in qualche ambito del forum ora è meno evidente, qui c'è stato....e non è poco, quindi complimenti a tutti e avanti così, barra dritta e vento in poppa come dei bravi marinai livornesi e non solo..... :blum:

P.S. Non dobbiamo solo fare critiche....ma quando c'è da lodare è giusto lodare .....tutti i bravi attori del forum che si impegnano sempre da volontari con i loro contributi e divulgando a tutti le loro personali conoscenze.....

Modificato da dabbene
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Ciao RODOLFO, ma mi sono sempre chiesto.... ma ste monete...hanno circolato al di fuori del granducato e dell'Italia ....ho sono rimaste sempre entro i confini italici.

In particolare i luigini, coniati apposta per i commerci levantini.....saranno monete viaggiate in medio oriente e poi rientrate oppure son sempre rimaste qui, per scambi interni??

I luigini furono concepiti per il Levante e non hanno praticamente quasi mai circolato in loco, ma mi piacerebbe essere smentito.

ciao Erik!

belle monete, che raffigurano il commercio col levante di Livorno sotto la coniatura di Luigini Di Ferdinando II.

bhè come si sa il naso di questo Granduca era un bel nasone!

molto belle infatti le raffigurazioni sui Tolleri del Porto e sulle piastre, i Luigini venivano copiati dalla Francia, l'influsso e la rappresentazione sul retro era presso chè identica..

il loro guadagno stava nella minore quantità d argento nella coniatura e quindi per la loro destinazione del Levante.

Nel caso del Luigino di Livorno, questo era la dodicesima parte di un tollero ed era battuto alla lega di undici once. In pratica aveva un titolo di 917 millesimi così come il dodicesimo di scudo francese. In questo caso non si speculava sulla lega ma si forniva ai mercati una moneta che essi stessi richiedevano, almeno dal punto di vista metrico ponderale e solo in parte iconografico.

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BOIA DEH che discussione...istruttiva ed interessante...

per quanto riguarda i Luigini chi speculava sulla lega erano quei signori che avevano diritti di battere moneta (zecche di Tassarolo - Fosdinovo - Arquata etc etc etc ...) e che si approfittarono del mercato che assunsero i luigini nel Levante....

Sotto Ferdinando I De'Medici nel 1608 da Livorno partirono i primi coloni italiani per le Americhe, l'idea del Granduca era quella di creare una colonia in quelle terre ed era già pronta una seconda spedizione formata da Lucchesi e Livornesi quando Ferdinando morì e il successore non diede seguito al progetto...

adesso voglio postare anche io una moneta che cade proprio a pennello in questa discussione essendo anche un fresco acquisto e il mio primo porto in collezione ;) :)

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Modificato da magellano83
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Boia...sei deli'ato Magellano...del 1702... stica....ottima conservazione.

E quindi...dice...che si doveva andare in america ??? .... di sicuro...un sarebbero venuti cosi citrulli !!!! ah ah ah.

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eh si @@tommydedo...più esattamente in Brasile e Guinea.... :)

oh @@fofo ma icchè tu mi chiami incrostazioni quella delicata patina iridescente al D/ intorno alla legenda???? :p

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Ma poi quello che conta, come dico sempre, è quello che rappresentano le monete, la loro simbologia, il messaggio che trasmettevano, e il tollero del porto di Livorno ha tutto questo ed è il degno simbolo di questa discussione, comunque la moneta di @@magellano83 mi piace,mi piace....poi di meglio ci può sempre essere , questo si.... :blum:

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Dicevo prima che i rapporti tra toscani e inglesi non erano idilliaci, sul frontespizio del libro del Cipolla compare questa riflessione sull'argomento che mi sembra calzante e attinente :

" In base alle loro categorie logiche gli inglesi consideravano le pratiche sanitarie toscane come degli inutili e costosi perditempo. Ne conseguiva che disattenderle non pareva loro peccato tanto grave. Era invece convinzione delle autorità sanitarie livornesi che con la nazione inglese così come con quella olandese è bene andare circospetti, massime che in quei Paesi non sogliono essere mai del tutto netti."

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salve a tutti,

avete già detto tanto, sottolineando giustamente gli aspetti commerciali che portarono alla fondazione ed allo sviluppo di Livorno. Provo ad aggiungere qualcosa e ci provo partendo da quello che diceva dabbene:

Ma poi quello che conta, come dico sempre, è quello che rappresentano le monete, la loro simbologia, il messaggio che trasmettevano,

Ecco, simbologia e messaggi. Se il tollero con il porto è l'immagine della vocazione commerciale di Livorno, quello con la fortezza rappresenta bene l'altra esigenza che portò alla fondazione della nuova città, ossia la necessità di difesa delle coste dello Stato mediceo.

Livorno infatti viene concepita come la chiave di volta di un sistema militare molto più ampio, costituito da decine di torri e da ottantuno località litoranee fortificate. La funzione portuale e quella militare sono connesse, il porto mediceo è la principale base operativa delle galere dell'Ordine di Santo Stefano. La città viene dotata dunque di fortezze, bastioni, torri e all'interno del perimetro urbano viene costruito anche il "Bagno dei forzati" destinato ad ospitare gli schiavi condotti a Livorno come bottino di guerra...(Samuel Fettah in AAVV Firenze e la Toscana)

La principale esigenza militare era dunque difendersi dalla incursioni dei pirati turchi, e questo era il compito affidato ai cavalieri di Santo Stefano. L'Ordine, religioso e militare al tempo stesso, era stato fondato da Cosimo I (confermato dal papa nel 1562) e alloggiato nello splendido palazzo della piazza dei Cavalieri di Pisa, appositamente risistemata dal Vasari (@@tommydedo vatti a fida' dell'amici, t'aspettavi di legge' di Livorno e io ti ragiono di Pisa). Il riarmo navale sotto la guida dei cavalieri porterà anche ad azioni militari contro i porti algerini che ospitavano i pirati barbareschi. Importante la presa di Bona del 1607, e qui come non ricordare i Quattro Mori che sono forse l'unico gruppo scultoreo dove i comprimari rubano la scena al protagonista Ferdinando, che sta lì tronfio per aver liberato le coste toscane dai pirati.

Quindi nella seconda metà del '500 i Medici fortificano le coste del loro stato, creano un'ordine militare-religioso per combattere per mare e si dotano di una rispettabile forza navale. Ma il '500 è anche il secolo in cui avvengono due grandi battaglie navali: Lepanto e la spedizione dell'Armada spagnola. In entrambe queste occasioni erano presenti navi toscane anche se, a dire il vero, un po' controvoglia. Comunque le memorie dei contemporanei ci possono dare un'idea della consistenza della flotta stanziata a Livorno, che se quantitativamente era piccola (ma non piccolissima), qualitativamente sembra essere stata di tutto rispetto.

A Lepanto (1571) la flotta toscana partecipò al completo o quasi aggregandosi alla squadra del papa. Cosimo I probabilmente non era poi così felice ma a Pio V, che gli aveva dato il titolo di granduca nel 1569, non si poteva proprio dire di no.

Le navi che parteciparono alla battaglia erano 12, tra i capitani ci sono anche i nomi di nobili fiorentini, tra gli altri un Medici e uno Strozzi, quanto ne capissero di mare poi.... i documenti non lo riportano. La squadra toscana, formata solo di galere di grandi dimensioni, impressionò i contemporanei, le navi furono giudicate "buonissime" o "assai buone" e si comportarono bene contro i turchi. (A. Barbero, Lepanto la battaglia dei tre imperi).

Quest'altra storia che vi riporto è probabilmente meno conosciuta, ma conferma i giudizi positivi sulle navi del Granduca. Nel 1586 Francesco I si era accordato con Filippo II di Spagna per partecipare al commercio delle spezie che affluivano a Lisbona dalle indie. Nelle intenzioni del Granduca Livorno avrebbe dovuto diventare il centro di smistamento per il Mediterraneo della preziosa merce. Aveva così inviato la sua nave migliore, il galeone San Francesco, a Lisbona per ritirare il primo carico. Sennonché appena arrivata la nave fu immediatamente ispezionata dal marchese di Santa Cruz, incaricato di allestire la flotta che avrebbe dovuto invadere l'Inghilterra, il quale la trovò "migliore di tutte quelle al suo comando". Temendo che la nave potesse essere requisita il capitano Bartoli cercò di andarsene alla chetichella ma venne prontamente fermato e costretto ad aggregarsi ad una squadra spagnola che stava uscendo dal porto per dare la caccia ai corsari inglesi. Al ritorno Bartoli scrisse a Francesco I con amaro orgoglio che il San Francesco era l'unica nave nella squadra spagnola "che non imbarcava acqua e non aveva avuto avarie" nella missione appena conclusa, e questo rendeva assai improbabile che lo lasciassero ritornare... Il San Francesco, ribattezzato Florencia dagli spagnoli, alla fine fu requisito e costretto ad aggregarsi alla Invincibile Armada, partecipando così alla disastrosa spedizione del 1588. (A. Martelli, la disfatta dell'Invincibile Armada)

Ho messo autore e titolo da cui ho preso le notizie, se a qualcuno può interessare l'argomento e vuole approfondire. Adesso, visto che ormai ho la cittadinanza onoraria, vi saluto con un'esclamazione...

boia dé che curtura 'he ci s'ha tra tutti.

Modificato da cippiri76
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A Lepanto (1571) la flotta toscana partecipò al completo o quasi aggregandosi alla squadra del papa. Cosimo I probabilmente non era poi così felice ma a Pio V, che gli aveva dato il titolo di granduca nel 1569, non si poteva proprio dire di no.

Le navi che parteciparono alla battaglia erano 12, tra i capitani ci sono anche i nomi di nobili fiorentini, tra gli altri un Medici e uno Strozzi, quanto ne capissero di mare poi.... i documenti non lo riportano.

Buona serata

complimenti per l'esposizione e le notizie fornite.

Non sono edotto delle politiche "marinare" toscane, ma è probabile che, come succedeva a Venezia, anche le navi toscane fossero comandate da personaggi cospicui della nobiltà, di nomina "politica".

Cioè politici che, spesso, sapevano poco o nulla dell'arte e della tattica marinaresca, ma erano incarichi che dovevano considerarsi profittevoli per la carriera, appunto politica. In ogni caso erano accompagnati da comiti che erano esperti marinai. Al comandante designato, comunque, spettava la responsabilità della riuscita, o meno, dell'impresa.

saluti

luciano

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Non sono edotto delle politiche "marinare" toscane, ma è probabile che, come succedeva a Venezia, anche le navi toscane fossero comandate da personaggi cospicui della nobiltà, di nomina "politica".

Cioè politici che, spesso, sapevano poco o nulla dell'arte e della tattica marinaresca, ma erano incarichi che dovevano considerarsi profittevoli per la carriera, appunto politica. In ogni caso erano accompagnati da comiti che erano esperti marinai. Al comandante designato, comunque, spettava la responsabilità della riuscita, o meno, dell'impresa.

grazie per i complimeti

è vero,

Barbero descrive in maniera dettagliata, per Venezia, quale fosse il ruolo dei comiti o sopracomiti sia nell'allestire la galera, reclutare la ciurma ed aggiungere competenze tecniche nella navigazione, affiancando il capitano.

Degli esperti marinai dovevano essere presenti anche sulle navi toscane anche perché... mi viene facile pensare che un aristocratico veneziano avesse comunque un'altra competenza per le cose di mare del "collega" fiorentino.

un saluto

Modificato da cippiri76
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I veneziani avevano Sebastiano Venier:

Nel 1570 divenne Procuratore e nel dicembre dello stesso anno fu nominato "Capitano General da mar" della flotta di Venezia impegnata nella guerra contro i Turchi

L'anno successivo (1571) fu uno dei protagonisti della battaglia di Lepanto che vide le forze della Lega Santa infliggere una definitiva sconfitta ai Turchi.

Nonostante avesse allora già settantacinque anni, Venier prese parte in prima persona al combattimento, uccidendo numerosi nemici a colpi di balestra (che un aiutante gli ricaricava, poiché le sue braccia non avevano più sufficiente forza), e fu anche ferito a un piede da una freccia, che si strappò via da solo. Egli calzava delle pantofole, invece di stivali, perché a suo parere facevano miglior presa sul ponte bagnato della nave tuttavia sembra che la vera motivazione sia il fatto che soffriva di calli e gli stivali gli dolevano maggiormente delle pantofole.

Dopo la pace Sebastiano Venier tornò a Venezia con l'aura del vincitore e nel 1577 pur all'età di 81 anni fu eletto Doge all'unanimità.

(da wikipedia)

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I veneziani avevano Sebastiano Venier:

Nel 1570 divenne Procuratore e nel dicembre dello stesso anno fu nominato "Capitano General da mar" della flotta di Venezia impegnata nella guerra contro i Turchi

L'anno successivo (1571) fu uno dei protagonisti della battaglia di Lepanto che vide le forze della Lega Santa infliggere una definitiva sconfitta ai Turchi.

Nonostante avesse allora già settantacinque anni, Venier prese parte in prima persona al combattimento, uccidendo numerosi nemici a colpi di balestra (che un aiutante gli ricaricava, poiché le sue braccia non avevano più sufficiente forza), e fu anche ferito a un piede da una freccia, che si strappò via da solo. Egli calzava delle pantofole, invece di stivali, perché a suo parere facevano miglior presa sul ponte bagnato della nave tuttavia sembra che la vera motivazione sia il fatto che soffriva di calli e gli stivali gli dolevano maggiormente delle pantofole.

Dopo la pace Sebastiano Venier tornò a Venezia con l'aura del vincitore e nel 1577 pur all'età di 81 anni fu eletto Doge all'unanimità.

(da wikipedia)

Buona Domenica

Uomo tutto d'un pezzo, il Venier: aveva il carattere di un uomo senza mezze misure, audace, compassionevole all'occasione; tanto integro nell'animo, dice il Da Mosto, che dopo la battaglia di Lepanto tenne per se un bottino di 205 ducati, 2 lire e 6 soldi, alcuni coltelli, un filo di coralli e due schiavi negri.

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Sebastiano Venier comandante della flotta veneziana a Lepanto - Jacopo Tintoretto

C'è il sospetto che un po' di arteriosclerosi condizionasse il suo modo di fare; spesso sfrontato e senza un minimo di "savoir faire". Ce lo fa capire ancora il Da Mosto riportando il commento di un cronista: "dimostrò poca gravità ed attitudine in sostenere et esercitare la maestà del principato e che aveva fatto spesso desiderare la prudenza e la lingua del principe Mocenigo, suo antecessore".

Più esplicito, il Da Mosto, quando scrive che rispondeva con poca dignità alle persone che riceveva nelle udienze, ed anche le risposte che dava agli ambasciatori, lasciavano a desiderare.

post-21005-0-09393800-1414945394_thumb.j

Sebastiano Venier doge di Venezia - Andrea Vicentino

saluti

luciano

Modificato da 417sonia
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salve a tutti,

avete già detto tanto, sottolineando giustamente gli aspetti commerciali che portarono alla fondazione ed allo sviluppo di Livorno. Provo ad aggiungere qualcosa e ci provo partendo da quello che diceva dabbene:

Ecco, simbologia e messaggi. Se il tollero con il porto è l'immagine della vocazione commerciale di Livorno, quello con la fortezza rappresenta bene l'altra esigenza che portò alla fondazione della nuova città, ossia la necessità di difesa delle coste dello Stato mediceo.

Livorno infatti viene concepita come la chiave di volta di un sistema militare molto più ampio, costituito da decine di torri e da ottantuno località litoranee fortificate. La funzione portuale e quella militare sono connesse, il porto mediceo è la principale base operativa delle galere dell'Ordine di Santo Stefano. La città viene dotata dunque di fortezze, bastioni, torri e all'interno del perimetro urbano viene costruito anche il "Bagno dei forzati" destinato ad ospitare gli schiavi condotti a Livorno come bottino di guerra...(Samuel Fettah in AAVV Firenze e la Toscana)

La principale esigenza militare era dunque difendersi dalla incursioni dei pirati turchi, e questo era il compito affidato ai cavalieri di Santo Stefano. L'Ordine, religioso e militare al tempo stesso, era stato fondato da Cosimo I (confermato dal papa nel 1562) e alloggiato nello splendido palazzo della piazza dei Cavalieri di Pisa, appositamente risistemata dal Vasari (@@tommydedo vatti a fida' dell'amici, t'aspettavi di legge' di Livorno e io ti ragiono di Pisa). Il riarmo navale sotto la guida dei cavalieri porterà anche ad azioni militari contro i porti algerini che ospitavano i pirati barbareschi. Importante la presa di Bona del 1607, e qui come non ricordare i Quattro Mori che sono forse l'unico gruppo scultoreo dove i comprimari rubano la scena al protagonista Ferdinando, che sta lì tronfio per aver liberato le coste toscane dai pirati.

Quindi nella seconda metà del '500 i Medici fortificano le coste del loro stato, creano un'ordine militare-religioso per combattere per mare e si dotano di una rispettabile forza navale. Ma il '500 è anche il secolo in cui avvengono due grandi battaglie navali: Lepanto e la spedizione dell'Armada spagnola. In entrambe queste occasioni erano presenti navi toscane anche se, a dire il vero, un po' controvoglia. Comunque le memorie dei contemporanei ci possono dare un'idea della consistenza della flotta stanziata a Livorno, che se quantitativamente era piccola (ma non piccolissima), qualitativamente sembra essere stata di tutto rispetto.

A Lepanto (1571) la flotta toscana partecipò al completo o quasi aggregandosi alla squadra del papa. Cosimo I probabilmente non era poi così felice ma a Pio V, che gli aveva dato il titolo di granduca nel 1569, non si poteva proprio dire di no.

Le navi che parteciparono alla battaglia erano 12, tra i capitani ci sono anche i nomi di nobili fiorentini, tra gli altri un Medici e uno Strozzi, quanto ne capissero di mare poi.... i documenti non lo riportano. La squadra toscana, formata solo di galere di grandi dimensioni, impressionò i contemporanei, le navi furono giudicate "buonissime" o "assai buone" e si comportarono bene contro i turchi. (A. Barbero, Lepanto la battaglia dei tre imperi).

Quest'altra storia che vi riporto è probabilmente meno conosciuta, ma conferma i giudizi positivi sulle navi del Granduca. Nel 1586 Francesco I si era accordato con Filippo II di Spagna per partecipare al commercio delle spezie che affluivano a Lisbona dalle indie. Nelle intenzioni del Granduca Livorno avrebbe dovuto diventare il centro di smistamento per il Mediterraneo della preziosa merce. Aveva così inviato la sua nave migliore, il galeone San Francesco, a Lisbona per ritirare il primo carico. Sennonché appena arrivata la nave fu immediatamente ispezionata dal marchese di Santa Cruz, incaricato di allestire la flotta che avrebbe dovuto invadere l'Inghilterra, il quale la trovò "migliore di tutte quelle al suo comando". Temendo che la nave potesse essere requisita il capitano Bartoli cercò di andarsene alla chetichella ma venne prontamente fermato e costretto ad aggregarsi ad una squadra spagnola che stava uscendo dal porto per dare la caccia ai corsari inglesi. Al ritorno Bartoli scrisse a Francesco I con amaro orgoglio che il San Francesco era l'unica nave nella squadra spagnola "che non imbarcava acqua e non aveva avuto avarie" nella missione appena conclusa, e questo rendeva assai improbabile che lo lasciassero ritornare... Il San Francesco, ribattezzato Florencia dagli spagnoli, alla fine fu requisito e costretto ad aggregarsi alla Invincibile Armada, partecipando così alla disastrosa spedizione del 1588. (A. Martelli, la disfatta dell'Invincibile Armada)

Ho messo autore e titolo da cui ho preso le notizie, se a qualcuno può interessare l'argomento e vuole approfondire. Adesso, visto che ormai ho la cittadinanza onoraria, vi saluto con un'esclamazione...

boia dé che curtura 'he ci s'ha tra tutti.

Buona Domenica

e qui come non ricordare i Quattro Mori che sono forse l'unico gruppo scultoreo dove i comprimari rubano la scena al protagonista Ferdinando, che sta lì tronfio per aver liberato le coste toscane dai pirati.

E' questo al quale ti riferisci?

post-21005-0-28720100-1414947464_thumb.j

saluti

luciano

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no, mi riferivo alla statua che sta davanti al porto di Livorno e che è uno dei simboli della città

Livorno-quattro-mori.jpg

quattromori.jpg

rappresenta Ferdinando I circondato da quattro prigionieri con fattezze turche o berbere.

220px-Il_moro.JPG

Per celebrare questa impresa ed i trionfi riportati contro i corsari barbareschi dall'Ordine dei cavalieri di Santo Stefano, Ferdinando fece erigere un monumento in suo onore. La statua del granduca fu commissionata allo scultore Giovanni Bandini, che la realizzò a Carrara a partire dal 1595, per essere quindi trasportata per mare a Livorno nel 1601. Tuttavia l'imponente monumento restò ai margini della piazza della darsena per ben 16 anni, fino al 1617, quando fu innalzato su un piedistallo alla presenza di Cosimo II de' Medici, succeduto al padre Ferdinando nel 1609.

Successivamente, nel 1621 fu dato incarico a Pietro Tacca di completare l'opera di Bandini con l'aggiunta, alla base del piedistallo, di quattro mori incatenati, che lo scultore portò a termine in più riprese, tra il 1623 ed il 1626. Lo stesso Tacca eseguì un gruppo di trofei barbareschi che furono collocati intorno alla statua di Ferdinando, mentre un suo allievo, Taddeo di Michele, realizzò la sommità del piedistallo in marmo. Il monumento avrebbe dovuto essere completato da due fontane con mostri marini, realizzate dal Tacca intorno agli anni trenta del Seicento, che però non giunsero mai a Livorno, ma furono poste in piazza della Santissima Annunziata a Firenze.[2]

I Quattro mori costituiscono comunque la parte più rilevante dell'opera: le accentuate torsioni (mutuate dallo stile diGiambologna) e le smorfie di dolore ben rappresentano la condizione di prigionia dei soggetti, che si sublima in un insieme di grande realismo ed eleganza. Infatti Pietro Tacca prese a modello alcuni mori reclusi nel Bagno dei forzati, la vasta prigione ubicata a breve distanza dalla Fortezza Vecchia. I modelli furono scelti per rappresentare le quattro età della vita dell'uomo e sono di diversa etnìa, tutti con espressione di sommesso dolore psicologico e rassegnazione.
I primi due posti sul fronte del complesso monumentale rappresentano un uomo vigoroso, il più giovane degli altri, conosciuto col nome di Morgiano e forse di origine greca o ionica, con lo sguardo rivolto verso il cielo. Gli fa coppia sull'angolo destro il vecchio corsaro, tradizionalmente conosciuto come Alì Melioco, forse di origine turca. La profonda attenzione ai particolari anatomici manifesta l'età avanzata del suo corpo muscoloso e possente, evidenziata in particolare dalle rughe che gli solcano il viso.

La coppia di statue posteriori fu posta alla basa del monumento solo successivamente. Il primo corsaro, di etnia probabilmente nordafricana e conosciuto da alcuni col nome di Alì Salettino (forse dalla città di Salè), rappresenta il vigore dell'età matura, ancora con un fisico possente ed energico. Infine il quarto è di chiara origine africana.

da wikipedia

Modificato da cippiri76
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