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Toscana Firenze piastra Ferdinando 1587 R2

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Piastra col busto cardinalizio

Al diritto FERDINANDO in abito cardinalizio

Al rovescio Croce di S.Stefano coronata, circondata dalle palle medicee e sormontata da cappello cardinalizio.

La data del 1587 é il primo anno di questa tipologia che riporta solo due date 1587/88.

La moneta é in alta conservazione indice la leggera peluria della barba al diritto e i tre gigli in rilievo al rovescio sulla palla più alta.

Il diritto impresso in maniera più definita e con conio più fresco é tra le massime definizioni.

Il rovescio con conio più stanco e debole non ha laa definizione del diritto ma non per usura ma per conioo.

(La moneta é concava, forse anche per questo motivo meno impressa al rovescio)

La fustella é tagliente e intatta.

Mancava all appello la serie.

@@dabbene che ne pensi del ritratto?

@@tommydedo ti piacciono le Fiorentine ?

se avete delle informazioni o volete aggiungere un pò di storia..

@@dizzeta sempre in ferie?

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Edited by dabbene
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dabbene

Moneta indubbiamente di fascino, col busto grande cardinalizio molto bello e di effetto anche al rovescio la croce di S. Stefano che entra in leggenda , insomma si prendono entrambe tutta la scena della moneta e anche qualcosa in più , decisamente bella......

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molto interessante è la storia della morte del precedente esponente della casata Medici a Firenze, il fratello Francesco che dopo la morte di sua moglie Giovanna d'Austria, si innamorò di Bianca Capello di Venezia di famiglia Patrizia.

 

al fratello Ferdinando non piacque mai questa cosa, non accetto mai che il fratello Francesco si sposasse con Bianca Capello nel 1579.

così viene descritto a una cena con la moglie e il fratello Ferdinando dove al giorno seguente i due coniugi accusarono forti dolori e di li a poche ore anche la morte.

 

( non vi è certezza piena di tale accuse, certe sono prima state date per attendibili, poi smentite)

fatto sta che vi erano forti interessi per il potere sulla città da parte del fratello e del Granducato di Toscana.

 

e Ferdinando non verrà certo ricordato per la sua benevolenza ma per la sua fama di schiavista negrero.

 

 

LA MORTE COINCIDE CON L ANNO DELLA DATA DELLA PRIMA PIASTRA SOTTO FERDINANDO DEI MEDICI DA ME PUBBLICATA.

 

 

 

17 ottobre 1587, Poggio a Caiano

Francesco I de' Medici, Data di morte



La morte controversa[modifica | modifica wikitesto]

La sera dell'8 ottobre 1587, dopo una giornata trascorsa in battuta di caccia insieme al fratello Ferdinando, Francesco I e Bianca cenarono presso la Villa di Poggio a Caiano, ma, prima Francesco e poi Bianca, si sentirono male e si misero presto a letto accusando febbre elevata e intermittente con episodi di vomito: undici giorni dopo erano morti entrambi, senza che l'uno sapesse dell'altro.


Quattro docenti dell'Università di Firenze (i tossicologi Francesco Mari, Elisabetta Bertol, Aldo Polettini e la storica della medicina Donatella Lippi) hanno analizzato frammenti di fegato di Bianca e di Francesco: questi resti sono stati ritrovati pochi anni fa nellachiesa di San Francesco a Bonistallo, in seguito al ritrovamento di un documento che testimoniava come le viscere dei due sposi vi fossero stati interrati dopo l'autopsia. Esilissime tracce di un fegato femminile e di uno maschile sono state sufficienti a provare tracce di arsenico, in quantità letale ma non fulminante (per questo la lunga agonia); a questo punto restava solo da chiarire la paternità dei tessuti organici. Se per Bianca Cappello Ferdinando negò le esequie di stato (quindi si ignora la sepoltura), Francesco I venne interrato nelle Cappelle Medicee accanto alla sua prima moglie Giovanna d'Austria. Proprio dalla tomba di Francesco, oggetto di un recente sopralluogo nel 2004 all'interno di un ampio progetto di studio sulla casata medicea, sono state trovati resti organici il cui DNA è risultato compatibile con quello del fegato maschile, quindi permettere un'attribuzione certa.


 



Gli studi scientifici e le questioni aperte[modifica | modifica wikitesto]

Nella cassetta di zinco di Francesco I, riesumato dalle Cappelle Medicee nel 2004, non c'era traccia di materiali organici, ma solo resti di tessuti che avvolgevano le ossa, peraltro ampiamente manipolate dagli antropologi degli anni cinquanta. Quindi il DNAtrovato e confrontato con quello di Bonistallo non è DNA originale, ma è dovuto a inquinamento. Inoltre, l'ossario di Bonistallo non è stato scavato con tecniche archeologiche. Era consuetudine comune, dopo l'autopsia, trattare i visceri asportati con composti arsenicali per conservarli. Francesco I presentava febbre elevata e intermittente, mentre l'avvelenamento da arsenico è caratterizzato da vomito senza febbre. Quindi l'avvelenamento resta soltanto una semplice ipotesi, almeno per alcuni studiosi.



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Francesco I de' Medici bambino ritratto da Agnolo Bronzino, 1551.



La tesi formulata nel 2006 dal gruppo di studiosi delle Università di Firenze e Pavia si basa su evidenze ricavate da un'attenta analisi dei documenti storici e su accurate indagini di laboratorio. Oltre alla sintomatologia presentata da Francesco I, i riscontri dell'autopsia ed i risultati delle indagini chimico-tossicologiche espletate sui resti rinvenuti a Bonistalloconcorrono nel definire un quadro compatibile con l'intossicazione letale da arsenico. Sono numerose le pubblicazioni scientifiche ed i testi di tossicologia (uno fra tutti: Curtis D. Klassen Casarett and Doull's Toxicology - The basic science of poisons) che riportano la febbre tra i sintomi dell'intossicazione arsenicale, accompagnata da episodi di vomito violento, che perdura durante tutto il decorso patologico.


È inoltre documentata, nei casi di avvelenamento, l'emissione di feci fortemente maleodoranti, difficoltà respiratorie e blocco renale presenti negli ultimi giorni di vita del Granduca. Il quadro clinico, descritto nei documenti relativi al decorso della malattia del Francesco I, mette in luce la presenza di dolori acuti, contraddistinti dall'emissione di urli e gemiti talmente forti da essere uditi in tutte le stanze della villa. Questi riscontri sono compatibili con il bruciore gastrico lacerante e l'agitazione violenta e delirante che caratterizzano anch'essi l'avvelenamento da arsenico.


Le evidenze ricavabili dall'autopsia di Francesco I danno anch'esse ragione dell'ipotesi di intossicazione. La notevolissima infiammazione gastrica, il fegato bruno, ingrossato e molto duro al taglio oltre che i polmoni iperemici ed edematosi sono più che suggestivi. La milza nella norma e l'assenza di ipertrofia (splenomegalia) escludono invece che il decesso sia avvenuto per un attacco di malaria.


Per confermare l'identità dei resti nei quali è stata rinvenuta una concentrazione di arsenico compatibile con uno stato di intossicazione acuta, il DNA rinvenuto nei reperti prelevati a Bonistallo è stato confrontato con i resti rinvenuti nel 2004 nelle Cappelle Medicee ed attribuiti con certezza a Francesco I. In particolare, durante la riesumazione del 2004 vennero rinvenuti, oltre alle ossa del Granduca, un frammento di cute con annessi dei peli. Questa matrice è stata utilizzata come termine di paragone per le indagini genetiche.


I risultati dei ricercatori fiorentini si scontrano con il dato oggettivo che gli antropologi degli anni cinquanta, e in particolare il prof. Giuseppe Genna, effettuarono il calco in gesso del cranio di Francesco I, il che comportò necessariamente la totale asportazione degli eventuali tessuti molli residui. Perciò la presenza stessa del frammento di cute, su cui si basa tutta la ricerca, è da ritenere impossibile. Inoltre i procedimenti di estrazione e di amplificazione del DNA non risultano sufficientemente documentati nel loro articolo (L. Ottini). Infine, appare molto verosimile che il risultato molecolare, ottenuto in un laboratorio non dedicato allo studio del DNA antico, sia dovuto ad inquinamento da DNA moderno. Un dibattito di rilevanza scientifico-accademica sull'argomento non può di certo prescindere dalla pubblicazione di risultati e argomentazioni su riviste riconosciute a livello internazionale e proprio per questo motivo i riscontri del team fiorentino sono stati pubblicati su una rivista di chiara fama. Ogni obiezione alla loro tesi anima comunque un dibattito di alto livello, in nome della scienza e della verità, che non può che essere positivo.


Tuttavia, l'analisi, nel 2009, effettuata con un moderno metodo immunologico da parte di ricercatori delle Università di Pisa e di Torino, e la scoperta della presenza di proteine del Plasmodium falciparum (l'agente della malaria perniciosa) nel tessuto osseo di Francesco I, conferma le fonti secondo cui il Granduca e la moglie morirono di febbre malarica e fa respingere nuovamente la già controversa ipotesi dell'avvelenamento da arsenico. La presenza di arsenico si spiega con la consuetudine dei medici del tempo di trattare i visceri asportati nell'autopsia con composti arsenicali allo scopo di favorirne la conservazione.


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Gli anni del Regno di Ferdinando

 

Ferdinando I succedette sul trono del Granducato di Toscana a suo fratello Francesco I de' Medici nel 1587, a 38 anni. A Roma, come cardinale, Ferdinando aveva già dato prova di essere un abile amministratore. Fondò Villa Mediciacquistando molte opere d'arte che poi riportò a Firenze quando ascese al trono granducale.

Mantenne l'ufficio di cardinale anche dopo essere diventato granduca fin quando, per ragioni dinastiche, dovette abbandonare la porpora per sposare Cristina di Lorena nel 1589. Il matrimonio venne celebrato anche da alcuni dei più grandi artisti dell'epoca con uno spettacolo, attualmente conosciuto con il nome di Intermedi della Pellegrina.

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Busto e targa commemorativa di Ferdinando I de Medici a Pisa

Alla sua morte, nel 1609, aveva quattro figli, dei quali il primogenito Cosimo II de' Medici, che ereditò la corona granducale all'età di 19 anni. Claudia (1604-1648), l'altra figlia di Ferdinando, sposò Federico Ubaldo Della Rovere, duca d'Urbino, ed in seconde nozze Leopoldo V d'Austria.

Per molti aspetti Ferdinando I fu l'esatto opposto del suo fratello e predecessore Francesco. Ristabilì il sistema giudiziario, riorganizzò le corporazioni, i dazi e soprattutto l'apparato burocratico e promosse una riforma fiscale. Fu sinceramente interessato al benessere dei propri sudditi. Incoraggiò il commercio e guadagnò molta della sua ricchezza attraverso l'istituzione, in tutte le più importanti città europee, di banche controllate dai Medici.[senza fonte]

Un suo editto di tolleranza verso gli ebrei e gli eretici (la cosiddetta Costituzione Livornina) fece di Livorno un porto franco per numerosi ebrei spagnoli che erano stati espulsi dalla Spagna nel 1492 e per altri stranieri.

Fece deviare parte del flusso dell'Arno in un naviglio che migliorò sensibilmente gli spostamenti commerciali tra Firenze e Pisa. Grazie ad un progetto d'irrigazione, da lui promosso, fu possibile rendere coltivabili molti terreni, da Pisa a Fucecchio, dalla Val di Chiana, fino alla Val di Nievole.

 

 

Qui si può vedere in abito da Cardinale

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tommydedo

@@fofo.....a me le fiorentine fanno impazzire...ma di 30-35 anni pero'..... la tua e' troppo attempata.

Gran bella piastra, ma se posso farti un appunto, non fotografi con la stessa bravura con cui acquisti. :blum:

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@@tommydedo c'hai proprio ragione sulle foto, metto queste scattate con altra luce.

 

questa piastra pesa 32 grammi e più e a differenza delle successive col battesimo è di diametro 42,5 mm invece di 41 mm insomma un bel monetone..

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tommydedo

@@fofo ....bel tondello....ma e' leggermente ondulato o ho un impressione sbagliata ?? ...sono tondelli belli larghi a scapito dello spessore, non  sarebbe un eresia!!!

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Concava, molti tondelli delle piastre lo sono del 500…la battitura certe volte impressionava così.

Pesa 32,5 grammi erano monetoni..

Ps anche a me piacciono le Livornesi di 30/40 anni..

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Brios

@@tommydedo c'hai proprio ragione sulle foto, metto queste scattate con altra luce.

 

questa piastra pesa 32 grammi e più e a differenza delle successive col battesimo è di diametro 42,5 mm invece di 41 mm insomma un bel monetone..

Buon giorno, signor fofo !  :hi: Le vostre monete sono magnifici . :good: Posso fare una domanda?

Mi dica, per favore. Moneta Medici preferita. ???

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@@Brios scusa il ritardo ero impegnato, grazie per il complimento, mi fa piacere che piacciano le monete, affascinante è anche la storia che vi è dietro.

 

per quanto riguarda la tua domanda posso dire che :

 

questa monetazione ad esempio per Firenze sotto i Medici in alta conservazione e qualità è tra le mie preferite, dovessi scegliere ti direì sicuramente una moneta di largo modulo, una piastra Medicea o un Tollero di Livorno Fortezza.

 

ma credo che il massimo della bellezza si sia raggiunto da Francesco dei Medici / Ferdinando/ Cosimo II / Ferdinando II

 

con questi 4 Signori la monetazione era al massimo della sua Bellezza per le Piastre.

 

spero di farti vedere presto qualcosa di ancora più raro e di bello.

 

@@tommydedo potresti aggiungere la storia che riguarda la croce di Santo Stefano, visto che riguarda il mare a quel che ricordo...

 

Buona estate

Fofo

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Brios

 

questa monetazione ad esempio per Firenze sotto i Medici in alta conservazione e qualità è tra le mie preferite, dovessi scegliere ti direì sicuramente una moneta di largo modulo, una piastra Medicea o un Tollero di Livorno Fortezza.

 

 

Buon giorno, signor  fofo ! :hi: 

Molto sorpreso .

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L'Ordine di Santo Stefano papa e martire è un ordine religioso cavalleresco di fondazione pontificia (Bolla His quae del 1º febbraio 1562 di Pio IV), con doppia personalità giuridica, cioè canonica (attualmente Associazione pubblica di fedeli di fondazione pontificia) e civile. È di collazione della casa granducale di Toscana, così come l'Ordine di San Giuseppe e l'Ordine del merito civile.


 



 



Storia[modifica | modifica wikitesto]

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Lo stesso argomento in dettaglio: Marina del Granducato di Toscana.

Dopo vari tentativi di Cosimo de' Medici duca di Firenze e di Siena (come feudatario imperiale), fu solo con l'ascesa al soglio papale di papa Pio IV, favorevole alla casa dei Medici, che poté essere fondato l'Ordine di Santo Stefano papa e martire, consacrato sotto la regola benedettina, in memoria della vittoria riportata sui francesi del maresciallo Strozzi del 2 agosto 1554 contro Siena, festa di santo Stefano papa e martire, per altri dal giorno della vittoria di Cosimo nella battaglia di Montemurlo (1º agosto 1537). Fu lo stesso papa Pio IV che con la solenne bollaHis quae del 1º febbraio 1562 ne decretò la costituzione ("perpetuo erigimus ac instituimus") e ne approvò lo Statuto ("statuimus ac ordinamus"), dando il gran magistero ("ufficio ecclesiastico") "in affidamento" ("perpetuo constituimus et deputamus") a Cosimo de' Medici duca di Firenze e poi Granduca di Toscana e ai suoi successori, cosicché l'Ordine fu definito una quasi religio. Il primo gran maestro fu quindi Cosimo e poi i suoi successori, igranduchi di Toscana prima di casa Medici e poi di casa Asburgo-Lorena (il passaggio del Gran Magistero ai Lorena fu confermato da papa Benedetto XIV con il breve "Praeclara Militiae" dell'8 giugno 1748).


La prima sede dell'Ordine fu Portoferraio nell'isola d'Elba, poi Pisa in via definitiva. La piazza dei Cavalieri prende il nome proprio da quest'ordine, così come la chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri. Le insegne dell'ordine sono lacroce rossa a otto punte bordata d'oro in campo bianco, accantonata da gigli d'oro. I suoi cavalieri erano "nobili, militari, cavalieri di giustizia, serventi e fratelli d'armi" e per essere ammessi dovevano dimostrare quattro gradi di nobiltà paterna e materna.


Il successo dell'ordine fu notevole e si estese anche fuori dai confini della Toscana, tra gli altri stati italiani ed esteri, lasciando una eccellente fama. La sua missione era di liberare il Mediterraneo dai pirati musulmani e i cristiani dalla schiavitù ottomana.



Le campagne militari[modifica | modifica wikitesto]

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Il palazzo dei Cavalieri a Pisa



Le campagne militari possono essere riassunte in tre fasi:


  1. la prima (anni verso il 1570) vide l'Ordine schierato a fianco della Spagna contro gli Ottomani, con la difesa di Malta(1565), la battaglia di Lepanto (1571) partecipandovi con dodici galee e la presa di Bona in Algeria;
  2. la seconda, dopo il riconoscimento delle qualità aggressive dell'Ordine, contro turchi e barbareschi lungo le coste delMediterraneo; risalgono a questo periodo una serie di incursioni sulle isole dell'Egeo tenute dai turchi, le campagne inDalmazia e Negroponte e la guerra di Corfù;
  3. la terza (attorno al 1640) con una diminuzione dell'attività militare in favore di compiti di rappresentanza e di difesa della costa; risale a questo periodo un aiuto ai veneziani contro gli ottomani.

L'ultima azione militare risale al 1719: il granduca Pietro Leopoldo alla fine del Settecento ne promosse una riorganizzazione interna, eliminandone la componente militaresca e riciclandolo come l'istituto per la preparazione della classe dirigente toscana. La legge sulla riorganizzazione della nobiltà toscana e dei feudi del 1749 si ispirò proprio agli statuti e ai principi dell'Ordine cavalleresco.


Un primo tentativo di soppressione si ebbe in epoca napoleonica, il 9 aprile 1809, ma Ferdinando III di Lorena lo ripristinò il 22 dicembre 1817 con alcunee modifiche statutarie. Alla vigilia dell'Unità italiana l'Ordine era composto da 34 Priori, 23 Balì, 49 Cavalieri con commenda familiare, 177 Cavalieri per Giustizia, 187 Cavalieri collatarii di commende di Grazia e 12 Collatarii autorizzati senza commenda per un totale di 482 membri oltre il Gran Maestro, e i Cavalieri di Gran Croce. Tra gli ultimi esponenti illustri del periodo granducale si ricordano il principe Colloredo-Mansfeld, i marchesi MalaspinaEmanuele Fenzi, il principe Andrea Corsini,Stanislao Grottanelli De Santi, i principi Poniatowski, il conte Francesco De LarderelAlessandro Carega, i conti della Gherardesca, l'avvocato Ubaldo Maggi, il conte Demetrio FinocchiettiCosimo RidolfiGiovanni BaldasseroniGuglielmo De Cambray Digny, l'avvocato Primo Ronchivecchi, il conte avvocato Luigi Fabbri. Un nuovo tentativo di soppressione dell'Ordine avvenne nel 1859, con l'unificazione della Toscana al Regno di Sardegna, ma con valenza solo agli effetti patrimoniali perché l'Ordine di Santo Stefano, quale ordine religioso fondato "perpetuo" direttamente da un Papa, può essere soppresso solo con bolla papale e quindi è a tutt'oggi pienamente operante. Oltretutto l'Ordine era legato alla Dinastia Granducale che aveva avuto il Gran Magistero "in affidamento" e non allo Stato e al suo territorio. Ferdinando IV e i suoi successori nel Gran Magistero continuarono a concedere l'Ordine, sia pure con parsimonia.


Nel 1587, con bolla papale e su sollecitazione del granduca di Toscana, subentrò nei beni del soppresso Ordine di San Giacomo d'Altopascio, detto anche dei cavalieri del Tau, ordine religioso cavalleresco nato intorno al 1050. "Con la incorporazione da parte della Santa Sede dell'Ospedale di S. Jacopo dell'Altopascio, eretto in Religione nel 1239 (anche se la comunità esisteva fin dal 952), nell'Ordine di S. Stefano si ribadiva la qualità di quest'ultimo come ente canonico e si dava allo stesso una maggiore patente d'antichità, perché come successore dell'Altopascio poteva affondare le sue radici legali al XIII secolo" (Neri Capponi)[indicare la pubblicazione in nota].



Obiettivi[modifica | modifica wikitesto]

Nato a somiglianza degli Ordini gerosolimitani e di quelli spagnoli, si proponeva come scopo la difesa della Fede e la lotta agli ottomani e alla pirateria barbaresca nel Mediterraneo, soprattutto nel mar Tirreno, dove Cosimo aveva da poco promosso il nuovo porto di Livorno. Inoltre egli desiderava che l'Ordine raccordasse la nobiltà toscana da poco riunita sotto la sua corona (in particolare quella senese e pisana) e voleva dare un forte segno di appoggio alla Chiesa romana, minacciata dal pericolo turco e quello protestante. A un livello più generale si può riassumere che il fine ultimo di Cosimo non era altro che quello di rafforzare la sua autorità e il prestigio interno ed esterno al Granducato.



Organizzazione interna[modifica | modifica wikitesto]

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Dettaglio del Palazzo della Carovana, con lo stemma dei Medici e dell'Ordine e la statua di Cosimo I



Inizialmente l'Ordine fu generosamente finanziato dal Granduca, poi grazie a oculati acquisti di tenute agricole, accrebbe il proprio patrimonio diventando tra i maggiori produttori e mercanti di grano della Toscana.


Tre erano le categorie di partecipanti all'Ordine, ciascuna divisa in due sottocategorie: militi (conventuali e commendatori), sacerdoti (conventuali e d'obbedienza) e serventi (d'arme e di stallo, questi ultimi in realtà non appartenenti all'ordine); ciascun livello richiedeva dei precisi requisiti: solo coloro che potevano dimostrare quattro quarti di nobiltà (cioè nobiltà di tutti i nonni, materni e paterni) potevano accedere alle cariche di cavaliere milite o sacerdote conventuale, così com'è attualmente. I cavalieri militi erano tenuti a profferire i tre voti di castità coniugale, carità e obbedienza e tali voti sono sempre rimasti nei vari Statuti dell'Ordine, fino all'attuale; era tuttavia facoltà del gran maestro dispensare dai voti. Erano previsti altri riconoscimenti al merito e altre classificazioni gerarchiche legate all'organizzazione interna dell'ordine (Priori, Balì, ecc.).


Prima di venire arruolati nell'Ordine si dovevano seguire tre anni di noviziato, durante i quali venivano impartite nozioni digeometriacosmografiaaritmeticadisegnocartografiastoria, pratica delle armi da punta e da fuoco; veniva inoltre provato l'imbarco su una galea dell'Ordine.


La carica di gran maestro era stata affidata dal papa erigente l'Ordine al capo della famiglia granducale di Toscana. Il governo interno era retto da un capitolo generale, cioè l'assemblea di tutti i cavalieri tenuta a scadenza triennale, da un consiglio provinciale (presto dimesso) e dal consiglio dei cavalieri composto inizialmente di dodici membri (poi ridotto alle cinque grandi cariche). Nella pratica però l'autorità si concentrava nelle mani dell'auditore, scelto direttamente dal sovrano, e poi subordinatamente ai cavalieri di gran croce, i grandi dignitari dell'Ordine specializzati in vari settori organizzativi.





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Cavaliere


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Commendatore


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Cavaliere di Gran Croce


Situazione odierna[modifica | modifica wikitesto]

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Sigismondo d'Asburgo Lorena.



Attualmente conta circa 70 cavalieri nei vari ranghi e ne è gran maestro il principe Sigismondo d'Asburgo-Lorena arciduca d'Austria, capo della casa granducale di Toscana; gran cancelliere è il marchese Giovanni Fossi, vice cancelliere il marchese Francesco d'Ayala Valva, gran tesoriere il marchese balì gran croce di giustizia Vittorio Pancrazi, gran conservatore il balì gran croce di giustizia marchese don Domenico Serlupi Crescenzi Ottoboni e gran priore il balì gran croce di giustizia conte Neri Capponi. Per la parte spirituale, opera un cappellano maggiore,Mons. Giovanni Scarabelli, nominato internamente all'Ordine stesso come prevede lo Statuto. Alcuni tra i membri più insigni dell'ordine sono l'arcivescovo di Pisa monsignor Alessandro Plotti, lo storico marchese Aldo Pezzana Capranica del Grillo Scarlatti, il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, il nobile Niccolò Ridolfi dei Marchesi di Montescudaio e il principeAlessandrojacopo Boncompagni Ludovisi[qual è il criterio dell'inclusione?]. Canonicamente oggi si configura come un'Associazione pubblica di fedeli di fondazione pontificia. È prevista dallo statuto e da apposito Regolamento, con assoluta continuità dall'antico, l'emanazione di speciali promesse di castità coniugale, carità e obbedienza ("professione stefaniana"), dalla quale però il gran maestro può dispensare. Attualmente esistono due cavalieri di giustizia professi (Griccioli e Agostini). La ricezione nell'Ordine avviene esclusivamente a seguito di dimostrazione del possesso dei requisti nobiliari statutari, cioè, di norma, l'essere le quattro famiglie degli avi paterni e materni di "nobiltà generosa" di 200 anni ciascuna.


Ai sensi della Legge 178/51, l'Ordine è riconosciuto dallo Stato Italiano come "ordine dinastico non nazionale", attraverso le autorizzazioni all'uso concesse dal Ministero degli affari esteri[1]Anche l'Ordine di Malta riconosce l'Ordine e i suoi ultimi due gran maestri sono stati decorati della gran croce di giustizia dell'Ordine di Santo Stefano[senza fonte].


L'Ordine si distingue, a livello regionale, nazionale e internazionale, per la "croce rossa ottagona", concessa nel 1562 da papa Pio IV in sede di approvazione degli Statuti. In base al principio per cui "prior in tempore potior in iure" la croce rossa ottagona è ancor oggi di uso esclusivo dell'Ordine di S. Stefano P. e M. e come tale è tutelata nei confronti di chi ne facesse un indebito uso in ambito cavalleresco.


Esiste in Pisa l'Istituzione dei cavalieri di Santo Stefano (Fondazione italiana nata nel 1939) che, insieme all'Accademia di marina dei cavalieri di Santo Stefano (ambedue del tutto indipendenti dall'Ordine), si occupa del mantenimento della memoria storica del glorioso Ordine


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