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Piemonte Gettone Cotonificio Sant'Antonino (Susa)

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Gettone Cotonificio Sant'Antonino (Susa)

 

Il nome di Sant'Antonino di Susa è legato all'impianto nell'anno 1900 dell'industria cotoniera "Wild & Abegg" su terreni ceduti a prezzo agevolato dal Comune, industria che successivamente nel 1914 assunse il nome di "Cotonificio Vallesusa" e che aveva gran parte delle maestranze provenienti dall'area circostante.
Il grave tracollo finanziario negli anni '60 portò ad una crisi occupazionale molto grave nella zona e nei comuni limitrofi .

 

Il Cotonificio Vallesusa fu una azienda tessile che per molti anni ebbe una posizione di primo piano in Italia per l'intero ciclo cotoniero, dalla filatura alla tessitura.

Fondata da Augusto Abegg  il 4 dicembre 1906 col nome di Società anonima Cotonificio Valle Susa e come oggetto sociale aveva per l’industria e il commercio del cotone e materie affini; La società concentra la precedente attività svolta fin dal 1880 dalla Snc di Wild e Abegg.
Nel 1914 la Società anonima Cotonificio Valle Susa viene trasformata in Cotonificio Valle Susa di A. Abegg e C., dominata da Augusto Abegg con l'aiuto del fratello Carlo . Il gruppo aveva stabilimenti a Borgone di Susa, Torino, Rivarolo Canavese, Sant'Antonino di Susa, Bussoleno, Pianezza, Susa e Lanzo Torinese  il gruppo aveva filature per 200.000 fusi che incrementò con l'acquisto del Cotonificio di Perosa Argentina specializzato nei titoli fini. Nel frattempo la ragione sociale divenne "Cotonificio Valle di Susa" . Nel 1947 la famiglia Abegg si ritirò dall'impresa e cedette le sue azioni ad un imprenditore lombardo, Giulio Riva, che già possedeva una serie di aziende cotoniere (Unione Manifatture, Olcese e Dell'Acqua).

Nel 1959 Giulio Riva morì per le complicazioni di una operazione chirurgica giudicata inizialmente di non grande importanza.
Il figlio Felice Riva lanciò l'impresa in speculazioni finanziarie finite in modo rovinoso. Il 20 settembre 1960 iniziò una vertenza sindacale portata avanti dalle maestranze femminili dell'azienda, vertenza che ebbe termine solo cinque mesi dopo, il 18 febbraio 1961 con la firma di un accordo che prevedeva l'aumento dei salari e l'introduzione del premio di produttività.
La vertenza, iniziata in sordina, si trasformò in una dura contrapposizione a causa del rifiuto opposto a ogni trattativa da Felice Riva. Le dimostranti ricevettero l'appoggio dei metalmeccanici aderenti alla Fiom e alla Fim.
Nel 1969 l'azienda fallì, a causa della spregiudicata gestione del titolare, lasciando senza lavoro i circa ottomila dipendenti del gruppo.

Quello che restava fu condotto dalla società E.T.I. Vallesusa che portò a termine la difficile opera di ristrutturazione. In tale società, inizialmente con una compagine sociale composta dalle maggiori aziende italiane, rimase poi isolata la Montefibre, anch'essa oberata da difficili compiti di riconversione aziendale.

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