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Mr. Coin

20 e 100 lire oro Aquila Sabauda: coniate per la circolazione o per i collezionisti?

Risposte migliori

Mr. Coin

Buongiorno a tutti. Dato che i cataloghi non chiariscono dettagli di questo genere, vorrei sapere se qualche utente più informato potrebbe fare chiarezza. Note le modalità di immissione nel mercato delle 5 lire e 50 lire 1911 (dal famoso trafiletto di giornale coevo) è possibile considerarle identiche anche per i marenghi e le 100 lire del tipo Aquila Sabauda e quindi considerarle a tutti gli effetti monete per collezionisti, non destinate alla circolazione? Se così fosse, tali monete sarebbero da considerare le prime di questo tipo coniate in Italia, dico bene? Ringrazio anticipatamente per le risposte.

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bizerba62
6 ore fa, Mr. Coin dice:

Buongiorno a tutti. Dato che i cataloghi non chiariscono dettagli di questo genere, vorrei sapere se qualche utente più informato potrebbe fare chiarezza. Note le modalità di immissione nel mercato delle 5 lire e 50 lire 1911 (dal famoso trafiletto di giornale coevo) è possibile considerarle identiche anche per i marenghi e le 100 lire del tipo Aquila Sabauda e quindi considerarle a tutti gli effetti monete per collezionisti, non destinate alla circolazione? Se così fosse, tali monete sarebbero da considerare le prime di questo tipo coniate in Italia, dico bene? Ringrazio anticipatamente per le risposte.

Ciao.

Una definizione tecnica o giuridica di "monete per collezionisti" riferita alle monete in oro da 20 e 100 lire "Aquila sabauda" non esiste nella nomenclatura delle monete del Regno.

Le prime monete che la Relazione della Regia Zecca pubblicata nel 1940 definisce come "esemplari coniati per i numismatici", risalgono all'esercizio 1926-27 e di tali emissioni mancano, al momento, i documenti che le istituivano.

Apprendiamo quindi di tali coniazioni destinate ai numismatici solo perchè ne parla la Relazione.

Quanto alle monete da 20 e 100 lire "Aquila Sabauda" esse, pur non espressamente emesse per i collezionisti, tuttavia lo erano di fatto.

Militano a favore di questa tesi i soliti due principali argomenti, validi anche per le successive emissioni auree del Regno: tirature estremamente contenute, che contrastano con la finalità propria delle monete destinate alla ordinaria circolazione e fornitura degli esemplari previa consegna alla Regia Zecca dell'oro corrispondente da parte dei richiedenti.

Saluti.

Michele

 

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Ser. Broccolo
5 ore fa, bizerba62 dice:

fornitura degli esemplari previa consegna alla Regia Zecca dell'oro corrispondente da parte dei richiedenti.

Ciao a tutti. Quello che dici è vero, ma la possibilità di ricevere monete in oro o argento in cambio della consegna del metallo prezioso alla Zecca da parte dei privati, era negli accordi dell'Unione Monetaria Latina, quindi in qualsiasi paese dell'Unione, un qualsiasi cittadino poteva farsi coniare monete, non solo in Italia. Se non sbaglio poi, volevano un signoraggio o spesa di conio di 22 lire per chilo di oro battuto.

Modificato da Ser. Broccolo

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Mr. Coin

Grazie a tutti. Aggiungerei un'osservazione: la famosa nota in cui si rilevavano giacenti (tuttora) grosse quantità di monete d'oro di Vittorio Emanuele III nelle casseforti della zecca di Roma (o almeno credo, ma non ricordo con esattezza: comunque detenute dallo Stato) in cui sono citati anche pezzi Aquila Sabauda sembra rivelare che tali monete per collezionisti non venissero effettivamente coniate previa richiesta, ma preventivamente e FORNITE previa richiesta. Ciò è anche abbastanza logico se si tiene conto di motivi prettamente pratici. Inoltre si spiegherebbe anche come mai di 272000 monete circa da 5 lire 1914 se ne trovino oggi decisamente meno: sembra infatti evidente che non venne richiesta, e quindi venuta in possesso del pubblico, una tale quantità, pur coniata. Che ne dite?

Modificato da Mr. Coin

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azaad
Supporter

Ipotesi ragionevole: ma può anche darsi che fosse l'autorità emittente a toglierle alla disponibilità del pubblico.

La differenza sostanziale tra moneta per collezionisti e non (a mio avviso), è che la moneta per collezionisti viene ceduta dall'autorità emittente ad un prezzo superiore al valore nominale. Con questa distinzione, vanno considerate certamente per collezionisti le 20 lire, fascetto, le 100 lire vetta e fascio nonchè quasi certamente la serie del 36-37. 

Tutte le altre sebbene non circolanti nella realtà, a meno di casi sporadici ed eccezioni, non credo possano essere considerate monete per collezionisti, quanto piuttosto un ibrido tra le due cose. Una moneta formalmente per la circolazione ceduta dall'autorità emittente al valore nominale (anche se questo è pagato in oro, ricordiamoci che la lira italiana a quel tempo aveva il proprio esatto controvalore in oro), ma così rara e ricercata da essere immediatamente tesaurizzata e non circolare per niente.

Le 20 e le 100 lire araldica fanno parte di quest'ultimo gruppo. 

Mi sembra ragionevole, come già giustamente ipotizzato da @Mr. Coin,  che l'esistenza di monete coniate e rimaste nei depositi per oramai più di 100 anni, in quanto mai cedute al pubblico, provi che le monete venissero prima coniate e poi cedute a chi portava l'equivalente in oro (immagino monete in oro di vecchio conio). Effettivamente immaginare che un tizio arrivasse in banca d'italia, lasciasse un 100 lire di Umberto, e ritornasse 3 giorni dopo a ritirare la moneta di V.E. III appena coniata con l'oro che ha portato, sembra ben poco ragionevole.

Modificato da azaad

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bizerba62
Il 21/11/2018 alle 11:43, azaad dice:

Mi sembra ragionevole, come già giustamente ipotizzato da @Mr. Coin,  che l'esistenza di monete coniate e rimaste nei depositi per oramai più di 100 anni, in quanto mai cedute al pubblico, provi che le monete venissero prima coniate e poi cedute a chi portava l'equivalente in oro (immagino monete in oro di vecchio conio). Effettivamente immaginare che un tizio arrivasse in banca d'italia, lasciasse un 100 lire di Umberto, e ritornasse 3 giorni dopo a ritirare la moneta di V.E. III appena coniata con l'oro che ha portato, sembra ben poco ragionevole.

Ciao.

Indubbiamente la giacenza di numerosi esemplari di monete in oro, testimoniata dalla "Nota56", dimostra che dovevano esserci dei quantitativi di monete già coniate e pronte per la consegna a chi ne avesse fatto richiesta e fosse pronto a corrispondere il metallo prezioso necessario e a pagare i diritti di coniazione.

Di alcune di queste monete, il contingente era stabilito in anticipo dai RR.DD. (ad es. 50 lire del 1911, 20 e 100 lire fascetto e fascione, 100 lire vetta) mentre per le monete da 20 e 100 lire recanti l'Aquila Araldica il contingente non era prefissato.

In questo secondo caso, viste le giacenze nei famosi "barili" anche di monete auree con l'Aquila araldica, è verosimile che la zecca avesse preparato un certo numero di esemplari per la vendita, che poi però non vennero ceduti.

E ciò spiegherebbe la "giacenza".

M. 

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