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Agricola

Il grande incendio di Roma

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Agricola

Presa ispirazione dal precedente post su Nerone , vorrei discutere con voi circa il grande incendio di Roma avvenuto al tempo di Nerone , le cui responsabilta’ di quanto avvenne , dopo 2000 anni , non sono mai state chiarite : fu opera di Nerone , dei Cristiani o del semplice caso ?

La tradizione storica ostile a Nerone lo attribuisce al megalomane imperatore , altre voci di potere fanno ricadere la responsabilita’ sui Cristiani , ma come in altri numerosi incendi avvenuti a Roma nel corso della sua storia l' incendio potrebbe essere dovuto a semplice casualita’ ; in questo evento funesto per Roma gioco’ contro Nerone la sua smania di grandezza edilizia , ma pote’ Nerone soddisfare la sua megalomania distruggendo in sei giorni interi quartieri di Roma arrecando danni gravissimi ai Romani anche a costo della loro vita ? Forse l’ incendio appiccato , se fosse stato volontario , gli sfuggi di mano , fuori controllo e catastrofico ?

Per capire meglio ci serviremo di Tacito nella cui opera scritta circa 50 anni dopo l’ incendio , gli Annali , descrive del grande incendio .

L'incendio scoppiò nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 64 ed inizio’ nella zona del Circo Massimo e si propago’per sei lunghi giorni interessando quasi tutta la città. Il 27 luglio l’ incendio si estinse .

<Ebbe inizio in quella parte del circo vicina al Palatino e al Celio; qui attraverso le botteghe che contenevano merci combustibili, il fuoco appena acceso e sùbito rafforzato e sospinto dal vento si propagò rapidamente per tutta la lunghezza del circo. Non v'erano infatti né case con recinti di protezione né templi circondati da muri, né alcun altro impedimento; si diffuse impetuoso nelle zone pianeggianti, salì nelle parti alte, poi tornò a scendere in basso, distruggendo ogni cosa, precedendo i rimedi con la velocità del flagello>

Tacito, Annali, XV, 38.2

Da Wikipedia :

Delle quattordici regioni (quartieri) che componevano la città, tre (la III, Iside e Serapis, attuale colle Oppio, la XI, Circo Massimo, e la X, Palatino) furono totalmente distrutte, mentre in altre sette rimanevano solo pochi ruderi rovinati dal fuoco.[6][7] Erano salve solo le regiones: I Capena, V Esquiliae, VI Alta Semita e XIV Transtiberim.[8] I morti furono migliaia e circa duecentomila i senzatetto. Numerosi edifici pubblici e monumenti andarono distrutti, insieme a circa 4.000 insulae e 132 domus.

Gli scavi condotti nelle aree maggiormente interessate dall'evento hanno spesso incontrato strati di cenere e materiali combusti, quali evidenti tracce dell'incendio. In particolare sono stati rinvenuti, in alcuni casi, frammenti di arredi metallici parzialmente fusi, a riprova della violenza delle fiamme e delle elevatissime temperature raggiunte .

Ora altri passi degli Annali di Tacito a proposito del tragico incendio :

«In seguito si verificò - per caso o per la perfida volontà del principe, gli autori infatti hanno trasmesso l'una e l'altra versione - il più grave e terribile disastro fra tutti quelli che colpirono questa città per la violenza del fuoco.»

Annales XV, 38.1

<Misure che, benché dirette al popolo, non gli giovarono, poiché s'era sparsa la voce che nel momento stesso in cui la città bruciava egli fosse salito sul palcoscenico del palazzo e si fosse messo a cantare la caduta di Troia, assimilando le sciagure presenti agli antichissimi lutti>

Tacito, Annales XV, 39.3

 

<Nessuno poi osava combattere il fuoco, per le ripetute minacce di molti che proibivano di spegnerlo e perché vi erano altri che apertamente lanciavano fiaccole e gridavano d'aver ricevuto ordine di farlo, sia per rubare più facilmente sia effettivamente per aver ricevuto ordini in tal senso>

Tacito, Annales XV, 38.7

In questo passo precedente si parla di “ordini” , ma da parte di chi ?

<Questo incendio suscitò maggiore indignazione perché s'era propagato dagli Orti Emiliani, appartenenti a Tigellino, e sembrava che Nerone si proponesse di acquistare gloria edificando una nuova città e chiamandola con il suo nome>

Tacito, Annales XV, 40.2

<In seguito si verificò - per caso o per la perfida volontà del principe, gli autori infatti hanno trasmesso l'una e l'altra versione - il più grave e terribile disastro fra tutti quelli che colpirono questa città per la violenza del fuoco>

Annales XV, 38.1

<Furono dunque arrestati prima quelli che ammettevano la loro colpa, poi, dietro denuncia di questi, una moltitudine immensa, non tanto perché autori dell'incendio, ma per il loro odio del genere umano>

Annales XV, 44.4

<Benché si trattasse di rei, meritevoli di pene d'un'atrocità senza precedenti, sorgeva nel popolo la pietà per quegli sventurati poiché venivano uccisi non per il bene di tutti ma per la crudeltà di uno solo>

Annales XV, 44.5

In ultimo Tacito afferma che Nerone al momento dello scoppio del terribile incendio si trovava ad Anzio e che non torno’ a Roma prima che il fuoco non si fosse avvicinato alla sua casa , tuttavia non riusci ad impedire che il palazzo imperiale e la casa e tutto cio’ che era intorno fosse distrutto dalle fiamme .

Annali XV , XXXIX

Concludendo anche a Tacito che scrisse pochi decenni dopo Nerone e il tragico incendio non risulta chiaro come scoppiasse il fuoco che distrusse gran parte di Roma ; le tre domande : Nerone , Cristiani , Fato , sono condannate a rimane tali , certamente la piu' probabile , a mio parere , rimane il caso , nessun singolo uomo (Nerone) o gruppo religioso (Cristiani) avrebbe/ro avuto interesse ad essere condannato/i dagli uomini e dalla storia come responsabili di un fatto cosi' inaudito e catastrofico per le cose e per le vite dei cittadini .

 

 

 

 


 

 

800px-Karl_von_Piloty_Nero_Róma_égését_szemléli.jpg

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eliodoro
Supporter

Ciao a tutti, come già ho riportato nella precedente discussione l'attribuzione dell'incendio di Roma a Nerone è azzardata, se non del tutto irrealistica. 

La notte in cui scoppiò l'incendio, tra il 18 e 19 luglio, Nerone non si trovava nemmeno a Roma, bensì, ad Anzio; alla notizia dell'incendio si precipitò a Roma  ove provvide ad organizzare i primi soccorsi. 

Data l'insufficienza di uomini, Nerone capì ben  presto che per il Circo Massimo, il Palatino ed il Celio non ci fosse  niente da fare, per cui dirottò tutti gli uomini a disposizione verso il ben più popoloso quartiere dell'Esquilino, facendo abbattere tutto quello che fosse infiammabile, fermando così l'incendio.

L'incendio durò sei giorni e sei notti e, poi riprese, ma fortunatamente in quartieri più periferici e dopo tre giorni fu estinto.

Riguardo le cause,  è ben possibile che l'incendio fosse divampato in maniera causale, partendo da quartieri popolosi, dove si usavano braci, torce, fornaci in catapecchie di legno; del resto gli incendi disastrosi avevano già  colpito altre città come Bologna o Lione:

Alcuni quartieri di Roma bruciarono sotto Ottaviano e sotto Tiberio.

Altra ipotesi, l'incendio fu appiccato dai nemici di Nerone per addossargli la colpa ( i congiurati di Pisone)

infine i cristiani, o meglio una setta dei cristiani che attendevano la fine del mondo, e vedevano roma, come una sorta di Sodoma e Gomorra.

Alla fine, credo che l'incendio si sia sviluppato in modo causale e fu rafforzato dal vento.

Saluti Eliodoro

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petronius arbiter
4 ore fa, Agricola dice:

Nessuno poi osava combattere il fuoco, per le ripetute minacce di molti che proibivano di spegnerlo e perché vi erano altri che apertamente lanciavano fiaccole e gridavano d'aver ricevuto ordine di farlo, sia per rubare più facilmente sia effettivamente per aver ricevuto ordini in tal senso

Massimo Fini, nel suo famoso e più volte citato libro su Nerone, scrive che ci sarebbero stati gruppi di cristiani che avrebbero cercato di ostacolare l'opera di spegnimento dell'incendio, peraltro non causato da loro (Fini abbraccia completamente l'ipotesi che l'incendio sia scoppiato per cause naturali).

Si sarebbe trattato  proprio di

3 ore fa, eliodoro dice:

una setta dei cristiani che attendevano la fine del mondo, e vedevano roma, come una sorta di Sodoma e Gomorra.

ed è quindi possibile che fossero in qualche modo organizzati, e abbiano ricevuto degli ordini, come scrive Tacito. Roma, era effettivamente vista da costoro come una sorta di Sodoma e Gomorra e, come le due città bibliche, avrebbe dovuto essere distrutta da una pioggia di fuoco, dopodiché ci sarebbe stato il tanto atteso avvento del regno di Dio. Partendo da questi presupposti, si può ben capire perché cercassero di opporsi a chi tentava di spegnere l'incendio.

E, sempre secondo Fini, la presenza di questi gruppi di cristiani, sarebbe stata alla base dell'idea che fossero stati proprio loro, i cristiani, a incendiare la città. Da cui la persecuzione.

petronius

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eliodoro
Supporter
14 minuti fa, petronius arbiter dice:

Massimo Fini, nel suo famoso e più volte citato libro su Nerone, scrive che ci sarebbero stati gruppi di cristiani che avrebbero cercato di ostacolare l'opera di spegnimento dell'incendio, peraltro non causato da loro (Fini abbraccia completamente l'ipotesi che l'incendio sia scoppiato per cause naturali).

Si sarebbe trattato  proprio di

ed è quindi possibile che fossero in qualche modo organizzati, e abbiano ricevuto degli ordini, come scrive Tacito. Roma, era effettivamente vista da costoro come una sorta di Sodoma e Gomorra e, come le due città bibliche, avrebbe dovuto essere distrutta da una pioggia di fuoco, dopodiché ci sarebbe stato il tanto atteso avvento del regno di Dio. Partendo da questi presupposti, si può ben capire perché cercassero di opporsi a chi tentava di spegnere l'incendio.

E, sempre secondo Fini, la presenza di questi gruppi di cristiani, sarebbe stata alla base dell'idea che fossero stati proprio loro, i cristiani, a incendiare la città. Da cui la persecuzione.

petronius

Vero, massimo fini smonta anche le accuse che l'incendio fosse stato voluto per successive speculazioni urbanistiche

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Agricola
20 ore fa, eliodoro dice:

Vero, massimo fini smonta anche le accuse che l'incendio fosse stato voluto per successive speculazioni urbanistiche

Rimangono tutt' oggi comunque solo ipotesi alle quali nessuno e' in grado di dimostrare la verita' dei fatti ; e' bello ed intrigante parlarne partendo sempre dalla penna di Tacito .

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