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Ostia, la città e la zecca


Massenzio
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«Decidemmo (Minucio,Ottavio,Cecilio) di recarci a Ostia, piacevolissima città, affinché i bagni di mare fungessero da blanda cura adatta a prosciugare gli umori del mio corpo… In quel momento infatti, superato il solstizio d'estate, l'autunno volgeva ad un clima più temperato. All’alba dunque ci dirigemmo al mare per passeggiate su e giù sulla spiaggia, affinché l’aria, spirando dolcemente, vivificasse le nostre membra, e per provare il grande piacere di sentire la sabbia cedere mollemente sotto i nostri passi... Attraversato ormai lo spazio interno della Città ci trovammo sul libero lido. Lá un’onda leggera si distendeva bagnando l’estremo lembo sabbioso della spiaggia, e quasi livellandolo per la nostra passeggiata. Così, camminando lentamente e tranquillamente, costeggiavamo il litorale appena incurvato, ingannando la via con racconti... Ma una volta consumato uno spazio di cammino bastante al nostro discorso, volti indietro i passi ripercorremmo la stessa strada: e giunti dove alcune piccole imbarcazioni, tratte in secca, riposavano poggiate su travi di quercia perché il contatto con la sabbia umida non le rovinasse, vedemmo dei bambini che, gesticolando, facevano a gara nel gioco del lancio dei cocci in mare». A questo punto Cecilio propone: «Ora sediamoci su questi frangiflutti di pietre costruiti per proteggere le terme e protesi in profondità verso il mare: potremo così riposarci del cammino e discutere più seriamente»

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Alcuni cenni

Leggendo il testo in apertura che io tanto amo e spesso cito (lo avevo fatto anche in un altro post su Ostia che però non trovo) molti che vivono a poco distanza dal mare potranno riconoscere come le abitudini antiche siano come quelle attuali, una passeggiata in spiaggia respirando brezza marina, affondando i piedi nella sabbia e guardando bambini giocare con l’acqua.

La città costiera ha vissuto alterne fortune, anche successivamente all’apertura di Portus che ne ridimensionò l’importanza come porto relegandola a un ruolo amministrativo. Nelle sue vie risiedevano quelle gilde, corporazioni e uffici di rappresentanza che permettevano gli scambi commerciali tra le varie provincie e Roma. Ostia ha permesso uno studio diverso rispetto a Pompei, la seconda è rimasta sigillata a quell’autunno del 79 d.C. lasciando più o meno intatto tutto fino a quel fatidico momento, Ostia invece ci permette di viverne le alterne vicissitudini fino al decadimento completo.

 

La zecca

Nonostante Meiggs ritenga che Ostia abbia battuto monete a ridosso della seconda guerra punica con certezza possiamo solo affermare che la zecca è stata attiva per quasi un quinquennio tra il 308 e il 313 d.C.

La zecca venne qui stabilita per coniare in un luogo lontano dai tumulti interni, lontano dagli insicuri confini e sicuramente per finanziare la campagna militare contro Domizio Alessandro. I motivi quindi appaiono svariati, l’iconografia con busti militari fu presente sin da subito proprio per la remunerazione delle truppe, la necessità di avere un luogo sicuro lontano dalla tumultuosa Roma in cui coniare moneta in metallo nobile trova riscontro nella sequenza delle emissioni dove appare evidente che inizialmente venisse coniato solo oro e argento entrambi con marchio di zecca POST, nella seconda emissione gli argentei successivamente mutano dall’iniziale POST(delta) a MOSTB, MOST(gamma) e MOST(delta), segno di zecca presente poi nelle primissime emissioni bronzee.

Le maestranze ostiensi non provenivano da Cartagine come saltuariamente viene riportato, ci sono evidenti differenze sia stilistiche che produttive con la zecca africana, il personale che operò a Ostia proveniva da Roma, zecca con la quale lavorerà in stretta collaborazione pur rimanendo comunque completamente autonoma.

 

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Vienne, Kunsthistorisches Museum, Münzkabinett, 25338.                                                         Londres, The British Museum, Department of Coins and Medals, R 0137.

 

La zecca operò in tre distinte fasi, la prima in cui conio solo aurei e argentei, la seconda in cui coniò tutti e tre i metalli e la terza più duratura in cui la produzione si attesto su moneta aurea e bronzea. L’ubicazione della zecca è ancora oggi a noi sconosciuta, probabilmente ubicata all’interno delle vecchie mura della città, sarebbe plausibile immaginarla sotto al tempio capitolino, dove il tesoro cittadino veniva conservato ma tesi comunque difficile accettare se si pensa al caos che il centro cittadino doveva generare. Le quattro officine ostiensi batterono indistintamente moneta bronzea e argentea mentre la moneta aurea venne coniata esclusivamente dalla prima officina.

L’iconografia dominante nella monetazione ostiense di Massenzio, tipologia emessa per tutto il periodo, è rappresentata dai Dioscuri con legenda AETERNITAS AVG N, riferimenti alla tradizione navale della città quali protettori dei marinai e riferimento a quella propaganda messenziana che enfatizza i simboli di Roma, restituzione dei principi classici da parte dell’imperatore. La produzione monetaria di Massenzio si concentrava su due tipi principali, AETERNITAS AVG N per Ostia e CONSERV VRB SVAE per Roma.

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Diritto: IMP C MAXENTIVS P F AVG, busto nudo con lancia e scudo visto da dietro. Rovescio: AETE-RNITAS AVG N, I Dioscuri Castor e Polluce l’uno di fronte all’altro tengono i cavalli per briglie, all'esergo MOSTQ. RIC VI Ostia - (2 esemplari censiti)

 

L’iconografia come accennato in precedenza è fortemente incentrata sin dall’inizio sulla campagna militare e rappresentata da busti militari e sin dal 309 d.C. appare la FIDES sui rovesci argentiferi cosa che non avviene a Roma nel medesimo periodo, coniazioni destinate al pagamento dei soldati e alla costruzione della flotta per la campagna militare.

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Diritto: IMP C MAXENTIVS P F AVG, testa laureata rivolta a destra. Rovescio: AETERN-I-T-AS AVG N, la Fides stante a sinistra tiene due stendardi, all'esergo MOSTS. RIC VI Ostia 43

Massenzio non abbracciò la riforma monetaria attuata da Constantino in Gallia nel 310 d.C. che porto il nummo argentifero a 1/72 di libbra romana, mantenne un peso teorico di circa 6 grammi con un modulo di circa 24mm equivalente a 1/48 di libbra romana. Altri due nominali bronzei si affiancavano alla produzione di nummi argentiferi, una moneta dal peso teorico di 3,25 grammi che potremmo definire mezzo follis e quello che viene oggi chiamato terzo di follis con peso che arrivava a quasi 2 grammi. Nel secondo periodo il mezzo follis ostiense è conosciuto con la raffigurazione di Massenzio in pelle leonina, è un nominale coniato limitatamente ed è completamente assente il modulo più piccolo. Nel terzo periodo invece il mezzo follis è piuttosto frequente, ipotizziamo un valore di 12,5 denari comuni ma qui fa la sua apparizione il terzo di follis che a sua volta è piuttosto raro. Personali conclusioni mi portano a fare due riflessioni, il circolante nel primo periodo non necessitava di nominali più piccoli, veniva largamente utilizzato il nummo argentifero e sporadicamente si aveva bisogno di moneta di taglio inferiore come il mezzo follis forse perché era ancora largamente circolante la frazione radiata diocleziana, immediatamente dopo però si è avuta la necessità di coniare un modulo più piccolo, forse per un livellamento dei prezzi al ribasso, come potrebbe essere per la documentata carestia che si ebbe nel 309 causata dalla mancanza di approvvigionamento di grano da parte dell’africa, si ha quindi necessità di circolante per quei servizi essenziali come le terme o le latrine e sulle quali sarà importante tornare più avanti.

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La penisola italica si presenta ancora instabile e tumultuosa, dal 310 d.C. vediamo un tentativo di Massenzio di legittimare la porpora imperiale agli occhi del popolo con delle emissioni di consacrazione dinastiche in cui vengono rappresentati i legami con il padre Massimiano, il genero Galerio e il cognato Constanzo.

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Diritto: DIVO MAXIMIANO PATRI MAXENTIVS AVG, testa velata rivolta a destra. Rovescio: AETERNA MEMORIA , un'aquila rivolta a destra sulla cupola del tempio esastilo, porta destra aperta, all'esergo MOSTT. RIC VI Ostia 25

Dopo la morte di Massenzio la zecca continuò a operare sotto Costantino per ancora qualche mese coniando moneta aurea e bronzea a 1/72 di libbra romana quindi adeguandosi alla riforma monetaria costantiniana attuata nel 310 d.C. I nummi argentiferi vengono coniati per i tre augusti, Costantino, Licinio e Massimino, rappresentati con busti Laureati e corazzati, laureati drappeggiati e corazzati e laureti drappeggiati e corazzati visti da dietro. Il RIC riporta anche un quarto busto laureato e drappeggiato accoppiato al rovescio GENIO POP ROM presente nell’ANS ma del quale non si trova traccia. C’è pero un quinto busto (o quarto se non si considera quello ANS) laureato e corazzato visto da tre quarti che ho iniziato a catalogare differentemente nonostante i testi non riportino tale variante, ha una rappresentazione stilistica differente sia nella ritrattistica sia appunto per il busto leggermente spostato. Sulla sinistra dell'immagine seguente sono riportati i busti canonici più comuni, sulla destra la variante.

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I rovesci coniati sono principalmente GENIO POP ROM, SOLI INVICTO COMITI e S P Q R OPTIMO PRINCIPI quest’ultimo tipo forse per riconoscenza verso Domizio Alessandro con il quale Costantino aveva stretto un’alleanza contro Massenzio qualche anno prima. Queste tre coniazioni sono piuttosto abbondanti e presentano alcune varianti stilistiche.

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La chiusura della zecca avvenne nel 313 d.C. con la necessità di Costantino di decentralizzare la produzione e di onorare il supporto della provincia Gallica aprendo nella città una nuova zecca. Arles celebra l’avvenimento con due belle monete in cui viene rappresentata la partenza e l’arrivo della moneta in città. E’ importante sottolineare come si possa notare che venga rappresentata Roma che lascia partire la moneta, questo sottolinea la visione dell’amministrazione costantiniana che vedeva nella zecca di Ostia una succursale di quella di Roma, proprio contrariamente a quanto aveva fatto Massenzio.

Arles quindi batte moneta stilisticamente di scuola italiana, le maestranze ostiensi infatti raggiunsero in parte Arles e in parte Roma mentre il maestro di zecca continuò a lavorare a Ticinum.

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Paris, Bibliothèque nationale de France, Département des monnaies, médailles et antiques, acq. 1985/380.

img-8-small480.jpg

Paris, Bibliothèque nationale de France, Département des monnaies, médailles et antiques, acq. 2005/211.

 

Ma cosa circolava, come si viveva, come si spendeva e risparmiava a Ostia? Lo vedremo più avanti.

 

Edited by Massenzio
Correzioni
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Supporter

@Massenzio

Una discussione veramente interessante da cui ho imparato molto, grazie.  

Mi piacciono le due monete  che rappresentano il trasferimento delle maestranze di zecca da Ostia ad Arelate (Costantina): 

Nelle prima (VTILITAS) si vede la partenza della zecca da Ostia; nella seconda (PROVIDENTIA) l'arrivo ad Arelate. In una precedente discussione, se non ricordo male, si era anche fatto notare che la galea ha una diversa direzione nelle due monete come si può vedere dall'aspetto delle onde.

Direi che non sono casuali l'VTILITAS assegnata alla partenza e la PROVIDENTIA all'arrivo.

Una domanda: da dove e' tratto il dialogo iniziale (che piace molto anche a me)?

Ciao.

Stilicho

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9 ore fa, Stilicho dice:

@Massenzio

Una discussione veramente interessante da cui ho imparato molto, grazie.  

Mi piacciono le due monete  che rappresentano il trasferimento delle maestranze di zecca da Ostia ad Arelate (Costantina): 

Nelle prima (VTILITAS) si vede la partenza della zecca da Ostia; nella seconda (PROVIDENTIA) l'arrivo ad Arelate. In una precedente discussione, se non ricordo male, si era anche fatto notare che la galea ha una diversa direzione nelle due monete come si può vedere dall'aspetto delle onde.

Direi che non sono casuali l'VTILITAS assegnata alla partenza e la PROVIDENTIA all'arrivo.

Una domanda: da dove e' tratto il dialogo iniziale (che piace molto anche a me)?

Ciao.

Stilicho

Buongiorno, il testo è tratto da “Ottavio” scritto da Marco Minucio Felice nel 197 d.C.

Sinceramente non riesco a identificare le onde nelle due monete di Arles, le galee hanno effettivamente un’andatura differente ma la identificherei dalla prua e dalla posizione dei remi. 

 

 

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Supporter
1 minuto fa, Massenzio dice:

Buongiorno, il testo è tratto da “Ottavio” scritto da Marco Minucio Felice nel 197 d.C.

Sinceramente non riesco a identificare le onde nelle due monete di Arles, le galee hanno effettivamente un’andatura differente ma la identificherei dalla prua e dalla posizione dei remi. 

 

 

Sì, in effetti più correttamente si tratta della posizione dei remi. Mi sono espresso male. Volevo indicare la diversa direzione delle galee. E' una cosa che mi ha colpito.

Grazie.

Stilicho

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Salve , ho trovato questa vecchia discussione di cinque anni fa , ce ne sono altre , che prova ad individuare la posizione in Ostia della zecca :

 

 

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1 ora fa, Agricola dice:

Salve , ho trovato questa vecchia discussione di cinque anni fa , ce ne sono altre , che prova ad individuare la posizione in Ostia della zecca :

 

 

Grazie, era questo il post a cui mi riferivo e ho capito che non lo trovavo, lo cercavo in questa sezione.

Qualsiasi discussione sull’ubicazione della zecca deriva da congetture, non c’è nessun riscontro in merito. Come detto è possibile immaginare l’utilizzo degli ampi vani all’interno del podium del tempio Capitolino.

Questo vecchio post riportava una serie di inesattezze che trovavo antipatico ribattere come la data di apertura della zecca che non è supportata cronologicamente dal susseguirsi degli eventi o sul numero di officine interpretando MOSTA come officina a sé.

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58 minuti fa, Massenzio dice:

Grazie, era questo il post a cui mi riferivo e ho capito che non lo trovavo, lo cercavo in questa sezione.

Qualsiasi discussione sull’ubicazione della zecca deriva da congetture, non c’è nessun riscontro in merito. Come detto è possibile immaginare l’utilizzo degli ampi vani all’interno del podium del tempio Capitolino.

Questo vecchio post riportava una serie di inesattezze che trovavo antipatico ribattere come la data di apertura della zecca che non è supportata cronologicamente dal susseguirsi degli eventi o sul numero di officine interpretando MOSTA come officina a sé.

Salve @Massenzio , non spetta certamente a me difendere l' autore del precedente post , tanto piu' che mi sembra non essere piu' presente nel Forum , pero' leggendo il passo dell' articolo circa l' apertura e sulle varie officine della zecca di Ostia , non mi pare che siano stati scritti errori grossolani , quali sarebbero ? , l' apertura della zecca non e' completamente certa , pare sia avvenuta nel 308/9 o forse anche nel 311 , non so in base a quali indizi sia stata supposta nel post , al 306 ; per quanto riguarda le officine non mi pare di leggere errori tranne forse nella serie MOSTA che leggerei Moneta OSTiense Augusta , forse la prima zecca aperta , alla quale seguirono altre e quindi sostituita poi da MOSTP(prima) e successive fino alla MOSTQ(quarta)

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11 ore fa, Agricola dice:

Salve @Massenzio , non spetta certamente a me difendere l' autore del precedente post , tanto piu' che mi sembra non essere piu' presente nel Forum , pero' leggendo il passo dell' articolo circa l' apertura e sulle varie officine della zecca di Ostia , non mi pare che siano stati scritti errori grossolani , quali sarebbero ? , l' apertura della zecca non e' completamente certa , pare sia avvenuta nel 308/9 o forse anche nel 311 , non so in base a quali indizi sia stata supposta nel post , al 306 ; per quanto riguarda le officine non mi pare di leggere errori tranne forse nella serie MOSTA che leggerei Moneta OSTiense Augusta , forse la prima zecca aperta , alla quale seguirono altre e quindi sostituita poi da MOSTP(prima) e successive fino alla MOSTQ(quarta)

Buongiorno,

Non credo esista la necessità di difendere nessuno, sono confronti, ma in numismatica riportare un’errata interpretazione di un segno di zecca o anticipare fino ad almeno tre anni l’apertura di una zecca possono secondo me definirsi errori grossolani.

MOSTA, MOSTB, MOSTgamma e MOSTdelta è senza dubbio accertato che indicassero le officine, successivamente vennero abbandonate le lettere greche come proprio identificativo di officina e si passò a MOSTP, MOSTS,MOSTT e MOSTQ. Per quale motivo avrebbero dovuto assegnare a MOSTA un significato differente rispetto alle altre lettere greche riportate all’esergo e quale sarebbe l’identificativo di zecca della prima officina?

Relativamente alla data di apertura erano presenti delle contraddizioni anche nel post stesso perché è accertato che la zecca di Cartagine batta moneta fino all’estate 307 d.C., questo è fuori dubbio perché non sono presenti monete come Costantino augusto quindi se come scritto le manovalanze della zecca furono trasferite a ostia per aprire la zecca questo non può essere avvenuto che dopo il 307 e di conseguenza ostia non avrebbe potuto aprire nel 306 o addirittura 305. Le maestranze cartaginesi invece rimasero senza lavoro, non vi è più traccia di loro perché stilisticamente e tecnicamente non si trovano più loro evidenze, se morirono in un naufragio raggiungendo l’italia, se perirono nella rivolta cartaginese o altro non è dato saperlo, cosa certa è che neanche Domizio Alessandro le utilizzò.

A questo si aggiunge che nel maggio del 308 d.C. Massimiano ripara in Gallia da Costantino e da quel momento le zecche italiche sotto il controllo di Massenzio non battono più moneta a nome del padre, quindi se la zecca ostiense fosse stata attiva negli anni precedenti avremmo trovato abbondanti coniazioni a nome di Massimiano augusto come per tutte le altre zecche italiche e questo invece non avviene, è riportato un solo unico dubbioso esemplare per associazione di conio di diritto e rovescio addirittura riferibile al terzo periodo della zecca.

Il dibattito sulla data dell’apertura della zecca, è relativo a un arco temporale di pochi mesi.

Edited by Massenzio
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