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Rapax

Impero romano e religione

Risposte migliori

chersoblepte
Per Cherso: confesso di non conoscere Polibio...Le mie letture storico-filosofiche vanno da Cesare a Tacito, con un po' di aggiunte nel IV secolo (Ambrogio, Agostino, Giuliano il Filosofo...) Polibio è davvero essenziale, e perchè?

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Nel tessere le lodi della costituzione romana, considerata la migliore dell'Antichità perché capace riunire le tre forme di governo principali (la monarchia, con i consoli; l'oligarchia, con il Senato; la democrazia, con le assemblee popolari), e non a caso definita "mista", Polibio descrive la religione della res publica come un vero e proprio instrumentum regni. Ti riporto il passo in questione (Polibio, Storie; VI, 56, 6-12):

«A mio parere lo Stato romano si distingue meglio soprattutto nella concezione degli dei. Credo, anzi, che a mantenere unito lo Stato romano sia proprio un aspetto biasimato presso gli altri popoli, ovvero la superstizione: presso di loro, infatti, essa è stata introdotta con tanta enfasi sia nella vita privata, sia negli affari pubblici della città, che non sarebbe possibile fare di più. Ciò può sembrare a molti sorprendente, ma io credo che abbiano agito così pensando alla massa. Se fosse possibile creare uno Stato composto di uomini saggi, infatti, probabilmente un simile comportamento non sarebbe affato necessario, ma poiché ogni massa è volubile e preda d'appetiti senza legge, di un'ira irrazionale, di passioni violente, non resta che trattenerla con paure oscure e con tutto questo teatro. Credo perciò che non fu per caso ed in modo avventato che gli antichi fecero circolare fra le masse le idee relative agli dei e le concezioni sull'Ade, e che siano semmai i contemporanei ad agire a caso ed avventatamente quando eliminano queste cose.»

P.S. Mi rendo conto d'essere andato palesemente OT :P...

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apostata72

Rischiando la ridondanaza cito un passo del saggio allegato da legio che trovo particolarmente interessante e chiarificatore:

...Angeli e Vittorie rimangono distinti perché quest’ultime ricoprono il ruolo

simbolico del conferimento della grazia a colui che, facendosi cristiano e ricevendo il Battesimo consegue una vittoria sulle tenebre e sul peccato. Non solo, ma la presenza della Vittoria sulle monete, dove viene raffigurata con la croce in mano, allude alla vittoria del cristianesimo sul male e sui nemici in genere. Non per nulla, 1’imperatore a cavallo che campeggia al centro dell’Avorio

Barberini conservato al Louvre, mentre conculca il nemico, reca in mano 1’immagine della Vittoria alata. E’ notevole, però, il fatto che sulla cornice dello stesso Avorio siano rappresentanti due Angeli in volo con un clipeo in mano. Due Angeli alati che hanno un’iconografia del tutto diversa da quella della Vittoria. Questa, invero, è decisamente di sesso femminile, indossa un chitone discinto e non ha nulla a che vedere con gli Angeli che vestono tunica e pallio....

La mia idea è che nonostante le restrizioni imposte dai decreti teodosiani in materia di culti (restrizioni più teoriche che applicate), il ricorso ad allegorie e personificazioni pagane sia ancora forte nelle numismatica e nella vita tardo imperiali. Teodosio stesso (e le cancellerie imperiali di graziano, valentiniano II) continuano ad associare la propria figura alla vittoria alata; ciò soprattutto nelle tipologie monetarie occidentali (victoria auggg) ma le vittorie non mancano anche nei "gloria romanorum orientali" come figure secondarie.

E' senz'altro vero che a partire dal V secolo, cioè da quando le raffigurazioni angeliche diventano alate, queste assorbono le caratteristiche compositive delle vittorie, tuttavia, per tutto il V secolo angeli e vittorie sono figure nettamente distinte....

Modificato da apostata72

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agrippa

Grazie apostata

Questa tua ultima affermazione mette un punto alla mia domanda.

Quindi se considero un Angelo quello che vedo sul 40 nummi di Theodato della zecca di Roma (536-538) sono quasi credibile ?

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apostata72

Ciao Agrì se per quasi-credibile intendi dire che in questo periodo gli angeli dell'iconografia tardo antica rassomiglano sempre di più alle vittorie alate allora sì, è giusto. Se invece intendi dire che quella vittoria (che mi pare essere una figura femminile) sia da considerare più come un angelo che come una vittoria in senso stretto allora, anche in base a questi studi recenti, si è in torto...

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caiuspliniussecundus

Per quanto riguarda l’evoluzione dell’iconografia della Vittoria pagana in angelo cristiano, Franco Panvini Rosati scrive nell’introduzione del libello: “Università degli Studi di Bologna - Istituto di antichità ravennati e bizantine di Ravenna, AA.VV., Mostra fotografica della monetazione Giustinianena, Mario Lapucci Ed., 1983”: “La monetazione nel periodo tra l’ascesa al trono dell’imperatore Anastasio (491) e la fine del VI sec. segue sostanzialmente nella tipologia come nelle caratteristiche metrologiche gli indirizzi tracciati dalla moneta romana del IV-V sec. Però nella tipologia monetaria di questo periodo si avverte un sottile mutamento, nel senso che rimangono dominanti le figure dell’imperatore e della Vittoria, ma avviene in esse una trasformazione: queste due figure si sacralizzano, l’imperatore perde il suo carattere di capo militare, la Vittoria si trasforma nell’angelo cristiano. […] L’Angelo è il tipo che sostituisce la Vittoria, derivando da essa il motivo centrale della figura stante alata”. (Pp. 11, 15).

Questo intervento è stato scritto da Minerva (Enrico), lo pubblico in quanto significativo per la discussione ed al contempo ringrazio Enrico per l'interessante riferimento bibliografico che ci ha segnalato.

Caius

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