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Aedes Vestae


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Depresso
ARES III

Nella sezione delle monete romane repubblicane ho aperto una discussione che ha preso una bellissima piega degna di essere divulgata anche nella sezione Storia e Archeologia.

Naturalmente tutto il materiale è frutto dell'impegno e dell'ingegno di @L. Licinio Lucullo che mi ha suggerito le modalità di questa nuova discussione.

Tutto è partito da questa moneta di Cassio Longino con la rappresentazione nel rovescio del tempio di Vesta ( come @apollonia docet).

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Edited by ARES III
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Depresso
ARES III

Ora riprendo il testo di @L. Licinio Lucullo

Questo denario allude ad un’appassionante vicenda giudiziaria (simboleggiata dalla tavoletta con A-C, absolvo-condemno) e politica innescata da un preteso episodio scandaloso verificatosi nel tempio di Vesta alla fine del II secolo, forse già rievocata da un’altra emissione della sessa gens, il denario RRC 413/1.

Nel 114, a sette anni dall’assassinio di Gaio Gracco, la società romana era divisa da gravi tensioni sociali ed agitata da fermenti rinnovatori e progressisti. In quell’anno circolò e fece grande scalpore a Roma una voce secondo la quale tra le Vergini Vestali si sarebbero verificati episodi di inammissibile dissolutezza. Fu promossa un’inchiesta ufficiale al termine della quale tre Vestali risultarono gravemente indiziate. Ma il processo celebrato dal Pontefice Massimo si chiuse con la condanna di una sola di esse. In un clima politico e sociale incline alle strumentalizzazioni di parte, i progressisti videro in questa indulgenza una sorta di complicità tra i Pontefici e le Vestali, tra inquirenti e inquisite. Così nel 113 il tribuno Sesto Peduceo, invocando la revisione del processo, indusse la plebe ad istituire un suo proprio tribunale, la cui presidenza fu affidata a Lucio Cassio Longino, uomo di proverbiale intransigenza e severità. Come prevedibile, il tribunale del popolo emise un verdetto esemplare, condannando a morte anche le due Vestali assolte dalla prima sentenza. Si volle così colpire non solo l’aristocratico collegio sacerdotale che aveva commesso sacrilegio, ma soprattutto i conniventi Pontefici. Come se non bastasse, narra Plutarco che la plebe, superstiziosa, ispirandosi ad un crudele cerimoniale etrusco, invocò la necessità di consumare sacrifici umani per placare gli dei. Così due Galli e due Greci furono massacrati nel Foro Boario. Trascorsi quasi sessant’anni da queste vicende, Quinto Cassio Longino, magistrato monetario nel 55 e discendente di Lucio Cassio, rievoca su questo denario quell’antico scandalo, il clamoroso processo e indirettamente l’antenato che ne era stato il promotore. Il tipo del rovescio ci mostra il teatro dello scandalo e allude per simboli al processo riparatore. Al centro campeggia il tempio di Vesta, retto da sei colonne, la prima coppia delle quali di calibro maggiore delle altre; ciò conferisce profondità al monumento, mentre lo scorcio prospettico ne lascia intuire la pianta circolare. Al suo interno è la sella curulis. Il tetto a cupola ha due antefisse laterali a protome di dragone ed è sormontata da una statua della dea, che tiene patera e scettro. A sinistra del tempio è raffigurata l’urna delle votazioni; a destra la tavoletta di voto con le lettere AC, iniziali dei due possibili verdetti Absolvo/Condemno. Il diritto è riservato al busto di Vesta, di un livello stilistico straordinario su questo conio. Il ritratto della dea è modellato con grande sapienza, il suo profilo è limpido e di assoluta bellezza classica, il suo sguardo intenso ed assorto. Il lembo di stola che le copre il capo è arretrato per mostrare il diadema ed i capelli corti sulla fronte. Le sue pieghe sono morbide e naturali e disegnano per trasparenza la crocchia sulla nuca e la curva agile del collo. Emana da questo volto un’aura affascinante ed enigmatica, la sua espressione è quella malinconica e turbata di una divinità offesa.

L'Aedes Vestae (raffigurata al R/ del denario), dedicata alla dea del focolare, era uno dei santuari più sacri dell'antica Roma, fondato da Numa Pompilio secondo re di Roma. Secondo Festo, "sembra che Numa Pompilio abbia costruito il tempio di Vesta rotondo avendo creduto che della stessa forma fosse la terra, da cui dipende la vita degli uomini". All'interno vi era un braciere dove ardeva il fuoco sacro perenne, custodito dalle 6 vestali.

Quinto Cassio Longino, tribuno nel 49, sostenne Cesare, che lo nominò governatore della Spagna Ulteriore; il suo governo tirannico della provincia tuttavia danneggiò notevolmente la causa del dittatore durante la successiva guerra civile, causando una rivolta a Corduba che egli represse con spietata severità. Parte delle sue truppe gli si ribellarono nel 48, proclamando un nuovo governatore, ma gli permisero di lasciare la provincia; morì in un naufragio l'anno successivo, alla foce del fiume Ebro. Gaio Cassio Longino, pretore nel 44 e cesaricida, era probabilmente suo fratello o suo cugino.

Il  culto di Vesta, nume tutelare del focolare domestico, ha origini che precedono quelle di Roma stessa. La tradizione vuole che Rea Silvia, madre di Romolo, fosse una Vestale condannata a morte per avere trasgredito al divieto di contrarre matrimonio. Il collegio delle Vestali, le sacerdotesse consacrate alla dea, risiedeva nell’Atrium Vestae presso il Foro ed era presieduto da una Virgo Vestalis Maxima. Compito istituzionale delle sacerdotesse era quello di alimentare e custodire il fuoco sacro sull’altare di Vesta. Al collegio potevano accedere esclusivamente fanciulle di famiglia patrizia, prive di difetti fisici, che venivano reclutate ad un’età da sei a dieci anni. Il sacerdozio durava trent’anni e per tutto questo periodo era loro imposto l’obbligo della verginità. Le Vestali che per negligenza avessero lasciato spegnere il fuoco sacro venivano battute con verghe. Quelle che avessero tradito il voto di castità pagavano il sacrilegio con la vita, sepolte vive in una grotta presso porta Collina, con una piccola scorta di pane, acqua, latte ed olio. Esse godevano in compenso di onori e privilegi. Ricevevano una cospicua dote dallo Stato e non erano soggette all’autorità paterna. Lasciavano l’Atrium Vestae solo in occasioni solenni ed avevano allora il diritto di essere precedute dai Littori. Chi le offendeva veniva punito con la morte; mentre avevano l’autorità di graziare i condannati a morte che avessero per caso incontrato. Simboli di verginità e purezza, esse bevevano esclusivamente acqua piovana ed indossavano lunghe stole bianche , di cui un’estremità copriva loro quasi interamente il capo. Al termine del sacerdozio trentennale, esse potevano lasciare il tempio ed unirsi liberamente in matrimonio. L’ordine delle Vestali sopravvisse fino al 389 d.C., quando fu soppresso da Teodosio I, irriducibile nemico di ogni culto pagano. Nella sua lunga vita il collegio dovette essere turbato da più di uno scandalo, se la tradizione riferisce che ben tredici Vestali furono sepolte vive per perduta verginità, mentre altre sette scelsero di morire in modo diverso.

All'interno del tempio è raffigurata la sella curulis.

A partire da un denario dell'84 (Cr. 356/1), la sella curulis diviene un tema ricorrente di denarî e aurei (RRC 409/2, 414/1, 428/1-2, 434/2, 435/1, 460/1-2, 465/1-2, 473/2, 491/1, 494/26-28 e 494/31). Si trattava di un simbolo forte nell'immaginario antico, perché rappresentava l'autorità politica legittima. Era il sedile riservato di diritto esclusivamente ai magistrati (o pro-magistrati) che detenevano l'imperium. Etimologicamente curulis sembra derivi da currus, la lettiga destinata al trasporto dei magistrati nel luogo di giudizio, o più probabilmente da curvus, per la forma così caratteristica ed incurvata delle gambe, tipiche di un sedile da campo. Sembra sia stata usata a Roma fin dai primordi come emblema di potere ("curuli regia sella adornavit": Liv., I. 20), importata, con altre insignia di regalità, direttamente dall'Etruria in età regia (Liv., I. 8). Con l'avvento della Repubblica il diritto ad essa fu riservato naturalmente a consuli, pretori, aedili curuli e censori nonché eccezionalmente al Flamen Dialis, pur privo di imperium, per il suo prestigio. Vi avevano diritto, infine, il dictator ed il magister equitum; nella tarda Repubblica quindi Cesare, in qualità di dictator, ricevette l'onore di sedere su una sella curulis aurea. Il giovane e scaltro Ottaviano subito dopo le Idi di marzo, cercando di cavalcare l'onda di indignazione e commozione per un ritorno personale di consenso, si premurò quindi di emettere una moneta (Cr. 497/2) con l'immagine della sella curulis, la corona aurea di Cesare e la legenda "CAESAR DIC PER". In epoca imperiale divenne prerogativa degli imperatori, simbolo di auctoritas e di imperium anche in loro assenza, degli Augustales, preposti al culto imperiale e, forse, del praefectus urbi.

Un altro affascinante esempio della frugalità romana: il simbolo del potere sul mondo non era un trono aureo o un diadema tempestato di pietre preziose ... era una "misera" sedia pieghevole, come quelle degli odierni registi. Ma, accidenti!, era la serie che si portava seco il Comandante alla vigilia delle battaglie!

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L. Licinio Lucullo
Supporter

Il tempio di Vesta ha trovato bellissimo spazio nell'opera di Carandini, che ne ha rinvenuto e interpretato la prima fondazione. 

Ora non ho i suoi testi fra le mani ... sarebbe bello se qualcuno potesse integrare

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Agricola
32 minuti fa, L. Licinio Lucullo dice:

Il tempio di Vesta ha trovato bellissimo spazio nell'opera di Carandini, che ne ha rinvenuto e interpretato la prima fondazione. 

Ora non ho i suoi testi fra le mani ... sarebbe bello se qualcuno potesse integrare

Ciao , Vesta o il Tempio di Vesta e' un argomento trattato gia' diverse volte , ma a parte questo , perche' e' sempre utile riproporre argomenti se si hanno nuove informazioni da scrivere , non e' possibile integrare il testo di Andrea Carandini che penso sia : "La Roma di Augusto in 100 monumenti" oppure :" Il fuoco sacro di Roma. Vesta, Romolo, Enea" , oppure : "Il fuoco sacro di Roma" , o altro : "Atlante di Roma antica" , in quanto prima occorre chiedere l' autorizzazione a riprodurre testi e foto sia all' autore che alla casa editrice e non e' detto che la concedano . 

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L. Licinio Lucullo
Supporter

Scusa. Io intendevo un breve riassunto delle sue teorie ... citandolo. Pienamente legittimo.

 

Non certo un pdf dei suoi libri

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Agricola
7 minuti fa, L. Licinio Lucullo dice:

Scusa. Io intendevo un breve riassunto delle sue teorie ... citandolo. Pienamente legittimo.

 

Non certo un pdf dei suoi libri

Ciao , forse cosi' dovrebbe funzionare , ma non ne sono certo , bisognerebbe informarsi , non conosco esattamente i limiti del Copyright Simbolo di copyright.

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L. Licinio Lucullo
Supporter

Il discrimine tra plagio e citazione consiste proprio nel riferire le tesi degli altri, specificando che sono degli altri.

Se così non fosse, come si potrebbe mai scrivere le tesi di laurea compilatorie?

Del resto sarebbe assurdo un discordo del tipo "Io penso che ... ah no scusa, questo non lo posso dire perché so che è già stato detto da un altro. Però devo precisare che al riguardo ci sono dei dubbi ... ma non li posso esplicitare perché li ha già evidenziati un'altra persona". La scienza non andrebbe avanti; e ricordo che qui parliamo di archeologia, che è appunto una scienza, non di musica o letteratura.

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Agricola
11 minuti fa, L. Licinio Lucullo dice:

Il discrimine tra plagio e citazione consiste proprio nel riferire le tesi degli altri, specificando che sono degli altri.

Se così non fosse, come si potrebbe mai scrivere le tesi di laurea compilatorie?

Del resto sarebbe assurdo un discordo del tipo "Io penso che ... ah no scusa, questo non lo posso dire perché so che è già stato detto da un altro. Però devo precisare che al riguardo ci sono dei dubbi ... ma non li posso esplicitare perché li ha già evidenziati un'altra persona". La scienza non andrebbe avanti; e ricordo che qui parliamo di archeologia, che è appunto una scienza, non di musica o letteratura.

Perfetto , come ti dicevo non conoscevo il confine tra plagio e citazione , praticamente i limiti del Copyright .

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Nervoso
Stilicho
Supporter

Anche a Tivoli esiste un "tempio di Vesta": 

See the source image

Il tempio, localizzato sulla cosiddetta acropoli, e' diventato un pò il simbolo della città.

Ho volutamente usato le virgolette in quanto l'attribuzione non e' certa: secondo alcuni sarebbe stato dedicato a Tiburno (da cui Tibur, Tivoli per l'appunto); secondo altri a Ercole, il dio protettore della città; secondo altri ancora infine sarebbe stato edificato per la la Sibilla Albunea, adorata come dea proprio sulle rive dell'Aniene.

Non so se l'attribuzione a Vesta sia legata al solo fatto che avesse un aspetto circolare.

Come ho detto su, il tempio fu anche attribuito ad Ercole. Ed e' interessante che a Roma esista anche questo: 

See the source image

E' il tempio di Ercole Vincitore o Ercole Oleario che erroneamente nel Rinascimento fu attribuito a Vesta, anche qui per la sua forma circolare.

Non so se sia una casualità l'abbinamento "forma circolare" - "Ercole".

Ciao.

Stilicho

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Agricola

ciao @Stilicho , infatti hai scritto bene : i Templi circolari romani non e' detto che siano attribuibili a Vesta .

Il più grande edificio sacro circolare a Roma è sicuramente il grande Tempio romano repubblicano che sorge nell' area archeologica di Largo di Torre Argentina , l' unica grande area archeologica della Roma repubblicana ; questo Tempio con sei colonne rotte ma ancora al loro posto originario dovrebbe essere quello fatto costruire dal console Quinto Lutazio Catulo il collega al consolato di Gaio Mario per celebrare la vittoria contro i Cimbri del 101 a.C. a Vercelli .

Ancora in Piemonte c' era il Tempio circolare dedicato alla Fortuna , i cui frammenti in marmo trovati nei pressi del tempio sono ai Musei Capitolini , non so come e perche' siano arrivati a Roma . Un terzo piccolo Tempio sempre dedicato alla Fortuna faceva parte del complesso del santuario della fortuna Primigenia a Palestrina . Come vedi il Tempio di Vesta circolare era uno dei tanti circolari sparsi in Italia , oltre a quello del Foro Boario dedicato ad Ercole Vincitore .

Templi di Torre Argentina

templi repubblicani a Torre Argentina.jpg

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Nervoso
Stilicho
Supporter
7 ore fa, Agricola dice:

Ancora in Piemonte c' era il Tempio circolare dedicato alla Fortuna , i cui frammenti in marmo trovati nei pressi del tempio sono ai Musei Capitolini , non so come e perche' siano arrivati a Roma . 

Ciao, 

dove si trova questo tempio nello specifico?

Buona notte.

Stilicho

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Agricola
7 ore fa, Stilicho dice:

Ciao, 

dove si trova questo tempio nello specifico?

Buona notte.

Stilicho

Ciao , purtroppo non ricordo il nome della localita' in Piemonte e' da molti anni che non torno ai Musei Capitolini .

Ho cercato in rete ma non ho trovato nulla , solo un piccolo accenno su Wikipedia , puo' anche darsi che quel tempio oggi non esista piu' e che i reperti ai Capitolini siano tutto cio' che ne rimane .

Guarda se trovi qualcosa in questo link http://piemonteautonomie.cr.piemonte.it/cms/index.php/il-piemonte-in-epoca-romana

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  • 2 weeks later...
VALTERI

Non sapevo anch'io,   @Stilicho  , di possibili templi monopteri in Piemonte .

Dalla rete, unisco i commenti relativi al monoptero "B" di Largo di Torre Argentina in Roma, tempio che si ritiene dedicato alla Fortuna, della quale i resti del grande simulacro dovrebbero essere in dotazione ai Musei Capitolini nella loro sede di Centrale Montemartini .

Questo tempio in Roma ha un riferimento al Piemonte, in quanto fondato da Q. L. Catulo dopo la vittoria di G. Mario a Vercelli .

Una buona giornata

501 Roma largo di Torre Argentina.jpg

502.jpg

503.jpg

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Nervoso
Stilicho
Supporter

Ciao @VALTERI

molto interessante questo legame con il Piemonte (vivo in Piemonte, non lontano dai Campi Raudii -data per esatta la localizzazione-) che potrebbe essere una spiegazione davvero plausibile su quanto si diceva sopra.

Il Museo della Centrale di Montemartini deve essere davvero bello. Io ne ignoravo l'esistenza; poi guardando una interessantissima trasmissione di Rai Storia dal titolo "Cronache dall'antichità" l'ho scoperto. E' mia intenzione visitarlo in occasione (si spera presto!) di una prossima visita a Roma. Vedremo.

Ho fatto un giro sul sito del museo. I resti della statua in questione dovrebbero essere questi:

 

"I quattro templi di età repubblicana che occupano il centro dell'area di Largo Argentina erano in antico circondati da un vasto porticato quadrangolare; nell'incertezza dell'identificazione sono stati denominati con le lettere A, B, C e D.
Nelle vicinanze di quello a pianta circolare, chiamato B ed attribuito alla Fortuna Huiusce Diei, sono stati ritrovati i frammenti di un colossale acrolito femminile, la statua di culto del tempio stesso, di circa 8 m di altezza" .
  (dal sito del museo)

Statua colossale di divinità femminile: testa

Statua colossale di divinità femminile: braccio destro

 

Statua colossale di divinità femminile: piedi

Ciao da Stilicho

 

Edited by Stilicho
integrazione
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