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In onore di Aldo Pio Manunzio: affrettati lentamente.


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Oppiano

Navigando un po' nel sito non ho rinvenuto un qualche riferimento al Manunzio, salvo mio errore.

Eppure è stato -e per certi versi lo è ancora- un personaggio simbolico molto interessante.

In suo onore, una medaglia della collezione (Lotto 636 - Asta Artemide del 28/01/2017 n. 37E) di cui allego foto e descrizione di asta:

Venezia. Aldo Pio Manunzio (1450-1515), umanista e tipografo. Medaglia, ultimo quarto del XVI sec. Volt. 245. Arm. II, 71, 8. Hill, Corpus, 536. AE. mm. 47.70 R. Bel BB. Nacque a Bassiano Romano attorno al 1450. In giovane età si recò a Roma dove divenne l'allievo di illustri professori. Passò poi, circa ventenne, a Ferrara, alla scuola dell'umanista Giovanni Battista Guarini; quindi si trasferì, per circa dieci anni, alla corte di Carpi quale precettore dei figli di Lionello Pio. Ormai quarantenne iniziò a Venezia una nuova attività di editore e tipografo. Iniziò verso il 1495, dando alle stampe autori classici non ancora pubblicati e da lui rintracciati. Da allora si susseguirono circa 130 edizioni di autori italiani, latini e greci. I libri usciti dai suoi torchi sono un modello di correttezza e di eleganza tipografica, inoltre fu lui ad introdurre il carattere corsivo e l'uso del formato in ottavo. Ebbe come insegna tipografica l'ancora con il delfino allacciato, usata anche dai suoi successori. Aldo derivò questa insegna da un denario di Tito: l'ancora significa sicurezza, il delfino celerità.

La particolarità della raffigurazione ha spinto verso ulteriori ricerche ed informazioni.

Merita senz'altro da segnalare per gli evidenti riflessi numismatici il seguente lavoro: Il delfino e la mezzaluna (quarta parte) - Fondazione Terra D'Otranto (fondazioneterradotranto.it) a firma di Armando Polito in tema di rappresentazione del delfino sulle monete; sono presenti foto molto belle di epoca romana. 

Interessante anche l'ulteriore link: Manuzio, P. - Epistolarum Pauli Manutij libri V. ... (1561): marca tipografica di Paolo Manuzio (unimo.it): 

Paolo Manuzio conserva la marca del padre Aldo: un delfino che si attorce a un'ancora, con la didascalia Aldus.
Sul senso dell'immagine ha scritto Erasmo da Rotterdam, commentando il motto Festina lente, con un riferimento preciso alla marca tipografica aldina.
"Affrettati lentamente", così possiamo tradurre l'adagio. Erasmo ricorda due imperatori romani che lo ebbero caro: Augusto e Vespasiano. Il primo lo usava di frequente nella sua conversazione quotidiana e lo citava nelle sue lettere, esortando con queste due parole

affinché a quel che deve essere fatto concorrano la rapidità dell'azione e la lentezza della cura pù meticolosa.

Erasmo ricorda un'antica moneta d'argento che gli era stata mostrata da Aldo Manuzio. Una moneta emessa da Vespasiano e donata al tipografo da Pietro Bembo:

[...] su una faccia era il profilo di Tito Vespasiano con un'iscrizione, sull'altra un'ancora, alla cui asta si avvolgeva un delfino.

Per comprendere il simbolo bisognerà rifarsi, dice, alla sapienza figurata degli antichi egizi: i geroglifici. La moneta è rotonda e l'immagine si iscrive quindi in un cerchio, che rappresenta l'eternità, senza inizio e senza fine. L'ancora, che lega e trattiene le navi, indica la lentezza. Il delfino, più veloce e più agile di ogni altro animale, indica la velocità. Semper festina lente.
Dopo i filosofi antichi e i due grandi imperatori romani, Aldo è il primo a riprendere l'antico adagio, tradotto nell'immagine che è divenuta, meritatamente, la sua insegna.
Motto e immagine, dice ancora Erasmo, possono essere applicati in tre diversi modi:

[...] il primo quando vogliamo indicare che bisogna riflettere a lungo prima di iniziare un lavoro, ma, una volta presa una decisione, si deve portarlo a termine in fretta: e così l'ancora significa il tempo richiesto dalla riflessione, il delfino la rapidità dell'esecuzione. [...] Un altro uso si ha quando vogliamo dire che che le emozioni devono essere frenate dalla ragione. [...] Un terzo quando vogliamo ammonire affinché nelle azioni intraprese si eviti una fretta sconsiderata, difetto connaturato in certe persone a cui ogni ogni indugio, per quanto breve, sembra sempre inutile.

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Da: Aldo Pio Manuzio, quando la Serenissima inventò l'editoria moderna (ilgazzettino.it)

Da più di mezzo millennio il simbolo che contraddistinse i libri che dava alle stampe – un'àncora con un delfino – assieme al motto che lo accompagnava, “festina lente”, affrettati con calma, è il marchio del suo genio indiscusso. Perché Aldo Pio Manuzio non fu solo il più grande editore del Rinascimento (e forse il più grande della storia): fu un innovatore che nel secolo in cui Venezia produsse più libri che in tutti gli altri paesi d'Europa messi assieme si distinse per la qualità dei suoi lavori, la cura delle edizioni, le trovate grammaticali e sul formato. Fu anzi grazie a persone come lui, se in pochi anni la Serenissima divenne la capitale della stampa. Aldo Manuzio inventò il corsivo, ideò il punto e virgola, perfezionò il libro tascabile, rendendolo uno strumento maneggevole e ricercato. Fu uno dei primi pionieri dell’umanesimo: creatore di una sua Accademia, la “Aldina”, fu amico di Pico della Mirandola, di Pietro Bembo e di Erasmo Da Rotterdam, e a pochi decenni dall’invenzione della stampa con caratteri mobili fu in grado di produrre opere così avanzate e di qualità così alta (come per esempio l'Hypnerotomachia Poliphili, considerato il primo romanzo – illustrato – della storia) che nemmeno nei secoli successivi una tale perfezione sarebbe stata raggiunta.

Lo potè fare perché scelse Venezia, dove una fortunata unione di menti feconde diede vita a uno dei momenti più alti della Storia. Ma, come spesso accade ed è accaduto, nemmeno lui era nato nei territori della Serenissima e anzi era arrivato in laguna in età matura: nato a Bassiano, piccolo borgo laziale, tra il 1449 e il 1452, si formò a Roma negli studi classici proprio negli anni in cui Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz vi impiantarono la loro officina tipografica (la prima mai aperta in Italia), e poi a Ferrara. Compagno di studi di Giovanni Pico della Mirandola, nel 1482 seguì l'amico nella città emiliana, e successivamente fu tutore dei due nipoti di Pico, Alberto III Pio e Lionello Pio, principi di Carpi. Fu forse Alberto il primo finanziatore della successiva attività di stampatore di Manuzio, che si vide anche regalare dal principe – col quale mantenne un legame saldo per tutta la vita – alcuni terreni nei pressi di Carpi. Ma il suo amore per i classici latini e soprattutto greci lo poteva portare in una sola città, all'epoca: Venezia, dove non solo esisteva una vasta comunità greca, rifugiatasi in laguna dopo la conquista ottomana di Costantinopoli del 1453, ma anche l'intera collezione di codici e manoscritti greci lasciati alla città dal cardinale Bessarione, coi quali era stata istituita la Biblioteca Marciana...

Era il 1490, e intuendo le potenzialità del nascente panorama tipografico Manuzio impiantò la sua attività a Sant'Agostin. In circa vent'anni stampò centotrenta edizioni in greco, latino e volgare. Il suo catalogo (fu il primo a istituirne uno) costituì una specie di enciclopedia del sapere umanistico. Ma se si fosse fermato a questo non sarebbe stato il genio che fu; invece Aldo Manuzio sistemò in maniera determinante la punteggiatura: il punto come chiusura di un periodo, la virgola, l'apostrofo e l'accento impiegati per la prima volta nella loro forma odierna, nonché l'invenzione del punto e virgola. Commissionò il carattere corsivo al bolognese Francesco Griffo, e introdusse il cosiddetto formato in ottavo (fino ad allora usato solo in alcune opere di carattere religioso), rendendo i libri maneggevoli e trasportabili, gli antenati del formato tascabile. Fu anche il primo a stampare un libro con la numerazione pagina per pagina: un'idea rivoluzionaria, nella sua apparente semplicità. Nel 1502 fondò l'Accademia Aldina, dedicata agli studi ellenistici, che annoverò fra i suoi membri alcuni dei più grandi studiosi dell'epoca: Thomas Linacre, Pietro Bembo (che gli regalò una antica moneta che ispirò il marchio delle sue edizioni) ed Erasmo da Rotterdam, che fu a lungo ospite dello stampatore e si lamentò della spilorceria dell'amico che bruciava poca legna nel camino e aveva la casa piena di pulci e cimici. Aldo Manuzio morì a Venezia il 6 febbraio 1515. Oggi per fortuna, però, lo ricordiamo più per i suoi meriti.

Termino con quanto riporta il Voltolina in allegato.

 

 

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