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IGNORED

Bronzi provinciali romani e mitologia greca


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Tio (sede della zecca del bronzo di Antinoo)

Tio (in greco antico: Τῖον, Tȋon, Τεῖον, Teȋon, Τιεῖον, Tieȋon o Τῖος, Tȋos; in latino: Tium, Teium, Tieium o Tius) era un'antica città dell'Asia Minore, situata vicino all'attuale città di Filyos, nel distretto di ÇaycumaTurchia, sulla costa meridionale del mar Nero.

Tio venne fondata come colonia della città di Mileto.[1] Nel III secolo a.C. la principessa Amastri unificò Tio insieme alle città di Sesamo, Citoro e Cromna, fondando Amastri; tuttavia Tio si distaccò subito dalle altre tre città.[2] Fece successivamente parte del territorio della Paflagonia e, secondo il geografo Strabone (I secolo), era degna di nota solamente per aver dato i natali a Filetero, il fondatore della casata reale del regno di Pergamo, la dinastia attalide.[3] Sotto l'impero romano d'Oriente la città diventò la sede della diocesi di Tio.

https://it.wikipedia.org/wiki/Tio_(città)

 

Filetèro di Tio

Fondatore della dinastia degli Attalidi; nativo di Tio, e figlio di Attalo. Militò sotto Perdicca e Antigono; Lisimaco gli affidò il tesoro reale depositato a Pergamo. Quando nel 283 a. C. scoppiarono le ostilità tra Lisimaco e Seleuco, parteggiò per quest'ultimo che gli lasciò il tesoro, e gli concesse una semi-indipendenza. Mantenne buoni rapporti anche con Antioco I, difese Pergamo dagli attacchi dei Galati (278-76), e si ingraziò le città greche con doni, anche a santuarî lontani, quali quelli di Delo e di Tespie. Morì nel 263-62. È da distinguere da un altro F. (220 circa - 170 a. C.), terzo figlio di Attalo I, che ebbe grande influenza quale uomo di fiducia del fratello Eumene II.

Èumene di Tio (https://www.treccani.it/enciclopedia/eumene-di-tio/)

Figlio di Attalo e fratello di Filetero, il fondatore della dinastia di Pergamo: fu padre di Eumene I, succeduto a Filetero sul trono.

Èumene I di Pergamo

Figlio (m. 241 a. C.) di Eumene di Tio, successe allo zio Filetero nel governo di Pergamo (263-2). Con l'aiuto egizio sconfisse Antioco I di Siria e riuscì in seguito a serbarsi indipendente: dovette tuttavia pagare un tributo ai Galati per impedirne le scorrerie.

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Bronzo di Arados (Fenicia), regno di Traiano, che raffigura Tyche al dritto e al rovescio una prua di nave a sinistra, sormontata da Atena e Poseidone (British Museum, London (UK)).

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https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/coins/3/3824

Province              Syria

City        Aradus 

Region  Phoenicia

Reign    Trajan

Obverse inscription       

Obverse design draped bust of Tyche, r., with palm

Reverse inscription         ΕΟΤ

Reverse design Prow, l., surmounted by Athena and Poseidon, below legend; above, Phoenician letter

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Bronzo di Commodo (Corinto) che raffigura al rovescio Minerva/Atena in piedi, con lancia, scudo e patera, e a destra Nettuno/Poseidone seduto, con delfino e tridente; in alto tra le divinità, bucranio (British Museum, London (UK)).

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https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/coins/4/4678

Province              Achaea

City        Corinth 

Region  Corinthia

Reign    Commodus

Obverse inscription        [M AV]R COMMODVS ANTON[INVS AVG]

Obverse design laureate-headed bust of Commodus wearing cuirass, r.

Reverse inscription         C L I COR

Reverse design to l., Minerva/Athena standing, r., holding spear, shield and patera; to r., Neptune/Poseidon seated, l., holding dolphin and trident; above between the deities, bucranium

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Bronzo di Commodo che raffigura sul rovescio al centro, Ade in piedi su quadriga al galoppo, in lotta con Persefone; a destra, Atena in piedi, a sinistra, con la lancia rivolta verso il basso; a destra, Eros in volo, a destra, con la fiaccola; sotto i cavalli, un serpente e un cesto di fiori rovesciato (Bibliothèque nationale de France, Paris (France )).

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https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/coins/4/1293

Province              Asia

Subprovince      Conventus of Smyrna

City        Hyrcanis 

Region  Lydia

Reign    Commodus

Obverse inscription        ΑVΤο ΚΑΙ Μ ΑVΡΗ ΚΟΜΟΔΟϹ

Obverse design laureate-headed bust of Commodus (short beard) wearing cuirass and paludamentum, r., seen from front

Reverse inscription         ϹΤΡΑ Λ ΟVƐΤ ΑΝΤΩΝƐΙΝΟV VΡΚΑΝΩΝ ΜΑΚƐΔ(Ν(sic))

Reverse design in centre, Hades standing in galloping quadriga, r., struggling with Persephone; to r., Athena standing, l., holding spear downwards; to r., Eros flying, r., holding torch; below horses, serpent and overturned flower-basket

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Il rapimento di Persefone

Demetra era figlia di Crono e di Rea; quando suo fratello, Zeus, cacciò via dal trono suo padre e prese il potere, la fece salire accanto a lui sull’Olimpo e la incaricò della protezione della vegetazione e dell’agricoltura; una volta dormì con lei e le donò la sua bella figlia, Persefone. Un giorno in cui Persefone giocava spensierata con le sue amiche nei prati, la vide il dio degli Inferi, Ade, e si innamorò di lei; subito balzò fuori con il suo carro sulla terra e, con il consenso di Zeus, la rapì per portarla nel suo regno buio. Mentre Persefone si separava dalla luce del giorno nonostante cercasse di divincolarsi dal rapitore, chiamò sua madre per aiutarla, ma era ormai troppo tardi perché il carro di Ade si era già immerso nelle viscere della terra.

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Bronzo di Antonino Pio che raffigura al rovescio Eracle che avanza a destra, testa a sinistra, con la clava sulla spalla, trascinando Cerbero dall'ingresso dell'Ade (CNG Triton XXI, 9 Jan. 2018).

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https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/coins/4/16686

Province              Egypt

City        Alexandria 

Region  Egypt

Reign    Antoninus Pius

Obverse inscription        ΑVΤ Κ Τ ΑΙΛ ΑΔΡ ΑΝΤⲰΝΙΝΟϹ ƐVϹƐΒ

Obverse design laureate head of Antoninus Pius, r.

Reverse inscription         L Ɛ

Reverse design Heracles and Cerberus: Heracles advancing, r., head, l., club over shoulder, dragging Cerberus from entrance to Hades

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Eracle e Cerbero

Per catturare Cerbero che faceva la guardia alle porte degli Inferi, nella sua ultima fatica Eracle prima impaurì con la forza Caronte e lo costrinse a trasportarlo nel regno dell’Ade dove incontrò molte anime, ma anche lo stesso re e la regina con i quali fece trattative per la sua spedizione. Gli dei accettarono di concedergli Cerbero, a condizione però che non usasse armi per la sua cattura. L’eroe riuscì a legare Cerbero e a trascinarlo per portarlo a Micene. Successivamente Eracle, con Cerbero legato, si recò nel palazzo di Euristeo e il re, terrorizzato alla vista dell’orrendo animale, si rifugiò ancora una volta nella sua giara.

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Bronzo di Decio Traiano di Tripoli (Lidia) con il busto di Etruscilla su crescent al dritto e al rovescio Leto che si affretta, a sinistra, con la testa a destra, il velo che svolazza sul capo, con in braccio Apollo e Artemide infanti; a destra, Zeus in piedi a sinistra, con l'aquila in mano e appoggiato allo scettro (Fitzwilliam Museum, Cambridge (UK)).

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https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/coins/9/792

Province              Phrygia-Caria

Subprovince      Conventus of Apamea

City        Tripolis 

Region  Lydia

Reign    Trajan Decius

Obverse inscription        ƐΡ ƐΤΡΟΥϹΚΙΛΛΑ Ϲ

Obverse design diademed and draped bust of Etruscilla, r., on crescent

Reverse inscription         ΤΡΙΠΟΛƐΙΤΩΝ

Reverse design Leto hurrying, l., head r., veil flying over head, holding Apollo and Artemis infants; at r., Zeus standing l., holding eagle and resting on sceptre

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Leto è la dea greca figlia del Titano Ceo e della Titanide Febe, che generò da Zeus Apollo e Artemide. Questa relazione amorosa col marito provocò l’ira di Era che fece diffondere la voce che avrebbe maledetto qualsiasi luogo l’avesse accolta per partorire. La minaccia di Era costrinse Leto a peregrinare in molti luoghi finchè fu accolta dalla sterile isola errante di Ortigia, che ottenne in ricompensa di esser fissata al fondo del mare e fu poi chiamata Delo, cioè «la brillante». Le sue disgrazie però non erano finite. Era ebbe cura di tenere occupata Ilizia, la dea del parto che era sua figlia, e Leto dovette sopportare i dolori del parto per 9 giorni e 9 notti finché le altre dee che l’assistevano mandarono Iride sull’Olimpo, in modo che Ilizia fu informata dell’evento e giunse velocemente a Delo per aiutarla a partorire.

Leto partorì ai piedi del Monte Cinto. Quando nacquero i due gemelli divini era notte fonda, ma la Luna si espanse e divenne più grande del Sole per illuminare a giorno il luogo del parto. Si narra che in quella occasione il giorno sorse prima del solito e le acque dei fiumi divennero tutte d’oro. La Terra si ricoprì all’improvviso d’erba e di fiori, alberi spuntarono d’incanto dal suolo dell’isola, sino ad allora arido e roccioso, e mille aromi si diffusero tutt’intorno, portati da venti misteriosi.

Apollo e Artemide crebbero rapidamente sull’isola, nutrendosi di dolce nettare. Era bellissimo vederli correre per i boschi, armati d’arco e di frecce, all’inseguimento di cerbiatti o animali feroci. Leto era contenta di loro e anche Zeus, che li accolse con gioia sull’Olimpo e li additava agli altri dèi, orgoglioso: «Apollo, splendido come il sole. Artemide, bella come la luna», li chiamava e li voleva sempre vicino a sé, perché erano i suoi figli più belli.

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Bronzo di Decio Traiano di Andeda (Pisidia) che raffigura al dritto il busto di Etruscilla e al rovescio Artemide, in piedi, con freccia e arco in mano (asiaminorcoins.com, 2229 (Jan. 2015)).

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https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/coin/26290

Province              Lycia-Pamphylia

City        Andeda 

Region  Pisidia

Reign    Trajan Decius

Obverse inscription        ƐΡƐΝ ΑΙΤΡΟΥϹΚΙΛΛΑ Ϲ

Obverse design diademed and draped bust of Etruscilla, r.

Reverse inscription         ΑΝΔΗΔƐΩΝ

Reverse design Artemis standing r., holding arrow and bow

 

Andeda era una città dell'antica Pisidia e successivamente della Panfilia abitata durante il periodo ellenistico, romano e bizantino. Era un vescovato e aveva anche coniato monete nell'antichità.

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Artemide

Artemide era sorella di Apollo, figlia di Zeus e di Leto (Latona). Era la dea della caccia; aveva il dono di domare le bestie feroci e di catturare prede di ogni genere (Potnia theròn), mentre parallelamente proteggeva la natura e i giovani animali. Trascorreva la maggior parte del tempo libera nei boschi, occupandosi della caccia e del tiro con l’arco. Apollo, che era anche lui un arciere molto abile, spesso la accompagnava nelle sue escursioni di caccia. I due fratelli nutrivano un particolare amore e rispetto per la loro madre ed erano sempre pronti a difenderne l’onore. In un caso punirono duramente Niobe, la sorella di Pelope, che viveva a Tebe assieme a suo marito, Anfione, e ai loro quattordici figli, sette maschi e sette femmine. Niobe aveva provocato l’ira di Apollo e di Artemide, perché si vantava con le sue compagne tebane che era una madre molto migliore di quanto lo fosse Leto. I due dei si vendicarono per le sue parole empie; inseguirono i suoi figli e li uccisero. L’episodio è rappresentato su un cratere a calice nel Museo del Louvre: Apollo tira le sue frecce contro i figli di Niobe e Artemide attaccale sue figlie.

La dea della caccia rifiutò l’amore, come la sua sorellastra, Atena. Anzi puniva duramente chi non rispettava il suo desiderio. Drammatica fu la fine del cacciatore Atteone che osò appostarsi per vederla mentre si bagnava nuda; presto la dea lo scorse e dopo averlo trasformato in cervo ordinò ai cani di attaccarlo e di divorarlo.

Artemide inoltre è considerata protettrice delle giovani donne e del parto. Anche se la stessa aveva scelto di non accettare i vincoli del matrimonio, il suo culto è stato collegato alla cerimonia nuziale. In particolare, la futura sposa dedicava alla dea i suoi giocattoli; in questo modo si separava dagli oggetti che rappresentavano la sua età puerile, per assumere le sue responsabilità come donna; era un’azione simbolica che preparava ogni fanciulla per il matrimonio, il passaggio cioè dalla sua casa paterna alla casa di suo marito. Ma anche le donne sposate non trascuravano il culto di Artemide, perché credevano che le proteggesse durante il parto e decidesse sul destino di quelle incinte; anzi, per placarla dedicavano al santuario della dea a Brauron i chitoni delle donne morte durante il parto o durante il puerperio.

I simboli di Artemide sono le armi da caccia: l’arco, la faretra e le frecce, e il suo animale sacro, la cerva. Dalla faretra e dal suo arco si riconosce la dea su un cratere a colonnette nel British Museum, dove è accompagnata da pollo, Ermes e Leto.

 

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Bronzo di Decio Traiano di Etenna (Pisidia) che raffigura il busto di Etruscilla al dritto e al rovescio la ninfa Etenna che cammina con il braccio destro alzato dietro di lei, rivolta verso l'eroe fondatore in piedi che alza la mano destra verso la testa; tra loro un ariete (British Museum, London (UK)).

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https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/coin/14121

Province              Lycia-Pamphylia

City        Etenna 

Region  Pisidia

Reign    Trajan Decius

Obverse inscription        ƐΡƐΝΝΙΑ ΑΙΤΡΟΥϹΚΙΛΛΑ ϹƐ[ΒΑϹΤΗ]

Obverse design diademed and draped bust of Etruscilla, r.

Reverse inscription         ƐΤƐΝΝƐΩΝ

Reverse design nymph Etenna walking, r., r. arm raised behind her, facing founder hero standing l., raising r. hand to head; between them, ram

 

Etenna era una città nella tarda provincia romana di Panfilia Prima. Secoli prima, era considerata appartenente alla Pisidia, come da Polibio, che scrisse che nel 218 a. C. il popolo di Etenna "che vive sugli altopiani di Pisidia sopra Side" fornì 8000 opliti per aiutare l'usurpatore seleucide Achaeus.

Etenna è anche il nome della ninfa da cui ha preso nome la città.

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Bronzo di Decio Traiano (Tarso, Cilicia) che raffigura il busto di Etruscilla con un crescent alle spalle sul dritto e Dioniso giovane, in piedi, di fronte, con la mano destra sulla testa, sorretto da un satiro (SNG Levante 1170 = CNG MBS 69, 8 June 2005).

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https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/coins/9/1375

Province              Cilicia

City        Tarsus 

Region  Cilicia

Reign    Trajan Decius

Obverse inscription        ΑΝΝΙΑΝ ΑΙΤΡΟΥϹΚΙΛΛΑΝ ϹƐ

Obverse design diademed and draped bust of Etruscilla, r.; crescent at shoulders

Reverse inscription         ΤΑΡϹΟΥ ΜΗΤΡΟΠΟΛƐΩϹ Γ Β, Α Μ Κ

Reverse design Dionysus (youthful) standing facing, placing hand on top of his head, being supported by Satyr

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Bronzo del regno di Decio Traiano a Viminacium (Mesia) con Etruscilla al dritto e al rovescio l’allegoria della regione personificata in una figura femminile con diadema e capelli raccolti, con in mano due vessilli con le iscrizioni VII e IIII e una spada; ai suoi piedi un toro a destra e un leone a sinistra (Kunsthistorisches Museum, Vienna (Austria)).

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https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/coin/19933

Province              Moesia Superior

City        Viminacium 

Region  Moesia

Reign    Trajan Decius

Obverse inscription        HER ETRVSCILLA AVG

Obverse design diademed and draped bust of Etruscilla, r.

Reverse inscription         P M S COL VIM, AN XII

Reverse design Moesia standing l., holding two vexilla inscribed VII and IIII and sword; at l., bull standing r.; at r., lion standing l.

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Bronzo del regno di Decio Traiano (Samo, Asia) che raffigura al dritto Etruscilla su crescent e al rovescio la statua di culto di Era di Samo in piedi, di fronte, che indossa il kalathos e con nastri in mano, tra due pavoni (Bibliothèque nationale de France, Paris (France)).

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https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/coin/17327

Province              Asia

Subprovince      Conventus of Miletus

City        Samos 

Region  Ionia

Reign    Trajan Decius

Obverse inscription        ƐΡƐΝ ƐΤΡΟΥϹΚΙΛΛΑ ϹƐΒ

Obverse design diademed and draped bust of Etruscilla, r., on crescent

Reverse inscription         ⳞΑΜΙΩΝ

Reverse design cult statue of Samian Hera standing facing, wearing kalathos, having fillets, between two peacocks

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L’Era di Samo è una delle sculture greche in marmo più antiche dedicata alla dea Era nel santuario di Samo.

Il mito centrale al centro del culto di Era a Samo è quello della sua nascita. Secondo la tradizione locale, la dea nacque sotto un albero di lygos (Vitex agnus-castus , l'"acasto"). In occasione dell'annuale festa samiana chiamata Toneia , la "legatura", l' immagine di culto di Era veniva legata cerimonialmente con rami di lygos , prima di essere portata in mare per essere lavata. L'albero era ancora presente sulla moneta di Samo in epoca romana e Pausania menziona che l'albero si trovava ancora nel santuario.

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Bronzo del regno di Decio Traiano (Samo, Ionia) con il busto drappeggiato di Etruscilla su crescent al dritto e Pitagora (barbuto) seduto a sinistra, che indica con lo stilo il globo terrestre sulla colonna e tiene un lungo scettrov (Kunsthistorisches Museum, Vienna (Austria)).

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https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/coins/9/685

Province              Asia

Subprovince      Conventus of Miletus

City        Samos 

Region  Ionia

Reign    Trajan Decius

Obverse inscription        ƐΡƐΝ ƐΤΡΟΥϹΚΙΛΛΑ ϹƐΒ

Obverse design diademed and draped bust of Etruscilla, r., on crescent

Reverse inscription         ΠΥΘΑΓΟΡΗⳞ ⳞΑΜΙΩΝ

Reverse design Pythagoras (bearded) seated l., pointing with stylus towards globe on column, holding long sceptre

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Pitagora (Samo, tra il 580 a.C. e il 570 a.C. – Metaponto, 495 a.C. circa) è stato un filosofo e matematico greco antico.

Forse figlio di Mnesarco, noto commerciante e incisore di sigilli, e Partenide, una delle donne più belle di Samo, successivamente chiamata Pythais, fu convinto a seguire le orme del padre, ma già in tenera età mostrò invece una predisposizione alle materie scientifiche e filosofiche che lo portarono a girare il Mediterraneo alla ricerca di conoscenza e sapere, che egli attinse soprattutto alle scuole misteriche dell'antico Egitto. Fu inoltre taumaturgo, astronomo, scienziato, politico e fondatore a Crotone di una delle più importanti scuole di pensiero dell'umanità, che prese da lui stesso il nome: la Scuola Pitagorica.

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Sciamano o scienziato? Taumaturgo o filosofo?

La figura del greco Pitagora – vissuto nel 6° secolo a.C. – è avvolta dalle nebbie della leggenda. Fu uno dei primi rappresentanti della razionalità greca o l’erede della sapienza esoterica dell’Oriente? Fu il fondatore della matematica o il capo di una setta politico-religiosa? Comunque sia, il suo nome è ancor oggi legato a un importante enunciato scoperto dieci secoli prima della sua nascita e probabilmente dimostrato dopo la sua morte: il teorema di Pitagora.

FRA STORIA E LEGGENDA

Nel delineare la figura di Pitagora il problema principale sono i pitagorici e, soprattutto, i neopitagorici. Nel 2° e 3° secolo d.C. si sviluppò infatti una scuola filosofica che si rifaceva alle dottrine del pitagorismo antico, mescolandole con un atteggiamento mistico nei confronti del numero con la divinizzazione di maghi e taumaturghi. Pitagora divenne la figura mitica, anzi divina, del fondatore e a lui si attribuirono moltissimi poteri magici, sicuramente appartenenti alla leggenda.

Gli storici e i filologi hanno grandi difficoltà nel distinguere quanto è genuino da quanto è leggendario tra tutto ciò che viene attribuito a Pitagora.

Si racconta che Pitagora nacque a Samo verso il 572 a.C. Recatosi giovane in Egitto per apprendere la sapienza custodita dai sacerdoti, in seguito alla conquista persiana nel 525 a.C. fu deportato a Babilonia.

Disgustato dalla tirannia che trovò al suo ritorno a Samo, lasciò l’isola ed emigrò in Italia.

Giunto in Italia, Pitagora si stabilì a Crotone, all’epoca una potente città-Stato retta da un’aristocrazia latifondista, entrata in crisi dopo i conflitti con la vicina Locri. L’arrivo di Pitagora ne arrestò la decadenza: con una serie di discorsi convinse i Crotoniati a convertirsi a una vita sobria e moderata. Si racconta infatti che, dopo averlo ascoltato, oltre duemila persone invece di tornare alle proprie case fondarono una comunità. Emerge così l’immagine di un Pitagora educatore politico in grado, grazie alla sua autorevolezza morale e religiosa, di rianimare un’intera città richiamandola ai valori aristocratici tradizionali.

Crotone rifiorì sotto la guida di pitagorici entusiasti: il suo esercito sbaragliò nel 510 a.C. quello, tre volte più numeroso, della vicina Sibari.

I seguaci di Pitagora erano al culmine del successo, ma poco dopo la vittoria su Sibari la situazione cambiò: l’aristocrazia dominante cominciò a vedere di malocchio questa comunità o setta che divinizzava il proprio fondatore e seguiva rituali segreti, incomprensibili per i non iniziati.

Scoppiò una rivolta, che portò alla cacciata dei pitagorici da Crotone; Pitagora stesso fuggì e morì a Metaponto, forse nel 494 a.C. I seguaci sopravvissuti si dispersero, ma mantennero vivi i suoi insegnamenti anche nell’esilio, in particolare a Taranto, dove un secolo e mezzo più tardi il pitagorico Archita giocò un importante ruolo politico e scientifico.

Fonte https://www.treccani.it/enciclopedia/pitagora_(Enciclopedia-dei-ragazzi)

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La morte di Pitagora

Una versione della morte di Pitagora è collegata all'idiosincrasia del filosofo e della sua Scuola per le fave, che i pitagorici si guardavano bene dal mangiare, evitando anche il semplice contatto. Secondo la leggenda, Pitagora stesso, in fuga dagli scherani di Cilone di Crotone, preferì farsi raggiungere e uccidere piuttosto che mettersi in salvo in un campo di fave.

Esistono due interpretazioni riguardo al divieto di mangiare fave. Secondo Gerald Hart, il favismo era una malattia diffusa nella zona del crotonese e ciò conferirebbe al divieto una motivazione profilattico-sanitaria. Pitagora viveva in zone di favismo diffuso, e da questo nasceva la sua proibizione igienica. Ma perché i medici greci non avevano identificato questa patologia? Nell'esperienza quotidiana le fave erano un cardine dell'alimentazione, che tutt'al più causava flatulenze e insonnia, e se qualcuno che aveva mangiato fave contemporaneamente si ammalava i due fatti non venivano collegati. Se dunque Pitagora dell'astenersi dal mangiare fave fa addirittura un precetto morale, è perché i greci del VI secolo a.C. avevano un modo diverso dal nostro di considerare le malattie, nel senso che le riferivano alla religione, per cui, come ha messo in luce Claude Lèvi-Strauss, le fave erano considerate connesse al mondo dei morti, della decomposizione e dell'impurità, da cui il filosofo si deve tenere lontano.

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Per alcune monete antiche che raffigurano Pitagora v. https://www.lamoneta.it/topic/114695-moneta-romana-con-pitagora/

Aggiungo una moneta d’argento commemorativa da 10 euro con il ritratto di Pitagora al rovescio e al dritto la rappresentazione visiva del suo teorema (da https://en.numista.com/catalogue/pieces52839.html).

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Bronzo del regno di Decio Traiano (Sagalassus, Pisidia) con busto di Etruscilla su crescent al dritto e al rovescio il busto drappeggiato di Elio, il dio del Sole (British Museum, London (UK)).

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https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/coins/9/949

Province              Lycia-Pamphylia

City        Sagalassus 

Region  Pisidia

Reign    Trajan Decius

Obverse inscription        ƐΡƐ ƐΤΡΟΥϹΚΙΛΛΑ ϹΒ

Obverse design diademed and draped bust of Etruscilla, r., on crescent

Reverse inscription         ϹΑΓΑΛΑϹϹƐΩΝ

Reverse design draped bust of Helios, l.

apollonia

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