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Contenuto di argento nelle monete da 5,10 e 20 Lire di VEIII


vindar

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Salve, 

ho notato che

la 5 Lire ‘’aquilotto’’ (1926-1930) ha un peso di 5g ed un contenuto di argento pari a 4,175g

la 5 Lire ‘Famiglia’’ (1936 1937) ha un peso di 5g ed un contenuto di argento pari a 4,175g

la 10 Lire ‘’Biga’’ (1926-1930) ha un peso di 10g ed un contenuto di argento pari a 8,35g

la 10 Lire ‘’Impero’’ (1936) ha un peso di 10g ed un contenuto di argento pari a 8,35g

quindi tutte queste hanno la corrispondenza 1 lira=1g di argento 835 e più precisamente 1 Lira=0,835g di argento puro.

Perché allora le monete da 20 Lire

20 Lire ‘’Littore’’ (1927 1928) ha un peso di 15g ed un contenuto di argento pari a 12g

20 Lire ‘’Cappellone’’ o ‘’Elmetto’’ (1928) ha un peso di 20g ed un contenuto di argento pari a 12g

hanno un diverso rapporto 1Lira=0,6g di argento puro?

Cioè due monete da 10 Lire avevano un contenuto di argento puro maggiore di una moneta da 20 Lire… come si spiega?

[C’è poi anche la 20 Lire ‘’Quadriga lenta’’ (1936-1941) che ha un peso di 20g ed un contenuto di argento pari a 16g che ha la corrispondenza 1Lira=0,8g di argento puro, un rapporto ancora diverso quindi ]

Nella monetazione prima del 15-18  il rapporto 1Lira=5g di argento835 e quindi 1Lira=4,175g di argento puro è mantenuto per tutti i tagli (ed anzi le 5 lire hanno un rapporto 1Lira=4,5g di argento puro per cui  5 monete da 1 Lira contenevano meno argento puro della moneta da 5 Lire).

Sicuramente vi sono già noti questi rapporti. Ho aperto questa discussione per chiedervi come mai ci sono queste discrepanze tra monete che circolavano contemporaneamente.

Grazie 

 

 

 

 

 

 

 

Edited by vindar
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  • vindar changed the title to Contenuto di argento nelle monete da 5,10 e 20 Lire di VEIII

Non vorrei che il mio post sia noioso da leggere per come è stato impostato, dato che non c’è stato nessun intervento.

Per questo voglio riproporre la domanda in maniera più diretta e concisa:  come mai la 20 Lire Littore pesa 15 grammi se la 10 Lire Biga ne pesa 10? Come è possibile che due 10 Lire biga avessero più argento di una 20 Lire Littore?

Buona serata a tutti.

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Buonasera,

grazie per la risposta che, partendo dalle origini della problematica, permette di comprendere appieno la circolazione metallica degli anni 20 e 30. [Ringrazierei con un ‘’grazie’’ questo bell’approfondimento ma provvederò domani avendo raggiunto il limite di ‘’mi piace’’ utilizzabili in una giornata].
Dunque perdendo pian piano le monete importanza nella circolazione a favore delle banconote, passava in secondo piano il rapporto tra valore nominale e contenuto di argento. Non era poi un così grande problema quindi…

 

Avevo anche notato però che le monete da 20 Lire (Littore e Cappellone) sono state coniate cercando di mantenere lo stesso rapporto Lira/argento, pur fregandosene di quello dei tagli da 5 e 10 Lire.

Come ho scritto nel post iniziale la 20 Lire Littore ha un peso di 15 grammi e considerato che il contenuto di argento è dell’80% (800/1000) la moneta contiene 12 grammi di argento puro.

La 20 Lire Cappellone sorprende allora perché, nonostante la totale discordanza con le 5 e 10 lire (le 5 Lire Aquilotto, le 5 Lire Famiglia, le 10 Lire Biga e le 10 Lire Impero sono tutte basate sul rapporto 1Lira= 0,835 grammi di Ag puro) cerca di mantenere lo stesso rapporto della 20 Lire Littore. La 20 Lire Cappellone dunque, dal peso di 20 grammi, la si conia in un inedito argento 600 (600/1000) per poter raggiungere lo stesso contenuto di argento puro della 20 Lire Littore : 12 grammi.  

Riassumendo le 20 Lire sono coniate con un’apparente attenzione a mantenere tra di esse un pari rapporto Lira/argento (1:0,6) tanto da usare un argento 600 per la Cappellone per rientrare nel rapporto ma senza tener conto del rapporto delle 5 e 10 lire (1:0,835). Quale è il senso di avere le 20 Lire concordanti tra loro ma non concordanti con le 5 e 10 Lire? O forse è solo un caso?

A sostegno dell’ipotesi che sia un caso ritorna l’eccezione della 20 Lire Quadriga Lenta che ha un rapporto intermedio : 20 grammi in Argento 800 (anziché 835 come le 5 e 10 Lire) equivalgono ad un contenuto di Ag puro di 16 grammi e quindi un rapporto di 1:0,8…

Edited by vindar
*Non 20 Lire Biga ma 20 Lire Littore
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Staff
13 ore fa, vindar dice:

Quale è il senso di avere le 20 Lire concordanti tra loro ma non concordanti con le 5 e 10 Lire? O forse è solo un caso?

Preciso che è un mio parere, e ti rispondo con quanto ho già scritto precedentemente 

13 ore fa, ilnumismatico dice:

Dal momento che queste monete furono quindi emesse più per propaganda che per la circolazione (la maggior parte furono tesaurizzate e/o hanno avuto una circolazione comunque non intensa) il loro contenuto di fino rimane una “questione” secondaria non necessariamente legata al corretto rapporto con l’oro.

Infatti, se fai il rapporto con le 100 lire, dal peso di 8 grammi e poco più, è chiarissimo il fatto che tutta la serie monetale imperiale abbia avuto uno scopo più celebrativo e propagandistico che di reale supporto alla circolazione monetaria. Ed è proprio in questo caso che la legge di Gresham trova un forte riscontro: chi aveva qualche spicciolo metallico tendeva a tesaurizzarlo spendendo “carta” al suo posto. Ecco perché le monete “imperiali” si trovano mediamente in buona conservazione, e con grande facilità in alta conservazione (poi se si cerca il pezzo da sballo rimane comunque cosa ardua: vedi ad esempio trovare una fecondità con il rilievo del ginocchio perfetto. Ma questo vale per tutte le monete di VEIII). 
La situazione era tale che la moneta argentea, seppur in qualche modo ancora “timidamente circolante”, avesse comunque perso una parte di quel valore reale che avrebbe dovuto contraddistinguerla secondo quei standard ben precisi. Entrano certamente in gioco anche fattori come il potere d’acquisto della lira, che col passare del tempo (specie sotto la II guerra) era sempre minore. 
Per concludere: secondo me (quindi mio parere, opinabilissimo) non devi concentrarti sulle relazioni esistenti tra le monete argentee di questo periodo, ma vedere la situazione in una maniera più allargata considerando anche ( e soprattutto) il rapporto con l’oro. È questa l’equivalenza veramente importante da considerare.

Poi ripeto, non sono un economista e nemmeno un appassionato di queste argomentazioni (lette un po qua e la), ma se vuoi davvero approfondire la tematica il discorso è molto ampio perché non è ristretto solo alle monete, ma a tutta una serie di situazioni internazionali molto eterogenee che hanno poi influito sui mercati internazionali e di conseguenza sul lento ma inesorabile declino della moneta di metallo prezioso. Se vorrai approfondire quest’ultimo punto capirai ancora meglio cosa voglio dire; ti do un indizio per il tuo studio personale: Regio Decreto Legge 4063 del 17 Dicembre 1868.

Buono studio,

Fabrizio 

 

PS. 20 Lire Biga? Forse ti sei confuso con un altro pezzo? 

 

13 ore fa, vindar dice:

20 Lire Biga ha un peso di 15 grammi

Edited by ilnumismatico
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Awards

Si certo intendevo la 20 Lire Littore. Ho modificato adesso.

Perfetto quindi è del tutto ininfluente ai fini della circolazione il fatto che le due monete da 20 Lire avessero uno stesso contenuto d’argento. Questi tagli grossi erano praticamente mai usati negli scambi commerciali. 

Grazie !!

Edited by vindar
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@vindar

Le considerazioni fatte da te sono giuste ed in buona parte spiegate da @ilnumismatico. Vorrei però sottolineare 2 cose.

La prima rispetto alla tua domanda originaria: nel corso dell'Unione Monetaria Latina 5 monete da 1 lira avevano meno argento di uno scudo da 5 Lire. Questo perchè gli "spezzati" dello Scudo (ovvero la moneta divisionaria) non era interconvertibile tra le varie nazioni come lo Scudo ed era pertanto una moneta cossiddetta "fiduciaria" a circolazione locale e titolo metallico autonomamente stabilito. 

Sempre questo termine di "moneta fiduciaria" si ricollega alla monetazione argentea post-bellica in cui, a prescindere dal contenuto intrinseco argenteo, questo, per la svalutazione di tale metallo, era sempre di valore nettamente inferiore al valore nominale. Dunque, seppure le monete a minor contenuto argenteo fossero le meno gradite alla popolazione, pure non faceva molta differenza.

Ulteriori parziali spiegazioni si possono desumere dalla relazione di Zecca qui scaricabile (molto interessante)! 

 

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2 ore fa, Giov60 dice:

@vindar

Le considerazioni fatte da te sono giuste ed in buona parte spiegate da @ilnumismatico. Vorrei però sottolineare 2 cose.

La prima rispetto alla tua domanda originaria: nel corso della Convenzione Monetaria Latina 5 monete da 1 lira avevano meno argento di uno scudo da 5 Lire. Questo perchè gli "spezzati" dello Scudo (ovvero la moneta divisionaria) non era interconvertibile tra le varie nazioni come lo Scudo ed era pertanto una moneta cossiddetta "fiduciaria" a circolazione locale e titolo metallico autonomamente stabilito. 

Sempre questo termine di "moneta fiduciaria" si ricollega alla monetazione argentea post-bellica in cui, a prescindere dal contenuto intrinseco argenteo, questo, per la svalutazione di tale metallo, era sempre di valore nettamente inferiore al valore nominale. Dunque, seppure le monete a minor contenuto argenteo fossero le meno gradite alla popolazione, pure non faceva molta differenza.

Ulteriori parziali spiegazioni si possono desumere dalla relazione di Zecca qui scaricabile (molto interessante)! 

 

 

Buon anno a tutti!!

Ringrazio molto per la spiegazione.

Quindi gli scudi avevano un valore aggiunto! Erano spendibili anche al di fuori del Regno d’Italia grazie al loro contenuto di 22,5 grammi di argento puro che corrispondono al rapporto 1Lira=4,5g Ag puro. Erano cioè i soli ad essere esattamente in regola con lo standard del ‘’Franco germinale’’.

Subito sorge un altro spunto di riflessione : Vittorio Emanuele III emette pochissimi scudi (sia come tipologie sia come tirature). Emette qualche centinaio di Scudi Aquila Sabauda 1901 che immagino non abbiano circolato mai; 275.000 scudi Quadriga Briosa 1914 che sono comunque una tiratura molto bassa; e 60.000 scudi Unità d’Italia 1911. A questo punto immagino che la funzione di moneta internazionale era, durante il regno di VEIII, eventualmente coperta dagli scudi prodotti da VEII E Umberto I.

Ciao

 

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14 ore fa, vindar dice:

... Quindi gli scudi avevano un valore aggiunto! Erano spendibili anche al di fuori del Regno d’Italia grazie al loro contenuto di 22,5 grammi di argento puro che corrispondono al rapporto 1Lira=4,5g Ag puro. Erano cioè i soli ad essere esattamente in regola con lo standard del ‘’Franco germinale’’.

Subito sorge un altro spunto di riflessione : Vittorio Emanuele III emette pochissimi scudi (sia come tipologie sia come tirature). Emette qualche centinaio di Scudi Aquila Sabauda 1901 che immagino non abbiano circolato mai; 275.000 scudi Quadriga Briosa 1914 che sono comunque una tiratura molto bassa; e 60.000 scudi Unità d’Italia 1911. A questo punto immagino che la funzione di moneta internazionale era, durante il regno di VEIII, eventualmente coperta dagli scudi prodotti da VEII E Umberto I.

In realtà i regolamenti dell'Unione Monetaria Latina furono variabili e dipendenti dal rapporto di valore oro: argento, in passato relativamente stabile intorno a 1:15,5, ma divenuto molto variabile nella seconda metà del XIX secolo per fenomeni storici (scoperta di nuove miniere nel nuovo mondo), economici (passaggio al monometallismo aureo di varie nazioni) e speculativi. Pertanto l'aggiornamento della UML del 1878 prescrisse la fine delle coniazioni di Scudi a pieno titolo (900 per mille) concedendo una temporanea deroga per l'Italia per Lit. 9.000.000 [Carboneri p. 348].

Scrive sempre il Carboneri "Nei primi anni del Regno [di V.E. III] ... si coniò pure qualche centinaio di scudi [Aquila Araldica del 1901] ... ma per le rimostranze della Francia, per la Lega latina, si dovettero rifondere e i pochi esemplari, che per essere già stati dati in dono, non si poterono più ritirare e distruggere hanno ora un grande valore numismatico, sebbene non siano da considerare come vere monete" [Carboneri p. 418].

Ecco spiegato il motivo della scarsa consistenza degli scudi del 1901, per quanto le dinamiche della LMN risultino molto complesse e non semplicemente riassumibili in poche righe.

Una legge italiana del 1906, volta a ricapitalizzare i depositi bancari d'oro e d'argento, portò nella Conferenza della ULN di Parigi 1908, ad una richiesta Italiana (on. Luzzatti) di riprendere le coniazioni e "... gli Stati alleati convennero di autorizzare un aumento nel contingente delle divisionarie d'argento dell'Unione da 7 lire a 16 per abitante entro un limite annuale di L.0.60, mediante fusione di scudi, accordando all' Italia la facoltà di avvalersi per un terzo di verghe fino al limite di L. 12 per abitante." Inoltre "l'on. Luzzatti sostenne in coerenza della sua tesi, ...  la necessità per l'Italia di procedere ad una riconiazione degli scudi degli antichi Stati d' Italia per migliorarne la circolazione ed impedire un'eccessiva perdita nel limitato quantitativo di tali monete ed anche questa proposta potè trionfare, nonostante l'opposizione della Francia che vedeva in questo fatto un mezzo di protrarre più a lungo la circolazione dei pezzi d'argento da 5 lire, da cui è ingombrato il suo massimo Istituto di credito." [Carboneri p. 432].

Ecco spiegato il motivo della ripresa delle nuove emissioni di scudi (e monete d'oro) nel 1911 e 1914 che solo il primo conflitto mondiale interruppe.

Credo che un testo importante come quello del Carboneri, presente anche nella nostra biblioteca, vada adeguatamente conosciuto. 

 

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Ciao a tutti e buon 2024.

Se posso aggiungere qualche ulteriore elemento documentale a quanto già esposto dall'amico Giov60, vorrei sottolineare come la tesi del Carboneri secondo cui la mancata emissione degli scudi del 1901 si debba attribuire alle rimostranze francesi non appare, alla luce dei documenti consultati e che vi posto, la ragione effettiva della mancata emissione. In realtà, partendo dal testo della Convenzione Monetaria del 6 novembre 1885 (ratificata nel Regno d'Italia con Legge n. 3095 del 31.12.1885 e pubblicata nella G.U. n. 316 del 31.12.1885) e, in particolare sulla base dell'art. 8 della stessa Convenzione, se da un lato si stabiliva che "la coniazione delle monete d'argento da 5 franchi è provvisoriamente sospesa, né potrà riprendersi se non quando un unanime accordo fra tutti gli Stati contraenti si sarà stabilito", subito dopo, sempre nello stesso articolo 8 si stabilisce che "Tuttavia, se uno degli Stati volesse riprendere la libera coniazione delle monete d'argento da 5 franchi, esso lo potrà fare purché cambi o rimborsi, durante tutta la durata della presente Convenzioni , in oro e a vista, agli altri Paesi contraenti e su loro domanda, le monete da 5 franchi in argento coniate alla sua effigie e circolanti sul loro territorio. Inoltre, gli altri Stati saranno liberi di non più ricevere gli scudi dello Stato che avesse ripreso la coniazione di dette monete".

Quindi, non furono tanto le "rimostranze dei francesi" ad impedire l'emissione degli scudi del 1901 quanto piuttosto le onerose conseguenze che un'eventuale emissione di tali monete avrebbe provocato alle Finanze del Regno per il cambio o il rimborso degli stessi, che avrebbe dovuto avvenire in oro.

In altre parole, se il Regno d'Italia avesse voluto emettere gli scudi del 1901 a norma della Convenzione lo avrebbe potuto fare.... ma a duro prezzo. 

In allegato, posto il testo integrale dell'art. 8 citato, il cui testo - scansionato dal libro di Federico Marconcini - "Vicende dell'oro e dell'argento" pubblicato nel 1929, è già tradotto in italiano. Posto anche la G.U n. 316 del 31.12.1885 dove trovate pubblicata - in francese - la Convenzione del 6 novembre 1885 ratificata dalla Legge n. 3095/1885.

Saluti.

M.

ScansioneMarconcini.pdf G.U. n. 316 del 31.12.1885.pdf

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Per quanto riguarda la ripresa della coniazioni degli scudi del Regno d'Italia e sempre sul piano documentale, ciò avvenne a seguito della Convenzione addizionale alla Convenzione monetaria conclusa a Parigi il 6 novembre 1908, ratificata nel Regno d'Italia con Legge n. 358 del 10.6.1909 (in G.U. n. 148 del 26.6.1909).

All'art. 17 di tale Convenzione addizionale si stabilisce infatti che "ll Governo italiano è autorizzato a far procedere alla riconiazione degli scudi da 5 franchi d'argento emessi dagli Antichi Stati d'Italia e aventi attualmente corso legale nel Regno; a carico suo l'operare a proprie spese il ritiro di tali specie antiche". 

Con ulteriore Protocollo del 4 novembre 1908 si precisava quali fossero, a quella data, gli scudi degli Antichi Stati d'Italia aventi corso legale.

Per brevità , allego la scansione dell'art. 17 e del Protocollo, in italiano, sempre tratti dal testo di F. Marconcini citato nel precedente post e la G.U. n. 148 del 1909 dove trovate il testo in francese di tutto quanto. 

Art. 17.pdf Protocollo.pdf G.U. n. 148 del 10.6.1909.pdf

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@bizerba62

Caro Michele, buon Anno anche a te: mi fa molto piacere risentirti! Preciso come sempre: d'altra parte è quanto riporti nella tua Raccolta legislativa commentata, che ho riguardato con attenzione nelle pagine introduttive :).

Comunque il Carboneri è analitico nelle sua descrizione delle varie commissioni dell'UML, ma il discorso avrebbe meritato troppo spazio e tempo rispetto a quello a mia disposizione. Bisognerebbe parlare di corso forzoso e legale della moneta, di moneta reale e fiduciaria, di moneta divisionale e della sua area di diffusione, di potere liberatorio, della situazione economica e politica italiana ed europea di allora, della sua evoluzione, ecc. ecc. La sostanza è che, al solito, l'Italia ha dovuto fare buon viso a cattiva sorte e che, volenti o nolenti, quanto da altri deciso sul piano economico ha avuto ripercussioni monetarie quasi ineluttabili nel nostro Paese (seppure vi sarebbe stata la possibilità - anche se solo teorica - di bypassare qualche veto potente).

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Staff

Caro Michele, e' bellissimo rileggerti.
Grazie per gli approfondimenti che avete dato :) 

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Buonasera a tutti.

Dopo l'enorme soddisfazione di ritrovare sul forum @bizerba62, credo di avere poco d'aggiungere a quanto già detto dagli "specialisti" che mi hanno preceduto.

Mi permetto solo di segnalare il volume di Andrea Filocamo dal titolo "L'Italia e l'Unione Monetaria Latina", Editoriale Scientifica, 2017, in quanto corredato da una ricchissima bibliografia.

Un saluto cordiale e a presto.

 

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