Popular Post iracondo Posted August 12 Popular Post #1 Posted August 12 Credit: Numismatic Club UK La recente decisione del governo britannico di rinunciare definitivamente ad ogni pretesa di recupero del relitto della HMS Sussex — abbandonando di fatto in fondo al mare un patrimonio stimato in 6,4 miliardi di euro pur di non riaccendere la mai sopita disputa diplomatica con la Spagna su Gibilterra — ha riportato d'attualità uno dei più complessi intrighi dell'archeologia subacquea. Se la stampa generalista si è soffermata prevalentemente sul valore da capogiro e sul retroscena politico post-Brexit, la vera portata storica e numismatica dell'evento è rimasta in ombra. A 900 metri di profondità nel Mare di Alborán non giace una semplice massa d'oro: vi risposa una capsula del tempo sigillata nel 1694, un archivio monetario intatto che racchiude i segreti della finanza di guerra, della diplomazia e delle tecniche di conio del tardo Seicento europeo. La Missione Segreta: Un "Fondo Nero" per la Guerra della Grande Alleanza Nel febbraio del 1694, l'Europa è stretta nella morsa della Guerra della Grande Alleanza (1688-1697). Il re d'Inghilterra Guglielmo III d'Orange sta cercando disperatamente di arginare l'espansionismo della Francia di Luigi XIV, il Re Sole. Il tassello fondamentale della sua strategia nell'est e sud Europa è il Duca di Savoia, Vittorio Amedeo II, la cui fedeltà tentenna sotto la pressione militare ed economica francese. Per assicurarsi il supporto sabaudo e mantenere aperto il fronte italiano, Guglielmo III orchestra un'operazione finanziaria e navale senza precedenti. Ordina al Tesoro britannico di allestire un colossale sussidio di guerra da inviare in gran segreto: un milione di sterline dell'epoca in metallo prezioso. Il carico viene affidato alla HMS Sussex, un imponente vascello di terza classe da 80 cannoni al comando dell'ammiraglio sir Francis Wheeler. La Sussex fa da nave ammiraglia a una maestosa flotta di oltre 130 navi tra mercantili e scorte belliche. Il piano prevede di fare rotta verso Cadice, varcare lo Stretto di Gibilterra e raggiungere il porto neutro di Genova, da cui l'oro verrebbe scortato via terra fino a Torino alla corte sabauda. Il 19 febbraio 1694, tuttavia, una tempesta d'intensità catastrofica sorprende la flotta appena superato lo Stretto. La HMS Sussex, appesantita dal micidiale carico nelle stive e sferzata da venti uragani, si capovolge ed cola a picco al largo di Gibilterra insieme a quasi tutti i 500 membri dell'equipaggio. Solo due marinai si salveranno. Anatomia Numismatica del Carico Ciò che rende la Sussex un caso unico al mondo non è il melt value (il mero valore del metallo a peso), ma la composizione del suo carico. Unendo i manifesti dell'Ammiragliato britannico e le consuetudini monetarie dell'epoca, è possibile ricostruire con precisione scientifica cosa si cela nelle casse di ferro stivate nella pancia del relitto. Il carico era composto da circa 10 tonnellate di monete d'oro e un quantitativo stimato tra le 50 e le 100 tonnellate d'argento. 1. Le Ghinee d'Oro di Guglielmo e Maria La porzione britannica del tesoro è costituita dalle iconiche Ghinee d'oro coniate a 22 carati (purezza .916). Il 1694 è un anno spartiacque: è l'ultimo anno di coniazione con i busti affiancati di Guglielmo III e della regina Maria II, la quale morì di vaiolo nel dicembre di quello stesso anno. Tali monete, rimaste per oltre tre secoli lontane da usura e circolazione, rappresenterebbero esemplari in stato di conservazione Fior di Conio assolutamente inestimabili. 2. Il Marchio "Elephant and Castle" Una parte rilevante delle ghinee coniate tra il 1689 e il 1694 reca, posizionato sotto il busto dei sovrani, il minuscolo marchio di zecca raffigurante un elefante surmontato da una torretta (il Castello). Questo punzone identificava l'oro importato dall'Africa occidentale per conto della Royal African Company. In ambito collezionistico, le varianti Elephant and Castle spuntano valutazioni di gran lunga superiori rispetto alle emissioni ordinarie: un intero lotto immacolato stravolgerebbe i cataloghi numismatici mondiali. 3. Monete d'Argento e "Milled Coinage" L'affondamento avviene nel pieno della drammatica crisi della monetazione inglese, piagata dalla "tosatura" (il ritaglio illegale dei bordi delle monete per trafugare metallo). Per ovviare a questo problema nei pagamenti internazionali, il Tesoro selezionò monete prodotte con la nuova tecnologia del torchio a vite, dotate di bordo zigrinato o inciso con scritte incuse (DECUS ET TUTAMEN). Il tesoro comprende dunque Corone e Mezze Corone d'argento appena uscite dalla Zecca di Londra, intatte e prive di manomissioni. 4. Reali da Otto ed Escudos Spagnoli Poiché il denaro era destinato a un contesto continentale dove le truppe mercenarie esigevano valuta ad altissima spendibilità, l'Inghilterra non spedì soltanto moneta propria. I forzieri contenevano massicce quantità di Reali da Otto (i celebri Pieces of Eight in argento) e Escudos d'oro di coniazione spagnola e vicereale americana, all'epoca la valuta guida dei commerci mondiali. La Chimica degli Abissi: Oro vs Argento Un aspetto cruciale e poco noto riguarda lo stato chimico-fisico in cui le monete si trovano oggi a 900 metri di profondità. L'Oro: Essendo un metallo nobile e praticamente inerte, l'oro non reagisce né con l'acqua salata né con l'ossigeno. Se le casse venissero aperte oggi, le 10 tonnellate di ghinee ed escudos emergerebbero dallo scuro fango abissale con lo stesso identico splendore con cui vennero coniate nel 1693-1694. L'Argento: L'argento segue un destino opposto. A contatto con i solfuri disciolti nell'acqua e generati dall'attività batterica anossica dei fondali, si trasforma lentamente in solfuro d'argento. Le 100 tonnellate d'argento non sono più monete sciolte, ma si sono fuse in gigantesche ed enormi concrezioni nere simili a roccia, indurite da sedimenti e crostacei. Per recuperare il singolo conio, ogni blocco richiederebbe complessi e lunghissimi processi di restauro ed elettrolisi in laboratorio. Il Secolo dei Tentativi: Dalla Caccia al Tesoro allo Stop Diplomatico Nel 1998, la società statunitense di esplorazione sottomarina Odyssey Marine Exploration stipulò un accordo senza precedenti con il Ministero della Difesa britannico per la ricerca della Sussex. L'intesa prevedeva una spartizione dei proventi del recupero (fino all'80% a Odyssey per coprire i costi di ricerca, e il restante alla Corona). Nel 2002, Odyssey individuò il sito del relitto a circa 900 metri di profondità al largo di Gibilterra, recuperando alcuni cannoni in bronzo per confermarne l'identità. Tuttavia, l'operazione scatenò una violentissima reazione politica e diplomatica da parte della Spagna. Madrid accusò la società americana di archeologia pirata e pretese la giurisdizione sulle acque, inviando le motovedette della Guardia Civil a bloccare le navi di esplorazione. Per la Spagna, consentire un recupero britannico a poche miglia da Gibilterra avrebbe significato cedere implicitamente la sovranità sulle acque territoriali attorno alla Rocca. Dopo anni di contenziosi legali e con le mutate dinamiche geopolitiche post-Brexit, il Regno Unito ha scelto la via del pragmatismo diplomatico: la caccia al tesoro è stata sospesa a tempo indeterminato. Il Futuro tra Robotica e Conservazione "In Situ" Sebbene la rinuncia britannica sembri mettere la parola fine, il futuro potrebbe riservare nuove prospettive. Il blocco attuale non è tecnologico — la robotica sottomarina avanzata è già oggi in grado di operare a 900 metri con bracci antropomorfi e sistemi d'aspirazione di precisione — ma culturale e normativo. La Convenzione UNESCO del 2001 sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo promuove in modo stringente la conservazione in situ: l'idea che i relitti storici costituiscano musei e sacrari naturali che non devono essere violati per fini commerciali, ma preservati dov'erano. In futuro, il "recupero" della HMS Sussex potrebbe non essere fisico ma interamente digitale. Attraverso droni sottomarini dotati di tomografi ad altissima frequenza e laser 3D, gli archeologi potranno "scansionare" attraverso il legno decomposto e le casse di ferro, mappando e catalogando ogni singola ghinea senza sfiorare il fondale. Fino ad allora, il più grande tesoro della Marina Britannica continuerà a giacere intatto nel buio del Mediterraneo, testimone silenzioso di un'epoca in cui il destino delle nazioni si decideva tra il soffio di una tempesta e la lucentezza dell'oro. 16 Quote
elsafornaro66 Posted August 13 #3 Posted August 13 sarò controcorrente ma questa storia della conservazione in situ non mi convince molto se un’opera d’arte una moneta o qualsiasi reperto storico resta a 900 metri sotto il mare e nessuno può vederlo studiarlo o apprezzarlo è quasi come se non esistesse capisco tutelare i relitti ed evitare saccheggi ma se oggi abbiamo tecnologie che permettono recuperi controllati e scientifici perché lasciare tutto lì per sempre?! un modello 3d per quanto perfetto resta un modello 3d non sarà mai la stessa cosa dell’oggetto originale secondo me tra saccheggiare un relitto e non toccarlo per l’eternità dovrebbe esserci una via di mezzo... recuperare conservare studiare ed esporre!! alla fine che patrimonio dell’umanità è se l’umanità non potrà mai vederlo? 1 Quote
iracondo Posted August 16 Author #4 Posted August 16 Il 13/08/2026 alle 19:35, elsafornaro66 dice: sarò controcorrente ma questa storia della conservazione in situ non mi convince molto se un’opera d’arte una moneta o qualsiasi reperto storico resta a 900 metri sotto il mare e nessuno può vederlo studiarlo o apprezzarlo è quasi come se non esistesse capisco tutelare i relitti ed evitare saccheggi ma se oggi abbiamo tecnologie che permettono recuperi controllati e scientifici perché lasciare tutto lì per sempre?! un modello 3d per quanto perfetto resta un modello 3d non sarà mai la stessa cosa dell’oggetto originale secondo me tra saccheggiare un relitto e non toccarlo per l’eternità dovrebbe esserci una via di mezzo... recuperare conservare studiare ed esporre!! alla fine che patrimonio dell’umanità è se l’umanità non potrà mai vederlo? Riporto questo intervento sempre da Numismatic Club UK Economic Feasibility and Operational Cost Breakdown for the Recovery of HMS Sussex A recurring question among numismatists and maritime historians is whether the financial cost of retrieving the HMS Sussex from a depth of 900 meters is fundamentally prohibitive. From an engineering and economic standpoint, the short answer is no: the recovery costs are negligible compared to the cargo’s multi-billion-euro valuation. However, in absolute terms, a full-scale archaeological excavation remains a capital-intensive, high-risk venture. A complete modern recovery campaign is estimated at €40 to €75 million, broken down into four key operational areas: Support Vessel & Dynamic Positioning (€60,000 – €110,000 / day): Working at 900 meters in the treacherous currents of the Strait of Gibraltar requires specialized DP2 offshore support vessels capable of staying locked above the site 24/7. Deep-Water Work-Class ROVs (€25,000 – €45,000 / day): Operations rely on heavy robotic submersibles equipped with suction dredges, high-definition photogrammetry suites, and delicate manipulator arms, operated around the clock by specialized crews. Offshore Excavation Campaign (€20 – €40 million): A rigorous archaeological excavation of a 900-meter site cannot be rushed. Moving tons of sediment, mapping the debris field, and retrieving iron chests safely requires 4 to 8 months of continuous sea time. Post-Recovery Conservation & Desalination (€8 – €15 million): While gold emerges from the deep chemically inert, up to 100 tons of silver concretions would require years of specialized laboratory facilities, electrolytic reduction, and stable curation to prevent rapid deterioration. With an operational expenditure of approximately €50 million against a cargo worth billions, the financial return on investment is extraordinary representing less than 1% of the potential value. The true barrier has never been the budget, but rather the catastrophic legal and diplomatic risk of having the cargo seized or frozen in international maritime litigation. Fattibilità Economica e Stima dei Costi Operativi per il Recupero della HMS Sussex Una domanda ricorrente tra appassionati di numismatica e storici navali è se i costi economici per il recupero della HMS Sussex da una profondità di 900 metri siano fondamentalmente proibitivi. Da un punto di vista ingegneristico ed economico, la risposta breve è no: i costi di recupero sono trascurabili rispetto alla stima miliardaria del carico. Tuttavia, in termini assoluti, uno scavo archeologico completo a quelle profondità resta un'operazione ad altissima intensità di capitale. Una campagna di recupero moderna completa è stimata tra i 40 e i 75 milioni di euro, suddivisi in quattro voci operative principali: Nave madre e Posizionamento Dinamico (€60.000 – €110.000 / giorno): Lavorare a 900 metri tra le forti correnti dello Stretto di Gibilterra richiede navi di supporto offshore di classe DP2, in grado di rimanere perfettamente immobili sulla verticale del relitto 24 ore su 24. ROV di classe "Work" per acque profonde (€25.000 – €45.000 / giorno): Le operazioni dipendono da bracci robotici sottomarini pesanti dotati di sistemi di aspirazione dei sedimenti, fotogrammetria ad alta definizione e pinze di precisione, gestiti a turni continui da team di tecnici specializzati. Campagna di Scavo Offshore (€20 – €40 milioni): Uno scavo archeologico rigoroso a 900 metri non ammette scorciatoie. Rimuovere tonnellate di sabbia, mappare il sito e imbragare i forzieri in ferro richiede dai 4 agli 8 mesi di attività continuativa in mare. Conservazione Post-Recupero ed Elettrolisi (€8 – €15 milioni): Mentre l'oro riemerge chimicamente intatto, fino a 100 tonnellate di concrezioni d'argento richiederebbero anni di laboratori dedicati, desalinizzazione e trattamenti di riduzione elettrolitica per evitare che il metallo si disintegri a contatto con l'aria. Conclusione: A fronte di un costo operativo stimato attorno ai 50 milioni di euro e di un carico dal valore stimato di oltre 6 miliardi, il ritorno economico potenziale è straordinario (il costo rappresenta meno dell'1% del totale). Il vero ostacolo non è mai stato il bilancio economico, bensì il disastroso rischio legale e diplomatico di vedere il carico sequestrato o bloccato a tempo indefinito nei tribunali marittimi internazionali. 2 Quote
Bruzio Posted August 18 #5 Posted August 18 altro articolo sulla vicenda pubblicato ieri da Geopop.it: https://www.geopop.it/perche-il-regno-unito-lascera-il-tesoro-del-relitto-hms-sussex-da-10t-di-monete-doro-sul-fondo-del-mare/ 1 Quote
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