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Il Forziere Negato di Guglielmo III: Geopolitica, Guerra e Numismatica nel Relitto della HMS Sussex


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Grazie @iracondo molto interessante 


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sarò controcorrente ma questa storia della conservazione in situ non mi convince molto se un’opera d’arte una moneta o qualsiasi reperto storico resta a 900 metri sotto il mare e nessuno può vederlo studiarlo o apprezzarlo è quasi come se non esistesse

capisco tutelare i relitti ed evitare saccheggi ma se oggi abbiamo tecnologie che permettono recuperi controllati e scientifici perché lasciare tutto lì per sempre?! un modello 3d per quanto perfetto resta un modello 3d non sarà mai la stessa cosa dell’oggetto originale secondo me tra saccheggiare un relitto e non toccarlo per l’eternità dovrebbe esserci una via di mezzo...

recuperare conservare studiare ed esporre!! alla fine che patrimonio dell’umanità è se l’umanità non potrà mai vederlo?

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Il 13/08/2026 alle 19:35, elsafornaro66 dice:

sarò controcorrente ma questa storia della conservazione in situ non mi convince molto se un’opera d’arte una moneta o qualsiasi reperto storico resta a 900 metri sotto il mare e nessuno può vederlo studiarlo o apprezzarlo è quasi come se non esistesse

capisco tutelare i relitti ed evitare saccheggi ma se oggi abbiamo tecnologie che permettono recuperi controllati e scientifici perché lasciare tutto lì per sempre?! un modello 3d per quanto perfetto resta un modello 3d non sarà mai la stessa cosa dell’oggetto originale secondo me tra saccheggiare un relitto e non toccarlo per l’eternità dovrebbe esserci una via di mezzo...

recuperare conservare studiare ed esporre!! alla fine che patrimonio dell’umanità è se l’umanità non potrà mai vederlo?

 

Riporto questo intervento sempre da Numismatic Club UK

Economic Feasibility and Operational Cost Breakdown for the Recovery of HMS Sussex

A recurring question among numismatists and maritime historians is whether the financial cost of retrieving the HMS Sussex from a depth of 900 meters is fundamentally prohibitive.

From an engineering and economic standpoint, the short answer is no: the recovery costs are negligible compared to the cargo’s multi-billion-euro valuation. However, in absolute terms, a full-scale archaeological excavation remains a capital-intensive, high-risk venture.

A complete modern recovery campaign is estimated at €40 to €75 million, broken down into four key operational areas:

Support Vessel & Dynamic Positioning (€60,000 – €110,000 / day): Working at 900 meters in the treacherous currents of the Strait of Gibraltar requires specialized DP2 offshore support vessels capable of staying locked above the site 24/7.

Deep-Water Work-Class ROVs (€25,000 – €45,000 / day): Operations rely on heavy robotic submersibles equipped with suction dredges, high-definition photogrammetry suites, and delicate manipulator arms, operated around the clock by specialized crews.

Offshore Excavation Campaign (€20 – €40 million): A rigorous archaeological excavation of a 900-meter site cannot be rushed. Moving tons of sediment, mapping the debris field, and retrieving iron chests safely requires 4 to 8 months of continuous sea time.

Post-Recovery Conservation & Desalination (€8 – €15 million): While gold emerges from the deep chemically inert, up to 100 tons of silver concretions would require years of specialized laboratory facilities, electrolytic reduction, and stable curation to prevent rapid deterioration.

With an operational expenditure of approximately €50 million against a cargo worth billions, the financial return on investment is extraordinary representing less than 1% of the potential value. The true barrier has never been the budget, but rather the catastrophic legal and diplomatic risk of having the cargo seized or frozen in international maritime litigation.

Fattibilità Economica e Stima dei Costi Operativi per il Recupero della HMS Sussex

Una domanda ricorrente tra appassionati di numismatica e storici navali è se i costi economici per il recupero della HMS Sussex da una profondità di 900 metri siano fondamentalmente proibitivi.

Da un punto di vista ingegneristico ed economico, la risposta breve è no: i costi di recupero sono trascurabili rispetto alla stima miliardaria del carico. Tuttavia, in termini assoluti, uno scavo archeologico completo a quelle profondità resta un'operazione ad altissima intensità di capitale.

Una campagna di recupero moderna completa è stimata tra i 40 e i 75 milioni di euro, suddivisi in quattro voci operative principali:

Nave madre e Posizionamento Dinamico (€60.000 – €110.000 / giorno): Lavorare a 900 metri tra le forti correnti dello Stretto di Gibilterra richiede navi di supporto offshore di classe DP2, in grado di rimanere perfettamente immobili sulla verticale del relitto 24 ore su 24.

ROV di classe "Work" per acque profonde (€25.000 – €45.000 / giorno): Le operazioni dipendono da bracci robotici sottomarini pesanti dotati di sistemi di aspirazione dei sedimenti, fotogrammetria ad alta definizione e pinze di precisione, gestiti a turni continui da team di tecnici specializzati.

Campagna di Scavo Offshore (€20 – €40 milioni): Uno scavo archeologico rigoroso a 900 metri non ammette scorciatoie. Rimuovere tonnellate di sabbia, mappare il sito e imbragare i forzieri in ferro richiede dai 4 agli 8 mesi di attività continuativa in mare.

Conservazione Post-Recupero ed Elettrolisi (€8 – €15 milioni): Mentre l'oro riemerge chimicamente intatto, fino a 100 tonnellate di concrezioni d'argento richiederebbero anni di laboratori dedicati, desalinizzazione e trattamenti di riduzione elettrolitica per evitare che il metallo si disintegri a contatto con l'aria.

Conclusione:

A fronte di un costo operativo stimato attorno ai 50 milioni di euro e di un carico dal valore stimato di oltre 6 miliardi, il ritorno economico potenziale è straordinario (il costo rappresenta meno dell'1% del totale). Il vero ostacolo non è mai stato il bilancio economico, bensì il disastroso rischio legale e diplomatico di vedere il carico sequestrato o bloccato a tempo indefinito nei tribunali marittimi internazionali.

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