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Pertinace, un Piemontese a Roma

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Titolo discussione originale: Imperatore del mese - Aprile, Pertinace, un Piemontese a Roma

Come promesso portiamo avanti il progetto l'Imperatore del mese parlando questa volta dell'unico Imperatore romano orginario del Piemonte (o meglio Ligure come viene definito dalla Historia Augusta)....Pertinace

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Avremmo potuto intitolare questo breve articolo “gli ottantasei giorni di un Piemontese a Roma” perchè a tanto, o meglio a così poco, si fa risalire il periodo trascorso da Publio Elvio Pertinace come imperatore dei Romani.

Seconda la cronologia degli imperatori, Pertinace regnò, infatti, dal 31 dicembre 192 d.C al 28 marzo 193 d.C.

Di questo imperatore conosciamo pochissimo. Si presume nasca il 1° agosto del 126 d.C. ad Alba Pompeia, la nostra odierna Alba (CN) da un liberto. La “Historia Augusta” lo definisce di famiglia Ligure, ma non specifica con esattezza il suo luogo di nascita. Dopo un’iniziale carriera come insegnante di grammatica, non pago del suo lavoro e desideroso di emergere tentò la carriera militare come ufficiale in una coorte (una delle dieci unità in cui era suddivisa una legione romana). Per essersi distinto durante la campagna Partica, Pertinace divenne prima tribuno in Britannia e successivamente procuratore in Dacia (dopo aver comunque avuto il comando della flotta sul fiume Reno). Sempre l’”Historia Augusta” riporta in 200mila sesterzi annui la paga di Pertinace per questo gravoso compito.

Per la sua integerrima condotta morale, non avendo mai accumulato per sè ricchezze illecite durante in suoi incarichi pubblici, fu nominato prima Console (175 d.C) e in seguito Governatore di Mesia, Dacia e Siria, distinguendosi nel frattempo anche come senatore, dopo la nomina da parte di Marco Aurelio. Dopo aver sedato una rivolta in Britannia, con sempre miglior reputazione, divenne Proconsole in Africa e Prefetto a Roma, ricoprendo un secondo consolato assieme all’Imperatore Commodo (quello del film “il Gladiatore” – n.d.r.).

Risulta quindi chiaro che Pertinace godeva della massima considerazione da parte dei membri della famiglia imperiale (Marco Aurelio prima e il figlio Commodo poi), venendo di volta in volta inviato laddove l’organizzazione dell’Impero romano faceva acqua, tamponandone le falle prima che si arrivasse a situazioni di crisi irreversibile che ne avrebbero minato la stabilità.

Alla morte di Commodo, assassinato grazie ad una congiura organizzata dalla sua amante Marcia, Pertinace, dopo un primo rifiuto, accettò la porpora imperiale offertagli dai Pretoriani e promise loro un donativo in sesterzi (12mila secondo le fonti).

Fin da subito Pertinace fece capire di che pasta era fatto, rifiutando per la moglie Tiziana e per il figlio Pertinace Junior i titoli rispettivamente di Augusta e di Cesare offertigli dal Senato. Alcuni storici ritengono tale rifiuto sia imputabile in parte anche ad una condotta non proprio esemplare tenuta dalla moglie in passato, ma e’ più probabile che, sentendosi comunque minacciato nonostante la recente nomina, volesse in qualche modo proteggere la sua famiglia. Lui stesso rifiutò con umiltà il titolo di “PATER PATRIAE” non ritenendosene degno.

Si mise subito al lavoro, promulgando leggi che permettessero a Roma di riprendersi dalle guerre dei decenni precedenti e soprattutto diede inizio ad un periodo di austerità nel tentativo di risanare le dissestate casse dello Stato letteralmente devastate dalla dissennatezza di Commodo e dalla sua passione per i Giochi circensi. Cercò di riorganizzare la distribuzione delle derrate alimentari, ridusse i dazi doganali ed agevolò i contadini assegnando loro terre esenti da tasse per un periodo di dieci anni, alienandosi però il favore di nobili e proprietari terrieri, oltre a quello fondamentale della Guardia Pretoriana a cui non aveva ancora versato il denaro pattuito. Dopo un primo tentativo di congiura, di cui era stato informato in tempo utile, saldò il debito attingendo dalla proprietà del defunto imperatore Commodo, ma i Pretoriani, avvezzi alla rigidità morale e oramai troppo arroganti e presuntuosi per scendere a patti con un Imperatore, lo assassinarono nel suo palazzo il 28 marzo 193 d.C., dopo soli “ottantasei” giorni di regno.

Il grande Pertinace, l’uomo della legalità e del rispetto delle istituzioni, prima e dopo la sua nomina a “rettore” delle sorti del mondo romano e uomo della Provvidenza, che tante volte aveva fatto raffigurare sulle sue monete, lasciava in questo modo la sua Roma, assassinato per aver cercato di salvarla.

Niente sarebbe più stato lo stesso…Didio Giuliano, suo successore, avrebbe comprato la porpora imperiale all’asta, in uno dei più tristi momenti della storia romana; la profonda crisi del III secolo, che avrebbe gettato i semi della dissoluzione dell’Impero, era oramai dietro l’angolo.

Anche Pertinace, come tanti imperatori che lo precedettero, fu divinizzato dal Senato su pressione di un suo successore, l’imperatore Settimio Severo, probabilmente anche nel tentativo di legittimare il suo regno. Al defunto e legittimo Augusto Pertinace furono concessi funerali di stato e fu rappresentato su Aurei, denari e sesterzi come DIVO PERTINAX AVG.

La monetazione di Pertinace è estremamente interessante, non tanto per la varietà dei rovesci, bensì per la rarità e per lo stile con cui è abitualmente rappresentato sui diritti.

Analizziamo ora alcune sue emissioni, partendo non dal metallo nobile bensì dal sesterzio.

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Sesterzio

D\IMP.CAES.P.HELV.PERTINAX.AVG. Testa laureata di Pertinace a destra

R\PROVIDENTIAE.DEORVM.COS.II. La Provvidenza rivolta a sinistra levando le mani verso una stella nel campo

Cohen RIC

Come non rimanere affascinati dall’espressione e dallo stile del ritratto, quasi “barocco”, raffigurato sul sesterzio? In certi versi ricorda perfino il “Mosè” di Michelangelo. Potere, severità, decisione ma probabilmente anche bontà, da “nonno buono”.

La lunga barba sembra conferire a questo ritratto una vita propria. Sembra quasi di vederlo nel suo estremo tentativo di salvare l’Impero dal collasso finanziario…impartendo ordini con l’alloro sul capo, come i grandi uomini di Roma del passato.

Ovviamente ritratti simili si trovano anche sui rarissimi assi e dupondi, anche se non raggiungono la plasticità propria dei sesterzi. Ricordiamo che proprio il sesterzio e’ stato assunto a vero e proprio mezzo di propaganda della politica imperiale, anche e soprattutto per via delle dimensioni che fornivano all’incisore spazio sufficiente per esprimersi al meglio.

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Aureo

D\IMP.CAES.P.HELV.PERTIN.AVG. Busto drappeggiato e laureato di Pertinace a destra

R\LAETITIA.TEMPOR.COS.II. La Laetitia a sinistra reggendo corona e scettro

Cohen 18 RIC 4b

Questo ottimo esemplare di un aureo, della più grande rarità, testimonia con la LAETITIA rappresentata al rovescio come Pertinace mirava nel suo regno a raggiungere il benessere, fisico e morale, del suo popolo. La maggior parte delle emissioni di Pertinace recano, infatti, al rovescio la Provvidenza, l’Equità oppure la Letizia

Le emissioni auree ed enee di Pertinace sono di difficile reperibilità; le prime a causa della grande rarità mentre le seconde, soprattutto i sesterzi, poiché particolarmente richieste dagli appassionati di tutto il mondo per via dello stile e del fascino che sprigionano.

Ben più rintracciabili sono invece i denari, i cui ritratti non sempre raggiungono i canoni stilistici di cui parlavamo precedentemente, in particolar modo in alcune emissioni che oggigiorno sono attribuite alla zecca di Alessandria.

Anche sui denari le raffigurazioni allegoriche di “giustizia sociale” quale l’ Equità o di intervento divino quale la “Provvidenza” la fanno da padrone nei rovesci, ma la differenza sostanziale si riscontra al diritto dove ad un volto ugualmente raffigurato con barba lunga e testa grande si abbina uno sguardo con occhio un po’ più “cattivo” e uno stile generale nel complesso meno curato.

Vediamone un esempio :

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Denario

D\IMP.CAES.P.HELV.PERTIN.AVG. Testa laureata di Pertinace a destra

R\OPI.DIVINI.TR.P.COS.II. L’Opi seduta a sinistra reggendo spighe di grano

Cohen RIC

Sono chiaramente evidenti le differenze stilistiche, quasi decadenti in questo denario.

Esistono anche rarissime monete coloniali coniate in nome di Pertinace, della moglie Tiziana e del figlio Pertinax Junior (che sopravvisse al padre divenendo amico del futuro imperatore Geta e fu messo a morte da Caracalla con l’epurazione della corte del fratello).

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Diobolo di bronzo coniato ad Alexandria nel 193 d.C. a nome di Tiziana e Pertinax junior

D\ KAICAR.PERTINAX. Busto drappeggiato di Pertinace junior a destra

R\ TITIANH.CîBACTH Busto drappeggiato a destra di Tiziana

Cohen manca RIC manca. Esemplare unico

La peculiarità della moneta che vi stiamo presentando e’ che riporta per Pertinax junior come Titolo del diritto la scritta Cesare mentre per Tiziana al rovescio l’appellativo Augusta, contrariamente a quanto affermato dall’Historia Augusta.

Bibliografia :

“Historia Augusta”

RIC AA.VV

H.Cohen “Description historique des monnaies frappé sur l’Empire Romaine”

Fotografie tratte da Coinarchives.com Autore Crivoz

Ovviamente sono ben accetti volontari per proseguire il progetto.... :)

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