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piakos

SI OBOLI CHE PASSIONE!

Risposte migliori

acraf

Caro Piakos,

per una visione completa, sia del diritto che del rovescio, si rimanda a un esemplare venduto da Waddell nel 2007. Ecco il link:

http://www.ancients.info/gallery/showphoto.php?photo=5950&nojs=1

L'esemplare che avevi postato (al rovescio) mi era sconosciuto e mi interessava il diritto, anche se non eccezionale, per verificare se era della stessa coppia di conii.

Questa emissione presenta un notevole interesse, specialmente per i seguenti motivi:

1) La leggenda al diritto, HEPMAΣ, è molto particolare e denuncia l'appartenenza al dialetto dorico, ma appare molto sorprendente l'accoppiamento delle prime lettere HE, che normalmente non si riscontra sulle monete. Sarebbe utile il contributo di un esperto grecista per questo aspetto. In ogni caso l'uso del dialetto dorico rende inverosimile l'attribuzione a Solus, che era una città punica ed ha usato l'etnico in punico (Kaphra).

2) La presenza di due globetti al rovescio (e sicuramente non ci sono altri globetti) sembra indicare un segno di valore e quindi di due litre. I pesi che conosco vanno da 0,87 a 0,90 g e quindi piuttosto alti per una normale litra siciliana, che ha un peso teorico di 0,875 g, ma che in genere presenta un peso più calante, intorno a 0,60-0,70 g. Se ne dedurrebbe che si tratta di un dilitron (2 litre) di una litra ridotta, intorno a 0,45 g. Anche questo caso non mi sembra attestato in altre emissioni siciliane, anche se si conoscono litre con peso molto ridotto, sui 0,40-0,50 g, come ad Herbessos.

3) La tipologia appare interessante. Se il diritto si riferisce a Ermes (= Mercurio), confermato anche dalla presenza del simbolo caduceo dietro la testa, i principali elementi raffigurati al rovescio (arco, clava, faretra con coperchio alato) possono riferirsi sia ad Eracle, ma anche al dio Pan "cacciatore". Quest'ultima interpretazione sembra più verosimile in quanto sotto questa veste, Pan è generalmente raffigurato come un giovane efebico e la connessione con Ermes può essere spiegata col fatto che Pan era figlio appunto di Ermes e di una ninfa. Gli altri due simboli che si vedono, una foglia di edera e un pesce, devono essere meglio compresi. Non si può escludere che la foglia di edera sia la firma del Maestro della foglia, attivo nella zona etnea tra il 415 e il 405 a.C., mentre il pesce sembra indicare la vicinanza al mare o a un fiume pescoso. Il mito di Pan cacciatore è raffigurato su monete di Solus, ma anche di Messana, quindi anche nella Sicilia orientale.

Nel complesso tale emissione, di zecca che resta incerta, ma che potrebbe essere meglio ubicata in zona etnea (vicino a Katana ?) può essere stata coniata verso la fine del V secolo a.C., nel caotico periodo immediatamente successivo alla tragica spedizione ateniese in Sicilia.

E' sempre bello poter analizzare nei vari dettagli una piccola frazione in argento come questa!

Ciao

Acraf

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piakos

Ancora sulla misteriosa HERMAS...(infinite le problematiche sulle antiche coniazioni dei piccoli calibri monetali).

post-11590-056030100 1284591124_thumb.jp

Acraf è un piacere dialogare con te e auspico ancora che questo scambio possa rappresentare una new entry tra gli autori di questa lunga discussione.

Tenterò di aggiungere ulteriori idee a tuo ultimo post che definireri forbito e stimolante oltre che prezioso.

Vado in ordine sparso atteso che saremmo un tantino fuori tema (stavamo ancora cercando di chiudere il capitolo aperto su katane nella scorsa primavera).

1) L'attribuzione di HERMAS a Solus è frequente e, sotto certi spetti, data ormai per scontata. In verità nulla c'è di scontato (o quasi... :D ) in questo mondo...tantomeno l'identificazione di zecca afferente monete coniate 2.500 anni or sono, specificamente ove i segni o simboli di zecca o l'etnico non siano certi...ed a volte non basta. Sui mikrà...cioè sulle "piccolette" la problematica si amplia a dismisura...atteso che, peraltro, furono coniate anche da centri ancor oggi non individuati sul terreno e dalla storia quanto meno incerta. Si ricorre quindi alla lettura iconografica (simboli, miti, rappresentazioni, segni di vario valore e natura...), ma il bello o il brutto è che, in verità, quasi mai è possibile chiudere ogni relativo argomento con qualche certezza. Le suggestioni sono molteplici ed oggi i visionari (in senso tecnico) di certo talento - in passato tanto utili nella ricerca archeologica e storica - scarseggiano.

La mera ricerca numismatica su basi strettamente sistematiche è utilissima ma in se ed in quanto tale...certamente limitante e non esaustiva...checchè se ne dica da parte dei colleghi numismatici ed utenti accademici...anche ove autorevoli.

Spesso è più utile la comparazione stilistica ed artistica specificamente ove sia mirata su ciò che è o non è coerente. Ovviamente unita o supportota da approfondimenti epigrafici e storici.

Ma pochi sono disponibili o motivati per seguire in tale più impegnativo ambiente... che presuppone una preparazione o una predisposizione che travalica il campo propriamente numismatico.

Peraltro esistono molte variabili e molteplici componenti che si sovrappongono nella Sicilia antica...si pensi ad esempio alle coniazioni effettuate dai fuoriusciti a seguito della conquista di un dato sito (Kephaloidion....Himera...Kronia...Thermai..e non solo) o dagli adepti di un determinato ambiente sorto su ambizioni irridentiste (ad esempio gli Eracleioti...) o dalle componenti di certa stirpe greca che hanno comunque frequentato o convissuto in zone franche o miste...quali quelle prossime o interne all'ambiente fenicio-punico. Poi c'è tutta la problematica relativa alle (ri)coniazioni effettuate da parte di bande mercenarie (i campani....) od a seguito delle campagne timoleontee...senza contare le deportazioni...i rientri...e poi ulteriori fuoriuscite...eccetera. Ci mettiamo un punto, almeno momentaneamente.

2) Le variazioni di peso nelle litre argentee sono molteplici e non sempre hanno un significato certo. E' probabile che più che un significato di valore, almeno in alcuni casi, debbano essere ricondotte alla quantità (più o meno congrua) di metallo nobile presente nelle scorte di zecca. Quindi anche i segni leggibili o interpretabili potrebbero non essere strettamente riconducibili al rigore di peso o alla quantità di metallo. Coniare moneta era importante anche politicamente per un dato sito storico...ne valeva dell'identità politica...e dell'ambizione di identificarsi come polis...come centro urbano libero ed arbitro del proprio destino..oltre che dell'appartenza comunque ad una data stirpe. Spesso, però, le coniazioni subivano una forzatura...in quanto alcuni siti, con tutta probabilità, non sarebbero stati in grado di permettersele...in buon numero ed in buon peso.

Nelle piccole monete, inoltre, da sempre dedicate al commercio anche minuto oltre che alla corretta sistemazione di più grandi partite commerciali, entrano in gioco considerazioni di ordine politico ed anche strettamente economiche in quanto consentivano pressocchè all'intera popolazione dei vari centri...di essere attiva sul mercato...o se vogliamo nell'agorà...o negli spazi dedicati allo scambio ed al commercio.

3) Molto interessante l'ipotesi ubicativa afferente la zecca dell'HERMAS proposta da Acraf che, in qualche modo potrebbe emergere o essere discussa sull'incrocio delle varie problematiche sopra enumerate.

Ci torneremo sopra...in ogni caso è sin da ora utile ogni eventuale ulteriore apporto.

:)

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Paleologo

1) La leggenda al diritto, HEPMAΣ, è molto particolare e denuncia l'appartenenza al dialetto dorico, ma appare molto sorprendente l'accoppiamento delle prime lettere HE, che normalmente non si riscontra sulle monete. Sarebbe utile il contributo di un esperto grecista per questo aspetto. In ogni caso l'uso del dialetto dorico rende inverosimile l'attribuzione a Solus, che era una città punica ed ha usato l'etnico in punico (Kaphra).

Osservazione molto interessante. La desinenza -AΣ al posto di -EΣ punta immediatamente al dialetto dorico, ma il gruppo iniziale HE- è piuttosto curioso. Dobbiamo necessariamente prendere la H iniziale per il suo valore arcaico di suono di aspirazione e non come la forma maiuscola della lettera "eta" ("e lunga") che darebbe una lettura assurda ("eeermas"). Ma questo, se ho interpretato bene quanto scritto da WIKIPEDIA (da prendere sempre e comunque con le pinze) sembrerebbe un uso ionico-attico e non dorico. Riporto il passo in questione:

In origine, nell'alfabeto utilizzato dagli Ateniesi, il fonema /h/ era reso dalla lettera eta (H), da cui deriva l'H latina. Nel momento della riforma del 403 a.C., il modello ionico fu normalizzato e imposto, di fatto, al resto della Grecia. In tale modello la stessa lettera identificava ormai un [ɛː] (e lunga), dal momento che la lettera H era diventata inutile a causa della psilosi (la scomparsa dell'aspirazione) avvenuta nel greco ionico. Pertanto, una volta che il modello ionico si diffuse sul territorio, non fu più possibile segnalare il fonema /h/ nonostante fosse rimasto nella pronuncia di certi dialetti, fra cui lo ionico-attico di Atene e, di conseguenza, la koinè, fino all'epoca imperiale.

Ovviamente è possibile che io abbia interpretato male il passo, e che la lettera H avesse lo stesso valore di aspirazione anche nella forma arcaica del dorico. C'è un'altra informazione da WIKIPEDIA che sembrerebbe indirettamente confermarlo:

Il dorico, come lo ionico-attico, perde il σ prevocalico e lo jod (semivocale palatale indoeuropea *y). A differenza dello ionico, è un dialetto non psilotico, cioè sostituisce la consonante scomparsa con un'aspirazione /h/, uno spirito aspro, che ha in comune con l'attico.

E' possibile quindi che anche in dorico lo spirito aspro fosse reso inizialmente con la lettera H, e questo rinforzerebbe l'attribuzione a una polis di origine dorica, oltre che fornire forse un elemento in più per la datazione.

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acraf

Complimenti a Paleologo per la ricerca della curiosa combinazione HE.

Non bisogna però dimenticare, come in parte già adombrato da Piakos, che molti frazionali in argento (mikrà) furono emessi non solo da importanti poleis, ma anche da piccoli centri indigeni, per cui è possibile che degli indigeni abbiano come "orecchiato" una particolare forma per designare Ermes, in ambiente o dorico o ionico-attico. In ogni caso l'emissione sembra comunque circoscritta a un ambiente dove genti doriche e attiche hanno avuto una adeguata influenza. Per inciso a me viene in mente che tale combinazione di HE su monete si riscontra solo ad Enna (un centro interno e con forte componente indigena), con litre con leggenda HENNAION, anche se dovrebbero essere state coniate prima di quelle con Ermes (intorno al 450 a.C.).

Il primo problema da risolvere sarebbe quello di scoprire il luogo di provenienza del ritrovamento di queste monetine, considerando che generalmente l'area di circolazione è piuttosto circoscritta. Si tratta purtroppo di un argomento molto delicato e affrontato praticamente solo da accademici che possono accedere a dati provenienti da scavi o ripostigli di loro conoscenza. Nel caso di queste monetine con Ermes non si sa nulla e quindi non è possibile stabilire con sufficiente approssimazione la loro area di circolazione.

Le litre che più si avvicinano sul piano tipologico sono quelle, come già detto prima, di Solus, come dal seguente esemplare apparso su un'asta NAC.

post-7204-097753700 1284655991_thumb.jpg post-7204-081440500 1284656015_thumb.jpg

Ma, come avevo già accennato, Solus è ben lontana dalla zona di influenza appunto dorica e attica.

Ha ragione Piakos quando non si deve dare troppa importanza ai pesi delle litre, che presentano in generale una variabilità abbastanza ampia. Solo i nominali maggiori in argento, come i tetradrammi, avevano un peso abbastanza costante. Le monete d'oro poi hanno un peso ancora più uniforme (e vicino allo standard teorico).

Se escludiamo che i due globetti non siano segni di valore, possiamo solo formulare ipotes alternativei, più o meno speculative.

Una interessante ipotesi è che i due globetti possano indicare una alleanza tra due comunità. Questa potrebbe spiegare da un lato l'assenza dei nomi di città (o comunità) e dall'altro il ricorso ad Ermes, che come è noto aveva tra i suoi requisiti anche quello di presiedere ad accordi. Ricordo vagamente, anche se non ho trovato un preciso riferimento, che truppe ateniesi, prima di effettuare una spedizione o incursione militare, offrivano sacrifici proprio ad Ermes (una divinità allora ancora poco diffusa in Sicilia). E' quindi possibile che tale usanza sia stata recepita da una (o due) comunità indigene, che quindi ancora usavano una forma non molto corretta del greco.

Anche questo aspetto dovrebbe fare orientare, in assenza di elementi più concreti, verso un momento subito successivo alla tragica spedizione ateniese del 415-413 a.C.

Per provocare i nostro amico Piakos, vorrei richiamare che la testina efebica di Ermes assomiglia abbastanza alla bella testa presente sui bronzi di Piakos (che omonimia!), operra sicuramente del cosiddetto Maestro della Foglia. Magari, se si tratta di un accordo fra due comunità sotto la benedizione di Ermes, esso può riguardare proprio Piakos ed eventualmente Katana. Sia Piakos sia, sicuramente, Katana erano state alleate di Atene e dopo il 413 a.C. subirono violente scorrerie da parte delle truppe siracusane (credo al comando di Ermocrate).

Ma appunto siamo nel campo delle sole supposizioni e la fantasia può solo correre....

Ciao a tutti

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okt

In questa discussione sulla scienza (o sapienza) pitagorica dei numeri ho trovato questo:

Στο σημερινο ΕΡΜΗΣ, οι Ίωνες θα έλεγαν '' ΧΕΡΜΕΣ'=950-ΗΕΡΜΕΣ', ενώ οι Δωριείς ''ΧΕΡΜΑΣ''=946 -ΗΕΡΜΑΣ (αντικαθιστώντας το Η με το Α).

Secondo me significa:

Invece dell'odierno ΕΡΜΗΣ gli Ioni avrebbero detto '' ΧΕΡΜΕΣ'=950-ΗΕΡΜΕΣ', i Dori invece ''ΧΕΡΜΑΣ''=946 -ΗΕΡΜΑΣ (sostituendo l'H con l'A).

Ma non capisco bene dove avviene questa sostituzione! :wacko:

Poi:

Hainsworth, J.B., Tituli ad dialectos graecas illustrandas selecti. II. Tituli dorici et ionici, Leiden 1972. p. 33 (in copia, All.1).

P.S.: mi sono cimentato col problema anche se non sono "un esperto grecista"!

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Modificato da okt
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piakos

Per il momento intendo esprimere la mia gratitudine e il notevole aprrezzamento per gli ultimi contributi dell'amico Paleologo, dell'ottimo Okt, nonchè per l'ultimo intervento di Acraf come sempre colto e suggestivo.

Immagino che, medio tempore, la nostra amica Medusa starà - a sua volta e come sempre - preparando meraviglie sull'interessante argomento HERMAS.

Per non essere da meno, ma più modestamente, reesterò della partita e inizio ad attrezzarmi per rispondere alla amichevole provocazione di Acraf su Piakos (una omonimia casuale...)

:)

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Paleologo

Ma non capisco bene dove avviene questa sostituzione! :wacko:

Nella desinenza: ΕΡΜΗΣ -> ΕΡΜΑΣ con lo spirito aspro davanti (che nell'indicazione di pronuncia è reso con il "chi": ΧΕΡΜΑΣ prn. "khermas" perché in greco moderno non esiste il suono aspirato debole "h" come in inglese "home")

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medusa

Un ulteriore riflessione sulla combinazione HE proviene dalla monografia "Il dialetto dorico di Sicilia" (in "Pan" 22, 2004, pp. 81-122) in cui l'autore, Salvatore Maurizio Garofalo, analizza l'origine e l'evoluzione del dialetto della koinè dorica di Sicilia.

Riguardo alla fonetica delle consonanti, allego sotto la parte relativa all'uso della lettera h- come spirante di debolissima pronuncia più che come aspirazione vera e propria (pag 14 del saggio citato):

"Probabilmente i Sicelioti pronunciavano con una naturale aspirazione i suoni, così come in seguito su loro imitazione fecero i Romani. La h- segnava non aspirazione vera e propria, ma una debolissima spirante, di cui i Sicelioti fecero largo uso ad es. nella toponomastica, ripresa dai Romani: Henna, Hadranum, Halaesa, Haluntium, Helorus, Herbita, Herbessus, Hegesta …. (…), laddove i Greci non segnavano spirito aspro, ma dolce."

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Nella sua dettagliata analisi del dialetto della koinè dorica di Sicilia, l'autore sottolinea come le "differenze che esistevano in inizio tra i vari dialetti molto presto cominciarono a diminuire." E aggiunge come ciò sia avvenuto evidentemente per il mescolarsi continuo di dialetti e lingue. Evidenzia infine come gli aspetti peculiari comuni, seppur pochi, siano comunque in grado di offrire un quadro linguistico approssimativamente comune della koinè dorica di Sicilia."

Prosegue con un elenco delle fonti sulle raccolte delle iscrizioni doriche di Sicilia. In particolare per quanto riguarda le iscrizioni su monete cita come raccolte importanti "G.F. Hill, Coins of Ancient Sicily, 1915" e "B.V. Head, Historia Nummorum, Oxford 1911".

Riguardo alla Grammatica delle iscrizioni doriche di Sicilia l'autore fa riferimento all'opera "tutt'oggi insuperata e non aggiornata, ma fondamentale ed esaustiva, di U. Sicca, Grammatica delle iscrizioni della Sicilia, Arpino 1924.".

Valeria

Ps: Il mio cervello sta letteralmente (ma assai dolcemente....:P) naufragando in questo oceano di suggestioni suscitate dalla nuova enigmatica litra di Piakos e dalle molteplici e tutte affascinanti ipotesi avanzate da Acraf!!! Se aggiungiamo le interessanti riflessioni linguistiche di Paleologo e Okt e il quiz di Mirkoct..., c'è davvero tanta carne al fuoco in questa ripresa di fine estate!!

Solunto, ... Piakos ... : a quanto pare, tutte le strade continuano a portare alle falde della mia Etna, e questo mi intriga assai...

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acraf

Mi sembra che grazie ai vari contributi, compreso quello dell'impareggiabile Valeria, con l'importante riferimento di Garofalo (che non conoscevo), ci siano elementi per considerare almeno plausibile una particolare leggenda come HEPMAΣ, riconducibile appunto a un ambiente dorico e compatibile con la pronuncia attestata per i Sicelioti.

A Mirkoct posso dire solo se, anche se l'immagine non è molto chiara, sembra uno dei non pochi dionkion (o hexantes) ancora inediti. Non posso stabilire l'esatta zecca, ma la presenza, se vedo bene, del fulmine tra due globetti sembra indicare l'appartenenza a Katana. Mi sembra di avere visto da qualche parte un dionkion abbastanza simile. Spero di rintracciarlo per postarlo.

Attendo molto volentieri la replica di Piakos sulla sua omonima zecca....

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acraf

Ecco dove avevo visto.

E' un dionkion di 0,11 g (stesso peso) apparso sull'asta 108 di Gorny

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Il segno che si vede sopra la testa nell'esemplare citato da Mirkoct potrebbe essere una rottura di conio...

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acraf

Colgo l'occasione di questo forum (e sono debitore alla somma Medusa che me ne aveva segnalato in privato) per aggiungere un nuovo interessante tassello al noto problema dell'emissione con HEPMAΣ.

Nell'asta New Sale XIV/2007 è apparso un tetras, attribuito a Panormos, n. 56, g. 0,18 (poi aggiudicato a ben 1100 dollari). Esso è un pezzo unico, già appartenuto alla nota collezione Moretti e lo stesso pezzo era noto anche al Manganaro sul Mikrà (tav. V, n. 69). Ecco la foto.

post-7204-089523100 1284820865_thumb.jpg

Questo esemplare mi ha molto colpito. Infatti la leggenda ΠAN non sta a indicare una abbreviazione di Panormos, mancando ulteriori lettere, ma è proprio il nome della testa della divinità riportata al diritto, che quindi raffigura il dio Pan. Inoltre la foglia di quercia presente al rovescio è perfettamente identica a quella del nominale superiore con Hermes.

Che cosa se ne può dedurre?

Che molto probabilmente questo tetras (= 3 onkiai) costituiva proprio una frazione della moneta con Hermes e quindi deve appartenere alla stessa emissione, dedicata appunto sia ad Hermes sia al figlio Pan (è poi molto appropriato dedicare un nominale superiore al padre Hermes e uno inferiore al figlio Pan)!

Però, tenendo presente che il tetras corrispondeva a 1/4 di litra (da cui il nome in greco) in realtà il cosiddetto dilitron dovrebbe essere invece una vera litra (come suggerito da Piakos) e non una doppia litra. Infatti se calcoliamo 1/4 di 0,87-0,90 g abbiamo 0,22 g, poco distante dai 0,18 g di questo tetras (che presenta anche una piccolissima mancanza di metallo)! Se fosse un dilitron, il tetras doveva corrispondere a 1/8 di dilitron e 1/8 di 0,90 g darebbe 0,11 g (troppo basso per il tetras e più vicino ai normali hexantes). Non dobbiamo dimenticare che allora anche le monetine in argento erano monete che valevano per la quantità di argento che avevano e non erano monete fiduciarie come invece le monete in bronzo (che appunto godevano della "fiducia" di essere convertibili in monete d'argento).

Che vi sembra?

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piakos

Che ci sembra?

CHE CI SEMBRAAAAAAAA!!!!!!!

Ma...poffarre e mannaggia la bertuccia...

Bravo!

Mi sembra un'ottimo excursus sapiente Acraf!

Il tetras da te postato mi rammenta alcune testine...normalmente annoverate in ambiente punico o limitrofo.

Mozia...Panormos...Solus...Segesta...Kephaoloidion....da quelle parti insomma. :D

Casa si può dire?

La messe di monetine databili tra la fine del VI e, ancora meglio, tra il V sec.... e fino al III a.C che la Sicilia ha restituito negli ultimi 15 - 5 anni...è notevole. Alcune rarità assolute oggi non sono più tali...altre piccole monete, semi sconosciute o semi uniche sono apparse.

Per cultura degli specialisti o perchè non si sapeva cosa farne numismaticamnete (classificazione...) le si è riferite in buona parte all'area di cui sopra.

Per altre le danze sono aperte: le Telline? Akis? Kronia? La testa di toro e il quadrato ripartito ed incuso al rovescio: Selinunte...Messana...o cos'altro? Poi indico le litre molto rare di Morgantina ( Etnakrios....)...conosco anche delle frazioni argentee identificabili con siti che avrebbero coniato solo il bronzo. Ma ce ne sono ancora.

Dipanare la matassa e destreggiarsi in mezzo a tale traffico richiede ottime doti di guida....quanto meno, oltre all'automobile, bisogna saper condurre anche una bella moto potente.

Parole definitive? Poche e spesso...ancora impossibili.

Ma qui il gioco si fa attraente...quasi magico e ognuno che abbia basi, sensibilità e occhio...può divertirsi a cercare il collegamento, l'intuizione, il colpo magico.

Ben venga la voglia di farlo...magari in sieme.

:)

P.S.

Sto cercando in archivio.....

:P

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acraf

L'esame dei mikrà sicelioti non cessa di fornire sorprese, se si vuole studiarli a fondo.

Anni fa ebbi modo di visionare la portentosa collezione del cav. Moretti, che era in deposito, dopo la sua morte, presso la NAC di Zurigo. Esisteva anche una notevole raccolta di mikrà sicelioti, molti dei quali ancora inediti. Una buona parte è stata poi dispersa attraverso aste in primo luogo di NAC, ma anche di CNG, Triton, New York Sale (Baldwin e co.), ecc., senza contare però che alcuni esemplari sono stati acquistati direttamente per trattativa privata e quindi manca ancora la relativa documentazione fotografica.

Non pochi di questi mikrà sono stati riportati in vari lavori di Manganaro, docente di epigrafia greca all'Università di Messina, ma anche appassionato collezionista di queste monetine. Purtroppo alcuni anni fa la sua collezione fu sequestrata e adesso giace in qualche deposito della Soprintendenza siciliana. Chissà quanto dovremo attendere la disponibilità di un catalogo di questa importante collezione.

Le foto riportate sui lavori di Manganaro, che comprendevano sia monete allora di sua proprietà sia quelle appartenenti a Moretti, sono però di qualità piuttosto modesta, con scarsa definizione.

Roberto Russo, della NAC, mi aveva più volte auspicato la stesura di un catalogo completo della collezione di Moretti (dall'oro al bronzo), al quale era stato stretto anche da sincera e profonda amicizia. Egli dovrebbe avere le foto di tutte le sue monete, incluse quelle nel frattempo disperse, ma attende sempre qualcuno disposto ad affrontare con competenza l'improba fatica di sistemarle in una sorta di Sylloge (come le famose collezioni Lockett e Lloyd).

Fatta questa premessa, segnalo che esiste un altro tetras con ΠAN, noto in unico esemplare e citato dal Manganaro, Mikrà ecc., p. 29, tav. 6, n. 68, che fu acquistato da Moretti al listino M.u.M n. 443, lotto n. 17, del peso di 0.16 g. Allego la relativa foto scannerizzata (non è un granché):

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La testa è però barbuta e le lettere ΠAN sono riportate al rovescio, alternandosi ai tre globetti, in direzione retrograda. A differenza dell'altro tetras con ΠAN postato in precedenza, questo dovrebbe invece essere sicuramente di Panormos. Infatti ΠAN è sistemato assieme ai segni di valore e in questo caso designa l'autorità emittente e non il nome identificativo della divinità (in genere apposto vicino alla sua raffigurazione). Lo stile è molto diverso, compatibile con l'ambiente punico e manca la foglia di edera. Quindi le tre lettere indicano l'inizio del nome della città, ΠANOPMOΣ.

Pertanto questo tetras appartiene a una emissione distinta, di sicuro ambiente punico, e non va confuso con il tetras con la testina giovanile e imberbe che ho ipotizzato essere una frazione della litra con HEPMAΣ. Per inciso, a me sembra di riconoscervi il corno sulla fronte, un elemento che permette di avvicinare ulteriormente alle belle testine di Piakos.... solo che nel caso di Pan non si tratta di semplice divinità fluviale, ma di divinità pastorale, spesso raffigurato come un caprone (e quindi comunque con corna).

Stando ai racconti dei pastori arcadici, Pan amava talmente la quiete del mezzogiorno, l'ora del massimo calore, che nessuno osava disturbarlo. Chi ne turbava la quiete, si esponeva alla sua improvvisa e rumorosa comparsa, che aveva come effetto un terrore paralizzante (da cui l'origine della parola "panico", con la radice Pan). Dal momento che la parola pan, in greco, significa anche "tutto" (ad esempio il termine "panteismo" indica la divinità nella sua totalità) il dio pastorale divenne l'espressione anche della totalità della natura e quindi molto apprezzata da genti indigene (e questo spiega la presenza di simboli accessori che possono essere ricondotti appunto alla natura nelle sue varie manifestazioni di flora e fauna).

Come detto all'inizio, lo studio di questi frazionali in argento offre molti spunti originali, che però complicano il panorama finora noto della monetazione siceliota. C'è ancora tanto da scrivere....

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acraf

Mi correggo, la disposizione delle lettere ΠAN non è retrograda, come avevo scritto.

Pardon!

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acraf

Grazie per le parole di stima!

Intanto che stai elaborando le tue nuove idee su Hermas, vorrei ritornare al tetras con il dio Pan e richiamare l'attenzione sul problema dell'identificazione della croce in alto.

La foglia di quercia e anche la buccina non forniscono particolari problemi di interpretazione, ma la crocetta?.....

E' possibile formulare almeno 3 ipotesi.

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1) La croce in realtà, leggendo il simbolo esattamente con la stessa inclinazione (vedi freccia) della scritta del D/, potrebbe essere una lettera X. Per di più la croce non era una lettera ed era un simbolo che non figurava mai sulle monete (se non come raggi di una ruota), quindi era impossibile fare confusione, comunque si orientasse la moneta.

Potrebbe quindi essere l'iniziale di Chalkoi (Xalkoi). Il termine chalkos significa bronzo e la frazione (1/8 di obolo), ha preso questo nome perché, ad Atene, la moneta da 1 chalkos era coniata in bronzo. Ma di bronzo erano le monete da 1 chalkos, non i multipli (come sarebbe nel nostro caso) che, invece, venivano coniati in argento, come, a esempio, l'emiobolo (4 chalkoi) o il tetartemorion (2 chalkoi). Il voler indicare che si trattava di 3 chalkoi e non di 3 onkiai, ben motiverebbe l'apposizione della lettera. Il peso teorico di una moneta da 3 chalkoi sarebbe stato di circa g 0,28, quindi abbastanza "compatibile" con il peso di g 0,18 della monetina. Ad Atene, poi, il chalkos esisteva in tempi molto antichi, quindi anche la tempistica non sarebbe un problema, visto che nel presumibile periodo di coniazione della moneta in esame gli Ateniesi erano in Sicilia, o se ne erano andati da poco. Ciò, ovviamente, si scontrerebbe con la possibile radice dorica della litra: Dori (Sparta) e Ateniesi non si mescolavano facilmente. Probabilmente l'uso dell'iniziale di Chalkos (ancorato all'ambiente dell'obolo) e dei globetti (ancorato invece all'ambiente della litra) forse serviva per dare una sorta di equivalenza tra frazione di obolo e frazione di litra in una zona dove ancora circolavano i due sistemi.

La X poi si ritrova su monetine d'argento di Siracusa del tempo di Gerone e in questo caso è sicuro trattarsi dell'iniziale della parola Chalkos (con litra ormai svalutata).

2) La crocetta, che ha però dimensioni molto piccole, è semplicemente una sorta di segnaposto, forse fatto dall'incisore semplicemente per disporre simmetricamente i globetti (e che poi si è dimenticato di cancellare), oppure perché il conio era stato inizialmente pensato per un trias (4 once), e poi si era cambiato idea o ancora, semplicemente, perché l'incisore si era sbagliato: aveva iniziato a fare il quarto globetto e poi si è accorto che non ci voleva e ha lasciato per dimenticanza il relativo segnaposto.

3) La crocetta è veramente una croce come simbolo, che non era solo cristiano, ma molto più antico. forse il più universale tra i simboli elementari, seppure praticamente sconosciuto su monete siciliane.

Essendo l'intersezione tra le linee su/giù e destra/sinistra, la croce rappresenta l'unificazione di molti sistemi dualistici sotto forma di una totalità (corrispondente alla forma umana con le braccia aperte). Il suo legame con il mito di Pan diventa forse comprensibile se si tiene presente che la parola pȃn, in greco, significa anche "tutto" (ad esempio il termine "panteismo" indica la divinità nella sua totalità) il dio pastorale divenne l'espressione anche della totalità della natura e quindi molto apprezzata da genti indigene (e questo spiega la presenza di simboli accessori che possono essere ricondotti appunto alla natura nelle sue varie manifestazioni di flora e fauna). Stando ai racconti dei pastori arcadici, inoltre Pan amava talmente la quiete del mezzogiorno, l'ora del massimo calore, che nessuno osava disturbarlo. Chi ne turbava la quiete, si esponeva alla sua improvvisa e rumorosa comparsa, che aveva come effetto un terrore paralizzante (da cui l'origine della parola "panico", con la radice Pan).

Tornando alla croce, essa, rispetto agli angoli, stava a indicare anche il numero 4. Il tetras valeva 3 onkiai, ma anche 1/4 della litra.

Quest'ultima interpretazione è la più "elegante", ma forse troppo "sofisticata" e complicata e non documentata da casi consimili sulle monete. Oltretutto difficilmente gli utenti avrebbero potuto notare la microscopica croce e cogliere il messaggio, perché i due simboli presenti sullo stesso lato, buccina e foglia, misurano entrambi circa il doppio (mm 2,2), quindi un ulteriore simbolo di Pan, vicino alla buccina, avrebbe avuto, sicuramente, le stesse dimensioni. E' ben noto, infatti, come gli antichi esprimessero, iconograficamente, con le dimensioni l'importanza di ciò che rappresentavano.

Hanno, invece, sostanzialmente la stessa misura i globetti (vedi foto dove i cerchielli rossi hanno tutti la stessa misura: li ho fatti col "copia").

A titolo personale tendo a preferire l'ipotesi 2.

A questo punto esiste un fondato rischio di una imminente l'eruzione vulcanica di Medusa e teniamoci pronti.....

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skubydu

ciao, quel simbolo con croce, mi ricorda per il tipo le contromarche presenti su alcune siciliane in bronzo, in particolare atene ippocampi o su dracme dionigiane (vedi Campana, corpus antiquae o Calciati Corpus Nummorum Siculorum).

In riferimento alla leggenda di diritto che non è propriamente legata al nome di una polis, è interessante un articolo della Caltabiano in La Sicilia dei due Dionisi, "La monetazione di Dionisio I fra economia e propaganda" punto 3, dove appunto parla della leggenda ΣҮΡΑΚOΣΙΩΝ sui bronzi Dionigiani Atene/ippocampo ed in particolare su quelli con leggenda ΣҮΡΑΣΩΣIΑ ( recentemente ripreso da un importantissimo lavoro di Calciati su pubblicato su monete antiche, che conferma la vera e propria emissione dell'atena ippocampo con questa leggenda, collocandola in un arco temporale ben preciso ).

La Caltabiano propone ΣҮΡΑΣΩΣIΑ come un nome composto da ΣҮΡΑ e ΣΩΣIΑ; ΣΩΣIΑ esprime un concetto di salvezza, quindi ΣҮΡΑ (dea) la salvatrice....

(l'articolo è molto interessante ed ho cercato di riassumerlo.....)

Sarebbe interessante, trovare la connessione temporale (sempre che ci sia) su quel simbolo a croce e le contromarche .....

ciao

sku

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acraf

In effetti esistono contromarche con una sorta di croce, specialmente su Ippocampi siracusani. In questo caso però la croce è in realtà rappresentata da raggi di una ruota (talvolta appunto senza il contorno circolare della ruota).

Ci sono due articoli che illustrano in maniera piuttosto dettagliata questa categoria di contromarche:

Santelli G. e Campana A., Le contromarche Ruota a quattro raggi su monete bronzee di Siracusa, Monete Antiche 41 (settembre/ottobre) 2008, p. 3-14

Santelli G. e Campana A., Contromarche Ruota a quattro raggi su monete bronzee di Kainon, Kephaloidion ed Enna, Monete Antiche 43 (gennaio/febbraio) 2009, p. 13-16

Ho le loro versioni in pdf, ma occupano troppa memoria per essere qui postate.

Secondo gli autori tali contromarche sono state apposte nei turbinosi anni di guerra civile tra Dione e Timoleonte, quindi intorno alla metà del IV secolo a.C. e perciò circa almeno mezzo secolo dopo il tetras in argento con Pan.

Quindi, al di là di una vaga somiglianza, si tratta di due fenomeni distinti.

Conosco l'interessante ipotesi della Caltabiano, che è poi ritornata in un suo recente articolo, che contiene anche una nuova interessante interpretazione del noto grosso bronzo con Testa di Atena/Stella e delfini:

Caccamo Caltabiano M. – Moneta docet. ΣYPA o dell’Astro. In: Valori e disvalori simbolici delle monete. I trenta denari di Giuda (a cura di L. Travaini), Roma 2009, p. 79-104, incl. 3 tavole.

Anche di questo avevo recentemente ricavato una copia scannerizzata in pdf (ovviamente molto ingombrante).

Bisognerebbe studiare un sistema per poter rendere fruibili copie elettroniche di articoli non disponibili su internet.

In ogni caso non deve sorprendere, anche se poco comune, l'uso del nome di una divinità al posto del nome di una città, che al limite può essere riportato sull'altro lato della moneta. Basti pensare ad esempio ad AΠOΛΛΩN sotto la testa appunto di Apollo in grandi bronzi di Adranon oppure, in tempi più recenti, VOLCANOM su bronzi di Aesernia (nel Samnium).

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skubydu

In effetti esistono contromarche con una sorta di croce, specialmente su Ippocampi siracusani. In questo caso però la croce è in realtà rappresentata da raggi di una ruota (talvolta appunto senza il contorno circolare della ruota).

Ci sono due articoli che illustrano in maniera piuttosto dettagliata questa categoria di contromarche:

Santelli G. e Campana A., Le contromarche Ruota a quattro raggi su monete bronzee di Siracusa, Monete Antiche 41 (settembre/ottobre) 2008, p. 3-14

Santelli G. e Campana A., Contromarche Ruota a quattro raggi su monete bronzee di Kainon, Kephaloidion ed Enna, Monete Antiche 43 (gennaio/febbraio) 2009, p. 13-16

Ho le loro versioni in pdf, ma occupano troppa memoria per essere qui postate.

Secondo gli autori tali contromarche sono state apposte nei turbinosi anni di guerra civile tra Dione e Timoleonte, quindi intorno alla metà del IV secolo a.C. e perciò circa almeno mezzo secolo dopo il tetras in argento con Pan.

Quindi, al di là di una vaga somiglianza, si tratta di due fenomeni distinti.

Conosco l'interessante ipotesi della Caltabiano, che è poi ritornata in un suo recente articolo, che contiene anche una nuova interessante interpretazione del noto grosso bronzo con Testa di Atena/Stella e delfini:

Caccamo Caltabiano M. – Moneta docet. ΣYPA o dell’Astro. In: Valori e disvalori simbolici delle monete. I trenta denari di Giuda (a cura di L. Travaini), Roma 2009, p. 79-104, incl. 3 tavole.

Anche di questo avevo recentemente ricavato una copia scannerizzata in pdf (ovviamente molto ingombrante).

Bisognerebbe studiare un sistema per poter rendere fruibili copie elettroniche di articoli non disponibili su internet.

In ogni caso non deve sorprendere, anche se poco comune, l'uso del nome di una divinità al posto del nome di una città, che al limite può essere riportato sull'altro lato della moneta. Basti pensare ad esempio ad AΠOΛΛΩN sotto la testa appunto di Apollo in grandi bronzi di Adranon oppure, in tempi più recenti, VOLCANOM su bronzi di Aesernia (nel Samnium).

ciao hai ragione, pero tieni presente che sul fenomeno contromarche ci sono ancora molti dubbi e poche certezze, come sulle riconiazioni, pertanto potrebbero anche essere anche successive al periodo Timoleonteo (344), come precedenti a Dione (357), considerando il fatto che l'emissione con ippocampo e dracma sono attribuite a periodo dionigiano....(<400)

Comunque è interessante confrontarsi... ;)

ciao

sku

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acraf

Caro Sku,

hai ragione a sottolineare che non esistono certezze sulla precisa cronologia delle monete contromarcate.

Anzi, l'unica vera certezza è che gli Ippocampi hanno visto la luce negli ultimi anni del V secolo a.C., all'inizio del regno di Dionisio I o poco prima e quindi circolarono durante l'impero dionigiano.

Esistono molti indizi, anche se non vere prove, che indicano come il fenomeno della riconiazione sopra le "Atena/Stella e delfini" dionigiane e anche della contromarcatura sia sui bronzi di Akragas che sugli Ippocampi vadano collocate specialmente al tempo dello sfaldamento dell'impero dionigiano, con grande crisi politica e con numerose comunità, anche di mercenari, che avevano bisogno di evidenziare in qualche modo la loro autorità. Alcune contromarche, come quelle comuni con "Testa di Eracle" su bronzi di Akragas sembrano essere fra le prime e datate ancora all'inizio del potere di Dionisio I. Poi esistono contromarche più tardive e alcune addirittura sembrano risalire al tempo della seconda guerra punica.

Da qualche tempo sono usciti diversi esemplari contromarcati, che finora avevano goduto di pochissima considerazione da parte di studiosi (con la sola eccezione in parte di Garraffo e di Pedroni) ma anche di collezionisti. E' stato molto difficile rintracciare, purtroppo in buona parte finite all'estero, nuove contromarche che attendono ancora uno studio sistematico ed esiste sempre il gravoso problema dei falsi.

Solo di recente alcuni studiosi, come Santelli e Campana, hanno recepito l'importanza delle contromarche siceliote, grazie anche ai pionieristici studi di Rodolfo Martini, curatore dei Musei Civici di Milano, che è il massimo esperto delle contromarche romane e che aveva sollecitato studi anche nel settore siceliota, ancora ricco di sorprese.

Ciao

acraf

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piakos

Il mistero di HERMAS.

Effettivamente la frazione argentea che identifichiamo in questa discussione come HERMAS, di cui abbiamo postato delle foto iniziando a trattare il tema, presnta veramente aspetti misteriosi e, per certi versi, affascinanti. Poichè la piccola moneta viene anche non identificata, per essere cioè collocata tra i conii di incerta attribuzione e quinidi collocazione, si rende opportuno tentare di concludere l'argomento (per quanto possibile in questo luogo) prima di passare oltre.

Darò il mio modesto contributo a breve, non appena avrò esaurito le ricerche possibili in un paio di settimane.

Naturalmente il contributo non potrà essere esaustivo...servirà ad individuare una serie di temi sui quali muoversi con qualche solidità e sicurezza di orientamento.

Rammento, anche a Medusa, che i lavori della discussione non avrebbero ancora lasciato le problematiche riferibili a Katane, che pure, sarà il caso di esaurire. Questa mia nota serve per orientare la discussione stessa e fare il punto...per cercare un minimo di organicità (anche geografica) negli interventi.

:)

P.S.

Se qualcuno vuole darci una mano...verrà santificato. :D

Al riguardo vorrei evidenziare che il fatto di intervenire in discussioni specialistiche ed articolate come questa...non necessariamente costituisce una esposizione degli intervenuti nei confronti del mondo.

Chi studia, approfondisce, dialoga e pubblica scritti storici/numismatici (perchè scrivere in questo Sito oltre i saluti e qualche semplice domanda...è una forma di pubblicazione intellettuale...), di solito, non fa il fuorilegge, il ricettatore o il taroccatore.

Per converso: chi legge e non interviene potrebbe dare a terzi l'impressione di temere q.cosina ..(?)

;)

Quindi inviterei tutti quelli che ci leggono a fornire contributi...in primo luogo coloro che hanno una preparazione specifica..e .non sono pochi.

Sursum corda.

:)

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acraf

Sono perfettamente d'accordo che a un certo momento bisogna "chiudere" un argomento ormai ampiamente trattato, evitando eccessive dispersioni e frammentazioni.

Quando ci sono stati ampi e importanti interventi, come quello su Katane oppure su Hermas, con l'mpareggiabile contributo di Medusa e di Piakos, suggerisco che almeno uno dei partecipanti più attivi, riprenda i vari interventi, completandoli e fornendo una veste un poco più organica e strutturata in base al determinato argomento, sotto forma di una sorta di articolo (in Word o pdf), che può essere poi archiviato con appropriato titolo in una sezione come quella degli "Articoli", facilmente consultabile nella sua interezza.

In questa maniera da un lato si eviterebbe la necessità di sfogliare un buon numero di pagine e di dover districare in interventi spesso incrociati e non sempre pertinenti, perdendo di vista proprio l'argomento in oggetto e dall'altro di avere a disposizione un punto fermo su determinate notizie numismatiche, altrimenti non facilmente accessibili.

So che questo comporta un certo impegno ed è sempre più facile affrontare un "botta e risposta", anche con battutine più o meno spiritose, piuttosto che impegnarsi a formulare uno strutturato discorso.

Tale esercizio, ossia di riprendere i vari interventi per scrivere una bozza di articolo, può essere un'ottima occasione per molti appassionati a cimentarsi nella pubblicistica numismatica. Altrimenti saranno sempre i soliti 4 gatti a scrivere, senza nuova linfa... Mi sembra di capire che Piakos abbia intenzione di buttare appunto un contributo su Hermas alla luce di quanto già discusso.

Quello dei frazionali greci è un argomento molto ampio e ricco di sorprese e quindi ci sarebbe ancora molto da discutere (e da scrivere). Una volta completato l'argomento su Katana, proporrei di passare a nuove discussioni prendendo in esame specifiche zecche o emissioni e sviscerarle fino a quando si ha un quadro sufficientemente chiaro e poi passare oltre, magari chiudendo il quadro con una sorta di "memoria" riassuntiva. appunto sotto forma di una specie di articolo, da archiviare per essere ripresa in qualunque momento, senza eccessive perdite di tempo nella ricerca e rischiando di ripetere argomenti già trattati in precedenza.

Quando lavoravo nell'industria, si facevano riunioni di lavoro, con ampie discussioni, e poi si compilava un verbale per riassumerle. Si potrebbe fare una cosa simile.

Resto a disposizione per nuove discussioni.

Ciao a tutti

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piakos

Caro Acraf...le tue sono parole sante.

I tuoi pensieri sono i nostri.

I tuoi ipotizzati progetti... pure.

Basta un pizzico di motivazione e di organizzazione...e si potrà fare tutto.

Se posso consentirmi di valutare il tuo ultimo intervento anche come comunicazione di disponibilità, se Medusa ci segue ed un paio di amici...che in questa discussione non mancano, ci daranno una mano...è un progetto realizzabile.

- Si crea uno staff interno...

- ci si coordina...per l'organizzazione dei testi...

- intanto si va avanti, con calma...ma si può anche andare avanti.

Pensavo di farlo io questo lavoro...a tempo debito e a discussione ormai esaurita.

Ma all'ambizione di tutti noi può non porsi limite...in senso culturale e specifico...se ci organizziamo.

E poi io...non sono geloso e nemmeno ambisco a ruoli da "primadonna".... :D, l'importamte è la numismatica coltivata a tutto campo e...crescere tutti insieme.

:)

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scalptor
Supporter

Caro Acraf...le tue sono parole sante.

I tuoi pensieri sono i nostri.

I tuoi ipotizzati progetti... pure.

Basta un pizzico di motivazione e di organizzazione...e si potrà fare tutto.

Se posso consentirmi di valutare il tuo ultimo intervento anche come comunicazione di disponibilità, se Medusa ci segue ed un paio di amici...che in questa discussione non mancano, ci daranno una mano...è un progetto realizzabile.

- Si crea uno staff interno...

- ci si coordina...per l'organizzazione dei testi...

- intanto si va avanti, con calma...ma si può anche andare avanti.

Pensavo di farlo io questo lavoro...a tempo debito e a discussione ormai esaurita.

Ma all'ambizione di tutti noi può non porsi limite...in senso culturale e specifico...se ci organizziamo.

E poi io...non sono geloso e nemmeno ambisco a ruoli da "primadonna".... :D, l'importamte è la numismatica coltivata a tutto campo e...crescere tutti insieme.

:)

Io una mano penso di poterla dare. Fammi sapere.

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piakos

Grazie Scalptor.

Se del caso ci sentiremo in MP.

Per il momento stiamo dedicando quanche tempo ed attenzione a cercare materiale e idee per chiudere le pagine aperte negli ultimi mesi e rimaste tali, anche a causa della "pausa estiva":

- Himera

- Katane

- Hermas.

Nel tentativo, speriamo con buon esito, di alzare ulteriormente il livello della discussione, stiamo lavorando per Voi!

:)

Dopodichè, prima di ripartire con altri siti, si potrebbe pensare di organizzare e rendere organico il lavoro sin qui svolto.

Abbiate/amo fede.

:)

P.S.

Se nel frattempo qualcuno vuole cìmentarsi con qualche ulteriore spunto sui predetti temi, non ci sentiremo nè in competizione...e nemmeno defraudati.

:D

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