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Dieci paoli per un filippo


petronius arbiter
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L'altra sera ero a teatro, sul palco Arlecchino servitore di due padroni. :)

A un certo punto uno dei padroni chiede ad Arlecchino che stipendio gli pagasse l'altro padrone:

"un filippo al mese"

risponde Arlecchino, poi, rimasto solo, ragiona tra sè:

"non è vero che mi dà un filippo al mese, in realtà mi dà dieci paoli....oddio, può anche darsi che dieci paoli facciano un filippo io non lo so proprio"

Io di monetazione veneziana ne so ancora meno di Arlecchino :D c'è qualcuno che può togliermi questa curiosità?

In questa discussione

http://www.lamoneta.it/index.php?showtopic=37420

ho visto che "filippo" era chiamata una moneta che circolava nel '600 a Milano, sotto la dominazione spagnola, ma Venezia era indipendente e repubblicana, perchè una sua moneta avrebbe dovuto far riferimento al re di Spagna? e poi stiamo parlando di un secolo dopo, la commedia di Goldoni è del 1745.

E se questa moneta c'era, valeva effettivamente dieci paoli? (altro nominale che mi suona strano per Venezia, ma ripeto che ne so poco o nulla).

O, magari, si tratta solo di un gioco di parole del Goldoni sui nomi propri Paolo e Filippo? :lol:

petronius B)

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Non so esattamente... ma credo di no. Nel 1745 era Doge Pietro Grimani. Anche io sto cercando notizie in merito all'epoca. Da quel poco che so è che esistevano "pezzi" da 5, 10 e 15 soldi, i 12 bagattini (un soldo) e poi "monetone" come lo scudo ed il ducato d'argento.

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ciao, vedo che il filippo, almeno per un certo tempo valeva 100 soldi, quindi 5 lire. Il pezzo da dieci paoli era chiamato anche scudo e corrispondeva a 5 lire, con la solita variabile temporale.

Monete che non hanno a che fare con le emissioni veneziane, ma che probabilmente erano conosciute dal popolo, altrimenti la battuta sul doppio senso dei nomi, non avrebbe fatto ridere.

Attendiamo pareri. :rolleyes:

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Concordo con Bavastro, secondo me è l'ipotesi più plausibile. D'altronde certe tipologie di monete, pur emesse da uno stato "straniero", erano cmq conosciute e pienamente accettate anche all'interno di altri stati, e immagino che questo fosse il caso del Filippo milanese o del Paolo pontificio. Oltretutto va notato che Arlecchino è maschera bergamasca, Bergamo all'epoca era sotto la Serenissima ma non poteva non subìre l'influsso dal punto di vista monetario della vicina Milano.

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