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      Aggiornamento   15/10/2017

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Illyricum65

Aquileia pre romana

Risposte migliori

Illyricum65

Volevo solo segnalare che sarà presentato nei primi giorni di febbraio un libro dal titolo "Antico porto etrusco sul fiume Corno", scritto da Luisa Bertacchi (Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia) e che formula una nuova ipotesi di ricerca sulle origini di Aquileia pre romana.

Comunemente la fondazione di Aquileia viene attribuita ai Romani e datata al 181 a.C., motivandola con la necessità di fondare una colonia militare necessaria dapprima a bloccare invasioni barbariche ed eventualmente proporsi come testa di ponte per operazioni di conquista a breve ( vedasi le guerre istriane del 178 a.C. per eliminare i fenomeni di pirateria navale attuata dalle popolazioni autoctone locali) e poi a più ampio raggio ( vedi Noricum, Pannonia, etc...) .

Curiosamente la zona della Bassa Friulana, abitata nella preistoria e nella protostoria ed inserita nel circuito della circolazione dell'ambra baltica come terminale meridionale di detto traffico presenta una relativa scarsità di siti portuali pre romani. Infatti nel commercio dell'ambra in età etrusca (necessaria ad esempio per il confeziocome terminalenamento delle fibule) il sito più orientale con presenze etrusche è quello di Spina. Una presenza etrusca nella Bassa Friulana potrebbe esser motivata in tal senso.

Ciao

Illyricum

;)

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Flavio

Molto interessante, grazie Illyricum65.

Non mancherò di acquistare il libro citato quando disponibile.

Sul territorio di Aquileia in età protostorica sono numerosi i riscontri archeologici.

Ad Aquileia in particolare è noto l'abitato della prima età del ferro che si collocava nella zona immediatamente a nord del (successivo) foro romano, come pure è noto un ampio insediamento, cinto da palizzata, attribuibile al Bronzo Recente nella zona ad occidente della città, lungo il canale Anfora.

Per approfondimenti Vi rimano all'articolo di Serena Vitri : "contributi alla ricostruzione della topografia di Aquileia preromana", nel volume LIX Antichità Altoadriatiche : "Aquileia dalle origini alla costituzione del ducato longobardo", edizioni Editreg Trieste 2004

Modificato da Flavio

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Illyricum65

...esattamente, volevo citare Canale Anfora ma mi sono astenuto per non addentrarmi troppo nel tema prima di aver letto il testo in oggetto.

Personalmente non sono a conoscenza del rinvenimento di materiali etruschi nell'area ma forse nei... meandri museali sarà depositato qualcosa di interessante. D'altra parte i siti costieri potrebbero esser stati oggetto di erosione marina e quindi attualmente non identificabili. Verso oriente c'è il sito delle Foci del Timavo (Monfalcone), probabilmente conosciuto anche nell'antichità in quanto ricollegato al culto degli Argonauti (un luogo molto "magico", con le acque che sgorgano nel mare da una parete rocciosa -ora tre, in antichità maggiori di numero), infine il sito di Stramare di Muggia (TS) che verosimilmente doveva essere già attivo in età protostorica e collegato al Castelliere di Elleri poco distante e che continua la frequentazione umana anche in epoca romana (con rinvenimento anche di un fregio mitraico di un personaggio con testa di corvo).

A mente mi pare di ricordare qualche frammento di materiali ceramici micenei specie in area istriana (lungo la direttiva costiera dalmata, come di norma per l'epoca), mentre nei castellieri della Venezia Giulia durante una fase avanzata compaiono macine in materiali provenienti dai colli Berici.

Tutto ciò a testimoniare un flusso bi-direzionale di materiali a breve e lungo raggio e quindi, di genti.

Ciao e grazie per l'attenzione

Illyricum

:)

PS:Per quanto concerne il testo, al caso mandami un MP e ti segnalo qualche ulteriore dettaglio.

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chievolan

Normalmente, e giustamente, ci lamentiamo del fatto che gli studiosi pubblicano molto tardi i ritrovamenti. In questo caso speriamo che la pubblicazione non sia affrettata. In ogni caso è interessante.

Il libro riporta, con belle fotografie, alcuni reperti non provenienti da un legittimo scavo ma pervenuti alla dottoressa Bertacchi tramite una "donazione" anonima, messi davanti al cancello della sua abitazione e segnalati con una telefonata (Si trattava di 58 pezzi).

Nessuna certezza quindi ma supposizioni e speranze.

E speriamo il tutto si possa dimostrare, sarebbe bellissimo.

Vi sono foto e descrizioni di due ancore in piombo, di quattro bracieri in terracotta con decorazioni a rullo e astampigli, di quattro askoi e di una fiasca, di un vasetto daunio, di uno venetico, di un'anfora greco- italica, di due piedi fittili di cui si ipotizza la possibilità di un collegamento con un sarcofago, di tre monete (Al D/ testa di Apollo e al R/ ancora etrusca affiancata da lettera A e da gambero; di un tipo analogo a monete rinvenute ad Apollonia Pontica sul Mar Nero), di un Lekytos a figure nere del V sec. a.C., di due coppette rinvenute dalla dr. Bertacchi (e quindi non facenti parte del degli altri oggetti "consegnati") in un fosso a sud del canale Anfora, di un lagynos a collo lungo,di una statuetta bronzeanon integra, di due altri vasi, di una interessantissima gemma (forse vitrea) con la raffigurazione delle mura di Troia e la scena di Achille che trascina il cadavere di Ettore legato al cocchio, di uno specchio con una scena da interpretare, di un anello con castone figurato in rilievo e probabilmente ricoperto in origine da vetro, di balsamari unguentari in terracotta, di due statuette votive in terracotta.

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Illyricum65

... Personalmente non sono a conoscenza del rinvenimento di materiali etruschi nell'area ma forse nei... meandri museali sarà depositato qualcosa di interessante. D'altra parte i siti costieri potrebbero esser stati oggetto di erosione marina e quindi attualmente non identificabili.

Normalmente, e giustamente, ci lamentiamo del fatto che gli studiosi pubblicano molto tardi i ritrovamenti. In questo caso speriamo che la pubblicazione non sia affrettata. In ogni caso è interessante.

Il libro riporta, con belle fotografie, alcuni reperti non provenienti da un legittimo scavo ma pervenuti alla dottoressa Bertacchi tramite una "donazione" anonima, messi davanti al cancello della sua abitazione e segnalati con una telefonata (Si trattava di 58 pezzi).

Nessuna certezza quindi ma supposizioni e speranze.

E speriamo il tutto si possa dimostrare, sarebbe bellissimo. ...

Grazie Chievolan per l'intervento,

da ciò che descrivi eri alla presentazione del testo oppure l'hai già acquistato, cosa che sto per fare anch'io, mosso dalla curiosità. E spiega da dove siano emersi i manufatti descritti nel libro.

Peccato che se sono stati rinvenuti nei pressi di Aquileia il rinvenitore non abbia segnalato il luogo e il rinvenimento stesso. Tutto sarebbe molto più semplice, chiaro e forse avrebbe permesso di eseguire uno scavo ufficiale, con valenza scientifica.

D'altra parte purtroppo la legislazione attuale ahimè non stimola un eventuale rinnvenitore a rivolgersi alle istituzioni, per paura di incorrere in grane legali. E chissà quante occasioni di studio e di ricerca vanno perdute.

Ciao

Illyricum

:(

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chievolan

Non sono stato alla presentazione, ho avuto il libro.

Non conosco i termini del ritovamento; nel libro si parla di grandi sbancamenti alla foce del Corno e da li proverrebbero i reperti.

Certo che in Italia ci vorrebbe una legge differente che faciliti ed invogli eventuali scopritori a segnalare le cose trovate, ma in questo caso chi aveva quei reperti ha fatto veri e propri scavi e credo sia difficile giustificarlo in qualche modo, se li ha consegnati è stato perchè costretto a farlo. Qui non si tratta di fortuiti piccoli ritrovamenti, .....i campi di Aquileia sono pieni di cocci e monete e probabilmente ogni contadino ha cose a casa che per quanto belle per la maggior parte non interesserebbero niente all'archeologia perchè decontestualizzate, .... ma quel ritrovamento era da segnalare subito!

Immaginiamo che gli sbancamenti di terra abbiano distrutto quasi tutto, sai che delitto.

Comunque, come ti dicevo, non ne so niente; appena potrò cercherò di avere qualche informazione.

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chievolan

Nel libro, dove si descrivono le monete del V sec. a.C. vi è questa frase: "Monete analoghe, undici, sono state rinvenute nella zona di Aquileia (per un sequestro) e sono attualmente conservate al Museo Archeologico".

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Illyricum65
Immaginiamo che gli sbancamenti di terra abbiano distrutto quasi tutto, sai che delitto.

Questo è probabilmente un dato certo, imputabile anche all'innalzamento del livello marino e fors'anche agli apporti terrigeni fluiviali che da una parte erodono costa e dall'altra tendono a ricoprire eventuali siti.

Ad esempio è probabile che oltre ai villaggi neolitici rinvenuti sulla terraferma nella bassa friulana esistessero dei villaggi perilacustri le cui traccie sono state cancellate dalle erosioni della costa e dall'aumento del livello marino.

Vado a memoria ma nelle coste della Venezia Giulia/Istria il livello di costa dell'epoca romana era inferiore di circa 4 mt rispetto a quello attuale, infatti si rinvengono moli e strutture sotto il livello marino attuale.

Certo che in Italia ci vorrebbe una legge differente che faciliti ed invogli eventuali scopritori a segnalare le cose trovate, ma in questo caso chi aveva quei reperti ha fatto veri e propri scavi e credo sia difficile giustificarlo in qualche modo

Non giustifico ma comprendo, so di gente che ha raccolto materiale per evitarne la dispersione/distruzione ed all'atto di consegnare i materiali è stato soggetto a procedimento penale. E in questa maniera non si tende a far emergere nulla. Se i rinvenitori dei siti neolitici di Sammardenchia, Pavia di Udine, Piancada (torno al neolitico perchè è il campo che conosco meglio...), etc... non avessero avuto la fortuna di contattare uno/dei ricercatore/i di mentalità aperta non si sarebbero avuti tutti gli importanti progressi di questi ultimi anni nel campo specifico.

Un fatto è colpire un cercatore che con MD va a raccogliere materiali nella villa romana di San Giorgio, un altro colpire chi segnala. Si semina solo paura e silenzio.

Il rinvenitore potrebbe anche aver raccolto il materiale in terreno di risulta di scavi/sbancamenti eseguiti per altri motivi che non quelli archeologici. E visto quanto suddetto ...

Ciao

Illyricum

;)

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Flavio

Sono in attesa del libro, che ho prontamente ordinato.

Nutro profonda stima per la Dott.ssa Bertacchi e, per quanto ho potuto sinora leggere e/o ascoltare, concordo con coloro che ritengono l'ipotesi, assolutamente affascinante, tutt'altro che avventata.

Temo tuttavia, come già da Voi evidenziato, che l'antropizzazione del territorio in oggetto e, non ultimi, gli sbancamenti effettuati, renderanno estremamente difficile una prospezione archeologica del sito, mi pare di capire già alquanto compromesso, che possa essere in grado di fornire un responso soddisfacente o quantomeno positivo.

In ogni caso ci spero.

Certo che mi viene sempre la pelle d'oca quando sento parlare di sbancamenti, in luoghi ove le presenze archeologiche sono tutt'altro che marginali, che non siano direttamente posti sotto controllo archeologico, se non preventivo almeno in corso d'opera.

Un tempo c'erano gli Ispettori onorari e/o i semplici appassionati locali (magari riuniti sotto qualche gruppo archeologico) che "monitoravano" cantieri, scavi, sbancamenti, ecc., con l'occhio "clinico" pronto a cogliere qualsiasi anomalia e, nel caso, solleciti a contattare le autorità competenti.

Mi domando che fine abbiano fatto (temo tuttavia di conoscere già la risposta...che non mi piace).

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Illyricum65
Certo che mi viene sempre la pelle d'oca quando sento parlare di sbancamenti, in luoghi ove le presenze archeologiche sono tutt'altro che marginali, che non siano direttamente posti sotto controllo archeologico, se non preventivo almeno in corso d'opera.

Un tempo c'erano gli Ispettori onorari e/o i semplici appassionati locali (magari riuniti sotto qualche gruppo archeologico) che "monitoravano" cantieri, scavi, sbancamenti, ecc., con l'occhio "clinico" pronto a cogliere qualsiasi anomalia e, nel caso, solleciti a contattare le autorità competenti.

- da quello che mi dice gente che lavora in Sovrintendenza, spesso non hanno nemmeno soldi per pagare la benzina per le missioni...

- c'erano una volta gli Ispettori Onorari ma poi sono stati ridotti (al momento attuale non so quanti ce ne siano in Regione...) e gli appassionati locali spesso sono "tollerati" e non utilizzati come risorsa...

D'altra parte poco fa sono stato ad Aquileia dopo anni di assenza e si nota che soldi non ce ne sono nemmeno per l'ordinaria manutenzione: i resti sono alquanto abbandonati a se stessi (es: la strada romana piena di erbacce infestanti, i resti delle case romane recintati con nastro in plastica bianco e rossa ed inibiti alla visita,etc...). Unico miglioramento il Museo che è stato ammodernato e non è male.

Altra novità, almeno per me: la presenza di un parcheggio a pagamento vicino alla Basilica...

Ciao

Illyricum

:(

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chievolan

Sarebbe veramente bellissimo se venisse attestato con certezza un insediamento etrusco in Friuli. Speriamo.

I lavori che vengono effettuati sono tanti, è difficile seguirli tutti e di continuo, e chissà quante volte chi fa i lavori quando trova qualcosa tace e "copre tutto" per non aver "rogne".

Per quanto riguarda l'aiuto che gli appassionati locali ...... sarebbero certo utilissimi, ma si sa che vengono guardati con "poca simpatia" dalle Soprintendenze.

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Flavio

Approfitto di questo topic, scusandomi da subito con l'autore ed in attesa di nuove sull'argomento etruschi-Aquileia, visto che comunque attinente questa stupenda cittadina e sito archeologico.

Una delle tante "piccole ma grandi" scoperte che continuano ad avvenire in questa località.

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Ministero/UfficioStampa/News/visualizza_asset.html_10297947.html

Un tipo di sepoltura particolare, che conferma come Aquileia, splendida metropoli imperiale, fu un vero e proprio "crocevia di genti".

Modificato da Flavio

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Illyricum65

Interessante scoperta Flavio, delle quale gli organi stampa regionali non hanno dato traccia.

D'altro canto gli stessi non hanno dato alcuna evidenza all'identificazione da parte di un gruppo di geografi italiani impegnati nella tracciatura della Via Annia, della pianta della città di Altinum, quando la notizia è stata riportata da Sole 24 ore, Times, National Geographic News, BBC News, Los Angeles Times, Der Spiegel, El Pais ed una lista pressochè infinita di riviste e internazionali.

Un link a caso, quello del National Geographic:

http://news.nationalgeographic.com/news/2009/07/090730-venice-buried-city-altinum.html

Il Piccolo di Trieste d'altra parte ha riportato la scoperta di un mosaico romano attribuito ad una domus, salvo correggere il giorno seguente il tiro e rivelare che si trattava di un mosaico di un negozio del 1800. (sic!)

Tornando al discorso di Altinum... gli scopritori non sanno se la ricerca sulla città continuerà perchè ...non ci sono fondi (a ridaje!!)

Per quanto riguarda il discorso etruschi ho letto il libro, dal quale si evince, per coloro che non l'hanno acquistato, che:

- il sospetto dell'autrice è che i reperti vengano da una zona dove si è compiuto uno scavo della riva del fiume Corno. Detto scavo non è stato visionato da alcun dipendente della Sovrintendenza.

- nel testo si descrivono due piedi di terracotta facenti parte, come ipotesi, ad un sarcofago di tipo etrusco (quelli classici con il coperchio in terracotta raffigurante un uomo ed una donna distesi come di consueto nella tipologia) rinvenuto "parecchi anni fa in occasione di altri lavori di dragaggio nella zona del Corno.".

- il rinvenimento in un fosso a grande profondità di "due coppette una dentro l'altra, non combacianti e nemmeno della stessa forma; esse sono sopradipinte da strani segni bianchi, che potrebbero essere lettere."

L'ipotesi è che l'insediamento sia databile alla fine VII° secolo-fine VI°secolo a.C., poi soggetto ad una prima alluvione, susseguente ripresa dell'attività, nuovo episodio alluvionale e quindi abbandono del sito.

Che dire? L'ipotesi è allettante, il rinvenimento di materiali in situ (sarcofago e coppette) in quanto riportati da una studiosa di provata esperienza non dovrebbero esser messi in dubbio in via preventiva. Certo che l'effettuazione di qualche sondaggio esplorativo (almeno a livello di carotaggi) potrebbe chiarire la situazione. Ma se tanto mi da tanto la fine sarà sempre quella scritta una ventina di righe sopra:

...non ci sono fondi
(a ri - ridaje!!)

Ciao

Illyricum

;)

Modificato da Illyricum65

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Flavio

Approfitto di questo topic, scusandomi da subito con l'autore ed in attesa di nuove sull'argomento etruschi-Aquileia, visto che comunque attinente questa stupenda cittadina e sito archeologico.

Una delle tante "piccole ma grandi" scoperte che continuano ad avvenire in questa località.

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Ministero/UfficioStampa/News/visualizza_asset.html_10297947.html

Un tipo di sepoltura particolare, che conferma come Aquileia, splendida metropoli imperiale, fu un vero e proprio "crocevia di genti".

Mi quoto da solo :D .

Il ritrovamento del particolare oggetto archeologico costituito dalla cassa plumbea, mi ha riportato alla memoria la questione delle presunte spoglie dell'evangelista Luca conservate presso la basilica di Santa Giustina in Padova, più prosaicamente da attribuirsi ad un inumato, per l'appunto in cassa di piombo, di origine siriana, ulteriore conferma della già certa nutrita presenza di orientali, in epoca romana, nell'area veneta e friuliana.

La questione fu oggetto di un bel libro di Girolamo Zampieri, edizioni l'Erma di Bretschneider, dal titolo :"La tomba di San Luca Evangelista. La cassa di piombo e l'area funeraria della basilica di Santa Giustina in Padova".

Nel testo è compreso un ricco elenco dei ritrovamenti di sarcofagi in piombo, di chiara matrice orientale, diffusi nell'Itala settentrionale e particolarmente nell'area veneta e friulana (un congruo numero rinvenuto nell'agro aquileiese).

Insomma, ribadisco, quello di Aquileia è l'ennesimo "piccolo ma grande" ritrovamento, ricco di significato storico.

Ringrazio infine Illyricum65 per il prezioso aggiornamento sulla questione etrusca :) .

Concordo sul fatto che i materiali rinvenuti ed il prestigio della studiosa che li evidenzia dovrebbero assolutamente evitare qualsiasi archiviazione d'ipotesi prematura.

Certo che se ...."non ci sono i fondi"... siamo a posto, come sempre :( :(.

Modificato da Flavio

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Flavio

Stimolato dall'argomento etrusco-aquileiese introdotto dall'amico Illyricum65, sono andato a rileggermi l'articolo di Serena Vitri : "contributi alla ricostruzione della topografia di Aquileia preromana", apparso sul numero LIX del 2004 degli annuali atti della settimana di studi aquileiesi per il Centro di Antichità Alto Adriatiche.

Nel testo, rammentando i ritrovamenti in area aquileiese di bronzetti etrusco-italici e la particolare diffusione di questi in area transalpino-danubiana nel III-IV e soprattutto V secolo a.C., l'Autrice ipotizza per il centro preromano della futura Aquileia un "ruolo di mercato ed un centro di scambi tra l'area italico-adriatica e quella nordbalcanica ed alpina".

Mi pare che si sposerebbe bene con l'ipotesi della Dott.ssa Bertacchi, o no ?

Modificato da Flavio

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Illyricum65
Il ritrovamento del particolare oggetto archeologico costituito dalla cassa plumbea, mi ha riportato alla memoria la questione delle presunte spoglie dell'evangelista Luca conservate presso la basilica di Santa Giustina in Padova, più prosaicamente da attribuirsi ad un inumato, per l'appunto in cassa di piombo, di origine siriana, ulteriore conferma della già certa nutrita presenza di orientali, in epoca romana, nell'area veneta e friuliana.

La questione fu oggetto di un bel libro di Girolamo Zampieri, edizioni l'Erma di Bretschneider, dal titolo :"La tomba di San Luca Evangelista. La cassa di piombo e l'area funeraria della basilica di Santa Giustina in Padova".

Nel testo è compreso un ricco elenco dei ritrovamenti di sarcofagi in piombo, di chiara matrice orientale, diffusi nell'Itala settentrionale e particolarmente nell'area veneta e friulana (un congruo numero rinvenuto nell'agro aquileiese).

Bravo Flavio, complimenti per la memoria! Io non avevo mai sentito parlare di sarcofaghi in piombo e francamente mi incuriosiva l'utilizzo di questo tipo di sepoltura. <_<

...E questo si riallaccia al discorso sui traffici marittimi di Aquileia con il Medio Oriente, funzione che in seguito sarà svolta da Venezia. Senza dimenticare i traffici via terra di Aquileia con l'entroterra e con l'Europa Centrale e del Nord (vedi la cosiddetta Via dell'Ambra - attiva già nella protostoria - guarda caso la utilizzavano anche gli Etruschi per confezionare le loro fibule composite... ed Aquileia si specializzerà nella lavorazione di questa resina fossile e ne diventerà la massima esportatrice in ambito mediterraneo :blink: )

Ciao e grazie dell'informazione

Illyricum

:)

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Flavio

Ciao e grazie dell'informazione

Illyricum

:)

Prego :) .

In particolare, visto che hai evidenziato la riga relativa alla citazione dei ritrovamenti in area aquileiese, cito dal testo dello Zampieri :

"la notizia del rinvenimento nell'area Cassis di cinque casse plumbee in alcune nicchie simili ai colombari delle catacombe di Roma";

"un sesto esemplare in località nota come Casa della Madonna";

"un settimo esemplare nella frazione di Belvedere";

"un ottavo esemplare nell'area necropolare" della Beligna".

L'ultimo ritrovamento di cui sopra è il più recente (1992-1993) ed è anche quello che più si avvicina al recente ritrovamento, poichè probabile rivestimento interno di una cassa di legno

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