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dabbene

Friuli Venezia Giulia DENARO DI TRIESTE

Risposte migliori

dabbene
Supporter

Per la serie per palati fini,ecco un denaro di Trieste di Arlongo dè Visgoni-1260-1282,con D/ARLON GVS .EP-R/+CIVITAS TERGESTVUM ,con il Vescovo seduto e luna crescente con stella a 6 raggi;

mi direte è sbrecciata,ma questo non inficia la visione da ambo i lati della moneta,anzi questo mi ha permesso tempo fa l'acquisto;è una di quelle monete che ti fa avvicinare alla numismatica secondo me,ma quello che volevo chiedervi è visti i collegamenti e le similitudini tra le monetazioni di Aquileia e Trieste,quali differenze riscontrate tra il Patriarca e il Vescovo?Sembrano molto simili le due raffigurazioni,ma mi sembrano diversi sia la veste,pastorale e anche copricapo tra i due.

Inoltre un accenno alla raffigurazioni di tipo astrale del crescente lunare ,bellissimo, e la stella;in epoca classica il crescente lunare è un simbolo ricorrente,in epoca romana è accostato spesso alle figure femminili con valore simbolico di Aeternitas,in epoca medievale a volte ritorna ,in questo caso possiamo identificare per la figura del Vescovo la simbologia di Aeternitas romana,di buon auspicio per la sua vita?

post-18626-079276500 1288109748_thumb.jp

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chievolan

Ciao dabbene.

Concordo con te sul fatto che una moneta medioevale, se ha un conio privo di grossi difetti, poco consunta, ben leggibile nella legenda e nelle figure, possibilmente con gradevole patina, anche se presenta una frattura o una mancanza nel bordo come la tua, ... visto che per questo ha un prezzo più accessibile, sia una moneta da non disprezzare, anzi.

La figura del vescovo Arlongo (1254-1280) è molto simile. quasi identica alle monete del patriarca di Aquileia Gregorio (1251-1269), quelle coniate dopo il 1256, anno della sua consacrazione episcopale.

Il vescovo di Trieste ha il bastone pastorale mentre il patriarca ha il bastone con la croce, ma veste e mitra sono molto simili. Anche la postura di entrambi è uguale, con quel modo un po' particolare di disegnare le gambe piegate; dopo gregorio cambierà.

Sicuramente gli zecchieri erano gli stessi.

Anche le lettere delle legende ed altri particolari fanno pensare alla stessa mano. Ad esempio la stella sopra il crescente lunare è molto simile alle quattro stelle cheaccantonano la croce nel denaro di Gregorio

con croce (Bern. 21).

Così sono simili il libro e la mano che lo regge.

Per quanto riguarda la simbologia del crescente lunare, potremmo ".... vedere nella luna, che prende luce dal sole, figura di Cristo, unn'immagine della Chiesa pellegrina, con i suoi alti e bassi, attraverso le umane vicende, ma sempre rinnovantesi, nel riverbero della luce del sole di giustizia" (L. Bartoli : La chiave per la comprensione del simbolismo e dei segni del sacro. =Parole riferite a tuttaltro contesto, ma credo che come interpretazione possa andar bene=).

Un saluto.

((Scusate, .... correggo le date relative a Gregorio))

Modificato da chievolan

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chievolan

Dimenticavo ..........

L'immagine del crescente lunare compare anche in una moneta di Aquileia, il denaro di Ottobono (1302-1315) con aquila al dritto di Aquileia sullo scudo. Nel libro tenuto da patriarca vi è raffigurata appunto la mezzaluna.

(Nell'altro tipo di denaro di Ottobono, quello con aquila al rovescionascente sullo scudo con lo stemma del patriarca, sul libro vi è invece una stella).

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dabbene
Supporter

Grazie Chievolan come al solito,su questo tipo di monetazione so di avere un valido e prezioso interlocutore che riesce ad andare oltre la identificazione semplice della moneta.

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Arka

All'esauriente esposizione di Chievolan aggiungerei che è stato ipotizzato che, oltre agli zecchieri, sia la stessa anche la zecca. Questo perchè non solo perchè sono simili i conii di Arlongo e Gregorio, ma anche Givardo raffrontato con Volchero e Ulrico con Bertoldo.

Per quanto riguarda il crescente con la stella un'altra ipotesi è legata alle crociate. Trieste era uno dei porti dove si imbarcavano i crociati e i pellegrini che andavano in Terra Santa. Il crescente con la stella simboleggerebbe in tal caso l'oriente, che tuttora usa questa simbologia.

Modificato da Arka

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chievolan

All'esauriente esposizione di Chievolan aggiungerei che è stato ipotizzato che, oltre agli zecchieri, sia la stessa anche la zecca. Questo perchè non solo perchè sono simili i conii di Arlongo e Gregorio, ma anche Givardo raffrontato con Volchero e Ulrico con Bertoldo.

Certamente ci sono similitudini evidentissime tra le monete di Trieste e di Aquileia.

Una zecca non era difficile da allestire, e tutte le attrezzature erano facili da trasportare, per cui probabilmente gli zecchieri si spostavano per svolgere il proprio lavoro.

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chievolan

Per quanto riguarda il crescente con la stella un'altra ipotesi è legata alle crociate. Trieste era uno dei porti dove si imbarcavano i crociati e i pellegrini che andavano in Terra Santa. Il crescente con la stella simboleggerebbe in tal caso l'oriente, che tuttora usa questa simbologia.

Anche Bernardi in "Il Duecento a Trieste. Le monete", a proposito del crescente lunare dice .... "Un simbolo enigmatico, questo del crescente lunare: ricorda la mezza luna islamica eforse nasce proprio dall'ambizione di espandere i commerci triestini verso Oriente."

Il fatto è la mezzaluna è diventata propriamente un simbolo dell'Islam solo dopo la conquista di Costantinopoli nel 1453. Gli Ottomani la adottarono e combatterono da lì in poi sotto quell'insegna.

Era una immagine frequente in Bisanzio, molto rappresentata nella città. Certamente era comunque una immagine comune nell'area mediorientale, ma prima della conquista di Costantinopli non era rappresentativa di Turchi e Ottomani.

L'ipotesi del desiderio di Trieste di espandere i commerci verso Oriente resta comunque valida se invece di pensare all'Oriente islamico pensiamo a Costantinopoli.

Però a quel tempo Trieste era una città di meno di 5000 abitanti, le sue monete, assieme a quelle di Aquileia erano ben accette, ma non credo potesse avere grandi ambizioni commerciali.

No, ...io penso che il significato della mezzaluna vada comunque cercato nella simbologia cristiana.

O magari non c'è neppure da pensare a chissà che significato, ... pensiamo ad esmpio che in un'altra moneta di Arlongo vi è una grande stella ed in un'altra una rosa ad otto petali, che probabilmente non hanno un significato criptico.

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Arka

Infatti parlavo di Oriente non di Islam... La grandezza della città non ha un significato. Era un porto e questo basta. C'è da considerare un'altro fatto. Questa tipologia è la più comune di Trieste e quindi coniata probabilmente in un momento particolarmente felice dal punto di vista economico. E la simbologia ''orientale'' può in tal contesto essere frutto di una scelta precisa per soddisfare il gusto degli orientali o delle persone che si recavano in quelle terre.

Per quanto riguarda una zecca comune c'è anche da considerare il ripostiglio delle monete di Volchero e di Givardo descritto da Saccocci in RIN. Erano centinaia e tutte in ottima conservazione come se fossero appena uscite dalla zecca... Da una stessa zecca, altrimenti, a mio avviso, quelle di Trieste avrebbero dovuto essere più usurate.

Infine il denaro con la rosa riprende chiaramente il denaro coniato a Lienz dai Conti di Gorizia. I due petali in più servivano a evitare un'accusa di plagio.

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chievolan

Per quanto riguarda una zecca comune c'è anche da considerare il ripostiglio delle monete di Volchero e di Givardo descritto da Saccocci in RIN. Erano centinaia e tutte in ottima conservazione come se fossero appena uscite dalla zecca... Da una stessa zecca, altrimenti, a mio avviso, quelle di Trieste avrebbero dovuto essere più usurate.

Saccocci chiarisce certamente che le monete aquileiesi di Volchero e quelle di Givardo sono state fatte dagli stessi zecchieri, con la stessa tecnica, utilizzando gli stessi punzoni. Ma concordo con Bernardi quando commentando questa possibilità afferma che "Tuttavia non credo che i vescovi triestini, tanto gelosi dei loro privilegi, abbiano rinunciato alla zecca e certamente i pochi ferri necessari alla coniazione che, ricordano i documenti, si potevano chiudere tutti in una cassa, si potevano trasportare più agevolmente e sicuramente che ingenti masse di argento o di monete da Aquileia a Trieste ogni volta che si doveva provvedere ad una coniazione".

E poi, se qualcuno ha portato da Trieste ad Aquileia un sacchetto con una quarantina di denari triestini freschi di zecca, che poi sono finiti in quel tesoretto, perchè mai sarebbero dovuti essere più usurati? ;)

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chievolan

Infine il denaro con la rosa riprende chiaramente il denaro coniato a Lienz dai Conti di Gorizia. I due petali in più servivano a evitare un'accusa di plagio.

Certamente.

Ricordiamo a chi conosce poco che queste zecche che i conti di Gorizia coniarono a Lienz, nel Tirolo Orientale, monete in cui era raffigurata la "rosa di Lienz"; questa immagine appare anche in monete coniate a Gorizia. La rosa nel denaro triestino di Arlongo li richiama certamente, ma sono così diversi nel dritto che non credo volesse essere una imitazione ne temere l'accusa di plagio.

In ogni caso vediamo che al di là di tutti i motivi, che i denari di Aquileia, Trieste, Gorizia, Lubiana, e anche di qualche altra zecca, tendevano tutti ad assomigliare, così da essere usati senza particolari problemi, ed infatti nei ripostigli solitamente li troviamo assieme.

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Arka

Per quanto riguarda il ripostiglio ribadisco che mi sembra strana l'ipotesi che un commerciante o un feudatario prima vada a Trieste dove riceve un sacchetto di monete fior di conio e poi si reca ad Aquileia dove riceve un'altro sacchetto di monete fior di conio e infine le nasconde insieme per la gioia dei numismatici del XX secolo... Per carità tutto è possibile, ma mi sembra più probabile che le monete provengano dallo stesso luogo. Inoltre Trieste è sotto la protezione del Patriarcato, quindi non mi sembrerebbe strano che le monete fossero coniate nella zecca patriarcale.

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chievolan

Per quanto riguarda il ripostiglio ribadisco che mi sembra strana l'ipotesi che un commerciante o un feudatario prima vada a Trieste dove riceve un sacchetto di monete fior di conio e poi si reca ad Aquileia dove riceve un'altro sacchetto di monete fior di conio e infine le nasconde insieme per la gioia dei numismatici del XX secolo... Per carità tutto è possibile, ma mi sembra più probabile che le monete provengano dallo stesso luogo. Inoltre Trieste è sotto la protezione del Patriarcato, quindi non mi sembrerebbe strano che le monete fossero coniate nella zecca patriarcale.

Beh, in quel ripostiglio c'erano anche monete di Venezia, e quelle non erano state coniate ad Aquileia.

E per quanto riguarda il fior di conio.... le monete lo rimanevano per un poò direi......

non erano mica fondo specchio :) .

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chievolan

Per tornare all'immagine della mezzaluna e della stella, ho visto in giro la foto di questa moneta ungherese, di Bela IV (1235-1270), coevo più o meno di Arlongo (1254-1280).

La tipologia e differente e certo le due monete non si confondevano fra loro, ma è interessante vedere come la simbologia sia la stessa.

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Arka

Indubbiamente la tipologia è la stessa e immagino anche il significato, che, probabilmente, ai contemporanei doveva essere ben chiaro... Il regno di Ungheria si estendeva fino all'Adriatico e le sue monete influenzavano e venivano influenzate da quelle dei vicini (vedi anche la discussione sulla testa di moro o saraceno).

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