DE GREGE EPICURI Il trofeo consiste nelle spoglie dell'animale catturato o del nemico sconfitto e ucciso, ed è un elemento importante nella storia antica, e non solo. La sua evoluzione mostra la trasformazione dell'aggressività da forme di lotta e trionfo più cruente, ad altre meno sanguinose. Nella modernità invece si può presentare come targa, coppa o altro premio, specie nelle competizioni sportive. PERIODO ARCAICO E SUOI RESIDUI Non vi sono molti dubbi che, nel periodo più antico, all'uccisione del nemico seguisse l'esibizione del suo corpo, o di parti di esso, oltre che delle armi. Insomma, qualcosa di molto simile alle pelli d'orso o di tigre sul pavimento dei saloni, o delle corna di cervo appese alle pareti: -Nel mondo celtico, le teste dei nemici uccisi erano appese alle groppe del cavallo e poi conservate a lungo nella casa del vincitore (a volte sotto olio o sale!) Esse compaiono anche su molte monete. -Nell'Amazzonia (tribù Jivaro e altre) le teste dei nemici venivano essiccate e disidratate, rimpicciolite e conservate. - Gli "scalpi" dei nemici erano trofei molto comuni fra i nativi dell'America del Nord. -Sia fra i Celti che successivamente, e in molte parti del mondo, le teste dei nemici spiccate dal corpo venivano infilate su pali all'ingresso dei villaggi. L'uso è continuato anche in Europa, e non solo nell'antichità, per i briganti uccisi, con recrudescenze durante moti rivoluzionari, ribellioni, repressioni, anche nel XIX secolo. Esistono fotografie scattate negli anni '30 in Cina durante le guerre civili e cino-giapponesi, con teste di "ladroni" (leggi: nemici) alle porte dei villaggi. -La tradizione vuole che l'imperatore Valeriano 1°, catturato dai Parti, abbia passato gli ultimi anni in cattività; si dice anche che, dopo la morte, sia stato "impagliato" come una volpe o uno scoiattolo, e tenuto così presso la Corte, che voleva ricordare il successo sui romani. -Già nell'antichità si affrontò la questione della sepoltura dei cadaveri dei nemici, o piuttosto della loro "esposizione alle belve". Restano memorabili le suppliche di Priamo ad Achille per riavere il corpo di Ettore, e la "Antigone" di Sofocle sulla sepoltura di Polinice. La sepoltura è dovere di pietà voluto dagli dei, mentre il contrario è punito come "nefas" (Creonte).