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JunoMoneta

Le prime medaglie "galvanoplastiche"

Risposte migliori

JunoMoneta

Salve a tutti.

Mi sono imbattuto di recente in una suggestiva serie di articoli pubblicati su diversi numeri de "Il Lucifero", settimanale di attualità varia della Napoli borbonica, uscito dai torchi dello stabilimento poligrafico Cirelli, lo stesso che pubblicava il più noto "Poliorama Pittoresco".

Gli articoli, tutti del 1840, sono incentrati sulle applicazioni della galvanoplastica, un procedimento elettrolitico che da poco era stato perfezionato dal fisico prussiano Mortiz Hermann von Jacobi. Procedimento che consentiva di ricoprire per elettrodeposizione oggetti non conduttori con uno strato di rame, e quindi di ottenerne un calco metallico perfetto. Nel numero 19 (mercoledì 17 giugno 1840) il direttore Filippo Cirielli dà l'annuncio del primo esperimento pratico eseguito a Napoli. L’oggetto riprodotto è una medaglia emessa per l’avvento al trono di Ferdinando II (suppongo si tratti della splendida medaglia di Catenacci e Laudicina del 1830)

IMG_0001-19.jpg

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JunoMoneta

Nel numero 24 (mercoledì 22 luglio 1840), in un lungo articolo, si dà contezza di tutte le fasi dell’esperimento, eseguito il 22 maggio dal professor Bonaventura Bandieri secondo due metodologie distinte perfezionate dal Dottor Politi del Museo Granducale di Firenze. Nell’articolo, preceduto al numero 23 da una tavola che ne illustra i componenti, si parla al plurale di “medaglie”, benché forse non ci si riferisca all’uso di diverse matrici, ma alla produzione di più medaglie galvanoplastiche a partire da uno stesso “conio” lavorato in gesso, in mancanza di un conio di piombo. Di seguito viene descritto un altro procedimento, quello del prof.Marianini, precedentemente sperimentato su alcune medaglie di Francesco I d’Asburgo e Vittorio Emanuele I di Savoia. Riporto il lungo articolo in pdf, sperando di fare cosa gradita:

http://pdfcast.org/pdf/lucifero1840-n24

Non sapevo di medaglie borboniche prodotte per galvanoplastica. Mi chiedo se gli esemplari ottenuti in quei primi esperimenti siano conservati da qualche parte, ad esempio nel gabinetto di fisica della Federico II o altrove…ci sono altre testimonianze di usi più estesi di questo procedimento negli anni seguenti? La lettura dei numerosi articoli mi ha messo la curiosità di vedere il frutto di questi esperimenti.

Modificato da incuso

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francesco77

Caro juno, ho avuto la fortuna di avere ascoltato ad una spiegazione dettagliatissima sulla tecnica della galvanoplastica. Magari prossimamente ti posto qualche immagine per farti rendere conto. Ci sarebbero da scrivere un centinaio di pagine su questa procedura. Ne parleremo domani sera, a presto. Francesco

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JunoMoneta

Grazie Francesco. Avevo visto alcune medaglie realizzate con questa tecnica grossomodo a metà ottocento, ma non sapevo che uno dei primi esperimenti avesse avuto luogo nella spumeggiante Napoli delle ferrovie e dell'illuminazione a gas. Tantomeno che questo avesse avuto per oggetto una medaglia di Ferdinando II. Attendo la tua risposta ;)

A quanto vedo il tentativo di inserire il pdf contenente l'articolo completo è stato un fallimento. Nessuno sa come caricarli da un sito di hosting su questo forum?

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magicoin

Mi piacerebbe saperne di più...

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francesco77

Opus: Luigi Arnaud

Medaglia 1852 Galvano grammi 946,4 Ø 147 mm. Coniata a Napoli. Per l'inaugurazione del telegrafo elettrico.

Al dr./ FERDINANDO II.RE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE P.F.A. Testa del Re a sinistra; in basso, L.ARNAUD FECE

Al rov./ AL SIRE PROVVIDENTISSIMO / PERCHE' LA MEMORIA / DEL TELEGRAFO ELETTRICO / IL XXXI LUGLIO MDCCCLII / IN NAPOLI INAUGURATO / AI POSTERI / L'ETTRICITA' ISTESSA / IN QUESTO METALLO / TRAMANDI entro rami di quercia e di alloro annodati in basso con nastro; sotto, nel giro, LUIGI ARNAUD FECE.

(Ricciardi 200. D'Auria 237).

In astuccio d'epoca in legno rivestito internamente in velluto blu e in pelle con le armi dei Borbone di Napoli.

L'ELETTRICITA' ISTESSA IN QUESTO METALLO TRAMANDI

Esiste anche il galvano per la moglie Maria Teresa ed il galvano del 1850 per Gaeta.

p1010018od.jpg

Uploaded with ImageShack.us

post-8333-0-52103100-1297187668_thumb.jp

Modificato da francesco77
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francesco77

Per quanto concerne la procedura tecnica galvanica debbo purtroppo dirvi che è impossibile spiegarla brevemente, bisognerebbe illustrare dal vivo le varie fasi dell'elettrodeposizione a titolo di esempio e di come avvenivano le rifiniture. Se mi fate qualche domanda magari posso rispondere ma spiegarla così non saprei da dove iniziare, diciamo che tale procedura era abbastanza complessa ma indispensabile per la produzione di medaglie di un così grande diametro. Questa illustrata commemora un primato per il Regno delle Due Sicilie ed è 15 cm di diametro, i rilievi sono altissimi, non esistevano conii in grado di creare simili mostri con un solo colpo.
L'unica cosa era la fusione ma la galvanoplastica dava l'effetto di una coniazione e a Napoli c'erano dei veri maestri. In ogni caso si tratta di medaglie di grande pregio e che venivano create solo in particolari occasioni.

Esiste anche una placchetta in galvano protagonista di un recente studio che, secondo un'analisi evolutiva dell'effigie, sarebbe databile intorno al 1836-1837. http://www.ilportaledelsud.org/prime_medaglie.htm ........... Ma non finisce qui.

Modificato da francesco77
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JunoMoneta

Spettacolare!!!! :o :o :o

Ho letto che per riprodurre piccole medaglie di 5-6 grammi era necessaria una sessione di 24 ore di elettrolisi continua...mi chiedo quanto tempo abbia impiegato a formarsi il medaglione che ci hai generosamente mostrato!

Comunque nell'articolo che ho messo in pdf una spiegazione del metodo seguito in quel primo rudimentale esperimento viene fornita. Il problema è che l'ho caricato on-line, ma non riesco a farlo uscire dal suo "isolamento". Nessuno mi può spiegare il procedimento per inserire un pdf o mi fornisce una mail in PM in modo da postarlo in mia vece?

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francesco77

Le due lastre di rame venivano saldate con una ghiera e riempite con un materiale tipo "plastico", la riempitura affluiva liquida attraverso un forellino nella ghiera laterale. Nella foto è visibile!
Uno studioso una volta aprì la medaglia in due per rifare una piccola saldatura e vide che c'era anche dell'altro nella sagoma interna. wink.gif

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incuso
Supporter

Ho modificato il link nel primo messaggio. Era sbagliata solo la sintassi.

Il file PDF è -forse- direttamente accessibile da:

http://f.pdfcast.org/d/lucifero1840-n24.pdf

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JunoMoneta

Ho modificato il link nel primo messaggio. Era sbagliata solo la sintassi.

Il file PDF è -forse- direttamente accessibile da:

http://f.pdfcast.org/d/lucifero1840-n24.pdf

Mille grazie Incuso! ;)

Sì, si riesce a scaricare tutto...c'è anche una tavola finale che illustra la strumentazione.

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JunoMoneta

Le due lastre di rame venivano saldate con una ghiera e riempite con un materiale tipo "pece", la riempitura affluiva liquida attraverso un forellino nella ghiera laterale. Nella foto è visibile!

Uno studioso una volta aprì la medaglia in due per rifare una piccola saldatura e vide che c'era anche dell'altro nella sagoma interna. ;)

In effetti la maggior parte delle "medaglie galvanoplastiche" sono spesso dei semplici cliché uniface, sottili lamine di rame. Dell'esperimento riportato sul Lucifero non si capisce bene se il prodotto finale riproduca ambedue le facce della medaglia del 1830, però parla chiaramente di un considerevole spessore raggiunto dal deposito di rame dopo 12 ore. Altro discorso per i primi esperimenti del Marianini del 1825, in cui si ricopriva una medaglia d'oro o d'argento con una sottile lamina di rame.

Tuttavia i primi esperimenti di von Jacobi rivolti alla riproduzione di oggetti artistici (bassorilievi e medaglie) iniziano solo nel 1837. Ne parla un successivo articolo dello stesso giornale. Se la datazione presuntiva delle altre medaglie di cui ci hai parlato è corretta, allora gli italiani avrebbero preceduto il fisico prussiano in questa applicazione!

Modificato da JunoMoneta

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francesco77

Le due lastre di rame venivano saldate con una ghiera e riempite con un materiale tipo "pece", la riempitura affluiva liquida attraverso un forellino nella ghiera laterale. Nella foto è visibile!

Uno studioso una volta aprì la medaglia in due per rifare una piccola saldatura e vide che c'era anche dell'altro nella sagoma interna. ;)

In effetti la maggior parte delle "medaglie galvanoplastiche" sono spesso dei semplici cliché uniface, sottili lamine di rame. Dell'esperimento riportato sul Lucifero non si capisce bene se il prodotto finale riproduca ambedue le facce della medaglia del 1830, però parla chiaramente di un considerevole spessore raggiunto dal deposito di rame dopo 12 ore. Altro discorso per i primi esperimenti del Marianini del 1825, in cui si ricopriva una medaglia d'oro o d'argento con una sottile lamina di rame.

Tuttavia i primi esperimenti di von Jacobi rivolti alla riproduzione di oggetti artistici (bassorilievi e medaglie) iniziano solo nel 1837. Ne parla un successivo articolo dello stesso giornale. Se la datazione presuntiva delle altre medaglie di cui ci hai parlato è corretta, allora gli italiani avrebbero preceduto il fisico prussiano in questa applicazione!

Esistono anche rarissimi casi di medaglie complete prodotte per elettrodeposizione.

Comunque la placchetta dorata galvanica protagonista dello studio del IV quaderno di studi risale agli anni 1836-1837 (stando all'evoluzione dell'effigie).

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Tm_NPZ

Interessantissimo! Non conoscevo questa tecnica ma, avendo qualche piccola conoscenza in ambito di elettronica, più o meno l'ho capita! :D

Unico dubbio: se ho capito bene, le medaglie create con questa tecnica erano appunto formate da due lastre di rame poi saldate assieme, e all'interno c'era un altro materiale. Quindi, non sono 100% rame?

Modificato da Tm_NPZ

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francesco77

Interessantissimo! Non conoscevo questa tecnica ma, avendo qualche piccola conoscenza in ambito di elettronica, più o meno l'ho capita! :D

Unico dubbio: se ho capito bene, le medaglie create con questa tecnica erano appunto formate da due lastre di rame poi saldate assieme, e all'interno c'era un altro materiale. Quindi, non sono 100% rame?

Ciao e grazie per il tuo intervento. Hai capito perfettamente, venivano create due lastre (non troppo sottili) e saldate con un cerchio che faceva da bordo, all'interno poi c'era altro materiale. Sono dei veri capolavori, questa tecnica era necessaria perchè non esistevano all'epoca bilancieri in grado di battere tondelli di quelle dimensioni. O meglio, i macchinari esistevano ma per imprimere un'impronta di quello spessore era necessaria una pressione talmente forte che prima o poi avrebbe compromesso la tempera dei conii.

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Tm_NPZ

Interessantissimo! Non conoscevo questa tecnica ma, avendo qualche piccola conoscenza in ambito di elettronica, più o meno l'ho capita! :D

Unico dubbio: se ho capito bene, le medaglie create con questa tecnica erano appunto formate da due lastre di rame poi saldate assieme, e all'interno c'era un altro materiale. Quindi, non sono 100% rame?

Ciao e grazie per il tuo intervento. Hai capito perfettamente, venivano create due lastre (non troppo sottili) e saldate con un cerchio che faceva da bordo, all'interno poi c'era altro materiale. Sono dei veri capolavori, questa tecnica era necessaria perchè non esistevano all'epoca bilancieri in grado di battere tondelli di quelle dimensioni. O meglio, i macchinari esistevano ma per imprimere un'impronta di quello spessore era necessaria una pressione talmente forte che prima o poi avrebbe compromesso la tempera dei conii.

Interessante anche il fatto dello studioso che ne ha aperta una... quindi ha notato la "pece" :P

La medaglia da te postata è impressionante (in senso positivo!) ha una qualità fuori dal comune e vedere un oggetto così "classico" che parla di elettricità fa ben comprendere l'epoca lontana da noi ma comunque ricca di innovazioni, dove antico e moderno in un certo senso stavano convivendo. :)

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francesco77

Interessantissimo! Non conoscevo questa tecnica ma, avendo qualche piccola conoscenza in ambito di elettronica, più o meno l'ho capita! :D

Unico dubbio: se ho capito bene, le medaglie create con questa tecnica erano appunto formate da due lastre di rame poi saldate assieme, e all'interno c'era un altro materiale. Quindi, non sono 100% rame?

Ciao e grazie per il tuo intervento. Hai capito perfettamente, venivano create due lastre (non troppo sottili) e saldate con un cerchio che faceva da bordo, all'interno poi c'era altro materiale. Sono dei veri capolavori, questa tecnica era necessaria perchè non esistevano all'epoca bilancieri in grado di battere tondelli di quelle dimensioni. O meglio, i macchinari esistevano ma per imprimere un'impronta di quello spessore era necessaria una pressione talmente forte che prima o poi avrebbe compromesso la tempera dei conii.

Interessante anche il fatto dello studioso che ne ha aperta una... quindi ha notato la "pece" :P

La medaglia da te postata è impressionante (in senso positivo!) ha una qualità fuori dal comune e vedere un oggetto così "classico" che parla di elettricità fa ben comprendere l'epoca lontana da noi ma comunque ricca di innovazioni, dove antico e moderno in un certo senso stavano convivendo. :)

;)

E' la prima volta che viene presentata in internet un'immagine di questa medaglia completa di astuccio.

In effetti all'epoca prima di chiudere la medaglia si spalmava la superficie interna con della pece liquida bollente per una maggiore aderenza del materiale che va a riempire l'interno.

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francesco77

Una discussione molto interessante, consiglio a tutti gli amici che ci leggono di dare un'occhiata ai documenti postati all'inizio dall'utente @@JunoMoneta :good:

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sforza

Molto interessante! Ancora una volta dimostra come, anche nella medaglistica, il periodo borbonico fosse all'avanguardia per ricerca e sperimentazione!

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francesco77

Nel numero 24 (mercoledì 22 luglio 1840), in un lungo articolo, si dà contezza di tutte le fasi dell’esperimento, eseguito il 22 maggio dal professor Bonaventura Bandieri secondo due metodologie distinte perfezionate dal Dottor Politi del Museo Granducale di Firenze. Nell’articolo, preceduto al numero 23 da una tavola che ne illustra i componenti, si parla al plurale di “medaglie”, benché forse non ci si riferisca all’uso di diverse matrici, ma alla produzione di più medaglie galvanoplastiche a partire da uno stesso “conio” lavorato in gesso, in mancanza di un conio di piombo. Di seguito viene descritto un altro procedimento, quello del prof.Marianini, precedentemente sperimentato su alcune medaglie di Francesco I d’Asburgo e Vittorio Emanuele I di Savoia. Riporto il lungo articolo in pdf, sperando di fare cosa gradita:

http://pdfcast.org/pdf/lucifero1840-n24

Non sapevo di medaglie borboniche prodotte per galvanoplastica. Mi chiedo se gli esemplari ottenuti in quei primi esperimenti siano conservati da qualche parte, ad esempio nel gabinetto di fisica della Federico II o altrove…ci sono altre testimonianze di usi più estesi di questo procedimento negli anni seguenti? La lettura dei numerosi articoli mi ha messo la curiosità di vedere il frutto di questi esperimenti.

Una segnalazione che farà piacere agli amici della Campania: le due medaglie nei loro astucci originali in legno e cuoio sono esposte nel Museo civico risorgimentale di Santa Maria Capua Vetere (CE) in piazza Angiulli, http://www.museincampania.it/spip.php?page=musei_dettaglio&id_museo=64 praticamente a meno di 150 mt da casa mia. Ecco le foto.

post-8333-0-17390100-1386770843_thumb.jp

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francesco77

Altre foto

Segnalo inoltre che il suddetto museo dispone di una biblioteca comunale e circa quattro anni fà donai loro un volume Il Medagliere sulle medaglie del Regno delle Due Sicilie. Chiunque si troverà di passaggio da quelle parti e vorrà fermarsi qualche minuto potrà consultare questa splendida struttura.

post-8333-0-62251100-1386771003_thumb.jp

post-8333-0-11371400-1386771008_thumb.jp

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Littore

Veramente delle opere d'arte. Le medaglie borboniche non finiscono mai di stupirmi!

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francesco77

http://it.wikipedia.org/wiki/Campoli_Appennino

http://www.ciociariaturismo.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1105&Itemid=746

Ed ora un post che farà piacere ai nostri amici della provincia di Frosinone. A Campoli Appennino nacque nel 1796 Filippo Cirelli, inventore della galvanotipia, una tecnica simile utilizzata per le medaglie borboniche in oggetto, con la galvanotipia si produssero a Napoli lastre metalliche per uso tipografico, queste, a differenza del sistema di stampa con caratteri mobili, erano in una lastra unica con i caratteri e disegni in rilievo ed erano in grado di supportare elevate tirature.

Per quanto concerne poi alcune notizie sulle medaglie borboniche galvano-plastiche e la galvanotipia vi segnalo il Giornale delle scienze, pagina 96, quando al Sud si creava, inventava e produceva........ bei tempi! Buona lettura!

http://books.google.it/books?id=rdJIAAAAcAAJ&pg=PT357&dq=invenzioni+scoperte+galvano&hl=it&sa=X&ei=bnuoUvKtKqmCyQPU44GIBQ&ved=0CF0Q6AEwBw#v=onepage&q=invenzioni%20scoperte%20galvano&f=false

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Gaetano95

Una segnalazione che farà piacere agli amici della Campania: le due medaglie nei loro astucci originali in legno e cuoio sono esposte nel Museo civico risorgimentale di Santa Maria Capua Vetere (CE) in piazza Angiulli, http://www.museincampania.it/spip.php?page=musei_dettaglio&id_museo=64 praticamente a meno di 150 mt da casa mia. Ecco le foto.

Francè e tu mo me lo dici che ci stanno queste medaglie in esposizione? :D il museo risorgimentale sarebbe all'angiulli, giusto?

Veramente interessante questa discussione, non avevo la minima idea dell'esistenza di questa tecnica

Gaetano

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