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Illyricum65

ROVESCI IMPERIALI "AVIARI" - una ricerca semiseria

37 risposte in questa discussione

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Ciao,

l’idea per questa ricerca mi è venuta qualche giorno fa. In una zona semi-periferica di una città di mare come quella dove risiedo io, capita talvolta di udire il verso degli uccelli, in condizioni di traffico veicolare limitato. Quelli più comuni erano, fino a qualche anno fa, i versi dei gabbiani (i “cocai”,in vernacolo) ma da qualche anno si sentono più comunemente quelli delle cornacchie, introdotte per limitare le nascite dei primi, ormai urbanizzati e in incontrollato “boom demografico”.

Pensando al passato, ho rivisto mentalmente la realtà portuale di 100 anni fa, e poi mi son chiesto se restasse qualche testimonianza “ornitologica” nella mia zona riferibile all’epoca romana.

L’unica che mi è venuta a mente è la presenza di una stele ritrovata a Elleri, sopra Muggia, cittadina costiera a pochi chilometri da Trieste e sede di un abitato d’altura attivo fin dal Bronzo Medio.

http://www.benvenuti...id=15&Itemid=10

Nel 1995 fu rinvenuta una stele mitraica raffigurante l’uccisione del toro e un banchetto con un personaggio con testa di corvo. Segnalo che si tratta del secondo Mitreo nella provincia (l’altro è ipogeo) e che nel rituale avevano parte alcuni animali e personaggi che rappresentavano anche i sette gradi degli iniziati: il corvo (corax), un essere misterioso (gryphus), il soldato (miles), il leone (leo), il persiano (perses), il messaggero del sole (heliodromos) e infine il pater.

Per cui il corvo in questione è un adepta del mitraismo al livello “iniziale”.

Purtroppo non ho trovato documentazioni fotografiche.

Tra i Celti, il Corvo (Badb, Rocas) era trattato con rispetto. Il corvo era un auspicio di conflitto e di morte, associato alle divinità Macha, Badb, e Morrigan. La parola irlandese per il corvo è badb, che è anche il nome di una dea celtica della guerra. Il corvo era anche ritenuto abile, scaltro, e portatore di conoscenza. Insegna il valore dell’inganno quando questo è necessario. Insegna anche ad imparare dalle lezioni del passato, senza però aggrapparsi ad esso.

E qui permettetemi una divagazione personale ma pensando al corvo dispensatore di sapienza ho avuto un deja vu: nei fumetti Disney della metà anni ’60 Archimede indossava il cappello pensatore… con su i corvi!!!

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Il volo degli uccelli aveva rilevanza nella divinazione. L’auspicio era una delle principali funzioni del collegio degli auguri, sacerdoti pubblici, incaricati di stabilire il consenso o il dissenso divino per un’azione intrapresa dallo Stato o dai suoi rappresentanti.

Ma non ho trovato monete romane con iconografie connesse ai temi presentati sopra…

Quindi ho ripensato ad altre specie viarie che potessero esser rappresentate a livello numismatico. E, oltre alla civetta, simbolo di Minerva, ma già abbondantemente discussa in altre sezioni (quella sulla Repubblica, se non erro…) e al pavone, del quale ricordo una discussione di qualche tempo fa nella Sezione, mi son accorto di quanto sia comune, ma spesso trascurata, l’immagine dell’aquila, collegata alla più grande divinità del Pantheon : Giove/Iupiter.

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Il simbolismo dell’aquila

Il simbolismo dell’aquila ha un carattere “tradizionale” in senso superiore. Dettato da precise ragioni analogiche, è fra quelli che testimoniano un “invariante”, cioè un elemento costante e immutabile, in seno ai miti e ai simboli di tutte le civiltà di tipo tradizionale. Le particolari formulazioni che riceve questo tema costante son però naturalmente diverse a seconda delle razze. Qui diciamo subito che il simbolismo dell’aquila nella tradizione ha avuto un carattere spiccatamente “olimpico” ed eroico, cosa che ci proponiamo di chiarire nel presente scritto con un gruppo di riferimenti e di ravvicinamenti.

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Circa il carattere “olimpico” del simbolismo dell’aquila, esso risulta già direttamente dal fatto, che quest’animale fu sacro al Dio olimpico per eccellenza, a Zeus, il quale a sua volta non è che la particolare figurazione ario-ellenica (e poi, come Iupiter, ario-romana) della divinità della luce e della regalità venerata da tutti i rami della famiglia aria. A Zeus fu connesso a sua volta un altro simbolismo, quello della folgore, cosa che va ricordata, perché vedremo che per tal via esso va a completare non di rado il simbolismo stesso dell’aquila. Ricordiamo anche un altro punto: secondo l’antica visione aria del mondo, l’elemento “olimpico” si definisce soprattutto nella sua antitesi rispetto a quello titanico, tellurico ed anche prometeico. Ora, proprio con la folgore Zeus abbatte, nel mito, i titani.

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Macedonian Kingdom. Alexander III the Great. (336-323 BC). Silver tetradrachm (17.24 gm, 11:00). Memphis, under Ptolemy, ca. 321 BC. Head of young Heracles right in lion skin headdress / ΑΛΕΞΑΝΔΡΟΥ, Zeus enthroned left, supporting eagle on extended right hand and holding lotus scepter in left, rose in left field, moneyer's abbreviated name ΔΙ—O under diphros and between its rear leg and scepter. Price 3971. O.H. Zervos, "The Early Tetradrachms of Ptolemy I," ANSMN 13, Issue II (dated 325 BC). SNG Copenhagen 7-8.

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Secondo l’antica visione aria della vita, l’immortalità è qualcosa di privilegiato: non significa semplice sopravvivenza alla morte, ma partecipazione eroica e regale allo stato di coscienza che definisce la divinità olimpica. Fissiamo alcune corrispondenze. La veduta ora accennata circa l’immortalità è anche propria alla antica tradizione egizia. Solo una parte dell’essere umano è destinata ad una esistenza eterna celeste in stati di gloria – il cosidetto Ba. Ora, questa parte nei geroglifici egizi è raffigurata appunto come un’aquila o uno sparviero (per le condizioni di ambiente, lo sparviero qui è il surrogato dell’aquila, l’appoggio più prossimo offerto dal mondo fisico per esprimere la stessa idea).

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È sotto forma di sparviero, che nel rituale contenuto nel Libro dei Morti l’anima trasfigurata del morto incute spavento agli stessi dèi e può pronunciare queste parole superbe: “Io son sorto a similitudine di sparviero o di aquila divina ed Oro mi ha fatto partecipe secondo simiglianza dello spirito suo, a che prenda possesso di quel che nell’altro mondo corrisponde ad Osiride”. Questo retaggio superterreno corrisponde esattamente all’elemento olimpico. Infatti nel mito egizio Osiride è una figura divina che corrisponde allo stato primordiale “solare” dello spirito, il quale, dopo aver subito alterazione e corruzione (uccisione e dilaceramento di Osiride), viene restaurato da Oro. Il morto consegue l’insediamento immortalante partecipando della forza restauratrice di Oro, che riconduce ad Osiride, che provoca il “risorgere” o il “ricomporsi” di Osiride.

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A questo punto, è facile constatare corrispondenze molteplici di tradizioni e di simboli. Nel mito ellenico, si comprende, a tale stregua, che da “aquile”, esseri, come Ganimede, siano stati rapiti al trono di Zeus.

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TROAS, Ilium. Marcus Aurelius. AD 161-180. Æ “Sestertius” (35mm, 22.12 g, 1h). AVT KAI MA AVPHL ANTWNEINOC A, laureate, draped, and cuirassed bust right / ILIEWN, Ganymede, wearing chlamys and Phrygian cap, seated right on rock outcropping set on ground line, leaning back on right hand and extending left hand to large eagle standing left; behind eagle, low column surmounted by statue of Athena Ilios standing left. Bellinger T149; Von Fritze, Münzen 61; SNG von Aulock 7612 (same dies); cf. SNG Copenhagen 411. VF, blue-black patina, light roughness on obverse. Extremely rare and struck with dies of fine style.

Nella mitologia greca, l'aquila era sacra a Giove e lo avrebbe aiutato in modo risolutivo nella guerra da lui condotta contro il padre Saturno, mitico divoratore dei propri figli. Ma Saturno è anche Kronos, il Tempo che inesorabilmente distrugge e travolge uomini e cose; la vittoria di Giove, conseguita con l'aiuto determinante dell'aquila, conferisce dunque al sacro uccello una connotazione di immortalità che le consente di superare i limiti della categoria temporale e di svettare verso l'eterno.

Per mezzo di aquile, nell’antica tradizione persiana, il re Kei-Kaus tentò prometeicamente di innalzarsi al cielo. Nella tradizione indo-aria è l’aquila che porta ad Indra la mistica bevanda che lo costituirà a signore degli dèi. La tradizione classica qui aggiunge un particolare suggestivo: per essa, benché inesattamente, l’aquila valeva come l’unico animale che poteva fissare il sole senza abbassare gli occhi.

Ciò chiarisce la parte che l’aquila ha in alcune redazioni della leggenda prometeica. Prometeo vi appare non come colui che è veramente qualificato per far proprio il fuoco olimpico, ma come colui, che, restando di natura “titanica”, vuole usurparlo e farne cosa non più da “dèi”, ma da uomini. Per pena, nelle redazioni della leggenda cui alludiamo, il Prometeo incatenato ha il fegato continuamente divorato da un’aquila. L’aquila, animale sacro del Dio olimpico, associato alla folgore stessa che abbatte i titani, ci appare qui come una figurazione equivalente allo stesso fuoco, che Prometeo voleva far suo. Si tratta cioè di una specie di castigo immanente. Prometeo non ha la natura dell’aquila, che può fissare impunemente e “olimpicamente” la luce suprema.

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UNA PRIMA MONETA DOVE L’AQUILA, SIMBOLO DI GIOVE, CONSEGNA LO SCETTRO ALL’IMPERATORE (IN PRATICA UN’INVESTITURA)

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HADRIAN. 117-138 AD. Æ Sestertius (34mm, 24.39 gm, 6h). Struck 120-122 AD. IMP CAESAR TRAIANVS HADRI-ANVS AVG P M TR P COS III, laureate bust right, drapery on left shoulder / PROVID-ENTIA DEORVM, S C across field, Hadrian, standing facing, head left, holding mappa, right hand extended to receive sceptre from an eagle flying right. RIC II 589b; BMCRE 1203; Cohen 1207. Good VF, attractive pale green patina, light smoothing in reverse fields.

This fascinating reverse type is meant to emphasize the legitimacy of Hadrian's rule: Jupiter's symbol, the eagle, is bringing a sceptre to the emperor. The engraver of this die has succeeded in creating perspective with the small size, low relief, and placement of the eagle relative to the figure of Hadrian.

E QUALCHE MONETA CON IUPITER E L’AQUILA

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Septimius Severus. AD 193-211. Æ Sestertius (25.38 g, 6h). Rome mint. Struck AD 196. L • SEPT SEV PERT AVG IMP VIII, laureate and cuirassed bust right / P M TR P IIII COS II P P, S C across field, Jupiter, naked except for cloak on left shoulder, standing facing, head left, holding Victory in right hand and vertical scepter in left; at feet to left, eagle standing left, head right. RIC IV 722; Banti 97; BMCRE 590. EF, spectacular, untouched blue-green patina, earthen highlights. An exceptional portrait by one of the finer die engravers of the era.

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Rome. Licinius I, 308-324 AD. Gold Solidus (5.31 g), Nicomedia mint, struck 321-322 AD. Facing draped and cuirassed bust of bearded Licinius. Reverse: On high dais, Jupiter enthroned facing, holding scepter and Victory, who crowns him, eagle at his feet; IOVI CONS LICINI AVG; within dais, SIC X / SIC XX in two lines; SMN, gamma in exergue. RIC 41; C. 128; Vagi 3005; Fr-821. Very lustrous, with exceptional military portrait and remarkable image of Jupiter. Very rare. NGC graded Choice Uncirculated. .

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L’AQUILA NEL CONTESTO FUNERARIO ROMANO

Nella tradizione irano-aria l’aquila figura spesso come una incarnazione della “gloria” dello hvarenô che per quelle razze non valse come una astrazione, bensì come una forza mistica e un potere reale dall’alto, che scende sui sovrani e sui capi, li fa partecipi della natura immortale e li testimonia con la vittoria.

Questa “gloria” aria, personificata dall’aquila, non sopporta lesioni dell’etica virile propria alla tradizione mazdea. Così il mito riferisce, che sotto forma di aquila essa si dipartì dal re Yima allorché questi si contaminò con una menzogna. Sulla base di siffatte corrispondenze di significato e di simboli la parte che in Roma antica ebbe l’aquila risulta in una particolare luce. Il rito dell’apoteosi imperiale romana è una prima testimonianza ed una precisa conferma dell’aderenza della romanità all’ideale olimpico.

In tale rito proprio il volo di un’aquila dalla pira funeraria simboleggiava infatti il trapasso allo stato di “dio” dell’anima dell’imperatore morto. Ricordiamo i particolari di questo rito, che fu ripetuto sull’esempio di quello originario celebratosi alla morte di Augusto.

Il corpo dell’imperatore morto veniva racchiuso in una bara coperta di porpora, portata da una lettiga d’oro e d’avorio. Veniva deposto in una pira costituita al Campo di Marte e circondata da sacerdoti. Si svolgeva allora la cosiddetta decursio, su cui subito diremo. Dato fuoco alla pira, un’aquila si liberava dalle fiamme, e si pensava che in quell’istante l’anima del morto simbolicamente s’innalzasse verso le regioni celesti, per esser accolta fra gli Olimpici. La decursio, cui ora si è accennato, era la corsa di truppe, di cavalieri e di capi intorno alla pira dell’imperatore, sulla quale essi gettavano le ricompense ricevute per il loro valore.

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Immagine della decursio scolpita sulla base della colonna di Antonino Pio. Vi sono raffigurati i membri del rango equestre intenti a celebrare il decursio o decursius, ovvero la giostra a cavallo durante la cerimonia funebre, coi relativi vessilliferi, all'esterno, e un gruppo di pretoriani all'interno. Questo rito, che doveva aver avuto luogo attorno all'ustrino dove si era svolta la cerimonia di cremazione, si era svolta in due tempi (prima la processione a piedi, poi la giostra a cavallo), ma nella raffigurazione è usato l'espediente della contemporaneità, collocando una parata dentro l'altra.

Anche in questo rito si cela un significato profondo. Era credenza aria e romana, che nei capi fosse la vera forza decisiva per la vittoria; cioè, non tanto nei capi come persona, quanto nell’elemento sovrannaturale, “olimpico” ad essi attribuito. Per questo, nella cerimonia romana del trionfo il duce vincitore assumeva i simboli del dio olimpico, di Iupiter, e al tempio di questo dio andava a rimettere i lauri della vittoria, volendo con ciò esprimere il vero autore della vittoria, ben distinto dalla sua parte semplicemente umana. Nella decursio avveniva una “remissione” analoga: i soldati e i capi restituivano le ricompense che ricordavano il loro coraggio e la loro forza vincitrice all’imperatore come a colui che, nella sua potenzialità “olimpica”, ora sul punto di liberarsi e di transumanarsi, ne era stato la vera origine.

Su un altro lato è descritta l’apoteosi di Antonino Pio e Faustina mentre ascendono verso gli dei sorretti da un genio alato, Aion , simbolo dell'eternità. Il genio regge in mano i simboli del globo celeste e del serpente ed è affiancato da due aquile, che alludono all'apoteosi.

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Per Consecratio e Apoteosi vi rimando a:

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DIVUS AUGUSTUS. Died 14 AD. Æ As (11.28 gm). Restitution issue struck by Titus, circa 80-81 AD. DIVVS AV-GVSTVS PATER, radiate head of Augustus left, star above / IMP. T. CAES. AVG. RESTITVIT, S C across field, eagle standing left on globe, head right. RIC II 198 (Titus); BMCRE 275 (Titus); Cohen -. Good VF, dark green patina, light smoothing.

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Diva Marciana. Posthumous, struck under her brother Trajan.

Sestertius. Diademed and draped bust r., hair in elaborate tight conical coiffure; DIVA AVGVSTA MARCIANA. Rv. Eagle, wings spread, walking l. on scepter; CONSECRATIO, S-C in ex. This marks the first use of the term Consecratio on Roman coinage, becoming the standard term on issues in the name of deified Romans from here on. RIC (Trajan) 748 (R-3), Cohen 6. Very Rare. Olive-green. Pleasing portrait of Ulpia Marciana who accepted the title of Augusta with her sister-in-law and bosom companion Plotina in 105 A.D. Extremely Fine.

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Divus Lucius Verus. Died 169 AD. Æ Sestertius (26.87 gm). Struck under Marcus Aurelus, 169 AD. DIVVS VERVS, bare head right / CONSECRATIO, S-C across field, eagle standing right on globe, head left. RIC III 1509; Szaivert 184-6/10; BMCRE 1359; Cohen 56. VF, green patina.

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DIVO CLAUDIUS II GOTHICUS. Died 270 AD. Antoninianus (2.69 gm). Struck 270 AD. Rome mint. DIVO CLAVDIVO, radiate bust right / CONSECRATIO, Eagle standing left, head right. RIC V pt. 1, 266; Giard 10393; Göbl 98nOa. VF, brown patina.

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Aureus (Gold, 4.36 g 11), Lyon, struck under Carinus in late 284

Obverse: DIVO CARO PIO Laureate head of Carus to right.

Reverse: CONSECRATIO Eagle standing right with wings outstretched and head turned back to left.

Rarity: Extremely rare.

References: Bastien 619b (this coin). Biaggi 1654 var. C. 14. Foss 8. RIC 4.

Condition: Toned and with some original luster. Good extremely fine.

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Divus Constantius I. Died AD 306. Æ Follis (25mm, 5.93 g, 6h). Londinium (London) mint. Struck circa fall AD 307-early 310. Laureate, veiled, and cuirassed bust right / Lighted and garlanded altar; eagle to left and right; PLN in exergue. RIC VI 110. Good VF, brown patina.

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Ecco la base per comprendere adeguatamente, in relazione a significati profondi d’origine tradizionale e sacrale, e non a vuote allegorie, la parte che l’aquila aveva fra le insegne degli eserciti romani, presso signa e vexilla, fin dalle origini.

Nell'antica Roma, l'aquila venne per la prima volta consacrata da Caio Mario come insegna militare della legione, in quelle epiche guerre che il generale romano combatté, vincitore, contro i Cimbri e i Teutoni negli ultimi anni del II secolo a.C. Il trionfo dell'aquila, unica insegna portata in battaglia, fu tanto grande in quell'occasione da indurre il Senato a riconfermare a Mario la carica di console per sei volte consecutive, contrariamente ad ogni disposizione vigente. Veniva detto: “un’aquila per legione e nessuna legione senz’aquila”.

In particolare, l’insegna era costituita dall’aquila con le ali spiegate e, in più, con una folgore fra gli artigli. Vien così confermato rigorosamente il simbolismo “olimpico” già detto: presso all’animale sacro di Giove è il segno della sua stessa forza, di quella folgore, con la quale egli combatte e stermina i titani. Dettaglio degno di rilievo, le insegne delle truppe barbariche non avevano aquila: nei signa auxiliarium troviamo invece animali sacri o “totemici”, rifacentesi ad altre influenze, quali il toro o l’ariete. Solo in un periodo successivo questi segni s’infiltrarono nella stessa romanità associandosi all’aquila e dando luogo, spesso, ad un simbolismo doppio: il secondo animale aggiunto all’aquila nelle insegne di una data legione stava allora in relazione con una caratteristica di essa, mentre l’aquila si rifaceva al simbolo generale di Roma. Nel periodo imperiale, peraltro, l’aquila, da insegna militare, divenne spesso simbolo per lo stesso Imperium e della città di Roma.

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Neanche un’aquila legionaria è giunta fino a noi, per quello che ci è dato sapere.

Le uniche descrizioni tramandateci sono quelle di Cicerone (Catilinarie - Cat. I, 9, 24), e di Plinio il Vecchio (Naturalis Historia - XXXIII, 58), che ci dice che tutte le insegne erano in argento, perchè questo metallo era per la sua lucentezza visibile da lontano.

Nel 45 a.C. vennero aggiunti i fulmini d’oro (Cassius Dio – xliii, 35), forse da Cesare come riconoscimento al valore delle sue legioni.

Per una trattazione più generale sulle insegne militari vi rimando a:

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MONETE ROMANE CON L’AQUILA COME SIMBOLO LEGIONARIO

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Julius Caesar, Ti. Sempronius Gracchus, moneyer. Silver denarius (3.73 gm). Rome, 40 BC. Wreathed head of Caesar right, between letters S—C / Standard, legionary eagle, plow, and measuring rod, the rod divided by nine pellets into eight sections; above and on right, TI SEMPRONIVS; below, GRACCVS; on left, downwards, Q DESIG. Crawford 525/4a. Sydenham 1129. Sear, Imperators 327a (the illustrated specimen from the same obverse die as ours). About extremely fine.

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Mark Antony. Silver denarius (3.50 gm). Patrae (?) mint, 32-31 BC. Galley right, ANT. AVG. III. VIR. R.P.C around / Legionary eagle between two standards, LEG XX below. Crawford 544/36. Sydenham 1243. Sear, Imperators 380. About extremely fine.

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Rome, 37-41 AD. GERMANICVS CAESAR in two lines across upper field, Germanicus holding scepter in quadriga of horses pacing right, on car Victory and large wreath / SIGNIS—RECEPT DEVICTIS—GERM in two lines across field, Germanicus, in military dress, standing left, right leg bent and with only toes touching ground, extending right hand and holding eagle-tipped scepter in left. BMCRE 93. CBN 140. Cohen 7 (3 Fr.). RIC 57. Far better than average for issue. Good very fine. (le insegne perse da Varo recuperate)

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NERVA. 96-98 AD. Æ Sestertius (27.22 gm). Struck 96 AD. Laureate head right / Clasped hands holding legionary eagle set on prow. RIC II 54; BMCRE 86; Cohen -. Good VF, choice green patina. Finely engraved portrait. (una simbologia della Classis , la Marina romana)

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Rome. Septimius Severus, 193-211 AD. Gold Aureus (7.13 g), Rome mint, struck 193 AD. Laureate head of Septimius Severus right. Reverse: Legionary eagle between two standards, the standards each with wreath and two insignias, plus forepart of Capricorn at side: LEG X IIII GEM M V; TR P COS in exergue. RIC 14; C. 271; BMCRE 18, and pl. 5, 12 (same dies); cf. Fr-381. Finely styled portrait, well centered on broad flan. Very rare. NGC graded Choice About Uncirculated. Germanicus, Father of Caligula and brother of Claudius. (). Orichalcum dupondius (15.86 gm).

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ALCUNI ESEMPLARI CON L’AQUILA AI PIEDI DI IUPITER

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Commodus. (177-192 AD). Bronze sestertius (26.47 gm). Rome, 183 AD. M COMMODVS ANTONINVS AVG PIVS, head laureate right / TR P VIII IMP VI COS IIII P P S C, Jupiter standing left, holding Victory standing left on globe and scepter, eagle standing on ground before him; the Victory on globe holds a trophy with both hands. BMCRE 508. Cohen 876. RIC 366. About extremely fine.

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CONSTANTINE I. 307-337 AD. Æ Follis (2.82 gm). Struck 315-316 AD. Siscia mint. IMP CONSTANTINVS P F AVG, laureate head right / IOVI CON-SERVATORI, Jupiter standing left, holding victory and sceptre; eagle left, wreath in beak; A/•SIS•. RIC VII 15.

SIMBOLO DI IUPITER NELLA TRIADE CAPITOLINA

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Hadrian. (117-138 AD). Framed sestertius-sized medallion in orichalcum, diameter with frame 46 mm (76.00 gm). Rome, c. 123-128 AD. HADRIANVS AVGVSTVS, laureate bust right, fold of cloak on front shoulder and around neck at back / COS III in exergue, eagle standing left, head right, on thunderbolt, between owl perched right on shield and peacock in splendor, standing left on scepter. Gnecchi 64 (three specimens, none framed). Cohen 431 (not framed, 100 Fr.). Apparently this is the only time this medallion has been encountered in a frame of this type. Some contact marks on reverse. Pleasant very fine. The three birds are those of the Capitoline Triad; Jupiter (eagle), Juno (peacock), and Minerva (owl). Bronze medallions, introduced under Trajan, were at first struck only on ordinary sestertius and middle-bronze flans. Our piece accordingly has been made from sestertius-size dies, but its oversized flan foreshadows the introduction of proper large-size bronze medallions later in Hadrian's reign. The flan is formed of a single piece of orichalcum; the frame is not a separate piece added later to a medallion struck in sestertius size. The frame is marked with two circular grooves, an inner one enclosing the types and an outer one near the edge, as on the later contorniates. The edge is decorated with two further circular grooves, giving this medallion a finished regularity that is seldom encountered on ancient coins.

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Inviato (modificato)

AQUILA COME SIMBOLO DELLA LEGIO V

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DACIA. Aemilian. 253 AD. Æ 25mm (8.06 gm). Laureate and cuirassed bust right, seen from behind / Dacia standing left holding two labarums; eagle left, lion right, AN VIII in exergue. AMNG I 57; SNG Copenhagen 135 var. (AN VII). VF, glossy dark green patina.

AQUILA SU SCETTRO

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Rome. Augustus, 27 BC - 14 AD. Gold Aureus (7.76 g), Lugdunum (Lyon), struck 13-14 AD. Laureate head of Augustus right. Reverse. Tiberius standing right in triumphal slow quadriga right, holding wreath in his right hand and eagle-tipped scepter in his left; counterclockwise from exergue, TI CAESAR AVG F TR POT XV. RIC 221; Biaggi 177; BMC 511; Calicó 294a; C. 299; Giard 89 (same obverse die as 87/3a, D 416). Sharply struck and finely centered on almost round flan, from fresh dies. Attractively toned, with russets and deep oranges in the recesses. Some minor marks, otherwise virtually as struck, with much residual luster. Very scarce. NGC graded About Uncirculated.

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PROBUS. 276-282 AD. Antoninianus (4.74 g, 11h). Siscia mint. 2nd(?) emission, 277 AD. IMP PROBVS P F AVG, radiate bust left, wearing consular robes, holding eagle-tipped sceptre in right hand / CALLIOPE AVG, Calliope standing right, playing lyre set on her left knee, left foot propped on rock(?). RIC V -; Alföldi, Siscia V, pl. VI, 14-1 (p. 65 - citing two pieces in the F. Gnecchi and G. Weifert collections); Pink VI/1, -; Hunter -; Cohen 83 var. (bust type). EF, dark brown surfaces. Extremely rare, one of four known.

E SU QUALE MONETA ATTUALE TROVIAMO L’AQUILA?

Modificato da Illyricum65

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SUL DOLLARO AMERICANO!

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Gli USA decisero di adottare come proprio simbolo l'aquila di mare (meglio conosciuta come aquila americana) contrapponendola al leone, simbolo della Gran Bretagna, Paese allora dominante le tredici colonie d'oltreoceano. Tale decisione derivò dal fatto che molti degli Stati e dei governi europei (primo tra tutti la Francia , che però all'epoca usava tre gigli d'oro su fondo azzurro) che sostenevano la ribellione avevano l'aquila come simbolo, e che - come abbiamo detto - essa era abbastanza facile da riprodurre; ma l'aquila era - insieme al lupo e all'orso - anche uno dei principali simboli dei pellerossa, che la associavano al culto del sole, rendendo in questo gli indigeni del Nuovo mondo simili agli antichi egizi.

Ad ogni buon conto, il simbolo portò, alla lunga, fortuna agli americani, tanto da essere ancora oggi il simbolo della potenza e della democrazia statunitense, e da essere portata persino sulle uniformi dei colonnelli e dei capitani di vascello del grande d'oltreoceano. Decisione presa contro il parere di Benjamin Franklin, uno dei padri della confederazione americana, che proponeva invece il tacchino selvatico «buono e onesto» al rapace considerato «vile brigante e mangiapane a tradimento».

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D'altra parte anche l'antico proverbio latino

Aquila non capit muscas (L'aquila non cattura mosche)

che sta ad indicare come i grandi non si curino delle piccole cose, attribuisce automaticamente all'aquila il simbolo di grandezza.

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Inviato (modificato)

E per concludere, tra il serio ed il faceto, tuttora i simboli di Roma hanno oltrepassato le nebbie del tempo e spesso, senza quasi che ci si renda conto di quanta Storia rappresentino e della loro grandiosità, vengono portati dai romani sui loro vessilli…

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Spero di non avervi annoiato... e talvolta di avervi fatto sorridere!

Ciao

Illyricum

:)

PS: gran parte del testo sulla simbologia dell'aquila è tratto da Julius Evola - Il simbolismo dell'aquila

Modificato da Illyricum65
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Grazie Illyricum per questo excursus ornitonumismatico :good:

Sull'aquila c'è poco da aggiungere, in tutte le tradizioni l’aquila incarna la potenza cosmica. È il re di tutti gli uccelli, avendo il dominio assoluto dell’aria; è l’equivalente celeste del leone. Dalle sue qualità reali o presunte deriva la sua simbologia. Il suo librarsi verso l’alto nel cielo, fino ad altezze impossibili per l’uomo, lo rende simbolo di qualsiasi movimento ascensionale, dalla terra al cielo, dal mondo materiale al mondo spirituale, dalla morte alla vita.

L’aquila viene associata al serpente, che contribuisce al suo significato, formando una coppia di opposti complementari, dove l’aquila simboleggia la luce, il cielo, le forze superiori, mentre il serpente è l’oscurità, la terra, le forze sotterranee. L’aquila nutrendosi di serpenti incarna idealmente il trionfo del bene sul male. Questo confronto è presente anche nella mitologia delle civiltà americane precolombiane.

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Universalmente, gli dei, i grandi eroi, i re o capi si appropriano della sua forza scegliendola come loro attributo. Nelle tradizioni antiche vediamo ripetersi come una costante l’analogia dell’aquila come vittoria del bene sul male, o come simbolo del castigo divino, basta pensare al mito di Prometeo.

Ecco invece qualcosa a proposito del corvo, citato in apertura:

Il corvo

L’italiano “corvo” deriva direttamente dal latino corvus, parola di remota origine indoeuropea, probabilmente onomatopeica (kr… kr). È attestata in forme affini in diverse altre aree (il che ne fa presumere una derivazione dalla fonte comune): celtica (irlandese crü, ricostruito *krowos), germanica (alto tedesco hraban, norreno hraukr) e baltica (lituano šárka, e kraûkti il verbo), oltre che greca (córax, coróne), indiana (sanscrito karavas) e nell’albanese sórre (cornacchia). Dalle lingue indoeuropee il termine è passato poi all’ebraico haraban.

Nell’Urheimat, la nordica patria d’origine dei popoli indoeuropei, il corvo doveva solcare con la sua nera figura il cielo: assurse a epifania di diverse divinità, con tratti affini. Il suo simbolismo è duale, essendo collegato sia con la saggezza, la preveggenza e la lungimiranza, sia con la morte e la distruzione: le sue peculiarità lo fanno animale solare e notturno al tempo stesso. Forse è anche per questo che viene associato al lupo, che ha analoghe caratteristiche. Gianna Chiesa Isnardi, ricordando la Hálfs saga ok Hálfsrekka (Saga di Hálfr e dei guerrieri di Hálfr), afferma che «nelle figure dei due fratelli Hrókr inn hvíti e Hrókr inn svarti “cornacchia bianca” e “cornacchia nera” è forse conservato il ricordo della duplice simbologia dell’animale». Nello Zoroastrismo è animale benefico e puro che dissipa la corruzione; il culto di Mitra definì corvus il primo grado iniziatico dei suoi misteri solari.

Nella mitologia greca il carattere solare si manifesta nel fatto che è messaggero di Helios-Apollo e collegato a Crono, ad Atena e a Asclepio-Esculapio; i corvi predissero la morte di Platone, come a Roma quelle di Tiberio e Cicerone.

Nell’Orfismo appare a simboleggiare la morte iniziatica ed è conseguentemente associato alla pigna e alla torcia, che sono simboli della rinascita metafisica. Analogamente nella tradizione ermetica è simbolo della nigredo (la morte rituale, il “passaggio alle tenebre”), come lo sono il teschio e la tomba. Il dio Brahma, nella religione hindu, si manifesta anche sotto le sembianze del corvo.

Particolare importanza riveste nella mitologia nordico-germanica e in quella celtica. Tra i Germani i corvi sono sacri a Wotan-Odino, e i suoi due corvi Huginn e Muninn (“pensiero” e “memoria”) volano nel mondo a raccogliere ogni informazione, per poi tornare a riferirla al dio sovrano. Lo seguono anche nella furiosa caccia selvaggia, e nella mitologia celtica sono sacri tanto a Lug dalla lunga lancia (così simile a Odino), quanto alla Morrigan, dea del furor guerriero e della morte in battaglia. In un mito gallese Owein è un eroe “sovrano di corvi” e si scontra con il seguito di Artù.

La diffusione in area celtica e germanica ne ha comportato una forte presenza nell’araldica, dove pare però essere confuso con la cornacchia.

Ultimo dato interessante è che il corvo è spesso associato agli occhi: non solo per via della sua capacità di lungimiranza, ma anche perché gli occhi sono il suo primo pasto quando si imbatte nei caduti in battaglia; inoltre i suoi occhi hanno potere medicamentoso. Ciò va messo in relazione con la qualità del corvo di rappresentare la prima funzione sovrana indoeuropea, quella magico - religiosa (testimoniata dal suo collegamento a Odino e Lug), come gli occhi lo sono nella gerarchia simbolica del corpo umano.

Una piccola carrellata di monete:

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Monetazione della Gallia belgica, Galli Senoni, 60-30 a.C. circa

D: testa maschile a destra

V: corvo a sinistra

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Marco Antonio, quinario, Gallia Transalpina and Cisalpina 43-42 a.C. Sydenham 1159

D: M·ANT·IMP lituus, brocca e corvo

V: Vittoria stante a destra incorona un trofeo

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Vitellio, denario, 69 d.C. RIC 70var

D: A. VITELLIVS GERMANICVS IMP

V: XV VIR SACR FAC, tripode con un delfino sopra, un corvo sotto

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Vespasiano, quadrante, 71 d.C.

D: VESPASIAN AVG IMP CAES, corvo sopra un tripode

V: TRP P P COS III PON MAX, vessillo

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Domiziano, semisse, RIC II 398a, 90-91 d.C.

D: IMP DOMIT AVG GERM COS XV, busto laureato di Apollo a destra, davanti un ramo di alloro

V: corvo su ramo di alloro, SC in esergo

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Domiziano, PHRYGIA, Eumeneia, 81-96 d.C. RPC II 1386

D: testa laureata a destra

V: Apollo stante a sx con corvo e bipenis.

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Commodo, Alexandria Troas, 177-192 d.C.

D: busto laureato con drappeggio e corazza rivolto a destra

V: Apollo stante a sinistra con piede su un cippo regge un ramo d'alloro, ai suoi piedi un corvo regge una ghirlanda nel becco.

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Commodo, Judaea, Raphia, 177-192 d.C.

D: busto laureato con drappeggio e corazza rivolto a destra

V: corvo, simboleggiante un oracolo con corona egizia

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Settimio Severo, Istrus, Moesia Inferiore 193-211 d.C.

D: A K Λ CEΠT CEVHΡOC Π, busto laureato con drappeggio e corazza rivolto a destra, visto da dietrolaureate, draped, and cuirassed bust right, seen from behind /

V: ICTΡ I H N ΩN, divinità barbuta a cavallo, a sx un corvo sopra una torcia

-Questo rovescio presenta un paradosso, il Polos sopra la testa della figura barbuta, chiaramente indica che si tratta di una divinità, le vesti di una divinità orientale. Benchè non sia stato attribuito con certezza, il corvo e la torcia indicherebbero Mitra, benchè sia tradizionalmente raffigurato come un giovane uomo senza barba e non a cavallo; questo indicherebbe un'influenza Persiana.

Qui possiamo vedere un'aquila e un corvo sulla stessa moneta.

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Gordiano III, Patara, 238-244 d.C.

D: busto laureato con drappeggio e corazza rivolto a destra

V: Apollo stante a sinistra regge un arco e un ramo di alloro, a sx ai suoi piedi un corvo, a dx un serpente avvolto su una piccola colonna, il tutto dentro la facciata di un tempio distilo, sul frontone un'aquila con le ali spiegate.

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Complimenti Illyricum (ed Exergus) per la completa ed esauriente disamina. :)

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Inviato (modificato)

Ciao FlaviusDomitianus e grazie per l'apprezzamento espresso.

Un altro grazie a Exergus per l'ottima integrazione sul corvo. Le imperiali postate mi erano "sfuggite", delle provinciali avevo visto qualche esemplare ma avevo lasciato perdere, pur notando una buona presenza in monetazioni dall'area greca.

Aggiungo quindi una moneta provinciale mancante, con un corvo oracolare:

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CARIA, Halicarnassus. Septimius Severus. AD 193-211. Æ 32mm (21.69 g, 12h). Stratokleos, archon. Laureate, draped, and cuirassed bust right / Cult statue of Zeus Askraios facing between two trees, each surmounted by an oracular crow; name in two lines in exergue. SNG von Aulock 2534; SNG Copenhagen 384; BMC 88. Good VF, dark brown patina, minor roughness. Rare.

Ciao

Illyricum

:)

Modificato da Illyricum65

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Non vorrei dire corbellerie o parlare fuori posto, ma ci sono anche gli schekels di area mediorientale sempre risalenti a questo periodo, e raffiguranti un bel rapace al rovescio :)

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E gli Ostrogoti dove li mettiamo? Ecco un bel Atalarico con aquile sotto il fico (fa anche rima)

Maurizio

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Inviato (modificato)

Visto che la discussione è "semiseria" partecipo anch'io in questa sezione che mi è particolarmente ostica (ovviamente per mia ignoranza, ...sia chiaro)

Eccovi allora la moneta "impossibile" della Repubblica di Genova: l'aquilino imperiale (....per noi è un dritto ...imperiale), impossibile perchè è noto un solo esemplare:

http://numismatica-i...neta/W-GEAGHI/1

mentre l'aquiletta cui sono più affezionato è quella relegata nella legenda di un rarissimo genovino, detto del governo Ghibellino che qui vi posto, che andò a sostituire il leoncino del precedente governo Guelfo.

Saluti e auguri a tutti .... chissà che leggendovi riesca ad imparare qualcosa anch'io delle monete imperiali

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Modificato da dizzeta

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Segue Faustina II su pavone.......

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............Licinio I Giove su Aquila, Denario per Arles..........

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e Quadrante anonimo del periodo degli Antonini.

Maurizio

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Aggiungo questo Settimio Severo alla lista dei Consecratio

Maurizio

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DE GREGE EPICURI

Bellissima discussione...confesso che stavo pensando di proporne una sull'Aquila, ma mi avete preceduto! Aggiungo solo il rovescio repubblicano (già postato) sul fico ruminale (Gens Pompeia), sul quale non c'è un solo merlo, come pensavo, ma ben 3 uccelli: tre tordi o tre passeri o altro...Ma non so se avessero un senso mitologico o segreto, o fossero solo lì a cinguettare per la lupa e i gemelli.

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Ma non so se avessero un senso mitologico o segreto, o fossero solo lì a cinguettare per la lupa e i gemelli.

La versione tradizionale cita un picchio, uccello sacro di Marte.

Plutarco invece propone una variante, ove tutte le specie di uccelli portavano bocconi di cibo per nutrire i gemelli.

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