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Coronato di Napoli con stile particolare


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Ho notato nella splendida e specializzatissima coll. Crusafont, venduta in spagna lo scorso autunno, un coronato di Ferdinando I d'Aragona con un ritratto assai particolare , non conosciuto dal Pannuti Riccio e , credo, non noto, come tipo.

Il pezzo in questione pesa solo 2.95gr. il che ha fatto pensare subito ad una falsificazione, visto ch il peso dei coronati di questa epoca è all'incirca di 4gr.

Tuttavia la particolare fattura del ritratto, di stile fine e ricercato , assai diversa dalle falsificazioni coeve, nonche un metallo che appare abbastanza buono e integro, almeno a prima vista, potrebbe far pensare ad ipotesi diverse che non un falso d'epoca.

Mi piacerebbe però sentire in merito il parere degli esperti "napoletani" che magari conoscono già lesemplare n questione o esemplari simili.

Coll. CRusafont - asta aureo & calicò 27.10.2011 lot 701

PS provo ad allegare foto ma le prende solo in bitmap che temo non si riesca a vedere in allegato

Aureo & Calicò - Coll.bmp

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Visto che gli esperti per il momento latitano, rispondo io. Anzitutto grazie per aver messo a disposizione di noialtri mortali questa autentica perla di rarità.

Sfortunatamente non riesco a vederne benissimo i dettagli ma, da quello che osservo nella piccola foto, mi stupisce il giudizio di "stile fine e ricercato" proveniente da uno dei massimi studiosi di questo eletto forum. A questo punto comincio a temere di essere io in difetto di sensibilità o di non riuscire a giudicare adeguatamente il pezzo dalle foto.

Benché i punzoni delle lettere appaiano proprio quelli usati alla zecca napoletana sui coronati del periodo, il ritratto ai miei occhi (forse ingenui) sembra piuttosto dozzinale se paragonato con quelli presenti sui coronati con l'arcangelo nei primi anni. Il cerchio della corona appare insolitamente diritto e sottile, mentre le terminazioni della corona sono cruciformi, a fronte delle elaborate terminazioni fogliate riscontrabili più di frequente.

Il viso è insolitamente allungato, con mascella molto squadrata, occhi piccoli (peraltro forse privi delle abituali zampe di gallina) e naso lungo e appuntito, immemore della caratteristica espressività aquilina del naso di Ferrante. Il labbro inferiore è curiosamente sporgente e la piega del taglio della bocca conferisce al ritratto un'espressione sdegnata molto lontana dall'abituale espressione aspra e risoluta, ma intelligente, conferita al sovrano sui coronati. La capigliatura è risolta con striature parallele apparentemente più profonde e grossolane, sembra inoltre priva della sottile frangetta sulla fronte. Intuisco ben poco della corazza, anche se mi sembra assente la sottile filettatura che imita una cotta di maglia appena sotto il collo e poco visibili i bulloni che articolano l'armatura sulla spalla, dove spesso peraltro è visibile una rosetta.

Il rovescio, da quel poco che si intuisce, è persino peggio. L'arcangelo, che su alcuni esemplari raggiunge vette insuperate di eleganza, sembra un pupo mal riuscito, con le gambe rigide e il tronco dritto, tagliato con l'accetta, come pure il gonnellino che si intuisce perfettamente quadrangolare. Non riesco ad intuire la forma dello scudo, che varia moltissimo tra i vari esemplari (a mandorla, a rotella, appuntito di profilo, etc.). come pure non si riesce a vedere la terminazione della lancia, che può presentare una banderuola a coda di rondine, tre cerchietti a piramide oppure una croce.

Ho cercato riscontri sul MEC e sulla approfondita monografia di Mario Rasile ("I coronati di Ferrante I° d'Aragona e la ritrattistica rinascimentale sulle monete"), ma non c'è traccia di ritratti atipici per i coronati di questo periodo. Visto anche il peso molto calante io propenderei per l'ipotesi di un falso antico. Detto questo mi rimetto agli esperti.

Modificato da JunoMoneta
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Sarà che ormai comincio ad avere problemi con la vista, ma proprio non riesco a dare un giudizio su questa moneta con queste foto piccole. Se tento di ingrandirle, si sgranano e vedo peggio di prima.

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Il ritratto può ricordare vagamente quello presente su alcuni cavalli di stile rozzo, particolarmente su quelli spesso attribuiti a Ferrandino o a quelli più approssimativi di Federico d'Aragona.

E questa osservazione mi ricorda un breve articolo di Memmo Cagiati, apparso in apertura al primo numero del periodico "Miscellanea Numismatica" nel 1920. Oggetto dell'articolo era un carlino di Federico d'Aragona appartenente alla collezione dell'Autore e che non aveva fatto in tempo a trovare posto nella sua celebre catalogazione. Il paragone di un coronato di Ferrante con un carlino di Federico può certamente sembrare azzardato, ma anche in quel caso la capigliatura era risolta con linee piiù grosse e profonde, il profilo era meno tipico e la corazza risultava semplificata.

In quel caso il Cagiati per spiegare la "rozzezza di fattura" chiamava in causa alcuni cavalli di Federico per Napoli e particolarmente quelli di Tagliacozzo. Azzardava quindi un'ipotesi diacronica che prevedeva due emissioni, "la prima di tipo rozzo, probabilmente avvenuta quando Federico fu coronato in Capua (1496) tra le ribellioni suscitate dal Principe di Salerno [...], la seconda, eseguita con maggiore esattezza e precisione di conio, qualche anno dopo, quando, pur tra i torbidi che minacciarono il regno, Federico potè interessarsi della finezza artistica delle sue monete".

Periodi oscuri e tendenzialmente anarchici non mancano neppure nel corso del regno di Ferrante e, se si vuole spiegare il coronato diversamente da un falso, si potrebbe ritenerlo pure l'esito di una coniazione di fortuna in qualche zecca periferica...Ma i carlini di Federico presentano una varietà di ritratti sconosciuta al primo tipo di coronato con la T che, a fronte del ricco campionario di pose e ornamenti dell'arcangelo, presenta sempre ritratti piuttosto omogenei. Inoltre il peso tanto calante sarebbe azzardato persino per una coniazione di fortuna...io resto dell'idea che possa essere un antico falso ben realizzato. Ma si dovrebbe vederla dal vivo e cercare di intuirne la qualità della lega.

Modificato da JunoMoneta
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Ho approntato un montaggio rudimentale per cercare di evidenziare una somiglianza nella degenerazione del coronato che ci hai mostrato e in quella del carlino di Federico descritto dal Cagiati. Il cambiamento di registro stilistico per entrambi i tipi mi sembra imputabile agli stessi fattori: incisività e grossezza del segno inciso ed espressività del ritratto mi sembrano mutati rispetto alla manifestazione tipica dello stile per queste due tipologie.

Pubblicazione1.jpg

Quali che siano le cause che hanno indotto questa degenerazione (intenzionalità fraudolenta o impellente necessità avulsa da considerazioni estetiche) mi sembra che possano essere ricercate univocamente per entrambe le tipologie. Anche se purtroppo il Cagiati dimenticava di fornirci riscontri pondometrici assieme alla foto nell'articolo citato.

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Sarebbe opportuno avere immagini, più nitide per poter valutare al meglio il tondello.

L'analisi di Giuseppe è interessante, ma o vede meglio di me o è riuscito egualmente a cogliere l'essenza..

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Mi unisco comunque ad Eracle e a Dareios nell'auspicare un'immagine migliore (se possibile). Le mie congetture sono basate sulle vaghe impressioni suscitate dalla foto piccola e sgranata (come pure parecchio nebulosa è quella tratta da Miscellanea). A quanto pare intanto mi sono perso un'altra storica asta targata Aureo & Calicò... :sorry:

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Ecco la descrizione:

A&C coll. Crusafont Branca de Nàpols. Ferran I de Nàpols (1458-1494). Nàpols. Coronat. Anv.: Busto a derecha, T detrás. FERRANDVS D G R SICILIE HI . Rev.: Arcángel Miguel matando al dragón. IVSTA TVE-NDA. 2,95 grs. Falsa de época. Muy rara. MBC+/MBC. Est. 300.

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Provo a postare un'immagine migliore della moneta proveniente dall'asta Aureo & Calicò della collezione Crusafont lotto 701

A questo punto, lo stile "improbabile" e come giustamente ha sottolineato anche vox79, il peso eccessivamente basso, confermerebbero il falso.

Ho perso un po di tempo a ricercare l'immagine di un doppio ducato dello stesso regnante, anch'esso falso, che a memoria mi pare avesse un ritratto molto simile a quello di questo coronato, ma non sono riuscito a ritrovarlo... sarebbe stato interessante un paragone.

Magari se qualcuno ha quest'immagine potremmo fare il confronto.

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Con le immagini postate da Fedafa, si può dire che non ci sono dubbi sul fatto che la moneta sia un falso d'epoca. Salta all'occhio lo stile semplicistico del ritratto del sovrano, i capelli incisi in maniera lineare, la mascella squadrata (già citata), l'occhio addormentato, la corona e il vestito del busto senza particolari, le scritte più sottili e squadrate come pure la "T" di Tramontano tronca alle estremità. Per non parlare del rovescio che oltre alle scritte già citate per il diritto, presenta una figura del Santo impasticciata e in posizione "statica", senza movimento.

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Ciao a tutti. Esta moneda la examiné en casa del Sr. Crusafont aprovechando que me dejo fotografiar su colección para un estudio. Puede asegurar que se trata de un falso de época. Su estilo tosco y el peso me sugieren sin ninguna duda atribuirlo como un claro falso de época.

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Inviato (modificato)

Ringrazio tutti per gli interessanti interventi.

Mi scuso per la foto ma è l'unica che sono riuscito a reperire dal catalogo della collezione, Se qualcuno ne avesse di migliori ben venga.

Rilevo che nell'esemplare postato del coronato supposto falso d'epoca le lettere non sono troppo dissimili da quelle dei coronati sicuramente originali.

Il paragone tra i due carlini di Federico è illuminante per rilevare, qui si, uno scadimento molto marcato nello stile, nei punzoni, nel metallo dell'esemplare falso , cosa che pone ancor più in risalto il ritratto del falso coronato che ci presenta un fisionomica interessante, legende più in ordine e anche un metallo apparentemente non scadente.

Il ritratto del carlino falso di Federico, come quelli di altri falsi d'epoca del coronato presentano trattamenti molto scadenti, e soprattutto una ripresa , in stile deteriorato e basso dei tipi che volevano imitare. Qui al contrario abbiamo un ritratto che non segue questi schemi, ove non sembra esserci questa approssimazione ma anzi parrebbe un tipo originale rispetto alla ritrattistica conosciuta del sovrano.

Ho naturalmente consultato le opere del Rasile, etc. e anche il catalogo assai raro ""Un secolo di grande arte nella monetazione di Napoli" a cura del museo Gaetano Filangeri, del 1973, che ha il pregio di proporre anche a colori foto di una trentina di diverse tipologie di coronato.

Posto infine un altro esemplare di coronato, originale, ove si noterà che il trattamenteo stilistico del ritratto è assai dissimile rispetto a quello dei coronati più "maturi" stilisticamente. Questo per mostrare che occorre distinguere diverse fasi di evoluzione dello stile utilizzato in questa lunga serie e non necessariamente tutte del medesimo livello di qualità.

Le considerazioni stlistiche spesso riflettono gusti, formazioni, sensibilità diverse, non disperezzerei il ritratto del falso coronato tout court, piuttosto lo paragonerei ad altri falsi d'epoca e mi chiederei se le differenze sono congruenti :)

post-4253-0-64797800-1331026567_thumb.jp

Modificato da numa numa
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Per rimanere in tema..

Grazie Eracle

era proprio questo il paragone che volevo fare e mi sembrano evidenti le differenze tra il falso d'epoca di Eracle, in quanto a stile, metallo etc, e il falso d'epoca Crusafont ove il ritratto espire uno stile ben diverso e caratteristico. Probabilmente abbiamo a che fare con un falsario artista (certamente napoletano :)))...

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Qui abbiamo un tipo con la croce, ma ottenuto per fusione. Tra l'altro uno degli "stampi" per produrre falsi di questo tipo di coronato è esposto al museo Nazionale Romano.

Scusate la foto pessima.

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Grazie all'ingrandimento postato da Fedafa si può facilmente risalire al tipo di rovescio che il pezzo della collezione Crusafont vorrebbe "contraffare" (a patto di volerlo considerare un falso). Si tratta del coronato in cui San Michele regge una lancia terminante in una banderuola a coda di rondine, e in cui lo scudo è visto di profilo, a forma di mezzaluna con tre globetti sulle estremità. Normalmente il Santo per questa tipologia è anche nimbato e con il busto in torsione, lievemente inclinato sulla sinistra. La nimbatura non mi sembra rinvenibile associata ad altre tipologie di lancia e scudo, e in altre posture più frontali. Il tipo è quello censito dal Rasile ai nn. 6 e 7, pubblicato dal Pannuti ("Un secolo di grande arte...") ai nn. 41 e 42 e nel MEC alle foto 1003-1004. Alla foto dell'esemplare aquilano per lo stesso tipo che ci ha mostrato Fedafa, aggiungo un altro esemplare in cui sono ben visibili tutti gli attributi di San Michele:

coronato_cpwr.jpg

Per un momento scordiamoci del diritto. Per il rovescio questa mi sembra una tipologia dalla sintassi ben definita e molto rigorosa. L'esemplare ex Crusafont rispetta fedelmente tutti i parametri iconografici (eccetto la nimbatura poco visibile sull'esemplare) ma lo fa con una superficialità ed una rozzezza di tratto palese, particolarmente nelle spire del drago e sui gambali del Santo, che sono filiformi. Pur non volendo considerare il peso clamorosamente ridotto, il rispetto di tutti questi parametri con una lavorazione chiaramente scadente mi fanno suonare qualche altro campanello.

Ma, oltre al peso e alla brutta imitazione della figura dell'Arcangelo, a convincermi ben poco sono quelle linee stentoree su fondo piatto che costituiscono la capigliatura del sovrano e l'aspetto "scarabocchiato" della corona e della cotta di maglia. Volendo venire incontro all'interessante parallelo di Numa con il primo ritratto sul coronato con la croce potenziata, si può certamente convenire che quel ritratto sia più "primitivo" e dall'incisione più grossa. Ma i volumi sono comunque lavorati con grande sapienza e definizione, senza "sbavature" e piattezze. Non dimentichiamo inoltre che la ritrattistica sui grandi nominali d'argento compie balzi da gigante a Napoli proprio tra gli anni '60 e '80 del XV secolo, forse tributaria della splendida ritrattistica sforzesca che in quegli anni va modellando in modo ineffabile i ritratti di Francesco, Galeazzo Maria e Bona di Savoia.

I primi esperimenti napoletani (il ducato ed il rarissimo tarì del 1459) rappresentano appena il primo "vagito" di questa grande arte, ma sotto la direzione di Giancarlo Tramontano (post 1488) la ritrattistica aveva raggiunto già tali alti standard di esecuzione (almeno per i grandi nominali d'oro e d'argento) da rendere difficile spiegare la comparsa di un ritratto così grossolano.

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Devo dire che sono stato da sempre un assertore, sulla scorta del buon Grierson che per primo asserì tale proposizione blasfema (per alcuni) , di un primato "napoletano" nell'introduzione della ritrattistica fisionomica in epoca rinascimentale.

Se prodromi di tale novità possono ravvisarsi in altre monetazioni, precedenti quella aragonese (ma questa è altra questione e il discorso, complesso, ci porterebbe lontano), non vi è dubbio che se assegniamo una datazione del 1458-59 o anche primissimi anni '60 al tarì, ne corre che esso precede di alcuni anni il famoso ducato di rancesco Sforza la cui data non è il 1450 come indicato originariamente dal Bernareggi, bensi il 1462.

Il tarì e anche i primissimi ducati di Ferdinando quindi precederebbero la famosa emissione ducale sforzesca, la quale tra l'altro si presenta sempre come ribattitura e quindi se mai occorresse, questo verrebbe ad essere un ulteriore tassello a riprovare che essa fu un'emissione più "reattiva" a qualcosa piuttosto che "innovativa" (per una novità cosi importante difficilmente il duca milanese avrebbe utilizzato tondelli di altre monete con il rischio, peraltro occorso, di non rendere perfettamente i lineamenti del ritratto che era la grande novità di questa emissione).

E' possibile sia avvenuto il contrario ? ovvero sia stato Francesco a vedere i ducati (e/o i tarì di Ferdinando con i suoi bei ritratti e si sia risolto a imitarli con la sua emissione ?

Altera quaestio. Torniamo a noi. Mi premeva solo fare presente che già nel tarì abbiamo un ritratto fisionomicamente compiuto (i primissimi ducati mostrano un volto a cavallo ancora tra rappresentazione gotica e pre-rinascimentale, la seconda emissione dei ducati riprende invece il ritratto del tarì), almeno cosi parrebbe (come diceva il Bernareggi, accusato dal Magnaguti di scarsa sensibilità artistica "..in arte si sa i pareri possono divergere..". E se poniamo a confronto il ritratto del Tarì con quello dei primi coronati di Ferdinando (quale l'esemplare un pò rozzo da me postato, non il faslo s'intende), notiamo una notevole disparità di resa stilistica. Se il tarì e i primi ducati richiamano una medesima mano, l'incisore di questi coronati è probabilmente altra persona. Forse l'egregio lavoro sugli incisori napoletani fatto da un bravissimo utente potrebbe fornire qualche delucidazione in merito. Sicuramente questa particolare fase iniziale della monetazione napoletana rinascimentale riserva ancora diverse sorprese e approfondimenti :)

post-4253-0-76487500-1331116176_thumb.jp

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Vexata quaestio...

Molto interessante lo spunto offerto da numa numa riguardante il primato del rittratto posto su una moneta. Ovviamente anche io sono di parte schierandomi palesemente (campanilismo numismatico :) ) con la teoria che sia stata la zecca di Napoli ad apporre per prima su una moneta il ritratto fedele del regnante.

PArtendo dal presupposto che il ritratto dello Sforza è stato battuto nel 1462, bisognerebbe dimostrare che il tarì napoletano sia stato battuto prima di quella data.

La prima prova che abbiamo è la sigla M posta sulla moneta attribuita dalla Travaini (Monete e storia nell'Italia medievale) e da Grierson/Travaini (MEC 14) a Salvatore Miroballo, mastro di zecca a Napoli nel 1458. Il tarì viene quindi datato 1458-1459.

Questa datazione si scontra con gli studi che affermano che la legenda riportata sulla moneta RECORDATVS MISERICORDIAE SVAE sia stata adottata dal sovrano aragonese dopo l'agguato subito ad opera di suo cognato il duca di Sessa Marino Marzano avvenuto il 26 maggio 1460.

Datando quindi la moneta dopo l'abboccamento della Torricella, abbiamo il problema dell'attribuzione della sigla...

Il Sambon ritiene che questo tarì sia stato coniato addirittura nel 1465 (data poi ripresa dal dell'Erba) ma anche qui ci sarebbe il problema a chi riferire la sigla M sulla moneta.

Altri pareri?

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qual'è la sequenza degli incisori della zecca di Napoli per il periodo 1458-1465 ?

Credo sia il lavoro postato da Peter1 ? (scusate se ho sbagliato persona :))

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qual'è la sequenza degli incisori della zecca di Napoli per il periodo 1458-1465 ?

Credo sia il lavoro postato da Peter1 ? (scusate se ho sbagliato persona :))

In attesa dell'intervento di Peter1 (confermo che è lui che sta trattando l'argomento sul forum), posso aggiungere, parlando di incisori, che abbiamo per questo periodo Francesco Liparolo e Geronimo Liparolo. Il Sambon attrbuisce al primo l'incisione del conio del Tarì (I Carlini e la medaglia trionfale di Ferdinando I d'Aragona) datandolo al 1465, anche se pare che il Liparolo avesse cessato di lavorare in zecca nel 1462. E ritiene, basandosi sempre sul fatto che il tarì in questione sia stato coniato nel 1465 che è stato Girolamo Liparolo il primo a riportare su una moneta di Napoli il ritratto del re (Incisori dei coni della moneta napoletana), mentre data il ducato di Francesco Sforza ai primi del 1463 basandosi su un documento del marzo di quell'anno. I due studi del Sambon però discordano con le date su chi ha effettivamente inciso il conio del tarì.

Parlando invece dei mastri di zecca che apponevano la sigla sulla moneta, la cosa si complica ulteriormente.

Inizialmente abbiamo Salvatore Miroballo, fino al 1458. Successivamente Antonio Miroballo, figlio di Giovanni Miroballo (che pare fosse mastro di zecca nel 1459) nel periodo 1458-1460 (Prota ritiene che lavorasse in maniera provvisoria nella zecca di Napoli nel 1458 e che assumesse l'incarico il 20 giugno 1459. Nel periodo 1460-1461 subentra ad Antonio Miroballo Salvatore da Ponte (Mastro di zecca nel periodo 1460-1461). Negli anni 1461-1468 mastro di zecca è Benedetto Cotrugli.

La sigla M posta sul tarì è stata ritenuta quella di Salvatore Miroballo, quindi da datare nel 1458... ma se seguiamo il discorso della legenda riferita all'agguato dobbiamo considerare una coniazione post 26 maggio 1460 ed in questo caso potremmo pensare che si possa trattare invece della sigla di Antonio Miroballo (?). Non credo siano note date precise di insediamento in zecca ma a questo punto è lecito supporlo... o no?

Purtroppo mancano i documenti ed anche il MEC a riguardo sottolinea la problematica dell'attribuzione delle sigle in questo periodo.

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Prima di proseguire vorrei aggiungere che se si segue la teoria della datazione in base alla legenda si sposterebbe anche al datazione dei ducati d'oro che il MEC ritiene si siano iniziati a coniare fin dall'inizio del regno di Ferdinando I d'Aragona, mentre il Sambon ed il dell'Erba li ritengono coniati a partire dal 1465, basandosi su un documento delle cedole di Tesoreria con quella data nella quale si legge che il Tesoriere ricevette ducati 31, un tarì e 12 grana per valore di 796 ferrandini, moneta d'oro, che il re nuovamente ha ordinata e fa battere nella zecca. E' del peso e del valore del ducato veneziano.

Peccato che i ducati con ritratto giovanili di Ferdinando d'Aragona non riportino le sigle del Mastro, forse avrebbero aiutato nella loro datazione... o complicato ulteriormente le cose :).

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