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L. Licinio Lucullo

Denario emesso ad Osca da Domizio Calvino

Risposte migliori

L. Licinio Lucullo

Domizio Calvino ebbe una carriera variegata attraverso più di quattro decenni, a cavallo della caduta della Repubblica. In origine, fu un dichiarato oppositore del primo triumvirato e, da tribuno della plebe nel 59 e console nel 53, resistette a minacce e aggressioni. Dopo la morte di Crasso tuttavia sostenne Cesare, mossa audace per un consolare. Combatté a Farsalo e fu nominato governatore d'Asia, dove nel 48 subì una sconfitta sfortunata da parte del re del Ponto, Farnace II. Questo tuttavia non diminuì la considerazione di Cesare, che lo fece nominare pontefice nel 45 e aveva in mente di sostituirlo a Lepido come magister equitum. Dopo la morte di Cesare, combattè dalla parte di Antonio e Ottaviano; il giorno della battaglia di Filippi fu tuttavia sconfitto sul mare dagli ammiragli Enobarbo e Murco. Console nel 40, nel 41 fu proconsole in Spagna, dove coniò la sua unica moneta. Condusse una guerra contro i Cerretani (itinerante con Ottaviano stanziata forse presso i Pirenei); con la vittoria meritò il trionfo, celebrato nel 36. Per il resto, di lui si sa solo che nel 20 tenne un ufficio sacerdotale. I suoi denarî, in stile spagnolo, sono disegnati per i gusti iberici: il R/ copia i denarî indigeni di Osca (Bolskan), con il solo cambio della scritta originale nei caratteri latini OSCA. Gli strumenti sacerdotali si riferiscono alla sua carica di pontefice e sono copiati dal R/ della prima emissione di Cesare; non ci sono invece riferimenti a Ottaviano.

 

Si vede chiaramente che Calvino portava il titolo di consul iterum imperator. Egli divenne console nel 53 (con l'incarico iniziato solo a luglio e con disordini fomentati da Clodio e Milone) e, per la seconda volta, nel 40, grazie al sostegno di Ottaviano. Nel 39 fu inviato come proconsole, in Hispania, ove rimase fino al 36, e già nel primo anno del suo governo provinciale, verosimilmente in estate, scatenò una guerra contro i Cerretani che occupavano monti e valli al centro di Pirenei (vicino all'attuale Andorra), con lo scopo evidente di assicurarsi il completo controllo dei passaggi anche attraverso la zona centrale dei Pirenei verso la Gallia. Ipotesi prevalente è che dopo le prime vittorie Calvino sia stato acclamato imperator dalle truppe (mancano tuttavia testimonianze scritte in tale senso); in tal caso la produzione, per la verità non molto abbondante e di breve durata (Campana ho riconosciuto solo 18 conî sia del D/ sia del R/ sicuramente autentici, con frequenti incroci di conio) sarebbe servita per pagare solo uno dei tre stipendia annuali (ed erano in attività due legioni), forse quello di settembre (normalmente lo stipendio annuale di un legionario, allora di 225 denari, veniva pagato in tre rate a gennaio, maggio e settembre), essendo forse sufficiente il numerario circolante e conquistato con la guerra per i resto della paga delle truppe. Si nota come Calvino abbia fatto riferimento al suo secondo consolato, che però a rigore era dell'anno precedente. Calvino riuscì a raccogliere sufficiente oro per poi tornare a Roma e celebrarvi il trionfo nel 17 maggio del 36, rinunciando anche alla coronarium aurum (corona d'oro, messa a disposizione da Roma stessa) e poi procedere al costoso restauro, in marmo bianco, della Regia, che era danneggiata da un precedente incendio, confermando il suo stretto legame con la casta sacerdotale dei Pontefices

Modificato da L. Licinio Lucullo

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L. Licinio Lucullo

Questa moneta, l'ultima emissione di Osca, può essere vista anche come ideale continuazione della monetazione celtibera e iberica.

Sul finire del III secolo, in concomitanza con la Seconda guerra punica (218), in Hispania si diffuse una monetazione locale, composta soprattutto di bronzi (anche se non mancarono i denarî, fra cui in particolare, quelli di Osca) emessi da città sotto controllo romano per integrare, nell'economia locale, la circolazione delle monete propriamente romane. Le zecche principali furonono Emporiae, Saguntum, Valentia e Osca (in Hispania citerior) nonché Carmo (o Karmo), Carteia, Corduba e Obulco (in Hispania ulterior).

Una parte della monetazione ispanica presenta legende in caratteri iberici; questo gruppo fu definito dai Romani signatum Oscense, anche se Osca non fu l'unica zecca di provenienza. Il tipo dominante fu quello testa barbuta / cavaliere con lancia. Queste emissioni terminarono, salvo limitate eccezioni, nel 133 (quando, con la caduta di Numantia e la fine delle guerre celtibere, l'autonomie delle città ispaniche fu fortemente ridotta) per riprendere brevemente sotto Sertorio (80-77).

Un successivo gruppo di emissioni ispaniche adottava invece l'alfabeto latino, unitamente a un'iconografia tratta dalla tradizione locale (in alcuni casi, a un'iconografia tipicamente romana). Si al riguardo di monetazione romano-iberica. In particolarte, Carmo coniò dalla metà del II fino al principio del I secolo i tipi divinità femminile punico-turdetana / spighe, nonché testa di Ercole / caduceo.

Questa monetazione continuò anche dopo il 133. Alla fine della Repubblica furono emesse anche monete firmate da magistrati romani, soprattutto durante le guerre civili per pagare le truppe. A Corduba fu emesso un quadrante (47-46) recante al D/ la testa diademata di Venere, CN IVLI L F Q e tre globi, al R/ Cupido stante con torcia e cornucopia, tre globi e l'etnico CORDVBA; secondo S., il ricorso al tipo di Venere si spiega con una parentela fra il questore Gneo e Cesare. Un altro quadrante, recante gli stessi, è firmato da L FVRIVS.

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L. Licinio Lucullo

Ecco due esempi di denari di Osca:

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