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  2. Scopre una moneta d’oro rarissima. La deve restituire? No. Guadagnerà 300 mila euro. Come funziona il sistema dei ritrovamenti d’oggetti preziosi o antichi in Gran Bretagna? Come in Italia? Un pomeriggio qualunque in una fattoria del Devon, tra campi arati e prati che respirano il vento dell’Inghilterra rurale, un uomo armeggia con cura tra la terra umida. Non è un archeologo professionista, ma un ambientalista, un appassionato di storia, che da anni coltiva una passione insolita: il metal detecting. Quel giorno, la fortuna sorride a Michael Leigh‑Mallory. Tra la zolla di terreno e le radici, il suo strumento emette un segnale distinto: ciò che scopre è un piccolo disco dorato che racchiude oltre sette secoli di storia. È un penny d’oro di Enrico III, coniato nel 1257, durante un tentativo del re di riportare la moneta aurea al centro della vita economica del suo regno. La monetazione d’oro non ebbe successo: l’esperimento durò meno di un anno e oggi si conoscono solo otto esemplari, di cui due fuori dalle collezioni istituzionali. Michael Leigh‑Mallory mostra la moneta dal valore elevatissimo Michael Leigh‑Mallory non è un numismatico professionista, ma la sua sensibilità e la sua attenzione al contesto storico lo hanno portato a scoprire una moneta di valore eccezionale e importanza scientifica. Ha due figli, ai quali ha dichiarato di voler destinare parte del guadagno derivante dalla vendita della moneta per la loro educazione e formazione, sottolineando che la scoperta rappresenta per lui un contatto diretto con la storia. La moneta apparteneva quasi certamente a John de Hyden, signore di Hemyock Manor, vicino al luogo del ritrovamento. Nel XIII secolo, De Hyden aveva pagato 120 grammi d’oro al re per evitare il servizio di giuria e altre cariche pubbliche, successivamente partecipò alla campagna di Enrico III in Galles del 1257, finanziata con l’emissione di questi penny d’oro, 37.000 dei quali furono distribuiti per sostenere la spedizione, testimonianza di come la monetazione aurea fosse percepita come strumento di potere e obbligo sociale. Le monete furono coniate per circa un anno e la maggior parte fu rapidamente ritirata dalla circolazione o fusa, rendendo questi penny straordinariamente rari e preziosi oggi. La moneta d’oro, recto e verso, di grande valore perchè ne sono rimasti pochissimi esemplari Il sistema che ha regolato il ritrovamento di Leigh‑Mallory è il Treasure Act, legge britannica che disciplina la gestione dei ritrovamenti di oggetti di valore archeologico o numismatico. In base a questa normativa gli oggetti preziosi vengono immediatamente segnalati e valutati da esperti che ne confermano autenticità e importanza storica. Se un museo o un’istituzione pubblica decidono di acquisire il reperto, colui che ha portato alla luce l’oggetto riceve una ricompensa proporzionale al valore di mercato dell’oggetto. Di fatto la cifra è equivalente a quella di mercato. La legge liberale consente quindi di salvaguardare il patrimonio culturale e contemporaneamente di ricompensare chi contribuisce alla sua scoperta, incentivando il rispetto delle regole e la collaborazione tra privati e istituzioni. E’ proprio per questo che il treasure act è un’altra dimostrazione palese del rapporto armonioso e virtuoso tra Cittadino e Stato, e Stato e Cittadino – e mettiamo tutto maiuscolo per sottolineare l’equivalenza valoriale dei termini – che divengono una stessa entità. Il Cittadino non è considerato un ladro potenziale, ma un buon membro dello Stato, sino a prova contraria. E lo Stato non è un’entità staccata, grifagna, sempre pronta ad aggredire il Cittadino che si sente estromesso, ma è l’insieme di Cittadini. Un ordinamento diverso da quelli, meno liberali, che conosciamo direttamente. Il caso di Leigh‑Mallory permette di spiegare più nel dettaglio il sistema britannico dei ritrovamenti: tutti gli oggetti sospetti o preziosi devono essere segnalati, ogni ritrovamento viene esaminato da archeologi, numismatici e funzionari dei musei, se il reperto è riconosciuto come tesoro nazionale può essere acquisito da collezioni pubbliche, il cercatore riceve una ricompensa proporzionale al prezzo di vendita, gli oggetti acquisiti vengono catalogati, studiati e conservati, e questo sistema ha l’obiettivo di salvaguardare il patrimonio senza penalizzare chi contribuisce a scoprirlo. Nel caso in cui l’oggetto non venga riconosciuto come Tesoro, esso può essere venduto dal cercatore, che divide la cifra a metà con il proprietario del terreno. In Italia, invece, il quadro normativo è profondamente diverso. Non è possibile svolgere ricerca archeologica, nemmeno nei campi arati, che non presentano più stratigrafie. Secondo il Codice dei beni culturali e del paesaggio, tutti i ritrovamenti di interesse storico, archeologico o artistico appartengono allo Stato o alla Regione e devono essere immediatamente denunciati. Il ritrovatore non può trattenere l’oggetto anche se lo ha scoperto casualmente. La legge prevede sanzioni per chi non comunica il ritrovamento. In caso contrario può scattare un’accusa di furto ai danni dello Stato. I premi previsti per chi si imbatte casualmente in un reperto archeologico sono esigui e, in genere, difficili da ottenere, spesso limitati ai casi maggiori e cioè alla possibilità di esporre il reperto in una collezione pubblica. Non esiste un meccanismo equivalente alla ricompensa proporzionale al valore di mercato che in Gran Bretagna permette al metal detectorista di ricevere una cifra significativa. Questo differenzia profondamente i due sistemi: il Regno Unito valorizza la passione dei ritrovatori, la loro collaborazione con esperti e la possibilità di ottenere un beneficio economico, mentre l’Italia tutela in modo rigoroso il patrimonio ma non prevede incentivi economici reali, il che può scoraggiare la collaborazione e rendere più complesso il recupero di reperti archeologici da parte di privati. Forse è per questo che in Italia le notizie di ritrovamenti da parte di privati sono quasi nulle? Quanto non verrà tutelato dai ritrovatori proprio per evitare problemi? Quanto verrà – oggi – risepolto o gettato in discarica – negli ultimi anni i casi sono frequenti – proprio per timore dello Stato? Quanti reperti verranno distrutti – ancora – durante gli scavi? Ma torniamo alla moneta ritrovata. Dal punto di vista storico, i penny d’oro di Enrico III rappresentano una fase unica nella monetazione inglese, quando il re tentò di ristabilire la fiducia nella moneta aurea, coniando esemplari che fossero riconoscibili, durevoli e funzionali a sostenere operazioni militari e fiscali. Il fatto che oggi si conoscano solo otto esemplari sopravvissuti e che la maggior parte sia conservata in musei o collezioni private rende la scoperta di Leigh‑Mallory un evento eccezionale, capace di unire la fortuna, la passione personale e l’importanza storica. Il penny ritrovato è oggi la moneta singola più preziosa mai scoperta in Gran Bretagna, la moneta medievale britannica più costosa in assoluto, e un esempio tangibile di come la storia viva possa emergere dalla terra sotto i nostri piedi, tra i campi e le fattorie che ancora custodiscono segreti del passato. Leigh‑Mallory ha commentato: “È davvero miracoloso come sia sopravvissuto a tre quarti di millennio relativamente indenne. Come ogni appassionato che continua a sognare, quel giorno il mio desiderio si è avverato, e sono stato proprio io il più fortunato.” Questa scoperta mostra come la passione, la conoscenza storica e la fortuna possano convergere in un momento straordinario. Un piccolo disco d’oro diventa il filo conduttore tra il XIII secolo e il presente, tra il destino di un nobile medievale e quello di un moderno ambientalista, tra la legge britannica e quella italiana, mostrando come la regolamentazione possa influenzare il valore umano ed economico di una scoperta. Gli elementi chiave della vicenda si possono riassumere in riga: il ritrovista Michael Leigh‑Mallory è un ambientalista con due figli, scopre un penny d’oro di Enrico III coniato nel 1257, la moneta apparteneva quasi certamente a John de Hyden signore di Hemyock Manor che pagò oro al re per evitare cariche pubbliche, il reperto viene venduto all’asta per £648.000 con ricompensa netta per il ritrovista di circa 300.000 euro, il sistema britannico incentiva la segnalazione e premia il ritrovista mentre il sistema italiano prevede obbligo di denuncia e premio simbolico ma non ricompensa proporzionale, la scoperta è la moneta medievale britannica più preziosa e oggi fa parte del patrimonio storico studiato e conservato. Per amministratori. Ho pubblicato 2 volte per errore la stessa discussione. Potete eliminare questa per favore?
  3. nikita_

    1/4 di dollaro oro 1850

    Ciao, esistono i quarti di dollaro con su scritto CALIFORNIA tipo: California fractional ¼ - United States – Numista Qualche immagine però non guasterebbe.
  4. caravelle82

    5 lire 1870 Roma

    Bravissimo. Bordo stretto e discontinuo, idem perlinatura irregolare. Falso moderno.
  5. Conio

    Sito per acquisto sterline

    Me ne puoi suggerire qualcuno. Ti ringrazio ma non lo ritengo un canale affidabile per molti motivi.
  6. Belli
  7. Vel Saties

    Follis imitativo

    Se ne parla anche qui https://constantinethegreatcoins.com/articles/Bastien_Imitations_of_Late_Roman_Bronze_Coins.pdf
  8. Pontetto

    Spariranno molte monete d'argento?

    Sicuramente il fatto che l'argento, a differenza dell'oro, è soggetto a IVA 22%, dà a esso ancora di più l'idea di metallo di serie B.
  9. Si diceva la stessa cosa del trittico Lamborghini eppure sta ancora li….
  10. Ernestina

    Spariranno molte monete d'argento?

    io spero solo che da questa salita storica ne nasca un maggior rispetto verso questo metallo, perchè non è possibile anche tra privati vedersi svalutare del 20-30% l'argento bullion con le scuse più fantasiose non so se in USA o Cina ci siano questi spread bid ask (tra privati)
  11. Alex Cinquantenario

    5 lire 1870 Roma

    Le lettere sono diverse rispetto a un esemplare che ho in collezione, la E la M...
  12. Pontetto

    Spariranno molte monete d'argento?

    Lo so. Ma quando per anni compri questi oggetti, spendendo magari migliaia e migliaia di Euro, non è facile accettare la realtà (ti sentiresti preso in giro): alcuni lo sanno e lo ammettono, ma la maggior parte no (è una difesa psicologica). Sono però contento che, attualmente, tale aumento dei prezzi sia a loro favore (o dei loro eredi). È sconfortante vedere nelle aste questi scatoloni pieni di vecchie commemorative, raccolte sicuramente con sforzo e passione, trattate e maneggiare da commercianti come abiti di una bancarella del mercato "tutto a 2€".
  13. Vel Saties

    Follis imitativo

    Faccio fatica a raggiungere direttamente il link che hai messo, @Flavio_bo. Lo ripropongo qui: https://rg.ancients.info/constantine/imitatives.html Two Victories/VLPP Type Constantine the Great Imitatives One of the more common Constantinian bronze types is the Two Victories/"VICTORIAE LAETAE PRINC PERP" (VLPP) type, minted c. 313-320 AD in various cities, including Rome; Ticinum, Pavia; Arles, Gaul; Lugdunum, Gaul; Trier, Gaul; London; and Siscia, Pannonia. Like many Roman coins this type was intended to broadcast the propaganda message of Roman invincibility, with two standing Victories on the reverse and the reverse legend translating into "To the Joyful Victories of Our Emperors Forever." This was also the most commonly copied Constantinian coin, with these imitatives also depicting the wildest styles and most illiterate legends of any other 4th century imitative series. VLPPs were copied for about a decade by the so-called barbarians or tribal peoples who would sack and ultimately overthrow Rome a century or so later. Hoard and find evidence indicates that these particular imitatives were minted over a large area by a number of different tribal peoples living at the outskirts of the Roman Empire. Included here are the Goths, a Germanic people in the Balkans; the Franks, a Germanic people in present-day Germany; the Gauls, a Celtic people in present-day France; and the Britons, a Celtic people in Britain. Some of these coins may also have been minted unofficially, as counterfeits, by Romans living in outlying areas. In addition to Constantine the Great, other Roman leaders also minted the VLPP type, including Licinius I, Licinius II, Crispus, and Constantine II, though the imitatives are typically attributed as copying the coins of Constantine the Great unless their legends or style suggests otherwise. Most of the imitatives are of the variety with the portrait (Constantine the Great) facing right and wearing a helmet, a laurel wreath (mark of distinction), and a cuirass (armor for chest and back). A smaller number copy the variety depicting a helmeted portrait facing left. An even smaller number copy varieties depicting just a laureate portrait or a bare-headed portrait. Constantine the Great also minted a gold aureus of the same type. What follows is a selection of bronzes, starting with an official specimen of the variety depicting a helmeted, laureate, and cuirassed bust right, and moving on to the coins that imitate it. Some of the imitatives are close to the official coins, in which only the inscriptions are slightly blundered. These are more likely to be unofficial Roman counterfeits. Some include inscriptions that are completely illiterate, frequently consisting primarily of I's or H's. Some depict devices that are crudely or cartoonishly rendered. The wilder imitations with illiterate legends are more likely to be official tribal coinage. Official issue Constantine I bronze AE-3 (18mm, 3.0g). Siscia, Pannonia (present-day Croatia), c. 318-319 AD. Sear 3883, RIC VII 53. Obverse: Constantine I facing right wearing a helmet, laurel wreath, and cuirass, "IMP CONSTANTINVS PF AVG" ("Commander in Chief Constantine I, Dutiful and Wise Emperor"), Reverse: Two winged Victories (Nikes) placing a shield inscribed with "VOT PR" ("Vows of the People of Rome" -- annual vows of loyalty to the Emperor) -- on an altar (sometimes identified as a cippus, or low typically square pillar) inscribed with an X and four pellets, "VICTORIAE LAETAE PRINC PERP" ("To the Joyful Victories of Our Emperors Forever"), E-S-I-S for Siscia, the easternmost city that minted this coin type. These coins were struck with a silvered surface, to make them appear to have higher instrinsic value, and some of the silvering remains on the above specimen. Tribal imitative Constantine I bronze AE-3 (18mm, 2.8g), c. 318-330 AD. Cartoonish portrait with large nose, double-struck mouth, Victories' wings each consisting of dotted line, exaggerated noses on Victories, illiterate legends, dot instead of "VOT PR." Tribal imitative Constantine I bronze AE-3 (18mm, 1.8g), c. 318-330 AD. Cartoonish portrait with large nose, Victories' wings each consisting of dotted line, illiterate legends. Tribal imitative Constantine I bronze AE-3 (19mm, 2.9g), c. 318-330 AD. Cartoonish portrait with large nose, Victories' wings each consisting of dotted line, illiterate legends consisting mostly of H's. Tribal imitative Constantine I bronze AE-4 (16mm, 2.5g), c. 318-330 AD. Cartoonish portrait with long and thick neck, Victories' wings each consisting of dotted line, illiterate legends. Tribal imitative Constantine I bronze AE-3 (18mm, 2.9g), c. 318-330 AD. Realistic devices, including portrait and more carefully rendered Victories though breast of Victory on left accentuated by design and patina, illiterate legends consisting mostly of I's and some backward S's. Tribal imitative Constantine I bronze AE-4 (16mm, 1.6g), c. 318-330 AD. Realistic portrait, Victories carefully rendered except for exaggerated noses, illiterate legends. Tribal imitative Constantine I bronze AE-3 (18mm, 3.0g), c. 318-330 AD. Realistic devices, accentuated cuirass, illiterate legends with obverse consisting mostly of I's, O's, and A's. Tribal imitative Constantine I bronze AE-3 (18mm, 2.3g), c. 318-330 AD. Realistic portrait, Victories' wings each consisting of dotted line, illiterate legends consisting mostly of I's. Tribal imitative Constantine I bronze AE-4 (16mm, 2.5g), c. 318-330 AD. Angular portrait. Tribal imitative Constantine I bronze AE-3 (18mm, 2.8g), c. 318-330 AD. Realistic portrait, Victories' wings each consisting of dotted line, illiterate legends consisting primarily of I's on obverse and H's on reverse. Tribal imitative Constantine I bronze AE-3 (17mm, 2.3g), c. 318-330 AD. Realistic portrait, Victories' wings each consisting of dotted line, illiterate legends consisting of multiple shapes. Tribal imitative Constantine I bronze AE-2 (21mm, 3.1g), c. 318-330 AD. Realistic portrait, Victories with carefully rendered wings, illiterate legends consisting mostly of I's and S's. Tribal imitative Constantine I bronze AE-3 (17mm, 2.5g), c. 318-330 AD. Realistic portrait, Victories' wings each consisting of dotted line, illiterate legends consisting of multiple shapes. Tribal imitative Constantine I bronze AE-3 (20mm, 3.1g), c. 318-330 AD. Realistic devices, carefully rendered Victories, illiterate legends consisting of nonsensical letters, granular surfaces. Tribal imitative Constantine I bronze AE-3 (17mm, 2.1g), c. 318-330 AD. Realistic portrait, Victories' wings each consisting of dotted line, illiterate legends consisting mostly of H's and I's, granular surfaces. Zach Beasley has an excellent page on the Constantine Siscia VLPPs. Other Web sites about Constantine VLPP imitatives include those of Victor Clark, Warren Esty, Zach Beasley, and Ed Flinn. Other pages of mine on coins copying Athens, Alexander the Great, Lysimachos, Parion, Thasos, Constantine the Great, and other coins can be found at my site on Ancient Imitative Coinage.
  14. ACERBONI GABRIELLA

    1/4 di dollaro oro 1850

    Buon giorno. Ho trovato una monetina minuscola, la descrizione del cartellino che l'accompagna dice 1/4 di dollaro California 1850. Non avendo testi su cui controllare desidererei l'intervento di qualcuno che possa darmi delucidazioni. Appena possibile invierò delle immagini. Mi basterebbe sapere per ora se qualcuno è a conoscenza di tali emissioni oppure se si tratta di una semplice medaglietta o simile. Da un lato è raffigurata la testa di un indiano sull'altro una legenda circolare CALIFORNIA , su circa mezza circonferenza, al centro in linea 1850 con sotto forse un'animale (coyote?). La moneta, o presunta tale, pesa gr. 0,26 ed ha un diametro di 9,1 mm. il materiale è oro. Ringrazio chi voglia intervenire . Confido in una risposta perché mi sono incuriosita moltissimo e non ho modo di documentarmi. Cordiali saluti e buona giornata. Gabriella
  15. Salve @AlCol non sono esperto ma da ricerca le contraffazioni di Masserano recano le leggende SED NOMINI TVO nel dritto e NON NOBIS DOMINE nel rovescio che sembrano essere quelle sulla sua moneta. Comunque proverei a chiedere conferma a @savoiardo.
  16. Alex Cinquantenario

    5 lire 1870 Roma

    La perlinatura pare imprecisa e la superficie del metallo abrasa. Non sembra nemmeno argento. Potrei sbagliare...
  17. Ernestina

    Spariranno molte monete d'argento?

    capisci che però c'è gente che le colleziona credendo abbiano o avranno un significato numismatico... è l'abilità del commerciante e molti hanno abboccato
  18. Vel Saties

    Follis imitativo

    Si, vabbé, uesto è quanto dicono i commercianti che non sanno che pesci pigliare per questo tipo di monete: non sapendo dove metterle le posizionano a caso sia geograficamente (a meno che non sappiano da dove viene la moneta in questione) ma soprattutto cronologicamente. Mancando magicamente il contesto di rinvenimento (a proposito: grazie, tombaroli balcanici, i suppose) manca tutto.
  19. Pontetto

    Spariranno molte monete d'argento?

    Buongiorno. A mio avviso è ovvio che le commemorative d'argento di Italia, San Marino e Vaticano siano destinate alla fusione. Sono oggetti commerciali d'uso e consumo: creano un'emozione immediata in quanto novità scintillante, poi cadono nel dimenticatoio con il passare dei decenni (un po' come un giocattolo o uno smartphone: forse ancora peggio, nessun museo un domani le esporrà in quanto oggetti di nicchia già oggigiorno e senza significato storico). Anche per le commemorative Euro è è sarà lo stesso. È la normalità. Nessun danno. Per fortuna l'aumento enorme del prezzo dell'argento sta creando l'occasione di poter vendere tutto questo materiale ad un prezzo che riduce le perdite (o che crea un piccolo guadagno).
  20. Alex Cinquantenario

    5 lire 1870 Roma

    Buongiorno colleghi collezionisti, Un parere su questo scudo? Falso? Cordiali saluti
  21. Ernestina

    Spariranno molte monete d'argento?

    permettimi di fare una riflessione circa cosa sia da investimento o da collezione... o entrambi in base a chi ha in mano che cosa... le varie kookaburra, queen beast ecc. sono state create come monete bullion vendute con un premio del 5-10% al quale va aggiunta l'iva al 22%. Questo ha fatto lievitare il prezzo bullion e ha creato un cuscinetto di prezzo "da collezione"... Oggi non biasimo assolutamente chi le vende al prezzo dell'argento, perchè la loro funzione primaria era quella, bullion. sulle 500 lire invece da sempre, è in atto una funzione speculativa e si trova(va) quasi solo gente che comprava per portare a fusione o rivendere facendo la cresta di qualche centinaio d'euro.... vedo che invece col recente rialzo dell'argento si stanno avvicinando al mercato, persone interessate ad acquistare ad un prezzo molto più vicino allo spot benchè questo sia in rialzo iperbolico.... e questo potrebbe fare bene anche alla numismatica.. monete come il 5 lire 1848 in MB è molto a rischio fusione e questo sarebbe un problema.... ma se vanno a fusione i panda, kokaburra, queen beast sinceramente non mi importa molto perchè sono creazioni commerciali e non hanno a che vedere con la circolazione della moneta
  22. ilLurkatore

    Spariranno molte monete d'argento?

    Salve AndreaMCXMLXXVIII, un compro oro, in media per una oncia d'argento ti offre oggi tra i 65 e i 70 euro... Chi ha acquistato nei primi mesi dell'anno scorso, avrebbe già un bel guadagno in caso decidesse di vendere.
  23. Oggi
  24. ilLurkatore

    Spariranno molte monete d'argento?

    Salve Ernestina, è sì! Anche i periti numismatici ritirano per fondere. Vedendomi contrariato, mi è stato risposto: - "A chi vuoi che le venda le commemorative italiane in Lire, indipendentemente se serie intera, trittici, dittici o singole, con questi prezzi dell'argento?" Aggiungendo poi che hanno più margine così e meno sbatti che non nel ricercare collezionisti della Repubblica e affini, che oramai stanno scomparendo? La maggioranza dei nuovi collezionisti, va sull'Euro. Che piaccia o meno, purtroppo la situazione è questa e non credo che in futuro andrà meglio. Salve francus, Le 500 Lire "Caravelle" non è da adesso che vengono mandate a fondere... Un orefice, così faceva già anni addietro quando le ritirava a 3 euro l'una.
  25. Scopre una moneta d’oro rarissima. La deve restituire? No. Guadagnerà 300 mila euro. Come funziona il sistema dei ritrovamenti d’oggetti preziosi o antichi in Gran Bretagna? Come in Italia? Un pomeriggio qualunque in una fattoria del Devon, tra campi arati e prati che respirano il vento dell’Inghilterra rurale, un uomo armeggia con cura tra la terra umida. Non è un archeologo professionista, ma un ambientalista, un appassionato di storia, che da anni coltiva una passione insolita: il metal detecting. Quel giorno, la fortuna sorride a Michael Leigh‑Mallory. Tra la zolla di terreno e le radici, il suo strumento emette un segnale distinto: ciò che scopre è un piccolo disco dorato che racchiude oltre sette secoli di storia. È un penny d’oro di Enrico III, coniato nel 1257, durante un tentativo del re di riportare la moneta aurea al centro della vita economica del suo regno. La monetazione d’oro non ebbe successo: l’esperimento durò meno di un anno e oggi si conoscono solo otto esemplari, di cui due fuori dalle collezioni istituzionali. Michael Leigh‑Mallory mostra la moneta dal valore elevatissimo Michael Leigh‑Mallory non è un numismatico professionista, ma la sua sensibilità e la sua attenzione al contesto storico lo hanno portato a scoprire una moneta di valore eccezionale e importanza scientifica. Ha due figli, ai quali ha dichiarato di voler destinare parte del guadagno derivante dalla vendita della moneta per la loro educazione e formazione, sottolineando che la scoperta rappresenta per lui un contatto diretto con la storia. La moneta apparteneva quasi certamente a John de Hyden, signore di Hemyock Manor, vicino al luogo del ritrovamento. Nel XIII secolo, De Hyden aveva pagato 120 grammi d’oro al re per evitare il servizio di giuria e altre cariche pubbliche, successivamente partecipò alla campagna di Enrico III in Galles del 1257, finanziata con l’emissione di questi penny d’oro, 37.000 dei quali furono distribuiti per sostenere la spedizione, testimonianza di come la monetazione aurea fosse percepita come strumento di potere e obbligo sociale. Le monete furono coniate per circa un anno e la maggior parte fu rapidamente ritirata dalla circolazione o fusa, rendendo questi penny straordinariamente rari e preziosi oggi. La moneta d’oro, recto e verso, di grande valore perchè ne sono rimasti pochissimi esemplari Il sistema che ha regolato il ritrovamento di Leigh‑Mallory è il Treasure Act, legge britannica che disciplina la gestione dei ritrovamenti di oggetti di valore archeologico o numismatico. In base a questa normativa gli oggetti preziosi vengono immediatamente segnalati e valutati da esperti che ne confermano autenticità e importanza storica. Se un museo o un’istituzione pubblica decidono di acquisire il reperto, colui che ha portato alla luce l’oggetto riceve una ricompensa proporzionale al valore di mercato dell’oggetto. Di fatto la cifra è equivalente a quella di mercato. La legge liberale consente quindi di salvaguardare il patrimonio culturale e contemporaneamente di ricompensare chi contribuisce alla sua scoperta, incentivando il rispetto delle regole e la collaborazione tra privati e istituzioni. E’ proprio per questo che il treasure act è un’altra dimostrazione palese del rapporto armonioso e virtuoso tra Cittadino e Stato, e Stato e Cittadino – e mettiamo tutto maiuscolo per sottolineare l’equivalenza valoriale dei termini – che divengono una stessa entità. Il Cittadino non è considerato un ladro potenziale, ma un buon membro dello Stato, sino a prova contraria. E lo Stato non è un’entità staccata, grifagna, sempre pronta ad aggredire il Cittadino che si sente estromesso, ma è l’insieme di Cittadini. Un ordinamento diverso da quelli, meno liberali, che conosciamo direttamente. Il caso di Leigh‑Mallory permette di spiegare più nel dettaglio il sistema britannico dei ritrovamenti: tutti gli oggetti sospetti o preziosi devono essere segnalati, ogni ritrovamento viene esaminato da archeologi, numismatici e funzionari dei musei, se il reperto è riconosciuto come tesoro nazionale può essere acquisito da collezioni pubbliche, il cercatore riceve una ricompensa proporzionale al prezzo di vendita, gli oggetti acquisiti vengono catalogati, studiati e conservati, e questo sistema ha l’obiettivo di salvaguardare il patrimonio senza penalizzare chi contribuisce a scoprirlo. Nel caso in cui l’oggetto non venga riconosciuto come Tesoro, esso può essere venduto dal cercatore, che divide la cifra a metà con il proprietario del terreno. In Italia, invece, il quadro normativo è profondamente diverso. Non è possibile svolgere ricerca archeologica, nemmeno nei campi arati, che non presentano più stratigrafie. Secondo il Codice dei beni culturali e del paesaggio, tutti i ritrovamenti di interesse storico, archeologico o artistico appartengono allo Stato o alla Regione e devono essere immediatamente denunciati. Il ritrovatore non può trattenere l’oggetto anche se lo ha scoperto casualmente. La legge prevede sanzioni per chi non comunica il ritrovamento. In caso contrario può scattare un’accusa di furto ai danni dello Stato. I premi previsti per chi si imbatte casualmente in un reperto archeologico sono esigui e, in genere, difficili da ottenere, spesso limitati ai casi maggiori e cioè alla possibilità di esporre il reperto in una collezione pubblica. Non esiste un meccanismo equivalente alla ricompensa proporzionale al valore di mercato che in Gran Bretagna permette al metal detectorista di ricevere una cifra significativa. Questo differenzia profondamente i due sistemi: il Regno Unito valorizza la passione dei ritrovatori, la loro collaborazione con esperti e la possibilità di ottenere un beneficio economico, mentre l’Italia tutela in modo rigoroso il patrimonio ma non prevede incentivi economici reali, il che può scoraggiare la collaborazione e rendere più complesso il recupero di reperti archeologici da parte di privati. Forse è per questo che in Italia le notizie di ritrovamenti da parte di privati sono quasi nulle? Quanto non verrà tutelato dai ritrovatori proprio per evitare problemi? Quanto verrà – oggi – risepolto o gettato in discarica – negli ultimi anni i casi sono frequenti – proprio per timore dello Stato? Quanti reperti verranno distrutti – ancora – durante gli scavi? Ma torniamo alla moneta ritrovata. Dal punto di vista storico, i penny d’oro di Enrico III rappresentano una fase unica nella monetazione inglese, quando il re tentò di ristabilire la fiducia nella moneta aurea, coniando esemplari che fossero riconoscibili, durevoli e funzionali a sostenere operazioni militari e fiscali. Il fatto che oggi si conoscano solo otto esemplari sopravvissuti e che la maggior parte sia conservata in musei o collezioni private rende la scoperta di Leigh‑Mallory un evento eccezionale, capace di unire la fortuna, la passione personale e l’importanza storica. Il penny ritrovato è oggi la moneta singola più preziosa mai scoperta in Gran Bretagna, la moneta medievale britannica più costosa in assoluto, e un esempio tangibile di come la storia viva possa emergere dalla terra sotto i nostri piedi, tra i campi e le fattorie che ancora custodiscono segreti del passato. Leigh‑Mallory ha commentato: “È davvero miracoloso come sia sopravvissuto a tre quarti di millennio relativamente indenne. Come ogni appassionato che continua a sognare, quel giorno il mio desiderio si è avverato, e sono stato proprio io il più fortunato.” Questa scoperta mostra come la passione, la conoscenza storica e la fortuna possano convergere in un momento straordinario. Un piccolo disco d’oro diventa il filo conduttore tra il XIII secolo e il presente, tra il destino di un nobile medievale e quello di un moderno ambientalista, tra la legge britannica e quella italiana, mostrando come la regolamentazione possa influenzare il valore umano ed economico di una scoperta. Gli elementi chiave della vicenda si possono riassumere in riga: il ritrovista Michael Leigh‑Mallory è un ambientalista con due figli, scopre un penny d’oro di Enrico III coniato nel 1257, la moneta apparteneva quasi certamente a John de Hyden signore di Hemyock Manor che pagò oro al re per evitare cariche pubbliche, il reperto viene venduto all’asta per £648.000 con ricompensa netta per il ritrovista di circa 300.000 euro, il sistema britannico incentiva la segnalazione e premia il ritrovista mentre il sistema italiano prevede obbligo di denuncia e premio simbolico ma non ricompensa proporzionale, la scoperta è la moneta medievale britannica più preziosa e oggi fa parte del patrimonio storico studiato e conservato.
  26. SS-12

    1 onza Messico 1990

    Buongiorno, riprendo la discussione, per voi cosa sono queste macchie che si vedono?
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