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  1. Ultima ora
  2. Don peppe

    2 lire 1809

    Grazie scudo Si ho verificato il peso 9,84g,il diametro giusto e non attaca la calamita.
  3. Albser

    Raccolta di rebus attinenti alla Numismatica

  4. Scudo1901

    2 lire 1809

    Ciao Peppe autentica senza ombra di dubbio. Conservazione MB+/qBB secondo me
  5. Ptr79

    Cassette postali e buche della posta di tutto il mondo.

    Buche della posta in Lucca
  6. avo

    piccolo tondello di piombo

    salve, pesa g 3,4. Cos'è? Grazie per l'attenzione!
  7. Ptr79

    Uffici postali del mondo

    Ufficio postale di Lucca
  8. Don peppe

    2 lire 1809

    Buonasera a tutti Chiedo il vostro parere per la valutazione di questa 2 lire , Grazie in anticipo
  9. Moneta in argento gr. 17,40, se originale in questo stato quanto può valere? Grazie!
  10. Albser

    Raccolta di rebus attinenti alla Numismatica

    Buona serata ! Albser
  11. Oggi
  12. Albser

    Raccolta di rebus attinenti alla Numismatica

    G è su dissetante C, O severe = Gesù disse tante cose vere Questo è stato il più bello e veramente impegnativo ! Buon pomeriggio Albser
  13. Ale75

    ID Roman Ae

    Grazie @Arka non me n'ero proprio accorto del peso.... @Ajax potrebbe allora essere questo bronzo di Lysimacheia in Tracia con busto velato di Demetrio e Nike. https://www.acsearch.info/search.html?term=ae+veiled+++nike+lysimacheia&category=1-2&lot=&date_from=&date_to=&thesaurus=1&images=1&en=1&de=1&fr=1&it=1&es=1&ot=1&currency=usd&order=0
  14. esperanto

    Raccolta di rebus attinenti alla Numismatica

    Erano tutti rebus che facevano parte di una parata di rebus: di solito sono facili. Questo invece è leggermente più impegnativo
  15. Carlo.

    2 euro cent 2002 Italy

    Sicuramente non sono esperto. "Rispettato" lungi da me!! 🤣
  16. Pontetto

    2 euro cent 2002 Italy

    Volevo scriverlo io, però non ero certo di potermi definire "esperto rispettato" 😂. Anche io sono curioso di sapere cosa rende speciale questo 2 centesimi.
  17. Carlo.

    2 euro cent 2002 Italy

    Beh.. si, anche senza segni volendo... Che particolarità avrebbe questa?
  18. merooo777333

    2 euro cent 2002 Italy

    2 euro cent 2002 Italy Esperti rispettati Possiedi una moneta del genere?
  19. merooo777333

    2 EURO Germany J 2002

    Cari esperti, questa discussione può essere interrotta. Certifico la moneta in NGC. e metterò la moneta in vendita ebay.
  20. Arka

    ID Roman Ae

    6,52 g contro poco più di 1,50... La testa poi essendo velate e diademata mi ricorda più Hera... Se @Ajax non ha sbagliato a pesare cercherei in Grecia o Asia Minore. Arka # slow numismatics
  21. Ptr79

    Uffici postali del mondo

    Ufficio postale di Massa
  22. Ale75

    Moneta romana

    Salve,per completare l identificazione. Dovrebbe essere uno IOVI CONSERVAT AVGG zecca di Roma. https://www.acsearch.info/search.html?id=2260093
  23. Albser

    Raccolta di rebus attinenti alla Numismatica

    U nave LO ceri T irata = una veloce ritirata Si Albser "Strano" per Malerba ! In passato mi è capitato di vedere diversi suoi rebus abbastanza complessi che ho annotato
  24. esperanto

    Raccolta di rebus attinenti alla Numismatica

    Altro rebus immediato:
  25. santone

    Moneta romana

    Radiato di Diocleziano , valore economico quasi nullo
  26. Salve, mi aiutate ad identificare questa moneta? Che valore ha? Grazie.
  27. tratto dal più ampio libro sui sigilli Patriarcali di Aquileia ancora in fase di stesura Nei due contributi che Costanza Pecoraro dedica alla sfragistica patriarcale aquileiese, l’autrice affronta il tema dei sigilli dei patriarchi attraverso due prospettive complementari. Negli Appunti di sfragistica medievale. I sigilli dei Patriarchi d’Aquileia conservati nel Museo Archeologico cividalese, pubblicati in Forum Iulii, l’approccio è sistematico e descrittivo: ogni impronta viene analizzata secondo uno schema fisso che comprende legenda, iconografia, forma, materia, modalità di apposizione e stato di conservazione. In questo quadro, il sigillo attribuito a Lodovico Trevisan è presentato come un esemplare araldico dominato dall’aquila ghibellina, descritto come leggibile nonostante «le manomissioni subite per riattaccarlo alla pergamena». La nota che accompagna la scheda introduce però un elemento di incertezza, ammettendo esplicitamente che l’impronta potrebbe appartenere non a Trevisan, ma a un altro Lodovico, «Lodovico della Torre o Lodovico di Teck». La prudenza attributiva è dunque parte integrante della lettura proposta. In Breve rassegna, tra riflessioni ed ipotesi, di sfragistica patriarcale aquileiese, l’autrice amplia l’orizzonte e analizza le linee evolutive della tradizione sigillare, distinguendo tra tipologie dominanti e casi anomali. In questo secondo testo, Trevisan ricompare come uno dei rari esempi di sigilli “eclettici”, nei quali il campo è spartito tra una scena sacra o devozionale e l’arme patriarcale, secondo quanto documentato dai disegni settecenteschi di Gian Domenico Bertoli. Questo dato introduce un secondo sigillo trevisaniano — non conservato, ma attestato indirettamente — che si discosta dal puro tipo araldico e mostra una combinazione iconografica più complessa. I due testi, letti insieme, delineano dunque un quadro articolato: da un lato un sigillo araldico conservato ma attribuito con cautela; dall’altro un sigillo misto noto solo per via grafica. È su questa duplicità — e sulla natura problematica dell’attribuzione — che si innesta la riflessione successiva. Alla luce di questo quadro, i sigilli attribuiti a Lodovico Trevisan emergono come materiali complessi, segnati da una duplice tradizione e soprattutto da un’attribuzione che Pecoraro stessa presenta come problematica. La natura araldica dell’impronta cividalese, unita alle manomissioni subite dal sigillo e ai dubbi già espressi nella scheda, rende necessario un esame più approfondito della coerenza tra il sigillo e il suo presunto titolare. La questione non riguarda soltanto la lettura materiale dell’oggetto, ma investe il rapporto tra simbolo, funzione e identità patriarcale in un momento di profonda trasformazione del potere aquileiese. Il sigillo cividalese presenta infatti un’aquila araldica, simbolo tradizionale del potere temporale patriarcale, ma la posizione di Trevisan — patriarca veneziano insediato dopo la conquista del Friuli (1420) — rende problematico l’uso continuato di un emblema così fortemente connotato. In un quadro in cui il patriarca non esercitava più alcuna autorità territoriale e dipendeva politicamente dalla Serenissima, l’adozione dell’aquila avrebbe significato perpetuare un simbolo di sovranità ormai perduta, se non addirittura “sfidare” l’ordine veneziano: un gesto privo di senso politico e istituzionale. Al contrario, Lodovico di Teck — patriarca dal 1412 al 1439 — mantenne fino alla morte un atteggiamento apertamente ostile a Venezia e tentò ripetutamente di riconquistare il Friuli. Le fonti ricordano che fu «costantemente in contrasto con la nobiltà friulana» e coinvolto nelle guerre tra Venezia e l’Ungheria, che devastarono il territorio patriarcale; che dopo la perdita del potere temporale nel 1420 continuò a cercare sostegno militare in Ungheria e presso l’imperatore Sigismondo; e che la sua azione politica rimase segnata da tentativi di restaurazione territoriale fino alla morte nel 1439. In questo quadro, l’uso persistente dell’aquila — simbolo del patriarcato sovrano — è perfettamente coerente con la sua linea politica. Se dunque il sigillo cividalese è stato effettivamente “riattaccato”, come la scheda indica, e se l’impronta è araldica con aquila, l’ipotesi che si tratti non del sigillo di Trevisan ma di un sigillo del Teck non solo è compatibile con le incertezze già espresse nel documento, ma risulta anche più aderente al contesto storico e alla logica simbolica dei due patriarchi. A questo quadro si aggiunge il sigillo noto attraverso il Fondo Joppi, che presenta una scena complessa: un cavaliere nell’atto di trafiggere un drago, una figura femminile stante, architetture gotiche sullo sfondo e, nella parte inferiore, uno scudo con fascia e tre stelle sormontato da un’aquila. La legenda, pur lacunosa, è leggibile nella forma «S. L. CARDINALIS PATRIARCHE AQVILEGENSIS», che identifica senza ambiguità un patriarca-cardinale: condizione che esclude sia Lodovico della Torre sia Lodovico di Teck. Questo sigillo, che combina iconografia sacra e arme patriarcale, corrisponde esattamente al “sigillo insolito” citato da Pecoraro nella Breve rassegna e costituisce dunque una testimonianza coerente della produzione sigillare di Trevisan. Descrizione del sigillo (Fondo Joppi) Il sigillo ha forma ovale e presenta una composizione complessa, articolata su più registri iconografici. Al centro si vede un cavaliere armato, montato su un cavallo in movimento, nell’atto di colpire con la lancia un drago disteso sotto gli zoccoli dell’animale. Alla sinistra del cavaliere è raffigurata una figura femminile stante, con il braccio destro sollevato, in posizione di spettatrice o supplice. Sullo sfondo, dietro la scena principale, compaiono elementi architettonici di tipo gotico, con tetti spioventi e arcate, che incorniciano l’azione. Nella parte inferiore del campo è inserito uno scudo araldico: esso mostra una fascia orizzontale e tre stelle disposte nel campo superiore; sotto lo scudo compare un’aquila ad ali spiegate. L’insieme combina dunque una scena sacra o devozionale con l’arme del patriarca. Lungo il bordo corre una legenda in capitale gotica, oggi parzialmente lacunosa, ma ancora leggibile in più tratti. Nella trascrizione settecentesca allegata al disegno è riportata come: «S. L. CARDINALIS PATRIARCHE AQVILEGENSIS» Il sigillo è descritto nel manoscritto come pendente da una pergamena rilasciata dal vicario generale dell’arcivescovo Martino, in favore di un privato. Il documento annota che l’impronta è molto danneggiata, circostanza che spiega la perdita parziale della legenda. Infine, completa il quadro il sigillo camerale del 1446, l’unico con attribuzione pienamente certa poiché ancora pendente dal documento originale conservato in monasterium.net. L’impronta, in cera rossa e di forma ovale, appartiene alla tipologia dei sigilli camerali tripartiti: nel registro superiore compare la Madonna col Bambino in trono, mentre nei due archi inferiori sono raffigurati San Pietro con la chiave e San Paolo con la spada. La legenda, pur parzialmente abrasa, è leggibile nella forma LVD… CARDINALIS AQVILEG… PAPE CAMERARII, scioglibile senza ambiguità in Ludovicus, cardinalis Aquilegensis, camerarius papae. Questo sigillo, pienamente coerente con la produzione camerale romana della metà del XV secolo, mostra un dato decisivo: Trevisan non utilizza l’aquila patriarcale né alcun elemento araldico, ma adotta un’iconografia sacra e istituzionale conforme alla sua funzione curiale. La ricostruzione complessiva della documentazione sigillare relativa a Lodovico Trevisan mostra come la sua figura emerga attraverso una pluralità di impronte, differenti per funzione, iconografia e grado di conservazione. Il sigillo araldico conservato a Cividale, pur tradizionalmente attribuito a Trevisan, presenta elementi di incertezza già segnalati da Pecoraro e risulta, alla luce del contesto politico e simbolico, più coerente con la prassi di Lodovico di Teck, ultimo patriarca a esercitare un potere temporale effettivo e a rivendicare l’aquila come emblema di sovranità. Al contrario, i due sigilli effettivamente riconducibili a Trevisan — il sigillo noto attraverso Bertoli e il sigillo camerale del 1446 — delineano un profilo iconografico diverso, nel quale l’araldica patriarcale non occupa più un ruolo centrale e viene sostituita da una combinazione di elementi sacri, istituzionali e curiali. La produzione sigillare di Trevisan appare dunque coerente con la sua posizione di patriarca veneziano e di alto funzionario della Curia romana, mentre l’impronta araldica cividalese si inserisce più plausibilmente nella tradizione precedente, legata alla stagione politica di Teck. L’insieme dei dati suggerisce quindi una revisione dell’attribuzione del sigillo cividalese, che trova una collocazione più convincente nel quadro della sigillografia del patriarcato tardo-medievale precedente a Trevisan, mentre la figura del patriarca veneziano si definisce attraverso forme sigillari che riflettono la trasformazione istituzionale del patriarcato nel XV secolo. Bibliografia Fonti primarie Monasterium.net, AT-ADG/ADG-OrdUrk/ADG_Urk_0349, 1446: Documento con sigillo pendente di Ludovico Trevisan, cardinalis Aquilegensis e camerarius papae. (Consultato online). Studi e contributi Pecoraro, Costanza (1999), Breve rassegna, tra riflessioni ed ipotesi, di sfragistica patriarcale aquileiese, in Metodi & ricerche, nuova serie, anno 18, n. 2 (luglio–dicembre 1999), pp. 67–76. Pecoraro, Costanza (1999b), Appunti di sfragistica medievale. I sigilli dei Patriarchi d’Aquileia conservati nel Museo Archeologico cividalese, in Forum Iulii, A. XXIII, 1999. Repertori biografici e contesto storico Treccani – Enciclopedia Italiana, voce Ludovico di Teck, patriarca di Aquileia. (Consultato online). Wikipedia, voce Ludovico di Teck. (Consultata come fonte di contesto; non sostitutiva della bibliografia scientifica). Ludovico (chiesa titolare: San Lorenzo in Damaso), Patriarca di Aquileia, Ciambellano Pontificio, concede al Vescovo Giovanni di Gurk, su sua richiesta, il permesso di svolgere atti episcopali in qualità di suo rappresentante nelle sue proprietà situate nella Diocesi di Aquileia. 1446.monasterium.net/mom/AT-ADG/ADG-OrdUrk/ADG_Urk_0349 LVD : C(ardina)LIS AQVILG ...NI PAPE CAMERARLI Ludovico, cardinale di Aquileia, ciambellano del Papa Trevisan fu Camerlengo della Santa Romana Chiesa (amministratore dei beni e delle entrate della Santa Sede) dal 1440 fino alla sua morte nel 1465 Madonna bambino San Pietro (chiave) San Paolo (spada) Trascrizione letterale: LVD C... LI AQVILG ...NI PAPE CAMERARII Scioglimento paleografico legittimo: Ludovicus, cardinalis Aquilegensis, camerarius papae. (La sequenza “N I” resta non scioglibile.)
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