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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 07/27/14 in Risposte
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Marco Bazzini......ci mancava .....e quindi ci spostiamo vicino a Parma : A 17 agosto 1501 fu preso Agostino Atanasio " da Parma e menato a Milan, accusato di aver fato moneta falsa a Ramosello, ad un suo castello ; e gli fu trovata moneta ed artefici da farla " . Il tutto avvenne a Ramosello da identificare con Ramoscello, vicino a Parma, è molto probabile che il falsificatore citato avesse " lavorato " con nominali milanesi in quanto Parma era da decenni parte del Ducato visconteo - sforzesco e quindi monetazione molto utilizzata. Ma Bazzini cita un altro caso di falsificatori, questa volta all'interno delle mura di Parma : " A 16 gennaro Adonio Pellizaro e Batiston de Castello, per spendere monete false, furon presi e frustati da uno ad altro portone, poi ala campana legati, con ova berlinati e tagliaroli una recchia per uno e bolati in fronte : e coloro che facean le monete fugiron " . Nel 1511 altra citazione di moneta falsa a Parma da parte del cronista parmigiano Leone Smagliati che fa capire come era la situazione in città in quei anni : " in data 21 giugno 1511 a Parma " apareva solo monete false batute a Milano ". Quindi tanti falsi e falsificatori nel 1500 anche a Parma, con la moneta milanese falsificata, con i falsificatori che però la pellaccia la portarono a casa.... :blum:, forse però le orecchie no....a quanto pare..... :help:4 punti
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Qui apro una sfida pubblica!!! Aspetto che qualcuno pubblichi un esemplare migliore di questo!! Voglio vedere chi è capace di trovare un qualche difetto su 'sta moneta!! :diablo: :diablo: :aug: :aug: :aug: :bash: :bash: :bash: Renato3 punti
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Oltre a quello di Primo Console, Napoleone Bonaparte avrebbe ben meritato anche il titolo di "Primo Falsario di Francia" A dire il vero, il suo atteggiamento verso i falsari fu all'inizio ben poco conciliante. Dopo il disastro degli Assignats istituì infatti una severissima legislazione, che prevedeva per i falsari condanne fino a 15 anni "con catene", la marchiatura a fuoco della lettera F (faussaire, falsario) sulla spalla destra, e non infrequenti condanne a morte. Tuttavia, anche Napoleone, come altri già visti in questa discussione, non si tirò affatto indietro quando si trattò di usare l'arma della moneta falsa contro i suoi nemici esterni. La prima vittima fu l'Austria...o almeno, questa era l'intenzione dell'Imperatore, ma come andarono davvero le cose non è chiaro ancora oggi. Durante una fugace visita a Vienna nel 1803, Napoleone si era reso conto dell'importante ruolo che la Banca Nazionale giocava nell'economia dell'impero asburgico, quasi costantemente in stato bellico, e si era fatto persuaso che un ottimo sistema per distruggere l'Austria sarebbe stato attaccarne la circolazione monetaria. Dopo il trionfo di Austerlitz del dicembre 1805 e la firma del Trattato di Presburgo, che sottraeva importanti territori all'Austria, Napoleone decise che era venuto il momento di attuare anche la guerra monetaria. Dal 1806, una tipografia clandestina al n. 25 di Boulevard Montparnasse, iniziò a stampare biglietti austriaci (Banco-Zettel, come quello da 2 gulden, autentico, in allegato, dalla mia collezione) sotto diretto controllo di Fouchè, ministro di polizia. Ma questi biglietti, sebbene stampati in enorme quantità, non furono subito immessi nella circolazione. Soltanto nel 1809, dopo l'ennesima sconfitta dell'Austria nella battaglia di Wagram e la firma del Trattato di Schönbrunn, Napoleone decise che era giunto il momento che gli austriaci facessero uso dei nuovi biglietti stampati a Parigi. Ma, nonostante avesse scritto tre lettere a Fouchè (nella prima chiedeva che venisse spedita una grossa fornitura, con la seconda disponeva la stampa di nuovi biglietti per l'ammontare di 100 milioni, nella terza affermava di necessitare di 100-200 milioni di banconote) pare che i biglietti contraffatti non siano mai arrivati a destinazione, anche perché nel frattempo gli austriaci erano venuti a conoscenza della cosa. Altre fonti, provenienti da nobili francesi dell'epoca, affermano invece che all'inizio del 1809 furono introdotti in Austria, all'insaputa di tutti, 400 milioni di biglietti falsi. E' peraltro certo che già nel 1806 una notevole quantità di biglietti stampati in Boulevard Montparnasse non si trovasse più a Parigi, ma le fasi dell'intera operazione restano nebulose, e oggi i Banco-Zettel falsi sono di estrema rarità, al punto che un sito consultato, specializzato sull'argomento "falsi di guerra", non è riuscito a reperire nemmeno una foto. Va meglio, quanto a foto, con i falsi rubli che Napoleone produrrà (e sicuramente userà) contro i russi, qualche anno più tardi...ve lo racconto domani petronius3 punti
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Ragazzi vorrei ricordarvi una cosa che sapete benissimo anche voi... che le foto ingannano, o almeno, diciamo che non danno il riscontro oggettivo della visione in mano, cosa che in questo caso, ha invece avuto il Sig. Emilio Tevere. Per cui, se permettete, metteteci almeno un forse, o un beneficio del dubbio nel vostro parere. Parere che si può esprimere, ma c'è modo e modo. La perentorietà, la certezza e la puntigliosità di certi pareri sulla base di una foto, mi par davvero fuori luogo. E' una bella moneta, posso capire che a demolire il buon @@renato ci si diverte tutti un sacco... ma attenzione a non esagerare. Più volte è stato rimarcato anche da stimati professionisti del settore come questo atteggiamento di sentenziare sulla base di fotografie non è corretto, anche nei confronti del perito. per cui, diamo almeno il beneficio del dubbio. Le certezze mettiamole da parte, insieme alla conta dei segnetti...2 punti
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Sono profondamente addolorato per la morte del prof. Ginocchi. Uomo di profonda cultura ed allo stesso tempo ricco di spirito. Alle riunioni era un piacere ascoltare i suoi aneddoti per il modo particolare in cui li raccontava. Mi mancheranno le chiacchierate assieme. Onorato di averlo conosciuto. Mi piace immaginarlo ora lassù assieme a Sergio a riprendere i discorsi interrotti in passato. Le mie più sentite condoglianze alla famiglia.2 punti
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Alla fine Roberto lo ha girato a te.... Siamo stati fino alle 6 del mattino a "Parma e Congressi" a trattare su quel pezzo.... Le foto annullano la maestosità di questo esemplare.... Ma si percepisce che è favoloso.... Inviato da un device_name utilizzando your_app_name App2 punti
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Sono state valutate da due Maestri della numismatica italiana. Sono state pesate allo stesso modo. Sono due monete con caratteristiche diverse. Vanno sicuramente viste in mano e senza lente....quello da il "sentimento" e lo "spirito" dei singoli esemplari. Le foto, purtroppo, portano solo a fare una fredda conta dei segni....2 punti
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Credo che anche la moneta più rara non sia nata unica, a meno che questo non fosse stato speculativamente ed arbitrariamente deciso all'origine, e non può essere certo il caso si una moneta di pochi grammi d'argento destinata alla circolazione. Può essere giunto a noi, forse, un solo esemplare ... noto; questo forse. Le faccio un esempio di monetazione dell'800 quali le piastre dell'occupazione di Ferdianando IV per Roma, se da un una parte la coppia che compare è sempre la stessa dalla Curatolo, Varesi e Nac le monete sono presenti nella collezione del Vaticano e non solo; ed un giorno potrebbero saltare fuori altri esemplari. Oppure la Rupia del 1921 cui unico passaggio in tempi recenti è di un'asta Nomisma (ed io non ne ricordo altri) sicuramente ha fratelli e sorelle in giro per qualche collezione. Piuttosto che il celeberrimo e celebrato 5 Lire 1821 di Maria Luigia oltre all'esemplare Santamaria, Curatolo, Sternberg-Apparuti, BSI e a breve ... vedremo dove, esistono atri due esemplari e di questa moneta; l'intento di ostentazione è certo. Quindi ora che la Sua variante è stata segnalata mi aspetto di trovarne altre. Un caso personale mi è capitato due o tre ani fa, con il caro amico Michel Prieur ancora tra noi. Notai un mezzo franco di Parigi 1808 con una testa differente dal solito. Lo segnalai a CGB e Michel che ne fece subito un articolo ringraziandomi e dando una sorta di RRR alla variante, una volta segnalata e pubbblicata ne uscirono vari esemplari in collezioni francesi e non; insomma ... tante volte si guarda e non si vede.2 punti
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Non passa per nulla invece nei rivetti sotto, fai la stessa prova che ha fatto l'utente. Inoltre SE PASSASSE, avrebbe lasciato i segni di "scorrimento" sulla plastica2 punti
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Di solito se non c'era addirittura la pena capitale, pene corporali erano sicuramente dai longobardi in su il taglio della mano, delle dita e a voler guardare qui c'è subito la connessione simbolica della pena, credo che l'alternativa in qualche caso fosse l'orecchia o entrambe, forse una gradualità della pena penso, meno invalidante ma comunque significativa lo stesso, oltre alla mancanza delle percezione uditiva era come marchiare un uomo e forse il taglio di un orecchio poteva essere inteso ai tempi e additato poi come segno di un falsario , in quanto evento, a differenza delle dita, certamente non casuale, " un uomo diciamo marchiato a vita e da additare negativamente alla società ", se così fosse oltre alla pena fisica si aggiungeva una pena da scontare in società di discredito come persona....2 punti
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Prima di mettermi a leggere tutto quello che mi sono perso in questa settimana ...senza internet ... devo dirvi che è stata un'ottima vacanza, se non dal punto di vista metereologico almeno dal punto di vista numismatico. Infatti ho trovato una moneta con legenda inedita: trattasi di un mezzo cavallotto, moneta piuttosto rara, emessa nel primo periodo dei Dogi Biennali (1528-1541). Io ci leggo: dritto: +D(VX).ET.GVBER.REIPVB.G - castello in cerchio perlinato e lineare rovescio:+CONRADVS.REX.RO.IA - croce in cerchio perlinato e lineare diametro 20 mm, peso 1,60 gr Mi risultava che i cavallotti e i mezzi cavallotti avessero al dritto solo il cerchio perlinato e solo quelli con l'EX (EXCELLENTISSIMAE) nella legenda (+DVX.ET.GVB.EX.REIPV.GENVEN) avessero i due cerchi al dritto. Non è messa benissimo, con quel buco, che a mio parere non detrupa più di tanto cadendo al centro della C e dalla parte opposta al centro della O oserei dire quasi perfettamente. Insomma eccola, ci ho aggiunto il disegnino così potete avere una "lettura facilitata". Ora vado a leggermi ....."gli arretrati"2 punti
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Foto della lapide di Atistia moglie del panario Marco , foto del sepolcreto repubblicano nell' antica Via Coelimontana , un disegno dei primi anni dell '800 della Porta Maggiore con le antiche due Porte di Onorio , Labicana e Prenestina prima delle demolizioni e resti di una delle due Porte .2 punti
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Ciao a tutti. Stavano per farla franca, ma non hanno fatto i conti con la coppia di numismatici più temuta dai falsari; Riccardo Rossi, alias RR (o, secondo alcune cronache non ufficiali, noto anche come “Mago Ecchecà”), perito numismatico e impiegato modello di UNICREDIT, Agenzia di Assemini (CA); Domenico Luppino, alias elledi, meglio noto negli ambienti numismatici come “il mastino della zecca”, ufficiale Superiore della Guardia di Finanza, in servizio presso il Comando Regionale Sardegna. Insieme hanno stroncato uno spaccio di dollari statunitensi falsi, che non era stato rilevato da un certo numero di Banche e di beneficiari della Sardegna, che ne erano venuti in contatto senza accorgersi di nulla. Ma quando i “verdoni” da 100 dollari sono stati presentati da un inconsapevole correntista che voleva cambiarli, allo sportello presidiato da Riccardo, la falsità di quei dollari è stata scoperta. Contrariamente a quanto avevano ritenuto altre Banche, che non solo avevano cambiato quei biglietti ma li avevano anche consegnati ad ignari correntisti diretti negli U.S.A. (che poi hanno avuto laggiù non poche “rogne”), Riccardo si è subito accorto che qualcosa non andava e che quei dollari, ancorchè perfettamente imitati, avevano dei particolari che non lo convincevano; un ulteriore verifica ed il consulto con Domenico ed il raggiro è stato smascherato, con grande imbarazzo per quelle Banche che li avevano battezzati autentici. Quest'oggi, il quotidiano locale “L'Unione Sarda” a pag. 14 ha dedicato ai nostri eroi un articolo che potete leggere di seguito: Complimenti ad entrambi. Michele 2014070427859105.pdf1 punto
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ciao a tutti ragazzi oggi ho provato a fare delle foto ad alcune mie monete con il nuovo cellulare....vorrei dei vostri pareri e suggerimenti per migliorare sempre piu' :)1 punto
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Scusate l'intromissione, ma trovo assurdo contestare in questo modo il 20 lire postato da Renato per le ragioni ovvie che già sono state ben spiegate. Come trovo altresì poco piacevole il continuo modificare/apparire/scomparire di messaggi e quote senza traccia di modifica alcuna.1 punto
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Oppure ancora di più ....questo > La discussione di @@nando12 stà diventando sempre più interessante.1 punto
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Non fare sfide che poi perdi.... ora mi risponderai con tutta la tua abilità di mirror climbing.. :-p io ti rispondo con le foto: -un graffio vicino alla base del collo (non è "di patina") -due colpettini a ore 6 -ossidazione verde (non è patina) per il resto è bella sia di rilievi (massimi) sia di patina.1 punto
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bel littore, anche se quello che vidi in mano (sempre tuo) mi piace di più per la patina, questa la vedo troppo coprente, almeno da queste foto. Chiaramente, se si vuol Il Littore è tra le mie monete preferite, posto questa, di cui purtroppo ho solo questa foto, non buona a mio parere, la fotografai una sera, stanco morto, con luci sbagliate, pressato da "qualcuno" che voleva vedere le foto... poi non l'ho più fotografata. Di questa mi piace molto la patina, poco coprente, con bellissime iridescenze, e lustro a volontà... infatti fa sparare moltissimo la foto :P1 punto
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@@Rex Neap ho controllato...riferimenti bibliografici per questa moneta non ve ne sono...c'è solo una nota a piè di pagina nella quale vengono evidenziati i dubbi dell'autore riguardo questa sigla per via dello strano posizionamento delle due lettere e delle loro grandezze diverse facendo riferimento al coronato dell'incoronazione con sigla y che secondo l'autore presenterebbe anch'esso una sorte di appendice riconducibile a una c...la foto purtroppo non ha fonte e c'è solamente quella del Dritto...1 punto
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Io non terrei nessuna delle due, visto il target che vorresti dare alla tua collezione. Nessuna delle due è da collezione top. Te possò dà 'n consijo 'n romanesco? tè evenni tutt'eddue, metti ar pizzo lì sòrdi, (ovviamente non te li brucià comprànnoce carciofi ner frattempo), e quann'è 'rmomento ggiusto te pigli quella bbella bbella che nùn ce metti più 'e mani sopra ;)1 punto
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Notizia che mi provoca grande tristezza e che mi addolora moltissimo.... Avevo avuto modo di conoscere il prof . Ginocchi nelle riunioni o negli eventi organizzate da Giovanna a Nepi, il professore mi conquistò subito perché amava raccontare e spiegare con grande semplicità di tutto dalla medaglistica, alla numismatica, alla storia..... e aveva il dono, non da tutti, di farlo con grande passione e amore. Quando mi capitò di incontrarlo mi mettevo lì vicino e ascoltavo, in questi casi, basta ascoltare e imparare.... Grande perdita per la medaglistica e la numismatica....anche dal punto di vista umano, avrebbe potuto dare ancora molto, ma molto....1 punto
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Una finestra particolare sulla Roma antica , quella popolare , riferita ad un semplice personaggio che certamente non ebbe alcun ruolo di rilievo nella storia , ma che vista la notevole consistenza economica del panario Marco e un pizzico di fortuna , trovandosi il suo sepolcro vicino alle future costruende mura Aureliane , fu da queste preservato tramandandone il suo nome e la sua attivita’ in vita , fino a noi . Era qualche mese che non passavo per Piazza di Porta Maggiore , giorni fa sono tornato per fotografare alcuni monumenti antichi di cui e’ ricca la Piazza e sue adiacenze allo scopo di scrivere questo post ; purtroppo il decoro attuale e quello dei ricordi storici della Piazza tende sempre piu’ a peggiorare per la incivilta’ di chi vi transita e per la negligenza di chi dovrebbe pulire , controllare e all’occorrenza multare ; oltre a rifiuti , bottiglie varie e lattine sparse nel verde , volutamente non riprese , addirittura una arcata della monumentale Porta e’ usata come dormitorio di emergenza da qualche immigrato clandestino o senza casa , incredibile e indecente situazione di una Citta’ che e’ , si multirazziale , come la sua trimillenaria storia insegna , ma comunque dovrebbe essere amata e rispettata da tutti , Italiani e non . Questa situazione purtroppo e’ quanto lo Stato attuale e nel caso specifico il Comune , super permissivi , per paura di essere chiamati razzisti , ma il razzismo e’ tutt’altra cosa da non confondersi con l’ educazione civica e il rispetto delle regole , lascera’ in eredita’ i nostri beni archeologici a chissa’ chi , verra’ dopo di noi . Fatta questa breve ed amara premessa veniamo alla Storia . Il primo dei monumenti “minori” esistenti nella Piazza , a parte la magnificenza della mostra della Porta Prenestina Labicana di epoca Aureliana , da cui si dipartono la due vie consolari e nella cui sovrastruttura piu’ recente dell’ epoca di Aureliano , si sovrappongono e convergono ben otto acquedotti con tanto di dediche , e’ quello del sepolcro del fornaio Marco Virgilio Eurisace e di sua moglie Atistia ; la prima cosa che colpisce e’ la grandezza , la forma architettonica complessa del sepolcro a forma di forno e il materiale utilizzato , il travertino , sicuramente di notevole costo economico per un panario , evidentemente questa attivita’ anche nella Roma antica era di notevole guadagno economico anche per il motivo che il nostro uomo lavorava principalmente per lo Stato , unico esempio in Italia di come era fatto un forno per il pane nel I secolo a.C. Le misure della costruzione che in origine doveva essere rettangolare sono notevoli , circa 9 metri x 5 metri di lato e circa 7 metri di altezza . Il sepolcro fu rinvenuto nel corso della demolizione delle due torri difensive costruite da Onorio su ogni lato di Porta Maggiore nome che le deriva dal fatto di condurre tramite un rettifilo fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore , allo scopo di ripristinare l'antico aspetto risalente all'epoca aureliana . Nella messa in opera delle torri a fianco della porta di ingresso , Aureliano e Onorio inglobarono all’ interno delle stesse , anche in altri casi simili , gli antichi e massicci sepolcri che fiancheggiavano le vie consolari , allo scopo di dare piu’ consistenza e resistenza alle torri di protezione . Infatti nel corso dell'intervento venne in luce , rimasto inglobato in una delle due torri cilindriche , tra i due archi della porta , ed ora visibile subito fuori della stessa , il sepolcro appartenente a Marco Virgilio Eurisace , fornaio e di sua moglie Atistia , la cui lapide cosi’ recita : "Atistia fu mia moglie visse come eccellente donna le cui rimanenti spoglie riposano in questo paniere" Il monumento funebre, realizzato in travertino e decorato con gli elementi caratteristici di un forno, come sacchi e bocche di doli , consiste di un piccolo edificio a pianta trapezoidale , ha l'aspetto dei recipienti in cui veniva impastata la farina e reca ripetuta quasi uguale sui tre lati ancora esistenti , l'epigrafe : "Est hoc monimentum Marcei Vergilei Eurysacis pistoris , redemptoris , apparet" "Questo e’ il sepolcro di Marco Virgilio Eurisace, fornaio, appaltatore , apparitore" Dalla quale si viene a sapere che il fornaio lavorava per lo Stato , al quale forniva i suoi prodotti e che era anche ufficiale subalterno (apparitore) di qualche personaggio di alto rango forse un magistrato o un sacerdote . Ad ulteriori conferme della professione di Eurisace , l'urna che conteneva le ceneri della moglie (ora conservata al Museo delle Terme) ha la forma di una madia da pane e inoltre nel fregio intorno al monumento sono rappresentate tutte le fasi del procedimento di panificazione : pesatura e molitura del grano , setacciatura della farina , preparazione dell'impasto , pezzatura e infornata del pane . Sul lato orientale del sepolcro , ora perduto, trovava probabilmente posto il rilievo con i due coniugi che attualmente è visibile ai Musei Capitolini . Sul basamento si trova l'iscrizione commemorativa dei lavori di restauro . Il secondo monumento si trova nella Piazza all’ interno della mura , e’ anch’esso un sepolcro che in antico fiancheggiava la via Prenestina prima dell’ uscita dalla Porta Maggiore ; risale ad un epoca probabilmente antica della Repubblica perche’ la struttura semplice e’ costruita in blocchi di tufo peperino a forma di dado o cubo , e’ anepigrafo quindi non si conosce a chi era dedicato , inoltre e’ di semplice struttura , solo qualche fregio si intravvede in alto ; non si nota alcun accesso quindi probabilmente la base deve essere interrata sotto l’ attuale strada , quello che oggi si vede dovrebbe quindi essere la parte alta del sepolcro che forse proseguiva oltre in altezza . Il terzo monumento si trova ad ovest della Porta Maggiore a circa 200 metri lungo il percorso delle mura aureliane , all’ angolo tra Via Statilia e Via Santa Croce in Gerusalemme ; e’ anch’ esso un sepolcreto di epoca repubblicana . Per la sua rarita’ e direi anche per fortuna visti i tempi , e’ ben protetto da un muro ad altezza d’ uomo e prosegue in altezza con grata in ferro con cancello di accesso al complesso chiuso al pubblico , comunque puo’ essere visitato su richiesta . Purtroppo dal di fuori non e’ possibile leggere bene le dediche perche’ incise nello scuro tufo peperino , quindi non hanno contrasto e da lontano non si leggono bene . Il complesso visibile del sepolcreto e’ lungo circa 20 metri , questa la descrizione . l 'attuale via Statilia , in prossimità dell'incrocio con la via di S. Croce in Gerusalemme , corrispondeva all'antica via Caelimontana . Su questa strada erano situati numerosi sepolcreti , costruiti in periodi differenti e dalla diversa forma architettonica; un gruppo di questi monumenti funebri è situato sul lato destro della strada in direzione di Porta Maggiore , all'interno di un'area recintata . Si tratta in un complesso di quattro sepolcri allineati scoperto all'inizio del secolo scorso e che nella versione attuale si presenta restaurato ; il primo in ordine topografico era del liberto Publio Quinzio , un libraio , della moglie e della concubina , come recita l'iscrizione relativa , ed è databile intorno al 100 a.C. Il monumento è costituito da una facciata in blocchi tufacei , nel quale si apre una piccola porta inquadrata da due scudi scolpiti , di forma rotonda , clipei , che immette in un piccolo vano in parte scavato nella roccia . Il secondo sepolcro, riferibile a sei diversi personaggi menzionati dall'iscrizione , sono liberti della famiglia Clodia , Marcia e Annia , databile all'inizio del 1 secolo a.C. , è costituito da due celle , alle quali si accede mediante porticine che si aprono esternamente su un prospetto marcato da un basamento in tufo con i ritratti dei defunti scolpiti . Il terzo sepolcro piuttosto rovinato è del tipo a colombario , forse successivo come datazione al precedente . Il quarto monumento funerario è il più recente di tutti , risale circa alla metà del 1 secolo a.C. e presenta una forma ad ara ; era di proprietà di due Auli Caesonii , di una certa Telgennia e presenta anche un ampliamento molto probabilmente successivo . Insomma un bel complesso di epoca repubblicana ben conservato e non interrato , non comune , in quanto subaereo . Seguono altre foto nella risposta1 punto
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Il dritto della prima, "sembra chiamarti"...la seconda, si dice dalle mie parti... -è bella ma non balla- simone.1 punto
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Non si tratta del famoso condottiero Eugenio ma di suo padre Eugenio Maurizio1 punto
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Posso assicurarti che ci teneva anche lui a conoscerti, ne avevamo parlato varie volte. Ti stimava molto e avrebbe voluto venire a Napoli a Settembre per il Convegno. Purtroppo non sarà più possibile1 punto
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Azzarderei in base alla semi-certezza della M a una prima lettera "rotonda" seguita da due "subquadrate" e una senza il vertice destro alto e alla spezzatura al dritto INV-IC un'attribuzione al RIC 89, ritratto laureato drappeggiato e corazzato, M-F/QARL, rated S. Ciao Illyricum :)1 punto
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In anteprima da Panorama Numismatico di settembre 2014. Ferdinando I d'Aragona fu invece molto misericordioso già nei primi anni di regno nonostante ne subí di cotte e di crude. " ......... La battaglia decisiva che contrassegnò il tracollo di Giovanni d'Angiò e dei suoi sostenitori ebbe luogo nei pressi di Troia (FG) il 18 agosto 1462, eppure, a dispetto di quanto tramandatoci dalla storia, Ferrante si mostrò in seguito clemente verso alcuni dei suoi nemici tanto da perdonarli, tra questi vi fu anche chi nel 1495 aiuterà il re di Francia Carlo VIII durante la sua discesa a Napoli, cito ad esempio Pietro Giovanni Paolo Cantelmo duca di Sora e conte di Alvito. La clemenza di Ferrante non fu un episodio da far passare inosservato agli occhi del popolo, a Napoli si coniarono ducati d'oro e tarì in argento (da 2 carlini) di pregiata fattura (forse il primo ritratto rinascimentale su di una moneta) con al dritto un passo del Vangelo di Luca 1.- f. 54 - RECORDATVS MISERICORDIE SVE (ricordando la sua misericordia). Fu usanza di molti principi del rinascimento italiano associare in numismatica alla loro effigie una frase dal profondo significato, diversamente, nel nostro caso non avrebbe senso apporre la stessa intorno allo stemma posto sull'altro lato. Ferrante fu in generale un monarca giusto e di elevato spessore politico, i lati negativi del suo carattere sfociarono in episodi drammatici e furono conseguenti al tradimento e alla cupidigia dei baroni che risiedevano tra i confini del suo reame. Trovo inoltre molto importante che il messaggio riferito alla sua misericordia venne impresso su monete coniate durante tutto l'arco di tempo del suo regno (anche in alcune emissioni di restituzione a nome del figlio Alfonso II. 1494-1495), e non soltanto un isolato proclama propagandistico utilizzato a seguito di certi avvenimenti. Il ducato d'oro in fig. 1 venne coniato a Napoli nei primi anni di regno, il giovane Ferrante qui effigiato potrebbe essere lo stesso che sconfisse il pretendente angioino tra il 1462 e il 1463 e che per il bene dello stato perdonò molti suoi nemici evitando ulteriori guerre, un periodo lontano da quello in cui lo stesso re in età avanzata si sbarazzò definitivamente dei suoi nemici (congiura dei baroni, 1485-1486), in quel periodo l'aspetto del re fu molto simile a quello nel ducato d'oro in fig. 2 (coniato a Napoli tra il 1488 e il 1494)......."1 punto
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Graziosa monetina, a quel prezzo irrisorio hai fatto bene a prenderla...peccato per la conservazione un pò esausta, ma è ancora ben collezionabile..1 punto
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Sì, mi pare un falso "facile facile".... ;) Gordian III, AR Antoninianus, January 1, 240-March (?) 240, Third Issue, Rome IMP CAES M ANT GORDIANVS AVG Radiate, draped, cuirassed bust right, seen from behind LIBERALITAS AVG II Liberalitas standing facing, head left, coin shaker in right hand, double cornucopiae in left 22mm, 5.18g RIC IV, Part III, 36v (C for type) Questo è il confronto che palesa alcune bolle e bollicine, presenti comunque in quantità sui campi. Inoltre è evidente la scarsa qualità dei caratteri della legenda. I dati fisici confermano... Ciao Illyricum :)1 punto
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Falso come supponevo oltre che per le bolle anche perché e' un ibrido tra un denario per il peso e un antoniniano perché radiato e di peso troppo basso per l' epoca .1 punto
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@francesco77 grazie dell'interessamento, comunque certo Potete aggiungermi tranquillamente nella lista per venerdì mattina.1 punto
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Taglio: 2 euro Nazione: Finlandia Anno: 2002 Tiratura: 1.239.000 Condizioni: B+ Città: Milano1 punto
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Su consiglio del Curatore, mostro in questa rubrica una moneta nepalese che mi sono trovato in tasca, il cui formato è quello di una moneta da 50 centesimi. Non mi è certo dispiaciuto entrare in possesso di una moneta bella ed esotica per soli 50 c. !1 punto
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Pardon, ho sbagliato :blum: , per quello del 2002 dovrebbero esserci quei 90.830 esemplari in circolazione , il 10 cent belga 2003 è effettivamente solo in Divisionale ;-) @@Rossano non si conosce ma non dovrebbe essere niente di particolare, si presume..1 punto
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Taglio: 2 euro cc Nazione: Lussemburgo Anno: 2005 Tiratura: 2.720.000 Condizioni: B Città: Milano1 punto
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Negli ultimi giorni non ho avuto modo di seguire il forum e noto solo ora la discussione. Certi argomenti qui proposti mi stanno molto a cuore, avendo interessato le mie ricerche per alcuni anni. Per quanto riguarda la prima moneta, come in parte già detto e riportato esplicitamente dal DOC, si tratterebbe di un "pattern", ossia una sorta di "prova" che per qualche motivo non ha trovato l'approvazione definitiva per essere prodotta su larga scala ed inserita nella circolazione. Sempre il DOC registra altri casi analoghi, il più delle volte in metalli più "poveri", in rapporto ad altri sovrani. In riferimento alla comprensione delle lettere che affiancano Alessandro non ho mai incontrato effettive proposte di lettura. L'unica riflessione che ho fatto, anche se credo poco convincente, è che la β possa rimandare a Basileus e la δ a Despotes, titolo del quale Alessandro era stato insignito in tenera età. Mi rendo conto che queste siano però mere congetture, anche con poco senso. Per quanto concerne il miliaresion, avete già sottolineato la grande portata ideologica sia della scelta di inserire un medaglione con il volto di Cristo, sia quella relativa al termine Autokrator. A quste considerazioni aggiungo la totale assenza, in questa come nelle altre monete, di ogni allusione al futuro Costantino VII, cosa che in particolare sul miliaresion è abbastanza insolita (intendo il riferimento al co-imperatore o al legittimo erede "tutelato"). Veniamo al tema dell'incoronazione, argomento che ha occupato a lungo i miei studi. E' vero, Alessandro è il primo sovrano bizantino a ricorrere all'immagine sulle monete ma bisogna ricordare che in ambito più strettamente artistico questa non è una novità, in quanto, in altri termini e in altri contesti, è stata utilizzata già da Basilio I e da Leone VI. Resta il fatto che usare questo tema dall'evidente significato politico su un mezzo di diffusione potente come la moneta è un aspetto molto rilevante, considerando anche quanto questa iconografia abbia continuato ad interessare le emissioni bizantine successive. Sul perchè sia stato proprio Alessandro ad optare per primo per questa soluzione ho avanzato alcune ipotesi. Nonostante Alessandro abbia fatto di tutto per disfarsi del nipote e della cognata, non possiamo parlare di un'usurpazione poiché Alessandro apparteneva alla dinastia legittima ed era stato legittimamente incoronato dal padre nell'879. Sebbene il giovane Costantino non sia menzionato sulle monete, i suoi diritti furono preservati tanto che nel 945, dopo gli ulteriori soprusi di Romano I e figli, prese effettivamente il potere. Certo, la nuova immagine dei solidi non è una semplice commemorazione della salita al trono ma deve essere studiata tenendo ben presente la biografia di Alessandro. Occorre ricordare, infatti, che durante il regno del padre, a un certo punto Alessandro si trovò a scavalcare, provvisoriamente, il fratello Leone in ordine di successione per poi tornare bruscamente all'ultimo posto. Se a questo aggiungiamo le voci che assegnavano la paternità di Leone VI non a Basilio I ma a Michele III, ecco che si può avere un'idea, seppur vaga, del clima che si respirava a corte e del risentimento covato da Alessandro. Tutto questo se di certo non ha indotto Alessandro a inventare schemi o intitolazioni nuove, credo che ciò possa aver avuto un'influenza almeno indiretta e che quanto sofferto possa aver contribuito alla scelta di diffondere apertamente simboli ed iscrizioni dal forte impatto "propagandistico". Più in generale, la grande attenzione dimostrata da Alessandro per le coniazioni è un aspetto che va valutato attentamente proprio per il fatto che il sovrano sia passato alla storia per essersi disinteressato delle sorti dell'Impero, atteggiamento che sicuramente contrasta con l'"accortezza numismatica" dimostrata. Si potrebbero aggiungere altre considerazioni ma forse questa non è la sede adatta. In ogni caso concludo il mio intervento - chiedo scusa se troppo lungo - ricordando che il Fueg ha censito circa 35 esemplari di questo solido tra collezioni pubbliche e passaggi d'asta. E ora guardiamolo in faccia Alessandro:1 punto
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Ci siamo proposti di sviluppare una serie di monografie su aspetti specifici della monetazione vandala che stiamo approfondendo grazie allo studio che ci è stato conferito di un grosso ripostiglio inedito di quasi 500 nummi, in buona parte vandali, databile verso la metà del regno di Trasamundo. Contiamo entro fine anno di uscire con un testo generale sulla monetazione vandala (circa 250 pagine) e abbiamo già avviata la stesura di un catalogo ragionato, sempre relativo alla monetazione vandala, che prevediamo possa essere pronto nel medio termine (non prima di un anno). Inoltre pubblicheremo entro fine anno un articolo storico-numismatico di carattere accademico in una rivista della Universidad Complutense (Madrid) relativo al Regno di Godas e alla sua monetazione. Siamo in attesa di sapere se si concretizzerà lo studio di una grossa collezione di nummi vandali, inedita e non disponibile al pubblico, conservata presso uno dei principali Musei italiani. Altri temi che intendiamo approfondire sono quelli connessi all'evoluzione della siliqua imitativa in nome di Onorio coniata dalla zecca di Cartagine e alla circolazione monetaria nella Sardegna del V secolo. Circa il discorso avviato su questo stesso forum sulla monetazione di Leonzio, non siamo riusciti ad attivare un gruppo di studio per portarlo e pubblicarlo come "www.lamoneta.it, forum numismatico", come era nei nostri desideri: tuttavia va avanti insieme al lamonetiano che ha mostrato volontà di proseguire e comunque quando sarà oggetto di pubblicazione si porrà nella giusta evidenza il positivo ruolo avuto da questo forum nella genesi del lavoro stesso. Possimamente presenteremo all'editore un articolo sulla monetazione di Alessandro III (Bisanzio): anche in questo caso sarebbe stato mio desiderio pubblicarlo con la firma "www.lamoneta.it, forum numismatico", ma non sarà così. Si tratta di un articolo nel quale si affronterà la monetazione di questo imperatore dal regno breve e controverso, anche da un punto di vista psicologico grazie alla collaborazione di uno psicologo specializzando in psicologia criminale e con esperienza nel tema della "psicologia del potere". Ovviamente è un punto di vista molto particolare e credo che è la prima volta che si analizzeranno le scelte nella legenda e nell'iconografia da un punto di vista motivazionale e psicologico. Mi spiace che il responsabile dell'area pertinente abbia definito questa discussione "numismatica romanzata": io invece la definirei "numismatica ragionata", ma ovviamente i punti di vista sono molto diversi, cosa più che legittimama. L'articolo apparirà con la mia firma, ma citerà comunque il contributo molto importante dato da questo forum nella raccolta della documentazione fotografica, che è stata tale di costruire un vero e proprio corpus dei solidi di Alessandro III. Altre iniziative stanno a punto di concretizzarsi: la mia preoccupazione è l'enorme mole di lavoro che il nostro Gruppo sta vedendo accumularsi sulla nostra scrivania. Ho rimproverato, scherzosamente ma non troppo, i due componenti del Gruppo che hanno avuto la funestissima e sciaguratissima idea di andare in ferie! Ovviamente sarebbe bello se il Gruppo stesso potesse ampliarsi grazie all'ingresso di appassionati che volessero davvero dedicarsi alla monetazione vandala (e non solo vandala) del V secolo e della prima metà del VI.1 punto
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Scusate ... ho letto con molto interesse la discussione . però : se la moneta è piccola , il perito " deve " mettere i rivetti più vicini , o metterne uno in più proprio per evitare che la stessa possa essere sostituita.1 punto
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Mi hai fatto schiantare dal ridere.Con quelle emoticons tra poco mi prende un'infarto da quanto ho riso.Ho riletto il messaggio 3 volte..Grande @@Jan stupendo!!!!1 punto
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Ragazzi, ecco un sunto: dai primi rumors sugli euro andorresi ad oggi! Non corrisponde forse questo alla realtà? €urocollezionista appena scopre che l'Andorra emetterà monete euro proprie: €urocollezionista appena pensa al fattore "speculazione": €urocollezionista appena vengono aperte le prevendite delle monete: €urocollezionista appena vede l'organizzazione del servizio numismatici.: :fool: €urocollezionista appena pensa alle monete €uro d'Andorra in luglio 2014: :aug: :bash: :m249:1 punto
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Segue..... Buona serata Veniamo ora alle oselle. Si potrebbe pensare che in queste monete/medaglie, che nei ultimi due secoli di vita della Serenissima avevano scandito annualmente, con le immagini in esse riportate, tutti i successi che Venezia aveva riportato in ambito politico, sociale, religioso ed economico, ci si trovi a rimirare una lunga sequenza di leoni armati di spada; niente di più sbagliato. Il più “generoso” fu il doge Alvise Mocenigo II ( 1700-1709); ne troviamo ben due: ANNO III 1702 D: S.M.V. ALOYSIVS MOCENICO D. S. Marco in trono consegna il vessillo al doge inginocchiato; in esergo ANNO III e sotto la data 1702 R: PRVDENTIA ET FORTITVDO; La saggezza è la forza; leone di Venezia retto sulle zampe posteriori tiene nella zampa destra una spada con un serpente attorcigliato ANNO IV 1703 D: S.M.V. ALOYSIVS MOCENICO D. S. Marco in trono consegna il vessillo al doge inginocchiato; in esergo le sigle del Massaro PM (Pietro Manolesso) oppure P ° B (Pietro Basadona) R: SVORVM IVRA TVETVR; Protegge i diritti dei suoi; leone di Venezia stante verso destra, tiene nella zampa destra una spada e nella sinistra il libro aperto; in esergo ANN IIII e sotto la data 1703 C'è un'altra osella, precedente a queste, che riporta una analoga simbologia; emessa sotto il dogato di Marc'Antonio Giustinian (1684-1688): ANNO II 1685 D: S.M.V. ANT IVSTINIANVS; S. Marco in trono consegna il vessillo al doge inginocchiato; in esergo ANNO II e le sigle del Massaro D ° P (Domenego Pizzamano) R: FORTITVDO MEA ET LAVS MEA DNS; Il Signore è la mia forza e la mia gloria; leone di Venezia retto sulle zampe posteriori tiene nella zampa destra una spada; a sinistra una fortezza e a destra dei cavalieri che scappano; in esergo KOPONH (Corone) Purtroppo non ho trovato in rete l'immagine ed il mio scanner fa i capricci... A questo punto una considerazione è obbligatoria. Immaginare di avere più leoni armati di spada sulle monete veneziane, avrebbe forse appagato maggiormente l'immaginario collettivo; trasporre da un siffatto leone una Venezia potente, indomita, padrona del suo stato, giusta e religiosa, il passo sarebbe veramente breve; un'apoteosi. Eppure non è così, lo si evince dai fatti. Questa immagine non è mai stata tra quelle preferite dai magistrati che se ne occupavano. Meglio inserire l'immagine “classica” del leone stante con il libro aperto trattenuto dalla zampa destra; oppure immagini del leone in maestà, ovvero allegorie varie o immagini differenti e varie che sarebbe troppo lungo descrivere. Mi piace pensare che alla Serenissima non servissero immagini troppo “forti”, bastava la sua reputazione. saluti luciano1 punto
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segue.... Dobbiamo attendere il decreto del 9 agosto 1643 con il quale si procede all'emissione di "gazzette" e "soldi" per l'isola di Candia (Creta) per vedere un leone guerriero. Gazzetta in rame - diam. mm. 27 - peso gr. 6,82 D: SANCT MARC VEN; mezzo busto del leone nimbato, posto di fronte su nubi, con la spada nella zampa destra ed il libro aperto nella sinistra. Nell'esergo II tra due rosette; R: CANDIA; scritta tra stellette e rosette su tre righe; all'esergo le sigle del massaro M°A°S tra due punti (Marco Aurelio Soranzo) Perchè mai il leone impugna una spada? La guerra di Candia avrà inizio solamente nel 1645, né c'erano state negli anni precedenti rivolte o tumulti nell'isola, tali per cui bisognasse dare un segnale agli isolani, per il tramite delle monete, della forza che la Serenissima esprimeva con siffatta immagine. Venezia era in pace col turco; aveva appianato un grave contrasto quattro anni prima, sorto a seguito dell'affondamento di 15 galere barbaresche ad opera di Antonio Marin Cappello. Seppur al suon di migliaia di zecchini, era riuscita a placare l'ira della Subblime Porta. Può essere che, comunque, l'aria che si respirava in quell'area non fosse così tranquilla; oppure erano gli stessi isolani che andavano tranquillizzati, d'altra parte, una dopo l'altra, tutte le piazzaforti ed i possedimenti veneziani, venivano prese dai turchi e per talune, che pur restavano in mano alla Serenissima, questa doveva pagare grossi importi in denaro; la popolazione questo sentore di precarietà poteva/doveva averlo? Non si sa; certo che il messaggio del leone armato di spada è forte ed inequivocabile. segue.... luciano1 punto
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@@Cristian97 Il Talento e la Mina (pari a 1/60 del talento) non erano monete nel senso letterale, ma unità ponderali. In altri termini non corrispondevano a monete coniate, ma a quantità (peso) di metallo. Quantità tali (elevate) da non permettere la coniazione di monete corrispondenti. Per maggiori notizie e per rispondere alle domande che hai posto qui e in altre discussioni, potresti cominciare col leggere qualche libro (o articolo) in proposito. Alcuni testi sono segnalati in questa discussione: LINK (vedi ad esempio il post 10) Quelli di Colombo e di Amisano, in particolare, sono facilmente reperibili e acquistabili con poche decine di euro presso i rispettivi editori: Libro Colombo - Libro Amisano1 punto
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Buona Domenica Come è noto, Venezia non codificò mai le insegne che dovevano rappresentarla; per questo motivo la presenza della spada impugnata o del libro chiuso o aperto in talune rappresentazioni del leone di San Marco in posizione stante, ha dato voce ad innumerevoli interpretazioni. Taluni hanno interpretato lo stato di guerra se il leone presentava congiuntamente la spada impugnata ed il libro chiuso; non c'è ovviamente certezza. Di certo sappiamo che la condizione di guerra era rappresentata dal colore delle bandiere che, generalmente, precedevano il doge nelle sue periodiche “andate” (processioni civili o religiose) che si svolgevano in particolari e codificate ricorrenze, che si snodavano per la città. Se gli stendardi erano rossi, significava che la Serenissima era in stato di guerra, erano bianchi se, invece, nello Stato regnava la pace, erano azzurri se si doveva sottolineare l'avvenuta alleanza con uno Stato o violetto se era in corso una tregua. In piazza San Marco le bandiere infisse sulle antenne poste di fronte alla Basilica, erano sempre rosse, come lo erano quelle delle navi; ciò derivava dal fatto che quelle antenne venivano considerate alla stegua di alberi di navi. Per quanto concerne le monete, personalmente, qualche pensiero al riguardo, caro Daniele, me lo sono fatto. Un leone di San Marco scolpito nel marmo, dipinto in un quadro o raffigurato in un arazzo, doveva stare necessariamente in una piazza, in un palazzo, in una chiesa, in luoghi comunque veneziani; città, paesi, o isole che fossero. Non credo che avrebbe avuto senso installare in cima ad una colonna, posta in una città suddita, un leone arcigno e guerriero; nemmeno se questa città fosse stata da poco conquistata e “pacificata”; molto meglio installare un leone “tranquillizzante” e che avesse la sua caratteristica forma, capace di infondere nel popolo sicurezza, giustizia, pace. Le monete, invece, erano oggetti più dinamici; potevano riportare immagini che davano un segnale e correndo di mano in mano, quel segnale, veniva riportato ai sudditi che chiedevano aiuto, sicurezza, ma anche a quelli “turbolenti”, così come arrivava anche nelle mani del nemico. Guardando la monetazione veneziana, non sono molti i casi in cui si può vedere un leone rappresentato in maniera difforme da quella ormai consolidata e quei pochi esempi, guarda caso, si riferiscono a monete che correvano nei possedimenti d'oltremare e non nei possedimenti di terra. segue... luciano1 punto
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