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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 10/31/14 in Risposte

  1. Oggi sono particolarmente buono e vi faccio un bel regalo :). La moneta in oggetto e' un INEDITO Gigliato di Roberto D'Angio' che presenta alcune particolarita' molto interessanti: Lo Scettro del Re al D/ si trova in posizione "Verticale" e non inclinato come solitamente presente in questa tipologia. Inoltre i Segni di Interpuzione al R/ sono costituiti da una coppia " xx " che stranamente non e' resente al D/ (ci sono i calssici " : " ). Altra particolarita' e' la x della parola REx al D/ che invece presenta la stessa " x " miniscola usata nell'interpunzione al R/ . Negli ultimi 15 anni ne avro' visti 4 esemplari, quindi a mio giudizio, la rarita' puo' essere forse R3 . Che ve ne pare? Voi ne conoscete altri esemplari? Commenti sono come sempre ben accetti :) P.S. da notare le striature del fondo dovute all'alta conservazione della moneta ;) :P
    6 punti
  2. Grazie a tutti delle considerazioni! Si, sono pienamente consapevole dei "limiti tecnici" della mia mezza piastra, d'altronde se non li avesse sarebbe costata almeno il doppio e per me sarebbe stata comunque innarivabile, sia oggi che un domani. Diciamo che la mia idea di collezione non è quella di ricercare per forza monete perfette: non sono le classiche monete della repubblica o del regno, decisamente più semplici da trovare in alta conservazione, sono monete che hanno dai 200 ai 500 anni di vita sulle spalle... quindi le valuto e le giudico con un occhio più clemente rispetto a monete più recenti. Non avrò mai una collezione degna di un museo, questo lo so per certo, e di sicuro i miei pezzi sfigurerebbero in qualche collezione importante di chi magari da molti più anni colleziona questo tipo di monete. Ma non mi importa, semplicemente perchè quelle monete sono figlie di una passione, di ognuna mi sono per qualche motivo innamorato, ognuna mi porta un ricordo o una sensazione, ed è questo valore aggiunto che trasforma un tondello in metallo in un oggetto capace di suscitare in noi collezionisti forti emozioni indipendentemente dalle (ahimè) necessarie e sterili valutazioni di carattere economico. Ad esempio il foro riparato mi fa sognare qualche nobildonna romana che nel '700 indossò questa moneta in segno di devozione. Chissà quante ne avrebbe da raccontare questa mezza piastra... se solo potesse parlare... Capite bene che dopo simili voli di fantasia e dopo tutte queste fantasticherie che mi frullano nella mente ogni volta che vedo il mio nuovo acquisto, non riesco a non perdonarle i suoi peccati e difetti! @rcamil ti ringrazio per il tuo autorevole parere, "critiche e precisazioni" ovviamente incluse... ti dirò, sulla patina c'ho riflettuto anch'io... poi però mi sono detto (passatemi il paragone blasfemo) che quando si va a letto con una bella donna, anche se magari non più giovanissima, è meglio non porsi domande sulle sue avventure passate... bisogna invece godersi l'attimo e non pensarci più! :clapping:
    5 punti
  3. Buonasera Luca, a proposito del ripostiglio di Lurate Abbate, è molto difficile stabilirne con certezza la data di interramento perché, a parte i nomi dei dogi di Venezia letti sui matapan, delle altre monete Ambrosoli ha dato indicazioni molto sommarie. Sto pensando soprattutto alle monete di Firenze presenti nel ripostiglio e dalle quali, se lo studioso milanese avesse riportato i segni di zecchiere, oggi ci potrebbero venire indicazioni molto utili al riguardo. Visto però che non potremo mai sapere con maggiore precisione quali monete fossero presenti, credo che dovremmo accontentarci del terminus ad quem che ci dà la moneta di Ludovico IV (non V come indicato da Ambrosoli ) ivi contenuta. Le monete di questo imperatore furono infatti coniate tra il giugno del 1327 ed il febbraio del 1329. Ora, poiché i primi denari imperiali di Ludovico il Bavaro con il titolo di rex furono scoperti solamente nel 1907-1908 dobbiamo pensare che l'imperiale di Lurate fosse il tipo "più comune", con il titolo di imperator (in caso contrario Ambrosoli non avrebbe certo mancato di segnalarlo), coniato non prima dell'incoronazione avvenuta nel gennaio del 1328. Questa seconda tipologia di imperiale fu poi emessa fino al febbraio del 1329. La data di nascondimento del ripostiglio non può dunque essere antecedente il gennaio 1328. Il fatto che fosse presente un unico esemplare potrebbe infine significare che quando il gruzzolo fu nascosto tali monete erano appena entrate in circolazione. Naturalmente in questo caso si tratta di un ipotesi non altrimenti verificabile. Spero di esserle stato d'aiuto. PS per quei pdf che lei sa, la prego di scusarmi, ma nei giorni scorsi sono stato molto impegnato con il lavoro. Abbia ancora qualche giorno di pazienza. Una buona serata, Teofrasto
    5 punti
  4. Notevole davvero. Ma questi gigliati con l'abbreviazione IhR dove li mettiamo ? :D Come già accennato a Francesco in base a miei recenti studi trovo pareri discordanti tra Baker e Testa, quest'ultimo è propenso ad attribuire il suo gruppo 2a con l'abbreviazione IhR in legenda alle emissioni provenzali postume. Baker invece è scettico su quest'ipotesi anche se ammette che è in dubbio se spostare questa tipologia alla metà del XIV secolo così come suggerito da altri studiosi come Sambon. Di conseguenza il gruppo 2b sarebbe immediatamente successivo al primo e quindi cronologicamente post 1321 ante 1324 anziché post 1324. Questa moneta con queste caratteristiche mi fa propendere ad una collocazione a metà del XIV secolo... Che ne dite ? Biblio che ho consultato: Baker 2006 = J. Baker, Some notes on the monetary life of the Dodecanese and its micro- aseatic peraia, ca. 1100-1400, in Το νόμισμα στα ∆ωδεκάνησα και τη μικρασιατική τους περαία, Αthens, pp. 351-377. Baker 2011b = J. Baker, Tipologia ed epigrafia nella evoluzione dei carlini, in G. Colucci (ed.), 3o Congresso Nazionale di Numismatica. La monetazione angioina nel Regno di Na- poli, Bari 12-13 novembre 2010, Bari, pp. 377-393. Bompaire 1987 = M. Bompaire, Un livre de changeur languedocien du milieu du XIVe S., in Revue Numismatique, 6a serie, 29, pp 118-183. Rolland 1956 = H. Rolland, Monnaies des comtes de Provence xiiie-xve siècles, Paris. Testa 2008 = G. Testa, I gigliati napoletani: il punto della ricerca, in RIN 109 (2008), pp.553-560. Testa 2011 = G. Testa, I gigliati di Provenza, in G. Colucci (ed.), 3 Congresso Nazionale di Numismatica. La monetazione angioina nel Regno di Napoli, Bari 12-13 novembre 2010, Bari, pp. 555-588.
    4 punti
  5. Credimi invece che ho capito benissimo. Il punto invece é quanti acquisti da 300/400 euro posso fare in un anno? Io, se sono fortunato ne faccio due, a tre non ci arrivo. Comprare due monete in un anno é per me impensabile, sarebbe come chiedere ad un alcolizzato di ubriacarsi due volte all'anno con lo champagne d'annata.. io preferisco il bottiglione di merlot in tavola ogni settimana, poco importa se non é buono come lo champagne e se a rivenderlo non mi riprendo la spesa fatta: la mia fame non si colma una tantum un paio di volte all'anno. Forse semplicemente non sono un vero collezionista, bensì un sognatore che "butta" i suoi quattro soldi in monetine modeste che però riescono a trasmettermi un qualcosa di positivo e mi fanno stare bene! E a me, francamente, tutti ciò basta e avanza.
    3 punti
  6. Prendere il 5 lire del '14 con i polpastrelli è un gesto molto rock and roll. Complimenti per il possesso e la confidenza che le dai.
    3 punti
  7. Ed infine il pezzo forte di oggi... Taglio: 50 Cent Nazione: San Marino Anno: 2007 Tiratura: 320.000 Condizioni: BB Città: Trieste
    3 punti
  8. Hai ragione! Vedi come è stato condotto un serio studio, quello di Rambach e Walker, del 2012, che ho appena citato prima. Se lo si legge attentamente salta fuori questa bella chicca... In pratica: quel particolare conio, a partire dal famoso esemplare di Londra, che fu acquistato nel 1867, è FALSO !! Evidentemente hanno potuto esaminare a fondo l'esemplare del British Museum e sentenziare la sua falsità. Il pezzo Triton sembra ottenuto con un conio più moderno, ricavato dall'esemplare del BM (die-transfer), probabilmente con piccole discordanze. Ma, un interessante dettaglio, gli autori annotano che l'aureo Triton, probabilmente per i dubbi sollevati successivamente, fu esaminato attentamente dalla CNG (o meglio da esperti assoldati dalla CNG) e la moneta "rescissa" e restituita al proprietario e viene accennata all'esistenza in giro di un altro esemplare della stessa coppia di conii. Chiaramente era l'esemplare poi apparso su ArtCoins !! Così il cerchio si chiude e abbiamo chiarimenti definitivi su questa particolare emissione con una testa così originale…. Ecco cosa serve scambiarci informazioni!
    3 punti
  9. Ragazzi, ho ufficialmente concluso il conteggio già da qualche giorno, tanto abbiamo capito tutti che era un conteggio inutile, col passare degli arrivi . A pensar male ci si becca sempre !! :good:
    2 punti
  10. In realtà pensavo finisse ben più su.. La conservazione comunque è inusuale, anche cosiderando che è battuta a Napoli che non eccelleva per la qualità dei coni. Non si vede dalla foto, ma i fondi sono ancora molto belli e riflettono il lustro Concordo sul qSPL
    2 punti
  11. In passato erano molte di più, in pratica ogni stato che della Germania come la conosciamo oggi aveva la sua zecca............ A : Berlin 1750 to date A : Clausthal (Hannover) 1833-1849 B : Bayreuth, Franconia (Prussia) 1750-1804 B : Breslau (Prussia, Silesia) 1750-1826 B : Brunswick (Brunswick) 1850-1860 B : Brunswick (Westphalia) 1809-1813 B : Dresdan (Saxony) 1861-1872 B : Hannover (Brunswick) 1860-1871 B : Hannover (East Friesland) 1823-1825 B : Hannover (German Unification) 1872-1878 B : Hannover (Hannover) 1821-1866 B : Hannover (Prussia) 1866-1873 B : Regensburg (Regensburg) 1809 B.H.: Frankfurt (Free City of Frankfurt) 1808 B (rosette) H-Regensburg (Rhenis Confederation) 1802-1812 C : Cassel (Westphalla) 1810-1813 C : Clausthal (Brunswick) C : Clausthal (Hannover) 1813-1834 C : Clausthal (Westphalla) 1810-1811 C : Dresden (Saxony) 1779-1804 C : Frankfurt (German Unification) 1866-1879 D : Aurich (East Friesland under Prussia) 1750-1806 D : Dusseldorf, Rhineland (Prussia) 1816-1848 D : Munich (Germany) 1872 to date E : Dresden (Saxony) 1872-1887 E : Muldenhutten (Germany) 1887-1953 F : Dresden (Saxony) 1845-1858 F : Magdeburg (Prussia) 1750-1806 F : Cassel (Hess-Cassel) 1803-1807 F : Stuttgart (Germany) 1872 to date G : Dresden (Saxony) 1833-1844, 1850-1854 G : Glatz (Prussia Silesia) 1807-1809 G : Karlsruhe (Germany) 1872 to date G : Stattin in Pomererania (Prussia) 1750-1806 GN-BW – Bamberg (Bamberg) H : Darmstadt (German Unification) 1872-1882 H : Dresden (Saxony) 1804-1812 H.K. – Rostock (Rostock) 1862-1864 I : Hamburg (Germany) J : Hamburg (Germany) 1873 to date J : Paris (Westphallia) 1808-1809 M.C. : Brunswick (Brunswick) 1813-14, 1820 P.R. : Dusseldorf (Julich-Berg) 1783-1804 S : Dresden (Saxony) 1813-1832 S : Hannover (Hannover) 1839-1844 L'ultima a chiudere in ordine di tempo è stata quella di Dresda (Muldenhutten), simbolo di zecca E, ovviamente non era un esclusiva tedesca quella di avere varie zecche, anche l'Italia solo in tempi recenti aveva Milano, Torino, Genova, Napoli, Firenze etc, è stato poi accentrato tutto a Roma che ha come simbolo di zecca la R, in Germania invece si è scelto di mantenere attive 5 zecche, ognuna emette il contingente di monete assegnato e contrassegna le monete con la proprie letterine che come sappiamo sono A-D-F-G-J, sono monete diverse le une dalle altre solo per quella letterina ma è proprio quella che fa la differenza e non è cosa da poco. Stesso discorso per la Grecia 2002 con la serie "estera" EFS, per Malta negli ultimi anni. E' chiaro poi che ognuno sceglie di impostare la collezione come crede..................................
    2 punti
  12. Per me la collezione non è mai stata un semplice aggiungere un pezzo all'altro. Ho sempre pensato che i soldi che spendevo non potevano essere un semplice collezionare ma dovevano avere un senso. Io spendevo pezzi di vita in quanto devo lavorare per guadagnare. Comprare un pezzo con poca appetibilità commerciale per me equivaleva al buttare via le fatiche del mio lavoro. Inoltre mi faceva piacere pensare che avrei lasciato la mia collezione, magari a mia figlia, che volendo avrebbe potuto venderla facilmente. Fatto sta che la mia collezione di monete è stata ceduta e tra l'altro un bel 80% è transitato nella recentissima Asta Varesi. L'ho ceduta molto bene a dimostrazione che ho sempre comprato con molta oculatezza. Io vi inviterei a riflettere sulle mie motivazioni. Forse non avete famiglia cui rendere conto o non ne avete ancora una... Ma dopo anni di collezionismo trovarsi pezzi che nessuno vuole credo che non farà piacere a nessuno.
    2 punti
  13. Spero che tu non gli abbia "regalato" una moneta che ti mancava .... :rofl: da un collezionista c'è da aspettarsi anche questo ... Se fosse stata mia moglie sono certo non l'avrebbe presa tanto bene :crazy: COMPLIMENTI per il secondogenito... :good: PS: immagino ora avrai anche più tempo per postare nel forum viste le nottate che ti attendono ... ehehehehe .. cattivella questa :blum:
    2 punti
  14. Ti ringrazio Amedeo. Il mio secondo figlio è nato il giorno 11 settembre e da buon "secondo" non potevo che chiamarlo Federico ;). Per la medaglia da coniare... Chissà che io non lo abbia già fatto ;)
    2 punti
  15. Ecco un discreto esempio roth37
    2 punti
  16. si concordo che non sia piu' estremamente raro, ma dopo alcuni anni in cui ne sono venuti fuori molti esemplari, ultimamente non se ne vedono piu' cosi' tanti in giro ... forse una R ci vuole :P
    2 punti
  17. @@dareios it nel MEC14 lo trovi al n. 669-670, sul D'Andrea-Andreani-Faranda l n. 51 e lo dà come C. Io penso chde si può considerare NC, perché non si trova molto facilmente.
    2 punti
  18. @@Silver70, lasciala riposare, magari tra un'annetto ne riparliamo.
    2 punti
  19. Vorrei per un attimo tornare al titolo della discussione che recita: La rarità: solo un'asettica questione di numeri? Bhe! penso che i numeri siano imprescindibili dal concetto di rarità e 34 pezzi conosciuti (fonte scheda Lamoneta??!!) (che tradotto in sigle può essere R5? o sulla base dei 34 pezzi forse R4???) è sicuramente più raro di 114 (che io tradurrei in R3 anzichè R4, ma non vorrei avviare un'altra disputa...) e questa è una semplice e fredda questione di numeri ma diventa incontestabile sostanza se analizziamo i recenti dati statistici. Lo scudo aquila araldica 1901, dal 2004 ad oggi è passato in asta 20 volte (fonte scheda Lamoneta), ergo, aggiungo io, se faccio sventolare 100.000 euro (ma forse anche 80mila, 90mila euro) sotto il naso di uno dei 114 possessori la moneta la trovo in poco tempo (forse il tempo di un trasferimento estero su estero?). Dello scudo 1821 di Parma se non erro non si conoscono recenti passaggi in asta e se voglio lo scudo di Parma 1821 ma anche una qualsiasi alta rarità più antica vedi nel periodo rinascimentale il mezzo testone di Mantova con il ramarro per Federico II http://catalogo-mantova.lamoneta.it/moneta/MN-FMM/23 ...ma quanti se ne possono citare? inumerevoli... anche il semplice quattrino con San Prospero di Reggio Emilia per Ercole II o il torello di Parma con scudo sul toro (pezzi unici o quasi) ... Bhe! se chi li possiede non ha intenzione di vendere hai un bel fare offerte e proporre scambi.....se la risposta è CICCIA! torni a casa con le mani in tasca e il malloppo intatto...ma senza moneta....e quindi per le assolute rarità può essere sensato anche 150mila o 1 milione di euro...se la vuoi...??!! C'è poi una questione di mercato e quindi di incontro fra domanda ed offerta...ed è qui che si fa la differenza: il pezzo unico o conosciuto in massimo tre o quattro esemplari se non ha amanti, se non genera desiderio di possesso, resta la palo anche se è posta in vendita a 500 euro. La moneta concupita (vedi le più o meno grandi rarità del regno) può essere un semplice R2 o R3 ma produce comunque aspre contese e cifre iperboliche....ingiustificate per i medioevalisti e gli appassionati di rinascimentali e preunitarie...assolutamente comprensibili per gli appassionati del regno...e qui si può comprendere anche la differenza di pensiero fra gli appassionati dei differenti ambiti numismatici. Il collezionismo è desiderio e passione e ogni collezionista cerca e trova le giuste motivazioni all'irresistibile necessità di soddisfare il proprio il desiderio.....è un po' più difficile trovare i soldi e qui mi fermo un saluto Mario
    2 punti
  20. Che le monete coniate per Livorno ritornino spesso in questa sezione direi che è abbastanza normale, come sappiamo sono tra le più belle in assoluto della nostra monetazione, per iconografia, per fascino, per simbologie. Giusto per ricordare parliamo dei tolleri col porto, con la fortezza, dei mezzi tolleri con la galera che naviga, della mitica pezza della rosa.....il desiderio di molti collezionisti e studiosi che va oltre ogni identità, sono monete che tutti vorrebbero avere. Abbiamo anche accennato di libri che riguardano Livorno in questo periodo, quello della Balbi de Caro, quello del Cipolla a cui mi riferirò ora " Il burocrate e il marinaio ". Una doverosa premessa, credo che molti possano parlare e scrivere di Livorno, chi la studia, chi la conosce, chi ci vive o è nato, molti potrebbero dare un apporto personale di conoscenze....io qui dirò qualcosa, ma molto si potrà dire ancora. Storia e monete dice il titolo, è poi sempre così, un legame indissolubile tra le due, la storia spiega le monete, le monete aiutano a comprendere meglio la storia, quindi cercando di ripercorrere la storia di una città avremo sicuramente più chiaro il perchè una certa moneta fu fatta così.... Cipolla dedica un capitolo sul quale mi soffermo ora dal titolo " Un nuovo porto e una nuova città ", cercherò di riportare qualche aspetto che può essere interessante per capire meglio la Livorno di quegli anni. Livorno era un misero villaggio dal 1407 al 1421, era sotto il dominio di Genova, contava all'epoca meno di un migliaio di abitanti. Ma è Firenze che aspirava a quell'ambito, voleva aprirsi lo sbocco sul mare, ma la conquista di Pisa nel 1406 non bastò, Porto Pisano si insabbiava e divenne presto inagibile. Livorno diventava quindi l'obiettivo, anche se non fu semplice raggiungerlo, Carlo V Imperatore impose a Cosimo dè Medici la consegna delle fortezze di Pisa come pegno. Ma Cosimo non si diede per vinto e nel 1543 ottenne la restituzione delle fortezze dopo un pagamento di 150.000 scudi. Rientrati nel possesso di Livorno i Medici si diedero subito da fare, potenziarono lo scalo, venne fatta una nuova dogana, costruito l'arsenale, un canale che collegava Livorno a Pisa, e tramite l'Arno, a Firenze. Seguirono due nuovi moli, la costruzione del nuovo porto più grande e capace, poi venne dato l'incarico all'Architetto Granducale Bernardo Buontalenti per la nuova fortificazione. Nel 1590 in soli cinque mesi fu edificata la nuova fortezza e preparata una darsena di alto fondo per i grandi velieri. Il decreto del 1565 fu l'inizio di una serie di provvedimenti che portavano Livorno a diventare una specie di porto franco. Oltre al porto fu costruita una nuova città con una grande piazza d'armi rettangolare e con strade ad angolo retto. Nascevano quelle che poi vennero raffigurate anche sulle monete come simbolo ed emblema della città, il nuovo porto, la fortezza, la galera, ma Livorno non fu solo quello, fu la città ovviamente di navi e mercanti e la sua posizione ovviamente attirava, attirava, ma magari di questo ne parlerò in un successivo post.... Certamente il contesto, la storia fa capire la relazione che ci fu giustamente poi con le monete coniate per questa città, storia e monete, monete e storia.... P.S. Mi auguro qualche ulteriore intervento sul tema, io cercherò più avanti di fare la mia parte, perchè altro ovviamente ci potrà stare e magari anche un riporto qui di qualche moneta, anche se già vista, non potrà che rendere più gradevole e interessante la discussione....
    1 punto
  21. Medaglia devozionale tonda,bronzo/ottone del XVII sec. (produzione spagnola?). D/ Madonna con mantello,tiene davanti a lei Gesù Bambino, attorniata da angeli.- R/ Lettere su tre righe,sormontate da croce, scritta: .N.S.//. DEL(in monogramma). S°.// .T.,è la prima medaglia che vedo con questa tipologia,potrebbe trattarsi di Nostra Signora del Sagrato di Toledo,ma non posso garantirlo al 100x100,comunque bella ed interessante tipologia mariana da studiare e approfondire,sentiamo anche altri pareri. ciao Borgho.
    1 punto
  22. Io quei soldi non li spenderei, visto l'annuncio dell'uscita della versione aggiornata ..... :nea:
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  23. Aspetta....................... devono ancora arrivare le mie................ :rofl:
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  24. Moneta molto gradevole, mi piace molto il rovescio perchè mi ricorda molto la monetazione di Maria Teresa di Milano, anche se questa arriva un bel secolo dopo....
    1 punto
  25. Caro Marco ....che vitaccia facciamo !!! ....ah ah ah .... parole sante le tue , dove mi ritrovo completamente nella filosofia e nelle finanze. Non voglio far alcuna polemica con nessuno , ben inteso, esigenze e portafogli sono diversi l' un dall' altro .Concordo su molti punti di Veridio , e' indubbio che una moneta ben conservata si rivalutera' molto meglio di un altra in conservazione minore.... ma questo lo sanno tutti. E' percio' che mllte volte penso.... ma perche' c' e' quest' acredine verso le conservazioni minori...come se fosse una gara a chi l' ha piu' lungo??? ... tutto qua semplicemente commentiamo senza avvelenare il commento !!! ...ciao a tutti.
    1 punto
  26. Però parlavamo di confronti tra le due monetazioni, milanese e napoletana, casualmente trovandomi ieri dalle parti di Varesi :blum:, vedendo questa moneta ho avuto un impulso, in particolare confrontando i profili, è il lotto 468 col ducato del 1684, la moneta come data si pone in mezzo alle due milanesi, i tratti sono decisamente più particolareggiati, precisi, in quella di Milano si nota subito una certa grossolanità. Però qualcosa che si pone in mezzo alle due credo ci sia comunque e mi aveva colpito, quel naso che incomincia ad essere adunco, pronunciato, la capigliatura sempre molto folta, l'insieme è certamente comunque quello di un ritratto gradevole nelle sembianze, diciamo che una differenza di coniazione, ma anche di particolari con i globi al rovescio per esempio è molto evidente, vediamolo o rivediamolo insieme ora.....poi i commenti di confronto ovviamente saranno sempre graditi....
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  27. @@Rex Neap Me le sogno la notte le foto ahhahahhha, @@Il collezionatutto Grazie troppo buono :hi: :good:
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  28. Ho atteso un po' a rispondere all'invito, ma poi capirete il perché .... :blum:, Carlo II, Milano, le sue monete....e in particolare l'iconografia di Carlo II sulle monete milanesi....da raffrontare con le altre monetazioni. Incominciamo col dire che Carlo II morì giovane, a 39 anni, fu sempre cagionevole, non un adone, dal carattere debole, dopo il periodo di reggenza con Maria Anna d'Austria a 14 anni raggiunge la maggiore età, il potere effettivo era però poi in mano ad altri. A Milano le sue monete sono le prestigiose e rarissime doppie in oro, il filippo o carlo coi suoi sottomultipli e poi come spicciola i quattrini che sono senza data. Il riferimento è il filippo comunque, moneta che diventa sempre meno curata rispetto alle monete artistiche e curate di Carlo V, moneta battuta a martello, con tratti nei busti direi approssimati, ma comunque monete che tenute poi in mano emanano un grande fascino. E' un tipo che si è immobilizzato quello del filippo, busto al diritto e stemma al rovescio, monete molto coniate, considerate comuni, con innumerevoli varianti di ritratto per i conii ma probabilmente anche perché gli incisori modificavano nel tempo il ritratto del re. Possiamo distinguere due grosse tipologie per il filippo quello con data del 1676 con busto giovanile e quello del 1694 col busto adulto, adulto poi per modo di dire perché Carlo in quell'anno aveva 33 anni. Da notare che nonostante le date siano solo due la moneta fu coniata in modo copioso in tutti gli altri anni mantenendo però sempre queste due date. Confrontando le due iconografie dei ritratti delle due tipologie le differenze sono ovviamente enormi, nella prima le sembianze giovanili, la lunga capigliatura, i tratti ancora delicati salvano l'immagine del giovane re, che con la seconda rappresentazione diventano impietose coi tratti vicini alla reale sua fisicità. E allora non si può non notare il lungo nasone, il mento sporgente, in alcuni conii tutto questo viene ancor più accentuato rendendo sempre più evidenti i difetti. A seguire i due filippi qui illustrati, il filippo del 1676 e poi quello del 1694 poi un giusto confronto ....e un giusto tributo alla monetazione di Carlo II di Napoli....
    1 punto
  29. Il pranzo ufficiale, al ristorante, c'è il sabato, si può partecipare o meno. E' chiaro che chi si porta la pagnottella da casa, non può poi sedersi a mangiarla al tavolo del ristorante :D e deve organizzarsi diversamente. Per il venerdì (o la domenica) non credo sia mai stato organizzato nulla preventivamente tramite il forum, ma nulla vieta, a chi ci sarà, di organizzarsi sul momento, o anche prima, anche per un pranzo allo stesso ristorante Grotta Azzurra, o dove preferiscono. petronius :)
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  30. dovrebbe essere la pietanziera....
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  31. Ciao @@vox79 Opterei per il tarì di Salerno della prima metà dell'XI sec. (n 22 di Le monete delle zecche minori della Campania Vol III di Alberto D'Andrea e di Vincenzo Contreras). Ti allego le scansioni delle pagine inerenti ai tari. Puoi darmi maggiori indicazioni del fascicoletto di Bernardi per imparare a leggere il cufico (dove e come reperirlo) segue altro messaggio
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  32. Ciao. La prima ha una bella patina, la seconda, una conservazione leggermente migliore. Vedi baffi e stella sul bavero. Sono comunque per la prima!
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  33. La moneta fa parte di una serie che richiama i trionfi di Cesare, di cui i simboli al R/ magnificano la potenza, e le tradizioni della sua famiglia. Mi viene da pensare che sia un richiamo al bellum alexandrinum. Alteri (Tipologia delle monete della repubblica di roma, pag. 169) si limita a notare che "La sfinge compare sul rovescio di un denario di T. Carisius", dopo di che ricomparirà solo sotto Augusto. Questa ricorrenza è significativa: Augusto si vanterà di aver sottomesso l'Egitto. Quindi, è probabile che Cesare si vantasse, con questo stesso simbolo, di aver sedato la rivolta di Alessandria. Un antichissimo precursore iconografico si trova addirittura nelle prime emissioni etrusche: della serie con legenda "THEZI" (attribuita a Vulci e datata al 450-300 a.C., 375-350 per Rutter) fa parte un nominale (emistatere per Sambon 13, dracma per Catalli 3 e Rutter 209) con i tipi testa/sfinge; ne sono noti 4 esemplari di 5,25-5,35 g
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  34. @@vox79 Enzo ho fatto un pò di ricerche sui testi in mio possesso e credo che sia un tarì di Gisulfo II per Salerno, Spinelli n° XXIX (Tv.I n° 20) e XXX (tv.I n° 21). Però per averne la certezza bisogna ingrandire la foto, ma quella che hai postato e troppo a bassa risoluzione e quindi i caratteri non si distinguono bene. Il fascicoletto di
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  35. Le frazioni di Egina di quel periodo raggiungono sempre cifre ragguardevoli: se torni indietro di una pagina vedrai al post #39 un obolo delle stesso periodo dell'emidramma: aveva chiuso a 1250€ partendo da una base di 200€! Evidentemente queste monetine, oltre ad essere magari meno comuni degli stateri, sono apprezzate anche per uno stile raffinato in una moneta molto piccola. Il prezzo dello statere invece è abbastanza in linea con il mercato, perchè ha un bel rovescio e una tartaruga completa. La base era troppo bassa. Nella prossima Roma Numismatics viene venduto un obolo dello stesso periodo, ma in una conservazione decisamente inferiore. Vediamo a quanto arriverà :)
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  36. @@Matteo91 Non so se hai fatto caso, ma lo statere è andato a 200 € da base 75 € e l'emidramma, da base 125 €, a ben 410 €. apollonia
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  37. Ciao Pietro, quel posizionamento della S "in traverso" l'avevo notato e mi sembra sia un accorgimento a cui si ricorreva abbastanza spesso per non sovrapporre la lettera S allo stemma; ti posto ad esempio un esemplare di conio diverso con la stessa particolarità, un altro ancora diverso lo puoi vedere nei cataloghi del forum proprio nell'intestazione della scheda. Ti ringrazio di averlo segnalato, è anch'esso un ottimo esempio dell' "arte di arrangiarsi" degli incisori delle scritte e peraltro secondo me un'evidenza implicita del fatto, risaputo, che i coni venissero preparati incidendo prima le immagini e successivamente le lettere, queste magari da "apprendisti", cercando di far entrare le scritte negli spazi rimasti magari abbreviando pure un pò a caso. Tu queste cose le sai benissimo, ricordo che a volte ci siamo anche confrontati sull'idea che questi dettagli "particolari" fossero almeno in parte voluti o puramente casuali.... ma questo argomento è meglio lasciarlo perdere altrimenti non la finiamo più... La moneta da te postata peraltro mi ricorda un argomento del quale non ricordo si sia parlato in post precedenti e cioè le ricorrenze delle scritte AISPARVM oppure HISPAN, che tra l'altro in genere compaiono per intero. Infatti la mia è un esempio di AISPARVM e quella postata da te di HISPAN. Il PR mi sembra riporti il solo AISPARVM, il MIR ISPAN senza la H (che per ora non mi risulta ma penso possa trattarsi di un errore di stampa e non abbiano messo la H, forse fedafa potrebbe spiegarcelo meglio ...) ma sembra che la possibilità che entrambe le diciture siano state utilizzate i testi non la contemplino. Questo è per un verso un pò strano dato che stando ai vari coni che ho censito sembrerebbe che i le due versioni più o meno ricorrano con pari frequenza, per l'altro verso la variabilità delle diciture può aver indotto gli autori "a tagliar corto" e citare solo un esempio di dicitura non necessariamente rappresentativo di tutti i casi. Va beh, ho colto l'occasione per introdurre un altro argomento che sono certo sia noto da chi segue questa monetazione ma del quale non ricordo che se ne sia parlato in precedenza e magari può essere lo spunto per qualche osservazione ulteriore. :good: PS: dietro suggerimento ho potuto verificare che la variante ISPAN effettivamente è presente su queste monete, per esempio lo stesso MIR la riporta in figura al n° 132 !
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  38. in bassa conservazione la si vede relativamente spesso. Su ebay ce n'è almeno uno in vendita ;-) io metterei una R, ma non di più. Ci sono denari molto più rari.
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  39. Ciao @@Legio II Italica, concordo con quanto detto da Te e @@balkan, non vi è alcun messaggio subliminale, nel rovescio, in favore del Cristianesimo...ricordo che già ne parlammo in una vecchia discussione...sicuramente Alessandro Severo si aprì al culto della nuova religione, ma, da buon romano, sempre in un'ottica di politeismo religioso...anch'io penso che, nello specifico, ci sia una rappresentazione dell'Annona, molto diffusa nella monetazione romana fino al III^ sec. d.c.. In ogni caso, forse a causa dell'eccessiva produzione monetaria, Alessandro Severo, a torto, è sottovalutato da un punto di vista collezionistico, ma ritengo che sia stato un buon Imperatore e, soprattutto, molto collezionabile..oltre ai sesterzi, poi, ci sono anche assi e dupondi, oltre ovviamente, ad una sovrabbondanza di denari.. Più volte sono andato vicino all'acquisto di un asse o di un dupondio di Alessandro Severo con, al rovescio, l'Imperatore in quadriga..la ritengo una bellissima raffigurazione:
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  40. Io la disporrei su un vassoio in velluto e la lascerei respirare, sotto plastica la patina si blocca. Inoltre il processo di formazione della patina è molto lento, quindi non aspettarti di vederla già tra un mese (a meno che non abiti in qualche posto particolare).. Ci vorrà un annetto almeno. Inoltre ricordati di girarla ogni mese in modo da far respirare equamente le due facce. Quando avrà acquisito una patina che ti aggrada potrai chiuderla. Ultima cosa.. A mio parere meglio le capsule che i fogli a taschine.. :good:
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  41. I luigini furono concepiti per il Levante e non hanno praticamente quasi mai circolato in loco, ma mi piacerebbe essere smentito. Nel caso del Luigino di Livorno, questo era la dodicesima parte di un tollero ed era battuto alla lega di undici once. In pratica aveva un titolo di 917 millesimi così come il dodicesimo di scudo francese. In questo caso non si speculava sulla lega ma si forniva ai mercati una moneta che essi stessi richiedevano, almeno dal punto di vista metrico ponderale e solo in parte iconografico.
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  42. Questo per me è proprio un bel ritrovamento... Taglio: 50 cent Nazione: San Marino Anno: 2013 Tiratura: 182.000 (circolanti 132.000) Condizioni: SPL Città: Argenta (FE)
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  43. Il tuo entusiasmo @@slapdash84 è ammirevole ! :rolleyes: E una volta che tu sei soddisfatto dell'acquisto il più è fatto... Però... "critiche e precisazioni" me ne vengono in mente alcune a vedere questo "porto di Ripetta", e più o meno valgono le stesse considerazioni fatte qualche giorno fa per la mezza piastra con la veduta di Urbino, secondo me per qursta tipologia si perdono troppi dettagli, in primis del rovescio quando la conservazione scende... Sorvolando sulla conservazione dei rilievi, ancora discreta, c'è il foro otturato da tenere in conto, per fortuna è nel campo del rovescio, ma è abbastanza "ingombrante" al diritto. Infine, la patina sarà naturale o figlia del restauro ? Mi fermo, altrimenti sembra un accanimento ! :P @@Veridio suggerisce un prezzo da affare, @@sixtus78 ci riporta alla cruda realtà... personalmente mi limito a dire che in parecchi anni ne ho viste tante, alcune meravigliose, spesso a prezzi inarrivabili, altre abbordabilissime ma "bruttine", alla fine non ce l'ho ancora in collezione, paziento... Ciao, RCAMIL.
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  44. Ecco gli ingrandimenti,spero vada bene .È una ottima moneta,ma c'è di meglio.
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  45. Solo per pura conoscenza, e non le ho prese io....,da Varesi oggi il doppio grosso è passato a 2.800 Euro più diritti, il denaro invece a 320 Euro sempre più diritti.....magari abbiamo tirato noi la volata a queste monete che dite .....?
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  46. Concordo che il ritratto non è proprio canonico, il mento mi sembra stranamente sporgente e la corona rostralis ha un aspetto inusuale. Ovviamente questo Agrippa non è Menenio, ma, scusate, ne approfitto per un piccolo off-topic: nel link di Wiki, a proposito del discorso di Menenio Agrippa alla plebe, non è spiegata una cosa... mi è venuta in mente perchè un paio d'anni fa il nostro amministratore delegato, quando stavamo minacciando uno sciopero, ha tirato in ballo questo apologo per calmare le acque, e lo sciopero non c'è mai stato. Io purtroppo (o per fortuna...) non ero presente. Secondo la mitologia politica romana narrataci da Tito Livio, Menenio Agrippa riuscì a convincere i plebei, impegnati nello sciopero rivoluzionario sul Monte Sacro, a riprendere il loro posto nella città, con un famoso apologo. Nella sua favola si raccontava come le mani, che erano scese in sciopero perché stanche di lavorare per uno stomaco che appariva loro ozioso e parassitario, dovettero presto rendersi conto che erano loro le prime ad essere indebolite dalla protesta, che lasciava non solo lo stomaco, ma l'intero organismo senza nutrimento. Applicando così al corpo sociale una metafora organicistica: la società è come un organismo, il cui buon funzionamento complessivo permette la sopravvivenza di tutte le sue parti; se uno dei suoi organi incrociasse, per così dire, le braccia, non verrebbe meno solo l'organismo, ma anche l'organo che avesse preteso di far valere il proprio interesse particolare contro quello della totalità. Questo apologo, però, ha una caratteristica singolare: esso diventa falso nello stesso momento in cui sorge il bisogno di raccontarlo... Agrippa intende richiamare i plebei alle loro presunte responsabilità nei confronti del tutto, ma, nel far questo, non applica una metafora organicistica alla società, bensì, piuttosto, una metafora sociale all'organismo. Gli organi di un organismo sono tali perché lavorano in interazione coll'organismo, e non possono entrare in sciopero in nome di loro ipotetici interessi particolari. Il fatto che i plebei siano entrati in sciopero implica che la necessità organica del tutto, se mai esistita, sia venuta meno , tanto che Agrippa sente il bisogno di richiamare i plebei al dovere usando uno strumento di persuasione, l'apologo, che deve essere valutato dalla loro libertà e dalla loro capacità di calcolo razionale. I plebei fecero ritorno alle loro occupazioni, senza considerare che nel corpo umano la distribuzione del nutrimento dallo stomaco alle membra è inevitabile, mentre la distribuzione delle risorse tra gli uomini dipende dalla percezione del senso di giustizia e dall'organizzazione della società. La storia insegna, è che purtroppo nessuno impara...
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  47. ...sì, ma... :blush: ...non nello stemma dei Vitelleschi... ;) ...ossia in questo che vediamo nel tuo messaggio... ;) :D ...nel quale i due quadrupedi affrontati hanno sulla testa qualcosa di "diversamente volpino"... :good:
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  48. ho segnato il convegno nel calendario del forum :D
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  49. La serie dei Ponti antichi sul Tevere , di epoca romana e costruiti nel corso della storia di Roma , e’ lunga , ben individuata archeologicamente e ben conosciuta , in totale erano 13 Ponti che univano le due sponde del fiume ; in ordine cronologico l’ ultimo Ponte costruito a Roma , e restaurato in ultimo da Teodosio , fu quello eretto da Probo tra il 276 e 282 d.C. , ma per ironia della sorte , e’ anche quello meno conosciuto perche’ non piu’ esistente , neanche in tracce , gli ultimi avanzi furono definitivamente demoliti nel 1878 . Il Ponte di Probo era ubicato all’ altezza della Marmorata , in prossimita’ del Colle Aventino ; questo Ponte viene identificato con il “Pons Marmoreus Theodosii” perche’ fu da questo Imperatore in ultimo restaurato , viene spesso nominato nei Mirabilia , nella Graphia , nel Curiosum e nella Notitia ; era utilizzato anche dagli stranieri che giungevano a Roma via mare , dopo aver risalito il Tevere , partendo dallo scalo marittimo di Porto . Anche il Prefetto di Roma , Quinto Aurelio Simmaco , nel corso del suo mandato , accenna nelle Relationes e nelle Epistulae , a questo Ponte di Probo , che durante la sua prefettura nel 381 venne restaurato dagli Architetti Cyriades prima e Auxentius dopo . Nel 387 i lavori erano ancora in corso a causa di prolungamenti volontari del lavoro da parte di Auxentius per nuovi finanziamenti di fondi e quindi di soldi , tanto che Auxentius ad un certo punto fu indagato per frode e fuggi’ da Roma , forse con le tasche ben piene di soldi , non e' noto come fini' la sua storia ; la storia delle speculazioni e’ da sempre , la stessa . Anche la Storia Augusta nella Vita di Probo , Tomo IX , accenna brevemente all’ attivita’ costruttiva di Probo nel corso dei suoi cinque o sei anni di Imperio , elencando : Ponti , Templi , Portici e Basiliche . Solo nel medioevo si hanno successive ma sporadiche notizie di questo Ponte dovute principalmente a restauri e viene nominato trovarsi vicino al monastero di Sant’ Alessio , sotto la Chiesa di Santa Sabina sull’ Aventino . Compare in rovina sui disegni della Pianta di Roma di Giovan Battista Nolli del 1748 ; successivamente nel 1875 , poco prima della completa distruzione nel 1878 per i lavori dei muraglioni sul Tevere , furono eseguite delle fotografie dei piloni superstiti ancora affioranti e in questa occasione furono trovati frammenti di travertino con pochi resti di lettere incise , forse appartenenti ad una grande iscrizione imperiale di Probo o di Teodosio . In base ad altre rovine trovate sulle due sponde del Tevere , prima della sparizione completa , si calcolo’ che la lunghezza del Ponte era di oltre 100 metri , intervallati da cinque arcate con ampiezza ciascuna di 20 metri . Queste le scarse notizie storiche di questo Ponte fantasma , ma comunque credo interessanti in quanto riferite all’ ultimo Ponte sul Tevere costruito in epoca romana . Sotto in foto la piantina con l’ ubicazione del Ponte e la foto un po' malandata del 1875 quando ancora erano affioranti i piloni di fondamenta del Ponte di Probo , demoliti tre anni dopo .
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  50. Buona sera a tutti,volevo sapere qualcosa su questo.pesa 0,56 diam.12-14. Ha il perlinato grosso intorno al monogramma,e ha le aste dell' H molto larghe,strana anche la legenda LUCA con grandi lettere L,U,C, e una A piccola.se ne vedono veramente di tutti i tipi e tutti molto belli ,buona notte.
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