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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 11/02/14 in Risposte

  1. Ormai l'articolo è apparso e possiamo pubblicare questa monetina molto affascinante per tutta la storia che ha alle spalle. Filippo III d'Asburgo 1598-1621 Mezzo Carlino Argento diametro: 17,3 mm peso: 1,31 g D: + PHILlPP • III • D • G • REX • ARA • VT • S Busto con tocco arciducale volto a destra, nel campo a sinistra GF/GI R: Anepigrafo Tosone sospeso volto a destra circondato da sei globetti, in corona di quercia chiusa da due + Rif. PR - CNI - MIR - che dite, la mettiamo a catalogo?
    4 punti
  2. Caro @@Ric70 temo che il discorso sulla quantità calcolata o calcolabile del 50% sia una bufala terribile che ogni tanto viene tirata fuori per coprire le nefandezze giudiziarie che in nome di una "Tutela" (che tutela non è) vengono bellamente compiute, a danno dei collezionisti (e a tutto favore dei soliti loschi figuri che continuano ad agire ben poco disturbati...) con risultati finali per la vera tutela decisamente deludenti ( a onor del vero ci sono anche operazioni che portano a dei bei risultati concreti ed importanti, ma non sono certo quelle operazioni contro i collezionisti numismatici nostrani). La legislazione relativa ai beni culturali è sì restrittiva, ma è l'applicazione fuorviante, che a volte ne viene fatta, la responsabile dei nostri mostri quotidiani. Non a caso le assoluzioni e le archiviazioni fioccano, quindi mi sa che è il sistema di partenza che la applica, più che la legge stessa... Quanto al patrimonio e alla sua percentuale, se da un lato il Patrimonio italiano è certamente uno dei maggiori del mondo, dall'altro non è certo l'unico importante. Quindi, anche nell'incertezza di definire cosa è bene culturale o meno ( in Giappone considerano oggetto culturale dei templi in legno vecchi di cinquemila anni che ogni 15 anni vengono rifatti ex novo, in altro paese orientale le rondini sono considerate bene culturale etc.) la percentuale, ove calcolabile, sarebbe molto, molto inferiore al 50%... ( al massimo qualche punto percentuale) Invece, il discorso che tu fai sull'intollerabilità della lunghezza dei processi etc. è totalmente condivisibile ! Cordialmente, :) Enrico
    4 punti
  3. no, mi riferivo alla statua che sta davanti al porto di Livorno e che è uno dei simboli della città rappresenta Ferdinando I circondato da quattro prigionieri con fattezze turche o berbere. Per celebrare questa impresa ed i trionfi riportati contro i corsari barbareschi dall'Ordine dei cavalieri di Santo Stefano, Ferdinando fece erigere un monumento in suo onore. La statua del granduca fu commissionata allo scultore Giovanni Bandini, che la realizzò a Carrara a partire dal 1595, per essere quindi trasportata per mare a Livorno nel 1601. Tuttavia l'imponente monumento restò ai margini della piazza della darsena per ben 16 anni, fino al 1617, quando fu innalzato su un piedistallo alla presenza di Cosimo II de' Medici, succeduto al padre Ferdinando nel 1609. Successivamente, nel 1621 fu dato incarico a Pietro Tacca di completare l'opera di Bandini con l'aggiunta, alla base del piedistallo, di quattro mori incatenati, che lo scultore portò a termine in più riprese, tra il 1623 ed il 1626. Lo stesso Tacca eseguì un gruppo di trofei barbareschi che furono collocati intorno alla statua di Ferdinando, mentre un suo allievo, Taddeo di Michele, realizzò la sommità del piedistallo in marmo. Il monumento avrebbe dovuto essere completato da due fontane con mostri marini, realizzate dal Tacca intorno agli anni trenta del Seicento, che però non giunsero mai a Livorno, ma furono poste in piazza della Santissima Annunziata a Firenze.[2] I Quattro mori costituiscono comunque la parte più rilevante dell'opera: le accentuate torsioni (mutuate dallo stile diGiambologna) e le smorfie di dolore ben rappresentano la condizione di prigionia dei soggetti, che si sublima in un insieme di grande realismo ed eleganza. Infatti Pietro Tacca prese a modello alcuni mori reclusi nel Bagno dei forzati, la vasta prigione ubicata a breve distanza dalla Fortezza Vecchia. I modelli furono scelti per rappresentare le quattro età della vita dell'uomo e sono di diversa etnìa, tutti con espressione di sommesso dolore psicologico e rassegnazione. I primi due posti sul fronte del complesso monumentale rappresentano un uomo vigoroso, il più giovane degli altri, conosciuto col nome di Morgiano e forse di origine greca o ionica, con lo sguardo rivolto verso il cielo. Gli fa coppia sull'angolo destro il vecchio corsaro, tradizionalmente conosciuto come Alì Melioco, forse di origine turca. La profonda attenzione ai particolari anatomici manifesta l'età avanzata del suo corpo muscoloso e possente, evidenziata in particolare dalle rughe che gli solcano il viso. La coppia di statue posteriori fu posta alla basa del monumento solo successivamente. Il primo corsaro, di etnia probabilmente nordafricana e conosciuto da alcuni col nome di Alì Salettino (forse dalla città di Salè), rappresenta il vigore dell'età matura, ancora con un fisico possente ed energico. Infine il quarto è di chiara origine africana. da wikipedia
    3 punti
  4. Credo che saremo tutti d'accordo nel fare i migliori auguri a Panorama Numismatico per il n. 300, sperando che sia solo un traguardo di un ancor lungo itinerario!
    3 punti
  5. idea semplice.. bah dite la vostra :-) Milan, Italy.. http://www.friziodesign.it/coins/expo-1.jpg http://www.friziodesign.it/coins20.html :-)
    3 punti
  6. Secondo voi una moneta comune di questa conservazione diventa mooolto rara?
    2 punti
  7. Anche se con ritardo per problemi personali,vorrei ringraziare Francesco per aver organizzato questo bellissimo convegno..io sono stato solo sabato ma è' stato bellissimo..vorrei fare un saluto particolare a Eliodoro che ho conosciuto meglio dal vivo è soprattutto a Giovanna..senza di lei i convegni non sarebbero la stessa cosa..è un saluto dalla mia compagna Valentina.Un abbraccio a tutti e a presto
    2 punti
  8. Se vogliamo parlare di eccezionale, qualità superiore, eccone una che è senz'altro degna di questi appellativi, senza alcunchè di regalato. Ovviamente, ne scappa fuori una ogni... boh... è la prima ed unica in questa qualità, senza segni di contatto e con dei fondi così lucenti che abbia mai visto.
    2 punti
  9. Premesso che non conosco questa medaglia, direi che l'elemento utile per la sua identificazione possa essere rappresentato dalla sigla all'interno dell'esagono posto al di sopra della scritta. Forse quel marchio sta ad indicare un Ente che commemora con l'emissione di questa medaglia l'incoronazione della Regina. E' solo una ipotesi : ma potrebbe anche avere una sua logica.... @@sulinus
    2 punti
  10. I Quattro Mori Il Monumento ai Quattro Mori è il simbolo più conosciuto di Livorno. La sua storia nasconde molte sorprese: per prima cosa va detto che questa opera dovrebbe essere più correttamente chiamata "Monumento a Ferdinando I", anche se in città tutti la chiamano semplicemente "I Quattro Mori". Deve il suo nome alle quattro realistiche e vigorose figure in bronzo di mori incatenati al piedistallo. E' situato in piazza Micheli, dove sorgeva la Porta Colonnella, affacciato sulla Vecchia Darsena, oltre la quale si estende il Porto Mediceo. L'opera fu commissionata dallo stesso Granduca Ferdinando. Dopo la sua morte nel 1609, il progetto fu terminato in suo onore dal figlio Cosimo II. È composto dalla statua di Ferdinando I de' Medici e da quattro statue di bronzo che raffigurano dei pirati in catene. In origine il monumento fu commissionato per celebrare le gesta dei Cavalieri di Santo Stefano, fondati 1561 da Cosimo I per combattere i pirati che infestavano il Tirreno. La statua, in marmo di Carrara, è opera dello scultore Giovanni Bandini: fu scolpita tra 1595 e il 1599. Giunse per mare a Livorno nel 1601; ritrae il Granduca con l’uniforme di Gran Maestro dei Cavalieri di Santo Stefano. Ai suoi piedi si trovano i quattro possenti bronzi incatenati, opera di Pietro Tacca, aggiunti in un secondo tempo; furono fusi a Firenze in un'officina di Borgo Pinti, trasportati a Livorno via Arno e aggiunti al basamento tra il 1623 e il 1626. Il Tacca, al quale fu affidata l'opera, propose senza successo di fare una statua che raffigurasse l'opera religiosa di Santo Stefano: alla fine si dovette accontentare di forgiare i "Quattro Mori". Lo scultore, assistente del Giambologna per l’erezione del Monumento a Enrico IV a Parigi, poi distrutto durante la Rivoluzione, ne riprese il motivo. Le cronache affermano che si fosse recato di persona alle prigioni di Livorno per fare studi anatomici sui corpi degli schiavi. Si dice che il primo dei “Mori” a sinistra sia Morgiano, un prigioniero che Pietro Tacca conobbe e ritrasse nel “Bagno” livornese. Ma i mori del Tacca si sono presi la rivincita sulla storia, in quanto da secoli sono, agli occhi del popolo, i veri protagonisti di questo gruppo scultoreo. In effetti questi bronzi, caratterizzati dalla naturalezza realistica delle forme, dalla plasticità, dalla tormentata torsione dei corpi e dalla perfezione anatomica, sono sicuramente suggestivi. Il maestro Piombanti arrivò ad affermare: “tu non le diresti di duro bronzo formate, ma sì d’umana carne tinta col colore del bronzo”. Un brutto momento i Quattro Mori lo passarono alla fine del XVIII secolo, quando il generale Miollis, al comando dei soldati napoleonici di stanza a Livorno, additò il monumento come un insulto all’umanità, proponendo la sostituzione della statua di Ferdinando con quella della libertà che soggioga i quattro vizi. Per alcuni mesi la statua fu tolta dal piedistallo, ma poi fu nuovamente ricollocata al suo posto il 23 luglio 1799, dopo la fuga dei Francesi. Purtroppo la statua fu depredata degli ornamenti in bronzo consistenti in un turbante, un arco, un turcasso e una scimitarra, fusi nel 1622 da Taddeo di Michele su disegno del maestro Pietro Tacca, e collocati sullo zoccolo. In epoca più recente, anno 1888, il monumento fu spostato di circa ventri metri verso terra fino alla posizione attuale: con l'occasione fu ingrandita la base ed allargato il perimetro dei cancelli. La curiosità: Il monumento simbolo di una città, nato con un intento e diventato famoso per delle figure secondarie, spostato e modificato più volte, costituisce motivo di curiosità senza altri particolari, ma a tutto questo si aggiunge una credenza popolare, che qualcuno avrà anche avuto modo di constatare di persona in piazza Micheli. Capita spesso di vedere persone aggirarsi ai vari angoli della piazza a scrutare le statue in cerca di un punto di vista particolare, dal quale sono visibili contemporaneamente i nasi dei Quattro Mori. Questo punto esiste: se passate da Livorno vi invitiamo a verificarlo di persona.
    2 punti
  11. Se non vuoi perdere tempo non c'è nulla di interessante,meglio i negozi o le aste numismatica o i piccoli convegni! Altrimenti c'è Portaportese sia a Trastevere la domenica che l'altro nuovo dove trovi alcuni banchetti ma ti ripeto nulla di che e molti ma molti falsi!
    2 punti
  12. L'antica Via Ostiense , a circa 50 metri dalla Porta attuale poco dopo ad Ovest della Piramide , prima della deviazione della Porta Ostiense effettuta da Aureliano come descritto nel post e la posterula rifatta modernamente che ne ricalca l' antica posizione .
    2 punti
  13. Moneta rara proprio perché comune ... Scusate l'ossimoro, ma queste monete erano destinate alla circolazione, per questo erano coniate in gran quantità e nessuno si sognava di conservarle. Per cui, in questa conservazione per me diventa rara. Saluti.
    2 punti
  14. "allora, se lo scopo è solo quello di far cassa, con conseguente azzeramento della componente valoriale numismatica (e questo succederebbe probabilmente solo nel caso più eclatante dei 5000 pz, si spera), perchè non fondere il tutto e piazzare direttamente i lingotti ? Per lo stato non cambierebbe nulla, e nemmeno per i collezionisti ... che qualche attenzione la meritano pure, visto che lo stato ha spesso dedicato loro svariate coniazioni in oro (anche nei tempi dell'euro), cedendogliele non certo al prezzo del puro metallo ..." Innanzitutto non ha alcun senso fondere le monete in quanto ciò comporterebbe delle spese e dei cali che non hanno alcuna ragion d'essere, così come anche l'apposizione di punzoni, oltre a "snaturare" le monete, richiederebbe ulteriori interventi del tutto inutili e costosi. Ma scusa. che cosa prevedeva il famoso decreto del 25 maggio 1992 che ho postato integralmente al post nr. 176 di questa discussione?....perché e da lì che dobbiamo partire per individuare gli scopi che si proponeva (propone?) lo Stato in merito a queste monete. Riporto il passaggio saliente del decreto: "RITENUTO che ai fini di cui sopra si rende necessario costituire un'apposita Commissione di esperti appartenenti alle Amministrazioni interessate con il compito di individuare e mettere a disposizione del Museo della Zecca le monete già assegnate nonché di procedere alla catalogazione, alla valutazione del loro valore numismatico nonché alla composizione di lotti, sotto il profilo numismatico, delle monete restanti, formulando altresì ipotesi di alienazione o immissione graduale sul mercato." Questo è ciò che lo Stato si proponeva di ottenere con quelle monete; non si parla né di fonderle e neppure di "marchiarle", ma si prevede che la commissione formuli "ipotesi di alienazione o immissione graduale sul mercato". Ed è all'interno di questa previsione che dobbiamo rimanere, sempreché nel frattempo non sia cambiato qualcosa....ma questo non è dato saperlo a noi comuni mortali. Gli eventuali "svantaggi" che una piccolissima frazione di cittadini-collezionisti subirebbe dall'immissione sul mercato di questi pezzi, non trovano alcuna tutela in quanto prevalgono gli interessi superiori dello Stato e della collettività dei cittadini non collezionisti, che sono la stragrande maggioranza. D'altronde, ciò non mi sembra affatto uno "scandalo". Non sarebbe infatti la prima volta che una moneta, ritenuta fino ad un certo momento rara o rarissima, diviene comune o molto comune a seguito dell'immissione sul mercato di ritrovamenti di analoghi nominali apparsi successivamente in quantità "industriale." Questo è un rischio che i collezionisti amanti delle rarità sanno di correre e fa parte delle "leggi del mercato". Ecco perché, alla luce del decreto, possiamo discutere ampiamente sulle modalità di "alienazione o immissione graduale sul mercato", di quelle monete ma opinare che ciò non debba avvenire perché comporterebbe la "svalutazione" delle stesse monete oggi in mano a pochi collezionisti, mi sembra una posizione molto di parte e contraria agli interessi pubblici perseguiti dal decreto del 1992. Se poi, invece, qualcosa nel frattempo è cambiato....che facciano un altro decreto e smentiscano se stessi. Saluti. Michele
    2 punti
  15. Taglio 2 euro comm Nazione Portogallo Anno 2013 Tiratura 525.000 Condizione spl ++ Città Bereguardo (PV)
    2 punti
  16. Concordo con l' amico Mario, da sapere il numero di Banco che al momento giusto verrà messo a conoscenza per tutti gli amici
    2 punti
  17. Non potrei entrare in questa discussione come conoscitore di monete romane poiché non lo sono, ma posso dire qualcosa come esperto ... di vacche. A proposito sul dubbio che avete sollevato se si tratti di una vacca, di una manza, di un toro o di un vitello, .... certamente non è un maschio. Non ha le caratteristiche fisiche del toro e neppure del vitellone, ... ma inoltre non ha i testicoli ( mi direte che potrebbero esser nascosti dall'arto posteriore dell'animale, ma sarebbe un po' difficile)e soprattutto non ha il prepuzio (e questo, situato sotto la pancia, si dovrebbe ben vedere!). In pratica, se non ha palle ne uccello non è un maschio. Dunque è una femmina. Giustamente è stato fatto notare che non si vede la mammella. Anche se si trattasse di una razza da carne qualcosa si dovrebbe vedere. E' dunque una manza, una femmina giovane non gravida o non ancora a termine gravidanza (nelle razze da latte le mammelle cominciano "a scendere" e farsi evidenti solo negli ultimi mesi di gravidanza e nelle razze da carne ancora più tardi). Per me è indubbio che si tratti di una manza.
    2 punti
  18. Salute la trecentesima rivista mensile edita da Nomisma S.P.A.pubblica i seguenti articoli: La copertina celebra una importante ricorrenza: il numero 300 della rivista. Nell'Editoriale Franco Grigoli commenta le 300 edizioni di Panorama Numismatico ed altrettanto fa Lorenzo Bellesia Giovanni Santelli, "Naxos: inediti brogli finanziari del V secolo a.C".: già dall’antichità si hanno riscontri di contraffazioni monetali. Per difendere le proprie coniazioni, le autorità vi apponevano una contromarca. Alberto Campana, "Una semisconosciuta emissione bronzea di Siracusa", studio su un esemplare inedito di moneta siracusana del IV secolo a.C. comparso di recente sul mercato Pieluigi Debernardi," Studio dei conii di RRC 46/1 e 60/1c", un approfondimento su le due serie monetali anonime pubblicate sul Roman Republican Coinage di Crawford mettendo in relazione il tesoretto di Orzivecchi Roberto Diegi," I tetradrammi siriani dei Severi, Settimio Severo, Caracalla, Geta"a pag.21 leggiamo un articolo sui Tetradrammi che vennero coniati per ordine di Settimio Severo e dei suoi successori ,della medesima famiglia, nelle regioni siriane. Gianni Graziosi " Divagazioni su ladri, falsificatori e tosatori di monete" i quali, in passato, rischiavano pene dure e severe in base ad una ricerca effettuata dall'autore dell'articolo Giorgio Fusconi, "Una particolare identità di conio nei tremissi carolingi del ripostiglio di Ilanz conservati al Museo Retico di Coira", basandosi su una ipotesi già proposta da Bernareggi,l'autore dell'articolo propende per l'ipotesi che i Tremisse ritrovati siano stati emessi da unica Zecca . Renzo Bruni" Un’inedita scatola con bilancina e pesi monetali di probabile produzione bolognese"Con il suo scritto ,l'autore ci illustra il suo studio condotto su di una contenente pesi monetali di Bologna risalenti alla seconda metà del secolo XVIII Helmutt Rizzolli“Il Signor Denaro e il suo rapporto di attualità con la vita e il mondo di Hans Vintler"., partendo da un testo di Hans Vintler, poeta e funzionario delle Finanze al servizio di Federico IV d’Asburgo, ha approfondito la problematica del ruolo del denaro nella società medievale Umberto Moruzzi"Il segreto della 500 lire. Una storia italiana" In questo articolo di Moruzzi andiamo a leggere di come fu concepita artisticamente la moneta da 500 lire detta “Caravelle”, coniata a partire dal 1958 fino a tempi recenti,. Michele Chimienti "Leggere, Studiare e Scrivere" L'autore ci spiega come ha applicato alla ricerca archivistica metodi scientifici derivanti dalla propria esperienza di medico I volumi recensiti questo mese sono: Bollettino del Circolo Numismatico Partenopeo, di cui è uscito il primo numero recentemente, e A. D’Andrea, C. Andreani e A. Novelli, Piastre e scudi papali. Gioielli numismatici e capolavori d’arte, pubblicato da Edizioni D’Andrea. Nella rubrica Notizie dal Mondo Numismatico troviamo le anticipazioni delle aste di Numismatica Genevensis del 24 e 25 novembre 2014, e di Éditions Gadoury, del 6 dicembre prossimo --Salutoni -odjob
    1 punto
  19. @@Il collezionatutto ciao,la trovo molto bella,non tosata come la maggior parte di esse,complimenti
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  20. @@bocchan Esiste una sezione dedicata dove puoi aprire una discussione............. :lol: http://www.lamoneta.it/forum/23-scambi-euro/
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  21. @@Il*Numismatico ... ho terminato i Mi Piace, appena ricarico ne prendi un bel pò, ma non è quello che conta .... è da come esprimi i concetti sulle conservazioni che mi fai venir voglia, tanta, di leggerti. Io sono un pò per il riassunto, ma è anche giusto e corretto che chi è più bravo in una determinata "situazione" Numismatica, faccia il suo dovere, appieno...... e lo mette al servizio degli altri. Bravo Fabrizio e complimenti. :good:
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  22. Ecco due news 2014: Taglio: 50 cent Nazione: Vaticano Anno: 2014 Tiratura: 1.448.376 Condizioni: qSPL Città: Milano
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  23. non ci sono dubbi, è lei !!!! KINGS OF SKYTHIA.doc KINGS OF SKYTHIA.doc
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  24. Bellissime foto @@claudioc47, e dopo le giuste argomentazioni e spiegazioni, il mio giudizio sale dallo SPL+ al qFDC
    1 punto
  25. @@Rex Neap ti allego il particolare della barba, baffi e dei gigli. Come vedi da questi particolari, a me non sembra di vedere segni di usura ma di debolezza di conio.
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  26. R3 al momento credo che vada bene...aspettiamo un po' e vediamo se ne escono altri...confido nei miei colpi di fortuna per trovarne uno :P
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  27. ciao a tutti, volevo chiedere consiglio ai restauratori .. sarebbe da ripulire subito la parte attaccata del bronzo o si potrebbe aspettare? saluti Roberto
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  28. @@Rex Neap ecco quelle al microscopio relative a quella venatura (è in rilievo) che ti ho accennato, che penso sinano fratture di conio. Le altre sono troppo pesanti, proverò con un altro post.
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  29. Vedendo un po' i cataloghi d'asta vedo che effettivamente i mezzi e quarti di zecchino sono rari, in più notavo che diversi che ho visto sono forati, non mi sembra che sullo zecchino ci sia lo stesso fenomeno, mi domando, e forse ci starebbe, viste le ridotte dimensioni, se erano molto usati come monili, gioielli, se insomma era una usanza praticata, e se praticata in Venezia o in ambiti diversi magari..... Inviato da un device_name utilizzando your_app_name App
    1 punto
  30. Medaglia portativa devozionale, cruciforme,alluminio e metallo dorato,tipologie simili sono state prodotte tra il 1940 e 1960,venivano date in occasioni particolari (Confraternite,comitati parocchiali(benemeriti),sposalizi /e cresime/comunioni, ecc.). Ciao Borgho.
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  31. Grazie delle risposta lampo! È quello che ho pensato anche io! Oltre ai solchi e battute non riempite dal lucido! Per ora prende il suo meritato posto in collezione! ;)
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  32. Buona Domenica Uomo tutto d'un pezzo, il Venier: aveva il carattere di un uomo senza mezze misure, audace, compassionevole all'occasione; tanto integro nell'animo, dice il Da Mosto, che dopo la battaglia di Lepanto tenne per se un bottino di 205 ducati, 2 lire e 6 soldi, alcuni coltelli, un filo di coralli e due schiavi negri. Sebastiano Venier comandante della flotta veneziana a Lepanto - Jacopo Tintoretto C'è il sospetto che un po' di arteriosclerosi condizionasse il suo modo di fare; spesso sfrontato e senza un minimo di "savoir faire". Ce lo fa capire ancora il Da Mosto riportando il commento di un cronista: "dimostrò poca gravità ed attitudine in sostenere et esercitare la maestà del principato e che aveva fatto spesso desiderare la prudenza e la lingua del principe Mocenigo, suo antecessore". Più esplicito, il Da Mosto, quando scrive che rispondeva con poca dignità alle persone che riceveva nelle udienze, ed anche le risposte che dava agli ambasciatori, lasciavano a desiderare. Sebastiano Venier doge di Venezia - Andrea Vicentino saluti luciano
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  33. Comunque la verità è la cosa più importante. Quello che deve essere saputo deve essere saputo, e quello che deve essere fatto deve essere fatto. Altrimenti succede come sempre, ovvero che ognuno sbandiera ai propri interessi (e con essi pretende trattamenti di un certo tipo) ed è impossibile qualsiasi operazione che abbia qualcosa di minimamente organico. Le cose così non possono funzionare.
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  34. Placcata...sulle vele della nave si vede chiaramente il rame sottostante che affiora...
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  35. Con quest'ultimo innesto, ed in assenza di altre 1823, possiamo passare all'anno successivo. ______________________________ 1824 German states Prussia Federico Gugliemo III° 1 Silber Groschen (1/30 di Tallero) in argento .222
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  36. @@annovi.frizio è bellissima quella della commemorazione 15-18 !
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  37. Senza entrare nel merito della possibile falsità di uno o più degli esemplari proposti, posso però farvi notare alcune particolarità del primo esemplare, quello col quale si apre la discussione. In tutti i coni presentati (perlomeno quelli con foto chiare) la bovina è stata raffigurata con attenzione, da persona che aveva davanti agli occhi il soggetto; si notano alcuni particolari caratteristici, come protuberanze ossee e pieghe determinate da specifici e riconoscibili fasci muscolari. Non è così per il "primo" esemplare; I muscoli della spalla e del braccio non sono sottolineati, posteriormente non si vede l'angolo dell'anca, non si nota il tensore della fascia lata, ne il rilievo della rotula, neppure la plica della grassella. E' indubbio (anche senza avere una specifica conoscenza anatomica, se fate un raffronto tra le varie foto notate la cosa) che il conio della prima foto non è anatomicamente accurato.
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  38. La conservazione è una cosa è la rarità un'altra..........giusto per fare l'esempio di Jacopo: se domani riscopriamo non uno ma 3/4 e più Rotolini (al supermercato) di questa moneta, perchè è stata coniata in grande quantità, la moneta è e rimane Comune.
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  39. Ciao, oggetto in bronzo... interessante ed insolito. E dei quali io francamente non ho alcuna cognizione specifica. La figura che descrivi come un "8" è a mio avviso un caduceo per cui abbiamo un tridente, un caduceo e una cornucopia. L'altra faccia sembra... alfabeto klingon! Tridente (sn) e caduceo (dx) con nastro. Il caduceo si ricollega di solito ad Hermes/Mercurio, il tridente a Poseidone, la cornucopia come simbolo d'abbondanza (di solito con frutta che ne fuoriesce) e di augurio di prosperità. Io la vedo come una sorta di augurio prima di un viaggio commerciale (Hermes/Mercurio era anche tra le varie, protettore dei commercianti e di commerci, traffici e guadagni) via mare con la protezione di Poseidone. Ma è solo un'ipotesi personale. L'altra faccia non ne vengo fuori... S M a ore 0 e 6 ? e quelle due V rovesciate? E quelle sfere? Mah... :whome: Ciao Illyricum :)
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  40. salve a tutti, avete già detto tanto, sottolineando giustamente gli aspetti commerciali che portarono alla fondazione ed allo sviluppo di Livorno. Provo ad aggiungere qualcosa e ci provo partendo da quello che diceva dabbene: Ecco, simbologia e messaggi. Se il tollero con il porto è l'immagine della vocazione commerciale di Livorno, quello con la fortezza rappresenta bene l'altra esigenza che portò alla fondazione della nuova città, ossia la necessità di difesa delle coste dello Stato mediceo. Livorno infatti viene concepita come la chiave di volta di un sistema militare molto più ampio, costituito da decine di torri e da ottantuno località litoranee fortificate. La funzione portuale e quella militare sono connesse, il porto mediceo è la principale base operativa delle galere dell'Ordine di Santo Stefano. La città viene dotata dunque di fortezze, bastioni, torri e all'interno del perimetro urbano viene costruito anche il "Bagno dei forzati" destinato ad ospitare gli schiavi condotti a Livorno come bottino di guerra...(Samuel Fettah in AAVV Firenze e la Toscana) La principale esigenza militare era dunque difendersi dalla incursioni dei pirati turchi, e questo era il compito affidato ai cavalieri di Santo Stefano. L'Ordine, religioso e militare al tempo stesso, era stato fondato da Cosimo I (confermato dal papa nel 1562) e alloggiato nello splendido palazzo della piazza dei Cavalieri di Pisa, appositamente risistemata dal Vasari (@@tommydedo vatti a fida' dell'amici, t'aspettavi di legge' di Livorno e io ti ragiono di Pisa). Il riarmo navale sotto la guida dei cavalieri porterà anche ad azioni militari contro i porti algerini che ospitavano i pirati barbareschi. Importante la presa di Bona del 1607, e qui come non ricordare i Quattro Mori che sono forse l'unico gruppo scultoreo dove i comprimari rubano la scena al protagonista Ferdinando, che sta lì tronfio per aver liberato le coste toscane dai pirati. Quindi nella seconda metà del '500 i Medici fortificano le coste del loro stato, creano un'ordine militare-religioso per combattere per mare e si dotano di una rispettabile forza navale. Ma il '500 è anche il secolo in cui avvengono due grandi battaglie navali: Lepanto e la spedizione dell'Armada spagnola. In entrambe queste occasioni erano presenti navi toscane anche se, a dire il vero, un po' controvoglia. Comunque le memorie dei contemporanei ci possono dare un'idea della consistenza della flotta stanziata a Livorno, che se quantitativamente era piccola (ma non piccolissima), qualitativamente sembra essere stata di tutto rispetto. A Lepanto (1571) la flotta toscana partecipò al completo o quasi aggregandosi alla squadra del papa. Cosimo I probabilmente non era poi così felice ma a Pio V, che gli aveva dato il titolo di granduca nel 1569, non si poteva proprio dire di no. Le navi che parteciparono alla battaglia erano 12, tra i capitani ci sono anche i nomi di nobili fiorentini, tra gli altri un Medici e uno Strozzi, quanto ne capissero di mare poi.... i documenti non lo riportano. La squadra toscana, formata solo di galere di grandi dimensioni, impressionò i contemporanei, le navi furono giudicate "buonissime" o "assai buone" e si comportarono bene contro i turchi. (A. Barbero, Lepanto la battaglia dei tre imperi). Quest'altra storia che vi riporto è probabilmente meno conosciuta, ma conferma i giudizi positivi sulle navi del Granduca. Nel 1586 Francesco I si era accordato con Filippo II di Spagna per partecipare al commercio delle spezie che affluivano a Lisbona dalle indie. Nelle intenzioni del Granduca Livorno avrebbe dovuto diventare il centro di smistamento per il Mediterraneo della preziosa merce. Aveva così inviato la sua nave migliore, il galeone San Francesco, a Lisbona per ritirare il primo carico. Sennonché appena arrivata la nave fu immediatamente ispezionata dal marchese di Santa Cruz, incaricato di allestire la flotta che avrebbe dovuto invadere l'Inghilterra, il quale la trovò "migliore di tutte quelle al suo comando". Temendo che la nave potesse essere requisita il capitano Bartoli cercò di andarsene alla chetichella ma venne prontamente fermato e costretto ad aggregarsi ad una squadra spagnola che stava uscendo dal porto per dare la caccia ai corsari inglesi. Al ritorno Bartoli scrisse a Francesco I con amaro orgoglio che il San Francesco era l'unica nave nella squadra spagnola "che non imbarcava acqua e non aveva avuto avarie" nella missione appena conclusa, e questo rendeva assai improbabile che lo lasciassero ritornare... Il San Francesco, ribattezzato Florencia dagli spagnoli, alla fine fu requisito e costretto ad aggregarsi alla Invincibile Armada, partecipando così alla disastrosa spedizione del 1588. (A. Martelli, la disfatta dell'Invincibile Armada) Ho messo autore e titolo da cui ho preso le notizie, se a qualcuno può interessare l'argomento e vuole approfondire. Adesso, visto che ormai ho la cittadinanza onoraria, vi saluto con un'esclamazione... boia dé che curtura 'he ci s'ha tra tutti.
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  41. Innanzitutto i miei complimenti a Giuseppe. Anche se fa il modesto immagino che la gioia di una nuova e bella moenta in collezione sia sempre grande. Riprendendo l'ipotesi della parte finale del post di Francesco, a proposito dell'uso di Vtriusque Sicilie sulla monetazione di Carlo V, aggiungo una immagine tratta dal Paruta (1612). Difficile averne prova, ma visto l'uso corrente potrebbe in effetti essere che anche l'incisore abbia pensato a questo significato. Sauti A
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  42. Coi polpastrelli ho presa... coi guanti mica tanto :) Sono per il contatto diretto :) Peraltro la moneta viene da una vendita NAC (30 se non ricordo male) in cui tutte le monete erano 'libere' di respirare e potevano essere liberamente osservate . E' stata l'unica volta che ho avuto il piacere di toccare un 5l 1901 (su cui peraltro feci un pensierino)
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  43. Ciao a tutti ....scoperta oggi.....quiedo una ID...a presto
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  44. Sicuramente almeno BB. Ma non credo arrivi allo SPL. Ottima moneta comunque... Mi piace...
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  45. Premesso che l'affare lo fa sempre chi vende, io devo dire che gli unici piccoli "affari" li ho fatti sui mercatini (faccio medaglistica) e non su banchi specializzati per monete o medaglie, ma da venditori di cianfrusaglie varie.
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  46. http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G215/17
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  47. Crawford data questa emissione all’82. L. Manlius tradizionalmente viene identificato con il L. Manlius Torquatus, che fu proquestore in Oriente e console nel 65; nacque quindi al più tardi intorno al 108 (in base al suo cursus honorum). Per Assenmaker le emissioni 367 e 368 risalirebbero invece alla Guerra Sociale, negli anni 90 e 89, e il titolo imperator sarebbe legato non a un’acclamazione imperatoriale, bensì all’investitura dell’imperium durante il secondo anno del conflitto, quando Silla successe al defunto console L. Porcio Catone. Anche l’emissione di aurei si giustificherebbe con il clima d’urgenza della Guerra Sociale. L’ovvia conclusione è che Silla fu il primo a fregiarsi sulle monete del titolo di imperator (quale detentore dell’imperium), anticipando C. Flavius Fimbria, che secondo la tradizione era stato il primo a usare questo titolo, sui rari cistofori (3 esemplari noti) emessi nell’85. Fimbria era diventato il comandante mariano, a seguito di un ammutinamento, dell’armata romana inviata in Asia Minore a combattere contro Mitridate e Silla. Nel 90-98 però L. Manlius Torquatus doveva avere meno di venti anni e quindi non poteva diventare il proquestore responsabile dell’emissione; fonti letterarie attestano l’esistenza di un altro L. Manlius, che fu governatore della Gallia Narbonese, col titolo di proconsole nel 78 e che ebbe un ruolo nella guerra contro Sertorio in Spagna, e quindi avrebbe i requisiti per essere stato giovane proquestore nel 90-89. Si ignora il significato della “T coricata” che compare sulla variante Cr. 367/3 e nell’aureo 367/2. Potrebbe stare per Torquatus; Bahrfeldt nel 1923 l’aveva interpretata come una L, per indicare il cinquantesimo anno di età di Silla, nell'88. Silla, anche se immensamente ambizioso, voleva apparire fedele alla tradizione iconografica repubblicana: fu infatti il primo vivente ad apparire su una moneta romana (ammesso che non si tratti di una sua statua), ma al R/, mentre al D/ compare la classica testa di Roma, che vale a esaltare l’identificazione del programma sillano con i destini della Repubblica; Silla si sentiva predestinato alla restaurazione degli antichi fasti repubblicani. Il caduceo nelle mani del trionfatore significa che il trionfo è a questa data ancora auspicato (Campana; Belloni); gli fu infatti concesso nell’81. Belloni osserva che su alcuni denari compaiono alcuni numerali, incisi molto debolmente, che egli ritiene segni controllo incisi direttamente sulle monete (e non sul conio) e poi cancellati alla meglio, esaurita la loro funzione, prima che le monete entrassero in circolazione. A partire da questa data le lettere EX S C scompaiono, per ordine di Silla o per compiacerlo, dalle serie di monete che il Senato continua ad emettere, come se quella grande istituzione si inchinasse al completo di fronte ad una volontà superiore.
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  48. Trovo saggia la decisione di restringere il campo sui costantinidi, la collezione acquisterà coerenza ;)
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