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Elenco dei contenuti che hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti il 12/29/14 in Risposte
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oggi è arrivato,seppur in ritardo di 4 giorni,Babbo Natale. cosa ne pensate? aiutatemi a capire se ho letto bene la moneta dandomi le vostre opinioni. (per quanto possibile da una foto) :) poi vi dirò come l'ho 'pesata' io. un saluto a tutti e buone feste ;) marco4 punti
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Vabbè ragazzi ! Ciccio ha appena finito di ripulire la discussione da tutti i messaggi che chiedevano l'invio con MP dei link dei distributori per mantenere leggibile il thread, adesso se tutti ci mettiamo a scrivere "mi è arrivata la mail", "anche a me, anche a me !" che senso ha ???? La mail arriverà a tutti coloro che hanno fatto richiesta di inserimento nelle liste. Non ricominciamo ad intasare il forum di post inutili !!!4 punti
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Ecco la moneta di Pietro Polano: E' in rame, di circa 19 mm. Come usuale per le monete del Meneghetti, anche in questo caso il pezzo è stato creato unendo due lamine uniface. D/ PET. POLAN.DVX FANVS; nel campo, su tre linee: AC / QVISI / VIT R/ Anepigrafo; Il Leone di prospetto. Anche questo pezzo, come gran parte degli esemplari che posseggo, è accompagnato dal "cartellino" originale autografo del Meneghetti, con la descrizione e l'evento al quale la moneta si riferisce. In questo caso "M.(oneta) di Pietro Polani doge che aquistò (sic) Fano" Forse non è fantastica come ho scritto nel post precedente, ma spero vi piaccia lo stesso. Non fosse altro per il fatto che anche questo è un pezzo di storia del collezionismo numismatico veneto. Cordialmente, Teofrasto4 punti
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Prescindendo da ogni riferimento politico, direi che il fascetto è quello che più mi affascina... Il fascio è il simbolo di un epoca, di un ventennio... Ventennio in cui i nostri nonni erano bambini.. Bambini che poi si sono trovati a combattere una folle guerra negli anni migliori della loro vita. Io sono affascinato dalla vita quotidiana delle persone comuni di quegli anni; dalle tradizioni, dal costume, dai divertimenti di un'Italia ancora molto contadina e sicuramente più povera di quella odierna, ma forse più genuina e ricca di valori morali... All'epoca i bimbi per Natale ricevano una bambola di pezza, dei mandarini e qualche nocciolina ed erano felici....Oggigiorno invece è tutto completamente diverso e sinceramente non so cosa sia meglio. E' sufficiente leggere "Sognando Meazza" o "Parlami d'amore Mariù" di Marco innocenti, oppure "Pane amaro" di Miriam Maffai o ancora "Ricordi di scuola" di Giovanni Mosca per capire tante cose.....4 punti
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è un Semisse spagnolo della città di Castulo (II sec. a.C.) http://www.acsearch.info/search.html?id=9160244 punti
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Buonasera @bruschetto , chiedo scusa per il mio frettoloso intervento che è potuto inizialmente sembrare di natura politica ma che in realtà non lo è, odio la politica e sono dell'idea che parlare di essa significherebbe creare divisioni, mentre la numismatica serve ad unire. I tuoi 166 post in circa 10 anni di forum sono pochi e, leggere molto e scrivere poco è sinonimo di meditazione, non ti nascondo che sono compiaciuto di aver attirato proprio la tua attenzione e penso sia doveroso da parte mia esprimere il concetto nei dettagli per far chiarezza. Non è questa la sede adatta per discutere dei soliti problemi che attanagliano la nostra società, sappiamo bene dove si finisce quando si parla di politica o della vexata quaestio riguardante gli incostituzionali sequestri preventivi narrati fino alla noia in questa sezione. Inizio con il tirare fuori due numeri a caso, che tanto a caso non lo sono: in Italia ci saranno ad occhio e croce poco più di 100mila numismatici/numismofili su una popolazione complessiva di 61milioni di abitanti (mi sono permesso di moltiplicare X 3 il numero di iscritti di questo forum considerando che un appassionato su tre da me "intervistato" è regolarmente iscritto), la numismatica non è più una nicchia di mercato come era un tempo, siamo in tanti, ma tutti noi non siamo rappresentati nei palazzi del potere, ecco perchè c'è una certa apatia/menefreghismo verso la risoluzione dei problemi dei sequestri incostituzionali, è chiaro che tra noi ci sono molti che magari avranno in collezione solo qualche vecchia lira e che magari saranno scarsamente interessati nell'investire in numismatica, ma certamente potenziali acquirenti di materiale numismatico in generale, ecco perchè il problema interessa un po' a tutti. La fatidica legge del 1939 di cui tutti noi spesso discutiamo venne promulgata durante il ventennio fascista in un'epoca in cui lo scavo e il saccheggio del patrimonio storico ed archeologico arrivò a livelli preoccupanti, fu una legge giusta che tentò di metter fine al saccheggio e alla vendita (spesso oltre confine) di tesori di una certa importanza, monete e medaglioni classici compresi. Purtroppo, ahimè, di questa legge promulgata con nobile intento spesso se n'è abusato per tornaconto personale da parte di alcune persone che pur di far carriera non hanno considerato l'inevitabile intasamento della macchina della giustizia e creato sofferenza e disagio a migliaia di cittadini onesti che ignari magari di un incauto acquisto del valore di poco più di una pizza si sono visti trattare come dei trafficanti di droga. Ecco perchè ho citato nel mio intervento l'ingiusta depenalizzazione per alcuni reati, perchè non sono stati depenalizzati reati legati ai nostri problemi numismatici? Poteva essere una liberazione ed uno sfoltimento burocratico basato su delle vere e proprie ingiustizie spesso gestite da persone incompetenti che non sanno la differenza tra un tappo di bottiglia ed una moneta. La risposta è semplice: perchè evidentemente fa comodo a qualcuno, oppure perchè tra i membri del governo non c'è alcun numismatico. In questa sezione si è parlato tantissimo sul come risolvere questa situazione e spesso, dopo decine di pagine di discussioni non si è giunto ad alcuna conclusione perchè mentre noi eravamo qui a scannarci con accesi botta e risposta, dall'altra parte non c'era nessuno che ascoltava le nostre grida di dolore. Penso che il problema lo conosciamo tutti oramai, a partire dalla responsabilità civile dei giudici che dispongono sequestri preventivi in maniera indiscriminata di tutto ciò che si trova nella dimora del perquisito, per finire poi ai lunghissimi tempi di durata dei processi sull'implicazione o meno dell'imputato (spesso finiti nella restituzione perchè il fatto non sussiste, e intanto gli avvocati si pagano), cerchiamo quindi di evitare di capire com'è costituito il problema perchè la situazione è complicata, cerchiamo piuttosto di capire le motivazioni che spingono a creare il problema: sequestrare/confiscare un oggetto frutto di scavo clandestino è un fatto doveroso nei confronti della società perchè è patrimonio di tutti, disporre sequestri preventivi inutili, dannosi e costosi di tutto il materiale è invece un atto criminale autorizzato e anticostituzionale tipico dei regimi e non dei governi. Ma a chi fa comodo creare questa situazione? Beh, semplice, porre il sequestro di centinaia o migliaia di monetine di scarsissimo valore (o peggio ancora se moderne ....... quindi senza alcun interesse storico archeologico) è un'operazione che spesso fa comodo per far carriera. Migliaia di monetine (per noi insignificanti da un punto di vista commerciale o numismatico) equivalgono a migliaia di beni sequestrati, immaginate quindi le promozioni, avanzamenti di carriera ed impatto mediatico. Mi fermo qui e mi congedo con una semplice riflessione: queste ingiustizie sono frutto di una decisione di natura umana, e come tutte le cose di natura umana hanno un inizio ed una fine, la fine non avverrà in questa legislazione perchè ad oggi siamo governati da un'equipe di persone che non sono state elette dalla maggioranza degli italiani, in futuro però, quando avremo qualche santo in paradiso tra le fila di coloro che ci rappresentano allora potremo vedere la luce. Per il momento possiamo solo affidarci alla serietà e alla bontà delle forze dell'ordine perchè tra questi ultimi ci sono molte persone corrette che hanno a cuore il benessere dei cittadini.4 punti
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Ricordati nando12, che si colleziona per il gusto di collezionare e il studiare le monetazioni d' interesse. Il valore, a mio avviso, è molto relativo, un collezionista può essere appagato con tutte monete circolate e in conservazione mediocre, e se ha studiato e maneggiato monete, ha riempito la sua voglia di Numismatico.3 punti
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Buongiorno a tutti rispondo all'assist proposto da Michele: quando i Carabinieri ti notificano un' ingiunzione di pagamento di 5200 euro puoi fare opposizione al Segretario generale del Comune di Residenza a costo 0 perché non hai bisogno dell'assistenza di un legale di fiducia. Purtroppo nel mio caso il Segretario, condizionato dal procedimento penale ancora vivo a suo tempo, ha respinto il ricorso e mi ha costretto a ricorrere davanti al Giudice di Pace. A questo punto è iniziato un procedimento che si è definito per assurdo in tempi più lunghi rispetto al penale. Alla fine il Giudice di Pace convinto dalla testimonianza di un funzionario della Camera di Commercio ha accolto il mio ricorso ma ha compensato le spese di lite. Cosa significa? che mi è arrivata la parcella dell'Avvocato di 3011 euro. Cosa ho fatto? ho scritto direttamente al Sindaco del mio Comune di Residenza dove gentilmente ma con determinazione ho invitato il Comune a saldare le spese legali. Il 13 gennaio prossimo in giunta si discuterà sulla decisione da prendere. Mi auguro che il Comune di residenza prenda la decisione più ragionevole e più responsabile diversamente ci troveremo di fronte ad una chiara truffa al cittadino (non ho fatto nulla, pertanto ingiusto pagare 5200 euro di multa come ingiusto pagarne 3011) e non credo che la storia passerà inosservata sui giornali friulani.....la decisione di andare davanti ad un Giudice di Pace è stata presa da un dirigente comunale che guadagna 100000 euro all'anno più 6500 euro di premio produzione pertanto il mio auspicio è che chi ha sbagliato si assuma le proprie responsabilità. Giusto per informazione, il buon Michele già lo sapeva, dallo scorso 18 dicembre sono perito numismatico presso la Camera di Commercio di Udine e Provincia e dal prossimo gennaio mi iscriverò all'albo dei consulenti o periti presso il Tribunale di Udine. La qualifica di perito l'ho acquisita dopo aver sostenuto un esame con il Perito triestino Giovanni Paoletti. L'esame è durato un'ora al cospetto di una commissione composta da tre membri della Camera di Commercio. Durante l'esame caratterizzato da una prima fase teorica e una seconda pratica abbiamo trattato emissioni monetali per un periodo di 2500 anni. Colgo l'occasione gradita di porgere a tutti voi auguri di buon Natale e felice 2015. Antonio3 punti
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Mi sembra che la discussione non abbia più nulla da dire, ho ripulito alcuni messaggi, e ricordo ancora una volta che nel forum è ASSOLUTAMENTE VIETATO pubblicizzare la vendita di proprie monete. Chiudo la discussione. petronius.3 punti
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Ciao a tutti. Pur condividendo lo "sfogo" di Francesco, mi sembra tuttavia che al di là delle solite (giuste) osservazioni di principio, il Suo intervento altro non faccia che inserire un'altra pagina in quel cahier de doléance che negli anni è stato scritto sulla materia in questo Forum. "Inizio con il tirare fuori due numeri a caso, che tanto a caso non lo sono: in Italia ci saranno ad occhio e croce poco più di 100mila numismatici/numismofili su una popolazione complessiva di 61milioni di abitanti (mi sono permesso di moltiplicare X 3 il numero di iscritti di questo forum considerando che un appassionato su tre da me "intervistato" è regolarmente iscritto), la numismatica non è più una nicchia di mercato come era un tempo, siamo in tanti, ma tutti noi non siamo rappresentati nei palazzi del potere, ecco perchè c'è una certa apatia/menefreghismo verso la risoluzione dei problemi dei sequestri incostituzionali, è chiaro che tra noi ci sono molti che magari avranno in collezione solo qualche vecchia lira e che magari saranno scarsamente interessati nell'investire in numismatica, ma certamente potenziali acquirenti di materiale numismatico in generale, ecco perchè il problema interessa un po' a tutti." Proprio la percentuale di "numismatici" che indichi rappresenta uno zero virgola rispetto allla popolazione complessiva e ciò spiega sia la scarsa o inesistente rappresentanza politica della "catagoria" (che, poi, chiamarla categoria...) ma sopratutto l'inconsistenza del suo peso politico. Il nostro problema, dunque, non è affatto vero che "interessa un pò tutti" (certo, se lo dici su questo Forum sono tutti d'accordo....ma vallo a dire fuori da qui e senti che cosa Ti rispondono...)...ma, al contrario, interessa una ristretta minoranza della popolazione italiana, elettoralmente insignificante. "La fatidica legge del 1939 di cui tutti noi spesso discutiamo venne promulgata durante il ventennio fascista in un'epoca in cui lo scavo e il saccheggio del patrimonio storico ed archeologico arrivò a livelli preoccupanti," Questo non mi risulta affatto, anzi. A parte che la Legge del 1939 recepiva, ampliandola, la precedente Legge del 1909, che per la prima volta assegnava allo Stato la proprietà di tutto ciò che si rinveniva nel sottosuolo italiano, non direi proprio che nel ventennio si fece scempio del nostro patrimonio archeologico....lo scempio, quello vero, ebbe luogo a partire dal secondo dopoguerra, in corrispondenza dell'aumentata domanda di beni culturali dal mercato clandestino e dall'introduzione di tecniche e di macchinari di scavo sempre più efficienti. "Purtroppo, ahimè, di questa legge promulgata con nobile intento spesso se n'è abusato per tornaconto personale da parte di alcune persone che pur di far carriera non hanno considerato l'inevitabile intasamento della macchina della giustizia e creato sofferenza e disagio a migliaia di cittadini onesti che ignari magari di un incauto acquisto del valore di poco più di una pizza si sono visti trattare come dei trafficanti di droga." Su questo Ti do ragione, ma è il solito passaggio che si è più volte stigmatizzato e che mette in luce la parte più odiosa del problema. "Ecco perchè ho citato nel mio intervento l'ingiusta depenalizzazione per alcuni reati, perchè non sono stati depenalizzati reati legati ai nostri problemi numismatici? Poteva essere una liberazione ed uno sfoltimento burocratico basato su delle vere e proprie ingiustizie spesso gestite da persone incompetenti che non sanno la differenza tra un tappo di bottiglia ed una moneta. La risposta è semplice: perchè evidentemente fa comodo a qualcuno, oppure perchè tra i membri del governo non c'è alcun numismatico." Se non cambia, da parte delle Istituzione, l'approccio al problema, la depenalizzazione non risolve proprio nulla. A parte il fatto che non esistono reati appositamente dedicati ai "numismatici", ma si parla sempre delle solito tre/quattro fattispecie di reato (ricettazione, incauto acquisto, appropriazione di beni culturali appartenenti allo Statto) che colpiscono condotte che non necessariamente attengono solo al possesso di monete e dunque si depenalizzerebbero anche situazione per le quali sarebbe forse opportuno persino inasprire le sanzioni, anziche diminuirle. Ma il punto però è un altro; la depenalizzazione trasforma il reato in illecito amministrativo ma ciò non significa che, se l'approccio delle Istituzioni rimane quello che è attualmente, la vita per i numismatici migliori. Se anzichè rispondere davanti ad un Giudice penale di ricettazione, mi arrivare l'ordinanza-ingiunzione del Prefetto o dei Carabinieri di pagare 10.000 euro e il sequestro amministrativo delle monete, in cosa la depenalizzazione migliorerà la mia vita di collezionista? E' vero. Non andrò più davanti al Giudice penale. Ma se vorrò oppormi all'Ordinanza dei Prefetto ed al sequestro amministrativo dovrò impugnarli davanti al Giudice di Pace o al Tribunale civile (chiedete ad Antonio Bernardo cosa succede quando i Carabinieri Ti infliggono una sanzione amministrativa...). "In questa sezione si è parlato tantissimo sul come risolvere questa situazione e spesso, dopo decine di pagine di discussioni non si è giunto ad alcuna conclusione perchè mentre noi eravamo qui a scannarci con accesi botta e risposta, dall'altra parte non c'era nessuno che ascoltava le nostre grida di dolore." E questa, altro non è che l'ennesima pagina di quelle decine e decine già scritte. "....cerchiamo piuttosto di capire le motivazioni che spingono a creare il problema: sequestrare/confiscare un oggetto frutto di scavo clandestino è un fatto doveroso nei confronti della società perchè è patrimonio di tutti, disporre sequestri preventivi inutili, dannosi e costosi di tutto il materiale è invece un atto criminale autorizzato e anticostituzionale tipico dei regimi e non dei governi. Ma a chi fa comodo creare questa situazione? Beh, semplice, porre il sequestro di centinaia o migliaia di monetine di scarsissimo valore (o peggio ancora se moderne ....... quindi senza alcun interesse storico archeologico) è un'operazione che spesso fa comodo per far carriera. Migliaia di monetine (per noi insignificanti da un punto di vista commerciale o numismatico) equivalgono a migliaia di beni sequestrati, immaginate quindi le promozioni, avanzamenti di carriera ed impatto mediatico." Certo. Cerchiamo di capire le motivazioni del problema e di chi fa tutto ciò. In realtà le motivazioni le avremo anche capite....ma dopo che abbiamo capite...che proponi di fare? Perchè il vero problema è come affrontare e risolvere il problema...non capirne le cause. "Mi fermo qui e mi congedo con una semplice riflessione: queste ingiustizie sono frutto di una decisione di natura umana, e come tutte le cose di natura umana hanno un inizio ed una fine, la fine non avverrà in questa legislazione perchè ad oggi siamo governati da un'equipe di persone che non sono state elette dalla maggioranza degli italiani, in futuro però, quando avremo qualche santo in paradiso tra le fila di coloro che ci rappresentano allora potremo vedere la luce. Per il momento possiamo solo affidarci alla serietà e alla bontà delle forze dell'ordine perchè tra questi ultimi ci sono molte persone corrette che hanno a cuore il benessere dei cittadini". Scusa, ma quando invece l'equipe di persone era eletta, il problema non c'era? Ma poi, con questa storia dei Governi che non sono stati eletti...ma scusa se il Governo riceve la fiducia dalle Camere e i rappresentanti delle Camere li ha eletti il Popolo italiano, mi spieghi perchè si dovrebbe dire che i recenti Governi non avrebbero la legittimazione degli Elettori? Comunque, in base a quello che dici, alle prossime elezioni avremo un Governo che si prenderà cura dei nostri problemi (perchè si tratterò di un Governo "legittimo"). Io non ci credo. Però sperare non costa niente. Auguri a tutti e buona giornata. :hi: Michele3 punti
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Buongiorno @@417sonia, grazie per la segnalazione. Ahimè non si tratta di un 'Meneghetti'. Meneghetti incise due monete 'dedicate' al doge Pietro Polano (o Polani), ma sono di stile ben diverso. Io purtroppo non posseggo nessuna delle due. Credo che il ducato sia opera di un falsario più vicino a noi (intendo come tempo). Una sua creazione mi sembra sia stata offerta in asta Gorny & Mosch 139, del 9 maggio 2005, lotto 3989, della quale allego l'immagine. Buona giornata, Teofrasto PS Bellissima l'immagine del doge in stile Pulcinella... :lol:3 punti
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Ragazzi, troverete il Thread un pò più "snello" . Gli ho dato una ripulita lasciando soltanto post inerenti l'argomento . Tra richieste di link e liste di razzie che non ci sono , e qualche incomprensione di troppo tra alcuni utenti si era perso il filo e risultava difficile e poco interessante seguire il Topic . Ricordo che per richieste di link si scrive via MP a chi cortesemente condivide con noi una info , e ricordo che finchè non si apre un Topic ufficiale per una razzia non bisogna prenotarsi, se solo se ne parla come idea. Grazie della comprensione :good:3 punti
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Buonasera a tutti, noto in prima persona quello che ha detto @@cliff... Lo posso affermare con sicurezza perché sono un quindicenne e passo moltissimo tempo (ovviamente) tra quelli che hanno la mia età. Per esperienza, posso constatare che purtroppo non c'è nessuno nella mia scuola piuttosto che nella zona dove vivo che colleziona o che semplicemente è appassionato di monete antiche (studio in un liceo scientifico tradizionale....................) Questo secondo me è un aspetto molto negativo, dato che la numismatica è uno di quei mondi che apre la mente verso la Nostra Storia. Gli interessi stanno completamente cambiando... dalle vecchie collezioni di monete piuttosto che di francobolli si sta passando a videogame completamente INUTILI. Per quanto riguarda questo forum, penso che sia lo strumento per lo studio e l'approfondimento della numismatica più efficiente e interessante che ci sia al momento sulla rete... Secondo me poi sui social network sarebbero impossibili discussioni inerenti la numismatica, dato che sarebbero visibili ad un vasto pubblico, di cui la stragrande maggioranza non ne sa nulla; si rischierebbe quindi di leggere soltanto discussioni intasate da commenti di ignoranti in materia. Penso quindi che il forum sia ancora la scelta migliore, dato che coloro che partecipano alle discussioni sono persone a cui INTERESSA la numismatica... in questo modo, diciamo, il forum fa una "selezione naturale" e permette così di interagire soltanto con utenti validi ed esperti. Spero sia d'aiuto il mio punto di vista :) Titta993 punti
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RIPRENDO UN TOPIC SU QUESTA MONETAZIONE DI: FEDAFA Il “Saluto” napoletano e la scena dell’Annunciazione Questa bellissima moneta voluta proprio da Carlo I d’Angiò, riporta su un lato la scena dell’annunciazione dell’Arcangelo Gabriele alla Vergine Maria, accompagnata dalla legenda AVE GRACIA PLENA DOMINUS TECUM (SALVE, PIENA DI GRAZIA, IL SIGNORE (E’) CON TE, vangelo , Luca, 1,28), mentre dall’altro lato riporta lo stemma ripartito di Gerusalemme e di Francia con la legenda riportante il nome del sovrano. Carlo I d'Angiò - Saluto d’oro o Carlino d’oro Da asta NAC 53 lotto 104 – Rif. CNI XIX n°1 pag. 13, P/R n°1 – MEC n°675 - D’Andrea/Andreani N°1 – MIR n°18 Come è stato detto questa moneta è stata voluta proprio da Carlo I d’Angiò che si affidò a Giovanni Fortino da Brindisi per la sua realizzazione. La prima prova di questa moneta mostrata al sovrano fu “bocciata” in quanto il re pretese che le due facce della moneta, ruotando la stessa su un asse verticale, risultassero sempre “dritte” e non ruotate (Volumus et mandaìnus ut Karolenses ipsos secundum istum modum et formam cudi de cetero faciatis ut uniforme reddantur, ita quod capita ymaginum predictis capitis predicti scuti, et pedes earumdem ymaginum punte seu pedes eiusdem scuti respondeant… Registri Cancelleria Angioini XIX, p. 217, n°263). Dagli stessi registri possiamo leggere “Quod caput ipsius scuti capitibus ymaginum Beate Virginis et Angeli parte alteris positis et punta semper eiusdem scutis pedibus eorundem ymaginum eguali ordine responderent” da cui si può dedurre che era volontà del re indicare come Dritto della moneta il lato con la scena dell’Annunciazione e come Rovescio il lato con lo stemma ed il suo nome; questo probabilmente per anteporre “l’autorità religiosa” all’autorità regale (ciò nella descrizione di questa moneta in cataloghi e listini spesso non è rispettato in quanto si segue il criterio generale di indicare come Dritto il lato riportante il nome del sovrano regnante). Assieme al Saluto d’oro, con le stesse impronte, fu coniato anche il Saluto d’argento e le relative loro metà (1/2 Saluto d’oro e ½ Saluto d’Argento), ma per evitare falsificazioni negli esemplari d’argento (oltre ad essere di diametro maggiore) non sono presenti le decorazioni attorno allo stemma ed il vaso che si trova tra l’Arcangelo e la Vergine è con i manici. Fu coniata anche sotto il regno di Carlo II d'Angiò.2 punti
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la cosa fondamentale per questo Buono è la Doratura che non vedo sul tuo. Siamo lontani dalla conservazione sopra citata2 punti
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L'ho presa proprio per questo: al momento il mio budget è basso e preferisco tappare i buchi (voragini) che mi rimangono, anche di monete abbastanza comuni in tutte le conservazioni. Poi con il tempo si vedrà, certamente prima di questa ne ho alcune da sostituire che sono in condizioni davvero indecenti2 punti
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Legittimati proprio in senso stretto, non me la sento di condividerlo, almeno finché avremo un presidente del consiglio imposto...quanto militarmente o politicamente non so.2 punti
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Per Sanni. Non è il caso di entrare in polemiche politiche di natura elettorale. Il senso di quanto ho riportato e che Tu non condividi è che coloro che sono stati eletti in Parlamento sono i rappresentanti del Popolo italiano, che piaccia o no. E' illusorio pensare che i Governi attuali non siano legittimati dal Popolo italiano e voglio proprio vedere cosa cambierà per la Numismatica quanto le Camere avranno rinnovato i loro componenti e nominato un nuovo Governo. Come se l'attuale Governo venisse da Marte e fosse stato imposto militarmente agli italiani. La verità è che gli italiani si meritano i Parlamentari che esprimono e i Governi ai quali questi ultimi accordano la fiducia. Saluti. Michele2 punti
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Condivido le riflessioni legali, ma questa parte ... proprio NO. "... li ha eletti Il popolo italiano?"Diciamo che si sono auto eletti e conservati utilizzando tutti i mezzi che ad arte si sono dati con il super controllo dei media e la sponsorizzazione dei grandi capitali ... e la narrazione continua ... non cambia. I direttori d'orchestra si alternano, ma la musica è sempre la stessa! Il popolo dov'è, qualcuno l'ha visto? ... al momento sembra non esserci! :(2 punti
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Concordo. A parte il dritto c'è anche da far notare che la spessa linea dell'esergo al rovescio non è assolutamente attribuibile ad un cavallo. In effetti la posizione del cavallo al rovescio trae in inganno e proprio per questo scrissi in un mio vecchio articolo che tale iconografia ha origini antiche e non di esclusiva concezione medievale. Avevo anche scritto che molto probabilmente l'esperto di antichità, il nobile napoletano Carafa (amico del re Ferdinando I d'Aragona), consigliò l'iconografia per queste monete napoletane basandosi sulla sua competenza in campo archeologico. Chi di voi conosce la storia di Castore e Polluce? lo sapevate che a Napoli c'era un tempio a loro dedicato?2 punti
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Una moneta che tra pochi giorni raggiunge un secolo di vita. L'unico mio acquisto di oggi al mercatino, è abbastanza comune, ma per quattro euro, anche se parecchio vissuta... si prende :) Vi è raffigurato Ahmad Qajar (1898-1930), l'ultimo Scià della dinastia Qaja, questa stirpe ha regnato la Persia dal 1781 al 1925. Sale al potere a 11 anni, deposto a 27 anni, muore giovanissimo a 32 anni. Nel 1925 il Parlamento iraniano lo depose a favore di Reza Khan, denominatosi Pahlavi quale nuovo scià, padre del più contemporaneo e conosciuto Reza Pahlavi, ultimo Scià dell'Iran. Dal 1925/26 si utilizzerà il calendario persiano "era Shamsi" (H.S.) al posto di quello islamico "era Hegira", questa moneta riporta ancora la data islamica. (Argento .900 - mm. 28 - gr. 9,20)2 punti
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mi sembra che il regolamento vieti espressamente la pubblicità delle proprie attività. La compravendita è vietata sul forum (esiste una sezione apposita) Le foto sono poco chiare, la moneta è bella (certo non siamo sopra lo SPL), la luce sparata non permette la valutazione corretta. A naso un q.SPL sicuramente a 20 euro era venduta male, ma tuttavia perdi di serietà se scrivi "no riserva", poi l'aggiudichi a te stesso (la percentuale di fb con il venditore, pari al 100%, non mente!) e la rimetti subito in vendita Link ebay editato da moderatore il consiglio che ti dò: sii chiaro. Mettila ad un prezzo fisso o su ebay o sul mercatino... dii voglio realizzare X euro (dove X è la cifra), specificando se il prezzo è trattabile o meno.2 punti
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La passione per il collezionismo in genere e per una collezione in particolare, nasce principalmente dalla curiosità, dal gusto e dalle sensazioni che un determinato oggetto può trasmetterci. Più gli oggetti sono vecchi e più il tempo vi ha lasciato sopra il proprio “segno”. Più grandi e profondi sono i segni, più l’oggetto è stato vissuto. Più ha viaggiato di mano in mano, tanto più ci trasmette profonde passioni.2 punti
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Mi ero ripromesso di lasciar stare il sig. Gualdi di Torino ma evidentemente merita, secondo me, di esser bannato e non poter frequentare forum seri di numismatica quali il nostro. Già una volta tentò di truffarmi proponendo uno scambio con monete della Repubblica in FDC con evidente falsa perizia NIP (era meglio denunciarlo...), poi ancora su ebay con foto di monete non sue ma prese dal sito di NLM...insomma ha un bel curriculum in fatto di "sole" ovvero fregature. Mi spiace solo pensare che dei giovani colleghi numismatici possano esser tratti in inganno dalle sue false perizie così come dalle sue valutazioni, del tutto sovrastimate, sulle monete in suo possesso. Con questo spero possano chiudere la discussione e prendere seri provvedimenti contro il sig. Gualdi. Non è uno scherzo...è per farci due risate...il suo modus operandi.2 punti
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Ciao, per quanto mi riguarda la conservazione e' sul qbb, mentre per il prezzo, una volta da te svelato faccio una premessa... Da tenere conto: -Al tuo grande desiderio di possederla -Al tuo non pentimento del dopo -Moneta con 10 g di Argento -Moneta con 128 anni di storia -Bordo della moneta che non mi sembra poi messo cosi male -In ultimo e non di importanza... in contemporanea alla tua discussione, nella sezione euro, a un utente hanno chiesto 7 euro per un 2 euro di verdi che io di resto ho ricevuto gia' un paio di volte.. 15 euro per questa moneta... Goditela... e aspetto che posti il tuo prossimo acquisto.. Saluti Rocco2 punti
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Certo che al Bar si imparano tantissime cose sulla numismatica in genere :D (vedi post n. 12 di questa stessa discussione) Proprio ieri una semi-disputa per un raro 1.000 lire "Dante" :mega_shok: Sarà un 2 euro, gli dico pacatamente, non c'era Dante sul 1.000 lire - fortunatamente l'aveva nel cassetto a portata di mano e la cosa non si è dilungata, anche perché si era già innervosito parecchio, avevo minato la sua "conoscenza numismatica da bar"... Praticamente si trattava di un comune 1.000 lire bimetallico, aveva scambiato il profilo dell'Italia Turrita per quello di Dante che spicca sul 2 euro, la sua mente aveva creato una rarissima moneta inesistente, un mille lire bimetallico con la testa del poeta (la classica voglia di possedere qualcosa di semi-unico e di valore). Confrontando le due monete si è convinto (non capita spesso, a costo di arrampicarsi sugli specchi il più delle volte restano delle proprie convinzioni). Ritornando al 2 euro Verdi, sette euro mi sembravano molti..... 2.000 sono decisamente un tantinello di più. Ma non sarà mica 1 euro di Verdi conosciuto in un solo esemplare? :rofl:2 punti
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Sempre senza fare polemiche purtroppo risponde al vero la circostanza che in questa sezione quando si postano monete in conservazione medio/bassa queste vengono tendenzialmente "disprezzate", passatemi il termine, ben al di sotto del reale valore e stato di conservazione...e preciso di non riferirmi ad uno o più utenti in particolare, ma bensì ad una tendenza crescente... Questo mi rattrista e ne consegue che molto raramente posto esemplari in questa sezione pur essendo un appassionato collezionista anche di monete del Regno (Vittorio Emanuele II). Inoltre in tal modo si ottengono differenti conseguenze negative: si fa passare il concetto ridicolo che sono collezionabili esclusivamente le monete in alta/altissima conservazione; si intimidiscono i nuovi utenti, magari ragazzi con limitate disponibilità economiche, che non postano le proprie monete e pertanto non imparano tante cose che potrebbero acquisire dagli utenti più esperti; molto spesso le discussioni si esauriscono in sterili considerazioni sulla presenza o meno di quel graffiettino in più invece di attenere a più interessanti considerazioni di carattere storico, artistico ed iconografico. Insomma forse per tanti aspetti una occasione persa... Per questo spero che la tendenza che ho citato cambi decisamente, la rotta si inverta e si torni a parlare, in questa sezione, di una numismatica più a misura d'uomo e di collezionista... ;)2 punti
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Ciao, sono stupito del contenuto di questa discussione. Alcuni messaggi, come altri in altre discussioni, li riassumerei col motto: "o tempora, o mores"! Si tratta di un motto ben antico, che non ha naturalmente nulla a che fare con questo forum. Ma che resta valido, ovviamente, perché è un fatto risaputo che dopo "una generazione", gli anziani non capiscono più i giovani. Quello che mi pare qui, è che "una generazione" oramai accade in tempi molto più rapidi che trent'anni... Vi sono utenti qui da dieci anni, che sono di "una generazione" più vecchi di me... :-) che comincio a scrivere in questi giorni e vi assicuro, lamoneta.it mi piace molto, mi interessa, ma è anche molto complicato affrontare un forum dove ci sono decine di migliaia di messaggi... una comunità che si conosce e si rispetta... dunque dei "vecchi" :-) naturalmente in senso lato, poiché sono sicuro che molti di questi "vecchi" utenti sono anagraficamente più giovani di me ;-) http://www.lamoneta.it/user/7356-mirko8710/ (vedete son cosi' "giovane" che non so nemmeno citare gli altri utenti :-) intendo @Mirko8710) abbia ragione, voi "vecchi" vi conoscete e forse non avete voglia di ripetere cose che avete già detto. Ma vi saranno altre persone nuove che arriveranno e che pubblicheranno cose che vi innervosiranno, vi appassioneranno, vi estasieranno, oppure non vi interesseranno :-) Devo confessare che mi piacerebbe, ad esempio, scrivere il perché io collezioni monete, magari con qualche foto illustrativa di monete della mia storia. Ma in che sezione mi consigliereste di pubblicare questo racconto... ? Forse potremmo fare una sezione speciale? Ma magari esiste di già... ?? Saluti molto cordiali a tutti, "giovani" e "vecchi", "patinatori" e "patiti" :blum:2 punti
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Ciao a tutti/e Vista la riuscita della passata razzia ho deciso anche quest'anno di riproporne un'altra per gli starter kit del nuovo membro "EURO". Avuto l'Ok dai Moderatori e memore di quanto accaduto l'anno passato sono partito con una consapevolezza maggiore di quel che avrei trovato e non mi son fatto cogliere impreparato. ;) La concorrenza devo dire che è stata molto più agguerrita (infatti in molte banche, il gruppo di crucchi che era molto numeroso, aveva prosciugato tutte le scorte dei kit e bisognava aspettare i nuovi rifornimenti) Basandomi sulle spese sostenute (commissioni cambio e spese trasporto Lituania / Italia ) il prezzo dei kit sarà 14€. Per chi vuole le seriette sfuse (estratte da kit) farei un discorso a parte. Personalmente preferirei dar via il kit completo perchè sarebbe per me più facile l'imballaggio e la preparazione del pacchetto da spedire (se interessa la serietta si può tenere quella e spendere gli altri euro). Per il momento però terrò da parte cmq un tot di kit da dedicare alle seriette (5,50€ l'una). Per la spedizione di sicuro non riuscirò a fare nulla prima di Natale quindi non chiedetemi miracoli perchè per via del lavoro non riuscirei ad accontentarvi. Più probabile che le spedizioni inizino a partire dal 29/12 quando sarò in ferie. I costi di spedizione saranno quelli delle poste e dipenderanno dal peso (credo tra 5,35 e i 6,00 per la raccomandata) ma sarò più preciso quando avrò fatto delle prove. Non so se i prezzi delle poste siano cambiati dall'anno scorso ma indicativamente dovrebbero essere gli stessi credo. Per chi vorrà usare metodi differenti ci si accorderà in un secondo momento. REGOLE Al momento non voglio mettere vincoli sulla quantità, sono disponibili circa 80 kit (il doppio dell'anno passato) e non credo che qualcuno rimanga a bocca asciutta. Come l'anno passato inserirei anche il contributo al forum, (applicherei su ogni kit/serietta l'aggiunta di 50 cent) Per il momento chi è interessato si metta in lista, non mandatemi richieste via MP o mail altrimenti si rischia solo di fare confusione con l'ordine e non riceverebbe risposta. PAGAMENTO I metodi di pagamento possibili saranno: - Ricarica Postepay - Bonifico bancario CONSEGNA Come l'anno passato si può effettuare un incontro a Milano (giorno da decidere successivamente) per la consegna a mano del materiale ordinato e due chiacchere in compagnia. SPEDIZIONI - con posta raccomandata - con corrieri tracciabili eviterei la prioritaria Quindi, ricapitolando: FASE 1: Adesione alla razzia, lasciando un post direttamente in questa discussione. Chi parteciperà a questa razzia accetterà le condizioni che ho appena scritto. FASE 2: prossimamente comunicherò qui la casella mail a cui invierete i vostri dati tramite email. Come già siamo abituati, mi dovrete mandare un'email in cui mi dovrete indicare i vostri dati (nome cognome, indirizzo ed un recapito telefonico), disponibilità per una eventuale spedizione congiunta ed il riassunto delle monete richieste. L'oggetto dell'email dovrà essere semplicemente il vostro NICKNAME. Una volta mandata la mail, non potrete disdire più nulla. FASE 3: Coordinamento pagamenti. Per una maggior sicurezza mia e vostra, una volta ricevuti tutti i pagamenti procederò con l'invio delle raccomandate FASE 1 INIZIATA!! Buona razzia a tutti1 punto
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Fra’ Diavolo e la Repubblica partenopea del 1799 Le vicende di Fra’ Diavolo fanno corpo, sino a fondersi, con quelle dell’insorgenza dei sanfedisti, ferventi oppositori della Repubblica partenopea del ’99, creata dai patrioti giacobini e proclamata il 23 gennaio 1799 dopo che l'esercito francese comandato dal generale Championnet vinse le ultime resistenze borboniche e prese Castel Sant'Elmo a Napoli. Il 19 giugno 1799 entrarono a Napoli delle truppe e delle bande sanfediste, che in nome del re Ferdinando IV di Borbone, condotte dal cardinale Fabrizio Ruffo di Bagnara e appoggiate da una squadra navale inglese al comando dell'ammiraglio Horatio Nelson travolsero, il 23 giugno, la Repubblica partenopea difesa dai giacobini napoletani, sterminati poi dal sovrano reinsediato sul trono con l'appoggio dell'Inghilterra: per volontà dell'ammiraglio Nelson e della regina Maria Carolina d'Asburgo-Lorena furono violati i patti sottoscritti dai giacobini con Ruffo, che garantivano la salvezza ai difensori della Repubblica, così più di cento patrioti vennero giustiziati. In “Brigantaggio, proprietari e contadini nel Sud (1799 – 1900) – Michele Pezza Fra Diavolo”, Reggio Calabria 1976, Gaetano Cingati ha scritto: “Il 1799 nel Mezzogiorno è l’anno della grande anarchia, della feroce guerra tra giacobini e sanfedisti, tra patrioti e briganti. Nessun altro periodo posteriore, nemmeno il 1848, l’anno classico della rivoluzione, o il primo decennio unitario, quando esplose il grande brigantaggio, richiama, come il ’99, una così spietata lacerazione del tessuto sociale, uno scontro tanto violento di idee, di passioni, di costumi, d’interessi”. E poi: “Entrato nella leggenda popolare e nella letteratura, è il simbolo del brigantaggio di quegli anni e per taluni il prototipo dei pionieri della guerriglia popolare antifrancese”. Fra’ Diavolo, soprannome del capomassa Michele Pezza, è uomo del suo ambiente e del suo tempo, ne visse tutte le contraddizioni, le ambiguità e i drammi. Piccolo borghese di famiglia di origine popolare, si trovò a capeggiare un moto insurrezionale le cui implicazioni politico-ideologiche profonde gli sfuggivano. Uomo d’azione e capo militare, egli va valutato e giudicato esclusivamente sotto tale veste: Fra’ Diavolo non fu forse il più importante dei capimassa del 99, ma fu certamente il più famoso. Il fatto stesso che i capimassa più importanti, come del resto i cabecillas spagnoli, fossero conosciuti con un soprannome (Fra’ Diavolo, Sciabolone, Sciarpa, Panedigrano), indica che il popolo li riteneva fuori delle gerarchie sociali tradizionali. Tra la fine del ’700 e gli inizi dell’800, del resto, anche gli eserciti regolari non erano così “regolari”: spesso si abbandonavano al saccheggio, alla spoliazione e all’omicidio. Michele Pezza dimostra chiaramente che a prendere l’iniziativa di formare le masse furono in genere persone nuove, giovani e spregiudicate, appartenenti non alle classi subalterne ma alla piccola borghesia di paese. Si trattava di capi improvvisati, privi di cariche ufficiali e fuori delle gerarchie dell'ancien regime; erano spesso elementi che avevano sino ad allora agito ai margini della legge o addirittura fuori di essa. In un momento di teatrale emergenza e di completo collasso politico-istituzionale come quello, erano proprio i fuorilegge, i banditi, i briganti ad avere quell’essenze d’iniziativa, di spregiudicatezza, di collegamenti, di conoscenza del terreno e di violenza necessarie a condurre la guerra per bande. Nelle memorie del colonnello Joseph Léopold Sigisbert Hugo, colui che lo catturò e padre dello scrittore Victor Hugo, così viene descritto: "Fra’ Diavolo personificava quel tipo che si riscontra in tutti i Paesi in preda allo straniero, il bandito legittimo in lotta con la conquista. Egli era in Italia quello che poi sono stati l'Empecinado in Spagna, Canaris in Grecia, ovvero un patriota, un legittimista". Le vicende di Fra’ Diavolo fanno corpo inoltre col “brigantaggio” antifrancese del 1806. A mezzogiorno dell’11 novembre del 1806 Michele Pezza, alias Fra’ Diavolo, fu impiccato: l’impiccagione scaturita dalla sentenza seguita a un veloce processo, nonostante l'appassionata difesa di un principe del foro del tempo, l'avvocato Francesco Lauria, pose fine, a soli 35 anni, alla vita di Michele Pezza che entrava nella leggenda come Fra’ Diavolo. Sulla figura di Michele Pezza, detto Fra’ Diavolo, il giudizio dei contemporanei mutò a seconda che parteggiassero per i Borbone di Napoli o che inseguissero i lumi della rivoluzione giacobina, importati dalle armate francesi ed alimentati dalle eroiche illusioni della fragile Repubblica Partenopea. Michele Arcangelo Pezza nacque alle ore 10 del 7 aprile del 1771 ad Itri, paese della Terra di Lavoro, da Francesco Pezza e Arcangela Matrullo, in una delle famiglie più in vista del paese. La madre lo diede alla luce in una casa del centro storico d’Itri. Venne battezzato nella Parrocchia di S. Maria Maggiore d’Itri, come risulta al n. 509 del registro dei battezzati della Parrocchia di S. Maria Maggiore d’Itri: "don Francesco Iudicone, battezzò [...] un maschio nato alle ore 10 del 7 aprile del 1771 da Francesco Pezza e da Arcangela Matrullo cui furono imposti i nomi di Michele Arcangelo, Domenico, Pasquale". All'età di cinque anni, una grave malattia mise a serio rischio la sua vita e la madre fece un voto a San Francesco di Paola, lo promise frate affinché si salvasse: il voto consisteva nel vestirlo con un saio da frate e quando il vestito si fosse logorato, l'avrebbe riportato al Santo per sciogliere il voto. Per adempiere al voto Michele trascorse tutta l'infanzia, sino all’inizio dell’adolescenza, vestito con il saio, guadagnandosi il soprannome di “Fra’ Michele”, trasformato poi dal canonico Nicola de Fabritiis date l’intemperanza e la svogliatezza del fanciullo, che gli era stato affidato, come altri fanciulli, per ricevere la prima istruzione, spazientito, in "Fra’ Diavolo". Il padre, mulattiere, svolgeva anche un piccolo commercio di olive ed olio nei paesi viciniori e Michele Arcangelo aiutava il padre nel lavoro nei campi, ma, dato che era interessato più ai cavalli che alle olive il padre lo mandò a lavorare presso la bottega di Eleuterio Agresti, sellaio del paese. Rimase per alcuni anni nella sua bottega. Un giorno Eleuterio in seguito a una lite aggredì fisicamente Michele Arcangelo, che, di risposta, uccise con un grosso ago usato per imbastire le selle il mastro sellaio e il fratello, Francesco Agresti (detto "Faccia d'Argento"), che voleva vendicarlo. Iniziò così un periodo di vagabondaggio sui Monti Aurunci, dove si mise al servizio del barone Felice di Roccaguiglielma nel feudo di Campello. Poi si trasferì a Sonnino, nello Stato Pontificio, appoggiandosi ad una famiglia itriana che vi si era trasferita; da latitante, entrò in contatto con numerosi briganti, con cui instaurò buoni rapporti e dai quali ricevette considerazione di capo. Nel 1796 il Regno di Napoli inviò quattro battaglioni del suo esercito a combattere in Lombardia al fianco degli alleati austriaci contro l'esercito di Napoleone Bonaparte, che aveva invaso l'Italia del nord e nel 1797 Michele Arcangelo fece domanda affinché la pena per il duplice omicidio fosse commutata in servizio militare. La domanda fu accolta, il comando di polizia deliberò che il servizio militare sarebbe durato tredici anni e nel 1798 Michele Arcangelo fu arruolato aggregato al reggimento "Messapia” e partì soldato nei fucilieri della fanteria borbonica che operarono nello Stato Pontificio. Il fortino di Sant'Andrea, edificio costruito nel XVI secolo sui resti di antichi templi dedicati ad Apollo e Mercurio divenne la prima roccaforte da cui assalire i soldati francesi e le carrozze di passaggio. La colonna dell'esercito francese entrò nel territorio di Itri a metà dicembre e subì gli attacchi inaspettati della banda di Fra Diavolo, tanto che i francesi chiamarono i rinforzi. Il 29 dicembre tre battaglioni polacchi occuparono il fortino, poi entrarono a Itri: il paese fu saccheggiato e molti abitanti, tra cui anche il padre di Fra Diavolo, furono uccisi. Fra’ Diavolo riparò sui monti, raccolse seicento uomini e pensò di fare della fortezza di Gaeta, la più potente del regno, la sua roccaforte, per coprirsi le spalle prima e dopo gli attacchi. Ma il 31 dicembre, scoprì che il colonnello svizzero Tschudy, aveva concesso la resa ai francesi, allora Fra Diavolo si sentì tradito dai generali stranieri al soldo del Regno e riorganizzò le sue masse e, dato che l'esercito francese aveva già attraversato il Garigliano, decise di sollevargli contro tutta la Terra di Lavoro, ma dodici giorni dopo venne a sapere del Trattato di Sparanise: anche il generale Mack si era arreso al nemico senza combattere. I francesi del generale Jean Étienne Championnet invasero il Regno, sbaragliando l'esercito borbonico e il 15 febbraio, dopo alcuni giorni di disperata ed eroica resistenza da parte dei Lazzari, Napoli cadde; Re Ferdinando IV di Borbone si ritirò a Palermo, mentre veniva proclamata la Repubblica partenopea, la quale non ebbe la sovranità su tutto il territorio del Regno, dato che le zone più periferiche erano saldamente nelle mani della guerriglia legittimista. Fra’ Diavolo, riparato ad Itri, rispondendo al proclama del Re che incitava a resistere contro i francesi in nome di Dio, della famiglia, della propria terra, organizzò, grazie al denaro versato dai paesi intorno a Itri, una massa armata di un migliaio di persone, tra cui vi era anche un medico. Frattanto Ferdinando IV aveva stretto alleanza con Austria e Inghilterra per muovere guerra ai francesi. Nel 1799 Fra’ Diavolo si presentò agli inglesi, nella loro base nell'isola di Procida, come soldato del Regno di Napoli, chiedendo e ottenendo due cannoni e una barca. Fissò la sua base a Maranola, vicino al Golfo di Gaeta e continuò la sua attività di taglieggiamento delle comunicazioni. Nel mese di maggio, quando si decise di muovere l'assedio dalla fortezza di Gaeta, Fra’ Diavolo fu scelto come comandante delle operazioni e la sua massa fu riconosciuta come parte dell'esercito regolare. Re Ferdinando IV, dato che gli erano giunte le parole di elogio pronunciate per lui dagli inglesi, lo nominò Capitano, mentre la Regina consorte Maria Carolina d'Austria, per mostrargli la propria ammirazione, gli donò una spilla di diamanti. Alla fine di giugno, Napoli era stata liberata e il re aveva fatto ritorno nella capitale. Subito vennero elaborati dei piani per conquistare Roma, che rimaneva in mano ai francesi e Fra Diavolo per partecipare all'organizzazione della campagna militare si recò nel capoluogo partenopeo e soggiornò nel palazzo dell'inglese Sir John Acton, primo ministro del governo borbonico. L'assedio di Gaeta, gestito in prima persona con la sua massa armata fu per Fra’ Diavolo il trampolino di lancio per consolidare il suo carisma di uomo forte e leale alla monarchia, ma il giorno della capitolazione della roccaforte, non gli fu permesso di entrare a Gaeta: i francesi accettarono la resa, a condizione che fossero Nelson ed i rappresentanti del Regno a condurre la trattativa, il Cardinale Ruffo gli ordinò di ritirarsi e anche il Re sostenne che era meglio che non partecipasse all'occupazione, riconoscendo però, in una lettera inviata a Ruffo, l'apporto e i servizi resi da Michele Arcangelo Pezza anche se gli intimava di tenere una maggiore disciplina. Il 15 agosto del 1799 nella Chiesa di Sant'Arcangelo all'Arena si sposò con la diciottenne Fortunata Rachele di Franco, per la quale entrava di nascosto sia di giorno sia di notte nella Napoli repubblicana, oltre che per tenere i collegamenti con i realisti per organizzare il ritorno di Ferdinando sul trono. L'incontro con il capitano Tomas Troubridge, ufficiale della marina britannica, voluto dalla regina Carolina che, da Palermo, continuava a tessere trame per il ritorno della monarchia a Napoli, gli diede anche onorabilità che lui seppe sostenere, suscitando un buon interesse nell'inglese. Il 20 agosto partì con l'esercito borbonico, di cui comandava l'ala sinistra, per lo Stato Pontificio. Nel mese di novembre il Re di Napoli ordinò di attaccare Roma e l’esercito, di cui fa parte anche Frà Diavolo, conquistò Roma il 27 novembre e due giorni dopo il sovrano fece il suo ingresso trionfale. L'esercito napoletano, guidato dall'austriaco Karl Mack von Leiberich, fu sciolto, dato che per garantire i rifornimenti di viveri alle truppe erano stati saccheggiati i villaggi vicini, per di più alle masse non venne concesso di entrare in città e inoltre vennero disarmate e la paga fu tagliata. Fra Diavolo mentre dormiva ad Albano venne arrestato e incarcerato a Castel Sant'Angelo, per ordine del generale dell'esercito napoletano, Diego Naselli, che non sapeva che il 24 ottobre, da Napoli, il sovrano aveva nominato Michele Pezza colonnello di fanteria; nella notte tra il 3 e il 4 dicembre fuggì e giunse a Napoli, dove ottenne di essere ricevuto dal Re Ferdinando IV che lo ricompensò cancellando i debiti che la sua armata aveva contratto per le battaglie sostenute. Michele Arcangelo Pezza in qualità di Comandante Generale del dipartimento di Itri ritornò nel paese natale. Nacque il figlio Carlo, poi il figlio Ferdinando e infine la figlia Maria Clementina, ma avendo preso l'impegno di pagare tutti i finanziatori delle imprese di Gaeta e di Roma voleva far revocare il decreto reale che annullava i debiti, per farlo si recò a Napoli con tutta la famiglia, abbandonando l'incarico di Comandante Generale e affittò un appartamento in via Marinella. La sua istanza dapprima si perse negli uffici dell'amministrazione reale e, quando scrisse alla persona del Re, chiedendo di poter vendere la propria pensione per rimborsare i suoi finanziatori, la richiesta fu respinta. Nel 1806 Napoleone Bonaparte, dato che non veniva rispettato il trattato di neutralità, inviò le sue truppe per mettere fine al governo borbonico di Ferdinando IV, così le truppe francesi occuparono nuovamente Napoli e le varie piazzeforti del regno e il Re Ferdinando IV emanò un altro proclama per il reclutamento di volontari. Il Colonnello Pezza con prontezza lasciò Napoli e tornò nelle province a reclutare uomini di tutte le risme, purché abili alle armi e fu nominato capo dei Corpi Volanti di Terra di Lavoro. Mentre ci si preparava alla guerra, il Re s’era ritirato a Palermo e da qui ordinò ai comandanti dei Corpi Volanti di non aggredire l’armata napoleonica Fra’ Diavolo entrò in contatto con il principe d'Assia e comandante della piazzaforte di Gaeta, Luigi Philippstadt, che come lui era intenzionato a disobbedire alla resa. Frà Diavolo e Philippstahl iniziarono una collaborazione attiva che divenne l'incubo di Giuseppe Bonaparte fratello di Napoleone I, incoronato Re di Napoli per volere di Napoleone stesso. Fra’ Diavolo si recò alla fortezza di Gaeta e pochi giorni dopo i francesi la cinsero d'assedio. Nelle settimane seguenti Fra Diavolo lanciò audaci attacchi francesi e poi li sfidò in campo aperto con pochi uomini, rischiando di essere catturato, insieme al fratello Nicola, a Sant'Oliva, ma riuscì a riparare a Maranola, e da Scauri s'imbarcò per Gaeta. Verso la fine di aprile Fra Diavolo fu chiamato a Palermo da Ferdinando IV che lo presentò all’inglese Sidney Smith, ammiraglio della flotta reale, per tentare la sommossa delle Calabrie e l'avanzata dell'esercito fino a Napoli. Il 28 giugno Smith fu nominato comandante in capo della spedizione e Fra Diavolo luogotenente. Il 29 giugno Fra’ Fra Diavolo, alla testa della sua «Legione della Vendetta», sbarcò con navi inglesi ad Amantea e conseguì diverse vittorie sui francesi. Il generale francese Verdier riparò verso Cassano, i cui abitanti lo respinsero. Proprio quando la sollevazione stava diventando generale, la flotta inglese lo ricondusse a Palermo per ricevere da Ferdinando IV il titolo di Duca di Cassano, ma i calabresi lasciati alla mercé dei francesi capitolarono e tale sorte toccò anche alla fortezza di Gaeta. Fra’ Diavolo tentò di sollevare, alle spalle dei francesi, la Campania e il 2 settembre sbarcò a Sperlonga per dirigersi a Itri. Ma riuscì ad arruolare solo cinquecento uomini e a sottrarre ai nemici due cannoni, perciò si trincerò a Sora, che fu attaccata da tre lati essendo le truppe francesi costituite da 10000 soldati. La battaglia perdurò tre giorni e poi Fra Diavolo si diresse nella valle del fiume Roveto per prendere, il 29 settembre, i francesi di sorpresa e così si rifugiò sulle montagne di Miranda, divenne l'uomo più ricercato del regno con una taglia che raggiunse i diciassettemila ducati. Con trecento uomini, Fra’ Diavolo attraversò Esperia, Pignataro, Bauco, Isernia invogliando la popolazione a sollevarsi contro i francesi che intanto bloccarono tutti gli accessi alle valli. Fra Diavolo non poteva uscire più dal suo nascondiglio e fu nominato maestro di caccia il colonnello Joseph Léopold Sigisbert Hugo (padre dello scrittore Victor Hugo). L'inseguimento durò quindici giorni, al termine del quale la massa di Fra Diavolo fu stretta nella valle di Boiano, dove si combatte per sei ore anche perché la pioggia, che cadeva da giorni, aveva reso inservibili i fucili. L'attacco francese fu respinto con le spade; in questa battaglia morirono quattrocento francesi e quaranta insorti. Frà Diavolo sfuggì alla cattura e si diresse verso Benevento con centocinquanta uomini rifugiandosi nelle Forche caudine; Hugo lo trovò e lo affrontò e Frà Diavolo rimase con circa cinquanta uomini. Giunto sulla spiaggia di Cava de' Tirreni ordinò ad ognuno di prendere la sua strada. Vagò per giorni e giorni da un paese all'altro, sperando di raggiungere il Tirreno e chiedere agli inglesi, che stazionavano sulla costa, un imbarco per Palermo. Rimasto solo, ironia della sorte, il Colonnello fu assalito da briganti che lo pestarono e lo abbandonarono in una capanna morente e il 1º novembre, esausto, raggiunse Baronissi: non convincendo il comandante della guardia nazionale del posto, il farmacista Matteo Barone che lo aveva ospitato per una bevuta, venne condotto sotto scorta a Salerno dove riuscì a tenere testa alle domande dei francesi, ma fu riconosciuto da un vecchio militare borbonico passato ai francesi, e che aveva combattuto con lui a Gaeta e fu condotto in prigione a Napoli, dove fu istruito, il 10 novembre del 1806, a suo carico, con grande rapidità, un processo. Le autorità francesi rifiutarono la richiesta degli inglesi affinché venisse considerato prigioniero di guerra persino lo stesso Hugo, che era stato a trovarlo in carcere, ebbe un netto rifiuto da parte di Giuseppe Bonaparte: tutte le richieste furono respinte con motivazioni politiche e militari. Fu considerato un delinquente comune e fu condannato a morte per impiccagione. Fu giustiziato per impiccagione in piazza del Mercato l'11 novembre, vestito con l'uniforme di brigadiere dell'esercito borbonico, e il suo corpo venne lasciato molte ore bene in vista, come monito alla popolazione e dopo fu sepolto presso l'ospedale degli Incurabili. Re Giuseppe Bonaparte, comunicò al fratello Napoleone che Fra' Diavolo era stato giustiziato, ma la Real Famiglia di Ferdinando IV appresa l'impiccagione di Pezza, fece celebrare, a Palermo, dall'Arcivescovo Carrano, una messa solenne nella chiesa di San Giovanni dei napoletani, a cui parteciparono molte autorità, l'ambasciatore austriaco, il Principe Leopoldo di Borbone, la guarnigione militare in alta uniforme e un distaccamento di soldati inglesi. Se la vita di Fra’ Diavolo è stata avventurosa, singolare, rocambolesca non meno avventurose, singolari, rocambolesche sono state le vicende del manoscritto in cui egli stesso scrisse le sue memorie del 1798 - 99. Il 26 settembre 1806 i francesi che avevano espugnato Sora, sequestrarono nell’abitazione in cui aveva dimorato e che aveva abbandonato frettolosamente, per cui non aveva avuto tempo di portarli via, 21 documenti appartenenti a Fra’ Diavolo, documenti che il generale d’Espagne si affrettò a trasmettere al ministro dello Stato Maggiore Generale, Cristoforo Saliceti. I 21 documenti sopracitati ed elencati nella “NOTA ED ESTRATTO DELLE CARTE RITROVATE A SORA NELLA CASA DI ABITAZIONE DI FRA’ DIAVOLO”, custodita nell’’Archives Nationales, Paris, 381 AP4, dossier 4, Ministère de la Police générait' 1806 – 1808, Pièces diverses e riportata anche nel presente scritto Quando il Re Giuseppe Bonaparte, fu trasferito da Napoleone nella primavera del 1808 dal trono di Napoli a quello di Spagna, portò con sé il suo archivio e quando, il 21 giugno 1813, fu definitivamente sconfitto a Vitoria dall’armata anglo-spagnola di Wellington, passò nelle mani inglesi. Trasportato a Londra, fu sistemato nel palazzo d’Aspley House, dove fu mai consentita la consultazione ad alcuno sino alla morte di Gerard Wellesley, settimo duca di Wellington, quando, nel 1977, l’importante fondo archivistico fu acquisito dallo Stato francese e trasferito agli Archives Nationales di Parigi, Archives de Joseph Bonaparte roi de Naples. puis d’Espagne (381 AP). Ed è appunto agli Archives Nationales, nel dossier 4 dell’Archivio di Giuseppe Bonaparte, che raccoglie le carte del Ministère de la Police générale 1806-1808, che si sono rinvenuti il manoscritto originale delle memorie del 1798 – 99 a firma Comandante Generale Michela Pezza fra Diavolo, a cui fu aggiunta una soprascritta in francese (Faits historiques des campagnes de Fra’ Diavolo rédigés par lui même, et trouvé dans ses papy ers lors du sequestre de ses bons. Julliet 1806) e i 21 documenti elencati nella NOTA ED ESTRATTO DELLE CARTE RITROVATE A SORA NELLA CASA DI ABITAZIONE DI FRA’ DIAVOLO. Le memorie del 1798 – 99 di Fra’ Diavolo si compongono di 35 fogli a mezza pagina, scritto con discreta calligrafia in un italiano popolareggiante e spesso dialettale; i periodi, caotici e complessi, sono comunque quasi sempre comprensibili logicamente. Sembra che le memorie, in cui l’autore scrive sempre in terza persona, sia stato scritto direttamente da Michele Pezza fra Diavolo, come emerge dal raffronto della scrittura con altri suoi documenti, ma non si riesce a stabilire se sia la versione originale o se una stesura successiva. Il periodo scritto a cavallo della fine del foglio 28 e inizio del foglio 29 « Di là poi passò in Albano, e formò quartiere quattordeci miglia distante da Roma, e prese tutti i migliori posti dividendo la sua truppa per poter battere l’infame nemico, né da quel punto s’intese più perdita dell’armi napolitane, non tralasciando giorno e notte di andare con 100 uomini alle porte di Roma, e dentro la città di notte per regolar le sue mire, ma non si son rischiati mai i Francesi e Patriotti uscir fuori, e che se lui avesse avuto un altro migliaio di persone avrebbe pigliato Roma per assalto, ma anche per andar di concerto con Rodio non li riuscì, come si rileva da una lettera da lui scritta al 31 agosto [f. 29] da lui scritta e fatta in Velletri per Napoli al suo strettissimo amico che il pensiere [aveva] avuto e l’impegno di queste notizie raccogliere, e formarne questo scritto.» lascia intendere che vi sia stata una collaborazione di una terza persona nell’ideazione e nella stesura dell’opera. NOTA ED ESTRATTO DELLE CARTE RITROVATE A SORA NELLA CASA DI ABITAZIONE DI FRA’ DIAVOLO Maestà Battuti e discacciati da Sora i briganti della masnada di Fra Diavolo, nella casa da esso abitata furon rinvenute alcune carte, che la necessità di una precipitosa fuga aveagli fatte abbandonare. Il Generale d’Espagne nel parteciparmi l’azione seguita in Sora, di cui ha indirizzato distinto dettaglio allo Stato Maggiore Generale, mi ha rimesse le accennate carte. L’esame delle medesime non offre alcun avviso o notizia rilevante. Due sole cose sembran degne di osservazione: la prima, che i briganti erano ordinati come Truppe regolari col nome, che altra volta davasi alle Masse, di Corpi volanti. La seconda, e questa merita maggiore attenzione, dimostra che i briganti del Regno ricevono soccorsi e rinforzi dalle popolazioni dello Stato Pontificio, colle quali sono in comunicazioni. Qui compiegata ho l’onore di presentare a V.M. la nota ed estratto di tutte le carte ritrovate. Saliceti 26 settembre [1806] 1. Rapporto a Fra Diavolo dell’Alfiere Rosario Sherbo Comandante in Sora alla Porta di Roma. Questi, in data de’ 23 corrente, riferisce di non esservi nulla d’importante in quel Posto. 2. Lettera di Giovanbattista Giovannelli degli 11 decembre 1799 diretta da Roma ad Antonio Spoglia in Sora. Rimette in essa lettera un attestato del Tenente [Generale] Rodio a favore di Antonio Spoglia. 3. Proclama di Fra Diavolo a Sora, del 13 settembre 1806. Ordina il ritorno in Sora agli assenti fra 24 ore, sotto pena di confisca di tutti i beni; consegna d’armi e munizioni, sotto pena di esser considerati come ribelli. 4. Passaporto del 14 aprile 1805 fatto in Roma, firmato dal Cardinal Consalvi, riveduto dal Segretario di Legazione di Francia, a favore di Vincenzo Rosati, che va da Roma a Parma. 5. Carta manoscritta, che contiene la distribuzione delle forze di Fra Diavolo in Sora e nel contorno. I Posti guardati son nove, cinque Porte, e tre Posti sulla sponda del fiume; la somma degli uomini di guardia è di 694. 6. Lettera di Francesco de Bellis a Carlo Carrara in Sora, senza data. Invio di monete antiche. 7. Cifra. Non intesa. 8. Ordine di Fra Diavolo agli abitanti di Casalvieri. A Preti in specie, e agli altri del Paese di porsi la coccarda rossa. 9. Lettera di Carlo Panetta, senza data e indirizzo, a un tale, che intitola Eccellenza. Dimanda soccorso, per essere stato disfatto dai Francesi. La lettera pare in data di Atena [sic]. 10. Lettera di Francesco Mancini Capitano a Fra Diavolo, senza data. Da conto della sua marcia, dice di esser mancato poco di sorprendere 150 Francesi sul monte S. Pancrazio, che si son ritirati in Campoli. Dice di aver 50 uomini; ne chiede altri 70 di rinforzo per assalire i Francesi; si fa sicuro della vittoria. 11. Lettera in data del 23 settembre da Roccarivi [Roccavivi], firmata da Filippo di Battista, e da Francesco di Grazia. Chiedon forza per Roccarivi, dicendo che ivi può passare più che altrove Francesi da massacrare. Si raccoglie, che da Capestrello ed a Rocca vi è posta della gente armata in agguato. 12. Lettera di Pietro Mancini Capitano a Fra Diavolo, in data del 23 settembre da Campoli. Rende conto con precisione estrema del luogo ove son situati a Campoli i Francesi. Chiede delle razioni. 13. Lettera di Domenico Braccioli, de’ 23 settembre. Manca l’indirizzo. Pare di un inferiore ad un superiore; è in data di Atena [Atina], Avvisa che in S. Germano vi sono 100 Francesi assediati sul colle di Roccasecca, che spera di far prigionieri. Aggiunge, che a Pesco a Serali vi sono altri 100 Francesi circa. Aspetta notizie da S. Germano e Piedimonte. Chiede munizioni. 14. Lettera di Carlo Panetta a Fra Diavolo, in data di Atena [Atina], 20 settembre. Scrive, che tutti i Francesi che furon battuti da lui, si son concentrati in S. Germano. Chiede in ajuto la massa degli abitanti di Casalese, per dargli l’assalto. Finisce col dire: «Siamo nel pericolo, restando in Atena, di esser bruciati, ma comunque sia, siam pronti a tutto». 15. Lettera di Vincenzo Fantauzzi Comandante a Fra Diavolo in Sora, in data del 23 settembre, da Bassorano. Da conto che circa 200 uomini di massa dello Stato Romano son venuti per la volta di Carsoli e di Iesi fino a Tagliacozzo in ajuto. 16. Instanza generica, senza data, nè nomi, fatta dai Galeotti a Fra Diavolo. Chiedono di essere uniti in truppa, per servire contro i Francesi, sotto il comando di Donato Valsano. 17. Lettera dei Sindici di S. Donato, [in] data 16 settembre, senza indirizzo. Pare però [indirizzata] a Fra Diavolo. Inviano Ferdinando Gramegna a ricever gli ordini, in nome della popolazione. 18. Rapporto fatto da un Alfiere alla Porta di Roma in Sora. Da conto di un piccolo fatto del Quartiere. 19. Lettera di Vincenzo Boccari, 17 settembre, in data di Alvito, a Fra Diavolo. Parla di esecuzioni di ordini, che non sono specificati. 20. Lettera di Berardo Tancredi e Filippo Mattei a Fra Diavolo, in data de’ 16 settembre, da Civitella di Roveto. Offrono gli omaggi della popolazione di Civitella, gente, armi, munizioni. 21. Notamento distinto e nominativo di sei compagnie, e di una di Cacciatori di Campagna. Ascendono gl’individui notati, col loro Stato Maggiore, a 573. Istoria delli fatti accaduti a D. Michele Pezza dal giorno 17 DICEMBRE 1798 PER LA RIVOLUZIONE ACCADUTA NEL REGNO DI NAPOLI ALL’ENTRATA DE’ FRANCESI[1]. Essendo giunto l’ordine del Tenente Generale il Duca della Salandra, che tutte le popolazioni si fossero armate in difesa del nostro amabilissimo Sovrano Ferdinando IV Dio Guardi contro l’infame sedicente Repubblica, essendo D. Michele Pezza alias Fra’ Diavolo della Terra d’Itri provincia di Terra di Lavoro attaccato alla Corona, subito cominciò a fare unione di altri[2], scrisse lettere circolari per tutti i Paesi vicini che si fossero armati prestamente, e tutti si fossero portati da lui in Itri, anche coloro che armi non avessero, che dal medemo se li sarebbero date, in maniera tale che in termine di giorni quattro strinse da circa 10.000 [sic] uomini, e si portò subito nel Fortino chiamato S. Andrea, che sta situato nella strada che da Itri si cala alla Città di Fondi unico passo che da Roma si viene nel Regno circondato da montagne, dove stava il Comandante per nome Sicardi. Questo comandava cinque pezzi di cannoni, e teneva sotto di se da circa 1.000 [f. 2] uomini di Fanteria, Cavalleria, Fucilieri di Montagna ed Artiglieri, e si presentò dal suddetto Comandante con tutta la sua gente, a cui il Sicardi gli disse che colà non bisognavano, ma che l’avesse guardato le spalle che per il Fortino penzava lui, a cui rispose il Pezza che per le spalle non dubitasse, e stesse pur sicuro; allora subito si partì colla sua gente, e la divise ne luoghi più opportuni che lui stimò, per dove i Francesi potevano passare per impadronirsi del Fortino, cioè a Sperlonga, a Migliograna, a Vallefredda, alla Madonna della Civita, S. Nicola ed altri luoghi, ed erano dalle Università mantenuti di tutto il bisognevole di bocca e di guerra. Come di fatti giunti i Francesi nella città di Fondi non mancavano di andare a stuzzicare i suoi, per poter passare avanti, ma sempre erano respinti colla perdita di più Francesi, che un giorno l’inseguirono sin’ a vicino Fondi, dove presero 400 castrati, che i Francesi tenevano, e furono condotti in di lui potere, e fu fatto il calcolo de’ morti francesi da circa 300, [f. 3] e cinque prigionieri, che furono mandati in Gaeta, altri furono trattenuti ed impediti, per non farli passare circa giorni undeci sempre coll’armi alla mano, di giorno e di notte in mezzo alle gran nevi di cui erano coverte quelle montagne, ma il giorno 29 dicembre 1798 verso la sera s’intese sparare tre colpi di cannone, e poi non s’intese più niente. Credendo il Pezza essere cosa da nulla, ma che ad un’ora della notte giunse un corriere al medemo, e gli disse che il Comandante Sicardi aveva reso il Fortino senza fare alcuna resistenza. Sentendo questo si restrinse quella poca gente che potè per portarsi alle montagne di Gaeta per poter dare ajuto alla detta Piazza. Ma il fatto si fu che al far del giorno li furono addosso circa 3000 Francesi, con quali stiedero più di otto ore a far foco, e ne massacrarono più di 300, e gl’ altri perseguitarono fin’ a Gaeta, credendo il Pezza non si fusse resa la Piazza, ma il fatto si fu che la trovò resa; avendo ciò inteso tutta la sua gente si scoragì, e subito depositò l’armi per andar nelle loro case, e salvare le proprie famiglie, dal che restò il Pezza [f. 4] con soli 24 uomini, che non sapeva il medemo cosa farsi. In capo a sei giorni risolse, e disse a suoi compagni andiamo in Itri a massacrar quei pochi Francesi che vi sono, come di fatto andiedero, e trovarono circa 60 Francesi, che una quantità furono massacrati, ed altri perseguitati fin’a Castellone, e poi ritornarono indietro, ed andiedero a sonare le campane ad armi, al che tutto il popolo corse, ed armossi fin’anche le donne, per cui da diverse donne furono ammazzati molti Francesi; nell’istesso giorno ne massacrarono una gran quantità tutti della piana maggiore, che passavano colle carrozze, come benanche fermarono un corriere che portava una cassa di proclami per affiggerli per i paesi, e fu fatto prigioniere un Generale ed un Colonnello, al che penzò il Pezza portarli prigionieri in Napoli al Generale Pignatelli, per aver dal medemo soccorso di armi e munizioni; giunto che fu a Sperlonga per imbarcarsi, trovò colà circa venti Francesi, e cominciò a far foco, e ne ammazzò sette, ed un Commissario ed un [f. 5] giacobino fece prigionieri, che in unione degl’altri due condusse in Napoli. Giunto a Napoli si portò dal Generale, e gli disse che avea portato quattro prigionieri, gli rispose il Generale che li avesse portati al Granatello, che colà avrebbe trovato un Aiutante, al quale doveva consegnarli, come infatti fu eseguito; dopo averli consegnati il Pezza con altri due suoi compagni ritornò in Napoli, e tre altri suoi compagni rimase a guardare li prigionieri; la mattina susseguente si portò di bel nuovo dal Generale, quale pregò che l’avesse data una barca, armi con munizione di guerra, che in capo a giorni sei l’avrebbe ripigliato la Piazza di Gaeta, ma niente li rispose, nè volle darli niente[3]. Ciò vedendo si portò subito al Granatello, per chiamar li suoi compagni e portarli nella loro patria, ma il fatto si fu che non trovò li suoi compagni, nemmeno li prigionieri, solamente li disse un soldato che nella notte antecedente era venuta una compagnia di Cavalleria da Napoli, e si aveva portato li prigionieri e li suoi compagni in Caserta; sentendo questo si portò subito in Napoli, e prese altri due compagni e si partì per Itri. Colà giunto di nuovo incoraggi li suoi compaesani, e li portò seco per affrontarsi col nemico, che veniva per abbatterli, che appena fu veduto che si cominciò un vivo fuoco, che non cessò un momento, ma durò circa due ore, e morirono de Francesi da circa 100, ed il restante [f. 6] fu perseguitato fin a Gaeta, che di timore abbandonarono un carro d’armi ed un altro di munizione e 10 cavalli; questa funzione continuò giorno per giorno, più volte i Francesi tentavano abbatterli, ma sempre valorosamente erano conquassati giornalmente colla perdita di quaranta e cinquanta, senza li feriti, che si fece il bilancio delli morti circa 500 tra soldati e piana maggiore. Per fine li mancò la munizione, son venuti li Francesi, si fece quanto si potè, per cui convenne fuggire, e loro s’impadronirono del Paese, dove fecero sette giorni di sacco, e massacrarono da circa 50 paesani tutti di età avanzata, fra’ quali il capo fu suo Padre. Qual cosa saputasi da suoi figli senza badare al pericolo della vita, uno se lo prese sopra le spalle e l’altri collo schioppo alla mano si fecero strada in mezzo alle sentinelle francese [sic] di notte, e nella sua Chiesa lo seppellirono. Allora restò con soli 27 uomini e si portò in Maranola, e subito risvegliò tutti quei Paesi convicini, cioè Maranola, Triulo, Casitelnuovo, Spigna, Traetto, S. Maria della Lefna, Pulgarino, Castelforte, Salvagana, le Fratte, Coreno, e radunò da circa 1.700 uomini, di più fece una lettera circolare per tutto lo stato di Sora, Abbruzzo, in nome di Sua Maestà Re delle due Sicilie, quale intesisi subbito abbandonarono le loro famiglie e si avvalse delle seguenti espressioni, cioè: Eccomi vicino a voi miei cari figli, in breve [f. 7] sarò tra voi, e non credete che io vi abbia abbandonato e rimasti in preda dell’inimici, il rammarico della mia partenza fu grande, colpa non fu la mia, ma de miei Ministri. Eccomi che sono tornato con una grande Armata, di mare e di terra, e viene in mio soccorso il Sacro Romano Impero, l’Impero Ottomano, oltre altre Potenze. Cari vassali siatemi fedeli, perchè non sarete oppressi: guai a coloro che ànno detto, mentre nell’avvenire non ci sarà chi possa frangere Leggi sì sante,' che il mio Figlio, vostro Figlio, invigilerà sopra tutte le Provincie per formare la felicità de miei Popoli. Cari vassalli siatemi fedeli, ed il Ciel vi assiste. Mare di Brindisi mese di gennaio 1199. Vostro Padre e Re Ferdinando IV. Quale intesi, subito abbandonarono le loro famiglie, e presero le armi in difesa del nostro amabilissimo Sovrano. Dopo d’ aver ristretto la gente si portò a fronte del nemico che stava al Garigliano, e ne massacrò un gran numero, e poi tagliò il ponte al Garigliano; il giorno seguente vennero circa 4.000 Francesi, ed attaccarono un vivo fuoco, che durò circa tre ore, e siccome era forza maggiore li convenne fuggire, e dopo due giorni si portò nella strada, dove loro dovevano [f. 8] passare, come in fatti vennero circa 300 con 27 carri di munizione di guerra, quali furono disfatti, ed ànno preso tutta la munizione. Ma sentendo [che] in Traetto stavano lentamente con i suoi andiedero ad assaltarli, e [li] massacrarono senza che ne fusse scappato uno al numero di 242, dove il Pezza si fortifìcò; dopo son venuti con forza maggiore ad attaccarli, e-combattendo valorosamente col nemico restarono i Francesi vincitori convenendo a loro fuggire, che appena sono entrati saccheggiarono, ed ammazzarono una gran quantità di paesani con mandare a fuoco la città; i morti francesi restarono senza numero che restarono in loro potere. Dopo altri tre giorni si son fatti avanti di bel nuovo, gli ànno sciacciati [sic] dalla detta città che tutti si son ritirati al Garigliano, e perseguitandoli valorosamente l’hanno anche discacciati dal detto luogo, con farli fuggire più di un miglio verso Capua, poi nel giorno [stesso] levarono il ponte di nuovo, e lasciarono una guardia per non far passare nessuno, e si portarono a Gaeta, per affrontare ed abbatter l’ infame nemico, che poco ci voleva a rendersi. Ma in questo momento venne il capoposto che stava al Garigliano, e gli disse [che] erano passati [f. 9] colle barche più di 4.000 Francesi, e stavano poco lungi da loro. Sentendo i suoi soldati questa notizia fuggirono tutti ne loro paesi, così ancora lui fece lo stesso, ma poi fu appurato bene che erano 400 che cotesto capoposto fece passare, che se non fusse questo tradimento accaduto, avrebbero occupata detta Piazza. Mentre stava restringendo la sua gente, i Francesi di notte si son fortificati, e formarono di nuovo il ponte al Garigliano, e ci posero quattro pezzi di cannoni, e ci accamparono da 500 uomini, e si ritirarono di nuovo in Traetto, ed in tutti quei paesi che da mano in mano la strada conduce a Roma, ma niente più poterono acquistare mentre li facevano in ogni parte ostacolo, ma bensì non passava giorno che non fussero andati ad attaccar fuoco, che sempre fu sparso gran sangue, non potendo assaltar Traetto per il motivo che si son provveduti di cannoni, ma vedendo ciò il Pezza prese quartiere poco distante da loro. La mattina delli due di febbraro giorno della Madonna Nostra Signora, si trovò un prete il quale disse figlioli sentiamoci la Messa, che la Madonna ci faccia portare vittoria in questo giorno, per poter superare l’infame nemico. Al che il Pezza per non [f. 10] contradire disse a suoi sentiamola, ma per celebrare la Messa non si trovava pronto il calice, nè tampoco l’ostia nella Chiesa, tutto si stava cercando sin anche le candele per pigliar tempo, acciò li Francesi l’avessero colti nella Chiesa. Dopo tanto tempo si disse la Messa, si voltò il sacerdote e disse diciamo le litanie alla Madonna; allora lui disse non serve dir litanie dobbiamo andare al nostro destino, mentre stavano uscendo dalla Chiesa s’intese gridare all’armi, all’armi che si accostava il nemico, come in fatti lo era; ritrovandosi la sua gente così all’improvviso si sbaragliarono ponendosi tutti a scappare, e lui restò con soli cinque uomini, trattenendo li Francesi circa due ore colla morte di 83 individui fra quali erano 30 uffiziali francesi; vedendo poi che da Traetto usciva altra forza li convenne fuggire per salvare la propria vita. Il giorno seguente tornò con pochi uomini nella strada dove quelli passavano imboscandosi nel loro passaggio attaccando un vivo foco colla morte di 50 Francesi, soldati di Cavalleria, dove presero 14 carri di [f. 11] prigiotti, un altro carico di apparamenti di Chiesa; il giorno dopo prendendo cammino verso Traetto per attacar l’inimico dove riceverono più di 600 scoppettate per cui la sia gente tutta l’abbandonarono, ma nulla esso curando ostinatamene li prese 19 vacche, che trasportava avanti un villano verso Traeto; alla fine vedendo che la sua gente voleva lasciarlo solo prese viaggio ed andiede a trovar la sua famiglia, per vedere se erano vivi o moti in Itri. Dopo che restò con soli 27 uomini, e sempre facendo imboscate per non far passare anima vivente, che tanto le carrozze del nemico quanto i soldati dovevano morire, dopo fatto un attacco subito: ritirava alle montagne, ma non sempre nell’istesso luogo, ma in diverse parti, conforme venivano le spie, che dicevano dove passar dovevano i Francesi, là subito s’imboscava. Un giorno venne un aviso che passar dovevano i carri coverti che Chiambionetti portavi lui subito si portò ad aspettarli, e dopo che vennero detti carri accompagnati da 70 uomini di Cavalleria, quali furono tutti massacrati e presi detti carri, credeva esser danari, o argenteria, ma in un solo erano danari, e negl ’ altri tutti vestuarii della truppa, ma preso detto [f. 12] bottino con i suoi si ritirò col suo destino. Di nuovo se li scrisse da Castelforte che si fusse là portato con dirli che si erano radunati circa 4.000 uomini, allora non tardò subito andiede, perchè sapeva che ogni giorno venivano i Francesi ad inquietare, che un giorno avevano portato un mortaro per le bombe cannoni dicendo voler distruggere detto paese, ma ogni volta che son venuti erano respinti colla morte di molti loro individui, che tra morti e feriti furono circa 300 che l’imbarcarono e mandarono in Gaeta, mentre una persona suo strettissimo amico quanto si faceva in Gaeta tutto li avisava, e sempre tentavano di distruggere la sua gente, nè li riuscì, che anzi un giorno li prese sin’ anche li cannoni, e furono buttati nel Garigliano per non poterli portare nel Paese dove stava per cagion delle montagne. Aveva lui ben’ anche in detto Castelforte quattro pezzi di cannoni di legno che pochi colpi potevano sparare, che servivano per dar terrore al nemico, per cui dopo li soldati Polacchi e Francesi [f. 13] quando erano comandati per Castelforte gli pigliava il diavolo, che sempre erano battuti valorosamente, che furono costretti abbandonar quel luogo per non essere tutti massacrati. Vedendo il Pezza che non venivano più a tentare il Paese, risolse della sua gente formar due colonne, una dovea batter Traetto, Garigliano, Mola e Castellone, e l’altra Itri e Fondi per poi uniti batter la piazza di Gaeta, ed in fatti ha combattuto colli Francesi a Fondi ed Itri colla colonna da lui comandata, de quali porzione furono morti, ed altri perseguitati per fìn’ allo Stato Romano; la colonna di Traetto la fece comandare da un fuciliero di montagna chiamato D. Antonio Guisa, ma nel mentre si battè colla città ebbe la disgrazia il detto comandante di perire, bensì fu presa Traetto, ma tutta la gente si scoraggi, per non aver chi li comandava, perciò non eseguì quanto il Pezza l’ aveva ordinato. Mentre lui si portava in Gaeta, li giunse un corriero dicendo che la [f. 14] gente se nera andata vedendo la morte del detto Guisa; in quell’istante giunse una colonna innumerabile del nemico, e si ripigliò Traetto, dove massacrarono circa 400 uomini e donne, e ci sono incappati circa 60 della sua truppa, e poi si sono incamminati verso Castelforte. Ciò lui sentendo si portò subito a dar ajuto a quella povera gente, ma giunto che fu in quelle vicinanze intese che stavano per entrare in detto paese, e per mancanza di munizioni si dovea rendere, ma bensì morireno circa cinquecento cinquanta Francesi[4]. Avendo il Pezza questo inteso disse che non dubitassero che pensava lui per la munizione, ed avendo inteso che era giunta in Procida l’armata inglese, e di fatti trovò una barca, e si portò da loro in Procida per aver munizione; appena arrivato fece passare imbasciata al Comandante Dobrits, con dirli che era colà giunto Fra’ [f. 15] Diavolo, che voleva comunicarli alcune cose. Appena intese il Comandante il suo sopranome, subito lo fece salire a bordo, e lo ricevè benignamente, dopo un lungo discorso li offrì qualunque danaro hi volesse, a cui rispose che danaro non li necessitava, che n’avea bastante, solo era venuto a pregarlo per armi e munizione di guai, che di questo ne avea bisogno. Allora il Comandante l’inviò col suo interprete Cianchi, e comandò al Governadore, allora D. Michele de Curtis col quale anche lui parlò, e li fece l’istessa offerta di danari, e lui rispose l’istesso, al che prontamente li diedero due cannoni, e tutta la necessaria munizione di guerra. Ritornato che fu al suo destino, ritrovò solo 20 uomini al Garigliano, dove sbarcò li cannoni, e pensava portarli in Traetto, che aveva inteso colà dovevan venire circa 200 Francesi, pensando tra se stesso se il nemico viene si piglierà i cannoni, e noi ci convien fuggire; dopo verso un ora di notte fece attaccare li cannoni, e portare nella strada vicina Scavora [sic]; e là situarono [f. 16] li cannoni, pensando che se loro vengono non possano passare per altro luogo ma solo per qua, ed allora si farà quanto si può. Ma buona sorte si fu che nessuno si vidde al far del giorno, e subito vennero circa 300 uomini delli suoi, e così si son portati sopra Maranola la quale è situata sopra una montagna, che li cannoni si dovettero portare a schiena di cavalli, dove si formò un quartiere di ritirata, aspettando per restringere tutta la gente che in termine di dieci giorni radunò circa 1.000 uomini, e 700 stavano in Itri comandati da suoi fratelli che impedivano il passo per il mare e per terra alli corrieri, e non lasciavano passare nessuno, che non fosse visitato; come passavano i corrieri, così erano arrestati e prese le balice, con lettere, che si trovavano, ed all’istante erano spediti per Procida per farli ricapita quanto prima nelle mani di Sua Maestà nostro Sovrano. [F. 17] Di più di questo ha avuto due corrispondenti in Gaeta che erano provisionati, che non tralasciavano giornata per farlo inteso di quanto si faceva dal nemico per essere più sicuro ad affrontarlo; oltre di questo i sudetti fecero una gran provisione di carne salata col suo consenso, in maniera che s’inverminì, e tutto dovettero buttare in mare, che questo ancora fece rendere prima di due mesi la Piazza perchè li mancò la provisione, e sentendo che i Francesi volevano sortire da detta Piazza di Gaeta, subito si sono imboscati che il giorno 10 maggio fecero un gran massacro, che tra morti e feriti furono più di 160, ed il restante perseguitarono fino a Gaeta. Pochi giorni dopo che fu il giorno di S. Marciano fecero una imboscata al ponte di Castellone che passavano 200 Francesi, tanto furono battuti che nessuno potè scappare per portare la notizia in Gaeta, che tutti furono massacrati, dopo di ciò ognuno se n’ andiede al suo destino, rimanendo lui solo con solo 40 uomini in Mola. Intanto vennero due trabacoli per mare, menando cannonate da per tutto, e neppure loro hanno [f. 18] risparmiato di sparare. Nel tempo che si faceva questo foco, ecco che se ne vengono 700 Francesi colla Cavalleria davanti, alla vista de quali il Pezza con [un] suo compagno sparò, e n’uccise due, dove si fece un gran fuoco, e li trabacoli da mare si accostavano, sparando cannonate e mitragliate; lui intanto ciò vedendo con i suoi compagni se n’andiedero al loro destino, perchè erano pochi, e non potevano far resistenza, che se i Francesi volevano venire sopra Maranola l’aspettavano, dove stava lui colla sua colonna; ma non si sono rischiati di andare, e subito hanno saccheggiato Mola e Castellone, e si sono ritirati in Gaeta. Dopo giorni due venne un corriere con dirli che in Mola son giunti 30 Francesi con due barche a macinare il grano, allora lui prese 100 uomini, e si portò colà, e massacrarono circa tutti 30 Francesi, e presa tutta la farina la portarono al loro luogo. A capo di pochi giorni calò a Castellone con tutta la sua gente, dove formò quartiere, e poi giunse il suo fratello D. Giuseppe Antonio con altra gente da Itri, e due cannoni, i quali [f. 19] furono conquistati dal medesimo. Dopo si sono accostati verso Gaeta per conquistar detta Piazza, al che immediatamente si portò il Pezza per parlar colli Inglesi, ed andiede a bordo di un brigantino, che poco distante stava; in questo momento sortirono i Francesi dalla Piazza colli cannoni e colla Cavalleria, attaccarono il foco, che durò circa due ore, e che dalli nostri hanno pigliato due cannoni, lo che accadde per non essere presente il Pezza, che non potendo arrivare prima, per il contrario tempo, ma alla fine arrivò lui, e ricuperò un barile di munizione e molte armi di diversa qualità, e di bel nuovo si situò a Castellone, e non fece passare neppure la paglia per i cavalli. Dove stiede fin tanto che sono arrivate due galeotte, quattro bombardiere e quattro lanzoni da Procida, e così si son portati di nuovo all’assedio che fecero sì stretto, che neppure poteano sortire per prendersi un poco di verdure dalli giardini sotto la fortezza, e non passava giorno che non avessero tentato di sortire contro di loro, ma sempre colla perdita di più Francesi, che sempre vergognosamente si sono ritirati. Nel[le] loro sortire che facevano erano tre colonne, una veniva di fronte, l’altra per la montagna, e la terza andava a saccheggiare il borgo, ed il Pezza gli perseguitava che doveano lasciare quanto aveano fatto; ma di ciò [f. 20] sdegnato, ben tre volte li avisò che fussero l’abitanti usciti dal borgo, e levato ogni cosa per non dare modo al nemico che col saccheggio si fusse rinforzato. Alla fine alle sue voci non volendo ubbedire, colla sciabola alla mano gli scacciò, dicendo a suoi scarpitti che non avessero portato riguardo a nessuno, qual cosa fu di molto danno a quelli del borgo, ma dovette farlo per levare ogni forza al nemico, e per farli più presto renderli andava di nascosto a dar fuoco travestito in più forme alla munizione della polvere che avevano sopra la fortezza, che li riuscì una volta mandare in fumo da 50 artiglieri, per cui da quel giorno in poi i Francesi furono privi dell’artiglieri sopra la fortezza. Altra volta con 20 uomini sciolti andiede a tagliare li capi delli pozzi per tutti li giardini che bagnavano le verdure, e così li riuscì disseccarle tutte acciò non avessero avuto neppure erba da mantenersi i suoi nemici; un giorno si avanzò sotto le mura con un suo compagno, avendo veduto che avanti la porta di Gaeta stava un uffìziale francese con pippa in bocca e libro in mano seduto ad una sedia nell’erba con un soldato di guardia avanzata di sua difesa; accostatisi a tiro di scoppo [sic], lui vestito da scarpitto colla [f. 21] carobina [sic] e ’l suo compagno da uffiziale colla sciabola, il quale ebbe un archibusciata, ma non lo colpì; allora lui disse voglio veder se il colpo della mia carobina lo sgarra, ciò dicendo sparò, al che si vidde in un punto andar su sopra l’uffìziale, il libro, la sedia la pippa, ed il soldato se la scappò, e così li riuscì guadagnar quella pippa che lui da lontano si aveva prefisso pigliarsi, per cui a questo cimento si espose. Di più due suoi ciacchetti continuamente insultavano sotto le mura i Francesi, dicendo loro ha [sic] striga galline, mangia lardo uscite a combattere, uno de quali con un colpo di cannonata fu spezzato per mezzo per troppo azzaldarsi [sic]; questo saputo il Pezza si rammaricò da una parte ma si contentò, perchè questo ne avea ammazzato più degl’altri, mentre quando sortivano i Francesi di notte a rubar verdure e frutta ne giardini, il ragazzo sotto le foglie folte ed alte di cocozze nascosto li ammazzava, e lui colle proprie mani lo seppellì in una Chiesa vicina in un vaso di pietra dove si poneva l’acqua santa per non esserci ivi luogo di sepoltura, e di più li bruggiò da circa mille e duecento tomola di grano ammetati avanti le mura, per non darli modo da vivere. [f. 22] I Francesi un giorno vollero armistizio dal sudetto Pezza; diede pranzo a tutti l’ufficiali che si mangiarono come tanti lupi molti prigiotti e frutta, oltre di molto pane e vino e mezzo barile di acquavite che aveva fatto [venire] a posta per incoragirsi con i suoi nell’attacchi. Per cui li dissero quanto siete velenoso in battaglia tanto siete amabile nella pace. Per cui obligati invitarono anche lui nella piazza a pranzo, e lui rispose non poterla [sic] servire, mentre non poteva muoversi una pedata senza ordine del Sovrano; ma almeno li dissero si fusse trattenuto un ora per avere il piacere di farne il ritratto, nè ce l’accordò, sicché licenziati si ritirarono nella piazza, e disperando si dicevano abbiamo a combattere con tutte le corone, ed anche con un Diavolo in terra. Una mattina fece un entrata falza a vista del nemico con 500 uomini, carri ed altri equipaggi con cassa battente che i Francesi si credevano essere altra truppa di linea venuta, per cui intimoriti non sortivano più dalla fortezza, ma pure un giorno vollero tentare alla disperata, ed il fatto si fu che mai non successe tanto di loro massacro quanto quella mattina da circa più di 200, e ne furono appiccati per i macelli e per gl’albori come tanti porci, che il Comandante di detta piazza si mandò a lagnate con dire che queste non erano azioni di guerra, e da lui li fu risposto prontamente che non l’avrebbe fatto, se non l’avesse imparato da loro, i quali poco prima aveano trovato tredeci [sic] de suoi e l’aveano fatti a pezzi a colpi di accetta, dicendo loro fate de nostri quello che volete, che se venite nelle nostre mani faremo quel che ci piace. Dopo questo fatto d’ armi non s’ intesero fin tanto non si fece [f. 23] la capitolazione[5]; allora gli disse il Comandante francese che [se] per giorni tre non si fusse capitolato si doveva rendere per fame giacché nel mentre era durato l’assedio si cibavano di solo pane e lardo ed acqua, consistente assegnato per ciascheduno [era] mezza libra di pane e due oncie di lardo, e che un piede d’insalata si pagava un carlino; dopo che si sono imbarcati il Comandante li disse che fra mesi sei si sarebbero veduti di bel nuovo, a cui il Pezza rispose spero dal Signore di vederci in Parigi prima di cinque mesi. Dopo presa la consegna di detta piazza si portò in Napoli alle prime [sic] di agosto a bordo da Sua Maestà giusto quel giorno che sarpò [sic] la sera da Napoli per Palermo, che dopo gran piacere di Sua Maestà in averlo la prima volta veduto con quei Signori che li facevano corono [sic] encomiandolo e lodandolo della sua brava condotta e fedeltà se li domandò sera casato, o soluto, volendolo premiare con superbissime e nobilissime nozze, a cui lui rispose d’ aver dato parola[6] ad una giovine, nè potea mancarla, essendo sempre stato il suo carattere di un uomo fedele; di che dal Re e da quei Signori ne fu lodato come uomo fedele ed onorato, poi li disse che fosse [f. 24] partito per la conquista di Roma, e concertato prima col Cardinal Ruffo. Come di fatto a 23 di agosto da Castellone la mattina di venerdì licenziatosi dalla moglie e suoi parenti dopo otto giorni di matrimonio partì, con 3.000 uomini tra scarpitti, Fucilieri di montagna ed un battaglione di campagna e treno di artiglieria, e li furono consegnati due cannoni e tutto il bisognevole da guerra, con tutta la munizione e ducati 4.000 che arrivato in Terracina li consumò per la paga de soldati, e subito dovette cercar danaro per mantenimento della truppa, e prese come fece molta robba de Giacobini dalle mani de consegnatarii con suoi ricivi; avendo inteso che i Francesi aveano disfatta la colonna di un certo calabrese chiamato Rodio in Frascati di Roma, quale colonna per aver dato il sacco ed incauti nel dividersi e vendersi la robba in Marino, fu assalito da i Francesi colla perdita di molti [e] fuggì fin dentro l’ Abbruzzo, al che lui subito si avanzò e si portò in Velletri [f. 25] da dove promulgò proclami con affiggerli dentro le mura di Roma di notte nascostamente del tenore seguente, cioè[7][:] Ferdinando IV, per la Dio grazia Re delle Due Sicilie, di Gerusalemme ecc., Infante di Spagna, Duca di Parma e Piacenza, Castro, Gran Principe Ereditario di Toscana. Fabrizio Cardinal Ruffo Vicario Generale del Regno di Napoli. D. Michele Pezza Comandante e Generale della Regia divisione che forma l’ala sinistra dell'Esercito di S.M. che marcia verso Roma. Dopo le paterne premure che si è dato S. M. di riacquistare quella porzione del suo Regno di Napoli, che per disegno dell’ insensato Giacobinismo era stata sovvertita ed invasa da i Francesi, onde riportare a suoi buoni ed amati sudditi la pace, la giustizia ed il buon ordine originario della sola onestà cristiana, per il di cui fine [f. 26] appunto il Creatore dell’Universo ha dato i Re alle Nazioni, si è pure la Maestà Sua determinato di far inoltrare le sue vittoriose truppe in questo Stato Romano, richiamato dalla premura di tranquillizare anche questi Popoli suoi limitrofi e salvare la S. Chiesa già illanguidita per assicurar la pace dell’Italia, nella quale va ineressata. E siccome per li gloriosi ed interessanti oggetti è intenzione della Maestà Sua che vi concorra più la ragione propria del [sic] uomo da bene, che la forza imponente ed estesa delle sue armi, e specialmente di voi Popolo Romano, che solo rimanete ancora sotto di quella violenza che vi produce un governo tumultuante destituito di dritto, di leggi, e principii: siete perciò con il presente editto chiamato dal pietoso cuore della [f. 27] Maestà Sua ad interessarvi in questa santa, giusta e devota causa, con promettere che sebene siete concorsi colle armi alla rovinosa ed abominevole sacriliga Democrazia, che vi andava a distaccare dal Vangelo e dalla vostra stessa felicità ne rimarrete non solo perdonati, subito che deporrete le armi, e verrete a presentarvi a me, o ad altro Comandante delle Regie Truppe sia generale o locale o dei suoi Alleati, ma ben’anche sarete premiati, preferiti e ricombenzati; persuasi come dovete essere che la sola benignità sovrana si è quella propria del suo Reale animo si e quella che vi dispensa questa indulgenza per somministrarvi un mezzo per farvi salvi ed immuni; poi che se mai sarete trovati colle armi alla mano, allora verrete trattati come veri ribbelli [f. 28] figli della perfidia e dell’errore, e soffrirete soli e non mai altri il saccheggio stato vietato alle Reali Truppe. Dato in questo Quartiere di Velletri 9 settembre 1799. D. Michele Pezza Fra Diavolo. Di là poi passò in Albano, e formò quartiere quattordeci miglia distante da Roma, e prese tutti i migliori posti dividendo la sua truppa per poter battere l’infame nemico, né da quel punto s’ intese più perdita dell’armi napolitane, non tralasciando giorno e notte di andare con 100 uomini alle porte di Roma, e dentro la città di notte per regolar le sue mire, ma non si son rischiati mai i Francesi e Patriotti uscir fuori, e che se lui avesse avuto un altro migliaio di persone avrebbe pigliato Roma per assalto, ma anche per andar di concerto con Rodio non li riuscì, come si rileva da una lettera da lui scritta al 31 agosto [f. 29] da lui scritta e fatta in Velletri per Napoli al suo strettissimo amico che il pensiere [aveva] avuto e l’impegno di queste notizie raccogliere, e formarne questo scritto. In quell’istante giunse il generale Boccard in Grotta Ferrata con 3.000 uomini di linea con artiglieria e cavalleria, e li scrisse lettera che si fusse portato colà, dove subito andiede, e volle saper da lui lo stato di Roma, lo che da lui li fu partecipato in tutto, come ancora li fu detto che quando voleva assaltar Roma era pronto, mentre anche la fortezza di Fiumicino e quella di S. Michele l’aveva già presa per assalto con 13 uomini ed aveva fatto otto prigionieri, ed ora non facea passar persona alcuna per detto fiume per cui non vi è chi li faccia ostacolo. Dopo giorni tre lo mandò di nuovo a chiamare, e li disse che si è fatto armistizio con dirli che non andasse più verso Roma, il seguente giorno lo mandò di nuovo a chiamare, e li disse che l’ avesse scelto 1.000 uomini i migliori che aveva, e che avesse avanzato alla volta di Roma, e che si era già fatta la capitolazione [f. 30] e che si avesse presa consegna delle tre Porte, cioè porta S. Giovanni, porta Maggiore e porta S. Paolo, e fusse andato senza artiglieria e cavalleria, e subito fu eseguito. Di fatti la notte di S. Michele compleando [sic] del suo nome, 29 settembre 1799, per strade disperse di campagne a gran stento, e passare a guazio [sic] una fiumara, sempre temendo di tradimento si presentò alla porta di S. Giovanni con 600 uomini de suoi, dicendo viva il Re, li fu risposto avanzi, si prese la consegna della artiglieria francese per mano de suoi artiglieri dicendo a i suoi non dubitate, che se moro io morirete voi, e così avanzando si trovarono al far del giorno dentro la porta di Roma, il mercoledì appresso si prese il Castel S. Angelo. Mentre stava in dette Porte ebbe la disgrazia di farsi male ad un piede per causa del cavallo, e mandò a dire al Generale Boccardi che volea andar dentro Roma per guarirsi, perchè colà stava in aria cattiva; il sopraddetto Generale gli disse che avesse [f. 31] sofferto altri giorni, che quando lui stava alle porte, esso era sicuro nella Città. Nel mentre stava lui alla porta di S. Giovanni, venne una donna e li consegnò un anello, che era della Maestà della Reina [sic], a cui lui subito fece la ricevuta; dopo d’aver ciò saputo il Generale Boccardi li mandò a chieder l’anello, ma da lui li fu risposto che si volea fare un preggio di consegnarlo colle proprie mani alla Maestà della Regina. Dopo quattro giorni gli mandò ordine che avesse acquartierato fuori le Porte la sua gente colla proibizione che nessuno potesse entrar nella Città (per cui non dovette far poco per frenare la sua gente che si lagnavano [sic], che dopo aver rischiato la vita per qualche tradimento a prender le Porte li era proibito di veder Roma) e lui gli rispose sarebbe meglio riunir tutta la gente per ogni cautela, e per esser pronto ad ogni cenno e comando del sudetto Generale; li fu tutto accordato e radunò tutta la gente in Albano con farli capire essere aria migliore. A capo di pochi giorni si mandò a prendere 100 uomini di Cavalleria de suoi [f. 32] che venivano comandati da un certo D. Antonio Caprara; giunti che furono in Roma gli chiamò per passar revista, ma il fatto si fu che furono dissarmati [sic] e levati i cavalli, e li fu detto chi di essi volesse servire da soldato, ma nessuno si offerì, ed il comandante Caprara li condusse presi nel Castel S. Angelo. Dopo pochi altri giorni si mandò a pigliare tutta la sua Artiglieria, cioè a 10 ottobre 1799, ed ancora con questi fece l’istesso Cioè che il Comandante di detta Artiglieria avesse servito da Sergente nell’istessa; vedendo questo altri soldati di Cavalleria tutti si disertarono per non vedersi togliere i cavalli e le armi, e poi li fece mancare il pre [sic], cioè la paga ai soldati, e li mantenne così per giorni 12. I quali vedendosi così trattati si disertarono la maggior parte, poi li scrisse lettera in nome di Naselli, che da Albano si fusse conferito in Roma, per dare conto della robba de Giacobbini, che lui aveva presi per mantenimento della truppa, che l’ avesse portato l’anello che lui teneva, e li mandò la patente da Colonnello, che [f. 33] Sua Maestà si era benignata mandarli. Mentre stava una mattina per portarsi in Roma, vennero in quell’istante mille e cinquecento uomini di fantaria [sic] e cavallaria, e portavano due pezzi di cannoni, ad ore 10 della notte si presentò da lui un Maggiore con una lettera che diceva che si fusse portato in Roma con una porzione di quella Cavalleria, siccome obbedì, mentre il resto de’ soldati arrestavano tutta la sua truppa per condurla in Roma. Quando fu alla metà della strada s’incontrò col generale Boccardi, che dimandò di nuovo l’anello (e lui rispose, la lingua batte, dove il dente duole) e l’intimò ancora l’arresto, come di fatti si fu; mentre stava nel Castel S. Angelo li portareno carcerati tutti i suoi soldati. Avendo lui ammirato questo indebito arresto scrisse al Generale Naselli per saper la causa del suo arresto, gli fu risposto che era per ordine di Boccardi, allora lui scrisse al sudetto, e li fu risposto che lo sapeva Naselli. Allora ciò sentendo, e non potendo soffrire l’invettive de Giacobbini contro il [f. 34] Sovrano in mezzo a i quali l’avevano posto nel Castello, e l’oppressione de suoi, che con tanto zelo avevano difeso la Corona, li parse di bene fuggire dal Castello con un concettoso modo, e dalla porta di Roma in Itri 83 miglia in circa ci pose meno di ore 10, sotto un cielo che diluviava con crepar due cavalli, non ostante un rigoroso arresto per tutti li passi contro di lui. Si portò in Palermo da Sua Maestà, ma dopo la terza volta che si era partito da Napoli per essere stato due volte respinto per il mare contrario, dove arrivato con acclamazione del popolo e [di] tutti i signori palermitani, che si affollavano per vederlo la sera con i lumi alla mano a 4 gennaro 1800. A far del giorno si presentò dagli amabilissimi Sovrani, che fu con grande applauso e festa ricevuto; al che lui presentò l’anello alla Maestà della Regina, la quale non solo li disse che se l’avesse goduto, perché preso in guerra in memoria della vittoria contro i Francesi, ma ben’anche si benignò donarli un altro anche superbo e prezioso, acciò si fusse ricordato sempre della sua Real Persona, con dirli che [f. 35] questi regali si fanno a voi, come persona distinta, non già ad altri. E che tanto fu l’onore che ebbe dai Sovrani, quanto da tutta la Reai Famiglia, che quante grazie li domandò, niente li fu negato, così ancora dal Capitan Generale Acton43, ed altri superiori, e da tutta la popolazione siciliana fu ricevuto distintamente, con essere il primo giorno obligato a mangiare in tavola di Nelson Ammiraglio inglese, e per lo spazio di due mesi da tutti i Consoli delle nazioni obligato a pranzo. La prima sera all’Opera fu ammirato con riguardar sempre la sua persona, per cui li convenne non andarci più; più volte al festino publico da Sua Maestà fu distinto, ed al baciamano, ed altre funzioni publiche, fu dalla Regina a chiare voci, da altri signori distinto, e complimentato dicendo così meritano essere trattati da Sovrani i fedeli vassalli, e zelanti veri dell’onor di Dio, e del loro Re. Finis [1] Archives Nationales, Paris, 381 AP4, dossier 4, Ministère de la Police générale 1806-1808, Pièces diverses. Il frontespizio reca la seguente soprascritta in francese e con caligrafia diversa: «Faits historiques des campagnes de Fra Diavolo rédigés par lui même, et trouvé dans ses papyers lors du sequestre de ses bons. Julliet 1806». La traduzione fedele della scritta è: . Le rare modifiche al testo del manoscritto, atte a facilitare la lettura, hanno interessato alcuni capoversi e qualche punteggiatura: alcuni periodi particolarmente lunghi e ricchi di subordinate sono stati spezzati, col sostituire il punto al punto e virgola. Tra parentesi quadre è indicato il numero dei fogli del manoscritto, che nell’originale non reca nessuna numerazione. [2] Questo periodo è in parte cancellato e sostituito a margine da frasi similari, ma scritte con altra calligrafia e grammaticalmente scorrette e dialettali: «Avendo indeso D. Michele Pezza alias Fra diavolo che li nimici Frangesi si noldravano nel regno subito comingiò affare unione». [3] A margine è stato aggiunto con calligrafia diversa: «perchè era fatto l'armistizio», con riferimento all’armistizio stipulato a Sparanise il 12 gennaio 1799. [4] Innanzi vi è scritto mille e cinquecento, ma è cancellato. [5] Nota a margine: «che segui il giorno de’ 4 agosto», con riferimento però, evidentemente, all’ingresso degli anglo-borbonici nella piazza, perché la capitolazione fu stipulata il 30 luglio. [6] Postilla a margine: «privata». [7] Un esemplare a stampa del proclama, conservato dalla famiglia Pezza, fu riprdotto da B. Amante..1 punto
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Questa è la più bella moneta che ho in collezione. Voglio condividerla con voi. Da una delle più prestigiose collezioni del passato, riposa ora su un morbido velluto rosso del mio monetiere!! :blum: Anche se la mia collezione è principalmente dedicata a Vittorio Emanuele III, non potevo rimane indifferente di fronte a tanta bellezza. Il tempo ha arricchito di una patina particolare questo esemplare, La freschezza di metallo e la conservazione eccezionale ne fanno un vero godimento agli occhi!! Scusatemi se ho per un momento celebrato questo gioiello, ma lo merita e non perché entra a far parte della mia collezione. Renato1 punto
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Possibile che a me non arrivi mai nessuna mail ,ne dal Vaticano ne da Andorra ? !!!1 punto
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Caro Francesco (@@centurioneamico) sono completamente d'accordo, mi hai rubato le parole di bocca ! Se poi si paragonano i due pezzi con l'altro pezzo Art Coins Roma ( ex Gemini, autentico, con qualche scuritura ma abbastanza ruspante) il paragone non regge: zampe dei cavalli sia in primo piano che sullo sfondo, le criniere divenute una linea unica, la mascella del 1° cavallo da destra, la ruota del carro, la perlinatura dietro il carro, le redini e tante altre cose... Anche al diritto le cose non vanno molto meglio, vedi il nastro (interrotto) della corona d'alloro, i capelli della nuca. lettere, etc Per quanto riguarda i fondi, l'apparenza non è delle migliori, con piani che sembrano salire e scendere e le bucherellature che hanno un aspetto piuttosto innaturale... Certo, al solito, per avere una certezza sarebbe bello avere una visione dal vivo o magari una foto a maggior definizione del pezzo Gemini ( il pezzo Art Coins devo dire che permette un buon ingrandimento), comunque sia e stando così le cose non fa pensare per niente bene. Cordialmente , Enrico P.S. per una migliore visione dei dettagli cliccate sulle foto .1 punto
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@@mr_palanca purtroppo non ho di questi "problemi"... Per il momento non ho nel mirino alcun marengo di Vittorio Emanuele III. Era un piccolo sondaggio per capire tra i collezionisti quale fosse il marengo più apprezzato. Un grazie a tutti.1 punto
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... ma lo sai che sono uguali e identiche ?!? ;) La faccenda puzza... ;)Ciao Illyricum :(1 punto
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Beh se vi dico la mia... Vicino casa mia,in un marciapiede,ci sono alcune persone che vendono materiale usato,tutto quello che preferiscono tentare di vendere piuttosto che gettare nel cassonetto (si trova di tutto e di più,vasi quadri orologi statue libri...) Girando un pò (non è molto lungo,una decina di persone più o meno) noto un tizio,con materiale numismatico. Monete negli album,banconote negli album,tutto ordinato sistemato e in gran numero,"finalmente una persona seria,farò qualche affare" pensavo... Vedo monete italiane,parto col chiedere il prezzo di una 10 lire 1954 (decisamente circolata,non mi interessava ovviamente in quanto ne ho almeno 100 doppie,ma era per tastare il venditore),premetto che ci ha messo una vita a dirmi i prezzi delle sue cose,ma tant'è,mi spara 7€ "eh la 10 lire 1954 è rara"...mi ha detto anche la tiratura,mi sembra 200.000 esemplari,trattenere le risate è stata un impresa :nea: Provo con le euro monete,che bello 1 e 2 centesimi della Grecia 2002 (normali,non quelle con il segno F),ci completo la tipologica greca... "eh sono rare queste,2€ l'una). Le banconote,offerta speciale,prendi 5 paghi 10€...peccato valessero 30-50 centesi ciascuna (jugoslave,nepal,bielorussia,indonesia,roba che a momenti la trovi gratis)... Di monete da 2 euro ne aveva tante,anche commemorative,la più economica costava 4€ (spagnola,1999),diceva che è rara perchè ora c'è il nuovo re :fool: Le italiane invece tra i 5 e i 10€ ciascuna (la verdi e i carabinieri 10€ ciascune perchè "sono in FDC",beh dico solo che sembrava fossero del 1914,altro che 2014). Insomma,non venite a dirmi che nel 2015 a momenti un venditore di monete e banconote non conosca l'effettivo valore delle stesse. Se ti chiede 7€ (o 10 come a me),come fa ad essere sicuro che vale 7-10€,e non 100€,visto che affermano che sono rare? Per carità di Dio,l'ignorante di turno ci può scappare,ma almeno il 95% delle volte sono semplicemente i furboni di turno. Io personalmente ho chiuso,non ho mai comprato nè comprerò monete/banconote a Messina,se devo comprare qualcosa lo faccio su internet e con tutto che devo pagarci la spedizione in raccomandata o in corriere,risparmio un casino. Posso soltanto quotare quello che ha detto @@antoniof nel primo post,è proprio vero che certi "venditori" ti fanno proprio passare la voglia! :diablo:1 punto
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Ah, mi permetto di segnalare che Numismatica Estense è già tornata attiva su Ebay, potrebbe essere un bel gesto anche solo sbirciare nei vari oggetti che ha in vendita, ogni settimana aggiungerà qualcosa al negozio. Grazie a tutti!1 punto
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Pare sia l'esemplare in possesso dell'ANS (American Numismatic Society) alla quale è stato donato nel 1918 da John Sanford Saltus, personaggio di cui anche noi abbiamo parlato. L'esemplare, che è anche il primo ad essere stato scoperto, nel 1879, è classificato semplicemente Proof, mentre il secondo in lista è un PR45: non è chiaro se questi due esemplari sono stati certificati da una delle varie società specializzate. Abbiamo poi un PR40, certificato da NGC, e infine la moneta oggetto dell'asta, terza a venire alla luce, nel 1936, certificata PR30 sempre da NGC, che sarebbe dunque la più brutta del mazzo. Cosa che non le ha impedito di raggiungere, per il momento, una quotazione di 131.000 dollari + diritti...vedremo come andrà a finire Ecco, dal sito Heritage, la lista dettagliata e il pedigree delle quattro monete: Roster of 1861 Confederate Half Dollars 1. Proof. Chief Coiner B.F. Taylor of the New Orleans Mint in April of 1861; Ebenezer Locke Mason; John Walter Scott; John W. Scott Collection (Scott Stamp & Coin Co., 3/1882), lot 163, unsold; William Lukens Collection (Thomas Elder, 3/1910), lot 552, unsold; Edgar H. Adams, exhibited at the 1914 ANS Exhibition; David Proskey in 1918; purchased by J. Sanford Saltus along with the die for $3,000; presented to the American Numismatic Society on July 30, 1918. 2. PR45. Possibly Dr. E. Ames of New Orleans in April of 1861; unknown intermediaries; found in a roll of change by Mark Jacobs, of Rondout, New York, possibly as early as 1880, certainly by April of 1910; Thomas Elder in 1912; H.O. Granberg; Waldo Newcomer; "Colonel" E.H.R. Green, via B. Max Mehl in 1931; Burdette G. Johnson; Eric P. Newman; Eric P. Newman Numismatic Education Society. 3. PR40 NGC. Possibly John Leonard Riddell, Postmaster of the City of New Orleans in April of 1861; unknown intermediaries, including an unidentified elderly man in New Orleans; purchased by coin dealer James Cohen in 1970; Lester Merkin; sold to Henry P. Kendall on June 21, 1971. Photographs show an area of roughness left of the date. 4. PR30 NGC. Superintendent William A. Elmore, of the New Orleans Mint; CSA Secretary of the Treasury Christopher Memminger; CSA President Jefferson Davis, stolen in 1865; unknown intermediaries, including an unidentified Union soldier; possibly the Bream family of Cashtown, Pennsylvania, reportedly exhibited at the September 12, 1936 meeting of the Washington Numismatic Society; unknown intermediaries; Alice Clark; coin dealer Ted Schnur; purchased by John J. Ford, Jr. at the New York Metropolitan Coin Convention in 1961; John J. Ford, Jr. Collection, Part I (Stack's, 10/2003), lot 325, realized $632,500; Jon Hanson; Donald Groves Partrick. The present coin. (PCGS# 340401) petronius1 punto
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Dopo una discreta pulizia, senza esagerare per non inficiare la patina verde, al diritto si puo' leggere che la legenda inizia con una stella a sei punte, poi M I B V AM ... DVC ... P P REG CY Sono molto contento, buona conservazione e quasi tutta leggibile!1 punto
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Sinteticamente sulla questione Russia & c. Continua ad essermi del tutto incomprensibile questa tendenza a schierarsi per l'uno o per l'altro in base a considerazioni morali o cercando una qualche oggettività nella faccenda: per come la vedo io USA e Russia non sono il bene e il male, il buono e il cattivo fra cui scegliere, sono solo due paesi più grossi di altri che come tutti gli altri combattono per difendere i propri interessi, e non si sono fatti nè si fanno entrambi troppi scrupoli nel perseguire questo obiettivo. Secondo me sarebbe piuttosto infantile anche cercare eventualmente di stabilire chi è il presunto "meno peggio": questo dipende dal proprio peso geopolitico e dai mezzi che si hanno a disposizione, non certo dall'essere "più buoni" o "più cattivi".1 punto
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Stavo anche io per intervenire, visto che il medico sarebbe un mio corregionale. Lo conosco solo di vista, ma ho sentito infatti che la questione è chiusa da tempo. Tra l'altro, la persona scrive anche nel forum, perciò può intervenire se crede. Non capisco il perchè quell'articolo sia uscito con anni di ritardo per fare stupidamente allarmismo gratuito e dare, allo stato dei fatti, una non notizia.1 punto
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caro @@UmbertoI è vero che il nichel si graffia solo a guardarlo, ma ti ripeto, una moneta come quella che avevi tu, col morbillo e devastata dai segni (per favore, non mi venire a raccontare che i graffi sono sul lustro, è una castroneria inventata da commercianti fantasiosi per vendere schifezze/monete provenienti da sacchi). Ti mostro io veramente una moneta mai circolata e "sana" ... lo dimostra anche la presenza dei segni in rilievo presenti sul taglio causati dalla fustella. Ora sinceramente, c'è differenza a livello di freschezza e di campi? Tra quella che avevi tu, e la mia, c'è più di mezzo punto. Non bastano i massimi rilievi e la lucentezza del metallo a fare un q.FDC. Se ho un FDC e lo rigo con un bel punteruolo, la moneta non sarà più FDC, ti pare? ;) chiusa questa piccola parentesi, e fatta la dovuta puntualizzazione, ne faccio un'ulteriore: il cancro non viene sempre segnalato, anzi... i commercianti più esperti lo sanno pure togliere. Ma i collezionisti navigati sanno riconoscere le tracce di cancro rimosso. E mi fermo qui. di certo non ho 50 anni di esperienza come li ha @cembruno5500 ma maneggio monete da molto prima che mi iscrivessi sul forum. In più i leoni sono la mia specialità. Per tutti quelli che la valutano SPL+ ed oltre.. andiamoci a vedere il maestro quand'è che da SPL+ su questa tipologia... http://nomisma.bidinside.com/it/lot/44493/vittorio-emanuele-iii-1900-1946-50-centesimi-/ la moneta di @@andreid89 in conclusione, è una bella moneta, superiore alla qualità media per il tipo. Quindi non è il classico MB da ciotolina o il bel BB spacciato per q.SPL .. beninteso! Un MB vale 50 centesimi, un BB dai 30 ai 50 euro (che ripeto lo leggete "bb-spl" oppure "q.spl" sulle varie perizie), un q.SPL (che passa a spl) sui 100 euro OGGI. Non ci credete? E allora guardate qui... http://www.inasta.com/schedalotto.asp?id=267588 Per comprare un vero SPL (spesso "passato" a SPL/FDC) ci vogliono 5/600 euro. Ma la qualità è sicuramente molto superiore a quella oggetto di discussione. Bazzoni, mi disse: "di questa moneta non l'ho mai vista FDC". E lui di monete ne ha viste piu o meno qualche decina di centinaia di migliaia in decenni di carriera...1 punto
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ma che bb!!!! moneta oltre lo spl di sicuro...teste dei leoni e lustro non mentono. peccato sembra sia malata di cancro ma è un gran pezzo...il 20 rigato è praticamente impossibile da trovare fdc.1 punto
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L'approccio del giovane Titta99 (e si vede chiaramente che è di classe 1999) è quello più corretto per la buona salute della numismatica. Ci deve essere passione e curiosità e non mero interesse economico. Se ripenso, con nostalgia, ai miei inizi di interesse numismatico e avevo circa dodici anni, mi rendo conto che la vera molla che ha alimentato la mia passione era quello dell'interesse per la storia e la geografia e ho piano piano ampliato la mia cultura, leggendo anche su libri specializzati. Ho fatto il liceo scientifico e come lingua straniera avevo il francese. Orbene, ho praticamente imparato pure l'inglese studiandolo direttamente dai libri numismatici scritti in inglese…. Quindi leggendo gli argomenti di numismatica potevo ampliare la mia cultura anche in altri campi. Sono stato fortunato ad avere questa dote e anche una famiglia che ha sempre assecondato la mia passione, che fu addirittura trasmessa pure a mio padre (e quindi con un aiuto anche economico per i primi acquisti). Dopo cinquant'anni e tre nipotini credo di avere accumulato una certa esperienza, che sono felice di poter trasmettere alle nuove generazioni. Ho smesso da tempo col collezionismo attivo ed è rimasta la mia passione per gli studi e scrivo con una certa frequenza articoli da pubblicare. Personalmente raccomando sempre a un sincero appassionato di monete, siano antiche siano medievali o moderne, di leggere molto e a un certo momento di cimentarsi anche nella stesura di un proprio studio, sia pure semplicemente divulgativo. Secondo me è molto importante provare a scrivere. Aiuta molto a riordinare le proprie idee e a prepararsi al confronto con altre persone con la stessa passione e con la giusta dose di umiltà. E' molto importante cercare di scrivere (e non solo messaggi più o meno sintetici): la scrittura amplia i propri orizzonti ed è sempre gratificante.1 punto
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Una moneta romana ha tre anime: Come merce, interessa i tecnici; Come monumento, interessa gli scienziati; Come testimonianza, affascina gli appassionati. A noi non mancano gli scienziati (acraf primo fra tutti): mancano i divulgatori, per parlare agli appassionati. Sono rimasti solo i tecnici1 punto
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...ecco lo stemma mancante..... :girl_devil: compuiter malato..... :lol: e ne profito mandare una rapresentazione di tipo soldato del vaticano.....1 punto
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